Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Il raid contro al Baghdadi è avvenuto ma la dinamica non è certo quella descritta da Trump


Dalla lettura di numerosi articoli pubblicati su siti specialistici di argomenti militari e d’intelligence, emerge che il blitz delle forse speciali USA contro il leader dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi, sia veramente avvenuto (molto più dubbia invece l’operazione di otto anni fa contro Osama Bin Laden, che poteva essere stata una montatura). Questa volta a non fare una bella figura è stata la Russia, che si è contraddetta nelle dichiarazioni successive al raid tra il Ministero della Difesa, sempre molto critico verso le azioni USA, che ha messo in dubbio l’avvenuta operazione e sminuito la sua importanza, e un portavoce del governo russo che invece si è congratulato con gli USA per la riuscita dell’operazione, riconoscendo la sua attuazione e il suo successo esecutivo.
L’articolo da me selezionato che vi propongo e la miglior sintesi analitica dell’evento, da tutti i punti di vista, essendo accurato e obiettivo.
E’ indubbio che Trump, borioso megalomane opportunista si è appropriato di meriti non suoi, con lo scopo primario di farsi rieleggere per il secondo mandato presidenziale. Il leader dell’ISIS è stato molto probabilmente venduto o scambiato, sia per denaro che per concessioni strategiche e politiche, e i turchi non sono certamente esenti da responsabilità. Il resto che viene raccontato in questi casi, come per Bin Laden, sono mistificazioni, come la sepoltura in mare del cadavere, inventandosi rituali islamici inesistenti, per nascondere la più semplice volontà d’impedire che si possa pervenire in qualche modo a individuare il sito di seppellimento, impedendo il rischio di pellegrinaggi e di farne un martire da venerare. Anche il disprezzo cinico e feroce che Trump, nel suo stile colorito e volgare, ha manifestato verso la presunta codardia di al Baghdadi, fa parte della messinscena complessiva, provocatrice e di ostentazione di superiorità e invincibilità, che esiste solo nella mente dualistica e semplificata di Trump, abituato com’è a esprimere su Twitter pensieri non superiori a 140 caratteri.
Claudio Martinotti Doria

 Speculation Islamic State caliph wearing a $13,000 Rolex ...

Il raid contro al Baghdadi visto dalla Russia


Il leader dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi, è morto, intrappolato in un tunnel senza uscita dove si è fatto esplodere assieme ai suoi tre figli per evitare di essere catturato dalla Delta Force. Questo è il sunto della versione ufficiale fornita in conferenza stampa dal presidente statunitense Donald Trump che ha tenuto a sottolineare come al Baghdadi sia morto come un codardo, scappando e frignando.
Sempre secondo la ricostruzione fornita da Washington, al Baghdadi sarebbe stato individuato nel villaggio di Barisha, nella zona di Idlib, a poca distanza dal confine turco. I russi avrebbero aperto lo spazio aereo sopra la Siria alle unità speciali statunitense nonostante Mosca non fosse al corrente dell’obiettivo, come dichiarato da Trump. Il corpo di al Baghdadi è risultato irriconoscibile a causa della detonazione, ma gli uomini della Delta Force hanno potuto confermarne l’identità tramite test del Dna.

Le reazioni di Mosca

La versione di Trump non è però stata inizialmente confermata da Mosca che ha fatto sapere di non aver registrato alcuna operazione militare nella zona di Idlib e di non aver mai aperto lo spazio aereo a truppe statunitensi, come riportato da Russia Today. Il ministero della Difesa russo ha riferito che “…ci sono domande e dubbi legittimi sull’operazione militare statunitense e sulla sua riuscita…Non siamo a conoscenza di alcuna presunta assistenza al passaggio dell’aeronautica americana nello spazio aereo della zona di de-escalation di Idlib durante questa operazione”. Il generale Konashenkov ha poi affermato che la morte del leader del gruppo terroristico dello Stato islamico non ha nessun valore operativo sul teatro di guerra in Siria.
A sorpresa poi è arrivata la dichiarazione del portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov che ha parlato di “importante contributo da parte degli Usa nella lotta al terrorismo” aggiungendo che “i militari russi nell’area hanno visto personalmente aerei e droni statunitensi sorvolare la zona”.
Insomma, gli Usa dicono una cosa e la Russia smentisce e chiede le prove, poi però subentra il portavoce del Cremlino che si congratula con Washington e contraddice quanto precedentemente affermato dal ministero della Difesa russo, indicando che le attività statunitensi erano state viste da militari russi sul posto.
Al Cremlino sembra regnare un po’ di confusione. Forse i russi sono stati presi alla sprovvista? Forse il Gru non ha gradito il blitz statunitense segretamente autorizzato da Mosca? O forse è solo caos interno. Difficile dirlo.
La versione ruota comunque più che altro intorno al “non ne sappiamo nulla.. attendiamo prove, ma se fosse vero, meglio così” e il tutto accompagnato da un senso di irrilevanza del fatto, forse perchè effettivamente al Baghdadi non contava più nulla, o forse perché il leader dell’Isis era già stato dato per morto altre volte.
Ci sono poi alcuni punti messi in evidenza da siti e quotidiani russi sui quali riflettere, inclusi elementi che ricordano un caso già visto, quello dell’uccisione di Osama Bin Laden nel maggio del 2011; cos’ha in comune con la morte di al Baghdadi? In primis le tempistiche, visto che entrambi i fatti sono avvenuti a circa un anno dalle elezioni presidenziali. La morte di un leader terrorista è sempre utile al presidente uscente che intende ricandidarsi. C’è poi il ruolo del “messaggero“: in entrambi i casi infatti si è parlato di un messaggero, individuato, che ha portato al nascondiglio del leader terrorista di turno.
Alcuni analisti russi si chiedono poi cosa ci facesse Abu Bakr al Baghdadi in una zona come quella di Idlib, che risulta sotto il controllo del gruppo qaedista Hayyat Tahrir al-Sham, decisamente non un alleato dell’Isis. Una zona dove tra l’altro l’ex leader dell’Isis non aveva contatti o alleanze affidabili con le tribù della zona, fattore che lo avrebbe esposto a potenziali tradimenti e non si può escludere che sia andata proprio così. Magari al Baghdadi è stato venduto proprio da qualcuno del posto, sempre che sia realmente suo il cadavere e su questo si attendono le prove, ammesso e concesso che verranno fornite, a differenza di come andò con Bin Laden, il cui corpo venne gettato a mare secondo un presunto “rito islamico” mai comprovato in dottrina.

Donald Trump Tests Positive for Everything, According to ...

Alcune possibili dinamiche

Una cosa è certa, al Baghdadi sarebbe risultato maggiormente al sicuro nel suo nativo Iraq, dove aveva contatti e conosceva il territorio. Perché dunque recarsi nella zona di Idlib? Strozzata tra la morsa russa e la presenza militare della Coalizione? È possibile che il suo intento fosse quello di raggiungere la Turchia? E’ un’ipotesi e neanche troppo inverosimile; del resto molti jihadisti dell’Isis hanno trovato rifugio in territorio turco (con tanto di cure ricevute negli ospedali). A sostegno di tale ipotesi risulta interessante l’intervento su Facebook di Karim Franceschi, il volontario italiano che ha combattuto nelle file dei curdi: “Non è stata la Cia americana a trovarlo, ma i Mit turchi che dalla caduta di Mosul hanno sempre saputo dove si trovasse. Ciò ha permesso a Recep Tayyip Erdogan di utilizzarlo al momento più opportuno come moneta di scambio per il ritiro americano dal Nord della Siria. Dopo la caduta di Mosul, Baghdadi, con l’aiuto dei servizi segreti turchi, ha ottenuto un salvacondotto che lo ha visto attraversare il territorio turco per poi rientrare in Siria, messo al sicuro nel cuore dei territori occupati dai ribelli siriani pro Turchia. La regione di Idlib è sotto il controllo di Hayat Tahrir al Sham, ovvero una coalizione di gruppi jihadisti guidata da Al Nusra, originariamente una costola dell’Isis. Senza l’aiuto dell’Intelligence turca sarebbe stato impossibile per Al Baghdadi, uno dei volti più riconoscibili del Medio Oriente, se non del mondo, arrivare ad Idlib da Mosul”.
È possibile dunque che al Baghdadi si sia fidato di quei turchi che hanno poi deciso di venderlo? È un’ipotesi ed anche valida quella di Franceschi. Una cosa è certa, l’ex leader dell’Isis era diventato scomodo per tutti e la sua “scomparsa” utile per molti, in primis per Trump che ha così un elemento in più per sostenere il ritiro dei militari statunitensi dalla Siria, oltre che per passare alla storia come il presidente che ha eliminato al Baghdadi, elemento certamente utile per le prossime elezioni presidenziali. Ankara dal canto suo potrebbe aver venduto al Baghdadi in cambio della rimozione delle sanzioni e di una limitata campagna militare nelle zone curde a ridosso del confine.
Non si può poi escludere anche un possibile tradimento da parte della leadership di Hayyat Tahrir al-Sham che potrebbe aver inizialmente garantito protezione al leader dell’Isis, in cambio di denaro, per poi rivenderlo a prezzo maggiore al miglior offerente. Ovviamente sono tutte ipotesi e come già detto, la verità dei fatti difficilmente verrà resa nota.
C’è poi la Russia che in tutto ciò appare come la grande osservatrice; Mosca dice di non saperne nulla, ma in realtà nulla in Siria si muove senza che il Cremlino ne sia a conoscenza e dia autorizzazione a procedere, è dunque improbabile che il blitz sia avvenuto senza che i russi ne fossero al corrente. Del resto è impensabile che Mosca apra lo spazio aereo a unità speciali statunitensi “sulla fiducia”.

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La fase post al Baghdadi

Adesso si apre la fase post al Baghdadi e le incognite sono molte, a partire da come reagirà l’Isis alla morte del suo leader. Il suo successore è già pronto, ex ufficiale dell’esercito iracheno nell’era di Saddam Hussein, tale Abdullah Qardash, alias “Hajji Abdullah al-Afari”.
Si prospetta una nuova spirale di violenza? L’Isis è ancora sufficientemente in forze da poter colpire? Se sì, quali saranno le zone maggiormente d’interesse? Il trionfalismo di Trump rischia di versare benzina sul fuoco?
Intanto bisogna tener presente che l’Isis non è e non è mai stata un’organizzazione terroristica con struttura tradizionale, ma piuttosto un entità ibrida che unisce una pseudo-struttura aperta a musulmani e a convertiti di qualsiasi etnia e provenienza con un’operatività in stile “franchising”. In poche parole, chiunque può alzarsi una mattina, mettere in atto una carneficina e poi rivendicarla in nome dell’Isis, senza bisogno di passare per arruolamenti e addestramenti in campi sperduti dell’Afghanistan.
Dunque potenzialmente sì, l’Isis ha ancora la capacità di colpire, certamente con mezzi e modalità che differiscono in base al contesto di riferimento. Nella black belt africana il gruppo jihadista troverà sicuramente condizioni più favorevoli per mettere in atto attacchi strutturati di un certo peso, ben diversi da aggressioni con coltelli o con autoveicolo in corsa, come già avvenuto in Europa, senza escludere nulla ovviamente. Nei territori siriani ed iracheni sono ancora possibili attentati più “tradizionali” con veicoli imbottiti di esplosivo e raid con armi da fuoco. Particolare attenzione va però data alla già citata Black Belt africana che va dalla Mauritania alla Somalia nonché alla Libia, tutte aree dove la presenza jihadista risulta intensificata.
La lotta all’Isis non si conclude certo con la morte di al Baghdadi e questo lo ha detto anche Trump. La “decapitazione” di un’organizzazione terroristica è fondamentale ma va implementata nei confronti di tutta la leadership mentre nel contempo si attuano ulteriori misure, a partire dagli interventi mirati nei confronti dei canali di finanziamento, vero punto debole di un’organizzazione terroristica, nonchè alle sue infrastrutture. Se poi si riesce a sfruttare ed esasperare eventuali frizioni interne onde generare una frammentazione che ne disgreghi la struttura da dentro, ancor meglio. Insomma, ci sarà ancora parecchio da fare per sconfiggere l’Isis, sia strutturalmente che ideologicamente.

Il mito svedese è finito, la qualità della vita è decisamente peggiorata, ma il governo minimizza o nega


Esplosioni e violenze a Stoccolma e soprattutto a Malmö sono ricorrenti. In Svezia è in corso una guerra civile strisciante, attribuibile in massima parte dall’eccessiva immigrazione degli anni precedenti, ma governo e media nascondono la realtà dei fatti, minimizzano i pericoli e investono in campagne di marketing all’Estero per fornire ai turisti un’immagine della Svezia che non corrisponde più alla realtà. La qualità della vita degli svedesi è nettamente peggiorata, la criminalità si è impennata, le sparatorie e le esplosioni, le violenze e gli stupri, ecc., in proporzione al numero degli abitanti, stanno rendendo la Svezia simile ad alcuni paesi sudamericani. Il mito svedese è finito da tempo, come molti altri nel mondo. Claudio



Stoccolma è stata scossa da tre esplosioni in una notte la scorsa settimana. Ma le esplosioni non hanno nemmeno fatto notizia. Con l’aumento della violenza, il governo del paese sembra più preoccupato di minimizzare il problema invece di affrontarlo.
Tre esplosioni in una notte sarebbero notizie in prima pagina in qualsiasi città del primo mondo. Ma quando Stoccolma è stata scossa da più esplosioni in una sola notte, la scorsa settimana, la trasmissione notturna dell’emittente nazionale SVT è rimasta silenziosa, relegando invece la notizia alla sua copertura web. Uno degli obiettivi, una chiesa siriana ortodossa, era già stato bombardato due volte l’anno scorso.
Ma in Svezia, le esplosioni non fanno più notizia. Nel 2018 ci sono stati 162 attentati denunciati alla polizia e 93 segnalati nei primi cinque mesi di quest’anno, 30 in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Il livello di attacchi è “estremo in un paese che non è in guerra”, l’aumento del Crimine è esploso, ha dichiarato il commissario Gunnar Appelgren a SVT l’anno scorso.
L’uso delle bombe a mano è anche un fenomeno puramente svedese, senza che nessun altro paese in Europa ne riferisca l’uso a un tale livello, ha detto un responsabile della polizia alla Radio svedese nel 2016, un anno dopo che gli attacchi sono stati aumentati.
Le granate usate provengono quasi esclusivamente dall’ex Jugoslavia e vengono vendute in Svezia per circa $ 100 al pezzo. Ma mentre solo tre bombe a mano sono state lanciate in Kosovo tra il 2013 e il 2014, dal 2015 sono state utilizzate più di 20 bombe a mano in Svezia ogni anno.
Più in generale, gli omicidi sono aumentati paurosamente in Svezia, con oltre 300 sparatorie riportate l’anno scorso, causando 45 morti. Anche se i tassi di omicidio erano stati in declino dal 2002, hanno iniziato di nuovo il trend verso l’alto dal 2015, così come stupri e aggressioni sessuali, che hanno sono che triplicate negli ultimi quattro anni.
Naturalmente, il 2015 è stato anche l’anno in cui la Svezia ha aperto le sue porte a oltre 160.000 richiedenti asilo, numero pro capite più alto di qualsiasi altro paese europeo. La destra ha incolpato questi nuovi arrivati ​​per i crescenti tassi di omicidio e violenza sessuale, e l’ex primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato l’anno scorso alla televisione svedese che spesso si usa la “Svezia come esempio dissuasivo” dell’immigrazione di massa.
Cosa farebbe qualsiasi paese in preda a un’ondata di criminalità? Nel caso della Svezia, il governo e i media hanno lanciato una campagna concertata per minimizzare il problema. 

Svezia, vittime di un attacco

Nel febbraio 2017, un mese dopo che una bomba a mano è stata lanciata attraverso il finestrino di una stazione di polizia a Katrineholm e giorni dopo che un’altra è esplosa a Södertälje, il Ministero degli Affari Esteri ha diffuso un comunicato stampa sfatando “informazioni semplicistiche e talvolta imprecise su migrazione, integrazione e del crimine in Svezia “. In esso, il crimine delle armi è stato descritto come conseguenza di ” conflitti criminali ” e della crescente violenza sessuale attribuita a un cambiamento nella definizione di ” stupro ” nella legge svedese. Gli attacchi con granate non sono stati menzionati e l’affermazione secondo la quale il governo non sta facendo abbastanza per sradicare il crimine è stata respinta dalle autorità.
Le pubblicazioni ufficiali, come anche i media filogovernativi, hanno cancellato l’esistenza di qualsiasi legame tra immigrati e criminalità. Tuttavia, un recente studio dell’Università di Difesa svedese ha messo in guardia sul fatto che il sistema giudiziario svedese non è attrezzato per sorvegliare le società parallele che si sviluppano nei quartieri degli immigrati, e il quotidiano Dagens Nyheter ha sottolineato che il 90 per cento degli autori di spari in Svezia è dovuto agli immigrati di prima o di seconda di generazione.

Svezia Attacchi con granate

La polizia svedese ha identificato 50 quartieri che considera “vulnerabili” – un termine che molti hanno preso come eufemismo per definire “zone vietate, off limitis”. Nell’affrontare il crimine al loro interno, il governo ha escogitato alcune nuove soluzioni, come l’implementazione di un’amnistia per lancio di granata. Questo mentre ‘l’anno scorso le autorità hanno richiesto gentilmente ai residenti di Malmo, un centro afflitto dalla violenza, di ” smettere di spararsi ” a vicenda.
Nessuna delle due misure sembra aver funzionato. I residenti continuano a spararsi e a lanciare granate.
Tuttavia, apparentemente il governo preferirebbe che la Svezia fosse associata all’IKEA e alla coesione sociale piuttosto che alle bande di immigrati e agli attacchi con granate. Dopotutto, ammettere l’ondata di criminalità minerebbe il presunto successo del modello nordico e suggerire che potrebbe essere collegato all’immigrazione e questo metterebbe in discussione lo stato di giustizia di Svezia come “superpotenza umanitaria”, come ha descritto l’ex ministro degli Esteri Margot Wallstrom il paese nel 2015.

 
Svezia, conseguenze di esplosione

A tal fine, il governo non ha ordinato la repressione della polizia nei quartieri colpiti dalla criminalità o ha tenuto un dibattito nazionale sull’integrazione. Invece ha lanciato una campagna di pubbliche relazioni per correggere l’immagine offuscata della Svezia all’estero. Il contribuente svedese finanzia il funzionamento dell’Istituto svedese per un importo di quasi $ 50 milioni all’anno. L’istituto è una sorta di agenzia di pubbliche relazioni che “promuove l’interesse per la Svezia nel mondo”.
Tra i suoi progetti ci sono video in inglese che minimizzano la nuova reputazione del paese per il crimine e l’account Twitter @sweden, che trascorre il suo tempo letteralmente a dire ai critici “non è successo nulla qui in Svezia”, tutto tranquillo e sotto controllo, insiste il governo.
Le autorità governative svedesi vogliono vendere a tutti i costi i “vantaggi” della scietò culturale e presentare una realtà totalemte diversa rispetto a quella percepita dalla gente.

Fonti: The Independent RT News ABC News
Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Lettera aperta ad ogni sindaco d’Italia sulla pericolosità sanitaria della tecnologia 5G

Lettera aperta ad ogni sindaco d’Italia sul 5G





Gentile Sindaco,
si ritiene di fondamentale importanza da parte Sua leggere con molta attenzione la seguente ORDINANZA (n.7 del 20 settembre 2019) firmata da un Suo collega del Comune di Camponogara in provincia di Venezia, sul divieto di installazione e diffusione di nuovi impianti di telefonia mobile con tecnologia 5G.
Non si tratta, come qualcuno pensa, di voler bloccare l’innovazione delle telecomunicazioni: nessuno vuole tornare al Medioevo, ma non si può nemmeno accettare ad occhi chiusi una tecnologia che, per interessi industriali, metta a repentaglio la salute pubblica, come in questo caso.
Stiamo parlando infatti di una tecnologia sconosciuta e soprattutto MAI testata sulla popolazione!
Conviene fare molta attenzione, anche perché «spetta al Sindaco la responsabilità penale, civile, amministrativa, di accertarsi nelle competenti sedi, per le conseguenze di ordine sanitario che dovessero manifestarsi a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale».
Spetta inoltre sempre al Sindaco «nella Sua veste di ufficiale di Governo e massima autorità sanitaria locale in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario (art. 3 ter del D. L.vo n. 152/2006), al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibili per i cittadini, di adottare le migliori tecnologie disponibili e di assumere ogni misura e cautela volta a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico».
Deve sapere che nel 2011 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come «possibili cancerogeni per l’uomo», mentre a novembre 2018 il National Toxicology Program, e a marzo dello stesso anno l’Istituto Ramazzini di Bologna (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), hanno entrambi confermato l’associazione tra esposizione alle radiofrequenze della telefonia mobile e la manifestazione di vari tipi di tumori (cervello, ghiandole surrenali, tumori rari delle cellule nervose del cuore, gliomi, ecc.).
Esporre quindi la popolazione del Suo Comune ad un rischio di patologie gravi e/o invalidanti (vedasi l’aumento delle persone elettrosensibili), data la Vostra posizione come responsabili della salute pubblica, è una faccenda assai critica!
Le ricordiamo infine che, se un giorno uno o più cittadini del suo Comune dovessero manifestare una qualche patologia legata all’emissione di onde elettromagnetiche, essi si potranno rifare penalmente, civilmente e anche amministrativamente direttamente sulla Sua persona!
Ringraziamo per la Sua attenzione e la invitiamo a informarsi adeguatamente per approfondire l’argomento, tramite le numerose associazioni che se ne occupano: Apple (Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog - www.applelettrosmog.it) e Alleanza italiana Stop 5G (www.alleanzaitalianastop5g.it).

ORDINANZA DEL SINDACO
Nr. 7 del 20/09/2019 Reg. Gen. 92 del 20-09-2019

Oggetto: ORDINANZA DI DIVIETO DI INSTALLAZIONE E DIFFUSIONE SUL TERRITORIO COMUNALE DI NUOVI IMPIANTI DI TELEFONIA MOBILE (ART. 37 BIS DEL D.Lgs 259/2003 e s.m.i.), CON TECNOLOGIA 5G.
PREMESSO CHE:
• il Consiglio dell’Unione Europea ha emanato in data 12 luglio 1999 la Raccomandazione n. 1999/519/CE relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz, affermando come sia imperativo proteggere i singoli cittadini dagli effetti negativi sulla salute che possono derivare dall’esposizione ai campi elettromagnetici, come si ritenga necessario istituire un quadro comunitario in relazione alla protezione della popolazione con aggiornamenti, valutazioni e analisi periodiche degli impatti sulla salute anche in funzione dell’evoluzione tecnologica, chiedendo agli Stati membri di considerare anche i rischi nel decidere strategie e promuovendo la più ampia diffusione dell’informazione alla popolazione su effetti e provvedimenti di prevenzione adottati;
• la protezione dalle esposizioni è regolamentata dalla Legge Quadro n. 36 del 22 febbraio 2001 che si pone l’obiettivo di tutelare la salute, promuovere sia la ricerca scientifica sugli effetti sulla salute sia l’innovazione tecnologica per minimizzare intensità ed effetti;
• con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2003 sono stati fissati limiti di esposizione e valori di attenzione, applicando l’insieme completo delle restrizioni stabilite nella Raccomandazione n. 1999/519/CE con una riduzione dei valori limite e di attenzione per tenere in conto, almeno a livello macroscopico, anche degli effetti a lungo termine non presi in considerazione nella raccomandazione;
• la Direttiva Europea 2013/35/UE del 26 giugno 2013, recepita in Italia con D.Lgs. n. 159 del 1° agosto 2016 con la modifica D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008, sulle disposizioni minime di sicurezza e salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) con lo scopo di assicurare salute e sicurezza individuale di ciascun lavoratore e definire una piattaforma minima di protezione per i lavoratori nell’Unione Europea;
• il Decreto 28 gennaio 2017 del Ministero dell’Ambiente, sui criteri minimi ambientali da rispettarsi per gli edifici della pubblica amministrazione, richiede che si prediliga sempre la connessione via cavo o mediante Powerline rispetto al WiFi;
PRESO ATTO CHE:
• il cosiddetto Principio di Precauzione è stato adottato dall’Unione Europea nel 2005 riportando che “Quando le attività umane possono portare a un danno moralmente inaccettabile, che è scientificamente plausibile ma incerto, si dovranno intraprendere azioni per evitare o diminuire tale danno”;
• la Legge 36/2001 chiede al Ministero della Sanità di promuovere un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale e di concerto con Ministero dell’Ambiente e MIUR lo svolgimento di campagne di informazione e di educazione ambientale, alle Regioni di concorrere all’approfondimento delle conoscenze scientifiche e indica che è competenza dei comuni adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti allo scopo di minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici;
• la sentenza del TAR Lazio n. 500 del 15 gennaio 2019 ha imposto l’obbligo di procedere a campagne di informazione ed educazione ambientale previste dall’articolo 10 comma 1 della Legge 36/2001, condannando i Ministeri Ambiente, Salute e Istruzione ad ottemperare;
• secondo l’OMS circa il 3% della popolazione è affetta da problemi di elettrosensibilità (per l’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Berna gli elettrosensibili arrivano al 5% degli elvetici mentre in Svezia studi indicano tale valore nel 10%);
• a ottobre 2013 la Regione Basilicata considera elettrosensibilità come malattia rara e la inserisce nell’elenco delle esenzioni per i costi delle prestazioni sanitarie;
TENUTO CONTO CHE:
• la Legge 36/2001 prevede all’articolo 8 comma 5 il finanziamento delle attività di controllo e monitoraggio, finanziamento integrato mediante la destinazione delle somme derivanti dalle sanzioni previste dall’articolo 15;
• la Raccomandazione Europea n. 1999/519/CE per le frequenze 5G nel range 3.6-3.8 GHz e 26.5-27.5 GHz prevederebbe che il periodo di misura dovrebbe essere compreso rispettivamente nell’intervallo 16.7-17.7 minuti e 2.0-2.2 minuti;
• nel DPCM 8 luglio 2003 si definisce un limite più stringente di intensità di campo elettrico rispetto alla Raccomandazione Europea n. 1999/519/CE e pari a 6 V/m in un periodo pari a 6 minuti e divieto di superamento del valore di 20 V/m mentre con l’articolo 14 comma 8 del Decreto Legge n. 179/2012 è stato definito che i valori devono essere mediati nell’arco delle 24 ore e non più nei 6 minuti previsti in origine, passando da una verifica per misura diretta a una verifica attraverso stima previsionale fatta da ARPA e basata sui dati forniti dagli operatori;
VISTO il documento pubblicato nel 2019 dal Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Commissione Europea, affermando come il “5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche” ha evidenziato un chiaro segnale agli Stati membri, soprattutto all’Italia, sui pericoli socio-sanitari derivabili dall’attivazione ubiquitaria del 5G (che rileva gravissime criticità, in parte sconosciute sui problemi di salute e sicurezza dati) confermando l’urgente necessità di un intervento normativo nei riguardi della diffusione di tale nuova tecnologia 5G;
PRESO ATTO che:
• è stato dimostrato in quattro studi (Rea 1991 Havas 2006, 2010, McCarty et al. 2011) che è possibile identificare persone con ipersensibilità elettromagnetica e dimostrare che possono essere testati usando risposte obiettive, misurabili, dimostrando che questi soggetti sono realmente ipersensibili se confrontati con i normali controlli;
Ordinanza N° 7 del 20-09-2019 Pag. 3
• che altri studi dimostrano che ci sono veri e propri cambiamenti fisiologici nei soggetti con Elettrosensibilità e che due studi (De Luca, Raskovic, Pacifico, Thai, Korkina 2011 e Irigaray, Caccamo, Belpomme 2018) hanno dimostrato che le persone elettrosensibili hanno alti livelli di stress ossidativo e una prevalenza di alcuni polimorfismi genetici, che potrebbero suggerire una predisposizione genetica;
• il Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e I° Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011 hanno richiamato gli stati membri a riconoscere l’Elettrosensibilità come una disabilità, al fine di dare pari opportunità alle persone che ne sono colpite;
RISCONTRATI:
gli “effetti nocivi sulla salute umana”, il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha quindi condannato i Ministeri di Salute, Ambiente e Pubblica Istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativa “avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso causale  telefonino-cancro, anche oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno;
PRESO ATTO inoltre che i gestori di telefonia mobile stanno provvedendo alla richiesta di rilascio di autorizzazione per l’installazione di un nuovi impianti di telefonia mobile (art. 87 bis del D.Lgs 259/2003 e smi), con tecnologia 5G;
CONSIDERATO CHE:
• il 5G è una tecnologia potenzialmente pericolosa perché si basa su microonde a frequenze più elevate delle precedenti versioni, anche dette onde millimetriche, il che ha due implicazioni ovvie: maggiore energia trasferita ai mezzi in cui le radiofrequenze vengono assorbite (in particolare i tessuti umani) e minore penetrazione nelle strutture solide, per cui vi è la necessità di più ripetitori (a parità di potenza) per garantire il servizio indoor (negli USA hanno stimato un impianto ogni 12 edifici);
• gli studi sugli effetti biologici di questo tipo di radiazione elettromagnetica sono appena agli inizi e indicazioni preliminari (le sperimentano in Russia per le terapie del dolore) paiono mostrare effetti sulle terminazioni nervose periferiche (stanchezza, sonnolenza e parestesia).
VALUTATO CHE:
proprio per il carattere di novità, sperimentazioni del genere dovrebbero valutare l’impatto e prendere in considerazione il rischio attribuibile a tale intervento prima che lo stesso sia realizzato, potendo fare ancora valutazioni ex-ante sul se e come realizzarlo;
VALUTATO INOLTRE:
il progetto stesso, che contestualmente all’attivazione, dovrebbe prevedere uno stretto monitoraggio sanitario su un campione di popolazione residente e non per individuare l’insorgenza di possibili effetti collaterali indesiderati; per la valutazione ex-ante viene utilizzata la Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) che rappresenta una combinazione di procedure, metodi e strumenti con i quali si possono stimare gli effetti potenziali complessivi, diretti o indiretti, di una politica, di un piano, di un programma o di un progetto sulla salute di una popolazione.
CONSIDERATO che:
malgrado la sperimentazione del 5G sia già stata avviata, non esistono studi che, preliminarmente alla fase di sperimentazione, dovrebbero doverosamente fornire una valutazione del rischio sanitario e per l’ecosistema derivabile da una massiccia, multipla e cumulativa installazione di milioni di nuove antenne che, inevitabilmente, andranno a sommarsi a quelle esistenti;
CONFERMATO che:
• spetta al Sindaco la responsabilità penale, civile, amministrativa, di accertarsi nelle competenti sedi, per le conseguenze di ordine sanitario, che dovessero manifestarsi a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale;
• spetta al Sindaco, nella Sua veste di ufficiale di Governo e massima autorità sanitaria locale in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3 ter del D. L.vo n. 152/2006, al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibile per i cittadini, di adottare le migliori tecnologie disponibili e di assumere ogni misura e cautela volte a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione;
PRESO ATTO che:
• nel 2011 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come possibili cancerogeni per l’uomo e che i1 l° novembre 2018 il National Toxicology Program ha diffuso il rapporto finale di uno studio su cavie animali dal quale è emersa una «chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore». Il rapporto aggiunge anche che esistono anche «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali». Precisando che trattasi ancora a situazioni connesse a 2G e 3G, mentre ora il progetto delle compagnie è quello di introdurre in modo ubiquitario, capillare e permanente il 5G;
• nel marzo 2018, inoltre, sono stati diffusi i primi risultati dello studio condotto in Italia dall’Istituto Ramazzini di Bologna (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), che ha considerato esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program, riscontrando gli stessi tipi di tumore. Infatti, sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata;
VISTA la Delibera del Consiglio Comunale di Camponogara n° 43 del 30 luglio 2019, “Mozione.
Installazione di nuovi impianti di telefonia mobile (art. 87 bis D.Lgs 259/2003 e smi) con tecnologia 5G”, approvata all’unanimità;
VALUTATO quanto sopra,
ORDINA
Il divieto a chiunque dell’installazione e della diffusione sul territorio Comunale di impianti con tecnologie 5G:

– in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’International Agency for Research on Cancer, applicando il principio precauzionale sancito dall’Unione Europea, prendendo in riferimento i dati scientifici più aggiornati, indipendenti da legami con l’industria e già disponibili sugli effetti delle radiofrequenze, estremamente pericolose per la salute dell’uomo;
– in attesa della metodologia per le valutazioni preventive definite da ISPRA/ARPA.
AVVISA
Gli obblighi, i divieti e le limitazioni saranno resi di pubblica conoscenza mediante pubblicazione della presente all’albo pretorio on line.
In relazione al disposto dell’art. 3, comma 4, della Legge 241/’90, si indica che avverso il presente
provvedimento è possibile presentare ricorso:
 Entro 60 giorni dalla data della pubblicazione, del presente provvedimento, è ammesso ricorso giurisdizionale al T.A.R. competente nella fattispecie al tribunale amministrativo Regionale del Veneto;
 Entro 120 giorni dalla data della pubblicazione, del presente provvedimento, è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
DISPONE
L’invio della presente ordinanza a:
* Presidente della Repubblica
* Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni
* Presidente del Consiglio dei Ministri
* Ministro della Salute
* Ministro dello Sviluppo Economico
* Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
* Ministero dell’Ambiente
* Regione del Veneto
* ULSS n° 3 “Serenissima”
IL SINDACO FUSATO ANTONIO
FUSATO ANTONIO

Pericoli bellici corsi in un recente passato e trascurati dai mass media ...

 
Storie ignote ai mass media e alla popolazione, rivelano la protervia e stupidità di molti alti funzionari europei (di nomina generalmente politica e clientelare) e la dignità e ragionevolezza di alcuni quadri intermedi che hanno saputo contrapporsi, rischiando in prima persona, rifiutandosi di eseguire ordini demenziali, che avrebbero potuto causare gravissime ripercussioni. Sono situazioni piuttosto frequenti e ignote perché vengono taciute per evitare scandali e brutte figure istituzionali, ma che rivelano come siamo vulnerabili nel lasciarci governare da inetti e incompetenti. Con l’aggravante che gli imbecilli paraculati non sono mai penalizzati e continuano a fare carriera con lauti stipendi e fringe benefits. Claudio

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Il capitano-cantautore ed il generale che evitarono la terza guerra mondiale

(di Andrea Gaspardo)
02/10/19
Potrebbe sembrare una barzelletta della serie: “ci sono due inglesi, un americano, uno spagnolo, tre russi, ecc...” ma gli eventi che accaddero il 12 giugno 1999 all'aeroporto “Slatina” di Pristina avrebbero potuto prendere una piega decisamente peggiore se non fosse stato per la granitica determinazione di un capitano e di un generale di non obbedire a un ordine che avrebbe potuto dare il via ad una spirale di azioni e reazioni che avrebbero potuto diventare, nel peggiore dei casi, assai difficilmente controllabili.
L'11 giugno 1999, dopo un anno e mezzo di combattimenti sul terreno ed ottanta giorni di bombardamenti da parte della NATO, la “Guerra del Kosovo” giunse finalmente alla fine, con gli accordi di pace di Kumanovo. In base a tali accordi, le forze armate e di polizia jugoslave avrebbero dovuto cedere il controllo del territorio della provincia del Kosovo ad una forza multinazionale (KFOR) che ne avrebbe dovuto gestire la sicurezza in loco nel periodo del “dopoguerra”. Esisteva però un nodo gordiano che non era stato ancora sciolto; l'entità e la modalità di partecipazione della Russia alla missione internazionale.
Gli eventi della “Guerra del Kosovo” avevano costituito per la Russia e la sua leadership politica una sorta di “spartiacque”. Se fino ad allora il presidente Boris Nikolayevich Eltsin, debole e malato, era riuscito a contenere in qualche modo le spinte nazionaliste che avevano nell'allora primo ministro Evgeny Maksimovich Primakov il loro campione principale, l'attacco vergognosamente punitivo dell'Alleanza Atlantica nei confronti della Repubblica Federale di Jugoslavia ed il trattamento demonizzatore che era stato riservato ai serbi erano suonati come drammatici campanelli d'allarme alle orecchie dei russi: senza un rinnovata politica muscolare, la NATO non si sarebbe mai fermata fino ad investire la Russia stessa. Ecco perché, nel corso del complicato processo negoziale che portò ai tanto sospirati accordi di Kumanovo, la Russia si presentò come garante della Jugoslavia pretendendo di avere una propria “area di occupazione” ed un proprio “comando autonomo”. Tali pretese differivano notevolmente da quanto era capitato precedentemente in Bosnia, dove le truppe russe ivi presenti erano completamente subordinate alla catena di comando della IFOR/SFOR.
I diplomatici occidentali si opposero vigorosamente alle pretese russe, additando come scusa il fatto che un settore d'occupazione russa completamente autonomo avrebbe contribuito ad una de facto spartizione del Kosovo la cui unità si voleva invece conservare. In realtà, la verità più prosaica è che, dopo la fine della “Guerra Fredda”, i diplomatici ed i governi occidentali, in primis quel Francisco Javier Solana de Madariaga che proprio in quel periodo dell'Alleanza Atlantica ne era il segretario generale, erano diventati per certi versi prigionieri della propria “ὕβϱις” (hýbris, termine greco antico vagamente traducibile con “tracotanza/superbia”) e, pensando di aver veramente vinto la “battaglia finale della Storia”, ritenevano di potersi sempre permettere il lusso di rispondere picche ai desiderata di Mosca senza nemmeno degnarsi di prendere in considerazione gli interessi nazionali russi anche quando, come in questo caso, per una varietà di ragioni strategiche e di prestigio internazionale, Mosca non era assolutamente disposta a tirarsi indietro.
L'incapacità dei leader occidentali, sia civili che militari, di decifrare le reali intenzioni del Cremlino emersero in tutta la loro pienezza quando, nella notte tra l'11 e il 12 di giugno, sotto la piena copertura delle telecamere della CNN e della BBC, un'unità delle VDV (le forze paracadutiste russe) precedentemente facente parte del contingente russo della IFOR/SFOR, varcò il confine tra la Bosnia e la Serbia dirigendosi rapidamente verso il Kosovo tra il giubilo della popolazione serba testimone dell'evento.
La fulminea azione russa colse i vertici dell'Alleanza Atlantica completamente alla sprovvista ed incapaci di organizzare una tempestiva contromossa. In realtà a qual tempo vi erano già all'interno del Kosovo alcune unità militari della NATO; si trattava degli elementi delle forze speciali che erano stati infiltrati nel corso del conflitto per appoggiare la guerriglia albanese e per aiutare nell'identificazione dei bersagli degli attacchi aerei della NATO. In particolare gli uomini delle forze speciali norvegesi (Forsvarets Spesialkommando, FSK) e di quelle britanniche (Special Air Service, SAS) erano già attestati nei dintorni di Pristina ma non avevano certo le forze sufficienti per sperare di prendere il controllo dell'intera città, dovendo limitarsi a svolgere la funzione di “occhi ed orecchie” delle forze NATO che, proprio in quel momento, stavano entrando in Kosovo a partire dalla Macedonia e dall'Albania.
L'obiettivo strategico che assorbiva l'attenzione del quartier generale della NATO era l'aeroporto “Slatina” di Pristina, largamente risparmiato dai cacciabombardieri della NATO proprio per fungere da punto d'arrivo dei rinforzi della KFOR nell'immediato dopoguerra. Il comandante in capo delle forze NATO, generale Wesley Kanne Clark, diede ordine agli “Allied Rapid Reaction Corps” (ARRC) ed al loro comandante, il generale inglese Mike Jackson, di procedere speditamente all'occupazione dell'aeroporto.
Nato nel 1944 nello Yorkshire in una famiglia di antiche tradizioni militari, Sir Michael “Mike” David Jackson poteva vantare una carriera di soldato di professione iniziata nel 1963 che includeva, tra le altre, il comando del 1o battaglione, del reggimento paracadutisti di Sua Maestà Britannica e della 39a brigata di Fanteria in tre diversi tour operativi nell'Irlanda del Nord, il comando della “Berlin Infantry Brigade” (brigata di fanteria di Berlino), unità britannica ad hoc destinata alla difesa di Berlino Ovest in caso di attacco sovietico nel corso della “Guerra Fredda”, ed il comando della 3a divisione meccanizzata, unità dell'esercito britannico ampiamente coinvolta in missioni di “peacekeeping” nel corso delle guerre di disintegrazione della ex-Jugoslavia.

Ora, all'età di 55 anni e con 36 anni di carriera alle spalle, Mike Jackson si preparava per quello che, a posteriori, avrebbe definito “il momento decisivo della mia vita”, alla testa di una multiforme compagine militare composta da battaglioni di provenienza britannica, francese, tedesca ed italiana.
Nell'avanzata verso Pristina ed il suo aeroporto, l'avanguardia degli “Allied Rapid Reaction Corps” (ARRC) era costituita dallo squadrone “Blues and Royals”, “The Life Guards”, parte del “Household Cavalry Regiment” il cui “1st Troop” era all'epoca sotto il comando del venticinquenne capitano James Hillier Blount.
Come il generale Jackson, anche il capitano Blount veniva da una famiglia di antiche tradizioni militari, risalenti addirittura all'epoca del re Canuto il Grande (Knútr inn ríki), sovrano di Danimarca, Inghilterra, Norvegia e Scania tra il 1016 ed il 1035. Tuttavia, la tempistica operativa non era decisamente dalla loro parte, e quando i soldati britannici arrivarono, la mattina del 12 giugno, in vista dell'aeroporto, trovarono che esso era già stato occupato dai paracadutisti russi che si erano trincerati attorno alle piste. Il comandante in capo della forza d'assalto russa era il colonnello-generale Viktor Mikhailovich Zavarzin, veterano delle campagne in Afghanistan e Tagikistan degli anni '80 e '90, comandante delle forze congiunte della Russia e del Turkmenistan in Asia Centrale ed alto rappresentante della Russia presso la NATO.
Per questa missione il generale Zavarzin poteva avvalersi della collaborazione del colonnello Nikolay Ivanovich Ignatov come responsabile dei paracadutisti, e del colonnello Yunus-Bek Bamatgireyevich Yevkurov (Yevkurnakan Bamatgiri Yunusbek, in lingua ingusceta) responsabile delle Spetsnaz GRU annesse alla missione.
Quando il capitano Blount ed i suoi uomini si avvicinarono all'aeroporto si resero immediatamente conto che i russi non erano disposti a sloggiare e che la risoluzione dell'intera vicenda si riduceva ad una chiara scelta binaria: o le truppe NATO erano disposte ad un'azione di forza per cacciare i paracadutisti russi dall'aeroporto, oppure era necessario intavolare una trattativa.

Mentre sul terreno gli ufficiali ed i loro subalterni si consultavano alacremente per decidere sul da farsi, nelle alte sfere qualcuno aveva già preso la sua decisione. Non appena le telecamere della CNN e della BBC avevano mostrato al mondo intero i movimenti della truppe russe dalla Bosnia attraverso la Serbia, il generale Wesley Clark aveva avuto una lunga conversazione telefonica con Javier Solana avente come oggetto proprio gli ultimi sviluppi.
A tutt'oggi non è ancora chiaro che cosa i due si siano detti, anche perché Solana ha sempre dimostrato un'innata abilità a schivare qualsiasi tipo di responsabilità per quanto avvenne successivamente. Fatto sta che, bypassando l'intera linea di comando, Clark contattò Blount e gli elementi di punta delle “Life Guards” posizionate di fronte all'aeroporto di Pristina e gli ordinò di "sopraffare i russi e prendere il controllo dell'aeroporto".
L'ordine ricevuto gettò il capitano Blount in una situazione scomoda. Disobbedire avrebbe significato la traduzione immediata alla corte marziale, ma seguire ciecamente le direttive ricevute avrebbe condotto ad uno scontro diretto con i paracadutisti trincerati con conseguenti perdite da entrambe le parti e la possibilità che tale “incidente” portasse a qualcosa di ben più serio!
A distanza di anni, e in numerose interviste, l'ormai ex-capitano ha più volte reiterato che, anche sotto minaccia di corte marziale, non avrebbe mai portato a compimento tale ordine. Fortunatamente per Blount e per i suoi uomini, la responsabilità delle azioni successive venne rapidamente presa dal generale Jackson il quale, dal suo quartier generale di Skopje, in Macedonia, e disattendendo completamente gli ordini, si trasferì in elicottero direttamente a Pristina e, dopo aver ricevuto rapporti dettagliati sulla situazione sia da Blount che dagli uomini delle forze speciali norvegesi e britanniche (che continuavano a monitorare gli spostamenti delle forze jugoslave), chiese ed ottenne di parlamentare con gli ufficiali russi.
Il primo incontro avvenne all'interno dell'aeroporto, con Jackson da un lato e Zavarzin, Yevkurov e Ignatov dall'altro. Nessun accordo fu raggiunto in quell'occasione, però almeno i militari delle due parti si erano parlati e l'unica “vittima” era stata un fisco di whisky che i quattro ufficiali si erano spartiti.
Non così bene andò invece l'incontro che Jackson ebbe, la mattina del 13 giugno, una volta tornato al suo comando a Skopje, con il generale Clark. Egli era ancora fermamente determinato a sloggiare i russi dalla loro posizione ignorando le obiezioni di Jackson che tale evenienza avrebbe potuto avere conseguenze incalcolabili. Alla lunga, la discussione degenerò in una vera e propria lite che culminò con la frase topica con la quale Jackson liquidò Clark una volta per tutte: “Io non inizierò la Terza Guerra Mondiale per te!”.
Clark se ne andò furibondo ma il tempo delle sue bravate da “macho” stava rapidamente giungendo al termine. Dopo una serie di trattative durate diversi giorni, i russi acconsentirono finalmente a sgombrare l'aeroporto ed il capitano Blount e i suoi uomini poterono occuparlo senza incidenti. Il generale Clark se ne tornò al comando NATO in Belgio con la coda tra le gambe, mentre la sua nemesi Jackson potè assumere indisturbato il ruolo di comandante della KFOR nonostante il parere negativo di praticamente tutto l'establishment politico e militare americano, profondamente scosso dall'essere stato così sonoramente umiliato da un “fottuto inglese”.
Le forze jugoslave continuarono la loro ritirata dal Kosovo ed il contingente russo, seppure non ottenne una propria area di occupazione, poté comunque schierare le proprie forze in tutta la regione e disporre di una propria catena di comando autonoma. Il compromesso era infine riuscito a partorire una soluzione ragionevole!
Vent'anni sono passati dagli eventi dell'aeroporto di Pristina del 1999 e quanto avvenne in quelle frenetiche giornate è stato in gran parte dimenticato dalla maggior parte del pubblico, tuttavia è bene ricordare a noi stessi che, senza la capacità di giudizio e la moderazione esercitata da un pugno di uomini dotati di raziocinio, gli eventi avrebbero potuto prendere una piega ben diversa.
È interessante poi analizzare come, gli eventi del giugno 1999 abbiano inciso in maniera così diversa e profonda nelle vite e carriere successive di tutti i protagonisti coinvolti. Il 1 ottobre 2002, dopo sei anni passati sotto le armi, il capitano James Hillier Blount si congedò dall'esercito britannico ed intraprese la carriera musicale con il nome d'arte di “James Blunt” diventando presto una star internazionale grazie a canzoni quali “You're beautiful” e “Goodbye My Lover” e vendendo sino ad oggi oltre 20 milioni di copie.
Sebbene moltissimi lo conoscano come cantante ed autore di testi di canzoni, sono pochi coloro che ricordano il suo coinvolgimento negli eventi di Pristina del 1999.
Dopo quei fatidici giorni nei quali dimostrò tutta la sua statura di comandante e leader nel senso più completo della parola, il generale Sir Michael “Mike” David Jackson continuò a comandare la KFOR fino agli inizi dell'anno 2000, quando tornò nel Regno Unito per assumere il comando delle forze di terra del British Army ed iniziare un lungo processo di ristrutturazione di questa componente critica dello strumento militare britannico e venendo infine promosso, il 1 febbraio 2003, all'incarico di capo di stato maggiore delle forze armate di Sua Maestà Britannica; ruolo che ha ricoperto fino al 2006 prima di andare in pensione, dopo 43 anni di carriera, e dedicarsi alla scrittura ed alle conferenze, senza mai rinunciare alla sua schiettezza e spirito mordace.
Da parte russa, il colonnello-generale Viktor Mikhailovich Zavarzin continuò a servire presso la delegazione russa alla NATO e in vari incarichi presso l'alto comando delle forze armate russe fino al 2003 quando, dopo 37 anni di onorato servizio, si ritirò per dedicarsi alla politica, venendo eletto alla Duma presso il blocco del partito “Russia Unita”, ruolo che ricopre anche oggi.
Il colonnello Nikolay Ivanovich Ignatov invece, non ha mai smesso di servire presso le VDV, le forze paracadutiste della Russia, venendo promosso al grado di tenente generale e venendo assegnato prima al comando della “7a divisione da Assalto Aereo della Guardia” e poi a comandante delle intere VDV. Oggi, a 63 anni d'età e 45 di servizio, Ignatov continua a rimanere attivo nella catena di comando delle forze armate della Federazione Russa.
Interessante fu poi la parabola del colonnello Yunus-Bek Bamatgireyevich Yevkurov, il responsabile delle operazioni delle Spetsnaz GRU. Yevkurov continuò a servire in diversi ruoli sia tra le fila delle Spetsnaz che tra quelle delle VDV incluso durante la sanguinosa “Seconda Guerra in Cecenia”, guadagnandosi numerose medaglie ed onorificenze, tra cui quella di “Eroe della Federazione Russa” per aver salvato 12 prigionieri russi dalle mani dei guerriglieri ceceni nonostante fosse stato ferito in azione. Nel 2008, dopo 23 anni di servizio, Yevkurov venne posto a riposo e nominato dall'allora presidente Dmitry Anatolyevich Medvedev al ruolo di presidente della Repubblica di Inguscezia, una delle repubbliche autonome del Caucaso russo. In tale carica, ricoperta per i successivi 11 anni, fino al giugno 2019, Yevkurov ha gestito non solo la ricostruzione economica della sua terra d'origine ma anche le operazioni di contro-insurrezione dirette a sradicare l'insorgenza islamista dal Caucaso russo. Sotto la pressione delle manifestazioni popolari causate dalla firma di un controverso accordo di modifica dei confini tra la Repubblica di Inguscezia e la Repubblica di Cecenia, Yevkurov ha presentato le sue dimissioni ma è stato prontamente reintegrato nelle forze armate russe con l'incarico di vice-ministro della Difesa.
Dalla parte dell'Alleanza Atlantica invece, Francisco Javier Solana de Madariaga è riuscito con un'abilità fuori dal comune ad evitare qualsiasi ricaduta negativa sia rispetto alla dubbia prestazione fornita dalle forze della NATO nel corso della “Guerra del Kosovo” sia alla figuraccia causata dagli eventi dell'aeroporto di Pristina. Subito dopo la fine del suo mandato come segretario generale della NATO egli è riuscito a cumulare in sé le cariche di: segretario generale dell'Unione Europea Occidentale, segretario generale del Consiglio dell'Unione Europea ed alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune dell'Unione Europea, posizioni che ha mantenuto per 10 anni, fino al 2009. È ferma opinione dell'autore del presente articolo che l'appartenenza di Solana alla celeberrima “Commissione Trilaterale” lo abbiano aiutato non poco ad evitare macchie alla sua “limpida carriera”.
Lo stesso non si può dire che sia avvenuto per il generale Wesley Kanne Clark. Già pesantemente sotto il fuoco degli alti papaveri del Pentagono per aver fallito nella valutazione delle intenzioni di Milosevic e per la sua disordinata gestione della “Guerra del Kosovo”, oltre che per la sua tendenza a riferire direttamente al presidente Bill Clinton ed alla segretario di stato Medeleine Albright bypassando completamente la normale catena gerarchica, lo smacco subito a Pristina e la pubblica umiliazione causata dal suo fallimento di imporsi al generale britannico Jackson causarono a Clark una rapida eclissi dalla sua posizione di comandante in capo delle forze della NATO.
Ritiratosi a vita privata, Clark decise di dedicarsi prima al mondo del business con risultati pessimi (guadagnò solamente 3,1 milioni di dollari nei primi tre anni, contro i 40 che sia era prefissato) e poi alla carriera politica nelle fila del Partito Democratico dove però non brillò certo per acume (la sua campagna presidenziale del 2008 venne letteralmente eclissata dalla stella di Obama e lui per ripicca finì pure per dare appoggio a quella Hillary Clinton che proprio da Obama venne battuta).
Alla luce di questa ed altre cose, si può comodamente affermare che la “figuraccia di Pristina” contribuì a segnare la fine della carriera di un uomo sostanzialmente mediocre che, desideroso di fare il “macho” per un giorno, nel giugno del 1999, ha rischiato di far vivere a noi tutti un'estate “torrida”, non fosse stato per la provvidenziale presenza di un capitano-cantautore e di un generale britannici dotati di encomiabile e britannicissimo “self-control”.