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"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Halloween o Samhain?

di Claudio Martinotti Doria


Approssimandosi fine ottobre e con esso la tanto discussa (per alcuni famigerata) festa di Halloween, sento il dovere di fare qualche breve accenno nella speranza di rendere meno confusa ed inquietante questa ricorrenza.
Da oltre un decennio a questa parte, in un rigurgito di retorica nazionalista e di presunta conservazione di tradizioni italiche, l’intellighenzia di regime ha praticamente catalogato questa festività come un prodotto alieno d’importazione, un’americanata consumistica, senza alcun fondamento storico culturale con il nostro paese. Atteggiamenti intellettuali riduttivi e sentenziosi come spesso accade quando non ci si documenta in maniera approfondita e con imparzialità (almeno intenzionale) ma si prendono posizioni aprioristiche e si compiono difese d’ufficio di interessi non meglio qualificati.
Altri studiosi, che però non hanno avuto altrettanto spazio mediatico, hanno definito Halloween l’equivalente o l’attualizzazione della festa di Samhain, il Capodanno celtico, la più importante delle loro festività. Quindi si tratterebbe di una festività che è esistita e si è perpetuata per molti secoli alle nostre latitudini oltre che in gran parte del continente, seppur con modalità differenti da quelle moderne, che sono ormai ridotte a scopo ludico consumistico e non contengono alcuno dei complessi ed importanti significati originari, ma solo qualche residuale simbolico e dispersivo.
In linea di massima i ricercatori e storici, a differenza degli intellettuali, tendono ad accettare che la festa d’importazione americana abbia il suo fondamento, non fosse altro perché non l’hanno inventata certamente loro ma è stata a loro volta importata dall’Europa, emigrando in Età Moderna nel nuovo continente, e poi reimportandola nel secolo scorso nel vecchio continente (con le paradossali modalità di cui farò cenno successivamente).
Senza dubbio almeno dal punto di vista della collocazione nel calendario, tra fine ottobre ed inizio novembre (il 1 novembre è il Capodanno celtico), Halloween non può essere considerata una coincidenza, ed anche alcuni simbolismi sono gli stessi di Samhain (che significa “riunione”), che presso i Celti rappresentava la fine della stagione calda e solare e l’inizio di quella fredda e grigia (per i Celti le stagioni erano solo due, estate ed inverno, ed il passaggio costituiva simbolo di morte e di rinascita). Era il periodo nel quale si infrangevano le barriere tra il mondo visibile e quello invisibile, e diventava possibile la comunicazione tra i vivi ed i morti perché avveniva una sorta di dilatazione spazio temporale che consentiva di vivere il presente annullando distanze e separazioni, per cui occorreva compiere alcuni rituali propiziatori e simbolismi di morte e rinascita. 
 
Occorre premettere e precisare che i Celti non temevano la morte ed i morti, avevano tutt’altro approccio culturale con questo tema che al contrario assilla la modernità divenendo un tabù da rimuovere ed esorcizzare, ed infatti dopo aver rispettato gli aspetti sacrali dell’evento, bevevano, cantavano e ballavano durante le ore notturne della festa.
Halloween è la contrazione linguistica e fonetica di derivazione scozzese di All Hallowed Souls (tutte le anime sante) o di All Hallous’ Eve (sera di tutti i santi) e se ne ha traccia documentata storicamente solo nelle metà del XVI secolo, mentre le sue origini culturali e rituali risalgono al VII secolo a. C. presso i Celti, che come già citato celebravano Samhain nella notte del 31 ottobre ed il successivo 1 novembre (con oscillazioni nel tempo per il ricorso al calendario lunare e per il protrarsi dei festeggiamenti che potevano durare una dozzina di giorni, nel corso della c.d. estate di San Martino).
Credendo che i morti ritornassero sulla terra, per accoglierli accendevano enormi falò (ritenuti sacri) e ponevano candele o lumi alle finestre e preparavano loro del cibo che poi ponevano sulle tavole lasciandolo a disposizione. Successivamente e fino a tempi recenti (ed ancora parzialmente in uso) secondo i luoghi ed i popoli ed i tempi, vi è ancora l’usanza di accendere lumini per illuminare i cimiteri (in precedenza non a caso definiti “camposanti”), porre cibo povero sulle tavole imbandite per la notte o sui davanzali delle finestre. Generalmente si trattava di pane, patate, ceci bolliti, orzo, castagne, vino e sidro, latte o semplicemente acqua per “dissetare i morti”, o la cosiddetta “minestra dei morti” (riso cotto nel latte, usanza ancora diffusa in Val Camonica e Valtellina), e contemporaneamente si preparavano dolci speciali denominati pan, ossa o fave dei morti, ecc.,.
La calendarizzazione del 1 novembre è dovuta ai monaci irlandesi dell’alto medioevo che nel sincretismo che ha sempre caratterizzato il cristianesimo cattolico ha opportunamente traslato una festa pagana in cristiana fissandone i requisiti. Nel 735 Papa Gregorio III proclamò il 1 novembre festa di tutti i santi mentre quella del giorno successivo, di tutte le anime o dei morti, fu introdotta un secolo dopo da S. Odilone quinto abate di Cluny (potente abbazia di cui avevo già accennato in precedenti articoli per le sue enormi dimensioni e possedimenti ed il potere politico ed economico che esercitava dalla Borgogna all’intero continente, ma anche perché successivamente da essa presero vita gli operosi ed austeri cistercensi che tanto hanno influito sulla storia del Monferrato).
Le modifiche rituali e nei costumi sociali e folcloristici di una determinata tradizione rispetto alle sue forme originarie è spesso dovuta alle ingerenze delle autorità, in questo caso religiose, per timore che si alimentino superstizioni ed allontanamenti dalla chiesa. Le masse contadine cui si deve attribuire il merito principale della perpetuazione delle tradizioni antiche, si adattano di volta in volta a tali ingerenze modificando in parte il modo di manifestare le loro credenze per ottenere il consenso e la compiacenza del clero senza rinunciare alle proprie convinzioni. Più recentemente si sono aggiunte una miriade di influenze New Age che hanno totalmente storpiato ed adulterato il senso di molte festività e simbolismi con apporti totalmente estranei alla Tradizione ed alla Storia, con una complicità e superficialità mediatica che lascia perplessi, nella sua pervicace ricerca dell’effimero e della spettacolarizzazione ad ogni costo.
Halloween si è diffusa in Europa ed in particolare da noi per il tramite di alcuni fumetti USA di grande successo, mi riferisco a Walt Disney ma soprattutto a Charles Schulz che con l’incredibile successo e diffusione per decenni dei suoi Peanuts di Charlie Brown è stato il principale importatore della festa di remote origini celtiche ed adottata dagli americani con scarsa o nulla consapevolezza.
Il suo attuale simbolo ormai ridotto a valenza ludica è una zucca vuota (ogni riferimento a persone è puramente casuale) ed intagliata su un lato per assumere suggestioni paurose, soprattutto col buio dopo avervi introdotto una candela. Nei paesi anglosassoni è definita jack-ò-lantern mentre da noi era ed è tuttora conosciuta come lümera. È un surrogato rappresentativo di un teschio con lo scopo di demistificare ed esorcizzare la morte. La testa recisa aveva un valore notevole presso i Celti (un vero e proprio culto) in quanto ritenevano contenesse l’anima e quindi conservare la testa di un avversario nobile e prestigioso era ritenuto un’opportunità per potersi gradualmente impossessare delle peculiarità del defunto, in particolare la sua energia spirituale. Inoltre il teschio era simbolo di fortuna e strumento di predizione.
L’uso non consono della testa recisa era presso i Celti un tabù (geis) molto temuto, per cui era impensabile un uso beffardo dei teschi e spiega il perpetuarsi nel tempo con incredibile successo e diffusione della sua sostituzione con una zucca intagliata a somiglianza di un teschio e con fantasiose variazioni e suggestioni artistiche secondo i luoghi e gli individui. L’uso delle lümere era assai versatile, dalle burle rivolte agli anziani ed ai bambini fino a scopi più metafisici come il desiderio di illuminare il percorso alle anime e quindi venivano collocate presso i camposanti e le chiese, oppure presso le abitazioni o portati appresso in processioni, nel Canavese (che per lungo tempo appartenne al marchesato di Monferrato) venivano appese ai rami degli alberi fornendo così uno spettacolo straordinario altamente suggestivo.
Lascia alquanto perplessi la recente condanna dei vescovi della regione Emilia Romagna della festa di Halloween considerandola rischiosa e correlata a culti demoniaci e legati alle streghe. Avranno le loro buone ragioni, ma allo stato attuale mi pare che la festa abbia più che altro scopi goliardici e consumistici, se poi qualcuno ne approfitta per attribuire altri significati e perseguire scopi occulti ed illeciti, si assumerà le sue responsabilità e dovrà essere perseguito. Se qualcuno approfittasse del carnevale in maschera per rapinare i partecipanti non per questo si dovrebbe condannare ed impedire il carnevale …
Per quanto riguarda il fatto che sia una festa pagana, non ci piove, lo è, ma i residui simbolici e le tracce mnestiche con Samhain sono talmente effimere che un accostamento non è giustificato. Coloro che desiderano rispettare e ripristinare la festa celtica di Samhain dovrebbero discostarsi da Halloween e seguire altri rituali nettamente separati assumendo ben altri atteggiamenti, conoscenze e consapevolezza. Al contrario coloro che partecipano a vario titolo ad Halloween non pensino di immedesimarsi, identificarsi o di seguire la cultura celtica, perché stanno solo divertendosi e cazzeggiando.

Piemex, il baratto del Piemonte per affrontare la crisi, una moneta virtuale come Sicilia e Sardegna. Per far ripartire le imprese locali.

Piemex, il baratto del Piemonte che cancella la crisi

Lettera43

La regione si fa la sua moneta virtuale. Come Sicilia e Sardegna. Per far ripartire le imprese locali.

di Egilde Verì
Paolo ha 35 anni ed è titolare di un’agenzia torinese che si occupa di comunicazione. Qualche mese fa ha aderito a Piemex.net e venduto a un’altra impresa un servizio di mail marketing ricevendo in cambio 1.000 piemex. Ora sta pensando di spendere i suoi crediti per dare ai dipendenti qualche benefit in più: corsi di formazione o semplicemente il caffè.
Effiong Ntuk è un avvocato di 50 anni di origini nigeriane. Il suo studio legale è al centro di Torino. Utilizzando la moneta virtuale si è fatto riparare l’automobile. In cambio ha prestato una consulenza legale.
IL BARATTO DEL PIEMEX. Il piemex è una moneta complementare, è nata in Piemonte e si basa su un principio molto semplice: «Ciò che hai per ciò che ti serve». Una sorta di baratto in salsa moderna, insomma. Che si rifà alla moneta virtuale della Sardegna, il sardex, e al circuito siciliano gemello, il sicanex.
Funziona così. Ci si iscrive al circuito pagando una quota di 200 euro più un abbonamento annuale che parte dagli 800 euro e varia a seconda del fatturato e della grandezza dell’impresa. Una volta inseriti si può comprare qualsiasi prodotto da un’altra azienda partner accumulando un debito in piemex. Che deve poi essere ripagato fornendo una propria prestazione professionale o un prodotto anche a un soggetto diverso dal primo.
LA MONETA VALE UN EURO. Per esempio, se un ristorante ha bisogno di un sito web può averlo pagando in piemex una società informatica del circuito. Da parte sua, quest’ultima può utilizzare i crediti accumulati per ottenere manifesti pubblicitari o carta per la stampante presso un’altra realtà partner.
A differenza del baratto, quindi, lo scambio non è necessariamente tra due parti e può essere differito nel tempo. Ogni piemex vale un euro, non può essere tradotto in soldi e in 12 mesi le posizioni vanno pareggiate.
IDEA NATA A METÀ 2013. Piemex è nato appena sei mesi fa e finora sono una cinquantina le imprese del territorio che hanno aderito. Altre 100 sono in attesa di entrare a far parte del circuito.
«Abbiamo cercato di coinvolgere innanzitutto le aziende che offrono prodotti utili per tutti come cancelleria, comunicazione, trasporti», racconta a Lettera43.it Eva Voci, uno dei quattro soci del progetto. «L’idea è che tutti i partner debbano trovare quello di cui hanno bisogno e quindi la filiera va sviluppata in modo armonico».

Una piattaforma virtuale per avere immediata liquidità

Grazie ai piemex si scambiano beni e servizi senza bisogno della moneta corrente utilizzando una piattaforma virtuale. Bit al posto di euro: un modo per aggirare la mancanza di liquidità e le difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese.
In più, appena entrati nel circuito si ha diritto a una linea di credito in piemex a tasso zero. Il che significa che si può cominciare a fare acquisti senza dover aspettare di aver venduto.
SOLDI FERMI NELLE BANCHE. Secondo le stime, in Piemonte ci sarebbero 140 miliardi di euro di depositi fermi nelle casseforti delle banche. Tanti soldi che, però, non stanno sostenendo il sistema.
Stando a i numeri di Unioncamere tra marzo 2012 e marzo 2013, il numero di imprese nella regione è sceso dell’0,6%. Il che, a conti fatti, significa circa 2.500 aziende in meno. E il trend non sembra destinato a cambiar rotta.
SOLUZIONE CONTRO LA CRISI. «Nei momenti di incertezza economica la moneta liquida diventa terribilmente solida: invece di farla circolare, si tende a trattenerla. Il che aumenta la forza distruttrice della crisi», spiega Luca Fantacci, professore di Storia economica all’Università Bocconi.
La forza di Piemex, invece, secondo Francesco Gelmi, socio del progetto, sta proprio nel fatto che «velocizza le transazioni perché per fare acquisti non bisogna aspettare di avere soldi o di essere pagati» .

Sull'esempio del sardex, la moneta complementare nata nel 2010

Il Piemex è fratello minore del sardex. Nata nel 2010 in Sardegna dall’ingegno di quattro giovani con la passione per l’economia, la moneta complementare isolana è riuscita a convincere anche i più scettici.
All'epoca le aziende del circuito erano 200. Oggi sono oltre 1.500 e c’è davvero di tutto: alimentari, edilizia, trasporti, strutture turistiche, ristorazione.
Nel 2013 il volume delle transazioni ha raggiunto i 10 milioni di euro con una previsione di oltre 14 milioni per la fine dell'anno.
«Stimiamo che entro il 2014 le aziende affiliate saranno 4 mila e che in 10 anni riusciremo a generare transazioni per un importo pari all’1% del Prodotto interno lordo sardo», dice Franco Contu, responsabile sviluppo sardex.
COINVOLGIMENTO DEI PRIVATI. Intanto in Sardegna si sperimentano nuovi meccanismi per coinvolgere nel circolo virtuoso, oltre alle aziende, anche i privati.
«I dipendenti delle imprese partner possono scegliere di percepire straordinari o parte della retribuzione in Sardex. C’è addirittura la possibilità di attingere al plafond dell’azienda», racconta Contu.
Se per esempio si ha bisogno del dentista ci si può rivolgere a un professionista del circuito spendendo i propri crediti oppure utilizzare il conto dell’azienda che poi trattiene a rate dallo stipendio l’equivalente in euro.
A oggi sono circa 600 i lavoratori che hanno deciso di sfruttare questa possibilità.
COLLABORAZIONE CON GLI ENTI LOCALI. Altro step è la collaborazione con gli enti locali. La Regione Sardegna ha già stanziato 20 milioni di euro in tre anni da destinare a 10 mila giovani disoccupati che si prevede ricevano un reddito pari a 500 sardex al mese.
I dettagli sono ancora da definire, ma c’è già una delibera. E perché non permettere alle imprese di ricevere in moneta virtuale i debiti dovuti dalla Pubblica amministrazione per poi ripagarci i tributi locali?
Così, tra non molto, gli isolani si prevede possano pagare in sardex la tassa per la spazzatura. La strada è stata aperta.
Lunedì, 14 Ottobre 2013

Quest'articolo propone un'efficace metafora economico ambientale per capire la gravità della crisi che sta colpendo l'Italia

Fonte: L'Indipendenza, Quotidiano on line http://www.lindipendenza.com
 

Finirà mai questa crisi infinita?

di FRANCESCO FORMENTI*
 

Siamo un paese prossimo all’implosione economica e ci comportiamo come se fossimo in perenne crociera.
Gli organi di informazione, ben lungi dal raccontarci come stanno realmente le cose, ci propinano continuamente programmi ludici e giochi a premi con personaggi irreali e con improbabili storie, verosimilmente inventate di sana pianta, e la gente che fa? Si inchioda davanti al video tutte le sere e, spesso anche di giorno, e si dimentica dei veri problemi quotidiani.
Si passa dai programmi leggeri del pomeriggio in cui i concorrenti/attori, lustrati a nuovo per l’occasione, vincono, chi più chi meno, cifre considerevoli illudendo i cittadini di vivere nel paese di bengodi.
Ora si dovrebbero mettere i piedi ben saldi a terra per cercare di superare questa crisi, nonostante le rassicurazioni del governo sulla fine prossima di questa situazione e di un repentino ripristino della normalità e a questo punto sarebbe opportuno fare alcune considerazioni prima di dare una risposta, forse utile a risolvere, anche solo in parte, questa logorante situazione.
A tal proposito, prima di sviluppare utili considerazioni finali, vorrei sottoporre ai lettori un articolo dal titolo “La crisi che sale dal basso” a firma Uriel Fanelli che, con una semplicissima ed azzeccatissima metafora, ci spiega in parole povere come scoppiano le grandi crisi, quelle epocali:
“ Ho ricevuto una richiesta, ovvero una domanda, che recita più o meno così: ”ma se c’è la crisi e se ci sono milioni di disoccupati in Italia, perché vedo ancora ristoranti pieni e belle auto in giro? “. La domanda sotto sotto è meno stupida di quanto non sembri a prima vista, e la risposta è che… Le grandi crisi arrivano dal basso.
Provate ad immaginare una ipotetica catena alimentare. C’è l’erba che nutre la gazzella, la gazzella che nutre il leone, il leone che fa arrivare i turisti che pagano il parco naturale per mantenere tutto questo intatto. Avuta l’immagine? Mettetela da parte e andiamo a ragionare, la ritroveremo in seguito.
Partiamo dal presupposto che i 7/8 del paese vivano di rendita. Che cos’è una rendita? La rendita è una posizione tale per cui, una volta raggiunta, non occorre alcuno sforzo competitivo per essere mantenuta.
Facciamo alcuni esempi.

1. Ho comperato due appartamenti e li affitto. In tal caso, vivo perché ho comperato due case. Posizione di rendita classica.

2. Una legge dice che ogni azienda debba avere una contabilità certificata e quindi io faccio il commercialista oppure sono CNA, Conf e offro servizi di contabilità.

3. Una legge dice che la scuola è obbligatoria ed io vendo/stampo libri scolastici che le famiglie sono costrette a comperare, perché la legge impone anche il titolo dei libri senza dare scelta.

4. Una legge impone che tutti i negozi abbiano una certificazione X sugli impianti elettrici e io devo andare per forza da un elettricista abilitato a tali certificazioni.

5. Una legge impone che le auto debbano essere collaudate e testate ogni tot anni e io ho un’officina automobilistica.

6. Per essere ascoltati da una assicurazione dopo un incidente occorre che scriva un avvocato, e io faccio proprio l’avvocato e il mio lavoro è, per cospicua percentuale, di fare lettere alle assicurazioni.

Potremmo continuare all’infinito. Ebbene, se il mondo del lavoro in sé è l’erba, questo è il primo strato di rendite, diciamo che la gazzella mangia l’erba.
Sulla gazzella poi ci sono le aziende di servizi terziari, diciamo ditte di software per commercialisti, case editrici, corsi di qualificazione per elettricisti, corsi di qualificazione per meccanici, tirocini poco pagati di giovani avvocati.
Sopra tutto c’è l’industria dei consumi di lusso, come vacanze, ristoranti, macchine costose e tutti gli indicatori coi quali voi leggete che “non vedete la crisi”. E’ il leone che mangia la gazzella.

Tutto questo va a vantaggio di chi mantiene il parco, il turista, che in cambio di tutta questa scena mette in atto le tutele che servono (leggi, tribunali, ospedali, strade, etc.) al parco per funzionare.
Ora, adesso andiamo al punto: questa crisi sta colpendo il mondo del lavoro. Si sta, cioè, seccando l’erba. Ma attenzione: siamo ancora in una prima fase.
La famiglia continua a svenarsi per pagare i collaudi all’auto – cui non può rinunciare -, a pagare i libri ai figli – ssò pezz’e core -, i negozi pagano le certificazioni agli elettricisti, i negozi pagano i commercialisti per i bilanci, e così via.
Quindi l’erba è un pochino giallina, insomma non è più un bel prato verde, ma ancora le gazzelle non muoiono di fame.
Così, voi siete come turisti che vanno al parco e si trovano i leoni, le gazzelle e un’erba che sì, è gialla e secca. Poiché loro badano ai leoni e alle gazzelle (semmai volessero vedere erba potrebbero scegliere altre mete), nessuno nota che l’erba è secca. Ci sono i leoni e ci sono le gazzelle: il parco è OK.
Allo stesso modo, quando dite che i ristoranti sembrano ancora pieni e che ci sono le code sulle autostrade per andare al mare e vedete un sacco di macchinoni, state osservando solo leoni e gazzelle. Che ancora vivono. E se guardaste anche l’erba, notereste che è gialla.
In realtà neanche le gazzelle sono quelle di prima: la verità è che voi come turisti non notate se in un giorno incontrate 100 gazzelle o ne incontrate 80. Per voi ce ne sono già abbastanza.

Così quando dite: i ristoranti sono pieni, mi viene da chiedere se avete contato i ristoranti. Forse non sono più 100, ma 80. E cambia, perché fa già –20%. Così il ristorante e la gazzella hanno una cosa in comune: quando hanno abbastanza cibo, li vedete in buona salute. Se non hanno abbastanza cibo, muoiono e non le vedete più. Così vedete ancora 80 ristoranti pieni, ma non vedete i 20 che hanno chiuso.
La crisi, cioè, viene dal basso, e quando potrete finalmente notarla perché i ristoranti da 100 sono diventati 30, ormai sarà troppo tardi.
In Italia il mondo delle rendite è enorme, e spesso si basa su consumi di base: libri scolastici, affitti, automobili, riscaldamento, casa vestiti. Nelle aziende si basa su servizi di base, contabili, burocratici, eccetera.
E se le rendite in Italia sono i 7/8 della ricchezza, significa che anche distruggendo il 50% del lavoro, i pochi sopravvissuti si troveranno a mantenere la stessa catena alimentare.
Se ci pensate, immaginate che da domani l’erba sia la metà. Le gazzelle inizieranno a corre qui e là per mangiarla tutta, e non mangeranno di meno. Ma in percentuale, mangeranno molta più erba. A quel punto, l’erba non si riprodurrà più, e dopo qualche tempo, quando tutto sarà deserto e non ci sarà un filo d’erba, solo in quel momento le gazzelle cominceranno a morire.
Ma, e qui viene il bello, il parco rimarrà in piedi. Rimarrà in piedi perché quando ci saranno più gazzelle deboli per la fame, ai leoni sarà più facile la caccia. Così, inizialmente vedrete una drastica diminuzione di erba, una grossa diminuzione di gazzelle, ma il turista vedrà un bel sacco di leoni. Che bel parco!
Questa è la fase che si ottiene quando si inizia a parlare di “industria del lusso vincente” nel mezzo di una crisi. Le poche aziende forti fagocitano il mercato avendo agio di distruggere quelle deboli, che agonizzano. In questo stato, si nota un aumento di dimensione delle aziende, e persino una crescita di stipendio (perché le grandi aziende hanno i dirigenti che alzano la media).
In un paese come l’Italia, ove le rendite sono i 7/8 della ricchezza, occorreranno ancora ANNI prima che vediate i ristoranti vuoti.
A questa si aggiunge il fatto curioso che i turisti danno da mangiare ai leoni: lo stato, cioè, paga 3.600.000 stipendi ogni mese. I quali finiscono anche a sfamare i leoni ed annaffiare l’erba del parco, sfamando le gazzelle. In questa situazione, cioè, si aggiunge un fattore di inerzia, per il quale lo statale spende ancora quanto prima, e continua ad alimentare il ciclo economico.
3.600.000 famiglie che comprano libri scolastici costosissimi, che pagano automobili, eccetera, sono un bell’aiutino. Che non risolve la situazione, certo, ma se sfamano i leoni, possiamo rivendere il parco come “parco dei leoni”, e alla fine dei conti chissenefrega di gazzelle ed erba? Siamo il parco dei leoni! O meglio, la nazione del cibo biologico, del vestire bene, insomma la nazione del lusso.
Così, avete ancora dei leoni in giro, e dite “ehi, ma dov’è questa siccità? A me sembra che il parco sia bellissimo! E’ pieno di leoni.

Non vi accorgete di tutto questo perché alla fine l’erba non l’avete mai guardata, e anche le gazzelle sono belle ma insomma, voi siete al parco per vedere i leoni.
Allora voi guardate i ristoranti pieni e le code in autostrada, ma quelli non sono i disoccupati o il mondo del lavoro: quello sono gli strati superiori della catena alimentare.
Com’è una crisi che arriva ai livelli alti della catena alimentare? Allora, una crisi che ha quasi ammazzato tutta l’erba e molte gazzelle è la crisi passata dall’Irlanda.
Lavoro a pezzi, privati e PMI nella merda, indebitati sino al collo. Ma i leoni ancora forti e il parco ancora attraente.
Se osservate la Spagna, notate che crepano di fame anche i leoni, cioè banche, assicurazioni, immobiliare e terziario, e i turisti stanno calando sempre di più perché lo stato è in bancarotta.
Se osservate la Grecia, non è rimasto nulla e i turisti non vanno più a sostenere il parco perché lo stato è a pezzi. Erba, gazzelle e leoni sono morti.
L’Italia in questo momento sta per entrare in quella che io definirei “fase irlandese”, quando si sgonfiano i debiti e le aziende si piegano su sé stesse. Il governo irlandese ha reagito declassando le aziende e sistemando i debiti, il governo italiano ha reagito tassando ancora le aziende e sostenendo i debiti, cioè seminando ancora più crisi.
La terza fase è quella spagnola, è ancora in incubazione, con le banche italiane in difficoltà e l’immobiliare che comincia a mostrare il fiatone. Per ora lo stato ha prestato soldi a MPS (nel decreto spending review! ah! ah! ah!), e sull’immobiliare ha piazzato un IMU, cioè ha seminato ancora più crisi.
L’ultima fase è quella greca, in cui lo stato smetterà di essere il turista che sfama i leoni, ovvero smetterà di dare soldi. Tagli, tagli e ancora tagli, licenziamento di statali e tagli alle retribuzioni. Qui sarete nella fase greca, che si sta preannunciando con l’indebolimento dei contratti di lavoro statali.

L’Italia è ancora nella fase pre-irlandese, con due differenze:

  1. I rimedi applicati sono peggiori dei mali
  2. Si notano tutti i sintomi delle fasi successive, già presenti e distinti.

Quindi no, ancora per il 2012 e forse il 2013 non vedrete, sulle strade, sintomi evidentissimi di crisi. Vedrete meno gazzelle, meno erba, ma ancora molti leoni. A voler cercare potreste notare erba secca e gazzelle molto magre, ma preferite guardare i leoni.
Ma questo è dovuto ad una crisi che sale dal mondo del lavoro, ovvero dalla sua precarizzazione sale dal basso, e siccome i consumi che misurate non sono MAI stati tipici
Della working class, notate poco il loro calo.
Ma questo non significa che non ci sia crisi. Significa che voi non guardate l’erba perché misurate la ricchezza in macchine di lusso, ristoranti costosi pieni, vestiti firmati, e questi non sono i consumi della working class. Così non potete notare il crollo dei consumi che avviene alla base dell’economia.
se misuraste parrucchieri economici avreste notato che la working class si taglia i capelli metà volte di prima in un anno, anche meno. Se misuraste i consumi tipici notereste, anziché il numero uguale di macchine di lusso, un numero sempre più esiguo di utilitarie (un 30% in meno di immatricolazioni non si fa coi SUV, sapete? Non pesano il 30% del mercato, quelli).
Quindi il parco è in piena siccità. Per ora non lo notate quando guardate i leoni, potreste notarlo sulle gazzelle, e lo notereste di sicuro se guardaste l’erba.
Per ora, non noterete nulla.
Le fasi successive sono veloci, scoppiano in fretta (avete visto la Spagna?) e colpiscono in pochissime settimane.
Continuerete così un pochino, convinti che siete stabili, così come dicevano spagnoli e greci. Poi, improvvisamente, il botto: le banche hanno bisogno urgente di aiuto. Sono i leoni che non trovano più gazzelle, e quando andrete a vedere, scoprirete che le gazzelle sono estinte da tempo, e che l’erba non si vede più da anni. Prima direte, come gli spagnoli, che bastano 14 miliardi. Poi 40. Poi 100. Adesso siamo già a 300. Perché mano a mano che andate a cercare di salvare i leoni, prima contate quante poche gazzelle siano rimaste, e poi andate a misurare quanta erba ci sia ancora a terra. E mano a mano che risalite la catena, scoprirete danni sempre più grandi.
Sono crisi che si preparano per molti anni, ma poi scoppiano in poche settimane.
E le vedete solo se guardate l’erba. I leoni, fino all’ultimo vi sembreranno sani.”