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"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Haaretz: "la banda di necrofili che governa Israele". Il j’accuse di Heymann su Haaretz

 

Haaretz: "la banda di necrofili che governa Israele"

Il j'accuse di Haaretz sulla guerra di Gaza e sul recente massacro perpetrato dall'IDF per liberare gli ostaggi.
 
di Eleonora Piergallini
 
Haaretz: "la banda di necrofili che governa Israele" Tempo di lettura: 4 minuti https://www.piccolenote.it/mondo/haaretz-banda-di-necrofili-governa-israele 

“Solo una persona senza cuore potrebbe non versare una lacrima di gioia guardando le immagini dei quattro ostaggi mentre tornano a casa dopo 264 giorni di prigionia”. Inizia così un articolo di Barak Heymann su Haaretz che, proprio partendo da questa felicità, condanna senza riserve il massacro dei palestinesi che si consuma a a Gaza, anzitutto quello, immane, perpetrato a Nuseirat per liberare i quattro ostaggi.

Il j’accuse di Heymann su Haaretz

Così il suo articolo suona come un durissimo j’accuse contro la leadership israeliana, fin dal titolo: “Solo una persona senza cuore può volere il proseguimento della guerra di Israele a Gaza”.

Only a Heartless Person Would Want Israel's War in Gaza to Go On

Nel suo scritto, Heymann sottolinea come, proprio per la gioia di rivedere vivi e liberi i quattro prigionieri, sia più importante che mai rilevare che un numero sempre maggiore di persone sta finalmente realizzando una semplice verità: che questa guerra deve finire, immediatamente.

E annota che per liberare gli ostaggi ancora prigionieri di Hamas non si deve passare necessariamente attraverso “un’operazione eroica” come quella di Nuseirat – che, come ha affermato lo stesso portavoce dell’IDF in un raro momento di sincerità, “avrebbe potuto concludersi in modo molto diverso” (ossia con la morte degli ostaggi) – ma piuttosto siglando un accordo con Hamas che ponga immediatamente fine al massacro che Israele sta perpetrando a Gaza.

L’operazione di salvataggio, che ha causato una strage dei palestinesi, è avvenuta in un momento cruciale, cioè proprio quando un accordo con Hamas iniziava a delinearsi all’orizzonte.  Infatti, l’annuncio di Biden di piano per il cessate il fuoco e la minaccia di Benny Gantz di dimettersi proprio l’8 giugno, giorno del massacro, se Netanyahu non si avesse accolto tale proposta, sembravano aprire uno spiraglio di speranza.

Il successo che rilancia la guerra

Invece, continua Heymann, quanto avvenuto l’8 giugno, invece di rafforzare lo slancio per un accordo, ha avuto come effetto di renderlo più arduo. Infatti, “il primo ministro israeliano e il suo seguito di tirapiedi, con le loro decisioni disastrose che decidono chi vive e chi muore, hanno cercato di sfruttare il successo dell’operazione per dimostrare che non c’è nulla di più saggio che proseguire la guerra con tutte le nostre forze”.

Ma, avverte Heymann, è fondamentale non farsi ingannare dalle “manipolazioni” del governo, “perché solo un uomo senza cuore potrebbe non piangere di dolore di fronte alle immagini strazianti delle decine di famiglie palestinesi che hanno perso i loro cari in questa operazione. Alcuni di essi erano bambini piccolissimi, il cui unico peccato è stato quello di nascere a Gaza”.

Per liberare i quattro ostaggi, l’operazione portata avanti dall’IDF ha causato, ad oggi, la morte di 274 persone. Un bilancio che potrebbe aumentare visto che i medici dell’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, l’ultimo ospedale funzionante nella zona centrale di Gaza, hanno dichiarato di non essere equipaggiati per prestare soccorso ai circa 700 feriti provocati dall’attacco.

Heymann conclude il suo articolo con un appello accorato alla sua nazione: “Non possiamo permettere che il prezzo pagato da palestinesi e israeliani per il ritorno di quattro ostaggi sia così orribile. Chiunque abbia un’anima e un po’ di buon senso deve comprendere questa realtà e fare tutto il possibile per fermare la banda di necrofili che ci governa e che continua a causare morti e sofferenze inutili”.

Levy e la morte della coscienza di Israele

Anche Gideon Levy, sempre su Haaretz, racconta di quanto accaduto a Nuseirat e anche lui annota come la gioia per la liberazione dei prigionieri era sacrosanta, ma che nell’euforia dilagata in Israele nessuna parola è stata spesa per i tanti, troppi, palestinesi uccisi. Una omissione che sancisce la “morte” della coscienza di Israele.

Why Did Israel Conceal Hundreds of Gazans' Deaths in 'Perfect' Hostage Rescue Operation?

Tutti quei morti, uno dei massacri più tragici di questa guerra, eppure “Israele ha scelto di obliterarli, di cancellarne la memoria, di negare la loro esistenza, come se, una volta nascosti e ignorati, non fossero mai accaduti”.

E cita due esempi eclatanti di tale tragica omissione. Quello di una conduttrice televisiva che ha parlato di un’operazione “perfetta”. Lapidario il commento di Levy: “Che cosa intendeva dire? Che 300 morti rappresentano la perfezione?” E si chiede se la cronista avrebbe usato la stessa definizione se le vittime palestinesi fossero state mille o decine di migliaia. Tale numero avrebbe “superato la soglia della perfezione?” Si chiede Levy. “Avrebbe suscitato interrogativi? È davvero molto dubbio”.

Quindi, Levy commenta le parole del comandante della polizia di frontiera  Itzhak Brik, “l’eroe del momento” perché ha coordinato il blitz, il quale ha parlato di “un’operazione chirurgica” guidata da “valori”.

Anche in questo caso, Levy si chiede: “Come dovrebbe avvenire l’uccisione di [così tante] persone in una modalità non guidata da valori? Davvero i 300 morti possono essere ricompresi come un’operazione ‘chirurgica’? Come dovrebbe avvenire un omicidio in modalità genocida?”.

L’ONU ha dichiarato Israele responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità, Israele ha ostacolato le indagini, impedendo l’accesso ai territori

 

L’ONU ha dichiarato Israele responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità

13 Giugno 2024 

https://www.lindipendente.online/2024/06/13/lonu-ha-dichiarato-israele-responsabile-di-crimini-di-guerra-e-contro-lumanita/

 

Un rapporto della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite, accusa sia le autorità israeliane che quelle palestinesi di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il rapporto indica che le autorità israeliane sono responsabili di tali crimini durante le operazioni militari e gli attacchi a Gaza a partire dal 7 ottobre 2023. Allo stesso tempo, i gruppi armati palestinesi sono ritenuti responsabili di crimini di guerra commessi in Israele. Questa indagine, la prima delle Nazioni Unite sugli eventi dal 7 ottobre 2023, si basa su interviste con vittime e testimoni, sia a distanza che durante missioni in Turchia e in Egitto. Oltre alle testimonianze, sono stati presentati e verificati migliaia di elementi open-source tramite analisi forensi avanzate, immagini satellitari e rapporti medici forensi. Il rapporto sottolinea inoltre che Israele ha ostacolato le indagini, impedendo l’accesso della Commissione al proprio territorio e ai Territori palestinesi occupati.

Il rapporto della Commissione verrà presentato in occasione del 56esimo Consiglio per i Diritti dell’Uomo, che si terrà a Ginevra il 19 giugno. Secondo quanto scritto sul comunicato stampa delle Nazioni Unite, il documento verrà accompagnato da altri due distinti rapporti, uno sull’attacco del 7 ottobre, e un altro sulle operazioni militari israeliane fino alla fine del 2023. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, le autorità israeliane sarebbero responsabili dei crimini di guerra di “impiego della fame come metodo di guerra, omicidio o uccisione intenzionale, attacco intenzionale contro civili e beni civili, trasferimento forzato, violenza sessuale, tortura e trattamenti inumani o crudeli, detenzione arbitraria e oltraggi alla dignità personale”. Il braccio armato di Hamas e “altri sei gruppi armati palestinesi” sarebbero invece responsabili dei crimini di guerra di “attacchi diretti contro i civili, omicidio o uccisione volontaria, tortura, trattamento disumano o crudele, distruzione o confisca dei beni di un avversario, attentati alla dignità personale e presa di ostaggi, compresi bambini”.

Il documento delle Nazioni Unite non è stato ben accolto dalle autorità israeliane. La missione diplomatica di Israele a Ginevra ha a tal proposito pubblicato un post sul social network X in cui definisce il rapporto ONU come una “accusa abominevole e immorale”, che rifletterebbe “la sistematica discriminazione anti-israeliana di questa Commissione d’inchiesta, nata nel peccato, nel 2021, mentre Hamas lanciava razzi sui civili israeliani”; con questo riferimento, la missione israeliana a Ginevra intende richiamare gli attacchi che portarono all’inaugurazione della operazione delle Forze di Difesa Israeliane Guardiani delle Mura: si tratta degli stessi scontri che, secondo l’ONG umanitaria B’Tselem, avrebbero causato 9 morti israeliani, e 232 palestinesi. Le parole della missione israeliana ricalcano le solite accuse che le autorità di Tel Aviv lanciano sull’ONU e su altre organizzazioni internazionali da mesi. Non è infatti la prima volta che vengono redatti rapporti che denunciano le azioni che Israele sta portando avanti in questo momento a Gaza, tra il documento “Anatomia di un genocidio” di Francesca Albanese, i vari ordini di misure per “prevenire il genocidio” da parte della Corte Internazionale di Giustizia, e la richiesta di mandati d’arresto per Netanyahu e Gallant da parte del procuratore della Corte Penale Internazionale.

Tanti sono poi i Paesi che hanno chiamato un cessate il fuoco, mozione recentemente adottata anche dall’ONU attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Nonostante ciò, Israele ha continuato, e continua, a bombardare a tappeto la Striscia e a portare avanti la propria azione militare. A oggi, secondo il Ministero della Sanità di Gaza i morti a partire dal 7 ottobre sarebbero oltre 37.200, mentre i feriti sarebbero poco meno di 85.000; procedono inoltre silentemente i raid in Cisgiordania, tra Jenin, Nablus, ed Hebron, dove solo negli ultimi giorni si stanno intensificando gli scontri con le milizie armate e le aggressioni dei coloni.

[di Dario Lucisano]

Costringere l'Europa alla guerra contro la Russia. La plutocrazia crede che in seguito potrà acquistare il tutto per una cifra irrisoria

 

Pepe Escobar - Costringere l'Europa alla guerra contro la Russia? La plutocrazia ha preso la sua decisione


La plutocrazia crede che in seguito potrà acquistare il tutto per una cifra irrisoria, quando le mosche staranno ancora deponendo le uova nelle carcasse europee

 

di Pepe Escobar –  Strategic Culture

[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]

 

Così Le Petit Roi di Parigi è stato prevedibilmente schiacciato nei sondaggi europei. Ha indetto elezioni parlamentari lampo, sciogliendo l'Assemblée Nationale in un atto di cieca e puerile vendetta nei confronti dei cittadini francesi, attaccando di fatto la democrazia istituzionale francese.

Che comunque non significa molto, perché i principi di "libertà, uguaglianza, fraternità" sono stati da tempo usurpati da un'oligarchia crassa.

Il secondo turno di queste nuove elezioni francesi si terrà il 7 luglio – quasi in concomitanza con le elezioni lampo britanniche dell'11 luglio, e solo pochi giorni prima di quella catastrofe urbana a fuoco lento che saranno le Olimpiadi di Parigi.

I salotti parigini si infiammano di curiosità sul perché il piccolo tirapiedi dei Rothschild con il complesso di Napoleone stia gettando tutti i suoi giocattoli fuori dalla carrozzina perché non ottiene ciò che vuole.

In fondo quello per cui brama veramente è diventare un "Presidente di Guerra" – insieme al Cadavere alla Casa Bianca, a Starmer nel Regno Unito, a Rutte nei Paesi Bassi, alla Medusa tossica von den Lügen a Bruxelles, a Tusk in Polonia, senza dover rispondere al popolo francese.

È quasi certo che Le Petit Roi si troverà di fronte alla prospettiva concreta di diventare un Presidente "anatra zoppa" che deve obbedire a un Parlamento di destra; le chiacchiere dell'Eliseo si sono già unite al circo, dando l'impressione che potrebbe dimettersi (cosa poi smentita). Tuttavia, se Le Petit Roi parte per la guerra contro la Russia, nessun cittadino francese lo seguirà, tanto meno il – pietoso – esercito francese.

Tuttavia, sono in gioco cose più importanti. Dopo i messaggi – di buon auspicio – che hanno cambiato le carte in tavola per la Maggioranza Globale, emersi dal forum di San Pietroburgo della scorsa settimana, incentrati sull'apertura e l'inclusione, la riunione dei ministri degli Esteri dei BRICS 10 a Nizhny Novgorod ha raccolto il testimone all'inizio di questa settimana.

 

Il Ministro degli Esteri Lavrov ha sottolineato tre punti chiave:

 

  1. "I Paesi del Sud Globale non vogliono più dipendere dai doppi standard dell'Occidente e dai suoi capricci."
  2. "Tutti sanno che i Paesi BRICS sono già la locomotiva dell'economia mondiale."
  3. "Noi [alla riunione dei direttori generali dei BRICS] abbiamo sottolineato la necessità di un impegno costante per creare un nuovo ordine mondiale, dove l'uguaglianza degli Stati indipendenti sarà la chiave".

 

Ora facciamo un confronto con la riunione del G7 che si terrà questa settimana in Puglia, nel sud dell'Italia: la stessa vecchia canzone, da un "nuovo duro avvertimento" alle banche cinesi ("Non fate affari con la Russia, o vedrete!") a minacce insistenti contro il partenariato strategico Cina-Russia.

E infine, ma non per questo meno importante, un ulteriore complotto per scremare gli interessi dai massicci patrimoni russi congelati/rubati con l'intento di inviarli al Paese 404; la stessa Medusa Tossica ha annunciato che a luglio il Paese 404 riceverà dall'UE 1,5 miliardi di euro dei proventi dei patrimoni russi rubati, il 90% dei quali per acquistare armi.

Il vicesegretario di Stato americano Kurt Campbell – l'uomo che ha inventato il defunto "perno verso l'Asia" durante il mandato dell'arpia Hillary Clinton all'inizio degli anni 2010 – aveva già anticipato che Washington sanzionerà le aziende e le banche cinesi per le relazioni di Pechino con il complesso militare-industriale russo.

 

False bandiere e simmetria perfetta

 

Secondo diversi parametri, l'Europa sta per implodere/esplodere non con uno schianto, ma con un agonizzante gemito nei prossimi mesi. È fondamentale ricordare che le elezioni lampo in Francia e in Gran Bretagna coincideranno anche con il vertice NATO dell'11 luglio – dove il guerrafondaio alimentato dalla russofobia raggiungerà il parossismo.

Tra i possibili scenari, ci si deve aspettare una sorta di false flag da attribuire alla Russia. Potrebbe essere un momento "Franz Ferdinand"; un momento "Golfo del Tonchino"; o persino un momento "USS Maine" prima della guerra tra America e Spagna.

Resta il fatto che l'unico modo in cui questi "leader" di tutta la NATOstan più il loro squallido agente dell'MI6 con una maglietta verde sudata a Kiev sopravviveranno è quello di creare un casus belli.

Se ciò accadrà, si potrà anticipare la data: tra la seconda settimana di luglio e la fine di agosto, e certamente non oltre la seconda settimana di settembre.

Ottobre sarebbe troppo tardi: troppo vicino alle elezioni americane.

Preparatevi quindi all'Estate vissuta pericolosamente.

Nel frattempo, l'Orso non è esattamente in letargo. Il Presidente Putin, prima e durante il forum di San Pietroburgo, ha chiarito quanto "simmetrica" sarà la risposta di Mosca agli attacchi di Kiev con i missili della NATOstan – già in corso.

Sono tre i membri della NATOstan che forniscono missili con una gittata di 350 km e oltre: gli Stati Uniti, il Regno Unito e Francia.

Quindi una risposta "simmetrica" implicherebbe che la Russia fornisca alle nazioni del Sud Globale armi avanzate – in grado di causare seri danni ai nodi dell'Impero delle Basi.

Ecco i principali candidati a ricevere queste armi – come ampiamente dibattuto non solo sui canali televisivi russi, ma anche nei corridoi del forum di San Pietroburgo.

Asia occidentale: Iran (che ne è già in possesso); Siria (ne ha un gran bisogno); Yemen; Iraq (sarebbe molto utile per Hashd al-Shaabi) e Libia.

Asia centrale, nord-est e sud-est: Afghanistan, Myanmar (questi due erano presenti a San Pietroburgo) e Corea del Nord.

America Latina: Cuba, Venezuela e Nicaragua (basti pensare all'attuale incursione russa nei Caraibi).

Africa: Repubblica Centrafricana, Congo, Etiopia, Somalia, Sudan meridionale e Zimbabwe (basti pensare al recente tour africano di Lavrov).

 

Il signor Zircon saluta

E questo ci porta all'allegra questione di una forza navale russa in giro per i Caraibi, guidata dalla fregata Admiral Gorshkov, dotata di missili ipersonici, e dal sottomarino nucleare Kazan.

L'indispensabile Andrei Martyanov ha osservato come la Gorshkov "trasporti 32 Onyx, Zircon, Kalibr e Otvet. Si tratta dei missili da crociera più avanzati e letali della storia, con un serio pedigree da combattimento. Anche la Kazan, che è una SSGN di classe Yasen, porta 32 VLS e, inoltre, ha 10 tubi lanciasiluri che possono sparare non solo siluri".

Beh, ovviamente questa forza navale non è lì per lanciare la Terza Guerra Mondiale. Martyanov spiega che "sebbene entrambe possano colpire tutta la costa orientale degli Stati Uniti e del Canada, non sono lì per questo motivo. Dio non voglia che se si dovesse arrivare a una vera Terza Guerra Mondiale, ci sono un sacco di Bulava, Avangard, Sarmat e Yarse per affrontare questa orribile faccenda. No, sia Gorshkov che Kazan sono lì per dimostrare che possono raggiungere qualsiasi nave da combattimento o nave strategica che trasporta qualsiasi set militare da combattimento dal Nord America all'Europa, nel caso in cui qualche pazzoide decida di provare a sopravvivere a una guerra convenzionale con la Russia nel 404".

La cosa ancora più intrigante è che dopo aver trascorso un periodo all'Avana, la forza navale rimarrà nei Caraibi per una serie di esercitazioni – e sarà raggiunta da altre navi della Marina russa. Rimarranno in queste acque fino alla fine de l'Estate vissuto pericolosamente. Nel caso in cui qualche pazzoide abbia idee stravaganti.

Nel frattempo, la possibile escalation verso la Guerra Calda in Europa procede senza sosta, con la NATO che, attraverso la sua lastra epilettica di "Legno Norvegese" [quello Stoltenberg], cambia radicalmente le regole stabilite per le guerre per procura con uno sfogo senza senso dopo l'altro.

Le Forze Armate dell'Ucraina (AFU) sono già in grado, tramite la NATO, di distruggere i beni russi sia militari che civili – depositi di petrolio, aeroporti, impianti energetici, nodi ferroviari, persino concentrazioni di truppe.

Ognuno e il suo vicino staranno aspettando le risposte "simmetriche".

A tutti gli effetti, la decisione cruciale è stata presa dalla plutocrazia rarefatta che gestisce davvero lo spettacolo: costringere l'Europa alla guerra contro la Russia. Questa è la logica che sta dietro a tutto il kabuki retorico su una "Schengen militare" e una Nuova Cortina Fi ferro dall'Artico attraverso i chihuahua del Baltico fino alla rabbiosa Polonia.

La plutocrazia crede che in seguito potrà acquistare il tutto per una cifra irrisoria, quando le mosche staranno ancora deponendo le uova nelle carcasse europee

LA GUERRA ELETTRICA. Quasi tutte le centrali elettriche ucraine sono state gravemente danneggiate.

 



Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

https://comedonchisciotte.org/con-la-guerra-allenergia-elettrica-lo-stato-maggiore-russo-vuole-dare-il-colpo-di-grazia-allucraina/

 

John Helmer
johnhelmer.net

In Ucraina, con l’avvicinarsi del picco estivo del consumo di elettricità, l’elenco degli obiettivi della guerra elettrica portata avanti dallo Stato Maggiore russo è sempre più ridotto. Questo perché quasi tutte le centrali elettriche ucraine sono state danneggiate. Ciò che rimane da distruggere sono le linee di collegamento e le reti di distribuzione dell’energia elettrica che viene importata in Ucraina dalla Polonia e da altri Paesi dell’Unione Europea. Le torri della telefonia cellulare e le scorte di gasolio che alimentano i gruppi elettrogeni di riserva saranno i prossimi obiettivi.

“Non è possibile tenere in piedi la rete cellulare ucraina più di quanto non lo sia la rete elettrica”, commenta un attento osservatore militare. “Lo Stato Maggiore [russo] ha stabilito che il flusso di rifugiati ucraini verso ovest è inversamente proporzionale al flusso di dati ed elettroni sulle onde radio e sugli elettrodotti ucraini. Possiamo aspettarci che questa relazione peggiori ancora molto prima della fine dell’estate”. Le previsioni riguardanti la situazione più a ovest stanno appena cominciando a diventare evidenti”.

La guerra elettrica sta ora accelerando verso il confine polacco più velocemente dell’avanzata dell’esercito russo lungo il fronte a est del fiume Dnieper.

Nella lunghissima storia della guerra d’assedio, non si era mai verificato il caso che la popolazione civile del nemico fuggisse dalla sicurezza offerta dai suoi castelli e dalle sue città, almeno finché le fortificazioni e l’esercito non avessero dovuto scegliere tra la resa e la distruzione.

Qui potete leggere il dossier sulla guerra elettrica, a partire dall’ottobre 2022.

La diffusione geografica, la potenza esplosiva e i danni prodotti dagli attacchi russi si stanno intensificando. Il 1° giugno, i blogger militari russi, che continuano ad essere la fonte quotidiana semi-ufficiale di notizie sul campo di battaglia, avevano riferito che erano state attaccate le strutture energetiche in cinque regioni dell’Ucraina: a est a Zaporozhye e Dniepropetrovsk, a ovest nelle regioni di Kirovograd e Ivano-Frankovsk. Due centrali termiche erano state gravemente danneggiate a seguito di una salva, secondo gli ucraini, di 53 missili e 47 droni.

Il giorno successivo, il 2 giugno, le fonti russe, citando i bollettini diretti ai consumatori delle società elettriche ucraine, avevano riferito che a Kiev e nelle regioni circostanti erano in vigore blackout di emergenza e limitazioni orarie nella fornitura di energia elettrica. Il 5 giugno, la situazione a Kiev era peggiorata, secondo DTEK, l’azienda privata principale, e Ukrenergo, l’operatore statale delle linee di trasmissione ad alta tensione del Paese.

Il 6 e 7 giugno, il Washington Post – il cui motto editoriale è “La democrazia muore nell’oscurità” – aveva riportato la conferma da parte di dirigenti e funzionari statali ucraini che almeno l’86% della capacità di produzione di energia elettrica del Paese era stata distrutta. “Siamo catastroficamente a corto di elettricità per le nostre esigenze”, secondo Sergei Kovalenko, amministratore delegato del distributore privato di elettricità ucraino YASNO, ….. “Le interruzioni di corrente hanno diviso Kiev in chi ne ha e chi non ne ha, e persino i residenti di alcuni quartieri privilegiati e di alto livello si sono improvvisamente ritrovati nella seconda categoria”. “DTEK ha perso circa l’86% della sua capacità di generazione”, ha dichiarato l’amministratore delegato di DTEK Maxim Timchenko. “A peggiorare la situazione è il fatto che molte delle strutture elettriche sono state prese di mira ripetutamente – un ciclo di distruzione, recupero, distruzione”. “La prossima settimana andrà meglio”, ha dichiarato Mariia Tsaturian, portavoce di Ukrenergo. “La settimana successiva potrebbe essere peggiore”. “Le interruzioni programmate continueranno – l’unica domanda è quanto saranno gravi”, ha detto l’amministratore delegato di Ukrenergo Volodymyr Kudrytskyi. “Stiamo parlando di un’enorme perdita di generazione elettrica”, ha dichiarato Yury Kubrushko, fondatore di Imepower, una società ucraina di consulenza energetica. “Faccio fatica a capire da dove l’Ucraina potrà reperire una nuova capacità aggiuntiva, anche solo per questo inverno”.

Fonte: https://www.washingtonpost.com/

Per pubblicizzare la sua disperazione e cercare di ottenere altri fondi stranieri e per la sostituzione delle attrezzature, DTEK ha ripubblicato la storia del Washington Post.

Boris Rozhin, caporedattore del blog militare Colonel Cassad di Mosca, ha riferito che, nell’est del Paese, la centrale elettrica di Krivoy Rog è ancora in funzione, nonostante i numerosi attacchi subiti. Ha scritto che “sono necessari ulteriori attacchi”.

Fonte: https://t.me/s/boris_rozhin

Un video del 7 giugno, girato in una delle vie dello shopping di Odessa, mostra una serie di gruppi elettrogeni di emergenza che forniscono elettricità a quasi tutti gli esercizi commerciali.

“Questo non è in alcun modo sostenibile”, commenta un ingegnere militare della NATO. “Si noti come ogni negozio abbia il proprio gruppo elettrogeno. I generatori nel video non sono stati progettati per il ciclo di lavoro a cui vengono sottoposti. Si usureranno presto. Anche i militari, compreso il personale dispiegato della NATO, usano i gruppi elettrogeni. [A questi commercianti] l’idea di mettere in comune le risorse, dividendo il carico tra i gruppi elettrogeni, riducendo così l’usura dell’intera rete e collettivizzando i costi di carburante e manutenzione, non sembra essere venuta in mente. Di certo, non mancheranno folgorazioni, avvelenamenti da monossido di carbonio e incendi. Possiamo scommettere che le manifestazioni di patologia sociale a cui stiamo assistendo erano state attentamente calcolate dallo Stato Maggiore [russo]. La loro prossima mossa sarà ora quella di impedire i rifornimenti di carburante, olio motore e pezzi di ricambio. ”

Giornalisti sia russi che ucraini confermano l’impatto delle perdite di energia sul funzionamento dei sistemi idrici e fognari nella maggior parte delle città ucraine. Secondo Oleg Popenko, esperto ucraino di energia per i servizi comunali, “l’Armageddon è già arrivato. Solo che non lo sentiamo ancora”. Ma i residenti di Poltava, per esempio, lo sentono, perché, dal 5 maggio di quest’anno, i 120.000 abitanti della città ricevono l’acqua e usano le fognature solo per poche ore al giorno. Potete immaginare cos’era successo a Zhitomir quando il collettore fognario centrale non aveva funzionato per una settimana, ma ora a Poltava è passato un mese. Questo è il problema dei servizi idrici nel 70% delle città ucraine. I servizi idrici sono probabilmente più importanti del resto delle infrastrutture cittadine. Il riscaldamento e l’elettricità in qualche modo possono essere sostituiti e si può sempre andare da qualche altra parte. Ma, se in una città il sistema fognario si rompe, la città non è più sostenibile in linea di principio”.

L’ingegnere militare della NATO ha stilato la sua lista di previsioni sugli obiettivi russi dei prossimi giorni. “Dobbiamo aspettarci che venga colpita la rete commerciale di stoccaggio e distribuzione del carburante. Si tratta di obiettivi militari legittimi, poiché l’esercito ucraino fa affidamento su di essi per sostenere il proprio sforzo bellico. Anche le ferrovie dovrebbero essere colpite. Non c’è una buona ragione militare per permettere che continuino a funzionare. Considerando l’assenso dei Paesi della NATO a colpire obiettivi in territorio russo, non vedo la logica da parte di Mosca di lasciare indenne la rete ferroviaria che collega Lvov e Kiev a Rzeszów [Polonia]”.

“L’elenco degli obiettivi dovrebbe includere le centrali e le sottostazioni di confine che collegano l’Ucraina alle linee europee ad alta tensione. Distruggendole e prendendo di mira le stazioni che trasmettono energia da fonti nucleari, il lavoro sarà terminato. Dopo di che non ci sarà più alcun bilanciamento del carico. Il collasso della logistica ucraina, per non parlare della società, seguirà subito dopo. Se verranno distrutte le sottostazioni che collegano le centrali nucleari alla rete, per gli ucraini sara la fine”.

NOTA: Immagine di copertina, a sinistra: avviso di blackout il 4 giugno da DTEK; a destra: una signora porta a spasso il cane nel centro di Kiev, 6 giugno.

John Helmer

Fonte: johnhelmer.net
Link: https://johnhelmer.net/buzzer-beater-russian-general-staff-aims-at-ending-the-ukraine-by-electric-war/#more-89975
09.06.2024
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Ennesimo attacco multiplo di precisione russo su aeroporti militari, mercenari stranieri, depositi di munizioni ed esplosivi ucraini

ATTACCO DI GRUPPO RUSSO HA COLPITO STRUTTURE DELL’AVIAZIONE UCRAINA E ALTRI OBIETTIVI MILITARI

 

https://www.controinformazione.info/attacco-di-gruppo-russo-ha-colpito-strutture-dellaviazione-ucraina-e-altri-obiettivi-militari/

L’esercito russo ha lanciato all’inizio del 12 giugno un attacco di gruppo contro diversi obiettivi militari in Ucraina, ha annunciato il Ministero della Difesa russo.

L’attacco, che è stato effettuato utilizzando “armi ad alta precisione a lungo raggio, aeree e terrestri, e veicoli aerei senza pilota”, ha preso di mira le linee di volo e le infrastrutture di una base dell’aeronautica ucraina, ha affermato il ministero in un briefing, aggiungendo che uno Sono state colpite anche le aree di schieramento temporaneo dei mercenari stranieri, i siti di preparazione dei veicoli di superficie senza equipaggio, i depositi di munizioni ed esplosivi.

“Tutti gli obiettivi assegnati sono stati impegnati”, ha affermato il ministero.

Una serie di esplosioni hanno scosso diverse parti dell’Ucraina nelle prime ore del mattino. Come al solito, l’esercito ucraino ha dichiarato di aver abbattuto cinque dei sei missili e tutti i 24 droni lanciati durante l’attacco notturno russo. Tuttavia, le autorità ucraine hanno segnalato danni e vittime nella capitale, a Kiev, nella regione di Dnipropetrovsk e in altre aree. 

L’incendio in un impianto industriale colpito a Kiev è durato fino a tarda mattinata, secondo i video pubblicati sui social network.

Sempre all’inizio del 12 giugno, le forze di Kiev hanno lanciato un altro attacco con missili balistici tattici MGM-140 ATACMS di fabbricazione americana sulla penisola di Crimea.

Secondo i media ucraini, l’obiettivo dell’attacco erano i sistemi di difesa aerea. Secondo quanto riferito, l’attacco è stato sventato dalle difese aeree russe. Il Ministero della Difesa russo non ha fornito dettagli, ma ha affermato nel suo briefing che nove missili ATACMS sono stati intercettati nelle ultime 24 ore.
Negli ultimi mesi le forze di Kiev hanno intensificato gli attacchi sul territorio russo, apparentemente nel tentativo di rimediare alle recenti sconfitte sul campo di battaglia. 

In risposta a questa escalation, l’esercito russo ha ripreso gli attacchi di gruppo contro le infrastrutture militari e relative all’energia in Ucraina. Finora Kiev ha subito pesanti perdite a causa di questi attacchi.

Fonte. South Front

Traduzione: Luciano Lago

Secondo l'analista USA Colonnello McGregor: le forze armate russe si preparano a circondare Kiev e Zelenskyj sta per fare le valigie

Colonnello McGregor: le forze armate russe si preparano a circondare Kiev e Zelenskyj sta per fare le valigie

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La Russia sta preparando un grande gruppo militare per avanzare verso Kiev e più a ovest. Secondo il pianificatore della campagna militare, il colonnello americano in pensione Douglas McGregor, le forze armate ucraine potrebbero presto trovarsi in una situazione molto difficile.

” Penso che al momento giusto si sposteranno a sud e taglieranno fuori Kiev, e la maggior parte di queste truppe russe si sposterà più a ovest “, ha osservato l’esperto nel video blog Deep Dive.

McGregor ritiene che le forze armate russe desiderino preservare il proprio numero mentre realizzano una vittoria imminente. Allo stesso tempo, l’offensiva delle unità russe potrebbe essere rapida e gli ucraini non avranno il tempo di adottare misure difensive.

“ La domanda è: cosa succederà a Kiev quando Putin arriverà sia dal nord che dall’est? Sospetto che vedremo Zelenskyj fare le valigie e andarsene “, ha detto il colonnello in pensione dell’esercito americano.

McGregor aveva già parlato dell’imminente collasso della NATO dopo la fine del conflitto in Ucraina. L’analista considera l’Alleanza del Nord Atlantico un’associazione debole che brandisce le sciabole solo per intimidire gli altri paesi.

Mosca lo capisce bene. Anche Douglas McGregor ritiene assurda l’idea che la Federazione Russa possa ritirare le sue truppe dal territorio ucraino.

Fonte: Reporter

Traduzione: Mirko Vlobodic

Ulteriore business per Big Pharma: L’Ue Firma Maxi Contratto per Vaccino contro l’Aviaria. Destinato ad allevatori e veterinari

 


L’Ue Firma Maxi Contratto per Vaccino contro l’Aviaria

Destinato ad allevatori e veterinari, ha la durata di 4 anni. Pronte 665mila dosi. Quindici i paesi coinvolti.

Bruxelles, 11 giugno: La “Hera”, braccio operativo della Commissione europea, ha firmato un contratto con la società farmaceutica inglese “Seqirus” per la fornitura di 665mila dosi di vaccino a uso umano contro la trasmissione dell’influenza aviaria.

I vaccini – si legge in una nota della Commissione – sono destinati alle persone più esposte al rischio di trasmissione, in primo luogo chi lavora in allevamenti avicoli e i veterinari. Il contratto, che ha la durata di 4 anni, prevede la possibilità che vengano forniti altri 40 milioni di dosi.

L’autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (Hera) della Commissione, nell’ambito del suo mandato – secondo quanto si legge in una nota della Commissione – ha firmato a nome degli Stati membri partecipanti, un contratto quadro congiunto per la fornitura di un massimo di 665 000 dosi di vaccino pre-pandemico Seqirus contro l’influenza zoonotica.

Grazie a questo contratto, che avrà una durata di 4 anni, gli Stati membri partecipanti avranno accesso a contromisure mediche per prevenire l’influenza aviaria.

Il vaccino – destinato ai soggetti più esposti al potenziale trasferimento dell’influenza aviaria, cioè ai lavoratori degli allevamenti di pollame e ai veterinari – ha lo scopo di prevenire la diffusione di potenziali focolai di influenza aviaria in Europa “proteggendo” i cittadini e i mezzi di sussistenza.

Quello di Seqirus – si legge ancora nella nota – è l’unico vaccino preventivo contro l’influenza aviaria zoonotica attualmente autorizzato nell’Ue. Quindici Paesi Ue e dello spazio economico europeo (Danimarca, Lettonia, Francia, Cipro, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Islanda e Norvegia”… non l’Italia per fortuna) partecipano a questa operazione.

Il contratto consente a ciascun Paese partecipante di tenere conto del proprio contesto di salute pubblica e di ordinare i vaccini in base alle sue esigenze. Attualmente si stanno preparando le spedizioni alla Finlandia per la vaccinazione “immediata” dei lavoratori a rischio di esposizione, e altre, ad altri Paesi, seguiranno.

Si riparte col “balletto”… I soldi degli europei stanno finendo tutti in armi per meglio ammazzare le persone, in vaccini per meglio ammazzare le persone, in transizione digitale per meglio schiavizzare i popoli, in transizione di genere per meglio rovinare le persone, in transizione green per meglio inquinare il mondo e per meglio derubare le persone… Viva l’Europa! (nota di conoscenzealconfine)

Visto su: https://www.imolaoggi.it/2024/06/11/ue-firma-maxi-contratto-vaccino-aviaria/

Fonte: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2024/06/11/lue-firma-un-maxi-contratto-per-il-vaccino-contro-laviaria_71c949b2-997c-46d8-a10c-9fef095be167.html

Definire la Georgia filorussa è una scemenza o una menzogna, è solo propganda occidentale per trasformarla in un'altra Ucraina

Nei giorni scorsi il sindaco di Tbilisi, capitale della Georgia, l’ex calciatore di Dinamo Kiev e Milan Kakhaber “Kakha” Kaladze, ha dichiarato quanto segue: “Le relazioni con gli Stati Uniti devono essere riconsiderate, poiché la cooperazione strategica in questa forma è impossibile. La Georgia non è il vassallo di nessuno, la Georgia non è un Paese che qualcuno può utilizzare per i propri interessi, facendole ripetere il destino dell’Ucraina. Proteggiamo questo Paese, proteggiamo il mondo, vogliamo mantenere la pace”. Kaladze ha parlato così perché è cominciata la guerra degli Usa e del loro complemento, l’Unione Europea, contro la Georgia. Il Dipartimento di Stato Usa ha già annunciato limitazioni ai visti per una serie di politici e funzionari georgiani (e le loro famiglie, per non sbagliare) e ogni giorno, più o meno minacciosamente, invita il Governo e il Parlamento della Georgia a tornare sulle proprie decisioni. È facile prevedere che a breve anche da Bruxelles partiranno provvedimenti simili. Intanto si muove il solito contorno: giornalisti, scrittori (si veda Paolo Giordano sul Corriere della Sera), intellettuali di complemento, chiamati a creare la solita cortina di fumo che poi giustificherà l’intervento.

L’oggetto del contendere, com’è ormai noto, è la legge sugli “agenti stranieri” approvata dal Parlamento georgiano. Essa prevede che tutte le organizzazioni non governative che ricevono più del 20% dei loro fondi dall’estero debbano dichiararlo, registrarsi presso il ministero della Giustizia, se richieste fornire informazioni al ministero stesso, e in caso di infrazione pagare multe fino a 9 mila dollari. Molto rapidamente questa legge è stata definita “legge russa”, perché in effetti somiglia (senza essere altrettanto repressiva) a quella in vigore in Russia.

Ma il punto non è questo. La legge può essere buona o cattiva, bella o brutta, ma è stata adottata con procedure democratiche dal Parlamento di un Paese sovrano, a sua volta eletto in modo democratico. O la sovranità nazionale esiste solo per noi e per l’Ucraina? Se il partito Sogno georgiano, che guida il Governo, ha la maggioranza in Parlamento (la legge è passata con 84 voti a favore sui 150 seggi del Parlamento), vuol dire che non tutti (come invece vuole farci credere Giordano sul Corriere) sono contrari alle sue politiche. E questi georgiani non contano? Contano solo quelli contrari alla legge?

Terza mistificazione: ormai i nostri media parlano tranquillamente, per la Georgia, di “regime filorusso”, “potere filorusso”. Non dicono, però, che la Georgia, dopo la “Rivoluzione delle rose” del 2003 e nonostante la guerra con la Russia del 2008, ha seguito una parabola sostanzialmente filo-occidentale, applicando politiche di stampo neoliberale. Non dicono che Tbilisi è l’unica città al mondo con una strada dedicata a George W. Bush. E non dicono nemmeno che Sogno georgiano, il partito che ha promosso questa legge, si è battuto per ottenere lo status di Paese candidato alla Ue, ottenendolo nel dicembre 2023. In linea peraltro con il sentimento del Paese, che guarda con grande favore alla prospettiva europeista e ha dato a Sogno georgiano la maggioranza dei voti. Parlare di regime filorusso, in queste condizioni, è una scemenza o una menzogna.

La verità sta, appunto, nelle parole di Kaladze. La Georgia, dopo il 2003, il 2008, e con le ferite ancora aperte dell’Abkhazia e dell’Ossetia del Nord, ha bisogno di conservare un certo equilibrio nelle relazioni con la Russia. Perché sa, come sa chiunque non abbia tre narici, che la vera linea rossa del Cremlino, che ha sopportato l’allargamento della Nato quasi senza reagire, passa per la Georgia e l’Ucraina. Che infatti, e a che prezzo, nella Nato non ci sono e forse non ci saranno mai.

E non ci sono solo le ragioni politiche, ci sono anche quelle economiche. Nel 2022, dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, sono arrivati in Georgia 1,5 milioni di russi che hanno trasferito nel Paese più di 2 miliardi di dollari, quando nel 2021 i trasferimenti Russia-Georgia valevano solo 411 milioni di dollari. Nel 2023 la Russia è stata il secondo partner della Georgia per le importazioni e il terzo per le esportazioni, con Mosca che ha incrementato gli acquisti del 7%. E l’anno scorso, grazie alle triangolazioni che portano merci “sanzionate” verso la Russia, il Pil georgiano è cresciuto di oltre il 10%.

Però di tutto questo a Usa e Ue importa poco o nulla. L’importante è usare la Georgia come un sasso da scagliare contro la Russia, a prescindere dalle possibili conseguenze per la Georgia stessa. Ha quindi ragione Kaladze quando tira in ballo l’Ucraina. Lo scenario infatti è identico. L’Euro Maidan ci è stato raccontato come un unico movimenti di popolo anche se la realtà era ben diversa. A rivoluzione maidanista già in corso (dicembre 2013), Usaid (l’Agenzia governativa Usa per lo sviluppo) pubblicò la ricerca realizzata dall’International Foundation for Electoral Systems (IFES). Da essa emergeva che il 37% degli ucraini desiderava l’adesione all’Unione Europea mentre il 33% preferiva quella all’Unione Doganale proposta dalla Russia e il 15% chiedeva di non entrare né in questa né in quella. Inoltre: il 35% pensava che l’Ucraina avrebbe dovuto intensificare le relazioni economiche con l’Unione Europea, il 34% quelle con la Russia e il 17% che le relazioni avrebbero dovuto essere sviluppate con entrambe. Inutile sottolineare che, ancora una volta e come sempre, il crinale era tra l’Ovest, il centro e Kyïv più europeisti e l’Est e il Sud più russofili.  

Altra ricerca, quella Gallupp pubblicata nel marzo del 2014. Risultati: solo il 17% degli ucraini considerava la Nato una “una protezione” (in crescita del 2% rispetto al 2008), mentre il 29% la considerava “una minaccia” (in calo dal 43% del 2008) e il 44% (in crescita dal 30% del 2008) non sapeva che posizione prendere. Per quanto invece riguardava l’adesione alla Ue, la stessa ricerca registrava un 52% di favore nella parte occidentale dell’Ucraina, un 55% in quella centrale e un 19% in quella orientale; la permanenza nell’orbita della Russia raccoglieva invece il 25% dei consensi nell’Ucraina occidentale, il 42% in quella centrale e il 60% in quella orientale. 

Ci vollero tutte le pressioni Usa e Ue, accanto alla spinta delle formazioni dell’estrema destra ucraina finanziata dagli oligarchi, per rovesciare il regime (quello sì) del presidente Viktor Janukovich e soddisfare le attese di una parte sola della popolazione ucraina, non certo di tutta. Con le conseguenze che abbiamo visto. Ha quindi ragione Kaladze a preoccuparsi: Usa e Ue vogliono ripetere in Georgia quanto già fatto in Ucraina. La legge sugli “agenti stranieri”, bella brutta che sia, è solo una scusa. Ed è già pronto il Poroshenko georgiano nella persona della presidente Salomé Zurabishvili, che ha tentato in ogni modo di bloccare la legge tanto contestata: nata a Parigi, ha visto la Georgia per la prima volta nel 1986, quando stava già facendo una bella carriera nel servizio diplomatico della Francia. Nominata ambasciatore di Francia in Georgia nel 2003, nel 2004 ottiene la cittadinanza georgiana e diventa ministro degli Esteri della Georgia. A proposito di influenze straniere…

59 nazioni – e continuano ad aumentare – intendono aderire ai BRICS e all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO)

 

e i BRICS diventa Global  Majority

Lavrov: Russia e Cina hanno una responsabilità speciale per il coordinamento della politica estera, principalmente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, #BRICS, #SCO , #G20 , #APEC e altri formati multilaterali. I paesi a maggioranza globale hanno una percezione sempre più positiva del nostro impegno con i nostri amici cinesi. Il numero dei nostri alleati di opinione e dei paesi interessati alla cooperazione con i BRICS e la SCO è in costante espansione.

“Non meno di 59 nazioni – e continuano ad aumentare – intendono aderire non solo ai BRICS ma anche all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e all’Unione Economica dell’Eurasia (EAEU).

È successo al l Forum economico internazionale dei BRICS tenuto osi a i San Pietroburgo (SPIEF) perché nell’anno della presidenza russa. Nel silenzio assoluto dei media occidentali, vi hanno presenziato oltre 21.000 persone in rappresentanza di non meno di 139 nazioni che, fra l’altro, hanno firmato fra loro accordi economici del valore di 78 miliardi di dollari.

Putin vi ha tenuto un discorso estremamente dettagliato di un’ora sull’economia russa durante la sessione plenaria del forum.

Il punto chiave: mentre l’Occidente collettivo lanciava una guerra economica totale contro la Russia, lo Stato russo, sotto la guida di Putin, grazie alla guerra e alle sanzioni, ha addirittura ravvivato alcune potenzialità della sua economia produttiva, prima dormienti; ha per esempio acquisito la capacità di produzione autonoma di chips da35 mm – insomma la situazione e si posizionava come la quarta economia più grande del mondo per parità di potere d’acquisto (PPP).

https://sputnikglobe.com/20240531/russia-ranks-as-worlds-no4-biggest-economy-based-on-purchasing-power-parity-1118711623.html

Lo ha reso noto la Banca Mondialeeche nel 2021 la Russia rappresentava il 3,8% del PIL globale, superando il Giappone (3,7%) e la Germania (3,4%)

Ma non basta. Putin ha aggiunto: la Russia ha il potenziale per lanciare non meno di nove cambiamenti strutturali radicali – un ammodernamento a tutto campo che coinvolga la sfera federale, regionale e municipale.

Tutto è in gioco: dal commercio globale e dal mercato del lavoro alle piattaforme digitali, alle tecnologie moderne, al rafforzamento delle piccole e medie imprese e all’esplorazione del potenziale fenomenale ancora inutilizzato delle regioni russe.

Ciò che è stato reso perfettamente chiaro è come la Russia sia riuscita a riposizionarsi oltre ad eludere lo tsunami – illegittimo – delle sanzioni e a creare un sistema solido e diversificato, orientato al commercio globale – e completamente legato all’espansione dei BRICS. Gli stati amici della Russia rappresentano già i tre quarti del fatturato commerciale di Mosca.

Putin claims Russia was 'forced' to invade Ukraine

L’enfasi di Putin sulla spinta accelerata della maggioranza globale a rafforzare la sovranità era direttamente collegata al fatto che l’Occidente collettivo faceva del suo meglio – anzi, del peggio – per minare la fiducia nelle proprie infrastrutture di pagamento.

Il che pone il tema se il dominio dell’ebraismo sull’Occidente, divenuto totale ed onnipervasivo, non sia la causa persino dell’arretramento scientifico e tecnologico che subisce l’Occidente stesso, l’Europa per prima come spregiato soggetto a Washington. Come l’Occidente ebraico riduce la sua “diplomazia” al bombardare e attaccare e sovvertire i popoli che crede inferiori invece che trattare e negoziare, raccogliendo fallimenti vergognosi (vedi houti), così non si può sviluppare scienza avanzata e tecnologia d’avanguardia né una vivace economia se nutre per i resto dell’umanità il disprezzo e l’odio che vediamo esprimere nudo a contro i civili di Gaza, e esplicito nel progetto di affamare ed espropriare le stesse popolazioni soggette occidentali, con vax letali, imposizione di insetti come cibo ed eliminazione degli allevamenti che nutrono quelli che loro- i giud- chiamano “bocche inutili” ed inquinanti.

La dittatura ebraica che fattore di arretramento e regresso: c’è da chiedersi se l’esperimento marista sovietico di np potesse avere successo, se non fosse stato giudeo bolscevismo, dove mezzo milione di agenti ebrei del Kgb, invece guadagnarsi il favore i ceti come coltivatori diretti e ufficiali zaristi, si sono dati al loro sterminio sistematico quanto frenetico, con milioni di colpi alla nuca e morti nel Gulag. Quanti inventori e imprenditori, o bravi operai , fecero mancare gli sterminatori al Sistema che comandavano : il risultato fu il fallimento e a forza delle inefficienze accumulate, carestie, crisi degli alloggi, mancanza di produttività..

il 73% dell’opinione pubblica israeliana sostiene la risposta militare a Gaza ed è ostile allo stato di Palestina, Non ci sarà mai pace

 

Israele e il fraintendimento della realtà

La dura verità è che la Resistenza comprende la realtà della situazione meglio dei suoi omologhi occidentali.

Alastair Crooke
strategic-culture.su

Su tutti i fronti, il paradigma interno israeliano si sta sfaldando e, all’esterno, l’Occidente si sta a sua volta sfaldando, diventando un paria sulla scena globale. L’esplicita facilitazione da parte delle leadership occidentali di una sanguinosa pulizia dei palestinesi ha riportato alla ribalta il vecchio spettro dell'”orientalismo” e del colonialismo. E sta facendo dell’Occidente “l’intoccabile del mondo” (insieme a Israele).

Nel complesso, l’obiettivo del governo israeliano sembra essere quello di far convergere e poi incanalare le molteplici tensioni in un’ampia escalation militare (una grande guerra) che, in qualche modo, porti ad un ripristino della deterrenza. Un tale percorso implica che Israele volterebbe le spalle alle richieste occidentali di agire comunque in modo “ragionevole”. L’Occidente definisce questa “ragionevolezza” principalmente come l’accettazione da parte di Israele della chimera di un passaggio alla “normalità”, che arriverebbe grazie alla concessione del principe ereditario saudita, in cambio di un Israele contrito che rinuncia a sette decenni di suprematismo ebraico (cioè accetta uno Stato palestinese).

L’errore insito nel calcolo occidentale-israeliano è che gli Stati Uniti e l’Unione Europea si stanno muovendo in una direzione – tornando al fallito approccio di Oslo – mentre i sondaggi sottolineano che gli elettori ebrei marciano decisamente in direzione opposta.

Un recente sondaggio condotto dal Centro di Gerusalemme per gli Affari Pubblici mostra che, dal 7 ottobre, il 79% di tutti gli intervistati ebrei si oppone alla creazione di uno Stato palestinese sulle linee del 1967 (il 68% si opponeva prima del 7 ottobre); il 74% si oppone anche in cambio della normalizzazione con l’Arabia Saudita. E, a riprova della divisione interna a Israele, “solo il 24% degli elettori di sinistra sostiene uno Stato [palestinese] senza condizioni”.

In breve, mentre la leadership istituzionale occidentale si aggrappa alla sinistra laica e liberale israeliana, che si sta riducendo, gli israeliani nel loro complesso (compresi i giovani) si stanno spostando a destra. Un recente sondaggio Pew mostra che il 73% dell’opinione pubblica israeliana sostiene la risposta militare a Gaza – e addirittura un terzo degli israeliani si è lamentato che [l’esercito] non si è spinta abbastanza in là. Una pluralità di israeliani ritiene che Israele debba governare la Striscia di Gaza. E Netanyahu, all’indomani della minaccia di arresto da parte della Corte penale internazionale, sta superando Gantz (il leader dell’Unione Nazionale) negli indici di gradimento.

Sembra che il “consenso occidentale” preferisca non notare queste scomode dinamiche.

Inoltre, un’altra divisione israeliana riguarda lo scopo della guerra: si tratta di restituire ai cittadini ebrei il senso di sicurezza personale e fisica che è andato perduto dopo il 7 ottobre?

Vale a dire: è l’identità di Israele intesa come una ridotta, uno spazio sicuro in un mondo ostile, che viene ripristinata? O, in alternativa, l’obiettivo principale dell’attuale lotta è stabilire un Israele pienamente giudaizzato nella “Terra d’Israele” (cioè tutta la terra tra il fiume e il mare)?

Questo costituisce una divisione fondamentale. Coloro che vedono Israele soprattutto come la ridotta sicura in cui gli Ebrei avevano potuto fuggire dopo l’olocausto europeo, sono naturalmente più cauti di fronte al rischio di una guerra più ampia (con Hezbollah) – una guerra che potrebbe vedere le “retrovie” civili attaccate direttamente dal vasto arsenale missilistico di Hezbollah. Per questo gruppo di elettori, la sicurezza è fondamentale.

D’altra parte, la maggioranza degli israeliani considera il rischio di una guerra più ampia come inevitabile – anzi, per molti è da accogliere con favore, se si vuole che il progetto sionista si affermi pienamente sulla Terra d’Israele.

Questa realtà può essere difficile da comprendere per gli occidentali laici, ma il 7 ottobre in Israele ha rivitalizzato la visione biblica, piuttosto che suscitare un eccesso di cautela nei confronti della guerra o un desiderio di riavvicinamento agli Stati arabi.

Il punto è che una “nuova guerra d’indipendenza” può essere venduta al pubblico israeliano come una “visione” metafisica della strada da seguire, mentre il governo israeliano tenta di perseguire la strada più banale del gioco lungo, che porta al pieno controllo militare della terra tra il fiume e il mare e all’allontanamento delle popolazioni che non si sottomettono all’ordine di Smotrich di “acquietarsi o andarsene”.

Lo scisma tra Israele come “spazio sicuro” laico e post-olocausto e la contrastante visione biblica e sionista determina tra le due correnti un confine poroso e a volte incerto. Ciononostante, questa frattura israeliana si è riversata nella politica statunitense e, in modo più diffuso, è entrata anche nella politica europea.

Per la diaspora ebraica che vive in Occidente, mantenere Israele come spazio sicuro è di vitale importanza perché, nella misura in cui Israele diventa insicuro, gli Ebrei sentono la propria insicurezza personale peggiorare di pari passo. In un certo senso, la proiezione israeliana di una forte deterrenza in Medio Oriente è un “ombrello” che si estende anche alla diaspora. Vogliono la tranquillità nella regione. La “visione” biblica ha, per loro, un taglio francamente troppo polarizzante.

Eppure, sono proprio le strutture di potere che si sforzano di sostenere nella coscienza occidentale il paradigma dell’uomo forte israeliano, che ora scoprono che i loro sforzi tendono a ridurre a brandelli le strutture politiche occidentali da cui dipendono, alienando così i principali elettori, in particolare i giovani. Un recente sondaggio condotto in Gran Bretagna tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha rilevato che la maggioranza (54%) concorda sul fatto che “lo Stato di Israele non dovrebbe esistere”. Solo il 21% non era d’accordo con questa affermazione.

Lo sforzo della Lobby per costringere l’Occidente a sostenere unitamente Israele e i suoi obiettivi di deterrenza – unito alla mancanza di empatia umana per i palestinesi – sta infliggendo pesanti perdite alle strutture di leadership istituzionali, mentre i partiti mainstream si frammentano in direzioni diverse.

Il danno è aggravato dal “punto cieco della realtà” dei pacifisti occidentali. Lo sentiamo ripetere in continuazione: l’unica soluzione è quella di due Stati che vivano pacificamente fianco a fianco sulle linee del 1967 (come sancito dalle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite). Oltre che in Occidente, lo stesso mantra viene ripetuto (come ci ricordano i pacifisti) anche dalla Lega Araba.

Sembra così semplice.

È davvero “semplice”, ma solo perché ignora la realtà che uno Stato palestinese di questo tipo potrebbe essere sovrano solo con la forza, con la forza militare.

La realtà è che ci sono 750.000 coloni che occupano la Cisgiordania e Gerusalemme Est (e altri 25.000 coloni che vivono sulle alture siriane del Golan). Chi li rimuoverà? Israele non lo farà. Molti coloni sono fanatici e combatteranno fino all’ultimo. Erano stati invitati e collocati lì negli anni successivi alla guerra del 1973 (in gran parte dai vari governi laburisti), proprio per ostacolare la nascita di un eventuale Stato palestinese.

Ecco la domanda a cui non rispondono coloro che dicono che “la soluzione è semplice”, due Stati che vivano fianco a fianco in pace: l’Occidente ha la volontà o la determinazione politica di istituire uno Stato palestinese con la forza delle armi, contro l’attuale volontà della maggioranza degli israeliani?

La risposta, inevitabilmente, è “no”. L’Occidente non ha la “volontà” – e sorge il sospetto che, in cuor suo, lo sappia. (Forse c’è il desiderio di una soluzione e l’inquietudine che, in assenza della “calma a Gaza”, le tensioni aumenterebbero anche nella diaspora).

La dura verità è che la Resistenza ha compreso la realtà della situazione meglio delle sue controparti occidentali: dal processo di Oslo del 1993, la prospettiva di un presunto Stato palestinese si è solo allontanata, anziché progredire di un millimetro. Perché l’Occidente non ha intrapreso azioni correttive per tre decenni e si è ricordato del dilemma solo quando è diventato una crisi?

La Resistenza ha compreso molto bene l’insostenibile contraddizione intrinseca di un popolo che si appropria di diritti e privilegi speciali rispetto a un altro, che condivide la stessa terra, e che un tale scenario non potrebbe persistere a lungo, senza spaccare la regione (lo testimoniano le guerre e le devastazioni a cui il mantenimento del paradigma esistente ha già portato).

La regione si trova sull’orlo del baratro e gli “eventi” possono spingerla oltre in qualsiasi momento, nonostante gli sforzi degli attori regionali per controllare il movimento incrementale dell’escalation. Questa sarà probabilmente una lunga guerra. E una soluzione potrà emergere solo se Israele, in un modo o nell’altro, affronterà la contraddizione del paradigma interno al Sionismo e inizierà a vedere il futuro in modo diverso.

E di questo, per ora, non c’è traccia.

Alastair Crooke

Fonte: strategic-culture.su
Link: https://strategic-culture.su/news/2024/06/10/israel-and-misjudgement-of-reality/12
10.06.2024
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org