Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

”Tra dieci anni l’Italia non esisterà più, totalmente distrutta dall’euro e dalla UE”

Le argomentazioni sottoriportate dall'economista italiano emigrato a Londra il sottoscritto le scrive da almeno una decina di anni e a differenza dell'autore non ho alcun dubbio che la leadership politico burocratica sia in malafede, sa benissimo di non fare gli interessi della popolazione italiana ma quelli delle istituzioni finanziarie internazionali che intendono depredare il nostro paese e lo stanno facendo come minimo dal 1992 dopo la nota riunione sul panfilo BRITANNIA. Infatti tutta questa cosca o associazione a delinquere impunita proviene dal settore finanziario internazionale per occupare temporaneamente ruoli politici nella nostra italietta eseguendo ordini superiori, oppure al contrario dopo aver collaborato con loro come burocrati statali poi vengono assunti da queste corporazioni e istituzioni con stipendi e benefits da sogno. E' in pratica una èlite di maggiordomi d'alto rango che fanno le veci dei loro padroni simulando di favorire la servitù, serrvitù che si illude di possedere la casa in cui lavorano. Claudio

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”Tra dieci anni l’Italia non esisterà più, totalmente distrutta dall’euro e dalla UE”



Così Roberto Orsi, professore italiano emigrato a Londra per lavorare presso la London School of Economics, prevede il prossimo futuro del Belpaese.
Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. E peggiorerà”.
Così Roberto Orsi, professore italiano emigrato a Londra per lavorare presso la London School of Economics, prevede il prossimo futuro del Belpaese.
Il termometro più indicativo della crisi italiana, secondo Orsi, è lo smantellamento del sistema manufatturiero, vera peculiarità del made in Italy a tutti i livelli: “Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce.
Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione”.
“L’Italia — prosegue lo studioso della prestigiosa London School of Economics — non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza, l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione un fatto certo”.
Quando si tratta di individuare le responsabilità, Orsi non ha dubbi nel puntare il dito contro la politica: “L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio dell’ex Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica, che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano”.
L’interventismo dell’ex Presidente è stato particolarmente evidente — prosegue il professor Orsi —  nella creazione del governo Monti e dei due successivi esecutivi, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che solo Monti ha aggravato la già grave recessione. Chi lo ha sostituito ha seguito esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia”.
Originariamente pubblicato sul sito Sapere è un dovere

Renzi, Grillo e Draghi: piano massonico per far fuori Salvini


Che vi siano due massonerie contrapposte in conflitto tra loro nella gestione del potere (reazionaria-conservatrice e progressista-democratica) è risaputo da parecchia anni anche in Italia, grazie alle rivelazioni di massoni progressisti come Gioele Magaldi fondatore del Movimento Roosvelt e studiosi di frontiera e d'inchiesta come Riccardo Tristano Tuis. Ma per quante rivelazioni facciano c'è sempre qualche personaggio ambiguo che pur essendo massone o collaboratore esterno, sfugge all'identificazione, essendo segreta l'appartenenza alla massoneria della maggioranza di loro e a quale corrente e loggia appartengano, anche se molte logge dichiarano pubblicamente che i loro elenchi sono accessibili, vi sono elenchi segreti, soprattutto apicali e di potere, e sono sempre taciute le connessioni politiche e finanziarie. Il piano per impossessarsi del potere e del patrimonio pubblico italiano e successivamente anche di quello privato e limitare ad una farsa ogni processo democratico, risale come minimo a una trentina di anni fa, fin da prima dell'ormai nota riunione del giugno del '92 a bordo del panfilo appartenente alla Corona Reale BRITANNIA. All'epoca l'Italia pur con sovranità limitata, essendo praticamente una colonia americana, contava ancora qualcosa ed era la sesta potenza industriale del pianeta, con il maggior risparmio privato al mondo, un patrimonio pubblico senza eguali, un'industria pubblica e privata piuttosto florida, il debito pubblico era sotto controllo e nella media europea, ecc.. E' evidente anche ai disinformati che da allora la situazione è gravemente peggiorata e siamo con la corda al collo appoggiati ad uno sgabello tarlato. Ogni tanto per illuderci e pacificarci ci fanno credere che qualche movimento politico possa rinnovare la situazione e apportare cambiamenti a favore dell'interesse popolare, ma infiltrano subito loro uomini o addirittura sono già in loco fin dalle origini e ne prendono il controllo rapidamente. Claudio

 

Renzi, Grillo e Draghi: piano massonico per far fuori Salvini




Tratto da www.libreidee.org/2019/08/renzi-grillo-e-draghi-piano-massonico-per-far-fuori-salvini/

Quella di Matteo Salvini è una mossa disperata, ma l’unica possibile: il leader della Lega ha capito che sarebbe stato stritolato entro fine anno.«E’ stato isolato dai 5 Stelle, che hanno votato in modo nazista Ursula von der Leyen, candidata del potere Ue, ed è spaventato dall’inchiesta sul Russiagate: un imprenditore italiano in Russia lo ha tradito, raccontando che gli incontri a Mosca erano stati più d’uno».
Ancora una volta Gianfranco Carpeoro, massone, già a capo del “rito scozzese” italiano e con salde relazioni tra i piani alti della massoneria progressista europea, offre clamorose rivelazioni sulla crisi italiana. La scorsa estate aveva svelato la manovra francese, condotta con la collaborazione di Napolitano e Berlusconi per sbarrare l’accesso a Marcello Foa alla presidenza della Rai: denuncia che di fatto ha “smontato” il complotto, aiutando Foa.
Ora, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”, Carpeoro afferma: «L’unica possibilità per Salvini è che riesca a mobilitare gli italiani, riempiendo le piazze per reclamare le elezioni. E’ una corsa contro il tempo: se non ce la fa, è finito. Ha contro Berlusconi, che rappresenta poteri forti. E ha contro Grillo, che salì sul Britannia e deve riconoscenza a quell’establishment». Salvini ha contro anche Renzi, a cui quegli stessi ambienti (supermassonici e reazionari, in contatto con Berlusconi e Grillo) hanno fatto una promessa: «Gli daranno una chance per tornare in campo, se riuscirà a evitare le elezioni». E Zingaretti? «E’ un altro agnello sacrificale, come Salvini».
Carpeoro non ha particolare simpatia per il leader della Lega: «Non ha visione politica e vive solo di emergenze, così come Di Maio e lo stesso Renzi, il cui consenso esplose solo con gli 80 euro».
Una qualità di Salvini? «L’intuito: ha compreso che la trappola attorno a lui era scattata: politica, mediatica, giudiziaria. E ha agito con una tempestività che ha spiazzato tutti: contavano di “friggerlo” lentamente, per farlo cadere entro la fine dell’anno». Perché il super-potere non si fida di Salvini? «Forse perché il suo consenso è stato così rapido, e perché l’uomo è capace di colpi di testa come quello che ha appena fatto. E forse, anche, perché non ha ancora trovato un “burattinaio” che lo gestisca». L’eminenza grigia leghista Giancarlo Giorgetti? «Ha grande esperienza, ma è leale con Salvini».
Secondo Carpeoro, la partita è apertissima.
Tenendo conto che Mattarella è notoriamente contrario alle elezioni anticipate, l’espediente decisivo per evitarle è quello architettato da Di Maio: «Il taglio dei parlamentari richiederebbe un iter di almeno 8 mesi, quindi comporterebbe la costituzione di un governo “istituzionale”».
Attenzione: «Il candidato naturale è Giuseppe Conte, che ha anche dimostrato di avere gli attributi». Se invece lo spread dovesse precipitare, potrebbe emergere un governo più “tecnico”, fatalmente affidato a Mario Draghi: «A quel punto il governo durerebbe ben più di 8 mesi, dopodiché Draghi finirebbe al Quirinale: prima premier e poi presidente, come l’altro banchiere centrale Carlo Azeglio Ciampi».
Il tema di fondo? Infliggere all’Italia il massimo rigore previsto dalla cupola massonica reazionaria che ha in mano l’Ue.
Minaccia formidabile: l’incubo dell’esercizio provvisorio e l’Iva al 25%. C’è puzza di finti “salvatori della patria” in arrivo: lo stesso Renzi (reduce dal Bilderberg) potrebbe appoggiare un governo Conte-bis insieme a Grillo, mentre per aggregare nell'operazione anche Berlusconi servirebbe Draghi.
E se invece Salvini riuscisse a farsi appoggiare dal Cavaliere nella corsa verso le elezioni? «Sarebbe uguale, perché Berlusconi in cambio rinsalderebbe l’alleanza con la Lega allo scopo di “sterilizzare” Salvini, come chiede il potere oligarchico Ue».
Unica via d’uscita: «Se vuole salvarsi, il leader della Lega deve battere tutti sul tempo – come ha iniziato a fare – ottenendo le elezioni. E può farcela solo se gli italiani riempiranno le piazze, ammesso che siano d’accordo con lui».
Che l’euro-potere sia stato comunque colto in contropiede, secondo Carpeoro, lo conferma il silenzio della Germania, della Francia e delle autorità Ue.
«A proposito: se il piano anti-Salvini vince, alla Commissione Europea per l’Italia andrà un personaggio il cui nome sorprenderà tutti», annuncia Carpeoro, senza però fornire dettagli: allude a Urbano Cairo, patron de “La7” e del “Corriere della Sera”?
«In questi giorni i telefoni sono caldissimi, perché la mossa di Salvini – accerchiato – ha preso tutti alla sprovvista», aggiunge Carpeoro.
L’avvocato, dirigente milanese del Movimento Roosevelt e autore di saggi e romanzi di successo, fa nomi e cognomi degli uomini-chiave che starebbero allestendo la trappola per Salvini.

In pole position c’è il politologo statunitense Michael Ledeen, vicino a Di Maio e a Renzi. Massone, esponente di Ur-Lodges reazionarie e membro del potente Jewish Institute, Ledeen è affiliato al B’nai B’rith, esclusiva massoneria israeliana contigua al Mossad.
Da Parigi, collabora attivamente all’operazione-Salvini un altro supermassone oligarchico come Jacques Attali, mentore di Macron. «Ma non sentirete dichiarazioni, dall’Eliseo – aggiunge Carpeoro – perché i francesi non hanno ancora capito chi la vincerà, quest’ultima sfida italiana».
Sempre secondo Carpeoro, Salvini non può fidarsi nemmeno di Steve Bannon, già ideologo di Trump e del sovranismo europeo anti-Ue.
Massone, Bannon è stato formato dai gesuiti alla Georgetown University. E’ stato il primo, nei giorni scorsi, ad annunciare l’imminente divorzio gialloverde: «Non perché stesse davvero con Salvini, ma solo perché sapeva quello che Salvini stava per fare». Bannon? «E’ in relazione con potenti massonerie reazionarie di segno diverso».
Carpeoro non ha dubbi: è in arrivo l’ennesimo governo imposto dall’estero.
«Solo gli elettori italiani, se lo vorranno, potranno salvare il leader della Lega».
Il potere Ue lo vuole morto. E i suoi terminali nostrani – da Renzi a Grillo – sono pronti a “cucinarlo”.

il 5G nel Monferrato Casalese è un rischio inutile che causerà danni sanitari e ambientali


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Oltre ai rischi assai concreti per la salute della popolazione esposta, un altro problema conseguenziale al 5G è l’abbattimento degli alberi urbani, perché riducono la diffusione del segnale, e in tutte le città dove stanno installando il 5G, o intendono farlo, stanno abbattendo gli alberi con la scusa che erano pericolanti o pericolosi o malati ecc.. La notizia non appare in maniera esplicita sui media perché viene appunto dissimulata e mistificata. Sono già decine di migliaia gli alberi abbattuti, si spogliano le città dei preziosi e depurativi ombreggianti alberi per insediare una nuova tecnologia di cui non abbiamo alcuna necessità, se non per addomesticarci e controllarci ancor più. Dal punto di vista sanitario certamente le persone elettrosensibili, che sono molto più numerose di quanto si pensi (molti non sanno di esserlo m se ne accorgeranno presto) peggioreranno notevolmente la qualità dell loro vita e i disagi, fastidi e disturbi da stress elettromagnetico si accentueranno fino a rovinargli la vita. Negli altri ci vorrà più tempo fino a che si manifesteranno problemi connessi alla sovraesposizione e all’accumulo, come avviene pressappoco per le sostanze tossiche, il meccanismo è abbastanza simile, solo che in questo caso abbiamo a che fare non con la chimica ma con le radiazioni, che sono ancora più subdole perché sottovalutate. Se dovesse effettivamente servire per il progresso in alcuni ambiti scientifici, industriali, professionali, ecc., procedano pure ma limitandolo alle loro esigenze (collocandolo ad esempio nelle sole zone industriali), ma non invadano i borghi e le città con qualcosa di cui non abbiamo alcun bisogno e che ci arrecherebbe solo danni e fastidi.

Risultati immagini per 5G antenne  Ogni lampione disporrà di un'antenna 5G

 
Fanno molto bene i sindaci del Monferrato Casalese a essere diffidenti e prudenti, non abbiamo alcun bisogno del 5G nella nostra zona, piuttosto potenziate i servizi che già esistono riducendo il cosiddetto digital divide (divario digitale) tra zona e zona, in modo che tutti abbiano accesso alla rete con una sufficiente qualità di collegamento e a prezzi calmierati. Inoltre è sacrosanto pretendere l’applicazione del principio di precauzione per il quale l’onere della prova che la tecnologia è veramente innocua spetta a coloro che la propongono (anzi che la vorrebbero imporre), e non certo il contrario, non dobbiamo essere noi cittadini a dimostrare che è pericolosa (anche se potremmo farlo alla luce della numerosa documentazione ormai reperibili in rete). I tempi dell’imposizione dall’alto si stanno esaurendo, perché la popolazione è al limite della sopportazione, e a volte basta una scintilla per provocare una reazione socialmente esplosiva. Chi impone qualcosa dall’alto fa solo ed esclusivamente i propri interessi, non certo quelli della popolazione che ne subisce le conseguenze.

Claudio Martinotti Doria

Gli incendi devastano la Siberia, oltre 30.000 kmq di foreste distrutte, città affumicate ...

Gli incendi devastano la Siberia: ecco perché fino ad ora si è fatto poco per spegnerli

Gli incendi "senza precedenti" hanno devastato più di 3,2 milioni di ettari

Valery Melnikov / Sputnik 
Troppo costoso inviare uomini e mezzi in aree così lontane e disabitate. Ma il fumo ha raggiunto i villaggi e le grandi città. E finalmente si è deciso di intervenire: il Ministero della Difesa russo, su incarico del presidente Putin, invierà aerei ed elicotteri. Nel frattempo le fiamme hanno distrutto più di 3 milioni di ettari
È da più di un mese, ormai, che gli incendi stanno devastando vaste aree della Siberia e dell’Estremo oriente russo. Le fiamme hanno ridotto in cenere più di 3 milioni di ettari di terreno e il fumo ha raggiunto molte grandi città della Russia centrale. Nonostante le evidenti dimensioni del disastro, il dibattito sui rischi e le gravi conseguenze dei roghi continua però a suscitare perplessità nella società e tra le autorità.
Le foreste di questi territori sono da sempre interessate da incendi, spesso innescati da fulmini, ma questa volta il fenomeno è "senza precedenti".
Le cause sono molteplici: le piogge scarse, i fulmini, le alte temperature, l’origine dolosa… La rapidità con cui i focolai si propagano da una regione all’altra, poi, non fa che alimentare la calamità.
Il risultato è catastrofico: il fuoco si estende su una superficie di migliaia di chilometri quadrati e in molti casi si preferisce non fermarlo. Le autorità di alcune regioni sostengono infatti che “non ha senso” cercare di spegnere quegli incendi che non rappresentano una minaccia per la popolazione. Ciò deriva dal fatto che spesso i focolai si sviluppano a svariati chilometri dai centri abitati, in luoghi dove risulta troppo difficile e costoso arrivare con i mezzi antincendio.

“Abbiamo un paese enorme, ma scarsamente popolato. E ci sono tante aree difficili da raggiungere”, ha spiegato il capo del dipartimento antincendi di Greenpeace Russia Grigory Kuksin al giornale Nastoyaschee Vremya (Current Time). Kuksin ha spiegato che le aree interessate dalle fiamme si dividono in due categorie: una di queste comprende le zone colpite da roghi che vengono individuati ma non spenti, perché si sono sviluppati in punti dove è impossibile arrivare anche in aereo o elicottero.
“Si tratta di aree troppo lontane per poter spegnere gli incendi. Le operazioni sarebbero troppo costose. Alle regioni è stata data la facoltà di non spegnere gli incendi perché si tratta di operazioni economicamente controproducenti. La decisione di creare delle semplici aree di monitoraggio è dettata quindi dalla povertà”, ha detto Kuksin.
E così gli incendi vengono semplicemente sorvegliati, e non si prova nemmeno a spegnerli. Una decisione giustificata dal fatto che spesso i roghi si sviluppano lontano dai centri abitati e per questo non rappresentano una minaccia diretta per la popolazione. Ma non tutti sono d’accordo con questa presa di posizione.
In diverse regioni gli abitanti si ritrovano infatti a fare i conti con l’odore di bruciato e la concentrazione di inquinanti nell’aria. Il fumo ha coperto la Siberia occidentale, gli Urali e la regione del Volga. E nelle grandi città si punta il dito contro l’inoperosità delle autorità regionali.
“A causa della vastità delle aree colpite dalle fiamme, dell’indifferenza delle autorità e per via del costante silenzio della stampa, la maggior parte dei centri abitati è stata investita dal fumo e dall’odore di bruciato. La gente a Irkutsk indossa le mascherine”, ha scritto su Instagram un'utente, Maria Buslova.
Risultati immagini per siberia in fiamme fumi in città

“In alcune città splende il sole… ma praticamente non si vede. Da più di una settimana il fumo avvolge la Siberia, questa situazione è stata ribattezzata ‘cielo nero’. Oggi ho deciso di non uscire a passeggiare con i bambini perché ieri sera mi sentivo la gola bruciare. Tutto ciò sta iniziando a spaventarmi”, ha scritto una donna di Kemerovo.
Alle denunce sui social network si sono uniti anche gli abitanti di altre città.
La petizione pubblicata sul sito Change.org con la quale si chiede di indire lo stato di emergenza su tutto il territorio della Siberia ha raccolto 830mila firme solo al momento della stesura del testo.
L'ampia risonanza pubblica del problema ha attirato l'attenzione delle autorità regionali e il 29 luglio il Ministero russo delle Situazioni d’Emergenza ha comunicato la decisione di localizzare e spegnere il fuoco. Per le operazioni sono stati messi a disposizione uomini, soldi e i mezzi dell’aviazione. Il presidente Putin ha incaricato il Ministero della Difesa di unirsi alla lotta contro gli incendi.
Ma il futuro della politica riservata alla battaglia contro gli incendi boschivi che non sono considerati “una minaccia” per la popolazione è ancora incerto.