Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Non molti anni fa la Sveziaera un modello di riferimento sociale e politico, oggi è un paese da cui fuggire ...

Non molti anni fa la Svezia era un modello di riferimento sociale e politico, oggi è un paese da cui fuggire ...La causa primaria è nelle politiche troppo lassiste nei confronti dell'immigrazione. Se fino a un decennio fa la criminalità era a livelli fisiologici ed oggi è a livelli patologici, secondo voi quale potrà mai essere la causa? Che sia per caso l'immigrazione incontrollata? Soprattutto se proveniente da territori in cui la violenza è abituale e la cultura di origine è incompatibile con quella del paese ospitante ... Claudio

La Polizia svedese si “arrende”. Chiede aiuto alla gente…

di Guido da Landriano

Le cose in Svezia sono talmente gravi che il 29 agosto la polizia svedese ha emesso un comunicato dal titolo “La violenza sta diventando estremamente grave”, che per la Svezia è un po’ una dichiarazione di guerra.

Le forze dell’ordine hanno scritto: “Recentemente, ci sono stati incidenti gravi e gravi atti di violenza legati a reti criminali, in cui diverse persone sono state uccise e altre gravemente ferite…”. “A Stoccolma, due persone sono state uccise la scorsa settimana, e a Göteborg, gruppi criminali hanno cercato di dimostrare il loro potere, controllando i veicoli che entrano in determinati distretti. All’inizio di agosto, una ragazza innocente di 12 anni è stata assassinata… e in altre parti del paese ci sono conflitti tra varie reti criminali e anche altri crimini spietati. Pochi giorni fa si è verificata anche una violenta rivolta a Malmö, dove diversi agenti di polizia sono rimasti feriti … ”

Il capo della polizia nazionale svedese, Anders Thornberg, ha lanciato una richiesta di aiuto al resto della società: “La polizia svedese si trova in una difficile situazione operativa. Ora è tempo che la società si unisca alle forze di polizia”. “Continueremo a combattere la criminalità organizzata con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Tutto il buono nella società, tutto, dai funzionari comunali e dalla società civile alle forze dell’ordine e non ultimo il pubblico in generale, devono concentrarsi sull’affrontare la situazione attuale. La polizia deve garantire che i criminali vengano arrestati e possano essere perseguiti. I criminali devono sparire dalle nostre strade e piazze, in modo che non vengano commessi crimini più spietati…

“La vita quotidiana che molti agenti di polizia devono affrontare quando vanno a lavorare in questo momento è preoccupante e molto stancante. Lavoriamo intensamente, 24 ore su 24, nonostante ciò, la grave violenza continua. La polizia è presente 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno. Non ci arrendiamo e non ci tiriamo indietro, ma la situazione è attualmente molto stressante”.

La dichiarazione della polizia non ha menzionato che due ragazzi sono stati violentati, torturati e quasi sepolti vivi in ​​un cimitero vicino a Stoccolma. L’atrocità si è aggiunta al numero crescente di cosiddetticrimini di umiliazione. Si tratta di crimini in cui la vittima non viene solo derubata, ma anche violentemente umiliata per dimostrare il potere dell’autore. Un altro crimine di questo tipo, ad esempio, è avvenuto a Göteborg nell’ottobre 2019, quando una banda criminale ha costretto la loro vittima a baciare i piedi del leader della banda, mentre lo riprendevano. Dopodiché, gli hanno calpestato la faccia finché non ha perso conoscenza.

“La Svezia sta perdendo il controllo del proprio territorio”, ha detto recentemente Ivar Arpi, un editorialista svedese, al quotidiano danese Berlingske Tidende. Questi crimini efferati e queste umiliazioni sono collegati a una ‘cultura del ghetto’… Ai giornalisti non piace scriverne, i politici non vogliono parlarne e i ricercatori non vogliono interessarsene. C’è un’ignoranza sistematica“.

Recentemente a Malmoe vi è stata una vera e propria rivolta di immigrati, che hanno  sparato fuochi d’artificio e lanciato pietre contro la polizia. La zona interessata  era Rosengård, una cosiddetta “area vulnerabile”, popolata principalmente da immigrati. Le riprese video pubblicate sui social media hanno mostrato i rivoltosi che gridavano “Allahu Akbar” e “Ebrei, ricordate Khaybar, l’esercito di Maometto sta tornando” – un riferimento al massacro degli ebrei di Khaybar da parte del profeta islamico Maometto e dei suoi seguaci nell’anno 628, in quella che è oggi l’Arabia Saudita. Il Consiglio ufficiale delle comunità ebraiche svedesi ha rilasciato una dichiarazione in reazione alla rivolta, dicendo che è tempo che la polizia inizi a prendere sul serio questo tipo di minacce.

Nel sobborgo di Göteborg di Angered, una banda criminale ha istituito posti di blocco e li ha presidiati con uomini armati mascherati che hanno controllato l’identità delle persone che entravano e uscivano dalla zona. Secondo Berlingske Tidende, i blocchi stradali sono stati istituiti da una banda incentrata sulla famiglia Ali Khan, che si occupa di frodi finanziarie e altri crimini. Il clan è stato denunciato alla polizia più di 200 volte, ma la polizia ha dovuto chiudere quasi tutti i casi perché la banda minaccia le vittime ed i testimoni di tacere.

Cimiteri e chiese sono normalmente vandalizzate soprattutto vicino alle grandi città, come a Malmoe, dove la chiesa  Västra Skrävlinge è stata devastata e le statue distrutte. Naturalmente si chiede aiuto alla polizia, ma cosa può fare questa quando già si sta rivolgendo ai cittadini?

Articolo di Guido da Landriano

Fonte: https://scenarieconomici.it/la-polizia-svedese-si-arrende-chiede-aiuto-alla-gente/

 

Un Nuovo Lockdown? Dovremmo pretenderlo per “stanare” il Governo!

 Un Nuovo Lockdown? Dovremmo pretenderlo per “stanare” il Governo!

di Francesco Amodeo

Molti mi chiedono preoccupati: “Amodeo, secondo te ci sarà un nuovo lockdown?” La mia risposta provocatoria li lascia spesso esterrefatti: “lo dobbiamo pretendere tutti e subito un nuovo lockdown”.

Coronavirus, mascherine obbligatorie anche in Toscana - La Stampa - Ultime notizie di cronaca e news dall'Italia e dal mondo

Mi spiego meglio. Il sistema dominante, per imporre la propria agenda ai cittadini, usa da sempre le stesse tecniche, una sorta di copione, sconosciuto ai più ma facilmente decodificabile dopo averlo imparato a conoscere. La prima regola che adottano è quella definita della “shock economy” che prevede di approfittare sempre e subito di uno stato di shock politico, sociale, economico o sanitario di un paese per portare avanti misure che i popoli normalmente non accetterebbero mai, perché contrarie ai loro stessi interessi (O alla loro etica – ndr).

La pandemia si dimostra oggi uno dei terreni in assoluto più fertili per portare avanti la strategia dello shock nell’interesse di pochi. Ed è quello che stanno facendo. Facciamo qualche esempio: Il Mes, è dal 2012 che non riescono a farlo accettare dai cittadini, perché il suo utilizzo è palesemente contrario agli interessi nazionali. Lo abbiamo visto soprattutto dopo il caso Grecia, dove quei soldi sono stati usati per salvare banche francesi e tedesche, ma nulla è arrivato ai poveri greci. Ora stanno pprofittando dell’emergenza per renderlo operativo, legandolo alla spesa sanitaria per il post pandemia. Un altro esempio è quello dei “trattamenti sanitari obbligatori”, che proveranno ad estendere sempre di più con la scusa della guerra al virus. Ma questo accade anche in altri ambiti. Abbiamo visto Conte, per esempio, inserire la proroga dei servizi segreti in un Dpcm che riguardava l’emergenza sanitaria.

Loro, in pratica, sanno che devono approfittare delle questioni emergenziali, per portare avanti i punti più controversi e antidemocratici della propria agenda, strumentalizzando la pandemia. Ovviamente ci tengo a chiarire che strumentalizzare la pandemia non vuol dire averla indotta, vuol dire solo approfittare dello shock dei cittadini per costringerli ad accettare determinate misure.

Questo metodo è sempre stato perseguito anche nel passato. Lo hanno fatto negli anni ’80, quando approfittarono dello stato confusionale e di terrore dei cittadini, dovuto alle grandi stragi, per far passare in sordina una misura come il divorzio tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia, che di fatto fu una vera e propria perdita della sovranità monetaria. Esso avvenne mediante una semplice lettera che si scambiarono il Ministro del Tesoro ed il Governatore della Banca d’Italia, bypassando completamente ogni iter parlamentare, e tenendo all’oscuro i cittadini sulle conseguenze di quella lettera e sull’impatto devastante che avrebbe avuto sulla gestione della spesa pubblica e quindi sulla vita dei cittadini.

Lo hanno rifatto nel 1992. Il 23 maggio ci fu la strage di Giovanni Falcone ed il 2 giugno, ossia 9 giorni dopo, pezzi del nostro stato erano in minicrociera sul Britannia, lo yacht dei reali inglesi, con il gotha della finanza internazionale, per concordare la svendita delle nostre aziende di stato e delle nostre banche. Secondo voi a 9 giorni dalla strage di Capaci su cosa era concentrata la popolazione? Sui pericoli del terrorismo e sulla paura per quanto accaduto o sul fatto che su uno yacht stessero svendendo le nostre industrie? Ovviamente i cittadini non se ne accorsero neanche. Shock economy docet.

Lo hanno rifatto nel 2011, quando in uno stato di shock economico, ricorderete l’impennata dello spread; in uno stato di shock politico, ricorderete la caduta del governo democraticamente eletto. Durante una crisi senza precedenti, portarono, nel silenzio generale, gli italiani alla firma del Mes, del quale sentiremo parlare solo 7 anni dopo, del fiscal compact, del pareggio di bilancio in costituzione. Vi siete mai chiesti perché adesso stiamo facendo decidere al popolo se modificare la Costituzione per il taglio dei parlamentari e invece la modifica per l’introduzione del pareggio di bilancio, che abbiamo eseguito solo noi in tutta Europa è avvenuta nel silenzio generale? Perché ne hanno approfittato.

Bene! Ora restano da portare avanti ulteriori punti dell’agenda, ed il fatto che ci sia stata una pandemia con un traumatico lockdown, rende tutto più agevole. A patto che dopo lo shock, si passi alla strategia numero 2, ossia quella della rana bollita: i cittadini non devono accorgersi di quello che gli stanno facendo, fino a quando non sarà troppo tardi per evitarlo.

Quindi non può esserci un nuovo lockdown, che vorrebbe dire alzare la soglia di attenzione degli italiani e soprattutto essere costretti, come governo, a pagare i cittadini per rimanere in casa e le aziende per restare chiuse. Agiranno piuttosto effettuando chiusure “a macchia di leopardo”. Il ragionamento è questo: “Non sono io, governo, che ti chiudo in casa o che chiudo la tua azienda e quindi dovrei risarcirti, ma sei tu, che sei stato a contatto con un positivo o che sei tu, risultato asintomatico, e quindi finisci in quarantena senza prendere un euro”. Ecco perché vogliono che gli asintomatici vengano trattati come malati. Ecco perché non si deve ammettere che il virus abbia perso forza. Ecco perché bisogna continuare a dire che il virus sia letale per certe categorie.

Allora sentite cosa accadrà. Accadrà che un bambino positivo a scuola, anche se asintomatico, si porterà in quarantena tutta la classe, quindi i genitori, quindi i professori, quindi i bidelli e così avverrà nei ristoranti, nelle aziende. Tutti a casa senza percepire nulla ma in stato confusionale. A spaventarli, questa volta, non sarà la paura di morire a causa del virus, perché bene o male lo hanno capito tutti che questa ipotesi è molto remota. Ma la paura sarà di essere costretti a rimanere in casa senza poter lavorare. Il padre di famiglia, che può contare solo sulle proprie entrate, se anche dovesse avvertire dei sintomi, ci penserà mille volte prima di andare di sua spontanea volontà a fare il tampone. La sua paura non seguirà più il ragionamento: “devo scoprire se ho il virus perché potrei morire”, ma il ragionamento verrà completamente ribaltato: “se scoprono che ho il virus mi chiudono in casa e la mia attività lavorativa rischia di morire”. Tutto questo non aumenterà ma allenterà le misure di prevenzione, sia tra gli asintomatici, che tra quelli che i sintomi li hanno, ma non gli conviene dirlo.

Ora passiamo alle soluzioni, così torniamo alla mia spiazzante risposta iniziale. Perché dobbiamo pretendere un nuovo lockdown. Perché è arrivato il momento di stanarli.

Comportiamoci al contrario di quelli che chiamano “negazionisti”. Cominciamo a credere fedelmente a tutto quello che ci hanno raccontato. E prendiamoli alla lettera: crediamo che veramente gli asintomatici siano dei malati. Che veramente gli asintomatici possano trasmettere il virus. Che veramente il virus non abbia perso forza. Che veramente l’età media delle vittime del virus si sia notevolmente abbassata. Che veramente, se un asintomatico trasmette il virus ad un membro di una categoria a rischio, ne potrebbe causare la morte. Che veramente, come dice l’Oms, neanche più il saluto con il gomito può essere considerato sicuro.

Bene, se tutto questo fosse vero e noi abbiamo detto che ci vogliamo credere, allora caro governo, dovete chiudere tutto. Perché avete già dimostrato che una persona su 100 risulta positiva al tampone.

Non potete chiederci di mandare i ragazzi a scuola con questo pericolo. Si rischierebbe una strage. Non potete permetterci di mandare i bambini dai nonni dopo che sono usciti da scuola. Non potete permettere agli insegnanti più anziani di correre questo pericolo. Dovreste dargli delle indennità di rischio, come ai militari che vanno in guerra. Dovete richiuderci domani mattina e pagarci per rimanere in casa o rischiate una strage di stato. Se tutto quello che ci avete raccontato è vero, e noi non abbiamo motivo di dubitare, allora non c’è altra soluzione!

Se invece le cose non stanno in questi termini. Se la verità è che il virus non è più letale tranne rare complicazioni. Se non esistono più categorie realmente a rischio, perché anche prendendo la carica virale più alta, come è successo a Berlusconi, ultraottantenne pieno di acciacchi, comunque si torna a casa sani e salvi, o come è successo all’anziano Briatore, che adesso è a Montecarlo, solo per citare i personaggi più noti, ma potrei citare i vecchietti della casa di cura di Milano, tutti positivi al tampone ma non se n’erano manco accorti. Bene! Se questa è la nuova realtà del Covid, allora dovete cambiare subito i parametri e dovete cambiare totalmente la strategia di comunicazione.

I positivi asintomatici non possono più essere considerati malati, ne’ trattati come tali. Il numero da monitorare, per capire se la situazione è grave o meno, non può essere quello dei tamponi positivi, ma quello sulla presenza nelle terapie intensive. Sono quelli, purtroppo, i parametri che ci diranno quali misure dobbiamo adottare e sono quelli che oggi, sono per fortuna confortanti e in assoluta controtendenza con l’allarmismo diffuso, dai media e dalle istituzioni.

Allora lo ripeto, caro governo. O ci chiudete dentro. Subito. O ammettete che state esagerando per gli interessi di qualcuno. Non esiste una terza via. Se ritenete il virus veramente così pericoloso e così contagioso, ma aprite scuole e locali, allora ditemi un po’: chi è il negazionista?

Articolo di Francesco Amodeo

Fonte: https://www.francescoamodeo.it/ci-sara-un-nuovo-lockdown-dovremmo-pretenderlo-per-stanare-il-governo/

I crimini delle truppe alleate in Italia dal '43al '47 sono stati numerosi, impuniti e occultati.

 

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 71/20 del 7 settembre  2020, Santa Regina

 

I crimini delle truppe alleate in Italia

 

Dopo la pausa estiva riprendiamo l’invio di comunicati relativi ad articoli e notizie pubblicate su diversi organi di stampa. Ricordiamo ai nuovi lettori che gli articoli che segnaliamo non rappresentano l’adesione del Centro Studi “Giuseppe Federici” a tutte le tesi sostenute dagli autori degli articoli o alla linea politica o religiosa degli organi d’informazione consultati.

 

Quelle 23mila vittime civili sacrificate in una “strage democratica”

 

di Roberto Gremmo – Almeno ventitremila italiani innocenti furono vittime della ‘guerra ai civili’ dei soldati alleati. Un’infame “strage ‘democratica’”, nascosta ed occultata.

Fu compiuta in Italia dopo la Liberazione dalle truppe ‘alleate’ che pretendevano di donare al nostro Paese libertà, benessere e sicurezza.

Quando la loro occupazione militare cessò ufficialmente nell’estate del 1947 risultò che ben 23.265 civili italiani avevano dovuto soccombere ad una violenza di massa provocata proprio dalle truppe ‘liberatrici’.

Questa tragedia iniziò subito dopo l’8 settembre quando venne firmato l’armistizio con gli anglo-americani ed il governo del generale Badoglio dovette accettare per il regno di Vittorio Emanuele III una forte limitazione di poteri. Molte funzioni vennero assunte direttamente dalle forze militari ed amministrative dei vincitori che amministrarono direttamente il territorio italiano fino alla fine del 1945 con l’“Allied Military Government” ed in seguito posero una forte pesante tutela sul governo regio con la “Commissione Alleata di Controllo” diretta dal generale britannico Frank Noel Mac Farlane e dall’americano Maxwell Taylor.

Non mancarono abusi, prepotenze, sopraffazioni.

L’Italia sconfitta venne trattata malissimo dai vincitori che cercarono apertamente d’influenzare la vita politica trattando spesso e volentieri la popolazione civile alla stregua di subalterni da tenere sotto stretta custodia.

In qualche modo, l’Italia fu una semi-colonia e dovette subire l’occupazione da parte di truppe straniere.

Fin dall’inizio, “I poteri di controllo politico ed economico erano nelle mani del Governo militare alleato, che li esercitava attraverso una commissione di controllo, e prevedevano tra l’altro il diritto, subito attuato dai vincitori, di battere moneta direttamente (le am-lire) per trasferire a carico del paese sconfitto tutte le spese dell’occupazione militare. Il modello coloniale britannico dell’amministrazione indiretta veniva applicato all’Italia”.

Secondo attendibili cifre ufficiali (mai divulgate), nel periodo fra l’8 settembre 1943 ed il 30 giugno 1947 le truppe alleate in Italia furono responsabili di ben 23.265 incidenti e crimini contro civili innocenti, donne, pacifici popolani, anziani, bambini e forze dell’ordine italiane. (…)

Padroni assoluti del territorio, certi dell’immunità e dell’impunità, i militari americani “bianchi” si resero responsabili di 113 omicidi, 379 ferimenti, 513 aggressioni, risse e violenze, 628 furti e rapine, 537 incidenti automobilistici con morti, 1132 incidenti automobilistici con feriti, 17 violenze carnali consumate e 30 violenze carnali tentate.

I militari americani “di colore” si resero responsabili di 40 omicidi, 152 ferimenti, 122 aggressioni, risse e violenze, 135 furti e rapine, 112 incidenti automobilistici con morti, 195 incidenti automobilistici con feriti, 18 violenze carnali consumate e 27 violenze carnali tentate.

I militari inglesi “bianchi” si resero responsabili di 73 omicidi, 263 ferimenti, 504 aggressioni, risse e violenze, 473 furti e rapine, 713 incidenti automobilistici con morti, 1399 incidenti automobilistici con feriti, 8 violenze carnali consumate e 22 violenze carnali tentate.

I militari inglesi “di colore” si resero responsabili di 5 omicidi, 36 ferimenti, 39 aggressioni, risse e violenze, 65 furti e rapine, 63 incidenti automobilistici con morti, 120 incidenti automobilistici con feriti, 10 violenze carnali consumate e 9 violenze carnali tentate.

I militari francesi “bianchi” si resero responsabili di 19 omicidi, 91 ferimenti, 79 aggressioni, risse e violenze, 140 furti e rapine, 53 incidenti automobilistici con morti, 40 incidenti automobilistici con feriti, 6 violenze carnali consumate e 5 violenze carnali tentate.

I militari francesi “di colore” si resero responsabili di 125 omicidi, 9 ferimenti, 85 aggressioni, risse e violenze, 3932 furti e rapine, 4 incidenti automobilistici con morti, 1 incidente automobilistico con feriti, almeno 1935 violenze carnali consumate ed 82 violenze carnali tentate.

I militari brasiliani si resero responsabili di 3 omicidi, 19 ferimenti, 13 aggressioni, risse e violenze, 3 furti e rapine, 8 incidenti automobilistici con morti, 41 incidenti automobilistici con feriti, 1 violenza carnale consumata e 3 violenze carnali tentate.

I militari indiani si resero responsabili di 17 omicidi, 29 ferimenti, 50 aggressioni, risse e violenze, 38 furti e rapine, 40 incidenti automobilistici con morti, 91 incidenti automobilistici con feriti, 12 violenze carnali consumate e 26 violenze carnali tentate.

I militari canadesi si resero responsabili di 9 omicidi, 25 ferimenti, 79 aggressioni, risse e violenze, 110 furti e rapine, 27 incidenti automobilistici con morti, 73 incidenti automobilistici con feriti, 6 violenze carnali consumate e 6 violenze carnali tentate.

I militari polacchi si resero responsabili di 55 omicidi, 293 ferimenti, 375 aggressioni, risse e violenze, 182 furti e rapine, 282 incidenti automobilistici con morti, 664 incidenti automobilistici con feriti, 1 violenza carnale consumata ed 11 violenze carnali tentate.

I militari greci si resero responsabili di 10 omicidi, 37 ferimenti, 46 aggressioni, risse e violenze, 46 furti e rapine, 3 incidenti automobilistici con morti, 11 incidenti automobilistici con feriti, 13 violenze carnali consumate e 17 violenze carnali tentate.

I militari jugoslavi sparsi nella penisola si resero responsabili di 9 omicidi, 31 ferimenti, 22 aggressioni, risse e violenze, 21 furti e rapine, 3 incidenti automobilistici con morti, 5 incidenti automobilistici con feriti.

Militari ‘alleati’ di nazionalità non identificata si resero responsabili di 111 omicidi, 477 ferimenti, 463 aggressioni, risse e violenze, 1926 furti e rapine, 1198 incidenti automobilistici con morti, 2366 incidenti automobilistici con feriti, 32 violenze carnali consumate e 53 violenze carnali tentate.

Il dato più impressionante e comunque largamente parziale è quello relativo alle violenze carnali tentate o consumate dalle truppe di colore francesi (quasi tutte composte da marocchini e senegalesi) che violentarono donne indifese un po’ dappertutto.

Una relazione riservata della “Direzione Generale della Sanità Pubblica” dell’autunno del 1944 denunciava il dramma di “circa 1100 donne della provincia di Frosinone e 2000 della provincia di Littoria, che a seguito delle violenze carnali subìte dai marocchini (erano) state contagiate da affezioni veneree oltre ad essere state rese per la maggior parte in stato interessante”.

Con molta probabilità le autorità italiane sottostimarono questo terribile dramma umano e sociale perché molte poverette non ebbero il coraggio di denunciare l’oltraggio subìto.

Nell’autunno del 1947 il “Segretariato Generale dell’Esercito Italiano” redasse una statistica dettagliata degli incidenti e crimini commessi dalle truppe alleate contro civili italiani per l’intero periodo compreso fra l’8 settembre 1943 ed il 30 agosto 1947.

Oltre all’indicazione della nazionalità dei colpevoli vennero registrati altri dati di fatto, decisamente interessanti.

La regione al primo posto per furti e rapine era stata la Toscana con 3.443 casi sui 7.699 accertati (il 44,72 per cento) ed era quella in cui s’erano maggiormente verificati incidenti e crimini con 6.214 casi su 23.265 accertati in tutt’Italia, con una percentuale del 26,70 per cento.

Presi in considerazione secondo la specie, incidenti e crimini risultavano così ripartiti territorialmente: gli omicidi prevalevano in Campania (171 casi su 589, il 29,03 per cento); i ferimenti nella stessa regione ( 574 casi su 1956, il 29,34 per cento) così come le aggressioni, le risse e le violenze (818 casi su 2.390, il 34, 2 per cento).

Il maggior numero di incidenti automobilistici mortali s’erano registrati in Campania (644 casi su 3.043, il 21, 16 per cento) mentre gli incidenti automobilistici solo con dei feriti erano avvenuti in Toscana con 1231 casi su 6.138 (il 20,05 per cento).

Le violenze carnali consumate erano avvenute principalmente nel Lazio con 818 casi su 1.159 accertati (ben il 70,70 per cento) mentre quelle soltanto tentate prevalevano in Toscana con 100 casi su 291 accertati (il 34,4 per cento).

Considerando l’intero lasso di tempo fra l’8 settembre 1943 ed il 30 agosto 1947 risulta che mediamente ogni giorno erano stati abusati dai militari alleati 17 civili italiani d’ogni età assolutamente incolpevoli.

Non sappiamo se e quando i responsabili di questi ‘incidenti’ vennero chiamati a rispondere in qualche modo dei crimini compiuti.

Va tenuto presente che queste cifre non comprendevano le vittime civili italiane della Venezia Giulia, gli ‘infoibati’ ed i deportati in Jugoslavia dalle truppe di Tito, i nuclei famigliari che avevano perduto ogni avere, migliaia di popolani costretti all’esodo solo formalmente volontario dall’Istria.

Escludendo quella diaspora di massa che é e resta un fenomeno di proporzioni bibliche straordinarie, si può constatare che la violenza ‘titoista’ risulta equilibrata con quella esercitata dai nazisti sotto Salò e dagli alleati ‘democratici’ nel Rregno del Sud perché nel dopoguerra da parte dei vigili del fuoco “furono esaminate 71 fosse e voragini nel Friuli, nel Goriziano e sul Carso triestino, 32 delle quali risultarono vuote; dalle altre furono recuperati i resti di 464 persone, 217 civili e 247 militari tedeschi e italiani”, altri cinquecento nella sola cavità di Basovizza mentre secondo l’“Istituto Centrale di Statistica” fra l’inizio del secondo conflitto mondiale e la fine del 1945 “la Provincia di Trieste aveva registrato 4147 perdite tra caduti e dispersi, militari e civili”.

Tutto questo mentre nelle regioni ‘liberate’ la popolazione era in balìa d’una vera e propria ‘guerra ai civili’ scatenata da truppe d’occupazione largamente e colpevolmente incontrollate.

Insomma, i nazisti uccisero quasi sempre per rappresaglie legate alle contingenze belliche; gli jugoslavi colpirono nel post-liberazione soprattutto le élites sociali potenzialmente ostili ad un futuro assetto ‘socialista’ delle terre occupate ma le forze armate delle potenze occidentali non furono da meno perché a guerra ormai finita s’accanirono contro migliaia d’incolpevoli italiani, obbedendo puramente e semplicemente alla logica del peggior colonialismo.

Quelli dei tedeschi hitleriani furono imperdonabili crimini di guerra e non è minore l’orrore provocato dai seguaci di Tito che si macchiarono di atroci delitti spinti dal fanatismo ideologico e dall’odio etnico anti-italiano (cresciuto anche per colpa della forsennata ‘snazionalizzazione’ antislava dei fascisti).

Certamente le colpe non si compensano ma per amore di verità vanno messi sullo stesso piano delinquenziale anche quei soldati alleati che si comportarono da veri e propri malviventi contro i civili.

E furono davvero tanti.

L’Italia dominata dalle truppe ‘democratiche’ fu perciò vittima d’un genocidio strisciante che causò lutti, dolori e lasciò aperte profonde ferite fra la povera gente inerme ed innocente, esattamente come i massacri di Katin dei sovietici, le foibe jugoslave e la ‘pulizia etnica’ anti-italiana in Istria, i bombardamenti anglo-americani di Dresda e le bombe atomiche statunitensi di Hiroshima e Nagasaki.

Quelli degli alleati in Italia furono tutti crimini orrendi contro l’umanità rimasti però, a differenza di quelli nazisti, totalmente impuniti.

Di recente sono state effettuate ampie ricerche persino sul delitto politico del post-Liberazione contro fascisti o presunti tali quando, secondo dati ufficiali, largamente errati per difetto, “il numero delle persone uccise, perchè politicamente compromesse è di n. 8197 mentre 1167 sono state, per lo stesso motivo, prelevate e presumibilmente soppresse.

Dimenticate o minimizzate restano invece le stragi d’innocenti causate dai bombardamenti alleati che secondo l’“Istituto Centrale di Statistica” uccisero in tutt’Italia 59.796 civili e 4.558 militari nel periodo compreso fra la dichiarazione di guerra alla Francia ed il 25 aprile 1945.

Davvero per la vittoria delle forze alleate era inevitabile questa mattanza di povera gente incolpevole ?

Lo storico Giorgio Boncina nel suo prezioso libro sui bombardamenti alleati si è chiesto: “Se le città erano importanti per i loro obiettivi industriali e militari, come mai le bombe così spesso caddero sulle case, le scuole, gli ospedali le chiese, le opere d’arte ? Oppure l’offensiva dell’aria fu solo un mezzo di coercizione terroristica, avente lo scopo di minare il morale delle popolazioni e di spingerle a gesti disperati per abbreviare la guerra ?”.

La tecnologia della morte era lo strumento per uno sterminio di massa di ‘popoli nemici’ ? Un genocidio ‘democratico’ ? Una pianificata ‘politica del massacro’ ?

Risposte soddisfacenti non le ha date nessuno.

S’è preferito alzare uno spesso muro di omertoso disinteresse.

La stessa barriera è stata eretta sulla mattanza strisciante di migliaia di donne, anziani, bambini italiani eliminati dagli alleati a guerra finita per ‘incidenti’ o feriti per sempre nel corpo e nello spirito da bestiali violenze di ogni tipo.

Le ragioni di questo silenzio sono tutte politiche.

Non si sono scandagliati i meandri melmosi e putrescenti della storia ben poco nobile dell’occupazione militare alleata nel timore d’intaccare il mito fondante della ‘guerra giusta’ combattuta valorosamente dal mondo democratico contro le tenebrose forze totalitarie nazi-fasciste e dunque non s’é voluta accettare l’evidenza.

Ogni guerra imperialista, quale sia l’ideologia che la giustifica, porta inevitabilmente lutti, prepotenze e prevaricazioni contro la popolazione indifesa.

La definizione di “guerra ai civili” opportunamente utilizzata per bollare le stragi naziste(15) vale anche per i delitti compiuti dagli alleati contro uomini, donne e bambini d’un Italia vinta, divisa, ferita e trasformata in terra di conquista e di dominio.

Vanno ovviamente salvati i proclamati valori di libertà e di giustizia che animarono alcuni (non tutti) i combattenti del fronte anti-nazista (specie i partigiani dissidenti e rivoluzionari) ma non si possono nascondere le verità, anche se scomode.