Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

PER CONTATTI: claudio@gc-colibri.com

Se preferite comunicare telefonicamente potete inviare un sms al 3485243182 lasciando il proprio recapito telefonico (fisso o mobile) per essere richiamati. Non rispondo al cellulare ai numeri sconosciuti per evitare le proposte commerciali sempre più assillanti

Questo blog ha adottato Creative Commons

Licenza Creative Commons
Blog personale by Claudio Martinotti Doria is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.cavalieredimonferrato.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at www.cavalieredimonferrato.it.


Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Maidan, chi sparò su quella piazza. Iniziano a emergere mediaticamente alcune verità sul golpe in Ucraina del 2014

 EuroMaidan Revolution Set In Motion Real Change for Modern Ukraine

Politica /

Nei giorni scorsi la procura generale dell’Ucraina ha chiuso le indagini sui fatti di Maidan, nei giorni cruciali della protesta che portò alla fuga del presidente filo-russo Viktor Janukovich, giorni in cui morirono decine di persone (poi denominate i Cento eroi celesti della Rivoluzione della dignità), affermando che tutte le vittime erano state uccise dalla polizia ucraina (e non da agenti o cecchini russi, come qualcuno sosteneva) su ordine delle autorità ucraine, a loro volta ispirate da funzionari dei servizi segreti russi. La conclusione corrisponde alle tesi che, non solo in Ucraina ma anche in Europa, sono sempre state maggioritarie e ufficialmente sostenute: ovvero, quella di uno scontro tra una folla di dimostranti pacifici e la violenza dei reparti speciali (Berkut) della polizia ucraina, pronti a tutto pur di soffocare le proteste.

Non tutti, però, sono convinti di questa spiegazione, che ha una grossa falla: tende a dimenticare il ruolo decisivo che ebbero i militanti dell’ultra-destra di formazioni come Svoboda e Pravi Sektor nel tenere vivo l’Euromaidan ma soprattutto nell’indirizzarlo verso lo sbocco finale, il completo rovesciamento del regime. Tanto che tra i tre leader che nella giornata fatale del 21 febbraio 2014, quella successiva alla strage, andarono a trattare con Janukovich e con i mediatori inviati dalla Ue (i ministri degli Esteri Sikorski per la Polonia, Steimeier per la Germania e Fabius per la Francia), accanto a Vitaly Klitshko (ora sindaco di Kiev) e Arsenij Jatsenjuk (poi primo ministro), c’era anche Oleh Tiahnybok, leader di Svoboda e già fondatore del Partito social-nazionale d’Ucraina. In un modo o nell’altro, i leader della destra avevano stretti contatti con diversi dei più potenti oligarchi ucraini, da Kolomoiskij (che poi finanziò i primi battaglioni impegnati contro i separatisti del Donbass) ad Akhmetov, da Poroshenko alla Tymoshenko, che alle origini erano stati vicini a Janukovich ma che in quel momento avevano tutto l’interesse a sbarazzarsi del “clan presidenziale”, un potente gruppo di ladroni che faceva loro concorrenza nello spartirsi le ricchezze del Paese.

Il tema dei morti di Euromaidan, oltre che umanamente drammatico, è politicamente sensibile, perché rimanda alla lunghissima polemica tra coloro che sostengono la tesi del “colpo di Stato” (la Russia e i suoi alleati) e quelli che invece non hanno dubbi sulla natura rivoluzionaria e popolare di quegli eventi (come si diceva, ovviamente gli ucraini ma anche europei e americani). In questa contrapposizione ha cercato di districarsi uno studioso di origine ucraina, Ivan Katchanovski, docente di Scienze politiche presso l’Università canadese di Ottawa. Katchanovski ha lavorato a lungo sui materiali ufficiali dell’inchiesta condotta dalle autorità ucraine, analizzando decine di testimonianze, vedendo e rivedendo centinaia di ore di video prodotti in quei giorni fatali sia dalle televisioni di mezzo mondo sia da privati cittadini, per giungere a una conclusione che sta nel mezzo delle due tesi. Ovvero, che vi furono evidenti violenze da parte della polizia anti-sommossa ma che parte di quei morti vada attribuita proprio ai militanti dell’ultradestra, decisi a sventare a ogni costo qualunque ipotesi di soluzione negoziata della crisi. “Sulla base delle prove raccolte”, dice Katchanovski, “posso affermare che molti furono colpiti da cecchini annidati in aree controllate dai militanti dell’ultradestra o in edifici come l’Hotel Ucraina.

Non è complottismo ma l’unica conclusione possibile. Le stanze all’11° piano dell’Hotel Ucraina, per fare un esempio, già diversi giorni prima del 20 febbraio erano state occupate da Ihor Jankiv, uno dei dirigenti di Svoboda. E ci sono immagini girate dalla Cnn che mostrano i manifestanti colpiti, stesi a terra, ripresi dall’Hotel Ucraina. Il servizio non è mai andato in onda. Ma io sono ucraino, lo guardo e capisco ciò che dicono le voci sullo sfondo: dicono ai giornalisti americani di togliersi dai piedi perché hanno bisogno di un posto da cui sparare. D’altra parte, almeno 52 dei feriti del 20 febbraio hanno dichiarato agli inquirenti ucraini di essere stati colpiti alle spalle e non di fronte, dove stavano le truppe dei Berkut. Potrei andare avanti per ore, ho studiato per anni gli eventi di quei giorni, letto e riletto decine di testimonianze sia per l’accusa sia per la difesa, visionato più di 1.200 ore di filmati relativi a quelle giornate, analizzati gli esami forensi sui feriti e sui morti e le rilevazioni scientifiche sul terreno. E la conclusione è sempre la stessa: ci sono state molte morti provocate dai militanti della destra per infiammare ancor più la protesta, popolata in grandissima parte da persone pacifiche, e indirizzarla in una direzione precisa”.

Perché di tutto questo si è parlato così poco? “Euromaidan aveva vinto, chi aveva interesse a sollevare certi problemi? Nel primo Governo provvisorio dopo la Rivoluzione ebbero incarichi ministeriali diversi esponenti di Svoboda. Ma soprattutto a elementi dell’ultradestra andarono posti da cui si potevano facilmente controllare le indagini e il lavoro della magistratura: Andrij Parubij, tra i fondatori del Partito social-nazionale, divenne segretario del Consiglio di sicurezza; Makcnic’kyj procuratore generale; e Serhy Pashins’kij capo dell’amministrazione presidenziale. In sostanza, le persone che avevano organizzato parte delle violenze di quei giorni vennero incaricate di giudicarle. Come poteva finire?”.

Lukashenko: «USA e Polonia preparano un false flag per accusare Mosca»

 Lukashenko - Millie Hildebrand

Lukashenko: «USA e Polonia preparano un false flag per accusare Mosca»

I servizi segreti polacchi e americani preparano una provocazione il cui scopo è accusare Mosca e Minsk. Lo ha affermato il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko in un incontro prolungato con i vertici degli organi governativi del sistema di sicurezza nazionale. Secondo lui, le vittime di questa azione saranno la popolazione civile polacca.

Conosciamo tutti gli scenari di vari tipi di provocazioni e azioni estremiste che coinvolgono militanti situati sul territorio di Ucraina, Polonia e Lituania ottenuti dall’intelligence e li rendiamo immediatamente pubblici il più possibile. Ora sosteniamo questa tradizione. Ancora una informazione operativa. Cito testualmente (questo è già importante per i polacchi): “I servizi segreti polacchi e americani stanno preparando una provocazione su larga scala contro la popolazione civile della Polonia, di cui incolperanno Russia e Bielorussia” – ha detto Lukashenko.

Lui ha aggiunto che i servizi speciali polacchi non rinunciano a tentare di reclutare funzionari bielorussi che possano diventare un degno sostituto di Svetlana Tikhanovskaya e Pavel Latushko.
Qui cercheranno e creeranno figure nuove e più efficaci, fedeli all’Occidente. Verranno utilizzati tutti i metodi: dalla banale corruzione e ricatto alle minacce alla vita e alla salute di te e dei tuoi cari. Chiunque può essere al centro dell’attenzione – ha sottolineato il presidente della Bielorussia.

Aggiungiamo che le più grandi esercitazioni dell’Alleanza Nord Atlantica dai tempi della Guerra Fredda si stanno attualmente svolgendo vicino ai confini dello Stato dell’Unione.

Frattanto si è accertato che sono stai gli inglesi a far esplodere il NordStream:

https://twitter.com/Lukyluke311/status/1760344737016414326

Virus o non virus? il sequenziamento non è una prova dell’esistenza del virus

 

di Alberto Medici

Nell’ambito della vasta schiera di voci critiche alla gestione della recente “pandemiaesiste una divisione fra quelli che, pur contestando le politiche messe in atto, credono comunque all’esistenza del virus, il Sars-Cov2 in questo caso, e quelli che invece ritengono la teoria virale, in questo come in altri casi, una costruzione priva di fondamenti scientifici.

Sottolineo qui come la mia posizione, che vado a spiegare, non sia quella di “non esistenza del virus”, ma di “assenza di evidenze scientifiche dell’esistenza del virus”. Questo perché, in generale, è molto difficile provare scientificamente una assenza: ad esempio, se si volesse provare che io non sono mai stato in Belgio, bisognerebbe avere un archivio storico di tutte le mie giornate, con tutti i miei spostamenti, e questo archivio dovrebbe essere certificato, non manomissibile,  ecc.; viceversa, per provare che ci sono stato, basterebbe una prova che, in un dato giorno, di un dato anno, ero lì, con magari prove fotografiche, testimonianze, ecc.

 

Un’altra premessa importante è che io ritengo questo argomento tutt’altro che secondario ma anzi di fondamentale importanza: sia per

1.      dimostrare l’assoluta inconsistenza delle misure di limitazione delle libertà prese in questi ultimi anni, ed evitare così che si possa ripetere con un’altra scusa simile,

2.      ma anche per cominciare a demolire una buona parte dell’impianto della medicina moderna che, negli ultimi 150 anni (da Pasteur in poi) ha imboccato a mio avviso una strada sbagliata, quella delle risposta meccanicistica insita nella teoria del contagio.

Entrando nel merito, serve ricordare che la tecnica di isolamento virale adottata oggi si basa sugli studi del premio Nobel John Enders, che negli anni ‘50 “isolò” (qui le virgolette sono proprio d’obbligo) il virus del morbillo con una procedura che non ha niente a che fare con quello che è il concetto di isolamento della lingua italiana. In pratica, preso l’espettorato (BALF: Bronco-Alveolar Fluid, il catarro si potrebbe dire) di persone con sintomi del morbillo, lo mise in coltura di cellule di rene di scimmia e si accorse della morte delle cellule (effetto citopatico o CPE) nel giro di un paio di settimane.

Già così l’esperimento manca di validità scientifica: all’interno dell’espettorato esistono molte altre fonti di DNA e non è garantito, se non si effettua alcun tipo di isolamento, che sia stata  proprio la sostanza che si definì “virus” a causare l’effetto citopatico.

Andando poi nel dettaglio, si scopre che alla coltura di cellule di rene di scimmia, in seguito all’inserimento del BALF (a proposito: ma se il morbillo è una malattia della pelle, perché si prende l’espettorato dei polmoni?) venivano applicati due trattamenti ulteriori:

•    aggiunta di antibiotici ed altre sostanze note per essere velenose per le cellule.

•    azzeramento o quasi (ridotti al 10%) delle sostanze nutrienti.

Entrambi questi accorgimenti hanno una loro spiegazione: per il primo, la motivazione era che volevano essere sicuri che l’eventuale effetto citopatico non fosse dovuto alla presenza di batteri, la seconda era che per essere sicuri che le cellule assorbissero il BALF bisognava “affamarle”.

E questo ci può stare, ma almeno si sarebbe dovuto fare il controesperimento: applicare gli stessi due trattamenti ad una coltura di cellule dove fosse inserito del BALF di persona sana (quindi presumibilmente senza virus) o, ancora meglio, applicare i due trattamenti ad una coltura di cellule sana, senza che vi fosse inserito alcun BALF di chicchessia.

Questo secondo esperimento è stato effettuato dal microbiologo tedesco Stefan Lanka, che ha ottenuto quindi lo stesso effetto citopatico senza alcuna aggiunta di BALF nella sua coltura di cellule di rene di scimmia. E, a dire il vero, lo aveva notato anche lo stesso Enders, il quale si era accorto che il CPE si era ottenuto anche in colture senza BALF.

La sua annotazione era stata però: “Si vede che le scimmie hanno già presenti nei loro reni virus del morbillo”.

Un capovolgimento completo del metodo scientifico, non c’è che dire!

Una domanda sorge spontanea: forse i metodi di Enders erano quanto concesso dalla tecnologia negli anni ‘50, ad oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, ci sarà qualche altro metodo di rilevazione dei virus, no?

È vero che la tecnologia ha fatto passi da gigante, ad esempio l’IBM ha brevettato una tecnologia per la produzione di wafer in silicio per i microchip da 2 nanometri (due miliardesimi di millimetro), quindi molto più piccola di un presunto virus (si parla di 150 nanometri) quindi, in effetti, a partire da un malato di morbillo, o di Covid, o di Aids, si dovrebbe poter trovare questa particella, molto più grande delle dimensioni che possiamo trattare con la tecnologia attuale. Eppure no, si utilizza ancora la procedura messa a punto da Enders

Esiste qualcosa che non conosco in merito all’esistenza dei virus? Se me lo trovate, ve ne sarò molto grato, perché – fra l’altro – potrò con quello che mi fornirete andare ad incassare da Lanka i 100.000€ di premio che ha promesso a chi gli avrebbe fornito tali prove. O se me le fornite in merito al Sars-Cov2 1 milione di euro.

Avvertenza: il sequenziamento non è una prova dell’esistenza del virus: si tratta di un algoritmo al computer (detto, forse per rendere meno chiaro ai non addetti ai lavori, in silico) che crea una sequenza di migliaia, o decine di migliaia di basi, “compatibile” con delle regole e delle presenze basate su alcuni presupposti ed alcuni elementi trovati – guarda caso  - sempre nei BALF pieni di altro materiale. Talmente poco scientifica questa procedura che esistono già milioni di varianti del SarCov2 depositati al Gisaid, archivio di dati sull’influenza.

Altra avvertenza: la malattia di per sé non è una prova dell’esistenza del virus e della sua patogenicità: si ricade in un ragionamento circolare inconsistente dove l’effetto osservato, arbitrariamente attribuito a qualcos’altro di cui non sono in grado di dimostrare l’esistenza, diventa la prova all’indietro di quel qualcosa che non sono in grado dimostrare esistere.

In conclusione ritengo che mantenere in piedi una teoria così antiscientifica, non in grado di dimostrare l’esistenza di queste particelle, né tantomeno la loro patogenicità (la capacità di causare malattie) ci inviti a rivedere uno dei capisaldi della moderna medicina, come abbiamo visto nel documentario “Salute – Nuova Medicina” in particolare nel capitolo 7, quello dedicato appunto a virus e batteri.

Il sito di Alberto Medici

Le principali banche europee hanno chiuso i conti dell’anno scorso con 103 miliardi di euro di profitti: una quota mai raggiunta in precedenza.

 RISCHIOSITA' COMPARATA DI DIVERSE BANCHE ITALIANE ED EUROPEE TRAMITE L ...

Banche europee da record: 100 miliardi di profitti nel 2023

22 Febbraio 2024 

https://www.lindipendente.online/2024/02/22/banche-europee-da-record-100-miliardi-di-profitti-nel-2023/

Le principali banche europee hanno chiuso i conti dell’anno appena passato registrando complessivamente 103 miliardi di euro di profitti: una quota mai raggiunta in precedenza. Si tratta, nello specifico, di un aumento di oltre il 28% rispetto ai 78 miliardi di utili del 2022. Lo riporta Bloomberg, che ha analizzato i bilanci delle 20 maggiori banche europee (con l’esclusione della svizzera UBS). Un decimo dei guadagni – ben 9,5 miliardi – è stato incassato dall’italiana Unicredit: ad avvantaggiarsi sono stati gli azionisti, i dipendenti ed i banchieri, i quali, alla fine del 2023, hanno ottenuto l’aumento in busta paga che chiedevano da tempo, grazie ad un nuovo accordo siglato tra i sindacati e l’Associazione delle banche italiane. Per quanto riguarda il 2024, “anche se il massiccio balzo dei profitti sarà difficile da ripetere man mano che il vento favorevole dei tassi si allenterà, molte banche sono ottimiste sul fatto che l’aumento delle commissioni attive consentirà loro di continuare a far crescere i profitti”, ha affermato Bloomberg.

Il dato che balza subito agli occhi è che ben tre quarti degli istituti di credito i cui risultati sono stati esaminati dall’agenzia finanziaria ha registrato utili “record” nella propria storia. A spiegare l’enorme balzo dei profitti è certamente la redditività netta da interessi aperta dalla campagna di rialzo dei tassi realizzata dalla Banca centrale europea a partire da luglio 2022 per combattere l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni. Carovita che, però, nell’ultimo periodo sembra essere soggetto a un rallentamento, rendendo dunque particolarmente difficile ipotizzare il medesimo scenario per l’anno in corso, che comunque – almeno secondo quanto emerge dalle proiezioni degli analisti – potrà ancora dare grosse soddisfazioni all’apparato bancario del continente. Certo è che, in riferimento al 2023, gli extra-profitti del 2023 si sono tradotti in maggiori dividendi e buyback per gli azionisti. A questo proposito, i membri del team di esperti di JP Morgan Chase – guidato da Mislav Matejka, responsabile della strategia azionaria globale della multinazionale – si sono detti però convinti che le remunerazioni per gli azionisti abbiano raggiunto il loro picco, scrivendo in una nota che “la prospettiva di tagli dei tassi da parte della Banca centrale quest’anno ridurrà gli utili per il settore” ed evidenziando che “le revisioni dell’EPS delle banche europee sono entrate di recente in territorio negativo”.

Per quanto concerne l’Italia, nel corso del 2023 il sistema bancario è riuscito a incamerare oltre 40 miliardi di euro. Basti pensare che i primi cinque istituti di credito, nel 2023, hanno raccolto ben 21 miliardi di euro di utili, con Unicredit e Intesa Sanapaolo che hanno chiuso l’anno con profitti addirittura pari a 8,6 e 7,7 miliardi di euro. A seguirli, banca Mps (2 miliardi), Bper (1,5 miliardi) e Banco Bpm (1,2 miliardi). Eppure, le casse dello Stato italiano non hanno potuto giovare di questo exploit. Infatti, dopo aver presentato la tassa sugli extraprofitti la scorsa estate, il governo guidato da Giorgia Meloni ha fatto marcia indietro, depotenziando la norma fino a consentire agli istituti di credito di scegliere se versare la tassa all’erario oppure utilizzare quel denaro per il rafforzamento del proprio capitale. Come era ampiamente facile ipotizzare, tutte le banche hanno optato per la “scorciatoia” spianata dall’esecutivo.

[di Stefano Baudino]

 

Il golpe di Euromaidan compie 10 anni. l’Ucraina divenne un laboratorio per un grande esperimento mediatico di manipolazione di massa.

 Photos Of EuroMaidan Riots In Ukraine - Business Insider

Euromaidan compie 10 anni. "Il popolo ucraino vittima di un esperimento mediatico"

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-euromaidan_compie_10_anni_il_popolo_ucraino_vittima_di_un_esperimento_mediatico/52244_53146/

 

di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

Il 21 febbraio 2014, dopo mesi di proteste dell’Euromaidan, il presidente ucraino Victor Yanukovich accettò le elezioni anticipate e firmò un accordo in dieci punti con i leader dell'opposizione Arseniy Yatzeniuk, Vitaly Klitschko e Oleh Tyahnybok (il leader suprematista e antisemita del partito ultranazionalista Svoboda - allora vicino a Forza Nuova e Alba Dorata), che prevedeva fra le altre cose:

 

- la formazione di un governo di coalizione entro dieci giorni;

- la reintroduzione della costituzione del 2004;

- l'amnistia per i manifestanti arrestati per le violenze;

- le riforme entro dicembre 2014;

- lo sgombero dei palazzi occupati;

- il disarmo dei rivoltosi.

I ministri degli Esteri Radoslaw Sikorski della Polonia, Laurent Fabious dekka Francia e Frank-Walter Steinmeier della Germania fecero da garanti all'accordo. L'accordo però, non venne mai rispettato.

Mentre le forze di polizia si ritiravano da Kiev, Dmitry Yarosh, comandante della formazione paramilitare di estrema destra neonazista Pravy Sector, rifiutava di far deporre le armi ai propri uomini e lanciava un ultimatum a Yanukovich, costringendolo alla fuga.

Il parlamento ucraino si affrettò a dichiarare Yanukovich auto-rimosso e proclamare Turchynov presidente a interim dell’Ucraina. L'accordo si era rivelato una trappola per Yanukovich, nonostante le garanzie dell'Europa.

Il putsch venne chiamato "rivoluzione della dignità" da una stampa palesemente schierata con i rivoltosi, tanto da omettere di riportare l’opinione dell’altra parte, quella degli ucraini antimaidanisti. Oleg Yasinsky, giornalista indipendente e intellettuale ucraino, esponente del movimento umanista, è sicuro: l’Euromaidan fu un colpo di Stato, un golpe fascista, un golpe antiucraino e antiumanista.

Del resto se fosse stata davvero una rivoluzione democratica, i manifestanti sarebbero rimasti nel solco della Costituzione e non ci sarebbe stata la destituzione violenta del legittimo presidente in carica, come non ci fu nel 2019 in Cile.

Il manipolo di paramilitari neofascista, neonazista, ultranazionalista e banderista che fu a capo delle proteste, venne sostenuto trasversalmente dalla classe politica europea. In Italia dal PD e dalla sinistra imperiale. In Ucraina – ricorda Yasinsky nell’intervista a L’Antidiplomatico -  i rivoltosi di estrema destra si trovarono a fianco di sedicenti anarchici e gruppi di attivisti per i diritti di genere,  come le FEMEN, spesso collegati agli USA tramite ambasciata e ONG ambigue.

La presenza della sinistra imperiale ed il suo attivismo nell’Euromaidan (nel ruolo di utile idiota dei banderisti e di Victoria Nuland) fu strumentalizzata dalla stampa, per spacciare le proteste violente dei neonazisti in armi per “manifestazioni democratiche di giovani studenti pacifici per la libertà contro il dittatore fantoccio di Putin”.

Yasinsky definisce l’Ucraina un laboratorio nel quale avvenne un grande esperimento mediatico di manipolazione di massa. Mette a fuoco il ruolo determinante dei media, già allora sotto il controllo delle forze pro-Maidan, nella demonizzazione del presidente Yanukovich e per costruire il consenso alle formazioni paramilitari che agirono nelle rivolte, sia interno che fuori dall’Ucraina.

Il governo di Victor Yanukovich non era tanto più corrotto o peggiore di quelli precedenti. La fine del comunismo si era rivelata un inganno: il libero mercato aveva disatteso le tante promesse di ricchezza e benessere, gli ucraini non erano diventati cittadini occidentali, i burocrati di partito erano diventati oligarchi e si alternavano alla guida del Paese. Ogni governo riusciva ad essere peggiore del precedente e la sinistra, debole, divisa e “arcaica”, non era in grado di rappresentare le istanze delle classi lavoratrici. Gli ucraini stavano peggio di prima.

I media strumentalizzarono facilmente il malcontento delle masse, sempre più povere e sfiduciate dalla politica, manipolandole a livello emozionale.

“Se Pinochet prendesse il potere adesso in Cile o in un altro Paese del mondo, con il sostegno degli Stati Uniti, la maggioranza dei cileni crederebbe che è una rivoluzione, non un golpe. Lo stesso che è accaduto all’Ucraina. L’Ucraina ha avuto la sfortuna di essere vittima di un grande esperimento mediatico che ha ingannato il Paese. C’è stata poca resistenza al golpe in Ucraina perché la maggior parte del popolo fu ingannato dai media”, afferma Yasinsky.

Il canovaccio delle rivoluzioni colorate, già utilizzato nelle primavere arabe e in Siria, dopo l'Ucraina venne esportato in Venezuela, nelle stesse e identiche modalità. La manipolazione mediatica aveva funzionato talmente bene nel caso ucraino, che vennero lanciate le stesse campagne internazionali. SOS Ucraina, lo spot emozionale per sponsorizzare le rivolte banderiste dell’Euromaidan, diventò SOS Venezuela, per promuovere la destabilizzazione violenta da parte della destra fascista e filo-statunitense venezuelana.

I media, sia in Ucraina che in Venezuela, omisero le violenze perpetrate dai cosiddetti “rivoluzionari” contro gli stessi ucraini e venezuelani, omisero di rappresentare una parte di popolo che invece sosteneva i governi e – soprattutto – si opponeva e continua ad opporsi al blocco imperialista guidato dagli USA (che per semplicità chiamiamo Occidente). Questa parte di cittadinanza è semplicemente rimossa, cancellata dalla realtà mediatica. Successivamente i media inventarono un termine per riferirsi agli ucraini antimaidainisti: filorussi.

Ormai non ha più molto senso continuare a chiedersi se l’Euromaidan fu una rivoluzione o un colpo di Stato. Piuttosto si dovrebbe trovare una risposta alla domanda: perché Yanukovich venne cacciato in maniera violenta da paramilitari neonazisti, proprio nel momento in cui aveva accettato le nuove elezioni e in poco tempo sarebbe stato possibile rimuoverlo in maniera legittima ( e poi indagarlo ed eventualmente arrestarlo per i presunti crimini commessi durante il Maidan)? Perché il parlamento ucraino avallò un atto illegale? Perché i garanti europei non fecero rispettare l’accordo? Perché ci fu un golpe e non una transizione democratica?

Probabilmente perché l’interesse non era quello di portare la democrazia e la libertà in Ucraina (e come avrebbero potuto farlo dei nostalgici di Stepan Bandera e oligarchi come Poroshenko e Kolomoisky?) ma quello di mettere il Paese sotto il controllo totale dell’Occidente, portandolo definitivamente dall’area di influenza russa. Questa mossa portò alla distruzione dell’Ucraina, del popolo ucraino e la guerra in Europa, il 14 aprile 2014.

Il governo americano non sta aiutando l'Ucraina ma cura i propri interessi: il 90% del denaro stanziato per sostenere l’Ucraina viene speso negli USA


Gli Stati Uniti spiegano come traggono vantaggio dal conflitto ucraino

 
Il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller ha dichiarato che il 90% del denaro stanziato dagli Stati Uniti per sostenere l’Ucraina viene speso nello stesso Paese nordamericano.

Washington trae vantaggio dal conflitto ucraino, ha detto martedì il portavoce del Dipartimento di Stato americano Matthew Miller in una conferenza stampa.

Commentando la posizione del Congresso americano riguardo allo stanziamento di fondi per aiutare l’Ucraina, il portavoce ha indicato che il suo dipartimento sta attualmente cercando di convincere l’organo legislativo che la concessione di un nuovo pacchetto di aiuti al regime di Kiev è nell’interesse nazionale di Washington.

“Continueremo a lavorare con il Congresso per garantire che l’approvazione di questa richiesta di finanziamento supplementare sia nel migliore interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Avete sentito il Segretario parlare di questo la settimana scorsa. Uno degli argomenti che ha avanzato è che, in Per quanto riguarda il nostro Per l’assistenza in materia di sicurezza all’Ucraina, il 90% del denaro viene speso qui negli Stati Uniti. Ciò va a vantaggio della produzione americana e dello sviluppo tecnologico americano “, ha affermato Miller.

Deposito missili USA colpito da artiglieria russa

Allo stesso tempo, il portavoce ha osservato che diversi membri del Congresso hanno avuto l’opportunità di parlare con funzionari ucraini ed europei durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco e di “sentire direttamente” che l’aiuto a Kiev rappresenta ” gli interessi di sicurezza nazionale dell’Europa e anche dei nostri paesi transatlantici”. sicurezza nazionale .”

Senza un maggiore sostegno da parte del Congresso, l’Ucraina non sarà in grado di ricostituire le sue difese aeree e le munizioni per proteggersi”, ha osservato il portavoce. Inoltre, Miller ha annunciato che le autorità statunitensi stanno preparando un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che sarà pubblicato venerdì.

Fonte: RT Actualidad

Traduzione: Luciano Lago

Strategia della fame come arma di guerra. Israele ha aperto il fuoco su un convoglio delle Nazioni Unite che trasportava aiuti umanitari a Gaza


Le forze israeliane bombardano i mezzi che portano gli aiuti alimentari a Gaza

 
Strategia della fame come arma di guerra da parte di Israele

Il 5 febbraio, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno aperto il fuoco su un convoglio delle Nazioni Unite che trasportava aiuti umanitari vitali nel centro di Gaza, bloccando infine il progresso dei camion verso la parte settentrionale, dove i palestinesi sono sull’orlo della carestia, secondo documenti condivisi in esclusiva. dall’analisi dell’ONU e della CNN .

La CNN ha ricevuto la corrispondenza tra le Nazioni Unite e le IOF che indicava che il percorso del convoglio era stato concordato da entrambe le parti prima del bombardamento. Secondo un rapporto interno sull’incidente creato dall’UNRWA, la principale agenzia di assistenza delle Nazioni Unite a Gaza, e ottenuto dalla CNN , il veicolo era uno dei dieci di un convoglio che è stato fermato in una posizione di attesa dell’IDF quando è stato colpito da colpi di arma da fuoco.

La maggior parte del carico, principalmente la farina di frumento, necessaria per produrre il pane, è stata distrutta.
Tracciare l’attacco israeliano rivela gli enormi problemi che le organizzazioni umanitarie devono affrontare nel fornire rifornimenti agli oltre 2 milioni di residenti di Gaza a causa dell’assedio e degli ostacoli israeliani.

Circa l’85% degli abitanti di Gaza sono sfollati interni, a causa dei quasi cinque mesi di bombardamenti “israeliani” sulla Striscia.

Juliette Touma, direttrice globale delle comunicazioni dell’UNRWA , ha detto alla CNN che il convoglio era in viaggio verso “aree centrali” prima di essere colpito dal fuoco israeliano.

Il 5 febbraio le Foi hanno affermato che stavano indagando sull’incidente, uno dei tanti in cui sono stati presi di mira i convogli umanitari.

Persone in coda per fame a Gaza

In seguito all’attacco del 5 febbraio, l’UNRWA ha deciso di sospendere la consegna dei convogli nel nord di Gaza. L’ultima volta che all’organizzazione è stato permesso di fornire cibo a nord di Wadi Gaza, una striscia di paludi che attraversa la striscia, è stato il 23 gennaio. Le Nazioni Unite stimano che 300.000 persone continuino a vivere nel nord di Gaza senza alcun aiuto. Secondo l’Onu la malnutrizione acuta è già stata riscontrata nel 16,2% dei giovani, una percentuale oltre la soglia critica.

Il convoglio, che comprendeva dieci camion di soccorso e due veicoli blindati con le insegne delle Nazioni Unite, ha iniziato il suo viaggio nelle prime ore del 5 febbraio.

L’agenzia ha precisato che prima di partire per i rifornimenti, aveva collaborato in anticipo con le forze israeliane, concordando il percorso da seguire, come è consuetudine.

Da uno scambio di email tra UNRWA e COGAT, l’organizzazione militare israeliana incaricata di monitorare le attività nelle aree palestinesi e coordinare gli aiuti umanitari, emerge un accordo affinché il convoglio utilizzi Al Rashid Road.
Touma ha spiegato in dettaglio come questo coordinamento viene definito “deconflitto” e garantisce che i convogli non vengano presi di mira.

Ha spiegato come Gaza “è diventato molto rapidamente uno dei posti più pericolosi in cui lavorare come operatore umanitario”, specificando che molti lavoratori sono costretti a fornire aiuti sotto il fuoco nemico.

All’epoca, il direttore dell’UNRWA, Tom White, pubblicò su X due foto che mostravano un camion con pianale con una buca nel punto in cui si trovava il carico e scatole di rifornimenti sparse sulla strada. Secondo la geolocalizzazione delle fotografie da parte della CNN, il buco era sul lato del camion rivolto verso il mare, indicando che era stato colpito da una munizione sparata da quella direzione. Ore dopo l’attacco, la CNN ha visto filmati satellitari che hanno rivelato navi lanciamissili israeliane alcuni chilometri al largo.

Nota: La punizione collettiva inflitta agli abitanti di Gaza, oltre ai bombardamenti di case, ospedali, scuole e depositi, panifici e tutto il resto, prevede l’utilizzo della fame e delle malattie per tutte quelle persone che sono sopravvissute ai bombardamenti. Per questo le autorità israeliane bloccano l’arrivo degli aiuti e sparano contro i convogli che riescono ad entrare nella striscia. Tuttavia non si deve parlare di GENOCIDIO perchè il governo israeliano si offende.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione: Luciano Lago

Le Parole surreali della Von der Leyen… come se vivesse in un mondo propagandistico cui crede solo lei e i suoi sodali

 

Von der Leyen: “Difenderemo la ‘Democrazia’ dagli Euroscettici!”

Le Parole surreali della Von der Leyen…

Dobbiamo proteggere quello che rende unica e forte l’Europa: la nostra democrazia e i nostri ‘valori’. Siamo un’Unione di 27 Paesi, con un appeal tanto forte che molti altri Stati vogliono unirsi a noi, dai Balcani Occidentali all’Ucraina. Questo è il grande successo dell’Europa e dobbiamo continuare a difenderlo da coloro che vogliono dividerci, gli euroscettici e gli ‘amici di Putin’, che siano dentro l’Ue o fuori”. Lo dice la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, a Bruxelles in un punto stampa nella sede del Parlamento.

“Insieme siamo riusciti a preparare l’Ue per il futuro”, ma “c’è ancora molto da fare”, dice von der Leyen dopo che il gruppo del Ppe l’ha confermata come unica candidata dei Popolari alla presidenza della prossima Commissione (la nomina a ‘Spitzenkandidatin’, candidata di punta, verrà ufficializzata dal congresso del Ppe a Bucarest, il 6-7 marzo).

“Dal 2019 ad oggi – ricorda von der Leyen – sono successe tantissime cose. Questi cinque anni mi hanno insegnato molto, ho anche imparato quante cose si possono fare. Il mio mandato è iniziato con la Brexit, anche se tendo a dimenticarlo. Ero in carica da soli 100 giorni, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la pandemia da Covid-19. È stato un periodo terribile, ma lavorando con il Parlamento e gli Stati membri siamo riusciti ad aprire nuovi terreni, mantenendo unito il nostro mercato”.

Siamo anche riusciti, grazie a Next Generation Eu – proseguead evitare una grave recessione economica.Poi, mentre la ripresa dell’Ue era in corso, la Russia ha invaso l’Ucraina. Siamo stati con Kiev sin dal primo giorno: non ho dimenticato comeVladimir Putin ha tentato di ricattarci, sfruttando la nostra dipendenza dal gas russo (In realtà è la UE che ha deciso di fare a meno del gas russo, ndr).

Siamo rimasti saldi, passando attraverso la maggiore crisi energetica degli ultimi 40 anni. Siamo riusciti a trasformarla in una opportunità, diversificando con Paesi amici come gli Usa e la Norvegia, aumentando la nostra efficienza energetica, investendo nell’energia pulita prodotta nell’Ue. Oggi l’Europa è più vicina alla resilienza energetica di quanto non sia mai stata”, sottolinea.

“Io lavoro con chi è pro Ue, pro Nato e pro Ucraina, con chi sostiene i valori democratici”, dice la presidente della Commissione Europea, ricandidata, rispondendo a Bruxelles, a fianco del capogruppo del Ppe Manfred Weber, a chi le chiede se accetterà i voti dell’Ecr quando la nomina passerà al vaglio del Parlamento Europeo.

“Sappiamo che ogni elezione europea porta dei cambiamenti nella composizione dei diversi partiti e dei diversi gruppi parlamentari – continuacontano i contenuti e chi difende la democrazia contro gli euroscettici, chi difende i nostri valori contro gli ‘amici di Putin’. Questi sono quelli con cui intendo lavorare”. Per von der Leyen è “impossibile” lavorare con chi è “contro lo Stato di diritto” e con “gli amici di Putin. Ci devono essere posizioni politiche chiare”.

“E non sappiamo – aggiunge, alludendo verosimilmente alle defezioni che potrebbero subire i Conservatori (si parla, tra l’altro, dei Demokraterna svedesi e dell’N-Va fiammingo, oggi nell’Ecr, che non avrebbero gradito l’ingresso dei francesi di Reconquete, né sarebbero a favore dell’ingresso di Fidesz) – chi formerà l’Ecr dopo le elezioni, né quali gruppi lo lasceranno e, per esempio, si uniranno al Ppe, cosa che è possibile”.

Insomma, “la linea di confine è: difendi la democrazia? Difendi i nostri valori? Sei fermo nel difendere lo Stato di diritto? Sostieni l’Ucraina? Combatti contro il tentativo di Putin di dividere l’Europa? Queste risposte devono essere molto chiare”, scandisce von der Leyen.

Surreale…

Fonte: https://www.adnkronos.com

Visto su: https://www.imolaoggi.it/2024/02/21/von-der-leyen-difenderemo-la-democrazia-dagli-euroscettici/

Come la CIA destabilizza il mondo. La portata del continuo caos derivante dalle operazioni della CIA andate male è sbalorditiva

 

Come la CIA destabilizza il mondo

di Jeffrey D. Sachs - 22/02/2024

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/come-la-cia-destabilizza-il-mondo

Come la CIA destabilizza il mondo

Fonte: Sinistra in rete

La portata del continuo caos derivante dalle operazioni della CIA andate male è sbalorditiva. In Afghanistan, Haiti, Siria, Venezuela, Kosovo, Ucraina e molto altro ancora, le morti inutili, l’instabilità e la distruzione scatenate dalla sovversione della CIA continuano ancora oggi. I media tradizionali, le istituzioni accademiche e il Congresso dovrebbero indagare su queste operazioni al meglio delle loro possibilità e chiedere la pubblicazione di documenti per consentire una responsabilità democratica.
La CIA ha tre problemi fondamentali: i suoi obiettivi, i suoi metodi e la sua mancanza di responsabilità. I suoi obiettivi operativi sono quelli che la CIA o il Presidente degli Stati Uniti definiscono essere nell’interesse degli Stati Uniti in un determinato momento, indipendentemente dal diritto internazionale o dalle leggi statunitensi. I suoi metodi sono segreti e doppi. L’assenza di responsabilità significa che la CIA e il Presidente gestiscono la politica estera senza alcun controllo pubblico. Il Congresso è uno zerbino, uno spettacolo secondario.
Come ha detto un recente direttore della CIA, Mike Pompeo, parlando del suo periodo alla CIA: “Ero il direttore della CIA. Mentivamo, imbrogliavamo, rubavamo. Avevamo interi corsi di formazione. Ti ricorda la gloria dell’esperimento americano”.
La CIA fu istituita nel 1947 come successore dell’Office of Strategic Services (OSS). L’OSS aveva svolto due ruoli distinti durante la Seconda guerra mondiale, l’intelligence e la sovversione. La CIA assunse entrambi i ruoli. Da un lato, la CIA doveva fornire informazioni al governo degli Stati Uniti. Dall’altro, la CIA doveva sovvertire il “nemico”, cioè chiunque il presidente o la CIA definissero tale, utilizzando un’ampia gamma di misure: assassinii, colpi di stato, inscenare disordini, armare gli insorti e altri mezzi.
Quest’ultimo ruolo si è rivelato devastante per la stabilità globale e per lo Stato di diritto statunitense. Un ruolo che la CIA continua a perseguire anche oggi. In effetti, la CIA è un esercito segreto degli Stati Uniti, capace di creare scompiglio in tutto il mondo senza alcuna responsabilità.

Quando il Presidente Dwight Eisenhower decise che l’astro nascente della politica africana, il democraticamente eletto Patrice Lumumba dello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo), era il “nemico”, la CIA cospirò nel suo assassinio nel 1961, minando così le speranze democratiche dell’Africa. Non sarebbe stato l’ultimo presidente africano abbattuto dalla CIA.
Nei suoi 77 anni di storia, la CIA è stata chiamata a rispondere pubblicamente solo una volta, nel 1975. In quell’anno, il senatore dell’Idaho Frank Church guidò un’indagine del Senato che rivelò la scioccante furia della CIA in fatto di assassinii, colpi di stato, destabilizzazione, sorveglianza, torture ed “esperimenti” medici in stile Mengele.
La denuncia da parte del Comitato Church delle scioccanti malefatte della CIA è stata recentemente riportata in un superbo libro del reporter investigativo James Risen, The Last Honest Man: The CIA, the FBI, the Mafia, and the Kennedys-and One Senator’s Fight to Save Democracy.
Quel singolo episodio di svista si verificò a causa di una rara confluenza di eventi.
L’anno prima del Comitato Church, lo scandalo Watergate aveva rovesciato Richard Nixon e indebolito la Casa Bianca. Come successore di Nixon, Gerald Ford non era stato eletto, era un ex membro del Congresso ed era riluttante a opporsi alle prerogative di supervisione del Congresso. Lo scandalo Watergate, su cui aveva indagato la Commissione Ervin del Senato, aveva inoltre dato potere al Senato e dimostrato il valore della supervisione del Senato sugli abusi di potere dell’Esecutivo. In particolare, la CIA era da poco guidata dal direttore William Colby, che voleva ripulire le operazioni della CIA. Inoltre, il direttore dell’FBI J. Edgar Hoover, autore di illegalità pervasive esposte anche dalla commissione Church, era morto nel 1972.

Nel dicembre 1974, il giornalista investigativo Seymour Hersh, allora come oggi un grande reporter con fonti all’interno della CIA, pubblicò un resoconto delle operazioni illegali di intelligence della CIA contro il movimento antiguerra statunitense. Il leader della maggioranza del Senato dell’epoca, Mike Mansfield, un leader di carattere, nominò Church per indagare sulla CIA. Church stesso era un senatore coraggioso, onesto, intelligente, indipendente e intrepido, caratteristiche che scarseggiano cronicamente nella politica statunitense.
Se solo le operazioni disoneste della CIA fossero state consegnate alla storia come risultato dei crimini denunciati dalla Commissione Church, o almeno avessero portato la CIA sotto lo stato di diritto e la responsabilità pubblica. Ma non è stato così. La CIA ha avuto l’ultima risata – o meglio, ha fatto piangere il mondo – mantenendo il suo ruolo preminente nella politica estera degli Stati Uniti, compresa la sovversione all’estero.
Dal 1975, la CIA ha condotto operazioni segrete di sostegno ai jihadisti islamici in Afghanistan, che hanno distrutto completamente l’Afghanistan e dato origine ad Al-Qaeda. La CIA ha probabilmente condotto operazioni segrete nei Balcani contro la Serbia, nel Caucaso contro la Russia e in Asia centrale contro la Cina, tutte con l’impiego di jihadisti sostenuti dalla CIA. Negli anni 2010, la CIA ha condotto operazioni mortali per rovesciare la Siria di Bashir al-Assad, sempre con jihadisti islamici. Per almeno 20 anni, la CIA è stata profondamente coinvolta nella fomentazione della crescente catastrofe in Ucraina, compreso il violento rovesciamento del Presidente Viktor Yanukovych nel febbraio 2014, che ha innescato la devastante guerra che ora sta travolgendo l’Ucraina.
Cosa sappiamo di queste operazioni? Solo le parti che gli informatori, alcuni intrepidi reporter investigativi, una manciata di coraggiosi studiosi e alcuni governi stranieri sono stati disposti o in grado di raccontarci, con tutti questi potenziali testimoni che sapevano di poter incorrere in una severa punizione da parte del governo statunitense. La responsabilità dello stesso governo americano è stata scarsa o nulla, così come la supervisione o la limitazione imposta dal Congresso. Al contrario, il governo è diventato sempre più ossessivamente segreto, perseguendo azioni legali aggressive contro la divulgazione di informazioni classificate, anche quando, o soprattutto quando, tali informazioni descrivono le azioni illegali del governo stesso.

Di tanto in tanto, un ex funzionario statunitense vuota il sacco, come quando Zbigniew Brzezinski ha rivelato di aver indotto Jimmy Carter a incaricare la CIA di addestrare jihadisti islamici per destabilizzare il governo dell’Afghanistan, con l’obiettivo di indurre l’Unione Sovietica a invadere quel Paese.
Nel caso della Siria, abbiamo appreso da alcuni articoli del New York Times nel 2016 e nel 2017 delle operazioni sovversive della CIA per destabilizzare la Siria e rovesciare Assad, come ordinato dal Presidente Barack Obama. Ecco il caso di un’operazione della CIA terribilmente sbagliata, in palese violazione del diritto internazionale, che ha portato a un decennio di caos, a un’escalation della guerra regionale, a centinaia di migliaia di morti e a milioni di sfollati, eppure non c’è stato un solo riconoscimento onesto di questo disastro guidato dalla CIA da parte della Casa Bianca o del Congresso.
Nel caso dell’Ucraina, sappiamo che gli Stati Uniti hanno svolto un importante ruolo segreto nel violento colpo di Stato che ha fatto cadere Yanukovych e che ha trascinato l’Ucraina in un decennio di spargimenti di sangue, ma a tutt’oggi non ne conosciamo i dettagli. La Russia ha offerto al mondo una finestra sul colpo di Stato intercettando e poi pubblicando una telefonata tra Victoria Nuland, allora Vicesegretario di Stato americano (ora Sottosegretario di Stato) e l’Ambasciatore americano in Ucraina Geoffrey Pyatt (ora Vicesegretario di Stato), in cui si tracciava il governo post-golpe. Dopo il colpo di Stato, la CIA ha addestrato segretamente le forze operative speciali del regime post-golpe che gli Stati Uniti avevano contribuito a portare al potere. Il governo statunitense ha taciuto sulle operazioni segrete della CIA in Ucraina.

Abbiamo buone ragioni per credere che siano stati gli agenti della CIA a distruggere il gasdotto Nord Stream, come ha affermato Seymour Hersh, che ora è un reporter indipendente. A differenza del 1975, quando Hersh lavorava per il New York Times, quando il giornale cercava ancora di chiedere conto al governo, il Times non si degna nemmeno di esaminare la testimonianza di Hersh.

Chiedere alla CIA di rendere conto pubblicamente è ovviamente una lotta in salita. I presidenti e il Congresso non ci provano nemmeno. I media tradizionali non indagano sulla CIA, preferendo invece citare “alti funzionari senza nome” e l’insabbiamento ufficiale. I media mainstream sono pigri, subornati, timorosi degli introiti pubblicitari del complesso militare-industriale, minacciati, ignoranti o tutte queste cose? Chi lo sa.
C’è un piccolo barlume di speranza. Nel 1975, la CIA era guidata da un riformatore. Oggi la CIA è guidata da William Burns, uno dei principali diplomatici americani di lunga data. Burns conosce la verità sull’Ucraina, poiché è stato ambasciatore in Russia nel 2008 e ha informato Washington del grave errore di spingere l’allargamento della NATO all’Ucraina. Data la statura e i risultati diplomatici di Burns, forse sosterrebbe l’urgente necessità di un’assunzione di responsabilità.
La portata del continuo caos derivante dalle operazioni della CIA andate male è sbalorditiva. In Afghanistan, Haiti, Siria, Venezuela, Kosovo, Ucraina e molto altro ancora, le morti inutili, l’instabilità e la distruzione scatenate dalla sovversione della CIA continuano ancora oggi. I media tradizionali, le istituzioni accademiche e il Congresso dovrebbero indagare su queste operazioni al meglio delle loro possibilità e chiedere la pubblicazione di documenti per consentire una responsabilità democratica.
L’anno prossimo ricorre il 50° anniversario delle audizioni del Comitato Church. A cinquant’anni di distanza, con il precedente, l’ispirazione e la guida dello stesso Church Committee, è urgente aprire le tende, rivelare la verità sul caos guidato dagli Stati Uniti e dare inizio a una nuova era in cui la politica estera degli Stati Uniti diventi trasparente, responsabile, soggetta allo stato di diritto sia interno che internazionale e diretta alla pace globale piuttosto che alla sovversione di presunti nemici.

il “Risorgimento” fu radicale impostura, a partire dai plebisciti

 Il Risorgimento italiano - Itaca Scuola Itaca Scuola

il “Risorgimento” fu radicale impostura

https://www.maurizioblondet.it/il-risorgimento-fu-radicale-impostura/

 

Mi era sorta  una curiosità circa i “plebisciti” coi quali, secondo la propaganda risorgimentale che ci hanno insegnato a scuola,  nel 1860 il popolo italiano votò in massa   la unificazione d’Italia sotto il Re  di Sardegna,  con percentuali per il Sì dal 72 al 79% secondo i luoghi.   Come avvennero,visto che a quel tempo elezioni politiche non erano praticate?   il suffragio universale non esisteva nemmeno nel mondo dei sogni, e, ammesso che in qualche occasione si tenessero elezioni  ad esse si accedeva per censo, ossia limitato agli abbienti, non esteso alle “plebi” evocate romanamente.

 

Si votò sì o no alla seguente domanda: “Il popolo vuole l’Italia Una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e i suoi legittimi discendenti?“…

Scopro rapidamente un passo dello storico Cesare Cantù, un brianzolo, mica un irredentista borbonico, “il plebiscito giungea fino al ridicolo, poiché oltre a chiamare tutti a votare sopra un soggetto dove la più parte erano incompetenti, senza tampoco accertare l’identità delle persone e fin votando i soldati, si deponevano in urne distinte i Sì e i No, lo che rendeva manifesto il voto”.

E nel Sud «Giorni prima che si facesse il plebiscito furono affissi, alle mura delle città principali, dei grandi cartelli, in cui si dichiarava nemico della Patria chi si fosse astenuto o avesse dato il voto contrario all’annessione». (C. Alianiello, La conquista del Sud)

E cosa poteva accadere a chi, nonostante tutto, avesse il coraggio di mettere la propria scheda nell’urna “NO” ?

plebisciti_schede_1860

Risponde T. Pedio (Vita politica in Italia meridionale, 1860-1870) che afferma: «Basta che si manifesti il desiderio di votare per il mantenimento dei Borbone, perché si venga arrestati e rinviati a giudizio per rispondere di attentato a distruggere la forma di Governo; basta un semplice sospetto, perché si proceda al fermo preventivo che impedisce a numerosi cittadini di partecipare alle operazioni di voto». Un alto ufficiale piemontese, testimone oculare, ebbe a dichiarare: «In Caserta, lo Stato maggiore della mia Divisione, composto di cinquantuno ufficiali non tutti presenti al momento del plebiscito, si trovò ad avere centosessantasette voti. Nel resto del Regno si fece il plebiscito al pari di quello di Napoli».

Il «plebiscito» a Napoli avvenne in un clima intimidatorio, «sparpagliati per tutta la città, garibaldini e camorristi cercavano di convincere in tutte le maniere e con i modi più sbrigativi come si doveva votare, cercando di sforzare la volontà altrui. In ogni seggio di votazione vi erano due urne palesi, quella del No era coperta dai nazionali e camorristi». (N. C. D’Amelio, Quel lontano 1860).
«Tra un’esibizione di bandiere tricolori con stemma sabaudo e l’occhiuta vigilanza di addetti, guardie, e curiosi accalcati in entrata, ogni segretezza del voto – come si può capire – era pura illusione». (G. Campolieti, Re Franceschiello). Quei pochi che ebbero il coraggio di votare contro subirono minacce fisiche e violenze,  Specialmente i garibaldini si erano diverti ad andare a votare più volte, e certamente nessuno pensò di impedirlo ai galantuomini delle città di provincia, che affermavano in tal modo la loro importanza». Insomma, «si fece ricorso a ogni trucco, nel voto e negli scrutini, per ottenere il risultato plebiscitario desiderato». (P. G. Jaeger, Francesco II di Borbone l’ultimo re di Napoli).

Oltretutto, come illustra la mia fonte, lo stesso avidissimo e senza scrupoli  “re  Vittorio Emanuele” in qualche modo subì la estensione del suo potere al Sud con ripugnanza, come qualcosa contro natura. Disse : «…che unirsi con i meridionali era come mettersi a letto con un malato di vaiolo»;

Va da se che operò qui  la mano della Massoneria, oltre che dei camorristi . Resta il punto che La stessa unità d’Italia è stata attuata dal”Risorgimento”  con questa radicale immedicabile  impostura e violenza   ab  initio il che rende malata e patologica la “patria” che ci è stata data.

Cosa mettono in prima pagina i giornali di oggi pur di non parlare di Assange. di Enrica Perucchietti

 Giornate decisive per la libertà di Julian Assange - Contropiano

Cosa mettono in prima pagina i giornali di oggi pur di non parlare di Assange

21 Febbraio 2024

https://www.lindipendente.online/2024/02/21/cosa-mettono-in-prima-pagina-i-giornali-di-oggi-pur-di-non-parlare-di-assange/

Se foste uno dei quotidiani più venduti in Italia e aveste a disposizione non uno, ma ben due corrispondenti in quel di Londra, dove si sta attendendo il verdetto dell’Alta Corte britannica sull’estradizione di Julian Assange, che articolo fareste loro scrivere? Il buon senso imporrebbe una cronaca dettagliata sull’attesa della sentenza sul destino fondatore di Wikileaks… Invece, stamattina, una rassegna stampa dettagliata ci regala la cronaca dal mondo alla rovescia, come se le redazioni dei quotidiani del Belpaese avessero deciso all’unisono di disinteressarsi della vicenda, per focalizzarsi su bel altre notizie. A chi interessa, dopotutto, la possibile estradizione di Assange? Evidentemente non alle redazioni dei quotidiani italiani. È così che scopriamo che il cuore della redazione di Repubblica batte non per l’attivista australiano, ma per una iconica artista: Yoko Ono. Ebbene sì: Repubblica ha preferito mandare i propri corrispondenti, Castaldo e Guerrera, a Londra. E non alla sede dell’Alta Corte britannica dove si sta decidendo il futuro del giornalismo libero in Occidente, bensì alla mostra della musa e vedova dell’ex leader dei Beatles, John Lennon. Insomma, la controversa artista giapponese – co-autrice di Imagine – scavalca l’interesse per il destino di Assange e conquista la prima pagina del quotidiano diretto da Maurizio Molinari.

Che il giornalismo in Italia – con poche eccezioni, per esempio, Il fatto quotidiano e L’Unità che nella giornata di oggi aprono dando attenzione al caso – soffra nel dare voce alla causa di Assange è noto da tempo. Anche se, come vedremo, nei rari casi in cui ne parlano lo fanno in modo talmente impreciso e prevenuto da riuscir a far rimpiangere i pettegolezzi da tabloid.

La recente morte di Navalny, invece di accendere i riflettori sulla possibile estradizione del fondatore di Wikileaks, che rischia 175 anni di prigione negli USA, ha focalizzato l’isteria mediatica su fantasiose ricostruzioni e complotti (ovviamente, in assenza di prove) sulla morte del politico e blogger russo, sfruttando la ghiotta occasione per attaccare il Cremlino, con i soliti titoli altisonanti: “Salvini, la voce di Mosca” (la Repubblica); “Il pizzino di Putin all’Italia” (La Stampa); “Putin prova ad avvelenare l’Italia” (Il Giornale).

Ora che sappiamo che anche il nostro Paese rischia di finire “avvelenato” con qualche strana tossina e che lo spettro delle liste dei putiniani d’Italia è pronta a risgusciare fuori dal cassetto dal Corriere, dove stava facendo le ragnatele, per tenere alta l’asticella del terrorismo mediatico, Libero ci regala un titolo più dimesso rispetto alla consueta sobrietà che lo contraddistingue: “Via libera ai taxi del mare” (“L’incredibile sentenza” si legge nell’occhiello). Assange lo troviamo relegato nell’editoriale del direttore della testata, Daniele Capezzone, che ci tiene a sottolineare che il fondatore di Wikileaks “non è il Navalny dell’Occidente”: su di lui, si è detto tutto e il contrario di tutto, ci spiega il direttore di Libero, che ammette – a scanso di equivoci – di sentirsi più vicino a chi vede Assange come un “traditore”, e un uomo che “ha messo a rischio le vite di numerosi occidentali”, anziché a chi lo considera come un eroe. E non avevamo dubbi a riguardo.

Sulla stessa linea di pensiero di Capezzone, troviamo Giuliano Ferrara sul Il Foglio, che nell’articolo dal titolo emblematico, “Navalny e Assange, storie agli antipodi”, ricorda che Navalny “ha sfidato un regime sanguinario”, mentre Assange è un “tizio” che “tenta di sottrarsi alle leggi mettendo a repentaglio l’incolumità di chi si batte per la nostra libertà”. Da ex informatore a libro paga della CIA (come confermò lui stesso), Ferrara trasuda ancora una forma di apparente compiacimento per la persecuzione dell’attivista e giornalista australiano. Dalle colonne dello stesso quotidiano, Adriano Sofri, in maniera più felpata, deplora l’eccesso di spazio dedicato ad Assange (ci piacerebbe ci spiegasse dove) e precisa che “Assange piangerà anche dell’abuso che si fa del suo nome per rimpicciolire quello di Navalny”. Bizzarro che si scriva questo, dato che nel giorno del verdetto sulla sorte di Assange, i quotidiani sbattono in prima pagina Putin, Navalny, Salvini, gli immigrati, Yoko Ono e persino Roberto Baggio.

E già, perché, sempre in prima pagina, trovano spazio anche notizie di importanza vitale per i lettori italiani, come “Mio papà Roby Baggio e lo sbarco su Instagram” (sul Corriere della sera). Qua la figlia dell’ex calciatore, di professione social media manager, ci informa che il Divin Codino ha messo da parte la sua tradizionale riservatezza per aprire un profilo su Instagram. Siamo certi che i lettori del Corriere avranno apprezzato l’enfasi e il risalto dati questa grandiosa notizia, al posto della cronaca sulle vicissitudini di quel tizio australiano dal caschetto biondo.

Le profondità delle analisi dei commentatori mainstream, Libero e Il Foglio in primis, fanno in effetti rimpiangere le prime pagine di Repubblica e del Corriere: meglio distrarsi con Yoko Ono e con Roberto Baggio, anziché leggere certe ricostruzioni bizzarre su un giornalista che sta sacrificando la sua vita per amore della verità. La verità. Questa sconosciuta per la maggioranza dei “colleghi”, che cancellano ciò che potrebbe turbare i sonni loro e dei loro padroni, e infestano i quotidiani con indiscrezioni, pettegolezzi e la solita buona dose di terrorismo mediatico.

[di Enrica Perucchietti]

 

GLI HOUTHI STANNO ANNEGANDO L’EGEMONIA OCCIDENTALE. !2 navi danneggiate e una nave britannica affondata da poco


GLI HOUTHI STANNO ANNEGANDO L’EGEMONIA OCCIDENTALE

La lotta Houthi contro le potenze occidentali ha portato alla prima vittoria significativa. La nave portarinfuse britannica Rubymar, attaccata il 19 febbraio, è affondata nel Mar Rosso.

La nave è stata colpita da due missili antinave. L’equipaggio non è riuscito a spegnere l’incendio scoppiato a bordo ed è stato costretto ad evacuare. Nonostante i tentativi di salvare la nave, questa è affondato a seguito dell’attacco.

La Rubymar è divenuta la prima nave ad affondare a seguito dell’attacco nel Mar Rosso. In precedenza, decine erano solo danneggiate. Gli Houthi hanno confermato la distruzione della nave e hanno annunciato nuovi attacchi

 Dopo l’affondamento della Rubymar, le forze Houthi hanno attaccato anche altre 2 navi portarinfuse. Le forze armate yemenite hanno annunciato attacchi missilistici contro le navi commerciali statunitensi Sea Champion e Navis Fortuna, che secondo quanto riferito hanno subito “danni catastrofici”. Secondo rapporti non ufficiali, uno dei missili è atterrato vicino al lato di una delle navi portarinfuse e ha causato danni limitati a causa di schegge e un’onda esplosiva, la nave portarinfuse ha mantenuto la sua rotta. Non ci sono dati sui danni alla seconda nave portarinfuse.

Un’altra vittoria degli Houthi nelle ultime 24 ore è stata la distruzione dell’UAV da attacco e da ricognizione americano MQ-9 Reaper con un missile terra-aria.

L’esercito americano ha risposto con nuovi attacchi sul territorio yemenita; ma nel contesto dell’escalation in corso, sembrano privi di significato.

Gli Houthi non fermano i loro attacchi ma anzi ne aumentano l’intensità, anche con l’uso dei droni navali . Allo stesso tempo, gli Houthi hanno lasciato che le navi cinesi e russe attraversino il canale senza ostacoli.

Fonte: South Front

Traduzione: Luciano Lago