Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna di Israele, scorterà gli atleti della squadra israeliana che prenderà parte alle Olimpiadi di Parigi.

Degli agenti dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna dello Stato di Israele, scorteranno e sorveglieranno gli atleti della squadra israeliana che prenderà parte alle Olimpiadi di Parigi. È un provvedimento che le autorità di Israele avevano preso già in occasione delle Olimpiadi di Londra e di Rio de Janeiro e che a loro è sembrato tanto più necessario in questo momento estremamente delicato a causa del conflitto a Gaza, dei precedenti di terrorismo islamista in territorio francese e di certe pulsioni antisioniste che albergano nelle banlieu della grande immigrazione. In Israele, insomma, è vivo il timore di una ripetizione dei fatti di Monaco 1972: quando un commando di Settembre Nero, organizzazione terroristica palestinese, prese in ostaggio la squadra olimpica israeliana con le conseguenze che tutti ben conosciamo.

Il primo a rendere nota l’informazione è stato il britannico Telegraph, che nei giorni scorsi e in esclusiva, ha riportato la presenza di agenti israeliani armati che sono “stati inviati a Parigi” per preparare la “più grande operazione di sicurezza mai realizzata” per gli atleti israeliani alle Olimpiadi. La squadra olimpica israeliana conta 88 persone, tra atleti e staff, che riceveranno tutte i “dettagli di sicurezza” dall’intelligence israeliana ma non potranno tutte contare su una “guardia del corpo” personale.

Un momento di massima tensione

La notizia arriva proprio mentre la guerra tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza non si placa, e dopo che i ribelli houthi yemeniti – armati e sostenuti dall’Iran -hanno rivendicato l’attacco che ha messo nel mirino di un drone suicida il centro di Tel Aviv. L’attacco ha visto come risposta da parte di Israele un raid aereo che ha colpito depositi di carburante e una raffinerie di petrolio nella città portuale di Hodeida, in Yemen.

In questo quadro delicato, con la tensione ad altissimi livelli, (un livello elevato), il Servizio di sicurezza generale di Israele, agenzia d’intelligence responsabile della sicurezza interna più nota con il nome di Shin Bet, vuole garantire la sicurezza degli atleti israeliani che prenderanno parte dalle prossime Olimpiadi, di fronte a quella che viene percepita come una continua minaccia degli estremisti nei confronti di ebrei e israeliani in Europa. La “crescente minaccia dall’Iran, insieme a Hamas e gruppi jihadisti, che stanno promuovendo vigorosamente attacchi contro israeliani ed ebrei” è stata segnalata da diversi avvisi in Francia, ed è un avvertimento all’ordine del giorno in Israele.

Minaccia elevata e servizi segreti a Parigi

“Sappiamo che ci sono minacce ma non vogliamo parlarne”, ha confermato al Telegraph il ministro della cultura e dello sport israeliano, Miki Zohar. I dettagli del piano di sicurezza per le Olimpiadi è stato preparato un anno, e il budget per la sicurezza è raddoppiando.

“Facciamo del nostro meglio per assicurarci che gli atleti si sentano liberi ma anche al sicuro e non spaventati. Non vogliamo che notino troppo le guardie di sicurezza. Vogliamo che si sentano sicure di sé in modo che possano fare il loro lavoro”, ha spiegato un ex ufficiale dello Shin Bet, che interpellato dal giornale britannico ha spiegato come gli agenti segreti israeliane saranno “dotati di armi e nuove tecnologie” e saranno assistite dalle “forze di sicurezza locali”.

Una stretta collaborazione con le autorità francesi

Secondo quanto riportato da altre fonti che hanno servito nello Shin Bet, gli agenti inviati da Israele “molto probabilmente sono già in Francia a controllare il terreno“. Ed è molto probabile che abbiano già preso contatto da tempo con i loro specchi del Mossad e con i referenti dei servizi segreti francesi che si occuperanno della sicurezza delle Olimpiadi, le sezioni antiterrorismo della Police Nationale e il DGSI, la Direction générale de la Sécurité intérieure, il servizio informazioni francese per le questioni interne. Omologo dello Shin Bet in Israele.

La “cooperazione con le autorità francesi è fondamentale affinché il team di sicurezza israeliano svolga correttamente il proprio lavoro”, spiegano le fonti. “La minaccia contro la squadra può arrivare da qualsiasi parte. Non c’è dubbio che ci sia un pericolo”. Essa potrebbe arrivare da parte del gruppo armato Hamas, da sue falangi o altri gruppi terroristici. Ma secondo le ex fonti d’intelligence israeliane c’è sempre “l’Iran dietro quasi tutto”. Le autorità in Francia sono “particolarmente preoccupate a causa del livello di antisemitismo”. Ma è un fenomeno diffuso e radicato che si è solo accentuato con il riattivarsi del cruento confitto Israelo-palestinese .

Decine di attentati “sventati”

Israele afferma di aver sventato “decine di attacchi” contro cittadini di nazionalità israeliana all’estero negli ultimi mesi. La Francia viene considerata come Paese di “categoria 2“, ciò significa che il governo israeliano la considera una “potenziale minaccia” per gli israeliani. Le raccomandazioni che i servizi sicurezza ebraici raccomandano di adottare come “maggiori misure precauzionali”, sono ad esempio “evitare di mostrare apertamente segni della propria identità israeliana” e evitare di frequentare punti di ritrovo affollati e collegati alla comunità ebraica all’estero.

Lo Shin Bet ha dichiarato che questa sarà “una delle sfide di sicurezza più difficili” che una delegazione israeliana abbia mai dovuto affrontare.

Alla data dell’accensione del braciere Olimpico per Parigi 2024 – che avverrà il 26 di luglio dando ufficialmente inizio ai giuochi – mancano solo quattro giorni. Nel ricordo della strage di Monaco 1972 e degli atti abietti perpetrati dal terrorismo negli anni, gli apparati preposti sono dunque a lavoro per garantire la sicurezza e lasciare che lo sport trionfi sull’odio e sul fanatismo religioso che non ha alcun rispetto per la democrazia e per la vita.

Biden ha dovuto ritirarsi perché i grandi investitori hanno deciso di sospendere i finanziamenti alla sua campagna elettorale

 

Ora è ufficiale, Joe Biden si ritira. O meglio, “lo hanno ritirato”, nel senso che nella politica americana non conta l’orgoglio, non conta la personalità, non contano le convinzioni politiche o personali. Contano solo i soldi. E dal momento che i grossi investitori hanno deciso di sospendere i finanziamenti alla campagna di Biden, la sua fine era già scritta in modo irreversibile. Mancava solo l’annuncio ufficiale.

Ora tutti quei soldi andranno a Kamala Harris, che ha meno di un mese di tempo per convincere i delegati alla convention democratica che è lei l’erede naturale del presidente uscente. Resta infatti ancora la possibilità di una “open convention”, nella quale i delegati dem, invece di votare automaticamente per l’attuale vice-presidente, vogliano dividersi in fazioni per eleggere un candidato alternativo, che potrebbe andare da Michelle Obama a Gavin Newson (governatore della California) a Gretchen Whitmer (governatrice del Michigan) a Josh Shapiro (governatore della Pennsylvania).

Ma il meccanismo elettorale per inserire questi candidati all’ultimo momento è molto macchinoso, ed è estremamente probabile che sarà la Harris a scontrarsi con Trump in novembre.

Non a caso “The Donald” ha già inizato a insultarla e a deriderla, nei suoi comizi. Ma la partita non è ancora chiusa: il semplice fatto di essersi tolti di dosso il “peso” di Biden, infatti, potrebbe ringalluzzire la base democratica, che riuscirebbe certamente a scoprire nella Harris anche delle doti che non ha, pur di sperare di vincere le elezioni.

In un mondo in cui tutto è teatro, in fondo quello che conta è l’illusione del voto, e non la realtà dei fatti. Quella la decidono ben altri poteri.

Massimo Mazzucco

Torna a manifestare la galassia ecologista che si oppone alla costruzione dei mega-bacini idrici sul territorio francese

 

Francia: blocchi ai porti, attacchi alle banche e barricate in difesa dell’acqua

Un anno e mezzo dopo la mobilitazione a Saint-Soline, rimasta nella memoria per la violenta repressione poliziesca, torna a manifestare la galassia ecologista che si oppone alla costruzione dei «mega-bacini idrici ed il loro mondo» sul territorio francese. Con una serie di accese manifestazioni a La Rochelle, il coordinamento anti-bacini, composto da più di cento collettivi e organizzazioni legati al Soulèvement de la Terre ed a Bassines Non Merci, ha cercato di bloccare e “disarmare” il porto de La Pallice, il secondo per esportazione di cereali del Paese, che dovrebbe essere allargato per perseguire gli interessi commerciali delle grandi imprese della zona. Durante le manifestazioni sono stati registrati diversi scontri con la polizia, tra barricate incendiate e sedi di banche e assicurazioni danneggiate, con almeno una decina di feriti tra manifestanti e agenti. «Il porto, i suoi profitti e il suo allargamento sono alla base della costruzione dei mega-bacini. Nel Poitou, l’acqua utilizzata per l’irrigazione agricola è principalmente destinata alla coltura intensiva dei cereali come il grano e il mais, che sono esportati massivamente», scrivono i manifestanti. Questo modello agro-industriale ha già contaminato, attraverso l’utilizzo di agenti chimici e fertilizzanti, le falde acquifere e il suolo della regione. «E ora, vogliono prendersi anche l’acqua».

Un gruppo di agricoltori coi loro trattori ha bloccato, dal mattino di sabato, uno degli accessi al porto e all’impresa di cereali Soufflet, mentre nel pomeriggio due grossi cortei – tra le 5 mila e le 10 mila persone – hanno manifestato tra le strade della città, con un gruppo di attivisti che, dotato di kayak e salvagenti, ha raggiunto il porto via mare. Vari gli scontri con le forze di polizia, che hanno utilizzato ingenti quantitativi di gas lacrimogeni e bombe stordenti per bloccare e deviare il corteo (che non era stato autorizzato). Sono state attaccate e danneggiate sedi di banche, imprese di assicurazioni e supermercati. Numerose barricate sono state costruite e date alle fiamme per tenere a distanza i gendarmi mobili. Si contano almeno 5 feriti tra i manifestanti e 4 tra le forze dell’ordine, oltre che 7 persone poste in stato di fermo con accuse di vario tipo. Una persona si trova tuttora in stato di arresto. La repressione è stata intensa ma meno violenta dell’anno scorso, dove il corteo arrivato al bacino in costruzione di Saint-Soline aveva contato oltre 200 feriti, tra cui due manifestanti finiti in coma per settimane. È l’intero modello economico basato sull’agro-industria estrattivista quello cui si oppongono i manifestanti: «L’agro-industria si accaparra e privatizza l’acqua, mercantilizzando l’alimentazione», dicono. «Il porto e i suoi silos giganti sono uno strumento di speculazione finanziaria sui prodotti di prima necessità, oltre che essere uno strumento dell’estrattivismo neo-coloniale». Se la metà dei flussi del porto alimenta l’agro-industria, l’altra metà è dedicata all’industria del petrolio. Total, CMA-CGM, Lafarge, Bolloré sono solo alcune delle imprese del fossile che speculano nel porto de La Rochelle «catalizzatore di un capitalismo che ci fa sbattere dritto contro il muro del cambiamento climatico», denunciano ancora i manifestanti nei loro comunicati.

«Questo modello [economico capitalista, ndr] ha generato una grave crisi ambientale. Nonostante si provi a colpevolizzare la società per gli impatti del cambiamento climatico, che si manifestano sotto forma di inondazioni, siccità, migrazioni forzate, sono le grandi imprese transnazionali che hanno la vera responsabilità e che restano impunite».
Il giorno prima, venerdì 19, un altro corteo aveva tentato di raggiungere Cérience, una filiale della mega-cooperativa Terrena, una delle principali promotrici dei mega-bacini nel Poitou. Bloccati dalla polizia, i manifestanti hanno evitato lo scontro, mentre un altro corteo, composto da 600 ciclisti, ha raggiunto un altro bacino idrico, lanciando lenticchie nell’acqua per bloccarne le pompe e le tubature.

Queste due giornate di azioni hanno completato il campeggio del movimento, riunito nel Villaggio dell’Acqua dal 16 luglio a Melle. Qui, migliaia di persone hanno partecipato a discussioni, formazioni, atelier e workshop per organizzarsi contro la speculazione estrattivista dell’acqua e della terra. Vogliono una moratoria contro la costruzione dei mega-bacini idrici che stanno venendo costruiti in Francia per proteggere l’agro-industria dalle ondate di siccità portate dal cambiamento climatico sempre più visibile. Queste strutture, finanziate al 70% dal denaro pubblico, sono concepite per le colture intensive dei grandi produttori agro-industriali, a discapito degli abitanti, dei piccoli produttori e delle terre sulle quali vengono costruiti. Nonostante le numerose proteste e le azioni di sabotaggio, che sono continuate nei mesi, il ministro dell’Agricoltura ha annunciato la volontà di costruire altri 100 mega-bacini entro la fine dell’anno. Il coordinamento Bassines Non Merci e i Soulèvement de la Terre, insieme alle altre decine di organizzazioni e collettivi, hanno dichiarato che la lotta non è finita e che le mobilitazioni continueranno.

[ di Moira Amargi – corrispondente da La Rochelle]

 

l crollo del sogno americano e le priorità di Trump, scaricare la guerra ucraina all'Europa per il vero obiettivo

USA 2024, Donald Trump annuncia il suo vice alla Convention del Gop di ...

Il "piano di pace" di Trump: scaricare la guerra ucraina all'Europa per il vero obiettivo

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_piano_di_pace_di_trump_scaricare_la_guerra_ucraina_alleuropa_per_il_vero_obiettivo/52244_55903/

di Clara Statello per l'AntiDiplomatico 

 

La guerra in Ucraina è una guerra per il nuovo ordine globale. L'Occidente ha trasformato un conflitto locale nella lotta tra democrazia e autocrazia, tra Bene e Male, cioè in uno scontro di civiltà. La guerra sarebbe potuta finire dopo poco più di un mese, con l'accordo negoziato a fine marzo a Istanbul, che prevedeva condizioni vantaggiose per Kiev, se Boris Johnson e altri leader occidentali non l'avessero sabotato.

Ciò a dimostrazione che il sostegno militare all'Ucraina non è motivato dalla noble difesa dei diritti fondamentali dei popoli. La NATO combatte una guerra fino all'ultimo ucraino contro la Russia per mantenere il proprio primato. I Paesi occidentali sacrificano Kiev sull'altare della supremazia del blocco imperialista a guida statunitense.

Se Putin vincesse, non si limiterebbe a colpire la Georgia, ma l'intero vicino estero russo, nel tentativo di ricostruire l'Unione Sovietica. La fine della deterrenza NATO, inoltre, incoraggerebbe l'iniziativa della Cina su Taiwan e di Hezbollah in Israele.

Questo è il timore dei leader europei, espresso in modo chiaro dall'ex premier inglese Johnson in un editoriale pubblicato sabato sul Daily Mail.

Su una cosa i vassalli di Washington hanno ragione: il mondo unipolare è al tramonto. Le nuove potenze emergenti, sempre più presenti sui mercati internazionali, chiedono un maggior protagonismo decisionale; chiedono un ordine internazionale dominato dalle regole del diritto, non dai veti statunitensi e dai doppi standard; chiedono pari dignità ai popoli del mondo.

Ma non sarà la Cina o l'Iran o la Russia ad attaccare militarmente l'Occidente, per imporre un ordine che è già reale.

"All'improvviso, potremmo trovarci sulla soglia di un conflitto davvero spaventoso in cui gli americani si troverebbero di fronte a una scelta: o abbandonare ogni pretesa di leadership globale, oppure pagare migliaia di miliardi di dollari per ristabilire l'ordine e rimandare i giovani americani all'estero a morire di nuovo in terra straniera", scrive Johnson sul Mail.

La guerra la porterà (ancora una volta) la NATO per difendere il primato degli Stati Uniti. In campagna elettorale Donald Trump parla di pace a elettori stanchi di un sistema che è andato a pezzi. Ma The Donald non ha la benché minima intenzione di rinunciare al primato statunitense, né di regalare l'Ucraina a Putin.

 

Il crollo del sogno americano e le priorità di Trump

La vecchia "America" è insofferente alla guerra in Ucraina. Tutto ciò che si trova all'interno, tra east coast e west coast, sta pagando la sconfitta della globalizzazione. Le meravigliose promesse di fine della storia, trionfo della democrazia e (soprattutto) nuovo secolo "americano", si sono trasformate in un incubo fatto da deindustrializzazione, immigrazione, miseria e fentalyn.

A ritorcersi contro sono state le stesse premesse economiche e militari della globalizzazione (abbattimento delle frontiere, libertà di mercato, esportazione di capitale, delocalizzazione della produzione, importazione di manodopera a basso costo da Paesi più poveri, esportazione della democrazia, guerra al terrorismo). La vittoria è stata servita su un vassoio d'argento ad altri Paesi: BRICS e Sud Globale.

La minaccia della fine del "sogno americano" è la minaccia all' "american  way of life", quello stile di vita che era stato determinante nella competizione con l'URSS, ma che adesso non serve più. Gli "americani" si sono risvegliati statunitensi, in una convivenza forzata con i veri americani, che si spostano dal "patio trasero" al centro dell'Impero. Forse gli unici ancora a credere in quel sogno.

Gli elettori repubblicani, e non solo loro, non sono disposti a pagare i costi di una guerra che apparentemente non li riguarda, a migliaia di miglia da casa loro. Non percepiscono la Russia come una minaccia al proprio stile di vita. Il nemico non è esterno, è interno.

Gli slogan "America First" e "Make America Great Again" racchiudono le poche ma incisive risposte alle inquietudini degli statunitensi colpiti dalla crisi americana. Le parole di pace di Donald Trump e dei suoi uomini (Vance e Grenell), su una rapida soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina, hanno un duplice scopo:

 

  • rassicurare gli elettori che i soldi delle loro tasse serviranno a migliorare le proprio vite, cioé a risolvere i problemi interni, piuttosto che imbarcare il Paese in un altro disastroso conflitto d'oltreoceano;

 

  • far capire agli europei che se considerano la Russia una minaccia per la loro sicurezza, non possono più chiedere aiuto a Washington, ma devono essere loro stessi a risolvere il problema, con maggiori investimenti nella difesa e nella NATO.

 

Il contenimento di Mosca non è esistenziale per gli Stati Uniti. Dopo il fallimento della controffensiva al Sud della scorsa estate, la guerra in Ucraina sarà delegata ai partner europei. Esiste una scala di priorità: riportare stabilità in Medio Oriente, per difendere l'alleato israeliano dalle minacce dell'area, e l'Asia Pacifico. L'Europa dovrà tenere impegnata la Russia in Ucraina, mentre Washington prepara la guerra contro Pechino, il suo vero obiettivo.

 

Il grande equivoco del vicepresidente "filorusso"

A meno di grosse sorprese, si può affermare che Trump ha già vinto le elezioni presidenziali prima ancora dell'inizio della campagna elettorale. La sua reazione all'attentato l'ha consacrato eroe e costretto Biden ad uscire di scena.

In termini materiali ciò si traduce in una fuga dei finanziatori dal partito Democratico a quello Repubblicano. Le oligarchie finanziarie investono in Trump non per seguire un programma "antisistema" (ovviamente), ma perché ritengono che sia l'unico in grado di rimettere l'"America" al suo posto: al Numero Uno.

Lo spiega magistralmente Johnson all'inizio del suo editoriale, riferendosi all'immagine di Trump sanguinante che si divincola dagli agenti per mostrare il pugno alzato ai suoi seguaci, gridando "fight, fight, fight": "quell'immagine dice agli americani, con me come vostro leader, voi non sarete piegati. Voi non sarete sconfitti [...] Credo che questo spirito indomito sia esattamente ciò di cui il mondo ha bisogno in questo momento, ed è esattamente ciò di cui c'è bisogno alla Casa Bianca".

Tutto cambia perché tutto resti come prima, insomma.

L'emblema di questo "restyling" è Jason David Vance, candidato vicepresidente, che con la sua storia ridà slancio proprio a quel "sogno americano" morente, al mito dell'indivuduo che seguendo i valori "americani" supera le avversità di una società matrigna e ingiusta.

L'etichetta di filorusso che si è guadagnato quando, lo scorso dicembre, ha parlato di accordo tra Ucraina e Russia senza il ritorno dei territori ai confini del '91, è frutto di un equivoco (o di una mossa propagandista dei dem, a cui non crede più nessuno). Vance semplicemente svolgeva il suo ruolo, ovvero dar forza alla sua parte politica, durante il braccio di ferro al senato tra repubblicani e democratici, sullo stop gli aiuti per Kiev.

La mossa è servita a far ricadere il peso del sostegno alla guerra e alla NATO sull'UE. I governi europei si sono rassegnati al cosiddetto "ritiro" degli Stati Uniti in Europa. Prima hanno varato un piano da 50miliardi per l'Ucraina poi hanno trasferito il comando del gruppo di Weimar dal Pentagono a Bruxelles.

Dopo queste mosse il Congresso ha sbloccato il pacchetto da 61miliardi per l'Ucraina (con una consistente parte dei fondi che tornerà al comparto bellico-industriale statunitense). A questo punto Vance ha parlato chiaramente del ruolo degli Stati Uniti nella guerra in Ucraina.

"Se noi ci concentriamo sull'Asia e sul contenimento della Cina, gli europei possono farsi avanti in Europa [...] Allora perché gli americani stanno sovvenzionando la sicurezza europea? Dovremmo concentrarci sui nostri problemi, principalmente la Cina [...] se gli europei sono disposti a farsi avanti e ad assumersi maggiori responsabilità per la propria difesa, possono gestire Putin e lasciare che [gli Stati Uniti] si concentrino sulla Cina", ha detto a fine aprile in un'intervista a Foxnews.

L'Europa ha recepito il messaggio che arriva da Washington. Ursula von der Leyen ha indossato letteralmente l'elmetto (nel suo spot elettorale) e agitando lo spauracchio del pericolo fascista, ha unito buona parte della sinistra europea, dai verdi agli pseudocomunisti di Melenchon, su un programma bellicista di riarmo e trasformazione dell'UE in un'antirussia. Chi pensa che repubblicani di Trump e progressisti europei siano nemici naturali sbaglia. Il rapporto è sempre lo stesso dal dopoguerra in poi: di subalternità delle classi dirigenti europee agli ordini di Washington.

 

La politica estera di Trump

Negli ultimi giorni, si sono susseguite dichiarazioni a sostegno di una soluzione diplomatica per la fine della guerra in Ucraina. Trump ha avuto una conversazione telefonica con Zelensky giovedì. Nel comunicato ribadisce che porterà la pace e porrà "fine ad una guerra costata tante vite" con un accordo tra entrambe le parti che "apra le porte alla prosperità".

Vance e Richard Grenell (probabile segretario di Stato in caso di vittoria di Trump) ribadiscono che gli Stati Uniti devono stare fuori dalla guerra, che la guerra in Ucraina è un problema dell'Europa e gli europei devono sbrigarsela da soli. Come se la presenza militare statunitense in UE di uomini, basi e sistemi d'arma schierati, fosse un costo e non un vantaggio strategico per il primato degli USA (pagato da noi europei in termini di sovranità, sicurezza e prosperità).

La promessa di pace fatta da Trump risponde da un lato alla pura propaganda elettorale, dall'altro alla necessità di riportare gli Stati Uniti alla supremazia assoluta sui competitor, attraverso il contenimento del nemico principale: la Cina.

Questo piano è stato esposto nero su bianco dall'ex consigliere per la sicurezza di Trump, Robert 'O Brien, in un articolo pubblicato il 18 giugno su Foreign Affair, la cui idea chiave è "la pace con la forza", ovvero la sempiterna legge di ogni impero: si vis pacem para bellum.

L'unico strumento per mantenere la pace è non è la diplomazia ma la deterrenza. La guerra in Europa è scoppiata perché con Biden la deterrenza ha perso credibilità e ciò ha spinto Putin ad aggredire l'Ucraina. Questa è la lettura di 'O Brien.

"Questa palude di debolezza e fallimento americano reclama a gran voce un ripristino trumpiano della pace attraverso la forza", scrive.

Accanto alla sfida posta dall'asse Pechino-Mosca-Teheran, gli USA con Trump intendono recuperare il proprio cortile di casa, ripristinando la dottrina Monroe. C'è da attendersi dunque una nuova offensiva contro l'America Latina, in particolare Cuba, Venezuela, Nicaragua e Bolivia. Sarà condotta con tutti i mezzi: militari, diplomatici, commerciali, politici e soprattutto con le destabilizzazioni (roll back per cambiare i regimi). Nella prospettiva del ripristino della deterrenza, infine,oltre al rafforzamento delle forze armate, la nuova amministrazione Trump dovrebbe riprendere i test nucleari, in base a quanto si legge nel documento.

Con Trump l'America, deve tornare a far paura ai suoi avversari. Altro che amicizia fra i popoli o posizioni "filorusse"!Il programma di politica estera dei repubblicani è chiarissimo: riarmo, riarmo, riarmo.

 

Il piano di pace di Johnson

Potrebbe  sorprendere che il sabotatore dell'accordo che avrebbe potuto salvare centinaia di migliaia di vite, proponga proprio adesso un piano di pace. Boris Johnson invece è un fedele interprete della linea di Trump.

Nel piano delineato nel Mail propone il ritiro delle truppe russe sui confini del 24 febbraio 2022, riconoscendo alla Russia soltanto la Crimea. L'Ucraina quindi – con il Donbass e Kherson – aderirebbe alla UE e alla NATO. Mosca sarebbe compensata con la garanzia di una tutela delle minoranze russe e la riammissione nel formato G8. Per giungere a queste condizioni Kiev va armata fino ai denti, con l'autorizzazione a colpire la Russia in profondità. Solo con la forza la il Cremlino si convincerà a sedersi al tavolo dei negoziati, accettando condizioni svantaggiose.

E' plausibile che Trump adotterà un piano del genere, quando e se si insedierà alla Casa Bianca. All'Europa spetterà il compito di mostrare i muscoli alla Russia, sia fornendo armi e denaro all'Ucraina, sia ricostruendo la propria deterrenza. A Washington, invece, il ruolo di "pacificatore".

Ancora una volta, però, le proposte partono non da condizioni concrete, ma da pregiudizi che non tengono minimamente conto dei rapporti di forza, della realtà sul campo di battaglia, nè del fatto che la Russia sta combattendo una guerra esistenziale e che non si fiderà più delle garanzie fornite da leader politici dell'Occidente collettivo.

Anche Mosca ha ampliato il suo orizzonte strategico e si è definitivamente voltata ad Est, verso Pechino. Gli iniziali proclami occidentali di guerra di civiltà si sono rivelati self-fulling profecies: la posta in palio non è più Kiev, ma il mondo multipolare.  

Il fronte ucraino nel Donbass sta crollando in più punti contemporaneamente. Lo riferisce l’analista militare tedesco Julian Röpke.

La difesa ucraina nel Donbass ha cominciato a crollare – analista tedesco

Il fronte ucraino nel Donbass sta crollando in più punti contemporaneamente. Lo riferisce l’analista militare tedesco Julian Röpke. Egli osserva che solo negli ultimi giorni l’esercito russo è riuscito a prendere il controllo di alcuni importanti insediamenti nella DPR.

L’esercito russo ha conquistato Progress, 22 km a est di Pokrovsk. L’ultima offensiva è un’ulteriore prova del crollo del fronte ucraino in diverse località della regione di Donetsk
– afferma l’osservatore militare della BILD.

Aggiunge che solo negli ultimi giorni i nazionalisti sono stati costretti a lasciare le loro posizioni negli insediamenti di Evgenievka, Voskhod, Progress, Razdolovka e Ivano-Daryevka. Inoltre, le truppe russe sono vicine alla presa di Novoselovka Pervaya.
Notiamo che altri esperti militari occidentali stanno attualmente segnalando la complessità della situazione in cui si trova il gruppo ucraino nel Donbass.
Molti di loro sottolineano che Kiev semplicemente non ha altra scelta che negoziare con Mosca e accettare i suoi termini.

Tuttavia, il presidente dell’Ucraina, che ha perso ogni legittimità, insiste ostinatamente nel continuare le ostilità, chiedendo nuove forniture di armi dall’Occidente. In particolare, ora il capo del regime di Kiev attende, come un miracolo, il trasferimento dei caccia F-16. Questo sebbene le forze armate ucraine non dispongano delle necessarie infrastrutture aeroportuali o di un numero sufficiente di piloti e personale di manutenzione.

Aggiungiamo che le Forze Armate russe stanno ora conducendo operazioni offensive attive in altri settori dell’operazione militare speciale, espandendo costantemente la zona di controllo e conquistando sempre più territori alle Forze Armate dell’Ucraina.

Fonte: Top War

Traduzione: Luciano Lago

Biden fuori, la più grande truffa politica della storia Usa. Devastata la credibilità dei media che hanno coperto l’inganno.


Biden fuori, la più grande truffa politica della storia Usa. Ma la partita si riapre

Per anni hanno mentito accusando gli avversari di disinformazione. Devastata la credibilità dei media che hanno coperto l’inganno. Endorsement a Kamala, ma non da Obama


Joe Biden dibattito Trump
 
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Alla fine Joe Biden ha dovuto arrendersi alla pressioni crescenti del suo partito, e dei suoi donatori, e ha annunciato l’atteso ritiro dalla corsa per un secondo mandato alla Casa Bianca. Letale il primo dibattito televisivo contro Donald Trump, che qualcuno ha voluto fosse organizzato per la prima volta nella storia prima delle convention dei due partiti. Evidentemente, prevedendo la débâcle, in modo che ci fosse il tempo per il cambio in corsa del candidato.

L’annuncio

Per l’annuncio di una decisione così grave ci saremmo aspettati un discorso alla nazione, o un video registrato, invece il passo indietro è stato annunciato tramite una lettera firmata da Biden e postata su X, della cui autenticità viste le circostanze è lecito dubitare. Modalità da colpo di mano.

Dettaglio non secondario: nella lettera firmata troviamo ringraziamento e apprezzamento per la vice Kamala Harris, ma non un endorsement. L’endorsement arriva invece un’ora dopo, in un post sempre su X, ma stavolta non firmato. Perché? I Clinton e Soros hanno già espresso il loro appoggio a Kamala, mentre Obama non l’ha nemmeno citata nella sua dichiarazione. Ora assisteremo o ad una convention “aperta”, ma pilotata, vedremo in che direzione, o ad una sanguinosa resa dei conti interna (AOC evoca il golpe interno).

La grande menzogna

Ma alcune cose a questo punto vanno affermate con molta chiarezza. Il ritiro coatto di Biden è la certificazione che quella a cui abbiamo assistito in questi anni è probabilmente per durata e gravità la più grande operazione di disinformazione, la più grande truffa politica della storia americana (seguita a poca distanza dal Russiagate, ad opera degli stessi identici attori).

Tutti sapevano. Per anni Democratici e media mainstream, con il codazzo di fact-checker e debunker asserviti, hanno spudoratamente mentito, fino a pochi giorni fa, sulle reali condizioni di salute del presidente Biden, assicurando che fosse “sharp as a tack” e accusando gli avversari politici e i commentatori non allineati, e chiunque si azzardasse a sollevare dubbi o ironizzare sui video delle sue amnesie, di fare disinformazione, quando non di essere al servizio della Russia, mentre al contrario erano loro stessi a fare disinformazione.

Primarie-truffa

Ora restano due questioni grandi come macigni. Primo, per la terza tornata consecutiva le primarie del Partito Democratico non sono state realmente aperte e competitive, bensì una truffa ai danni degli stessi elettori democratici, ai quali di fatto è stato impedito di scegliere il candidato presidente.

Per otto anni i Democratici e i loro media amici hanno gridato alla “minaccia alla democrazia”, e ora hanno appena costretto il presidente in carica a ritirarsi dalla corsa per la rielezione nonostante decine di milioni di elettori lo avessero scelto come loro candidato. Sarebbe bastato sollevare il tema delle reali condizioni del presidente, note a tutti, prima delle primarie, farlo ritirare allora e celebrare vere primarie. Ma no, l’inganno doveva andare avanti fino all’ultimo. Eccoli, i “difensori della democrazia”.

Chi è al comando?

Secondo, se Biden non è in condizioni di salute tali da cercare la rielezione, non lo è nemmeno per restare presidente per altri sei mesi. Che credibilità avrà il Commander in Chief da qui in avanti agli occhi di alleati e nemici dell’America?

Ma l’interrogativo più inquietante è: chi era al comando? Chi ha veramente guidato l’America in questi anni? A proposito di “minaccia alla democrazia”, non può essere certo liquidato come complottismo il sospetto che altri abbiano manovrato dietro le quinte senza alcuna legittimità e accountability. Una questione che avrebbe dovuto essere in cima alle preoccupazioni dei media e degli osservatori.

Chi ha portato avanti questa impostura si è assunto una responsabilità enorme, quella di aver minato la credibilità della leadership della più potente nazione del mondo libero agli occhi di nemici e alleati.

Ora la narrazione sarà quella del gesto nobile del grande statista, ma Biden non ha scelto un bel niente, è stato costretto al ritiro. E lo è stato non per il suo declino cognitivo, che era noto a tutti da anni, lo hanno scaricato solo perché sono stati scoperti, il pubblico americano (e non solo) se n’è accorto; solo perché è ormai innegabile ed è crollato nei sondaggi. Altrimenti sarebbero andati avanti con la menzogna come hanno fatto in tutti questi anni. Questo dev’essere tenuto ben presente.

E come qualcuno ha osservato, l’annuncio è arrivato solo dopo il fallimento (finora) dei tentativi di imprigionare e persino di assassinare Trump.

Mai un partito di governo occidentale era sceso così in basso, i Democratici sono passati sopra ad ogni regola democratica, persino al loro interno, pur di battere Trump. E mai dei media occidentali si erano prestati a coprire un tale inganno, mai erano venuti meno in modo così plateale alla loro missione di informare il pubblico. Hanno trasmesso della leadership degli Stati Uniti la stessa immagine delle vecchie e logore leadership della morente Unione Sovietica, costretta a nascondere il reale stato di salute dei suoi leader.

L’impatto sulla campagna

Ora ovviamente si entra in territorio inesplorato, ma non si azzera tutto. Biden era impopolare non solo perché ormai non più lucido – e da molto prima che fosse evidente in diretta tv il suo declino cognitivo. Era impopolare per le sue disastrose politiche. Kamala Harris – sempre che alla fine il partito decida di puntare su di lei – non viene dal nulla, è la vicepresidente dell’amministrazione Biden, anche lei responsabile di tutte quelle politiche. E complice dell’insabbiamento, per aver anche lei taciuto che Joe Biden non era in grado di svolgere i compiti della sua carica.

Ma occhio, il ritiro avrà un impatto immediato sulla narrazione della campagna. Innanzitutto, hanno già ottenuto il risultato di far sparire dalle headlines il tentato assassinio di Trump. Già in queste ore, con la complicità dei soliti media stanno nascondendo la realtà sconveniente della successione per defenestrazione dietro lodi sperticate a Biden per la sua “scelta”, dopo settimane in cui lo hanno definito irresponsabile oltre che rimbambito, e stanno scaricando il tema dell’età su Trump.

Inoltre, partirà su tutti i media mainstream mondiali la santificazione della Harris e spunteranno sondaggi che la daranno improvvisamente competitiva. La CNN già riferisce che dal suo “sondaggio dei sondaggi” emerge una “corsa serrata e nessun chiaro favorito”. Bisogna anche considerare che gli ultimi sondaggi, quelli successivi al dibattito tv, sono stati probabilmente condizionati dall’esigenza dei media liberal di esercitare pressione su Biden per indurlo al ritiro.

Senza dimenticare l’incognita della combinazione voto postale-immigrati irregolari negli stati chiave. Insomma, la partita non è nemmeno lontanamente chiusa.

 

La genesi della violenza infinita che caratterizza il Vicino Oriente è ormai risaputa a livello istituzionale internazionale

 

La genesi della violenza infinita

di Alessandro Di Battista - 22/07/2024

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-genesi-della-violenza-infinita

 

La genesi della violenza infinita

Fonte: Alessandro Di Battista

Bisogna comprendere una volta per tutte che il 90% delle violenze che si stanno consumando da decenni in Medio Oriente - dalla Palestina al Libano passando per lo Yemen e, in un certo senso, anche per l'Iraq - sono figlie della più grande ingiustizia del secolo: l'occupazione illegale, razzista, colonialista e terrorista dei territori palestinesi ad opera di Israele. La genesi della violenza è questa qui. E non lo dicono i paesi che fanno parte del cosiddetto “asse del male”. Lo dice (a parte il libero e democratico occidente schiavo degli USA) il mondo intero, lo dicono decine di risoluzioni dell'ONU, lo dice la verità storica, lo dice il diritto internazionale, lo dicono giornalisti liberi e non asserviti come quelli che infestano (salvo eccezioni) la televisione italiana, lo dicono le drammatiche testimonianze dei palestinesi vivi e le immagini strazianti dei palestinesi fatti a pezzi (immagini che il mainstream non fa altro che occultare). Lo dice, da ieri, anche la Corte Internazionale di Giustizia, ovvero il massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite. Proprio ieri infatti la Corte ha giudicato illegale la colonizzazione delle terre dei palestinesi che lo Stato ebraico porta avanti in Cisgiordania e Gerusalemme Est così come lo sfruttamento delle risorse naturali che appartengono al popolo palestinese.
Adesso immaginate di vivere in una città. In quella città sono nati i vostri genitori, i vostri nonni ed i vostri bisnonni. In quella città, dopo anni di lavoro, riuscite a costruire una casa e in quella casa vivono i vostri figli. Un giorno arrivano gruppi di coloni, fanatici, violenti, armati di fucili d'assalto e scortati dai soldati. Arrivano e vi dicono di andarvene da casa vostra. Poi arriva una ruspa che distrugge la casa mentre i soldati vi tengono sotto tiro e mentre i coloni tagliano con una motosega i vostri alberi di ulivo (magari piantati dai bisnonni). Esattamente cosa fareste? Come reagireste? Accettereste tutto questo? Israele fa questo da decenni. Oggi è solo più difficile per loro occultare la verità. Le tv sono ancora schiave del sistema (salvo eccezioni) ma le informazioni riescono lo stesso a viaggiare.
Oggi centinaia di milioni di persone conoscono la verità. Spero che agiscano, prendano posizione, abbiano il coraggio di non voltarsi dall'altra parte. La fine delle colonizzazione, la fine dei tentativi di genocidio, di pulizia etnica, la fine dell'immoralità più stomachevole mascherata da bene assoluto passa sempre attraverso la consapevolezza collettiva. Questa consapevolezza oggi inizia ad esserci. Spetta a tutti noi farla crescere. Lo dobbiamo ai figli della Palestina e anche ai nostri figli.

Peggio di così la Meloni non poteva fare, derisa dall'Ursula e dalla NATO, almeno riportasse la portaerei nel Mediterraneo

 

Giorgia, almeno riporta la portaerei nel Mediterraneo

di Maurizio Blondet - 22/07/2024

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/giorgia-almeno-riporta-la-portaerei-nel-mediterraneo

Giorgia, almeno riporta la portaerei nel Mediterraneo

Fonte: Maurizio Blondet

L’atlantica Meloni è stata non solo sconfitta, ma infinocchiata. Illusa e derisa e umiliata (e con lei l’Italia) dalla Ursula e dal suo Sistema di Potere; umiliata , o offesa e derisa dalla NATO, che – certo su placet della Casa Bianca – ha scelto uno spagnolo socialista invece che un italiano come responsabile del Mediterraneo.

E’ in questo quadro che, con tono lieto da subnormali, la nostra Difesa ci dà la seguente notizia dal Pacifico: L’Italia in Australia per l’esercitazione internazionale Pitch Black 24

 In particolare, la Marina Militare partecipa con il Carrier Strike Group (CSG) italiano, composto dalla portaerei Cavour e dalla fregata Alpino.

Durante la campagna di proiezione operativa a Darwin, le navi e gli aeromobili imbarcati prendono parte, infatti, all’esercitazione aerea Large Force Exercise (LFE) “Pitch Black”, propedeutica al conseguimento della Initial Operational Capability Sea-based dei velivoli F-35B presenti a bordo.

L’impiego degli F-35B di Marina e Aeronautica da bordo della portaerei rappresenta lo sviluppo della capacità interforze nazionale di proiezione dal mare con velivoli di 5ª generazione, rendendo l’Italia unica nazione dell’Unione Europea in grado di garantire questa capacità.

L’esercitazione è stata ordinata da USA ed Anglo con uno scopo evidente: minaccirare la Cina, o peggio provocarla a vuoto. Si resta ammutoliti davanti alla misura in cui il servilismo affonda negli abissi della demenza strategica , nell’insensatezza geopolitica.

Non solo provocare militarmente Pechino non è nel minimo interesse nazionale ravvisabile; è anche vacuo, perché se scoppiasse il conflitto contro quella che ormai è la seconda potenza militare del mondo, provocata sotto casa, la nostra unica portaerei avrebbe mezz’ora di vita.

Ma soprattutto, è della nostra modesta portaerei che abbiamo bisogno nel Mediterraneo, area di crisi esplosiva per il genocidio che sta operando Israele e la conseguente (ed efficace) chiusura del Canale di Suez operata dagli Houti, che penalizza tanto ai porti italiani, se le grandi navi passano per l’istmo sud africano e attraccano poi nei porti francesi e tedeschi.

Un amico dice che finalmente Meloni ha fatto davvero qualcosa di fascista, conme l’accusano le sinistre e la UE: “Spezzeremo le reni alla Cina”. Un altro amico , militare con cultura storica, rincara e conferma

“….come quando andavamo nell’atlantico o nella Manica per poi perdere la guerra nel canale di Sicilia”.

Almeno richiamare la nostra portaerei dall’Australia sarebbe la risposta minimamente dignitosa allo schiaffo che ci ha dato la NATO, e all’isolamento che ci ha inflitto, deridendoci ostile, il Sistema Von del Pfizer consolidatosi a Bruxelles: che distruggerà le nostre imprese industriali e agricole con la Dittatura Greeen .

Aderire aui Patrioti sarebbe chiedere troppo ad una uscita alla scuola alberghiera che gha creduto al “repporto personale” di amichetta della Ursula. Ma almeno richiamaere in patria la portaerei!

“Giorgia” non può nemmeno credere che, in caso di esplosione bellica mediterranea,saranno gli Stati Uniti a difenderci: dopo i rituali bombardamento agli Houti, la superpotenza che non sa fare altro che bombardare ha ritirato la sua portaerei, adducendo i costi proibitivi: a questo è ridotta la superpotenza americana, in miseria, che vive indebitandosi . In questa fase, gli USA non possono dare niente in cambio e a pagamento della servitù.. Almeno, ricordi la Giorgia l’avvertimento d Kissinger: “Essere nemici degli Stati Uniti è pericoloso, esserne amicci è letale”.

Insomma Giorga è riuscita a far l peggio che legare l’Italia alla Cosca Perdente USA) invece che alla vincente (BRICS); è riuscita ad essere perdente nella cosca perdente.


Von der Leyen bis parla di lotta alle fake news. peccato che somigli alla censura e la loro non sia democrazia ma oligarchia

Nel programma politico di Ursula von der Leyen, appena rieletta dal Parlamento europeo alla guida della Commissione per un secondo mandato, non poteva mancare la lotta alla “disinformazione” e alle “fake news”. Il timore, già sollevato peraltro da esperti e organizzazioni che tutelano la libertà di parola su internet, è che questa lotta senza confine alla “disinformazione” delle istituzioni europee rischi di trasformarsi in una censura delle opinioni scomode sul web e in un “ministero della verità” di orwelliana memoria, nonostante le rassicurazioni fornite dalla stessa Von der Leyen e dalla Commissione Ue. Lo scontro tra il commissario Thierry Breton ed Elon Musk non fa presagire nulla di buono su questo fronte.

Cosa dice il programma di Von der Leyen

L’obiettivo della Commissione europea è quello di consolidare le misure adottate negli ultimi anni. Tra queste, c’è anche il controverso Digital Service Act (DSA): il DSA, approvato nell’agosto 2023 e fortemente sponsorizzato dal commissario Thierry Breton, richiede alle piattaforme online con oltre 45 milioni di utenti attivi al mese, come Facebook, X e Instagram, di censurare rapidamente la “disinformazione” e di fornire aggiornamenti regolari, o “rapporti di trasparenza”, su tutto il lavoro che stanno facendo “per combattere la disinformazione”, come dichiarato sul nuovo sito web del “centro di trasparenza” dell’UE. Grazie al DSA, la Commissione Europea può minacciare le grandi aziende tecnologiche: se non si conformano al Codice, possono essere multate fino al 6% del loro fatturato globale annuale, essere indagate dalla Commissione e potenzialmente anche essere bandite dall’UE. È chiaro che piuttosto di incorrere in sanzioni di questo tipo, le piattaforme social non si fanno troppi scrupoli a censurare i contenuti segnalati dalle istituzioni europee.

“Inizieremo concentrandoci sull’attuazione e l’applicazione delle leggi digitali adottate durante l’ultimo mandato. I giganti della tecnologia devono assumersi la responsabilità del loro enorme potere sistemico nella nostra società ed economia. Abbiamo iniziato l’applicazione attiva del Digital Services Act e del Digital Markets Act. Intensificheremo la nostra applicazione nel prossimo mandato”, conferma Ursula von der Leyen nel suo programma politico, sottolineando l’intenzione di continuare con l’attuazione e il rafforzamento del Digital Service Act.

Secondo Von der Leyen, “i nostri sistemi democratici e le nostre istituzioni sono sotto attacco. Abbiamo visto un aumento del numero di minacce da parte di attori interni ed esterni, siano essi governi ostili o attori non statali. I metodi utilizzati sono ora più difficili da tracciare, più dannosi e più facili da dispiegare con strumenti digitali e social media”.

“Uno scudo europeo per la democrazia”

La presidente appena rieletta della Commissione Europea sottolinea che “ciò riflette un profondo cambiamento nello spazio informativo, passando da fonti editoriali a contenuti generati dagli utenti mediati dalle piattaforme e spinti dagli algoritmi. Questo consente nuove libertà ma abbassa anche il costo della manipolazione delle informazioni e rende più facile per la Russia e altri intensificare la guerra dell’informazione”. Per questo motivo, l’ex Ministro della Difesa tedesco annuncia che l’UE deve fare di più per “proteggere la nostra democrazia”. E come intende proteggere la democrazia l’Unione Europea? Limitando la libertà di parola su Internet e obbligando le piattaforme social e le grandi aziende tecnologiche a rimuovere i contenuti che la stessa Commissione Europea ritiene scomodi.

“Proporrò un nuovo Scudo Europeo per la Democrazia. Come parte di questo, lavoreremo per contrastare la manipolazione e l’interferenza delle informazioni straniere online, basandoci sugli esempi di Viginum in Francia o dell’Agenzia Svedese di Difesa Psicologica”. Quest’ultima, tuttavia, è molto più di una semplice task force contro le fake news: è un’agenzia composta da psicologi e membri dei servizi di intelligence guidata da Henrik Landerholm, un ex ufficiale dell’esercito e ex ambasciatore svedese negli Emirati Arabi Uniti. Inoltre, la nuova Commissione Europea intende creare una “nuova rete europea di fact-checkers” (scelti da chi e su quali basi?) che sarà resa “disponibile in tutte le lingue”. “Continueremo anche a intensificare l’applicazione digitale per garantire che le informazioni manipolate o fuorvianti siano rilevate, segnalate e, dove appropriato, rimosse in linea con il Digital Services Act” afferma von der Leyen.

Le preoccupazioni degli esperti

Le iniziative precedenti adottate dall’Unione Europea hanno sollevato dubbi e preoccupazioni tra numerosi esperti. Jacob Mchangama, CEO di The Future of Free Speech, in un’analisi su Foreign Policy, critica il DSA per non trovare il giusto equilibrio tra la lotta alla disinformazione online e la protezione della libertà di parola. Sottolinea che la legge potrebbe limitare le libertà costituzionali, incentivando le piattaforme a eliminare molti contenuti legali. Sarah Hardiman di Free Speech Ireland ha criticato il DSA per concedere ampi poteri alle organizzazioni governative, simili alla legislazione sull’incitamento all’odio, e per la sua capacità di chiudere rapidamente grandi piattaforme social. Sostiene che il DSA può censurare e controllare i discorsi considerati sfavorevoli all’UE.

Se è vero che la strada verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni (la lotta alla “disinformazione” e alle “fake news”) nel silenzio generale il rischio è quello di sprofondare verso una preoccupante deriva autoritaria. “Se l’UE riesce a censurare X, Facebook, Google e ogni altra grande piattaforma Internet, allora non esiste libertà di parola. Esiste solo la parola controllata dal governo” accusa il giornalista investigativo Michael Shellenberger, che ha denunciato la deriva censoria dell’Ue in un video.

Quel che c’è di buono in Vance, pronuncia parole di puro buon senso che non si ascoltavano da parecchi anni, meno che mai in Europa

 

Quel che c’è di buono in Vance

Con Biden, “Stati Uniti hanno sviluppato una politica estera basata su ” supponenza, e dar lezioni di morale dall’alto nei confronti dei Paesi ” africani, mentre la politica estera della Cina si concentra sulla “costruzione di strade e ponti e sul nutrire i poveri”.

“Gli USA dovrebbero perseguire una politica estera di rispetto e diplomazia che non sia radicata nel moralismo, ma piuttosto nell’interesse nazionale del paese”

Sono parole di J.D. Vance, il candidato vice-presidente di Trump, e devo dirlo,aprono il cuore: da quanti anni non si ascoltavano parole di concreto e normale buon senso nella dirigenza politica USA? Ancora non molti giorni fa Blinken, il segretario di Stato di Biden, proclamava che la promozione dei “diritti LGBT” era una questione, nientemeno, di sicurezza nazionale, e descriveva le sanzioni e e penalizzazioni che aveva infitto a non so quale paese africano colpevole di non rispettarli.

Insomma, dato per noto che Vance è gestito dalla nota lobby, bisogna riconoscere che, più colto e profondo e più articolato di Donald,

Vance è esponente conservatore con posizioni che aprono il cuore

Si oppone all’intervento degli Stati Uniti nei conflitti esteri, in particolare nella guerra tra Russia e Ucraina.

Si è espresso contro i potenziali tagli alla previdenza sociale.

Ha anche lavorato con la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren su una legge per ritenere responsabili i dirigenti delle banche fallite.

Spiccano il suo forte sostegno alla famiglia tradizionale, l’opposizione all’aborto e all’immigrazione clandestina.

Ha introdotto una legge per vietare il supporto pubblico al cambio di genere per i minori e un progetto di legge per eliminare i programmi di “diversità” nel governo federale.

Vance ha ripetutamente e pubblicamente chiesto la fine dello stanziamento di denaro dal bilancio statunitense per aiutare l’Ucraina e ha affermato che il conflitto russo-ucraino dovrebbe essere concluso il prima possibile attraverso i negoziati. In precedenza, il senatore Vance ha definito assurda la riluttanza della Casa Bianca a negoziare con Putin e ha affermato che Kiev avrebbe dovuto fare significative concessioni territoriali.

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In UEropa, invece:

“Se von der Leyen non fosse stata rieletta sarebbe stato il caos, i Mercati ci avrebbero punito e i cittadini ne avrebbero pagato il prezzo” (Antonio Tajani).

Il nostro ministro degli Esteri ce lo dice chiaramente; la von der Leyen l’hanno scelta e voluta i Mercati finanziari.

Cioè i grandi potentati del denaro, che dei Mercati sono i protagonisti assoluti.

O fai come dicono i Mercati, oppure il Caos. E’ il grande ricatto.

Le elezioni sono ormai una farsa, la democrazia una burla.

Lo dice Tajani.

Tu chiamala se vuoi, PLUTOCRAZIA.

M.M.

Nelle due settimane precedenti l’attentato a Trump, ci sono stati strani e irrituali movimenti speculativi contro il titolo del gruppo mediatico di Trump

Il fondo Austin di BlackRock che aveva scommesso contro Trump: Wall Street sapeva del piano per uccidere il presidente?

di Cesare Sacchetti

Se fossimo stati ai tempi dell’Antica Roma, avremmo detto a Donald Trump di guardarsi non dalle Idi di marzo che furono fatali a Giulio Cesare, ma piuttosto da quelle di luglio in quanto è nel corso di questa estate che ha avuto luogo un complotto persino più esteso di quello che si consumò a Roma contro Cesare nel 44 a.C.

Cesare si apprestava a diventare imperatore e un manipolo di senatori che erano ancora fedeli all’idea della corrotta repubblica romana del tempo non volevano che ciò si avverasse e iniziarono a tramare contro il dictator romano.

Se a dare le prime pugnalate tra i congiurati romani furono i famigerati Bruto e Cassio passati alla storia anche per il celebre dramma shakespeariano sull’assassinio di Cesare, in questo caso invece le trame dell’eversione moderna negli Stati Uniti sembrano essere persino più estese e profonde di quelle che portarono all’assassinio del presidente Kennedy del quale abbiamo recentemente parlato.

Abbiamo potuto vedere come il percorso del presidente Trump sia molto simile a quello dell’allora presidente democratico, in quanto John Fitzgerald Kennedy era alquanto determinato a non lasciare le chiavi della politica estera americana allo stato di Israele, vero arbitro di Washington dall’inizio del secolo scorso sino agli anni più recenti precedenti l’amministrazione Trump.

Kennedy aveva intorno a sé dei nemici che lo tradirono a Dallas e lo lasciarono giustiziare pubblicamente in modo da voler mandare un messaggio a tutti i successori che si insediarono alla Casa Bianca negli anni successivi che mai osarono discostarsi dalla volontà del movimento sionista, con l’unica eccezione di Richard Nixon negli anni’70, il quale parlò della infedeltà del mondo ebraico nei suoi confronti per poi essere travolto dalla montatura del Watergate allestita dal suo segretario di Stato, Henry Kissinger.

In questa occasione i segnali della cospirazione sembrano essere ancora più evidenti se si dà uno sguardo a quanto accaduto prima del tentato assassinio a Donald Trump.

Quei fondi vicini a BlackRock che scommettevano contro Trump prima del tentato omicidio

E se si guarda a tali segnali si vede che diversi soggetti sapevano che il 13 luglio qualcosa di estremamente grave sarebbe potuto accadere a Donald Trump, e questi uomini si sono adoperati anche per speculare sui crimini da essi stessi perpetrati.

Alcuni profili di X molto attenti al mondo dell’economia e della finanza hanno fatto notare come nelle due settimane precedenti l’attentato a Trump, c’erano degli strani e irrituali movimenti speculativi contro il titolo del gruppo mediatico di Trump, il Trump Media & Technology group.

Erano partite delle massicce vendite al ribasso contro il titolo del presidente in una enorme movimentazione di quelle note nel gergo borsistico come “put options” che altro non sono che appunto delle scommesse sulla perdita di un valore di un titolo in borsa.

Ai tempi dell’11 settembre, si mise in moto un meccanismo pressoché identico. Sui mercati in quell’epoca diversi speculatori, la cui identità non fu mai cercata dall’amministrazione Bush né dall’FBI, iniziarono a scommettere al ribasso contro i titoli delle compagnie aeree coinvolte negli attentati di quel tragico giorno settimane prima che gli attacchi alle Torri avessero luogo.

Qualcuno evidentemente sapeva, e questo qualcuno era molto introdotto nel mondo di Wall Street dominato notoriamente dai “grandi” nomi della finanza askenazita quali Goldman Sachs, JP Morgan, Bank of America, Warburg e diverse altre banche sempre legate alla onnipresente famiglia Rothschild che si serve di frequente di agenti e di intermediari, spesso noti come le classiche teste di legno o prestanome, per non figurare direttamente tra i proprietari di tutte le grosse banche che contano e osservare la massima che lasciò il capostipite della famiglia Amschel Mayer ai suoi figli.

Mai rivelare al mondo esterno la vera natura e proporzione della ricchezza della famiglia. Mai far sapere che questa famiglia in un modo o nell’altro attraverso i suoi fondi riesce ad arrivare ovunque e costituisce un potere economico e finanziario di gran lunga superiore a quello di una moderna nazione avanzata.

Le chiavi del potere dopo la rivoluzione francese sono passate dalle monarchie alla finanza, e i lettori potranno avere modo di riflettere su chi, a distanza di due secoli e mezzo, siano stati i veri vincitori del processo rivoluzionario francese.

Oggi si fa i conti con una rivisitazione di quanto accaduto 23 anni prima, a poche settimane dal crollo delle Torri Gemelli.

Gli stessi invisibili soggetti si sono mossi per speculare e guadagnare enormi cifre da un evento del quale non solo avevano contezza in anticipo, ma che con ogni probabilità è stato da loro stessi propiziato.

Stavolta lo speculatore ha assunto le forme di un fondo del Texas, l’Austin Private Wealth, che ha piazzato un altissimo numero di scommesse contro il titolo di Trump, ben 120mila opzioni put in quella che è stata indubbiamente una enorme puntata per beneficiare di un eventuale crollo delle azioni della società mediatica del presidente americano.

I fondi che hanno scommesso contro il titolo di Trump. Da notare come Bloomberg abbia nelle ore successive rimosso il nome del fondo Austin

Se si dà uno sguardo all’Austin Private Wealth si apprendono alcune interessanti informazioni. Questo fondo è di fatto un’altra delle infinite scatoli cinesi nelle quali è riposta la ricchezza dell’accoppiata BlackRock e Vanguard nei quali, come ricorderanno i lettori, ci siamo imbattuti in non poche occasioni.

Se volessimo cercare di risalire ai veri proprietari di questi due fondi dovremo cercare di risalire al filo di Arianna della liquidità messa in essi, ed è una operazione che dobbiamo fare da soli poiché i proprietari ufficialmente non sono resi noti dai due gruppi a dimostrazione di quanto sia “trasparente” e “libero” il mercato partorito dalla dottrina neoliberale, vero e proprio vestito su misura per la oligarchia finanziaria che domina l’epoca moderna.

Una volta fatta questa operazione e scomposta la partecipazione dei fondi, si vedono sempre, e ancora una volta, i nomi di quei finanzieri che abbiamo citato sopra e che sono stati i veri padroni della politica americana ed europea e che hanno lasciato dietro di sé un fiume di innumerevoli guerre pur di raggiungere i loro scopi.

Questi signori hanno bisogno di guerre e di sangue per poter giungere al loro scopo e soprattutto hanno bisogno di crisi artificiali, si ricordi la massima montiana al riguardo, per poter vedere manifestato quello che costoro chiamano Nuovo Ordine Mondiale, una espressione partorita nel chiuso delle logge già ai tempi dell’illuminismo francese, a dimostrazione di quanto sia antica tale visione.

Stavolta a costoro serviva rimuovere un ostacolo insormontabile come quello rappresentato da Donald Trump che ha tolto loro il controllo della Casa Bianca e che ha reso impossibile l’ultimarsi di tale disegno che senza la superpotenza americana diventa semplicemente irrealizzabile.

Il mondialismo si ritrova stritolato tra gli Stati Uniti post-impero e l’avanzata del mondo multipolare guidato dalla Russia e l’ultima chance che avevano questi poteri era di cercare di mettere di nuovo dentro l’ufficio Ovale qualcuno che ricostruisse gli “equilibri” del passato e fermasse il processo storico che si è messo in moto soprattutto dopo il fallimento della farsa pandemica, che avrebbe dovuto essere l’evento catalizzatore finale, una sorta di 11 settembre mondiale, per portare il mondo verso la dittatura mondiale o la governance globale come amano chiamarla i tecnocrati.

Se ci soffermiamo a guardare più attentamente il fondo Austin poi non solo troviamo la presenza dei citati BlackRock e Vanguard, ma anche una alquanto stretta vicinanza con alcune note associazioni del mondo ebraico quali la Congregation Beth Israel guidata dal rabbino Philip Kaplan, la American Civil Liberty Union, nella quale la presenza degli americani ebrei è molto radicata da sempre ed è stata dominata da figure come l’avvocato Steven Shapiro e Nadine Strassen, il campo estivo Young Judea, giovane Giudea, dove ogni estate si insegna ai giovani adolescenti americani di origine ebraica l’amore per Israele, la Shalom Austin, uno dei luoghi più importanti per la comunità ebraica di Austin, in Texas, alle quali si aggiungono la Austin Jewish Academy, una scuola ebraica e la Anti-defamation League, fondata nel 1913 dall’ebreo Sigmund G. Livingston per combattere il fenomeno del cosiddetto “antisemitismo”, e questa associazione ha reputazione di essere un vero e proprio censore nella vita pubblica americana, sempre pronta a definire come “antisemita” chiunque esprima critiche nei confronti dello stato ebraico.

Le varie lobby ebraiche e israeliane sostenute dal fondo Austin

Il milieu nel quale si trova l’Austin Private Wealth sembra essere chiaramente quello vicino ad Israele e al mondo del sionismo con le sue “accademie” che iniziano i giovani ebrei americani alle idee del sionismo e di altre sette quali Chabad per inculcare poi l’odio verso tutti coloro che non appartengono al mondo ebraico e al sionista.

Ciò appare ancora più interessante alla luce del fatto che i media mainstream stiano cercando di depistare il pubblico attraverso una fantomatica pista iraniana che avrebbe voluto la morte di Trump, quando ogni elemento sembra invece ricondurre allo stato di Israele.

Lo stesso Crooks era di origini ebraiche ed era un frequentatore della locale sinagoga di Butler nonostante questa si sia affrettata a far sparire le sue foto dalla sua pagina Facebook, non prima però che qualcuno riuscisse a prendere queste immagini, e qui sotto se ne può vedere un’altra che i media si guardano bene dal mostrare ai loro lettori, ammesso che ne abbiano ancora.

Thomas Crooks, al centro in piedi sulla sinistra, in una foto di gruppo nella sinagoga di Butler, in Pennsylvania.

Appare ancora più singolare il fatto che non solo un fondo legato a BlackRock scommetteva contro il titolo di Trump sperando di lucrare sulla sua morte, ma anche che l’assassino, il citato Crooks, lavorava proprio per il fondo di investimenti in questione che è noto per avere una sua milizia privata che viene utilizzata in varie parti del mondo per le cosiddette black-ops, quelle operazioni nere che prevedono anche l’omicidio di personaggi scomodi per gli interessi del potente mondo della finanza e delle corporation globali.

E’ un sistema radicato e criminale che agisce da molto tempo per eliminare dalla scena gli attori scomodi come rivelò già a suo tempo John Perkins nel suo libro “Confessioni di un sicario dell’economia” anche se l’autore ha rivelato solo alcune verità per tacerne altre in quella che probabilmente è stata un’operazione di disvelamento parziale e controllata, concordata con determinati ambienti.

La congiura dunque non poteva non essere estesa e raggiungere i livelli più alti dell’establishment americano che si muovevano già giorni prima sui mercati nella speranza di accumulare grossi profitti dall’operazione che invece ha portato loro enormi perdite finanziarie oltre che politiche.

A Butler forse c’era un secondo cecchino

Crooks non può aver agito da solo. Non può essere salito indisturbato su quel tetto senza che gli agenti del servizio segreto glielo permettessero così come non poteva preparare da solo l’esplosivo con il quale ha imbottito la sua macchina, che probabilmente pianificava di far saltare in aria, come dimostra il telecomando da remoto che è stato trovato vicino al suo corpo.

A Butler sono stati sparati almeno 11 colpi da tre armi diverse e di questi 11 colpi è probabile che almeno una parte di essi siano stati sparati da un altro cecchino presente nella cittadina della Pennsylvania.

I testimoni riferiscono di aver visto partire i colpi contro Trump almeno da un altro punto diverso da quello di Crooks, e per la precisione dalla torre dell’acqua che era distante almeno 200 metri, e dalla quale ha sparato un cecchino probabilmente più esperto di Crooks.

E’ la classica triangolazione di fuoco incrociato che non può avere luogo senza che il servizio segreto si faccia da parte e permetta agli attentatori di sparare contro la persona che questo deve proteggere, in questo caso Donald Trump.

Esistono dei protocolli standard molto severi di sicurezza che se vengono rispettati rendono praticamente impossibile che un cecchino possa sparare da quelle distanze contro un politico, soprattutto contro il presidente degli Stati Uniti.

A rendere ancora più probabile una cospirazione ai massimi livelli è il fatto che i media si sono precipitati a Butler per riprendere il raduno politico di Trump, quando fino ad ora avevano dimostrato scarso interesse per gli altri eventi del presidente, ed è anche singolare la vicinanza di questo evento alla convention repubblicana.

All’ultimo momento è infatti stata invitata Nikki Haley che apparentemente non avrebbe dovuto partecipare, e questo a posteriori ha suscitato diverse riflessioni.

Non è un segreto che la Haley sia una sorta di tirapiedi del movimento sionista vista la sua vicinanza, o meglio obbedienza, verso il mondo israeliano considerati i suoi numerosi incontri con lobby quali la potente e pericolosa Chabad.

A Milwaukee forse i cospiratori speravano che il re fosse stato già ucciso a Butler e di poter incoronare la loro marionetta e ritornare così a sedersi sul trono degli Stati Uniti.

Non hanno però fatto i conti con qualcosa di molto più in alto di loro come la Provvidenza che sembra aver davvero vegliato su Trump il giorno dell’attentato e salvato miracolosamente la sua vita.

Le Idi di luglio non sono state dunque fatali a Donald Trump. Sono state fatali ai suoi cospiratori che ora si trovano persino in una situazione peggiore di quella precedente perché il tempo ormai da qui a novembre è agli sgoccioli e un’occasione come quella di Butler non si ripresenterà probabilmente più perché ora il presidente è già probabilmente all’opera per scoprire i nomi di tutti coloro che lo hanno tradito il 13 luglio.

E’ rimasta davvero poca sabbia nella clessidra del Nuovo Ordine Mondiale.