Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Coloro che hanno contestato l’Aerospace and Defence Meeting di Torino sono stati denunciato e cacciati con i fogli di via

 Aerospace & Defence meetings Torino 2019 - YouTube

Torino, vietato protestare contro l’industria bellica: denunce e fogli di via per gli attivisti

1 Dicembre 2023 -

https://www.lindipendente.online/2023/12/01/torino-vietato-protestare-contro-lindustria-bellica-denunce-e-fogli-di-via-per-gli-attivisti/


Nove attivisti di Extinction Rebellion (XR) sono stati denunciati dopo una protesta messa in atto presso il Palazzo dell’Oval di Torino, dove si si sta tenendo l’Aerospace and Defence Meeting, la più grande fiera internazionale su aerospazio e difesa militare, che vede la presenza di 600 importanti aziende del settore. Mercoledì mattina alcuni dimostranti, imbrigliati in sicurezza, si sono appesi dal tetto della struttura e hanno srotolato un maxi-striscione con la scritta “Qui si finanzia guerra e crisi climatica” insieme ad alcune bandiere arcobaleno, mentre due persone in piedi sul tetto reggevano la scritta “Stop war now”. Il giorno prima, altri attivisti si erano calati con delle funi dalla passerella pedonale che collega il Lingotto con via Mattè Trucco, esponendo uno striscione recante le parole “Guerra sulla Terra, affari sulla luna”. A quattro delle nove persone condotte in questura sono stati consegnati dei fogli di via – che variano da sei mesi a due anni -, che impediscono ai destinatari di entrare a Torino in quanto “individui socialmente pericolosi”.

Gli ambientalisti che hanno messo in atto le proteste all’Oval sono ora accusati di manifestazione non autorizzata, violenza privata e invasione di territorio. Nell’elenco di coloro che sono stati denunciati compare anche il nome di Luca Sardo, nota figura dei Fridays for Future torinesi. Gli uomini della Digos hanno inoltre sequestrato imbracature, corde, striscioni e radioline portatili. «Siamo qui per denunciare le politiche del governo e delle principali banche italiane – aveva spiegato Aurelia di XR nel corso delle proteste -. Da un lato osserviamo infatti un costante aumento di spese militari e investimenti in combustibili fossili, e dall’altro vi è una drastica riduzione degli impegni per accelerare la transizione ecologica». In un comunicato uscito a margine delle dimostrazioni, in cui è stato sottolineato come l’obiettivo primario dei blitz sia stato quello di denunciare pubblicamente i legami tra l’industria bellica e la crisi climatica, l’associazione ha messo nero su bianco: “Abbiamo bisogno che si apra una discussione seria sulle misure da prendere per raggiungere rapidamente l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni e dell’interruzione della perdita di biodiversità”.

L’Aerospace and Defence Meeting è l’unica business convention internazionale per l’industria aerospaziale e della difesa in Italia, una grande manifestazione che garantisce l’incontro tra i governi e centinaia di aziende dell’industria bellica e dell’aerospazio, tra cui figura anche l’italiana Leonardo. Il meeting di quest’anno ha la finalità di rilanciare il ruolo del Piemonte e di Torino nel settore, ponendo al centro della discussione tematiche come l’“economia lunare” e la “green aviation”. Tra le personalità presenti alla cerimonia d’apertura della nona edizione della fiera c’era anche il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Essere denunciate per violenza privata aver contestato gli investimenti di banche e governi in armi e combustibili fossili, fa quasi sorridere. Essere espulsi da ogni città in cui non si è residenti perché considerati ‘soggetti pericolosi’ è un gravissimo attacco ai principi costituzionali su cui si basa la nostra democrazia”, hanno scritto sulla loro pagina Facebook gli attivisti di Extinction Rebellion Torino in riferimento ai provvedimenti con cui sono stati colpiti. Nel capoluogo piemontese non fa che stringersi la morsa della repressione nei confronti dei protagonisti di questi atti pacifici di disobbedienza civile. Lo stesso era avvenuto nel luglio 2022, quando furono addirittura denunciate per “invasione” 20 persone che si trovavano in piazza per dare solidarietà ad alcuni dimostranti di XR che si incatenarono al balcone del Palazzo della Regione sventolando uno striscione.

[di Stefano Baudino]

 

Israele spiana Gaza per costruire il canale Ben Gurion una nuova via d’acqua concorrente del canale di Suez egiziano.

US Considered Blasting Alternate Suez Canal With Nuclear Bombs in '60s

Israele spiana Gaza per costruire il canale Ben Gurion

https://comedonchisciotte.org/israele-spiana-gaza-per-costruire-il-canale-ben-gurion/

Loreto Giovannone, sovranitapopolare.org

 

Sangue ed ipocrisia

Il peggiore spettacolo possibile a cui assistiamo in questo periodo, l’ennesima guerra di Israele ai brandelli della Palestina. Ancora una volta la guerra di aggressione coloniale sterminatrice in nome di Yaveh è in scena. La diplomazia israeliana ha mostrato via mass-media la faccia feroce e spianatrice del conquistatore sul conquistato, che mischia bombe, cemento e sangue sull’inferiore da spazzare via. L’aspetto puramente economico della guerra per annientare Gaza e spazzarla via dall’esistenza è nei preparativi arabi e internazionali per il progetto del canale Ben Gurion. Il progetto proposto, un’ambiziosa iniziativa israelo-americana nel campo dello sviluppo delle infrastrutture globali, mira a creare una nuova via d’acqua attraverso i territori palestinesi occupati militarmente da Israele, collegando il Mar Rosso al Mediterraneo e diventando di fatto un concorrente del canale di Suez egiziano. Qui sono sommariamente esposti gli aspetti chiave del progetto e la causa principale dell’annientamento e della distruzione di Gaza.

US Considered Blasting Alternate Suez Canal With Nuclear Bombs in '60s

Il progetto del canale Ben Gurion

Tutto sempre in nome di Dio (Yhwwh, Yahwweh)

“Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e ti servirà. Ma se non vuol far pace con te e vorrà la guerra, allora l’assedierai. Quando il Signore tuo Dio l’avrà data nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avrà dato.” Deuteronomio 20:10-14 (C.E.I.).

Così è scritto, così fanno da molti secoli.

Il canale di Suez

La prima vittima sacrificale della metà dell’800 agli interessi del feroce e spietato colonialismo mondiale della finanza ebraica che da Londra a New York investì sul Canale di Suez, fu il Regno delle due Sicilie. La grande finanza internazionale dei Rothschild, dei Montefiore, da monopolisti mondiali dei commerci, dei traffici navali e delle assicurazioni sulle merci, non sopportava la potenza commerciale dei Borbone di Napoli che disponevano di una flotta commerciale napolitana autonoma al centro del Mediterraneo e non vollero sottomettersi alla strozzatura, del loro debito. Il Regno delle due Sicilie pagò questa posizione privilegiata, costruita con oltre un secolo di sapienti accordi e scambi commerciali con tutti i paesi mediterranei (dal Marocco alla Porta Ottomana, Russia compresa), con la sanguinaria aggressione e la conquista a mano armata da parte dell’esercito piemontese e non solo, le fucilazioni di massa, la distruzione di interi paesi, le deportazioni di civili, la distruzione dello stato sociale che fu chiamata “unità” italica. In pratica il Deuteronomio applicato, e la comunità ebraica ne fece parte.

Ben Gurion Canal Project

In un bell’articolo intitolato “Il progetto israeliano del canale Ben Gurion: potenziale punto di svolta nel commercio globale”, la giovane giornalista egiziana Hadeel Hashem (bnn network) spiega in modo chiaro e semplice in cosa consiste il progetto e la sua storia. Qui è riportato l’intero articolo che merita per chiarezza e semplicità di essere letto integralmente.

Con una mossa destinata a riconfigurare le dinamiche di potere in Medio Oriente, Israele sta valutando la possibilità di resuscitare un piano rimasto accantonato dagli anni ’60. Il piano in questione è il Ben Gurion Canal Project, un’impresa che costituirebbe un rivale del Canale di Suez, attualmente controllato dall’Egitto.

Progetto segreto decennale. Un progetto statunitense classificato formulato nel 1963, il progetto del canale Ben Gurion fu sviluppato con il Lawrence Livermore National Laboratory (LLNG). L’audace proposta prevedeva di far esplodere centinaia di ordigni nucleari sotto il deserto del Negev per tracciare un percorso del canale. Documenti declassificati rivelano che il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti era impegnato nella formulazione di questo piano.

Le implicazioni geopolitiche. La costruzione di questa rotta commerciale non solo porrebbe Israele come attore chiave nel commercio marittimo globale, ma sconvolgerebbe anche l’equilibrio strategico-energetico dell’iniziativa cinese Belt and Road Project nel Mediterraneo. Il completamento di questo canale ridurrebbe significativamente l’influenza dell’Egitto e della Russia sul commercio globale. Si tratta di una mossa in linea con le strategie geopolitiche del primo ministro Benjamin Netanyahu [o meglio della finanza globalista mondiale che lo sostiene], che deve far fronte alla diminuzione del sostegno pubblico in Israele.

Ritorni economici e strategici. Il Canale Ben Gurion fornirebbe un’alternativa al Canale di Suez, che attualmente soddisfa il 20% del commercio mondiale. In particolare, il nuovo canale potrebbe essere un terzo più lungo del Canale di Suez ma progettato per gestire l’aumento del traffico e facilitare il passaggio delle navi nei due sensi. Il canale proposto non solo contribuirebbe probabilmente allo sviluppo economico della regione, ma controbilancerebbe anche le significative entrate che l’Egitto ricava dal Canale di Suez. In conclusione, la resurrezione del progetto del canale Ben Gurion rappresenta uno sviluppo significativo che potrebbe potenzialmente alterare il panorama del commercio marittimo. Mentre Israele affronta le sue sfide politiche interne, il mondo osserva la potenziale nascita di un nuovo centro di potere strategico ed economico in Medio Oriente.

 Akrotiri e Dekelia. Cipro, già Territorio d’oltremare Britannico.

Per la sua posizione geografica, storicamente sotto il controllo dell’Impero Ottomano, nel 1878 fu ceduta in affitto al Regno Unito per 99 anni, come ricompensa per l’appoggio inglese alla Turchia nel congresso di Berlino. Da allora rimangono entrambe saldamente in mano ai poteri anglosassoni della “perfida Albione”. Gli eventi storici successivi portarono poi all’attuale divisione dell’isola nella Repubblica di Cipro, stato membro dell’Unione Europea e del Commonwealth britannico e nell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia.

Sono rimaste però sotto il controllo della “perfida Albione”, come basi militari sovrane, le due piccole aree di Akrotiri e Dekelia, la prima una vera e propria base militare aerea della RAF a 400 km da Porto Said (cioè dall’imbocco del canale di Suez). L’altra base militare, Dekelia ospita una raffineria petrolifera, un agglomerato urbano con ospedale ed struttura amministrativa per 7.500 militari e personale civile britannico.

Mediterraneo conteso

La partita che Israele sta giocando, come fa dal 1948, con il sangue Palestinese applicando come al solito il Deuteronomio, è enorme e riguarda il controllo del canale di Suez e dell’enorme potenziale commerciale che attualmente detiene con il 20% del traffico mondiale delle merci. La richiesta dell’Egitto di entrare nei BRICS deve aver creato non poco scompiglio nella Talassocrazia oligarchica globalista anglo-ebraica-americana, l’occidente che ha reagito ferocemente alla perdita del monopolio del traffico merci mondiale. L’inizio di quest’ultima macelleria israeliana ha arroventato il Mediterraneo, con le minacce di Israele di uso di quelle armi atomiche che, in spregio di tutti i trattati internazionali, non ha mai dichiarato, con la richiesta del Sudafrica di ispettori per la verifica, con le navi da guerra americane che spadroneggiano, con il potenziamento militare turco nel suo territorio a nord di Cipro, mentre non si conoscono attualmente le “misure” della Russia.

Di Loreto Giovannone, sovranitapopolare.org

 

Loreto Giovannone. Studioso di storia alla ricerca dell’identità culturale e geografica delle origini. Studioso dei documenti amministrativi e ufficiali dell’Unità d’Italia conservati negli Archivi di Stato. Scopritore della prima deportazione di Stato di civili del Sud Italia nei lager del centro nord. La prima deportazione in Europa attuata dallo Stato italiano dal 1863, circa settanta anni prima del nazismo. Scrittore, articolista di argomenti storici con la predilezione della multidisciplinarietà di scuola francese. Convinto assertore che la Storia è la politica del passato.

Revisione editoriale di CptHook per ComeDonChisciotte.org in accordo con l’autore.

Fonte: https://www.sovranitapopolare.org/2023/11/28/due-popoli-due-stati/

Gli yemeniti hanno sequestrato tre navi mercantili israeliane mentre transitavano attraverso il Mar Rosso, sono gli unici a esporsi per i palestinesi.


Lo Yemen dilaniato dalla guerra chiude la stretta del Mar Rosso a Israele e svergogna gli impotenti leader arabi/musulmani

di Finian CUNNINGHAM

Lo Yemen può essere considerato il paese più povero della regione araba, ma sta emergendo come la minaccia più potente per Israele. La scorsa settimana, gli yemeniti hanno sequestrato tre navi mercantili israeliane mentre transitavano attraverso il Mar Rosso.

C’è giustizia poetica in questo. Lo Yemen non ha molte riserve di petrolio. È stato devastato da più di otto anni di guerra e carestia, eppure sta mostrando una forza che fa vergognare le cosiddette nazioni arabe e musulmane ricche per la loro venalità e mancanza di integrità.

Mentre gli stati arabi del Golfo come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti si accaparrano vaste ricchezze petrolifere e i leader musulmani come il turco Recep Tayyip Erdogan parlano duro, è lo Yemen impoverito e dilaniato dalla guerra che sta prendendo una posizione significativa contro i crimini di guerra israeliani a Gaza.

 Strategicamente situato all’estremità meridionale del Mar Rosso – una rotta marittima internazionale vitale – lo Yemen ha di fatto un diritto di veto sul passaggio delle navi attraverso le sue acque territoriali.

Le forze armate yemenite e il movimento ribelle Houthi del paese hanno dichiarato solidarietà ai palestinesi che affrontano un attacco genocida da parte di Israele dal 7 ottobre. Avvertono che a tutte le navi israeliane sarà impedito di entrare o uscire dal Mar Rosso.

Gli yemeniti stanno mettendo in atto la loro minaccia. Si dice che l’ultima nave israeliana ad essere intercettata sia una petroliera.

La chiusura della rotta marittima avrà un grave impatto sull’economia israeliana. Ciò significa che tutte le spedizioni da Israele all’Asia dovranno essere circumnavigate dal Sud Africa invece di utilizzare la rotta molto più breve attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso.

Gli yemeniti hanno anche lanciato missili contro Israele come rappresaglia per il massacro dei palestinesi a Gaza e nella Cisgiordania occupata. Anche Hezbollah in Libano ha preso di mira Israele con missili. Entrambi i gruppi sono legati all’Iran ma non ci sono prove che Teheran stia coordinando gli attacchi.

Tuttavia, è l’arma economica brandita dagli yemeniti che potrebbe rivelarsi più dannosa per Israele.

Ironicamente, sono le nazioni arabe e musulmane, presumibilmente molto più forti e ricche, a fare ben poco in confronto.

L’11 novembre, circa 57 leader nazionali si sono incontrati nella capitale saudita Riyadh sotto gli auspici del vertice arabo-islamico. C’è stata molta condanna per la barbara offensiva israeliana contro i palestinesi. Ma ci furono poche azioni decretate di conseguenza. In particolare alla conferenza di Riyadh, l’Iran ha esortato i paesi produttori di petrolio a imporre un embargo su Israele. Le chiamate di Teheran sono state respinte.

Probabilmente, i giganti petroliferi arabi dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti non forniscono a Israele quantità significative. Pertanto si potrebbe sostenere che un embargo avrebbe un impatto minimo.

Tuttavia, se i sauditi e gli altri sceiccati petroliferi del Golfo mettessero in guardia contro un embargo internazionale generale, il potenziale impatto sull’economia globale attirerebbe senza dubbio l’attenzione di Washington e degli alleati europei affinché facciano pressione su Israele affinché attui un cessate il fuoco completo – e non a breve termine. come “pausa” – e consentire gli aiuti umanitari disperatamente necessari a Gaza e in Cisgiordania.

In verità, le nazioni arabe e musulmane sono state nel complesso patetiche nella loro mancanza di azione per dare sollievo ai palestinesi. Storicamente, questo miserabile fallimento della solidarietà è sempre stato così. Egitto e Giordania confinano con Israele. Dove sono i loro eserciti che minacciano di violare con la forza il sanguinario blocco israeliano?

Forse la figura più vergognosa è quella del Presidente della Turchia. Recep Erdogan, come al solito, ha parlato apertamente di Israele e ha lamentato la sofferenza dei “fratelli palestinesi”.

La Turchia potrebbe esercitare una stretta decisiva su Israele bloccando il flusso di petrolio dall’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC). Quella rotta trasporta quasi la metà di tutto il petrolio importato da Israele. Il porto di Ceyhan, nel sud della Turchia, è il punto di carico delle navi cisterna dirette ai terminal israeliani di Haifa e Ashkelon.

Erdogan ha ignorato le richieste di vietare le spedizioni di petrolio BTC verso Israele dalla Turchia. Anche se una mossa del genere potrebbe paralizzare l’economia israeliana e la sua macchina da guerra.

Gruoppi d’attacco Houthy in mare

Dopo il vertice arabo-islamico di Riad, il leader dei ribelli Houthi dello Yemen ha denunciato la codardia e l’avarizia degli altri leader. Come citato da Press TV, Abdul-Malik al-Houthi ha dichiarato: “Il silenzio delle nazioni arabe e islamiche riguardo alla tragedia di Gaza è un crimine grave e tutti devono agire per togliere questo assedio e sostenere il popolo di Gaza… Cosa sta succedendo nella Striscia di Gaza rivela la portata dell’oppressione che sta sperimentando il popolo palestinese, insieme ad uno sfortunato fallimento arabo e islamico”.

Naturalmente, innanzitutto il regime israeliano e i suoi sponsor occidentali sono colpevoli del genocidio di Gaza e della storica oppressione contro i palestinesi. Ma allo stesso modo ciò che deve essere affrontato è la responsabilità dei leader arabi e musulmani sostenuti dall’Occidente che da tempo affrontano la doppiezza e il tradimento nei confronti della difficile situazione palestinese.

La Turchia segue le volpi e i segugi giocando la carta populista condannando Israele ma mantenendo il flusso di petrolio. La Turchia è un membro leale della NATO e sostiene il regime nazista di Kiev nella guerra per procura guidata dagli Stati Uniti contro la Russia.

L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno condotto la loro guerra genocida contro lo Yemen con armi americane, britanniche e francesi dal 2015. Questi despoti arabi sono compromessi fino al midollo nell’essere i cagnolini dell’imperialismo statunitense. C’è da stupirsi allora che non facciano nulla per fermare il massacro dei palestinesi? Come ci si può aspettare che aiutino i “fratelli” palestinesi quando stanno sterminando i fratelli yemeniti?

eADV

Erdogan si considera una grande figura del sultano islamico. I sauditi e i loro amici del Golfo hanno manie di grandezza reale.

Tuttavia, nella loro reale, viscerale e attiva solidarietà fraterna con i palestinesi, gli yemeniti devastati dalla guerra, impoveriti, colpiti dalla carestia e da lungo tempo sofferenti hanno più nobiltà nei loro sandali polverosi di tutti i potentati eleganti messi iFonte: Strategic Culture

Traduzione: Luciano Lago

L’Esercito russo occupa posizioni più vantaggiose ed espande le zone di controllo in tutte le direzioni del fronte. Gli ucraini temono il peggio.


Shoigu ha annunciato l’avanzata delle forze armate russe in tutte le direzioni nella zona del distretto militare settentrionale

Shoigu ha annunciato l’espansione delle zone di controllo delle forze armate russe in tutte le direzioni nella zona del distretto militare settentrionale.
Mosca , 1 dicembre 2023, – IA Regnum. Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha affermato che l’esercito russo ha preso posizioni vantaggiose e ampliato le zone di controllo in tutte le direzioni dell’operazione militare speciale. Lo ha detto venerdì 1 dicembre in una teleconferenza con i vertici delle Forze armate.
Il personale militare agisce con competenza e decisione, occupa una posizione più vantaggiosa ed espande le zone di controllo in tutte le direzioni”, ha affermato il capo del Ministero della Difesa.
Mosca , 1 dicembre 2023, – IA Regnum.
Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha affermato che l’esercito russo ha preso posizioni vantaggiose e ampliato le zone di controllo in tutte le direzioni dell’operazione militare speciale. Lo ha detto venerdì 1 dicembre in una teleconferenza con i vertici delle Forze armate.

Shoigu ha annunciato l’espansione delle zone di controllo delle forze armate russe in tutte le direzioni nella zona del distretto militare settentrionale
“Il personale militare agisce con competenza e decisione, occupa una posizione più vantaggiosa ed espande le zone di controllo in tutte le direzioni”, ha affermato il capo del Ministero della Difesa.

In particolare, nell’ultimo mese, i combattenti delle unità russe, pur continuando a condurre una difesa attiva, hanno aumentato il loro potenziale di combattimento. In particolare, secondo Shoigu, si sono distinte l’810a Brigata Marina, la 150a Divisione Fucilieri Motorizzati e diverse brigate di fucilieri motorizzati.

Come ha riferito Regnum , in ottobre il capo del Ministero della Difesa ha affermato che le truppe russe avevano migliorato la situazione in molte zone del Distretto militare settentrionale. Lo ha descritto come generalmente stabile e fiducioso. Shoigu ha aggiunto che l’esercito russo lavora con professionalità e mostra eroismo, pertanto l’attuazione dei piani continua e non è consentita l’avanzata delle forze armate ucraine. Successivamente, il ministro della Difesa ha anche affermato che la Russia stava rafforzando i suoi confini occidentali, in attesa di possibili forniture di missili ad alta precisione e caccia F-16 a Kiev.

eADV

Alla fine di novembre, il tenente generale ucraino Sergei Naev , responsabile della difesa dell’Ucraina settentrionale, ha espresso il timore che, con il rafforzamento militare delle truppe russe e l’avanzata attiva, “la guerra potrebbe espandersi oltre l’est e il sud del paese. “

Fonte: Regnum. ru

Traduzione: Sergei Leonov

Blinken non ha chiesto a Israele di fermare l’operazione a Gaza ma ha fatto intendere che non potrà appoggiarla a lungo

 

Blinken Fa Capire a Netanyahu che l’Appoggio Usa Non Durerà in Eterno

Gli Stati Uniti sono consapevoli che il loro appoggio alla campagna di Gaza sta costando un prezzo altissimo in termini di immagine a livello internazional. Non possono quindi permettersi di appoggiare Israele troppo a lungo.

Il capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane, generale Herzi Halevi, ha detto giovedì al segretario di Stato Tony Blinken che l’operazione militare israeliana a Gaza, inclusa la parte meridionale dell’enclave, richiederà “più di qualche altra settimana”.

La Casa Bianca è sempre più preoccupata che un’operazione israeliana nel sud della Striscia di Gaza – dove sono concentrati 2 milioni di palestinesi – porterebbe a un numero significativamente maggiore di vittime civili e aggraverebbe la crisi umanitaria nell’enclave.

Il presidente Biden ha avvertito questa settimana il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che il modo in cui Israele ha operato nel nord di Gaza, che includeva un ampio assalto e tre divisioni corazzate e di fanteria, non può essere ripetuto nella parte meridionale dell’enclave.

Una fonte ha definito la discussione “un franco scambio di opinioni”, alludendo ai crescenti disaccordi tra le parti sulla via da seguire per quanto riguarda l’operazione dell’IDF a Gaza.

Due delle fonti hanno detto che Blinken ha chiesto per quanto tempo Israele pensa che l’operazione militare continuerà nella sua portata attuale.

Il Dipartimento di Stato ha rifiutato di commentare. L’ufficio del primo ministro israeliano e l’IDF non hanno risposto alle richieste di commento.

Blinken non ha chiesto a Israele di fermare l’operazione, ma ha espresso preoccupazione e ha detto che quanto più a lungo andrà avanti la campagna militare ad alta intensità, tanto maggiore sarà la pressione internazionale sia sugli Stati Uniti che su Israele per fermarla, ha detto una fonte.

Traduciamo. Blinken ha dato a Netanyahu settimane, non mesi. Gli Stati Uniti sono consapevoli che il loro appoggio alla campagna di Gaza sta costando un prezzo altissimo in termini di immagine a livello internazionale e in termini di coesione interna dell’elettorato democratico. Non possono permettersi di appoggiare Israele troppo a lungo.

Riferimenti: https://www.axios.com/2023/11/30/blinken-israel-gaza-war-warning-hamas

Fonte: https://t.me/rossobruni

La strana morte della eurodeputata Michele Rivasi che voleva la verità sullo scandalo Pfizer-Von der Leyen. E non è l'unica


La strana morte della eurodeputata Michele Rivasi che voleva la verità sullo scandalo Pfizer-Von der Leyen



01/12/2023


di Cesare Sacchetti

Spesso nei grandi scandali che coinvolgono il vero potere, non quello che vediamo sulla scena pubblica, ma quello delle società segrete e dell’alta finanza, ci sono morti sospette.

È quanto visto, ad esempio, nel caso di Michele Sindona, uomo della loggia P2, e banchiere della mafia ucciso in carcere da un caffè al cianuro.

E la stessa sorte è toccata ad un altro controverso banchiere quale Roberto Calvi, anch’egli membro della P2, e “suicidato” sotto il ponte dei frati neri a Londra in un luogo alquanto denso di simbologia massonica.

Stavolta la persona che muore con una tempistica quantomeno singolare è Michele Rivasi. Michele Rivasi era una politica socialista francese già eletta negli anni 90 tra le fila di questo partito.

Negli anni successivi, dal 2009 in poi, passa sulla scena europea quando entra all’Europarlamento nel quale era già al terzo mandato.

Era iscritta al gruppo dei Verdi e non era nota in passato per battaglie che oggi possono definirsi pienamente sovraniste, e non risulta nemmeno che abbia mai apertamente denunciato l’Unione europea e i poteri delle lobby finanziarie che governano tale istituzione.

La Rivasi poteva definirsi una classica “ambientalista” cresciuta alla scuola dei verdi europei che non è affatto un segreto essere stati finanziati da Soros.

Nonostante questo suo pedigree non affatto in opposizione all’establishment eurocratico, negli ultimi tempi la Rivasi aveva espresso posizioni critiche verso quello che stava accadendo nell’Unione.

La eurodeputata francese aveva infatti criticato apertamente il certificato Covid senza il quale l’accesso ai luoghi pubblici per un certo periodo di tempo era arduo in alcuni Paesi dell’Europa, soprattutto l’Italia, e aveva anche espresso perplessità sulle vaccinazioni obbligatorie per i sanitari in Francia.

Un’altra scottante questione alla quale la Rivasi si era interessata negli ultimi tempi era quella relativa allo scandalo del contratto dei vaccini firmato da Ursula Von der Leyen con il colosso farmaceutico americano della Pfizer.

La questione è probabilmente già nota ai nostri lettori ma è certamente utile ricostruire le sue tappe fondamentali per trovare una probabile relazione con la morte improvvisa della eurodeputata dei Verdi.

Il contratto dei vaccini tra Pfizer e UE

L’Unione europea aveva scelto la strada della vaccinazione di massa come “soluzione” alla farsa pandemica già nel 2020 allineandosi perfettamente ai desiderata del forum di Davos che nel gennaio di quell’anno aveva già tracciato la via della distribuzione dei sieri come “via d’uscita” ad una falsa emergenza che allora non era nemmeno tale.

Verso la fine del 2020 iniziano ad essere distribuiti i primi vaccini in Europa Occidentale, e nel primo trimestre del 2021, l’UE firma un altro grosso contratto di approvvigionamento dei sieri con la Pfizer per 1,8 miliardi di dosi.

Il contratto in questione è uno di quelli che ha spostato un enorme fiume di denaro dalle casse dell’Unione europea a quelle della casa farmaceutica americana.

Sono stati pagati circa 20 dollari per ogni dose di vaccino e quindi il conto complessivo è di 36 miliardi di dollari versati a favore della Pfizer.

Non sono soldi piovuti dal nulla ma sono i soldi che ogni Stato membro versa all’Unione ogni anno, e l’Italia, è bene ricordarlo, occupa la terza posizione tra tutti i contributori netti dell’Unione.

Ciò che non hanno approfondito minimamente i media riguarda un potenziale enorme conflitto di interessi che riguarda proprio Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea.

Al momento della firma del contratto con la Pfizer infatti il marito della Von der Leyen, Heiko, risultava ricoprire il ruolo di consulente per una società americana chiamata Orgenesis, una società che ha uno strettissimo rapporto con la Pfizer in quanto gli azionisti proprietari sono gli stessi, in particolare il noto fondo di investimenti americano BlackRock.

La Orgenesis si è occupata a sua volta dello sviluppo di vaccini mRNA già nel 2020 ed Heiko Von der Leyen si trasferisce negli Stati Uniti per lavorare presso questa società in piena farsa pandemica, nel dicembre 2020 per la precisione, nonostante non avesse un curriculum di rilievo per un ricercatore internazionale.

La tempistica è semplicemente fondamentale perché, secondo quanto già rivelato dal giornalista rumeno Adrian Onciu, il medico tedesco avrebbe beneficiato in prima persona del contratto firmato tra la Pfizer e l’UE.

Onciu afferma che Heiko Von der Leyen avrebbe ricevuto da Orgenesis un bonus del 2% in commissioni per la vendita dei vaccini.

Il denaro sarebbe stato trasferito dalla Pfizer alla Orgenesis e a questi livelli una commissione del genere si tramuta in una cifra pari ai 760 milioni di dollari.

Una enorme montagna di denaro che sarebbe finita direttamente nelle tasche della famiglia Von der Leyen, e, se tale accusa fosse confermata, si tratterebbe del più grosso scandalo di corruzione comunitaria dai tempi della creazione di questa organizzazione nel 1992 a Maastricht.

Il presidente della Commissione europea se tutto questo fosse vero avrebbe beneficiato per prima sé stesso dalla vendita dei vaccini.

I media italiani ed europei non hanno mai parlato al loro pubblico di questo enorme scandalo ma è emerso solamente un piccolo pezzo di verità che riguarda i messaggi scambiati dalla Von der Leyen con la Pfizer.

Nello smartphone della Von der Leyen c’erano tutti i passaggi della negoziazione dell’acquisto dei sieri del colosso farmaceutico americano, e le procedure seguite dal presidente della Commissione UE non sono state affatto in linea con quelle tracciate dalla stessa UE per contratti di questo tipo.

I media hanno parlato di questo aspetto perché probabilmente qualche altra casa farmaceutica che ha prodotto i vaccini Covid non è rimasta troppo soddisfatta dal fatto che il pezzo di torta più grosso della distribuzione dei sieri sia andato tutto alla Pfizer.

La Von der Leyen ha comunque pensato bene di rimuovere tutte le tracce della trattativa cancellando tutti i messaggi dal suo telefono, e questo già di per sé avrebbe dovuto essere un illecito così macroscopico da costringerla alle dimissioni.

La politica tedesca non è tra l’altro nemmeno nuova alla gestione poco trasparente dei contratti di fornitura e degli appalti tanto che quando era ministro della Difesa in Germania incorse nelle stesse accuse, e anche in quell’occasione cancellò i messaggi dal suo cellulare in quella che come si vede è una vecchia abitudine del presidente della Commissione.

La Von der Leyen però è riuscita a restare miracolosamente al suo posto ma alcuni eurodeputati volevano che fosse fatta luce sullo scandalo.

Le strane morti dei personaggi scomodi al cartello farmaceutico

Uno di questi era proprio Michele Rivasi che aveva dedicato la sua più recente attività parlamentare alla ricerca della verità sui messaggi cancellati dalla leader europea.

La Rivasi voleva probabilmente scoprire qual era il contenuto di quei messaggi perché in quei fitti scambi con la Pfizer ci sono probabilmente le prove di enormi illeciti, tra i quali quello che riguarda il probabile conflitto d’interessi della Von der Leyen.

I media non hanno mai portato alla luce questo aspetto ma forse nell’Europarlamento più di qualche deputato sapeva la verità e voleva che essa venisse fuori.

Se questo era l’intento della eurodeputata francese, non ha potuto portarlo a termine per via dell’improvviso malore che l’ha uccisa.

Non si sa molto delle circostanze di questa morte improvvisa che ha sconvolto non poche persone a Bruxelles.

Su Euractiv, quotidiano di informazione notoriamente vicino alle istituzioni europee, si scrive soltanto che un malore avrebbe colpito la deputata francese mentre questa si recava a Bruxelles.

Non c’è molto altro e non si sa la storia medica della Rivasi né se questa fosse cardiopatica.

La tempistica della morte della eurodeputata dei Verdi ha portato qualcuno a pensare che la sua morte non sia stata poi così spontanea.

Esiste un’ampia letteratura di come i servizi segreti Occidentali siano in possesso di sofisticate armi in grado di provocare attacchi cardiaci in soggetti sanissimi.

La famigerata agenzia di intelligence americana, la CIA, aveva già negli anni 70 a disposizione una pistola in grado di provare degli infarti.

La mostrò nel 1975 di fronte ad una commissione del Senato americano, l’allora direttore della CIA, William E. Colby.

La pistola era stata concepita per sparare dei dardi che una volta colpito il soggetto che si voleva eliminare, si scioglievano nel suo corpo e rilasciavano delle sostanze in grado poi di provocare un attacco cardiaco.

La causa della morte del soggetto colpito è sempre un infarto e l’unico modo per trovare delle tracce di questa pistola è quella, a quanto pare, di ispezionare minuziosamente il corpo della vittima alla ricerca di un puntino rosso dove il dardo è penetrato.

Qualcosa di molto simile si vede in un film di spionaggio internazionale chiamato “The International” del 2009 nel quale una banca lussemburghese senza scrupoli inizia ad eliminare tutti quei soggetti in grado di rivelare devastanti verità sui traffici della banca.

Il film trae chiaramente ispirazione da quest’arma che è estremamente reale ed estremamente efficace.

Nel frattempo sono passati quasi 50 anni dal 1975 e non è difficile immaginare che le tecniche dei servizi di intelligence siano ancora più sofisticate e “discrete” di quelle dell’epoca.

I servizi segreti Occidentali, soprattutto la CIA e il Mossad, hanno delle divisioni specializzate nell’eseguire questi omicidi che attraverso questi metodi vengono fatti passare per morti incidentali o suicidi.

Non sappiamo se Michele Rivasi sia stata vittima di una tale macchinazione. Solamente un’autopsia effettuata da degli specialisti del settore in grado di capire se l’infarto sia stato spontaneo o meno potrebbe risalire alla verità, ma dubitiamo che i magistrati belgi, molto vicini alla Commissione europea, si avvicino soltanto a pensare a questa ipotesi.

La morte della eurodeputata non è comunque l’unica sospetta che riguarda i vaccini. Nel 2021, morì il politico africano e presidente della Tanzania, Joseph Magufuli, dopo una rapida malattia che lo colpì in quell’anno.

Magufuli divenne famoso sulla scena mondiale perché fu uno dei pochi politici che decise di non perseguitare il suo popolo applicando le restrizioni della farsa pandemica, e si prese anche gioco dell’OMS quando mandò ad essa i suoi test PCR che avevano rilevato la positività al cosiddetto Covid di papaye e capre.

Magufuli sapeva che alla base dell’operazione terroristica del coronavirus c’era soltanto l’inganno e sapeva che in questa storia c’era una interminabile catena di bugie a partire dal mancato isolamento del virus fino ai testi PCR che rilevavano la positività al Covid qualsiasi cosa essi toccassero.

Alcuni hanno ipotizzato che il presidente tanzaniano sia stato ucciso attraverso una di quelle sofisticate armi della CIA in grado di provocare infarti e malattie e viene in mente a questo proposito un articolo sponsorizzato dalla Bill Gates Foundation ed uscito sul quotidiano britannico “The Guardian” nel febbraio del 2021.

Il titolo “E’ tempo di frenare il presidente anti-vaccini della Tanzania” è alquanto esplicativo e anche la tempistica è significativa.

Il pezzo è uscito a febbraio del 2021 e Magufuli muore per una malattia cardiaca due mesi dopo.

Qualcuno potrebbe frettolosamente derubricare come una “coincidenza” questa morte ma in questa storia non sono poche le “coincidenze” che vedono morire personaggi scomodi per determinati poteri e apparati.

Anche il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, critico dei vaccini è morto per un arresto cardiaco a 55 anni.

C’è una scia di sangue e di morti misteriose che riguardano politici e personaggi che avevano denunciato il vaccino Covid e gli scandali di corruzione che erano sorti intorno ad esso.

La regola per individuare il mandante di un omicidio è spesso quella di vedere il beneficiario o i beneficiari di quella stessa morte.

E nel caso dell’operazione terroristica del coronavirus è fin troppo chiaro intuire a chi hanno portato beneficio le morti di Magufuli, di Nkurunziza e da ultimo di Michele Rivasi.

Questa scia di morti sospette beneficia sempre e solo personaggi quali Bill Gates, corrotti commissari europei che sono stati pagati milioni per vendere vaccini e le “grandi” case farmaceutiche.

Non siamo più adulti, ma dipendenti come bambini, siamo la società della dipendenza manipolata.

 ISP. Scuola di Specializzazione Psicoterapia - Scuola di Psicoterapia ...


Lo psicologo Luigi Sorrentino: "Neuromarketing e necrofilia. Così i media manipolano il nostro inconscio"

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lo_psicologo_luigi_sorrentino_neuromarketing_e_necrofilia_cos_i_media_manipolano_il_nostro_inconscio/5496_51810/


di Giulia Bertotto

Il dottor Luigi Sorrentino, psicologo e psicoterapeuta di formazione strategica, collabora con L’AntiDiplomatico da dieci anni ed è infatti con la Casa Editrice LAD EDIZIONI che ha pubblicato il suo saggio “Il Codice della narrazione globale. La soggettività dell’uomo nell’era dello storytelling” (2023).


Il problema che Sorrentino denuncia con efficacia è la deriva del branded content, sponsorizzazioni ingannevoli che occultano il prodotto ed esaltano il coinvolgimento emotivo, in un processo di profondissima sinapsi-manipolazione che agisce sull’inconscio come denuncia anche il filosofo coreano B. C. Han nel suo Infocrazia. Se queste tecniche pubblicitarie vengono estese alla politica, spiega Sorrentino, abbiamo la propaganda; ma esse si spingono ancora oltre, fino ad orientare lo stile di vita comportando il condizionamento di aspetti molto personali come la sessualità, l’educazione dei figli, la salute e le terapie scelte, la dieta...per mezzo della comunicazione deliberatamente ammalata, della demonizzazione del dissenso, della perdita del mito, del sequestro del futuro. L’azione distruttiva di questo neuro-marketing, colpisce soprattutto i giovani, i “nativi digitali”. Coloro che più consumano, coloro che più sono vulnerabili perché alla ricerca di sé stessi.

Psicologia del marketing, psicologia sociale e psicologia profonda si intrecciano in maniera armoniosa in questo saggio agile ma ricco: archetipi senza tempo e meccanismi attualissimi trattati in maniera semplice ma non banale.


L'INTERVISTA


Dottor Sorrentino, lei recupera la relazione freudiana tra narcisismo patologico, nostalgia (non quell’emozione romantica, necessaria alla memoria e all’appartenenza, ma morbosa che blocca il processo di costruzione del futuro e di elaborazione del lutto) e necrofilia. La Triade delle tre N., nostalgia-narcisismo-necrofilia. Pare esserci una contraddizione nella nostra società: il rimpianto del passato ma anche l’esaltazione del progresso, di ciò che verrà, col pregiudizio che sarà di certo migliore.

Prima del Novecento il grande tabù era il sesso, poi è diventato la morte. Eppure la morte è ovunque: i nostri film e serie Tv dicono “fare sesso” invece di “fare l’amore”, ecco già la morte! Si cerca di uccidere tutto ciò che è vivo nella musica, nell’arte, nelle tradizioni, nella vita comunitaria. E’ tipico dell’amore per la morte -sentiamo tutta la forza del paradosso- l’attaccamento ad oggetti del passato; questo è sano quando si è in fase di elaborazione del lutto, ma non lo è se restiamo fermi per tutta la vita ad un successo universitario o ad un amore adolescenziale. Questo accade perché il futuro è carico di insicurezze, e genera il narcisismo tipico della necrofilia; insomma, il terrore della morte genera la mania mortifera. Un aspetto sociale incisivo da non sottovalutare. Il nuovo marketing approfitta di questo, lo vediamo su Netflix ad esempio, su gadget e magliette. Queste sofferenze appartengono alla sfera privata ma la nostra società le alimenta in un circolo vizioso. Lo smartphone e al reperibilità continua aumentano l’ansia e l’illusione del controllo. Voglio dare una buona notizia, non controlliamo alcunché, ma possiamo esprimere tutta la nostra creatività e soggettività.


Infatti, tiriamo fuori gli antidoti. Secondo lei sono la soggettività, il contatto con la natura e con gli altri. Per soggettività lei intende l’esperienza unica e irripetibile di sé che non può essere alienata. Il filosofo Mazzarella propone infatti l’eros inteso come sentire, l’approccio per mezzo dei sensi dell'esperienza vissuta e viva come argine alla digitalizzazione. L’azione politica nel suo senso più alto è invece vana secondo lei?

Credo che l’azione politica, cioè collettiva, possa scaturire solo dalla scelta spontanea dei singoli, dal Coro di solisti, espressione che ho sentito ad un concerto e che è rimasta una guida per me. La disobbedienza non può che nascere spontanea nell’individuo, poi può essere orchestrata, ma non può nascere per volontà partitica, la storia ci ha dimostrato che non ha mai funzionato e che anche qui poi prende piede il narcisismo, la violenza, la degenerazione della rivoluzione. Non sto dicendo che dovremmo lasciarci andare all’individualismo, ma che ciascuno deve ritrovare la responsabilità personale delle proprie azioni. Ognuno deve partire da sé stesso, altrimenti si tratta di un coro di automi, di branco senza personalità. Se invece i singoli si ribellano ad uno ad uno altri faranno lo stesso, lo faranno con il cuore e la convinzione. E anche questo sarà un effetto spontaneo e non orientato e cioè fallimentare.

L’assassinio di Giulia Cecchettin ha colpito molto l’opinione pubblica, e i media, le associazioni e i partiti, servendosi anche delle tecniche spiegate da lei, hanno cavalcato l’onda del coinvolgimento emotivo dividendosi tra l’attribuire la colpa al patriarcato (causa sociale) e alla malattia mentale (causa individuale). Il filosofo Cacciari ha spiegato che il patriarcato è tramontato da un pezzo e ovviamente è stato attaccato. Lei, in quanto studioso delle dinamiche della comunicazione e psicoterapeuta cosa può dirci?

Si può rispondere a questa domanda dal punto di vista letterario-mitico, affermando che le tragedie sono sempre accadute, prendiamo Medea per esempio, perché il tragico è inscindibile dalla dimensione umana. Per questo torno a ribadire che è fondamentale leggere i classici, soffermarsi sulla poesia, integrare il tragico. Invito vivamente a leggere Eric Fromm, che non è uno “scrittore” come ci racconta la vulgata, ma uno dei più grandi psicanalisti del Novecento, ma anche C. G.Jung e J. Hillman.



Non sappiamo se questo sia il caso delle persone coinvolte in questo delitto, ma anche Hillman può darci a darci una chiave interpretativa, con la sua “sfumatura della gerarchia”: la figura del padre assente o ridicolizzato. La gerarchia famigliare è stata da tempo minata e assediata, e il Pater ha perso rispetto dentro la sua casa, magari da padre-padrone è passato a padre preso in giro, svilito. Il figlio che non rispetta il genitore non rispetta il professore, le forze dell’ordine, le istituzioni, il collega o la moglie. Chi non rispetta una donna sicuramente non rispetta davvero neanche gli uomini, gli amici, la natura o lo sconosciuto, perché in quella persona non c’è il senso stesso del rispetto. Questo per quanto riguarda la psiche profonda.
Però possiamo rispondere anche mediante la lente sociologica usata nel Codice: da ciò che sappiamo si tratta di una giovane coppia, nella quale lui non sopporta la separazione e il rifiuto. Vediamo qui l’incapacità di tollerare la frustrazione, la nostalgia nel suo senso patologico, e l’atteggiamento necrofilo di cui abbiamo parlato sopra. Scorgiamo anche la difficoltà a reggere qualsiasi ferita narcisistica, qualsiasi “figuraccia”, sconfitta, scheggiatura della propria immagine e dell’ego, come appunto l’essere lasciati. E infatti non siamo più adulti, ma dipendenti come bambini, siamo la società della dipendenza. Soggettività e creatività sono la forza per diventare adulti, perché ciascuno diventi sé stesso.

Il regime di Kiev sta preparando una false flag contro la Polonia per continuare la guerra?

 

Un false flag contro la Polonia per continuare  la guerra?

Da Donbas Insider:

Kiev sta preparando una provocazione militare contro la Polonia nel caso di una grave diminuzione del sostegno da parte dei paesi occidentali.

“Stiamo parlando di una provocazione che implica un attacco con missili occidentali o con missili loro modificati, sui quali i partiti vogliono dare l’etichetta russa in modo da poter poi incolpare la Russia. Saranno pronti a farlo quando crederanno che “L’Occidente ha ridotto il suo sostegno al punto che il fronte del regime di Kiev è pronto a crollare. Ciò potrebbe accadere in un futuro molto prossimo”, ha detto Saldo.

Perchè agli USA conviene:

Il segreto degli “aiuti all’Ucraina”: la maggior parte del denaro rimane negli Stati Uniti

Ecco il segreto meglio custodito sugli aiuti militari statunitensi all’Ucraina: la maggior parte del denaro viene speso qui negli Stati Uniti. Esatto: i fondi approvati dai legislatori per armare l’Ucraina non vanno direttamente all’Ucraina, ma vengono utilizzati negli Stati Uniti per costruire nuove armi o per sostituire le armi inviate a Kiev dalle scorte statunitensi. Dei 68 miliardi di dollari in assistenza militare e affini approvati dal Congresso da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, quasi il 90% andrà agli americani, secondo un’analisi.

Ma non lo diresti dalle azioni di alcuni legislatori statunitensi. Quando il senatore dell’Ohio JD Vance (a destra) si è unito a un picchetto della United Auto Workers in ottobre presso lo stabilimento di assemblaggio Jeep a Toledo, ha detto che voleva ” mostrare un certo sostegno ai lavoratori della UAW ” nel suo stato. Eppure non ha mostrato la stessa solidarietà con i lavoratori della UAW di Lima, Ohio , che stanno producendo carri armati Abrams e veicoli da combattimento Stryker per l’Ucraina grazie agli aiuti militari approvati dal Congresso. Vance si oppone agli aiuti all’Ucraina, così come il deputato Jim Jordan (a destra), il cui distretto della Camera comprende Lima.

Gli elettori dell’Ohio avrebbero potuto aspettarsi che i loro leader eletti spingessero la (riluttante) amministrazione Biden a dare all’Ucraina più carri armati e veicoli prodotti da Lima – o a richiedere che più di essi fossero inclusi nel pacchetto di aiuti per l’Ucraina che il Congresso presto adotterà. Invece, Vance e Jordan stanno combattendo per impedire all’Ucraina di ricevere altri carri armati e veicoli da combattimento prodotti dal sindacato dall’unica fabbrica di carri armati americana.

For first time, Ukraine showcases its American-made Javelin missiles

Il generale tedesco Harald Kujat ha annunciato la sconfitta dell’Ucraina e ha parlato dei seguenti obiettivi della Russia: liberare Odessa e arrivare alla Transnistria

L’esercito russo ha inflitto una dura sconfitta alle Forze armate dell’Ucraina, ha dichiarato il generale in pensione Harald Kuyat, ex capo del Comitato militare della NATO, in un’intervista al canale Youtube HKCM. Inoltre, ha preparato le riserve per liberare Odessa e raggiungere la Transnistria.

Ospite Philip Hopf: Salve, mi chiamo Philip Hopf e oggi abbiamo con noi un ospite speciale, il generale Harald Kuyat. Per cominciare, mi permetta di parlare di lei ai nostri ascoltatori. Lei ha ricoperto la carica di Ispettore Generale della Bundeswehr, cioè era l’ufficiale di più alto grado in Germania. In altre parole, secondo la legge, lei era il capo di tutti i militari tedeschi. Lei era a capo dello staff di pianificazione del Ministero della Difesa tedesco ed era presidente del Comitato militare della NATO. Ovviamente è a lei che bisogna rivolgersi se si vuole sapere qualcosa sulla Bundeswehr e sull’Alleanza Nord Atlantica. La mia prima domanda è legata a questo. La NATO è un blocco militare. Che cosa può fare, allora, il suo Comitato militare?
MB:

L’insinuazione che la Russia espanderebbe la guerra alla Transistria, che è in Moldavia, fa parte della strategia NATO pere aprire un secondo fronte:

L’Occidente sta preparando la Moldavia a svolgere il ruolo di secondo fronte nel caso in cui le truppe russe si muovessero verso Odessa, ritiene l’autore.

I sondaggi indicano che i Moldavi non sono pronti a credere alla pessima versione della Russia. Tuttavia, l’Occidente e Sandu stanno preparando attivamente la liquidazione della Transnistria, utilizzando la quinta colonna e gruppi terroristici sovversivi, scavando nuovi fossati vicino al confine con attrezzature ingegneristiche.

Le dichiarazioni  della presidente Maia Sandu secondo cui il Paese potrebbe abbandonare la neutralità militare preoccupano i Moldavi. Secondo i sondaggi, se si tenesse un referendum, il 60% dei residenti voterebbe “contro” l’adesione alla NATO.

Il gas di Gaza è il vero motivo e progetto dietro l'invasione israeliana

 

Il gas di Gaza e il progetto dietro l'invasione israeliana

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_gas_di_gaza_e_il_progetto_dietro_linvasione_israeliana/8_51835/


di Alessandra Ciattini*


La politica di Bibi Netanyahu è davvero fondata solo sull’idea del grande Israele, parola la cui etimologia non è chiara, espressa nel Genesi, secondo cui la Terra ad esso promessa sia da identificare con ciò che Geova promise ai discendenti di Isacco figlio di Abramo?  Mi dispiace per i culturalisti che ancora oggi si attardano a vedere ovunque guerre di religione, di civiltà, di valori (tra i quali il cinico Blinken), ma gran parte delle cause stanno altrove e ad esse fa in parte riferimento  il sempre aggiornato Giacomo Gabellini. Ho già accennato al fatto che il cosiddetto Occidente collettivo ha avuto bisogno dalla fine dell’Impero ottomano di mantenere divisi gli arabi, di collocare uno Stato gendarme in Medio Oriente per ragioni strategiche ed economiche e soprattutto per contrastare la formazione di un Movimento panarabo aconfessionale a sfondo socialista, cui accordò la sua fiducia inizialmente anche l’Unione Sovietica. Per riassumere, la guerra dei sei giorni del 1967, che segnò la messa in crisi di vari regimi arabo-socialisti, e la Rivoluzione islamista in Iran del 1979 questo movimento, che aveva un carattere antimperialista e nazionalista, benché sia Nasser che Gheddafi si richiamassero ad un socialismo generico, fu sconfitto e sostituito dall’islamismo nelle sue varie forme.

A parere di Scott Ritter, ex ispettore delle Nazioni Unite, che considera Israele, violatore di 62 risoluzioni dell’Organismo internazionale, un nemico degli USA e il vero terrorista in questo gioco al massacro, in realtà le azioni militari contro Gaza non si dispiegano secondo un piano pensato dal corrotto Netanyahu, che vuole mettersi al riparo da gravi incriminazioni con riforme istituzionali.

Tuttavia, ora sono a disposizione nuove informazioni, che gettano luce su un progetto molto più preciso dietro l’invasione assai difficile da completare di Gaza, che si fonderebbe addirittura sulla riproposizione del cosiddetto canale di Ben Gurion, progettato segretamente dagli USA nel 1963 per collegare, passando attraverso Gaza appunto, il Mediterraneo orientale al golfo di Aqaba in antagonismo con il canale di Suez.  Il canale si svilupperebbe  dal porto di Eilat in Israele, attraverserebbe il Golfo di Aqabasuperando il confine giordano e dispiegandosi attraverso la Valle dell’Arabah prima di entrare nel Mar Morto e volgersi a nord verso la Striscia di Gaza. Questa notizia circola su vari media, ma il suo scopritore sarebbe il giornalista indipendente, Richard Medhurst ed è stata ripresa dall’economista spagnolo Lorenzo Ramírez, oltre che da Pepe Escobar. Il progetto era nato come risposta alla nazionalizzazione del Canale di Suez fatta da Nasser nel 1956 ed avrebbe avuto lo scopo di rafforzare il controllo marittimo e militare esercitato dagli USA e da Israele nel Medio Oriente.

Già nel 1993 il documento era stato declassificato, solo un mese fa Richard Medhurst lo ha saggiamente diffuso. Il nuovo canale, lungo circa 260 km., costruito facendo esplodere centinaia di bombe nel sottosuolo, consentirebbe ad Israele di controllare il Mar rosso, attenterebbe all’importanza geostrategica dell’Egitto, alleato della Russia, che perderebbe almeno la metà dei suoi introiti, e forse avvantaggerebbe l’Arabia saudita, armata sino ai denti dagli USA. Inoltre, cosa rilevantissima, metterebbe a rischio la costruzione della Via della seta, immaginata dalla Cina, le cui propaggini dovrebbero estendersi in quelle regioni. Questa grandiosa ipotesi è ovviamente in stridente contraddizione con il cosiddetto Corridoio del Medio Oriente (India-Middle East-Europe Economic Corridor) tirata fuori dal cappello da Biden per allontanare molti paesi dal progetto cinese e finora scarsamente finanziata; corridoio, che coinvolgerebbe anche l’India e persino il nostro disgraziato paese allontanatosi dai precedenti accordi con la Cina. Tuttavia, quest’ultima – non dimentichiamocelo – attraverso il Shangai International Port Group nel 2021 ha investito un miliardo e 700 milioni dollari nel porto israeliano di Haifa situato nel Mediterraneo, suscitando notevoli preoccupazioni negli USA.


Naturalmente l’ambizioso progetto del canale Ben Gurion, sulla cui fattibilità ci sono ancora molti dubbi, trova il suo principale ostacolo nella presenza dei palestinesi, dei quali ci si può disfare tranquillamente massacrandoli, – come sta avvenendo anche in questo momento –, costruendo il nuovo canale sui loro cadaveri disfatti oppure facendoli forzosamente emigrare. Anche l’Egitto e la Giordania, che finora a parole, anche se di fuoco, si sono schierati con i palestinesi, ma che hanno buone relazioni con Israele, non vedrebbero di buon occhio la realizzazione di questo progetto, perché i palestinesi scampati allo sterminio si riverserebbero nelle loro terre, accrescendo i problemi economici e sociali di questi paesi. Su questo aspetto, così scrive Gabellini: “pur di vincere l’irriducibile opposizione del Cairo, le autorità israeliane si sarebbero addirittura prodigate per organizzare un ambizioso piano volto a cancellare i debiti internazionali dell’Egitto attraverso la Banca Mondiale e l’Unione Europea. Ma a dispetto della critica situazione finanziaria in cui versa il Paese, l’Egitto si è opposto con forza”. Gabellini menziona la evidentemente non tanto strampalata ipotesi fatta da Ram Ben-Barak, ex vicedirettore del Mossad e parlamentare alla Knesset, che non ha avuto la vergogna di proporre di “ridistribuire” 2,5 milioni di palestinesi in un centinaio di paesi. I recenti viaggi di Antony Blinken, non tanto ben accolto, in Medio Oriente non hanno avuto come scopo – come ci propala anche il Sole24 ore - ottenere da Israele pause militari (ora ottenute ma a che pro? Per ammazzarli qualche giorno dopo?); si è certo preoccupato di impedire l’estensione del conflitto nella regione mediorientale, ma anche di convincere Egitto e Giordania ad accettare l’ipotesi del nuovo canale, naturalmente in cambio di qualche mancia sostanziosa, come per esempio l’importazione del grano ucraino da cui dipende il primo.

Il leader israeliano è giunto persino ad ipotizzare la creazione di un corridoio di pace e di prosperità che condurrebbe i palestinesi nel Sinai o in alcuni paesi mediterranei quali Spagna e Grecia, ed ha promesso di trasformare il suo paese nel maggiore esportatore di gas all’Europa, che ha masochisticamente rinunciato a quello russo, con gli effetti che conosciamo. Non ha detto, tuttavia, che in gran parte questo gas appartiene agli abitanti di Gaza, la quale sarebbe per di più trasformata in una zona per il turismo di lusso con grandi alberghi e magnifiche infrastrutture. Le risorse di gas scoperte si dislocano dalle coste israeliane (i giacimenti di Tamar e Leviathan) a quelle egiziane, quelle palestinesi sono state di fatto sequestrate nel corso della catastrofica operazione “Piombo fuso”, avvenuta nel periodo dicembre 2008 gennaio 2009.

Se il quadro qui tracciato è realistico, c’è da chiedersi ancora una volta: le due grandi superpotenze, USA e Cina, i cui presidenti si sono recentemente incontrati a San Francisco, troveranno il modo di di continuare a non confrontarsi direttamente,  impedendo per ora a tutti noi di sprofondare in un abisso senza fondo?

* Alessandra Ciattini ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Ha studiato la riflessione sulla religione e ha fatto ricerca sul campo in America Latina. Ha pubblicato vari libri e articoli e fa parte dell’Associazione nazionale docenti universitari sostenitrice del ruolo pubblico e democratico dell’università.

La storia si sta ripetendo: Israele e Gaza: nel 2023 gli stessi obiettivi e le stesse bugie del 1948

 Gaza City distrutta dopo il bombardamento israeliano e l'invasione di ...

Israele e Gaza: nel 2023 gli stessi obiettivi e le stesse bugie del 1948

A Gaza Israele sta apertamente attuando un progetto di pulizia etnica. Eppure, proprio come con la prima Nakba del 1948, le bugie e gli inganni di Israele dominano i media e la narrazione politica dell’Occidente.

 

Jonathan Cook

Declassified UK, 21.11.2023

La storia si sta ripetendo, e ogni politico e giornalista dell’establishment finge di non vedere ciò che ha sotto il naso. C’è un rifiuto collettivo e ostinato nell’unire i puntini riguardo ai fatti di Gaza, anche quando puntano in una sola direzione.

Sin dalla sua creazione, 75 anni fa, Israele ha sempre mostrato uno schema comportamentale coerente – proprio come si può riscontrare uno schema coerente nella risposta delle potenze occidentali: “non vedere il male, non ascoltare il male”.

Nel 1948, in quella che i palestinesi chiamano la loro “Nakba”, o catastrofe, l’80% dei palestinesi aveva subito la pulizia etnica nelle loro stesse terre da parte dell’autoproclamato stato ebraico di Israele.

Come i palestinesi avevano sostenuto all’epoca – e come gli storici israeliani avevano poi confermato con documenti d’archivio – i leader israeliani avevano mentito quando avevano detto che i palestinesi erano fuggiti di loro spontanea volontà, su ordine degli Stati arabi confinanti.

Come avevano scoperto gli storici, i leader israeliani avevano mentito due volte, prima quando avevano detto di aver chiesto di rimanere nelle loro case ai 900.000 palestinesi che si trovavano all’interno dei confini del nuovo Stato ebraico  e poi, di nuovo, quando avevano chiesto di tornare a casa ai 750.000 precedentemente costretti all’esilio.

I documenti d’archivio avevano invece dimostrato che i soldati del nuovo Stato israeliano avevano compiuto terribili massacri per cacciare la popolazione palestinese. L’intera operazione di pulizia etnica era stata chiamata Piano Dalet.

Successivamente, i leader israeliani avevano mentito minimizzando il numero delle comunità agricole palestinesi da loro distrutte: più di 500  cancellate dalla faccia della terra dai bulldozer israeliani e dai genieri dell’esercito. Paradossalmente, questa procedura era popolarmente conosciuta dagli israeliani come “far fiorire il deserto”.

Incredibilmente, autorevoli studiosi, giornalisti e politici occidentali – coloro che dominano il dibattito mainstream – per decenni avevano ignorato tutte queste prove dell’inganno e della menzogna israeliana, anche dopo che storici e documenti d’archivio israeliani avevano confermato la versione palestinese della Nakba.

Erano state adottate varie strategie per tenere nascosta la verità. Osservatori di spicco avevano continuato a diffondere argomentazioni filo-israeliane, anche se screditate. Altri avevano fatto finta di arrendersi, sostenendo che la verità non poteva essere determinata in modo definitivo. E altri ancora avevano dichiarato che, anche nel caso in cui si fossero verificati dei misfatti, c’erano abbastanza colpe da entrambe le parti e che, in ogni caso, era un’ottima cosa che il popolo ebraico avesse un rifugio (anche se a farne le spese erano stati i palestinesi e non gli antisemiti o i responsabili europei del genocidio ebraico).

Queste scuse avevano iniziato a sgretolarsi con l’avvento dei social media e del mondo digitale, in cui le informazioni potevano circolare più facilmente. Le élite occidentali avevano frettolosamente cercato di chiudere tutti i discorsi critici sulle circostanze in cui era nato lo Stato di Israele etichettandoli come antisemiti.

Un spazio sempre più ristretto

Questo è il quadro necessario per comprendere l’attuale dibattito “mainstream” su ciò che sta accadendo a Gaza. Stiamo assistendo alla stessa disconnessione tra gli eventi reali e la creazione da parte dell’establishment di una narrazione che giustifichi Israele, fatto salvo che, che questa volta, mentre l’inganno e la manipolazione sono in pieno svolgimento noi, il pubblico, possiamo vedere di persona i fatti terrificanti svolgersi in tempo reale.

Non c’è bisogno che gli storici ci dicano cosa sta succedendo a Gaza. È in diretta televisiva (o almeno lo è una sua versione edulcorata).


I funzionari israeliani hanno chiesto l’eradicamento dei palestinesi da Gaza e hanno affermato che tutti i palestinesi sono considerati obiettivi legittimi per le bombe e i proiettili israeliani.

Ai palestinesi è stato ordinato di lasciare la parte settentrionale di Gaza. Israele ha attaccato gli ospedali di Gaza, gli ultimi santuari per i palestinesi nel nord.

Gaza era già uno dei luoghi più affollati della Terra. Ma i palestinesi sono stati costretti a rifugiarsi nella metà meridionale della Striscia, dove sono sottoposti ad un “assedio completo” che nega loro cibo, acqua ed elettricità. La settimana scorsa le Nazioni Unite hanno avvertito che la popolazione civile di Gaza si trova di fronte alla “imminente possibilità” di morire di fame.

Israele ha ora ordinato ai palestinesi di lasciare gran parte della più grande città nel sud di Gaza, Khan Younis. I palestinesi sono gradualmente costretti ad accalcarsi nello stretto corridoio di Rafah, vicino al confine con l’Egitto. Circa 2,3 milioni di persone vengono stipate in uno spazio sempre più ristretto.

Se anche Israele permettesse loro di dirigersi a nord, la maggior parte di loro non avrebbe una casa in cui tornare. Le scuole, le università, i panifici, le moschee e le chiese sono per lo più scomparse. Gran parte di Gaza è una terra desolata.

Da anni Israele ha un piano per cacciare i palestinesi da Gaza, oltre il confine, nel territorio egiziano del Sinai.

Cecità mediatica

Ben più che nel 1948, ciò che Israele sta facendo è sotto i nostri occhi, in tempo reale. Eppure, proprio come nel 1948, le bugie e gli inganni di Israele dominano i media e la narrativa politica occidentale.

Israele sta apertamente portando avanti una pulizia etnica all’interno di Gaza. Secondo la maggior parte degli esperti, anche in questo caso, si sta compiendo un genocidio. L’obiettivo è quello di effettuare un’altra Grande Pulizia Etnica, spingendo i Palestinesi fuori dalla loro patria,  come era accaduto nel 1948, e poi ancora nel 1967 con l’espediente della guerra.

Eppure, nessuno di questi termini – pulizia etnica e genocidio – rientra nella copertura data dai media “mainstream” e nei commenti sull’attacco di Israele a Gaza.

Ci viene ancora detto che si tratta di “sradicare” Hamas, una cosa, ovviamente, impossibile da ottenere perché non è possibile sradicare la determinazione di un popolo oppresso a resistere al proprio oppressore. Più li opprimi, maggiore è la resistenza che provochi.

L’Occidente sta ora cercando di focalizzare l’attenzione pubblica sul “giorno dopo”, come se questa terra desolata potesse essere governata da chiunque, per non parlare del regime, cronicamente debole in stile Vichy, noto come Autorità Palestinese.

È sorprendente vedere che ciò che era vero nel 1948 è altrettanto vero nel 2023. Israele diffonde bugie e inganni e le élite occidentali ripetono quelle bugie. E, anche quando Israele commette crimini contro l’umanità alla luce del sole, quando avverte in anticipo di ciò che sta facendo, le istituzioni occidentali continuano a rifiutarsi di riconoscere tali crimini.

La verità, che avrebbe dovuto essere ovvia già da molti anni, almeno dal 1948, è che Israele non è una democrazia liberale e amante della pace. È un classico stato coloniale, che segue la lunga tradizione “occidentale” che aveva portato alla fondazione, tra gli altri, degli Stati Uniti, del Canada e dell’Australia.

La missione del colonialismo è sempre la stessa: sostituire la popolazione nativa.

Una significativa ragione di ordine morale

Dopo le operazioni di pulizia etnica collettiva del 1948 e del 1967, Israele aveva cercato di gestire la rimanente popolazione palestinese attraverso il tipico modello dell’apartheid, segregando i nativi nelle riserve, proprio come avevano fatto i suoi predecessori con ciò che restava della “popolazione locale” sopravvissuta ai loro tentativi di sterminio.

Le residue cautele da parte di Israele derivavano dal diverso clima politico in cui si trovava ad operare: il diritto internazionale era diventato più importante dopo la Seconda Guerra Mondiale, con precise definizioni di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità.

L’Occidente chiama erroneamente “conflitto” l’attuale processo di espropriazione e ghettizzazione nei confronti dei palestinesi rimasti, unicamente per il loro rifiuto a sottomettersi silenziosamente al modello di apartheid e ghettizzazione.

Ora, il modello di gestione di Israele nei confronti dei palestinesi è completamente saltato, per due ragioni principali.

In primo luogo, i palestinesi, aiutati dalle nuove tecnologie che hanno reso più difficile tenere nascosta la situazione, godono di un sostegno popolare sempre più ampio e, cosa più problematica, anche tra il pubblico occidentale.

I palestinesi sono anche riusciti a portare la loro causa nei forum internazionali, ottenendo persino il riconoscimento come Stato da parte della maggioranza dei membri delle Nazioni Unite. Potenzialmente, hanno anche possibilità di fare ricorso presso le istituzioni legali internazionali dell’Occidente, come la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia.

Di conseguenza, sottomettere i palestinesi – o mantenere la “calma”, come preferiscono dire le istituzioni occidentali – è diventato sempre più difficile e costoso.

In secondo luogo, lo scorso 7 ottobre, Hamas ha dimostrato che la resistenza palestinese non può essere contenuta nemmeno con un assedio imposto facendo uso di droni e del sistema di intercettazione Iron Dome che dovrebbe proteggere Israele dagli attacchi missilistici. In queste circostanze, i palestinesi hanno dimostrato di essere in grado di usare modalità inedite e creative per uscire dalla loro reclusione e portare sotto i riflettori la loro oppressione.

In effetti, data la scarsa sensibilità dell’Occidente nei confronti della sofferenza dei palestinesi, è probabile che le fazioni militanti si siano rese conto che solo i crimini di guerra da prima pagina – che rispecchiano l’approccio storico di Israele nei confronti dei palestinesi – costituiscono un modo efficace per attirare l’attenzione.

Israele è consapevole del fatto che i palestinesi continueranno ad essere una spina nel fianco e a ricordarci che Israele non è uno Stato normale. E la lotta per correggere decenni di espropriazione e maltrattamento dei palestinesi da parte di Israele diventerà sempre più una questione morale decisiva per l’opinione pubblica occidentale, come lo era stata ai tempi della lotta contro l’apartheid in Sud Africa.

Quindi Israele sta approfittando di questo momento per “portare a termine il lavoro”. L’obiettivo finale è chiaro, come, in effetti, lo era stato per più di settant’anni. Il crimine si sta svolgendo passo dopo passo, il ritmo accelera. Eppure, politici e giornalisti di alto livello in Occidente – come i loro predecessori – continuano ad essere ciechi di fronte a tutto ciò.

Jonathan Cook