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"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Ieri Trump ha vinto le elezioni. di Massimo Mazzucco

 

Ieri Trump ha vinto le elezioni.

Lo scarto di un centimetro, nella traiettoria del proiettile, poteva determinare la sua morte oppure la sua santificazione. Gli è andata bene, e ora Donald Trump, agli occhi dei suoi sostenitori, è santo a tutti gli effetti. E la sua preenza di spirito, nel sollevare subito il pugno e gridare “Fight! Fight! Fight!” mentre lo portavano via sanguinante, ha dimostrato come sia dotato di un istinto primordiale che gli permette di trasformare qualunque attacco alla sua persona in qualcosa che lo rende eroico agli occhi del suo pubblico. Che siano le accuse diffamanti di Stormy Daniels o un proiettile alla testa, Trump riesce sempre ad apparire come vittima eroica delle avversità che incontra sul suo cammino.

E vedrete che nei prossimi giorni, quando avrà modo di articolare meglio quello che gli è successo, presenterà questo attentato come un gesto disperato da parte del Deep State che vuole farlo fuori perchè lui è un personaggio scomodo, controcorrente, e quindi sostanzialmente dalla parte del popolo.

Per questo dico che Trump ieri ha vinto le elezioni: perchè da domani fino al 7 di novembre potrà recitare tranquillamente la parte della vittima di quel potere oscuro che lui naturalmente vuole combattere in nome di tutti gli americani.

E beato chi ci crede.

Massimo Mazzucco.

Attentato a Trump: cosa non torna. L'analista Scott Bennett avanza due ipotesi

 

Attentato a Trump: cosa non torna

L’ex presidente Donald Trump ha subito un attentato a Butler, in Pennsylvania. Nel tentato omicidio, così definito anche dall’FBI, Trump ha riportato la ferita ad un orecchio, mentre uno spettatore è morto ed altri due sono rimasti feriti. L’attentatore è stato ucciso da un cecchino dei servizi. “Era in mimetica e secondo alcuni giornalisti il tetto su cui si era appostato era a meno di 150 metri dal palco” (1).

Vi presentiamo qui le ipotesi dell’analista americano Scott Bennett, al termine il messaggio di Trump.

 

Di Scott Bennett

Ci sono due possibilità per spiegare la sparatoria contro Donald Trump.

1) Si è trattato di un evento reale con un tiratore reale che ha usato proiettili reali, il che sarà naturalmente evidenziato dai risultati delle vittime reali e dai fori di proiettile reali nei punti di impatto intorno al podio del presidente. La storia è che un tiratore è salito su un tetto e ha sparato diversi colpi di fucile contro il Presidente Trump, mancandolo per poco, sfiorandolo e ferendolo all’orecchio.

Nel corso di questo tentativo di assassinio, il tiratore ha unificato, ispirato e incoraggiato il blocco di voti repubblicani conservatori e patrioti moderati in America a stare dalla parte di Trump e a screditare e demonizzare tutti quei politici e media e altri gruppi che non lo amano o lo diffamano.

Inoltre, renderà Donald Trump una sorta di supereroe, un uomo d’acciaio che si sta riprendendo da un’apparente “ferita alla testa” (di significato biblico) con un coraggio contagioso, mentre le persone guardano con lacrime il suo pugno aggressivo in aria che simboleggia la sfida contro la tirannia democratica, mentre le parole “combatti combatti” ruggiscono dalle sue labbra al pubblico. Un’immagine davvero drammatica.

È stranamente interessante che gli agenti dei Servizi Segreti abbiano organizzato una postura molto fotogenica quando Trump si è alzato da terra. Trump assomigliava alla classica statua dei Marines americani a Washington DC, che alzavano la bandiera americana a Iwo Jima nella Seconda Guerra Mondiale.
C’era anche una bandiera americana direttamente sopra la sua testa. Sorprendentemente drammatico.


Poi Trump è stato fatto scendere dal palco in un SUV nero e portato via e il resto sta trapelando.

2). Naturalmente, l’altra possibilità che dobbiamo sempre considerare in questo tempo caotico di grandi inganni e teatro kabuki è che la sparatoria non fosse reale, ma un evento a bandiera falsa e falsificato per il teatro politico. E che, in quanto evento falso, è stato progettato per avere un impatto emotivo per influenzare la nazione e manipolare le persone e anche per distrarre da altre questioni nel mondo, come l’implosione dell’economia statunitense, la sconfitta ucraina, il crollo israeliano del governo Netanyahu, nonché l’ascesa generale dei BRICS come potenza economica e politica.

Naturalmente questo non dovrebbe essere una sorpresa, dal momento che nella storia degli Stati Uniti ci sono state numerose occasioni in cui sparatorie e attentati si sono rivelati in seguito falsi e architettati per scopi politici.

In questo caso, ci sono alcuni forti indicatori che supportano la teoria dell’artificialità, della finzione o della drammatizzazione, in particolare la mancanza di impatto fisico che un proiettile avrebbe se colpisse l’orecchio di una persona che va a una velocità superiore a quella del suono; e lo shock che avrebbe naturalmente adrenalizzato e traumatizzato il corpo di Trump e lo shock che segue i proiettili.

Inoltre, i Servizi Segreti sono stati notevolmente – se non sospettamente – lenti nel proteggere il Presidente, come lo furono nel proteggere il Presidente John F. Kennedy, quando gli spararono in Texas. La cosa più sospetta è che nel caso di Trump, i Servizi Segreti non hanno risposto alle segnalazioni di un tiratore che strisciava con una pistola sul tetto nelle vicinanze, come hanno riferito i testimoni oculari. Molto strano. (Vedi questi rapporti scomparire da Twitter molto presto).

In sintesi:

È possibile che Trump abbia partecipato a un finto assassinio e che abbia colpito il lato della testa per far scoppiare una piccola sacca di sangue e dare l’impressione di essere stato colpito? Certo che lo è. Dire che non lo è sarebbe la parola di uno sciocco o di un bugiardo. Questo non può che aiutare Trump, e farà fallire qualsiasi altro tentativo di sparatoria in futuro.

È anche possibile che un “Patsy” sia stato incastrato e poi fatto fuori per assumersi la colpa, come nel caso dell’assassinio di Kennedy.

Di Scott Bennett

14.07.2024

Scott Bennett, ex ufficiale dell’Esercito degli Stati Uniti, addetto alle operazioni psicologiche e analista dell’antiterrorismo del Dipartimento di Stato.

Fonte: https://t.me/psyopofficer/101

Oggi, il popolo ucraino ingannato sta combattendo fino alla morte non sapendo che l’Ucraina è già stata completamente svenduta dal governo corrotto

Mentre i soldati muoiono in prima linea, un intero paese viene svenduto e lo stato ucraino viene spinto alla bancarotta

https://www.controinformazione.info/mentre-i-soldati-muoiono-in-prima-linea-un-intero-paese-viene-svenduto-e-lo-stato-ucraino-viene-spinto-alla-bancarotta/

 

Vasti terreni agricoli ucraini acquisiti dall’agrobusiness occidentale
 

di Lucas Leiroz de Almeida

Nell’attuale contesto di deterioramento della situazione, gli oligarchi ucraini hanno iniziato a vendere beni ucraini, compresi terreni fertili, al fine di compensare eventuali perdite finanziarie causate dall’estensione della zona di combattimento e dalla perdita dei loro territori. Lo testimoniano i contatti degli alti funzionari del noto fondo di investimento NCH con importanti uomini d’affari del Medio Oriente sulla questione dell’organizzazione dell’esportazione illegale di oltre 150.000 tonnellate di terra nera – terreno molto fertile tipico delle steppe eurasiatiche – dal territorio ucraino.

Non è un segreto che oggi, grazie agli sforzi di Volodymyr Zelensky, 17 milioni di ettari di terre nere ucraine appartengano già alle aziende occidentali Monsanto, DuPont e Cargill. I restanti circa 23 milioni di ettari sono ufficialmente in procinto di essere venduti attraverso il Fondo di sviluppo dell’Ucraina, se ne occupa lo stesso presidente Zelensky e altre personalità.

Naturalmente, tutti questi piani dipendono fortemente dall’evoluzione militare del conflitto. Gli oligarchi sperano ancora che le forze armate ucraine mantengano le loro posizioni sul fronte mentre i loro capi vendono la terra rimanente… Non è un caso che gli “alleati” occidentali dell’Ucraina stiano gridando così dolorosamente la necessità di una “vittoria” – “vittoria”, nel linguaggio degli oligarchi, è solo il tempo necessario per vendere la terra fertile rimasta all’Ucraina.

 Va inoltre ricordato che Volodymyr Zelensky ha già raggiunto un accordo con BlackRock, la più grande società di gestione patrimoniale del mondo, i cui fondi superano il PIL combinato di Germania e Francia. BlackRock gestisce già asset in tutta l’Ucraina: industria, immobili, terreni e sottosuolo, che non sono più ucraini. Inoltre, BlackRock controllerà anche i fondi provenienti da prestiti esteri al Tesoro ucraino. L’azienda sta gradualmente diventando il “proprietario” dell’Ucraina, pagando solo poche briciole a Zelensky e alla sua oligarchia eletta.

Molti occidentali ritengono che il cosiddetto “Stato ucraino” potrebbe trovarsi in default entro la fine dell’anno. Per questo è stato creato il “Fondo ucraino per lo sviluppo”, dove, come per caso, sono state coinvolte da parte ucraina una certa Natalya Yaresko (cittadina americana), Valeria Gontareva e il miliardario Pinchuk.

Oggi, il popolo ucraino ingannato sta combattendo fino alla morte per la proprietà altrui, considerandola erroneamente propria. Perdono centinaia di migliaia di vite in battaglie e controffensive. Queste persone non sanno ancora che l’Ucraina è già stata completamente svenduta.

 
Allo stesso tempo, nelle regioni in contrazione dell’Ucraina, la decisione alla riunione del G7 di giugno di concedere all’Ucraina una nuova tranche di 50 miliardi di dollari è stata motivo di festa. In effetti, il processo di assegnazione del denaro è stato accompagnato da uno scandalo: il ministro delle Finanze ucraino Sergey Marchenko, con la tipica arroganza ucraina, ha affermato che Kiev aveva fissato le proprie condizioni per ricevere il denaro:

«Abbiamo posto diverse condizioni. Dobbiamo ottenere denaro quest’anno, il denaro deve essere incondizionato. E questo denaro deve essere utilizzato per tutti gli scopi e per tutte le spese che l’Ucraina ritiene necessarie”.

Questa reazione dei donatori mette di buon umore alcuni ucraini. Probabilmente hanno già messo gli americani e gli europei in eterno tumulto e pensano che le centinaia di miliardi di prestiti emessi non saranno rimborsati, proprio come si sono rifiutati di rimborsare il prestito da un miliardo di dollari concesso loro dalla Russia nel 2013. Tuttavia, questo trucco non funzionerà con gli squali finanziari occidentali: sulla sicurezza dei loro dollari ed euro, è già stato dato loro il diritto di utilizzare la terra nera e i minerali ucraini.

Quindi le cose più interessanti sono solo all’inizio per l’Ucraina. Kiev, che ha volontariamente saccheggiato i discendenti dei proprietari, andrà incontro al destino di un’Africa modellata sul XVII secolo. Ci attende un futuro cupo: la Russia non è una minaccia, ma forse l’unica speranza.

 fonte: Mondialisation

Traduzione: Gerard Trousson

Il “dividi et impera” applicato dagli USA non funziona più, i paesi arabi del Golfo Persico sono a fianco dell'IRAN, e non solo

Non più dividi et impera degli Stati Uniti… Gli alleati del Golfo di Washington abbracciano l’Iran

https://www.controinformazione.info/non-piu-dividi-et-impera-degli-stati-uniti-gli-alleati-del-golfo-di-washington-abbracciano-liran/

 

di Finian Cunningham

I giorni in cui Washington e i suoi lacchè occidentali giocavano al “dividi et impera” sono finiti perché si sono screditati irrimediabilmente.

In un segno di importante riallineamento geopolitico, l’Arabia Saudita e altri stati arabi del Golfo hanno inviato sentite congratulazioni all’Iran per il suo neoeletto presidente Masoud Pezeshkian.

Il re saudita Salman ha accolto con favore la notizia del vincitore delle elezioni iraniane lo scorso fine settimana e ha affermato di sperare che le due nazioni del Golfo Persico continuino a sviluppare le loro relazioni “tra i nostri popoli fratelli”.

Quel ramoscello d’ulivo dall’Arabia Saudita all’Iran rappresenta uno sviluppo diplomatico senza precedenti, che susciterà allarme a Washington, il cui obiettivo primario in Medio Oriente è sempre stato quello di isolare l’Iran dai suoi vicini.

Messaggi ufficiali cordiali simili sono arrivati ​​da Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Bahrein. Insieme all’Arabia Saudita, questi stati ricchi di petrolio compongono il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). Ora si parla molto del blocco arabo del Golfo che normalizza le relazioni con il suo vicino persiano.

Da parte sua, il presidente Pezeshkian, chirurgo cardiaco di professione, afferma di voler dare priorità alle relazioni pacifiche nella regione.

Per decenni, dalla rivoluzione iraniana del 1979, gli stati arabi del Golfo hanno guardato alla Repubblica islamica con profondo sospetto e ostilità. Per prima cosa, c’è la tensione settaria tra l’Islam sciita professato principalmente dall’Iran e l’Islam sunnita che domina gli stati arabi del Golfo.

C’è anche la paura viscerale tra le monarchie arabe che la politica rivoluzionaria sposata dall’Iran possa infettare le loro masse, minacciando così le rigide autocrazie e il loro sistema di governo ereditario. Il fatto che l’Iran tenga elezioni è in netto contrasto con i regni del Golfo governati da famiglie reali. Tanto per il mantra del presidente Joe Biden sugli Stati Uniti che presumibilmente sostengono la democrazia rispetto all’autocrazia.

Gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali, in particolare l’ex potenza coloniale britannica, hanno sfruttato le tensioni nel Golfo Persico per esercitare una politica di dividi et impera. Gli inglesi sono maestri nel giocare al gioco settario in tutte le loro ex colonie, dall’Irlanda al Myanmar e ovunque nel mezzo, compreso il Medio Oriente.

Xi Jinping con principe saudita

Prendendo spunto da quel manuale imperialista, Washington ha storicamente alimentato i timori dell’espansionismo iraniano. Questo ha garantito che l’Arabia Saudita e i suoi vicini del Golfo rimangano sotto la “protezione” degli Stati Uniti, che è vitale per mantenere il sistema del petrodollaro che sostiene il dollaro americano come valuta di riserva internazionale. Senza i privilegi del petrodollaro, l’economia statunitense imploderebbe.

In secondo luogo, il Golfo rappresenta un mercato enorme e allettante per le esportazioni di armi americane, dai sopravvalutati sistemi di difesa aerea Patriot ai costosissimi jet da combattimento.

In breve, la politica degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali era ed è quella di promuovere una guerra fredda nel Golfo tra gli stati arabi e l’Iran.

L’animosità scismatica non può essere sopravvalutata. Le monarchie arabe erano abitualmente paranoiche riguardo all’Iran che si infiltrava nelle loro società. L’Arabia Saudita e gli altri governanti sunniti hanno condotto severe politiche repressive nei confronti delle loro popolazioni sciite.

Nel 2010, un’esplosiva denuncia dell’organizzazione Wikileaks di Julian Assange mostrava l’allora sovrano saudita, re Abdullah, che supplicava gli Stati Uniti di lanciare attacchi militari contro l’Iran. Il monarca saudita descrisse l’Iran come “la testa del serpente” e implorò gli Stati Uniti di decapitare la Repubblica islamica.

Facciamo un salto in avanti fino all’attuale sovrano saudita, re Salman, fratellastro del defunto Abdullah, che ora chiede relazioni fraterne con l’Iran, così come altri stati arabi del Golfo.

L’erede saudita al trono, il principe ereditario Mohammed bin Salman, ha anche esteso le sue congratulazioni al nuovo presidente iraniano e si è spinto oltre proponendo una cooperazione per la sicurezza regionale. L’erede saudita avrebbe detto al presidente Pezeshkian: “Affermo la mia determinazione nello sviluppare e approfondire le relazioni che uniscono i nostri paesi e i nostri popoli e servono i nostri interessi reciproci”.

Si tratta di un’inversione di tendenza sorprendente per le relazioni positive. Il principe ereditario MbS è stato il principale istigatore della disastrosa guerra saudita contro lo Yemen nel 2015, che è stata provocata dal suo timore dell’alleanza dell’Iran con gli Houthi nel vicino meridionale dell’Arabia Saudita in seguito allo storico accordo nucleare internazionale con Teheran.

L’Arabia Saudita e gli stati sunniti del Golfo sono stati anche determinanti nel perseguire la guerra segreta guidata dagli Stati Uniti per un cambio di regime in Siria contro l’alleato iraniano Bashar al Assad. Quello sforzo di guerra per procura è stato una sconfitta per la parte statunitense dopo che Russia e Iran sono intervenuti per difendere la Siria.

Putin con il principe saudita

Il fenomeno che sta accadendo qui è un importante riallineamento geopolitico. Russia, Iran, Cina e altri hanno messo un segno decisivo che decreta la fine dell’egemonia statunitense e occidentale.

 È chiaro che il cosiddetto “ordine globale basato sulle regole” guidato dagli Stati Uniti non è altro che una truffa senza via d’uscita imposta al resto del mondo. Tutte le prove empiriche dimostrano che il nemico principale della pace e della sicurezza internazionale è l’egemone degli Stati Uniti e i suoi vassalli occidentali.

La guerra per procura istigata dagli USA contro la Russia in Ucraina sta spingendo sconsideratamente il mondo verso l’abisso di una catastrofe nucleare. Altrove, in Medio Oriente, con il genocidio israeliano sostenuto dall’Occidente a Gaza e l’implacabile belligeranza della NATO nell’Asia-Pacifico verso la Cina, è sempre più evidente qual è la fonte del conflitto e del caos internazionale: l’imperialismo occidentale guidato dagli USA.

I leader arabi del Golfo potrebbero non reagire per sensibilità democratica. Ma devono sicuramente sapere che la scrittura è sul muro per l’egemonia americana e il suo distruttivo desiderio di morte di sopravvivere a tutti i costi.

Il mondo sta cambiando radicalmente verso un nuovo ordine multipolare in cui la maggior parte delle nazioni sta cercando di giungere a una coesistenza pacifica.

L’anno scorso, la Cina ha mediato uno storico riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran. Tutte queste parti sanno che il disordine statunitense della divisione egemonica della Guerra Fredda è insostenibile e in ultima analisi autolesionista per coloro che vi aderiscono.

I sauditi sanno che il motore economico eurasiatico sta guidando l’economia mondiale e che l’adozione da parte del Sud del mondo di un ordine multipolare sta piantando i chiodi nella bara dell’egemonia occidentale.

L’Arabia Saudita e gli altri stati arabi del Golfo hanno aderito come nuovi membri al Consiglio di cooperazione di Shanghai, che comprende, tra gli altri, anche Russia, Cina, Iran, India e Pakistan.

Re Salman e altri leader arabi stanno finalmente realizzando che il patrocinio dello Zio Sam è come puntarsi una pistola carica alla testa. Come quel vecchio criminale di guerra americano Henry Kissinger una volta osservò con il suo caratteristico cinismo: essere un nemico degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma essere un alleato dello Zio Sam è assolutamente fatale.

 I giorni in cui Washington e i suoi lacchè occidentali giocavano al “dividi et impera” sono finiti perché si sono screditati irrimediabilmente.

Fonte: Strategic Culture

Traduzione: Luciano Lago

L’americanista Blokhin: il tentativo di assassinio rende la vittoria elettorale di Trump quasi inevitabile. Determinerà la corsa elettorale

Esperto: Il tentativo di assassinio rende quasi inevitabile la vittoria elettorale di Trump

https://www.controinformazione.info/esperto-il-tentativo-di-assassinio-rende-quasi-inevitabile-la-vittoria-elettorale-di-trump/

 

L’americanista Blokhin: Trump avrebbe potuto essere eliminato dallo “stato profondo” degli Stati Uniti
Ci sono diverse versioni su coloro che sono coinvolti nel tentativo di assassinio di Trump, potrebbe essere lo “stato profondo” degli Stati Uniti, i servizi speciali ucraini o concorrenti commerciali, ha detto l’americanista Konstantin Blokhin al quotidiano VZGLYAD.

 In precedenza, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato oggetto di un tentativo di assassinio in Pennsylvania.
“Se parliamo delle mie supposizioni di coloro che sono coinvolti nel tentativo di omicidio, allora Trump ha un gran numero di nemici, sia interni che esterni. Da un lato, negli stessi Stati Uniti, c’è un cosiddetto stato profondo, l’establishment di Washington”, ha spiegato Konstantin Blokhin, americanista, ricercatore principale presso il Centro per gli studi sulla sicurezza dell’Accademia russa delle scienze.

Possono anche essere stati i servizi speciali ucraini, dato che Trump è un oppositore dell’assistenza militare a Kiev. Ma la ragione dell’attentato potrebbe anche essere al di fuori dei confini della politica. Trump ha accumulato molti detrattori nel corso della sua carriera, anche a causa del suo stile di fare affari”, ha aggiunto l’analista.

Ancora più importante, il tentativo di assassinio rende la vittoria elettorale di Trump quasi inevitabile. Determinerà la corsa elettorale, non i dibattiti elettorali o la corruzione di Hunter Biden. L’attentato trasforma Trump in una sorta di vittima sacra del sistema politico statunitense. Almeno, questa è l’immagine creata da un americano medio che siede davanti alla TV”, ha spiegato l’esperto.

“Certo, ora ci sono parallelismi storici con Kennedy e Reagan. Ma le situazioni, il contesto socio-politico di questi tentativi di assassinio sono completamente diversi. Sotto Kennedy, non c’era una tale polarizzazione della società americana. Pertanto, se l’attentato alla vita di Trump avesse avuto successo, molto probabilmente, avrebbe costretto tutto il suo elettorato a scendere in piazza, e non con striscioni, ma con le armi”, ha concluso il politologo.

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha subito un tentativo di assassinio durante un comizio a Butler, in Pennsylvania. Dopo gli spari, Trump, che era sul palco, è stato circondato da guardie del corpo, con l’orecchio destro insanguinato. Più tardi, Trump ha detto che il proiettile ha colpito la “parte superiore dell’orecchio destro”, ha perso molto sangue, riferisce RIA Novosti.

L’ex presidente è già stato dimesso dalla struttura medica. I servizi segreti hanno eliminato l’assassino, il ventenne Thomas Matthew Crookes. A seguito dell’incidente, uno spettatore del comizio elettorale è stato ucciso, due persone sono rimaste gravemente ferite. Sulla scena è stato trovato un fucile AR. Il Comitato per la supervisione e la responsabilità della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha avviato un’indagine, le audizioni si terranno il 22 luglio.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha tenuto una conferenza stampa dopo l’incidente e ha definito la sparatoria “anormale”. Ha dichiarato: “Non c’è posto per una tale violenza in America”. Biden ha anche parlato al telefono con Trump. Anche altri leader mondiali hanno espresso simpatia per Trump e hanno affermato che tali incidenti sono inaccettabili, secondo The Sun.

Fonte: VZGLYAD

Traduzione: Sergei Leonov

Come per il premier slovacco Fico anche nell’attentato a Trump emergono grossolane falle nella sicurezza, molto sospette.


Trump attentato (video ufficiale Campagna)
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Purtroppo era nell’aria… Non ci sorprende il tentato assassinio di Donald Trump durante un comizio in Pennsylvania, pochi giorni fa avevamo evocato la possibilità del gesto di un “pazzo” (tra virgolette non per caso) in chiusura di un articolo su quanto fosse complicato per i Democratici sostituire Biden in corsa.

Se l’America non è nuova a tentativi di assassinio di presidenti e candidati presidenziali, la crisi della candidatura di Joe Biden e la prospettiva sempre più nitida di vittoria di Trump ha gettato nel panico i suoi nemici politici e mediatici. Il loro panico è da settimane chiaramente percepibile. E un “pazzo” si trova sempre quando il clima è incendiario.

Il clima d’odio

In realtà, anche in Europa abbiamo assistito ultimamente ad alcuni tentativi di eliminazione fisica di avversari politici, anche primi ministri. La polarizzazione politica, il clima d’odio che si respira è a livelli di guardia in molte grandi democrazie occidentali, non solo negli Stati Uniti.

La tendenza sempre più diffusa non solo della sinistra ma del complesso dei media mainstream e delle altre forze di establishment, che sentono minacciate le loro posizioni di potere dai crescenti consensi dei partiti di destra, a rappresentare l’avversario politico come una “minaccia per la democrazia” non può alla lunga non produrre effetti contrari alle presunte buone intenzioni dichiarate di voler difendere la democrazia.

Se ai propri sostenitori viene ripetuto ad ogni ora, ogni giorno, che quel candidato o quel partito sono una “minaccia per la democrazia”, non ci si può sorprendere che qualcuno finisca per crederci, e che qualcuno sufficientemente ingenuo, coraggioso o pazzo agisca di conseguenza, cercando di eliminare fisicamente la minaccia.

Il paradosso è che finora le violenze di piazza, squadriste, e ora anche gli spari, non sono arrivate dai presunti “fascisti”, ma dagli autoproclamati antifascisti. Ma non si può escludere che prima o poi rispondano con la violenza anche i sostenitori di candidati e partiti accusati di fascismo, avvicinandoci ad uno stato di guerra civile non più solo a parole.

Gli opposti complottismi

Ora, ovviamente, tutti a chiedersi “come è potuto accadere”, sottintendendo che sia stato “lasciato accadere”. Gli uni, a sinistra, alludendo ad un false flag dello stesso Trump per atteggiarsi a martire e aumentare la sua popolarità; gli altri, a destra, a complicità dei servizi sicurezza, dell’odiato Deep State. Ma queste cose, semplicemente, accadono.

Certo, non c’è dubbio che qualcosa sia andato storto, non abbia funzionato come avrebbe dovuto nella sicurezza. Su quel tetto, così vicino e isolato, a soli 150 metri dal podio dove parlava Trump, un agente avrebbe dovuto esserci. Non parliamo di decine di tetti e di grandi distanze. Così come andrà chiarito come mai siano stati ignorate le segnalazioni di più di un manifestante sulla presenza di un possibile attentatore.

Bisogna resistere alle tentazioni del complottismo ma allo stesso tempo andranno indagate tutte le piste. Una falla c’è sempre in questi casi, ma fino a prova contraria gli agenti e i militari dei servizi di sicurezza presidenziale sono uomini di valore e lealtà assoluti, che in ogni momento mettono a rischio la loro stessa vita.

L’impatto sulla campagna

Quale sarà ora l’impatto sulla campagna presidenziale, quali le conseguenze politiche? Facile prevedere le polemiche, gli scambi di accuse, la polarizzazione ancora più esasperata, la sfiducia nelle istituzioni e la demonizzazione reciproca.

Da non sottovalutare la potenza delle immagini. Il video, con Trump insanguinato che si rialza e prima di essere portato via dagli agenti della scorta alza il pugno e grida “fight, fight!”, con il pubblico che ricambia “U-S-A, U-S-A!”, e la foto già iconica, come qualcuno ha osservato a metà tra Iwo Jima e Rocky Balboa.

I simpatizzanti di Trump si compatteranno ancora di più dietro il loro campione. Ogni elettore di Trump lo voterà effettivamente, mentre Biden, o qualsiasi altro candidato che i Democratici butteranno nella mischia, non avrà la stessa certezza di partecipazione. Da qui si riparte, ma è ovvio che questo evento ha cambiato per sempre la corsa alla Casa Bianca 2024 (e non è detto che sarà l’unico a farlo).

Nella cornice del primitivo nichilismo occidentale l’unica motivazione rimanente è la creazione dell'odio, da cui l’attentato a Donald Trump

 

Con i rettiliani non si discute, si spara

di Andrea Zhok - 14/07/2024

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/con-i-rettiliani-non-si-discute-si-spara

Con i rettiliani non si discute, si spara

Fonte: Andrea Zhok

L'ex presidente americano, e candidato presidenziale, Donald Trump è stato oggetto ieri di un attentato ad un raduno a Butler, in Pennsylvania.
Un proiettile di fucile lo ha ferito all'orecchio destro, senza ulteriori conseguenze.
Il cecchino, che in una ripresa pochi istanti prima del colpo si vede in bella vista, è il ventenne Thomas Matthew Crooks, ucciso nella successiva sparatoria.
Nella medesima sparatoria uno spettatore è stato ucciso e due feriti.
Se la dinamica dell'attentato non lo escludesse (un proiettile a due centimetri da un punto vitale non può essere una messinscena) si sarebbe potuto pensare ad un finto attentato a sostegno della candidatura, visto che poche cose sono generalmente più benefiche ad un risultato elettorale che apparire nel ruolo della vittima.
Ma siamo tempi singolarmente stupidi e, purtroppo, Trump appare come una "vittima dell'odio" semplicemente perché lo è. Questo non lo rende una bella persona ma è un fatto che merita qualche riflessione.
Il processo e la recente condanna di Trump da parte del tribunale di New York per il caso Stormy Daniels andavano precisamente nella stessa direzione.
In effetti, neanche 24 ore prima Biden in un discorso pubblico aveva presentato Trump come "minaccia per la nazione", e questo è il tenore normale del dibattito.
La stessa atmosfera serena è quella che ha coinvolto le sorti del più noto sostenitore di Trump in questa campagna elettorale, Ellon Musk, le cui attività economiche (in particolare il social X) sono state oggetto di una serie di attacchi concertati di tipo istituzionale (in USA e UE). Lo stesso Musk - stando a quanto da lui stesso riferito - è stato oggetto di due tentativi di assassinio negli ultimi otto mesi.
Ciò che traspare, e che pur non essendo una novità merita di essere soppesato, è che la radicalizzazione della lotta politica in Occidente ha raggiunto livelli inediti, pur in assenza di significative differenze ideologiche.
In Occidente, e negli USA in particolare, il mutuo disprezzo, l'assoluta mancanza di riconoscimento di legittimità agli avversari politici, è divenuta parte integrante, ordinaria, della vita pubblica. Ma, diversamente da altri periodi storici, questa delegittimazione radicale NON è dovuta al contrapporsi di visioni del mondo distanti e antitetiche, non al confronto tra ideologie palingenetiche incompatibili. Tutt'altro. Il disprezzo e l'avversione hanno una carattere personale, psicologico, epidermico, e tuttavia assoluto.
Questa forma di tribalismo primitivo, prepolitico, è analoga all'avversione e disprezzo che può avvenire, oggi, tra due tifoserie calcistiche: le squadre sono di fatto intercambiabili, spesso gli stessi giocatori cominciano in una squadra e finiscono acquistati dall'altra; non c'è nessuna "sostanza" della squadra che rimane la medesima, e tuttavia la coltivazione dell'odio reciproco è essa stessa un ultimo livello di motivazione, e può portare alla violenza più estrema.
Nella cornice del nichilismo occidentale, in mancanza di ideali alternativi, di prospettive positive, l'ultimo orizzonte motivazionale rimasto è quello implicito nella creazione dell'odio, del disgusto per l'avversario, che viene dipinto in forme umanamente deprecabili e di cui l'unico attributo esposto è l'assoluta, inderogabile inaccettabilità. Se non puoi amare niente, se non hai niente da sperare, almeno puoi mantenere in vita una spinta motivazionale minima in forma di un'oscura "difesa dalla minaccia estrema".  
Lo scenario politico è costantemente polarizzato (o frammentato se il sistema non è bipartitico), pur in sostanziale assenza di autentiche differenze ideali.
Quest'assoluta delegittimazione de L'Altro, percepito letteralmente come Alieno, in un senso naturalistico, quasi biologico, si accompagna alla legittimazione di qualunque cosa sia atta a metterlo fuori gioco.
Le regole saltano, il fine giustifica i mezzi, perché (come nei film americani) la scelta viene sempre presentata all'insegna del rischio del Male Assoluto. Nella recente filmografia americana la dinamica morale più frequente è quella in cui vengono presentate delle regole morali (virtù, regole kantiane o religiose) solo per mostrare come esse debbano cedere il posto - a malincuore, si intende - ad una scelta ultima di tipo drasticamente utilitarista: "Sì, non si dovrebbe torturare o uccidere l'innocente, ma se l'alternativa è la Fine Del Mondo?" (Nei film americani si fa regolarmente strame di ogni regola morale ordinaria perché bisogna salvare il mondo e l'umanità almeno due volte prima di cena, e di fronte a simili scelte tragiche, va da sé che il fine giustifica qualunque mezzo.)
Il meccanismo di delegittimazione prepolitica dell'Altro è presente, soprattutto nella politica americana, da lungo tempo: qui i candidati si fanno e disfano non sulle idee, ma sulle foto con l'amante, sulle registrazioni a microfoni spenti, sulle accuse a scoppio ritardato di testimoni compiacenti, insomma sulla base di un letamaio da cui ci si difende soltanto con carriole di soldi per avvocati e media.
Ma, come sempre accade, il peggio degli USA trasmigra regolarmente in Europa con un paio di decenni di ritardo ed ora queste dinamiche sono ben visibili anche da noi.
Più la politica è intercambiabile, più è impermeabile alla volontà popolare, più è vuota di visione, di idealità alternative, e più la lotta si psicologizza, si animalizza, si riduce a disprezzo epidermico di fronte all'Alieno.
E quanto più ciò si verifica, tanto più ogni regola morale, ogni equilibrio giuridico, saltano: perché con i rettiliani non si discute, si spara.


Rischio Guerra civile negli USA? Nolto probabile, basta leggere e valutare i dati disponbili

 

Guerra civile?

di Pierluigi Fagan - 14/07/2024

Guerra civile?

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/guerra-civile

 

Fonte: Pierluigi Fagan

Intervistato da RAINEws24 sull'attentato a Trump, sono andato a rivedermi un po' di dati prima dell'intervento. Popolazione carceraria abnorme, indice di felicità Wilkinson-Pickett bassissimo, il più basso in ambito occidentale. Hanno qualcosa come due fucili a testa di media. Per indice di Gini (distribuzione interna ricchezza) sono 134° posto su 200 (EU è al 30°). Hanno da tempo progetti di secessione (Texas ad esempio). Come misurato dai prof. Gilens-Pege di Princeton per leggi emesse dal 1981 al 2002 non sono più una democrazia in quanto curano solo gli interessi alti delle élite. Hanno divari socioculturali e di formazione interni spaventosi. Fra po' gli ispanici saranno più dei WASP, non discutono nulla di tutto ciò ma si dilettano tra Project 2025 (fate una ricerchina su Google per capire di cosa si tratta) e LGBTQ. Sono anni che si scrivono libri ed articoli sul rischio guerra civile. Ne vedremo delle belle...
Cmq, dal punto di vista d'immagine la reazione di Trump vale 1000 punti perché è vera e sincera. Inutile vadano a votare...

Taylor Swift, un fenomeno musicale e sociale di costume che mobilità più denaro di una multinazionale

 

Taylor Swift arriva a Milano e non porta solo la sua musica ma anche un giro d’affari considerevole. La cantante americana, attiva in generi che vanno dal country all’indie folk, nata a West Reading, Pennsylvania, nel 1989 e cresciuta artisticamente a Nashville, Tennessee, si esibirà il 13 e 14 luglio in due date allo stadio di San Siro che sono già diventate un evento pop. Si parla di biglietti sul mercato secondario rivenduti a 13mila euro, di gruppi Telegram che da settimane organizzano tendopoli per gli ingressi anticipati al Meazza, e di un ampio giro d’affari.

L’effetto Swift sull’economia

Confcommercio Milano ha addirittura provato a dare dei numeri precisi: 176,6 milioni di euro. A tanto equivarrebbe l’impatto per Milano di quella che nel mondo giornalistico Usa è chiamata la Swiftonomics, ovvero l’impennata di spese e entrate in una località quando la pop star nativa dell’America periferica riempie stadi, arene e sale concerti negli States e non solo. Per fare un paragone, in attesa dei dati più recenti, Inter e Milan, che col calcio San Siro lo popolano ogni domenica, hanno da tutte le loro attività fatturato nel 2022-2023 complessivamente 276,5 e 385 milioni di euro.

Questo si inserisce nel trend più ampio del boom dei live. “Gli ultimi dati ad oggi disponibili forniti da Siae – commenta Eugenio Allora Abbondi – sono riferiti al 2022. In quell’anno si sono tenuti oltre 24.000 spettacoli, attirando oltre 13 milioni di persone con una spesa complessiva di oltre 450 milioni di euro”.

Allora Abbondi è un finanziere attivo nel mondo della musica: è Founder, Director, Investment Committee Member di EICO Funds Sicav, azienda che ha lanciato un fondo dedicato proprio al settore, primo in Europa. Analizzando un mercato che di sicuro dai 450 milioni è ampiamente salito, ricorda la struttura in Italia: “Siae incassa circa il 10%, un valore molto importante che al netto della sua commissione ridistribuisce ad autori ed editori, garantendo quindi notevoli benefici ai detentori dei diritti. Se poi guardiamo al resto del mondo, il mercato ha raggiunto un volume d’affari di oltre 26 miliardi di euro”. Anche, se non soprattutto, per l’effetto-Swift.

Un impatto internazionale

La magnitudine dell’effetto-Swift è notevole. Toccherà anche Milano. E se sono esagerate le dichiarazioni che vedono nel fattore-Swift addirittura un traino per alcuni territori, è indubbio che un impatto momentaneo c’è. Investopedia ricorda che il legame tra Swift e questi fattori nasce dopo che con il suo Eras Tour, iniziato a marzo 2023 e destinato a finire il prossimo dicembre, Swift ha contribuito a suscitare entusiasmo in territori ove l’economia anemica si dibatteva tra le scorie del Covid e l’inflazione.

Insomma, Swiftonomics significa innanzitutto ottimismo: “A Chicago nel giugno 2023, il governatore dell’Illinois JB Pritzker e i principali responsabili del turismo hanno annunciato che l’Illinois aveva battuto il suo record di fatturato alberghiero anche grazie alla visita di Swift”, ha ricordato Investopedia, parlando di un tour che si prevede possa incassare oltre 2 miliardi di dollari solo per la vendita di biglietti e movimentare 5 miliardi di dollari per la sola economia Usa. Ma l’onda lunga dell’effetto Swift è stato percepito altrove: “La visita di Swift a Tokyo avrebbe portato 228 milioni di dollari nell’economia giapponese, di cui 162,7 milioni sarebbero andati direttamente alla città che ha ospitato la cantante”, e “la sua visita a Città del Messico avrebbe generato più di 59 milioni di dollari e gli hotel di Edimburgo, Liverpool e Cardiff erano esauriti nell’agosto 2023 per la tappa britannica del tour del 2024”.

Il capitalismo delle emozioni

La star ha nei mesi scorsi sfondato il miliardo di dollari di patrimonio anche per il successo globale del suo tour sulla scia della funflaction, la tendenza degli appassionati seguaci di una celebrità a spendere oltre il reale valore di esperienze, merchandising e prodotti legati a un artista di successo. Ma sarebbe riduttivo sottolineare solo questo aspetto. Il “colpo” maggiore di Taylor Swift in campo di guadagni è dietro le quinte.

Bloomberg Businessweek l’ha definita rivoluzionaria nella gestione dell’industria musicale perché i suoi brani spesso primeggiano dalle classifiche discografiche alle vendite di dischi fisici (Cd e vinili) ma anche, se non soprattutto, per un nuovo approccio al rapporto tra artisti e diritti musicali. Celebri le sue battaglie per dare ai cantati quote maggiori degli incassi via Spotify, nel 2018 ha firmato un accordo con la Universal che impegnava a redistribuire agli artisti qualsiasi plusvalenza la casa avesse in futuro prodotto uscendo dall’azionariato della stessa Spotify.

In definitiva, la Swiftonomics è, come l’ha definita Bred Wilhite di Abrdn, una nuova frontiera dell’interazione tra le emozioni collettive, in questo caso soprattutto della Generazione Z, e il capitalismo dell’intrattenimento. Spirito del tempo di un’epoca ove non sono più ideali politici e sociali ma fascinazioni collettive, spesso legate a singole personalità, a generare fermento sociale. Perlomeno in Occidente. E come vedremo a Milano, oggi la massima interprete di questo trend è una giovane americana divenuta punto di riferimento di una generazione.

Il massacro di Gaza va avanti da 10 mesi e quanto avviene in Cisgiordania passa sotto silenzio, Israele ne prosegue l'occupazione

 

Nel cono d’ombra della Cisgiordania l’occupazione israeliana avanza inesorabile

13 Luglio 2024

https://www.lindipendente.online/2024/07/13/nel-cono-dombra-della-cisgiordania-loccupazione-israeliana-avanza-inesorabile/

 

Il massacro di Gaza va avanti da 10 mesi, i civili ormai corrono da una parte all’altra seguendo gli avvisi dell’esercito israeliano, ma non basta per considerarsi salvi. Siamo arrivati a 38.000 morti, 87.000 feriti, praticamente tutte le infrastrutture mediche e non sono distrutte. Ma Gaza non è l’unico campo di battaglia. In Cisgiordania, 5.860 chilometri quadrati, l’occupazione illegale e violenta di Israele ha accelerato la sua avanzata. Con gli occhi giustamente puntati su ciò che accade nella Striscia, la Cisgiordania rimane nel cono d’ombra, quasi invisibile all’opinione pubblica internazionale. Se dal 1993, anno in cui venivano firmati i trattati di Oslo, gradualmente la Cisgiordania sarebbe dovuta diventare il futuro Stato palestinese, oggi queste terre vengono giornalmente, con violenze di tutti i generi, sequestrate a chi sarebbe dovuto esserne il cittadino di diritto. 

L’Ong israeliana anti coloniale Peace Now, in un report pubblicato mercoledì, ha dichiarato che «il 2024 segna il picco dell’estensione delle dichiarazioni di terreni statali» da parte del governo di Tel Aviv. Dall’inizio dell’anno il governo di Netanyahu, secondo quanto riportato da Peace now, avrebbe dichiarato 2.373 ettari di terre, sulla carta palestinesi, come terre statali israeliane. Ma se con lo scoppio del conflitto a Gaza la predazione di terre in West Bank si è accelerata, è vero anche che il programma di espansione delle colonie è un piano portato avanti dal governo ben prima del 7 ottobre. Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, da quando più di un anno fa ha acquisito la totale autorità sulla pianificazione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata, ha velocizzato il riconoscimento delle colonie e incitato i coloni presenti in West Bank a prendere ancora più terre, anche grazie al massiccio rifornimento di armi, avvenuto dopo il 7 ottobre. Oggi in Cisgiordania vivono 700 mila coloni divisi in quasi 200 tra avamposti e colonie. Questi numeri però sono in drastico aumento. Infatti Smotrich a maggio ha avvisato i ministri del governo di prepararsi all’arrivo di ulteriori 500mila coloni tramite lo sviluppo di infrastrutture e servizi nelle colonie. Ed è proprio giovedì, dopo la pubblicazione del report di Peace Now, che il governo israeliano ha approvato 5.295 nuove unità abitative negli insediamenti illegali in Cisgiordania e ha riconosciuto tre nuovi avamposti come colonie. Il mese scorso durante una conferenza del suo partito Smotrich ha detto chiaramente che Israele sta portando avanti un piano per occupare l’intera Cisgiordania. Ma se le mire espansionistiche del ministro, anche lui cresciuto in una colonia, non sono un segreto, la posizione ufficiale del governo israeliano è che lo status della Cisgiordania rimane aperto ai negoziati tra i leader di Tel Aviv e quelli palestinesi. 

In foto: la vista da A-tuwani villaggio di Masafer Yatta

Come accordato a Oslo nel 1993, il territorio della West Bank sarebbe dovuto nel tempo diventare lo stato palestinese, e invece la superficie di territorio controllato da Israele è sempre più ampia. Ma la Corte Suprema israeliana ha stabilito che il controllo di Israele sul territorio equivale a un’occupazione militare temporanea supervisionata da generali dell’esercito, non a un’annessione civile permanente amministrata da funzionari israeliani. Una condizione che non sembra nemmeno lontanamente aderire alla realtà delle cose. Addirittura il piano del governo di Netanyahu prevede anche il cambio di composizione del potere nella zona B della Cisgiordania, quella che oggi è a controllo condiviso: militare israeliano, civile palestinese, rendendo anche questo quinto del territorio della West Bank sotto il completo controllo di Israele.

Come sostiene Ilan Pappè, storico israeliano e strenuo critico di Israele, la marcia che lo stato ebraico ha iniziato a compiere fin dal 1948, con il chiaro obbiettivo di eliminare l’intera popolazione “nativa”, come i poteri coloniali di un tempo avevano sempre fatto, è stata, fin dal principio, sostenuta dalla retorica della difesa: Israele fa quello che fa per difendersi dai nemici che tutti intorno vogliono la sua disfatta. Ma se questo ragionamento valeva per i palestinesi e il mondo arabo in generale sembrerebbe che oggi i nemici di Israele siano anche al di fuori del Medio Oriente e che anzi siano proprio in quel mondo occidentale che sempre ha sostenuto Tel Aviv. Quindi l’avanzamento rapido e violento dell’occupazione militare è stato più volte giustificato dall’esecutivo israeliano come una mossa contro quegli Stati occidentali o non che hanno deciso di riconoscere lo stato di Palestina e contro i comportamenti ritenuti offensivi dell’Autorità palestinese nei consessi internazionali. Poi l’attacco di Hamas del 7 ottobre ha dato la possibilità di giustificare come un atto di difesa, non solo il massacro di donne, anziani e bambini a Gaza, ma anche l’occupazione armata della Cisgiordania, infatti secondo Peace now nel 2023 sono stati 26 i nuovi insediamenti israeliani in West bank, ma più di 16 sono nati dopo il 7 ottobre. Ma per conquistare questi territori bisogna, come dice Pappé, eliminare i “nativi”, i palestinesi. 

In foto: entrata al villaggio palestinese di Um-fagarah

Dal 7 ottobre sono state arrestate più di 9.000 persone in West Bank, sono morti più di 560 tra minori, donne e uomini e sono state ferite più di 5.000 persone. L’avanzata dei coloni è incessante ed estremamente violenta. Negli ultimi 10 giorni nel sud della Cisgiordania, nella zona conosciuta come Masafer Yatta, dove la resistenza palestinese è da sempre non violenta, gli attacchi dei coloni si sono moltiplicati in numero e aggravati in termini di violenza. Sono stati dati alle fiamme interi campi coltivati intorno ai piccoli villaggi palestinesi, gang di giovani coloni armati di mitra e mazze hanno più volte assaltato pastori, donne e bambini, sono state tagliate le linee idriche dei villaggi. Addirittura la scorsa settimana un attivista e fotografo italiano, sul campo con Mediterranea insieme all’organizzazione pacifista Operazione Colomba, è stato picchiato a sangue. La presenza di operatori internazionali in questi luoghi è, fino ad oggi, il più importante e forse unico deterrente contro gli attacchi selvaggi dei coloni contro i palestinesi. Sabato nel villaggio di Al-Tuwani  sono stati arrestati 4 palestinesi di cui un bambino di 14 anni e 3 attivisti, solo perché hanno denunciato la presenza di coloni sulle loro terre. L’esercito di occupazione e la polizia israeliana, chiamata dai palestinesi, ha preso per vere solo le accuse mosse dai coloni e dopo una giornata di fermo e interrogatori gli arrestati sono stati rilasciati con l’obbligo di dimora. Ma tutto questo non succede solo dal 7 ottobre.

Sono 78 anni che la popolazione palestinese è perseguitata, uccisa, arrestata con la sola colpa di voler vivere nella propria casa. Poi a fianco dei coloni i militari e la polizia non fanno nulla per impedire che le violenze e i soprusi avvengano, anzi coprono e aiutano i giovani israeliani insediati in Cisgiordania a perpetuare queste azioni. A Masafer Yatta, che si torva nella zona C della West Bank e quindi sotto il completo controllo, militare e civile israeliano, l’amministrazione civile decide se e cosa si può costruire e cosa si deve abbattere. Due settimane fa nel villaggio di Umm al-Kheir sono state distrutte 10 abitazioni lasciando senza casa più di 30 persone di cui la metà bambini. Dal 7 ottobre a seguito delle demolizioni sono state cacciate più di 18 comunità palestinesi, quasi 300 persone. 

In foto: vista da Um-fagarah con la colonia di Ma’On circondata dagli alberi di sfondo

Nonostante l’occupazione di questo territorio vada contro gli accordi di Oslo e contro il diritto internazionale, Israele continua e rafforza la sua espansione tramite la «pulizia etnica» del popolo palestinese, come ha dichiarto a Aljazeera Ayed Abu Eqtaish, attivista palestinese per i diritti umani. «Nessun colono risponde davanti alla giustizia dei propri crimini contro i palestinesi, anzi il governo israeliano li aiuta a compierli» ha continuato Eqtaish, che ha anche aggiunto che le sanzioni che alcuni paesi occidentali hanno applicato conto i coloni, «non bastano». Le ripetute condanne e intimazioni al governo di Tel Aviv da parte di molti paesi, come Norvegia, Spagna, Stati uniti e dalle  Nazioni unite, di smettere l’avanzata e l’occupazione della Cisgiordania, negando ogni reale possibilità alla nascita di uno Stato palestinese, non bastano a evitare la catastrofe, una seconda Nakba. 

[di Fiippo Zingone]

 

L’esercito russo ha distrutto sette installazioni HIMARS puntate contro la Crimea, compreso il personale USA, miliardi di dollari di danni

L’esercito russo ha distrutto sette installazioni HIMARS puntate contro la Crimea

https://www.controinformazione.info/lesercito-russo-ha-distrutto-sette-installazioni-himars-puntate-contro-la-crimea/

 

Durante la scorsa settimana, l’esercito russo ha distrutto sette lanciatori di sistemi missilistici a lancio multiplo HIMARS (MLRS) americani, che secondo quanto riferito erano preparati per attacchi sulla Crimea. Durante le operazioni, sono stati eliminati anche gli equipaggi di questi complessi e gli specialisti stranieri che erano impegnati nella loro manutenzione.
Le operazioni di distruzione dei lanciatori HIMARS sono state condotte nell’ambito di misure rafforzate per proteggere l’integrità territoriale e la sicurezza della Crimea. L’esercito russo ha utilizzato la ricognizione moderna e gli attacchi di precisione per neutralizzare la minaccia di questi sistemi.

 Va notato che la neutralizzazione dei lanciatori priva Kiev della possibilità di utilizzare lanci massicci di missili ATACMS


Fonte: avia.pro/news/rossiyskie-voennye-unichtozhili-sem-ustanovok-himars

Traduzione: Mirko Vlobodic

i fatti dimostrano che la NATO nella realtà oggettiva rappresenta la più grande minaccia alla pace nel mondo moderno.

La NATO è oggi la più grande minaccia alla pace nel mondo

https://www.controinformazione.info/la-nato-e-oggi-la-piu-grande-minaccia-alla-pace-nel-mondo/

 

Gli alleati della Nato continuano a sostenere – diplomaticamente, politicamente, economicamente e militarmente – la campagna genocida di Israele nella Striscia di Gaza.
Per la maggior parte dei cittadini del mondo (inclusi i paesi del sud del mondo), è abbastanza ovvio che la NATO non è assolutamente una “organizzazione puramente difensiva”, come vorrebbero far credere.
L’alleanza lavora “per la pace, la sicurezza e la libertà”, sostiene la propaganda USA, al contrario, i fatti dimostrano che questo organismo nella realtà rappresenta la più grande minaccia alla pace nel mondo moderno.
Anche il primo ministro ungherese Viktor Orban, leader di un paese della NATO, lo ha dichiarato in un articolo su Newsweek:

La NATO si sta avvicinando a un punto di svolta. Vale la pena ricordare che l’alleanza militare di maggior successo nella storia del mondo è iniziata come un progetto di pace, ai tempi della Guerra Fredda e il suo successo per il futuro doveva dipendere dalla sua capacità di mantenere la pace. Gli avvenimenti successivi alla disgregazione dell’URSS, le operazioni militari della Nato contro la ex Jugoslavia, contro l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, ecc.. hanno dimostrato quale fosse la vera natura di questa organizzazione ed a quali interessi risponde.
Si doveva parlare di mantenere la pace ma oggi, invece della pace, all’ordine del giorno c’è la guerra; Invece della difesa, è in atto un attacco. La strategia degli Anglo USA di utilizzare la Nato per fare dell’Ucraina una piattaforma di attacco contro la Russia, è stata rivelata dagli stessi influenti media degli Stati Uniti, riconoscendo questi l’esistenza di basi segrete della CIA e della Nato in Ucraina già nel 2014, dopo il golpe di Maidan pilotato da Washngton e da Bruxelles.

Analizzando l’esistenza della Nato in tutti questi anni, forse è sempre stato così. A parte il fatto che il suo membro più potente e leader de facto, gli Stati Uniti, ha bombardato più paesi di qualsiasi altro stato nella storia, la NATO stessa ha un curriculum molto aggressivo. Nel 1999, la NATO ha lanciato una campagna di bombardamenti illegali di 78 giorni contro la Jugoslavia, il primo atto di aggressione contro uno stato sovrano in Europa dalla seconda guerra mondiale. Molte strutture civili sono state danneggiate, tra cui 48 ospedali, 70 scuole, 18 asili e 35 chiese. In tutto, centinaia di civili furono uccisi, tra cui 81 bambini.

 
Segretario ANto e Austin (Pentagono)

Da allora, la NATO è stata coinvolta in diversi altri conflitti, in particolare in Afghanistan e in Libia, dove la NATO ha fatto precipitare uno dei paesi più sviluppati dell’Africa in uno stato di sofferenza e conflitto, compreso il ritorno della schiavitù. Nessuno di questi interventi aveva nulla a che fare con la protezione dei loro membri da aggressioni esterne; in tutti questi casi, la NATO era chiaramente l’aggressore. I pretesti utilizzati per l’intervento sono stati più o meno sempre gli stessi: portare la democrazia, eliminare una minaccia alla sicurezza, il terrorismo, ecc..

Né c’è alcuna prova che la NATO garantisca la “sicurezza” dell’Europa. Al contrario, la NATO ha provocato l’invasione russa dell’Ucraina espandendosi aggressivamente verso est, ignorando sistematicamente gli avvertimenti della Russia nel corso degli anni. Questa espansione ha rappresentato una flagrante violazione di un principio che ha ispirato l’intera architettura di sicurezza europea a partire dagli anni ’70: l’indivisibilità della sicurezza, cioè l’idea che la sicurezza degli Stati della NATO e dell’Unione Sovietica (Russia) sia “indissolubilmente legata a quella di tutti gli altri” e non possa essere esercitata a spese della sicurezza di un altro Stato.

In altre parole, la NATO ha svolto un ruolo decisivo nel distruggere l’architettura di sicurezza dell’Europa e nel creare le condizioni per il più grande conflitto in Europa dalla seconda guerra mondiale. Come si concilia tutto questo con l’idea che la NATO dovrebbe garantire la pace e la sicurezza dell’Europa – o che ora è un baluardo contro il caos che ha contribuito a creare?

Ma l’uso di azioni illegali e violenza da parte della NATO era diretto non solo contro paesi terzi, ma anche contro i suoi stessi membri. La NATO è stata direttamente responsabile della creazione dell’Operazione Gladio e di altre organizzazioni segrete della NATO, reti paramilitari segrete che durante la Guerra Fredda “si sono impegnate in gravi casi di terrorismo e criminalità” in un certo numero di paesi dell’Europa occidentale. Cioè, false flag di attacchi terroristici, che sono stati poi attribuiti principalmente a gruppi di estrema sinistra al fine di delegittimare i partiti di sinistra e socialisti/comunisti ostili alla NATO. Questo per quanto riguarda la bizzarra idea che i paesi siano liberi di ritirarsi dalla NATO “quando vogliono”.

La buona notizia è che la NATO – come il suo stato leader de facto, gli Stati Uniti – è in netto declino. Ha ancora la capacità di scatenare molta violenza e caos – e potenzialmente incendiare il mondo – ma non può fermare la ridistribuzione globale del potere in corso lontano dall’Occidente; inoltre, la posizione sempre più aggressiva della NATO sostiene in realtà gli sforzi della Maggioranza Globale per contrastare le politiche sempre più disordinate dell’Occidente promuovendo la creazione di nuovi sistemi, in particolare i BRICS, come mezzo per proteggere la sovranità degli Stati.

Fonte: (news-front.su)

 Traduzione e sintesi: Luciano Lago