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"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

I crimini delle truppe alleate in Italia dal '43al '47 sono stati numerosi, impuniti e occultati.

 

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 71/20 del 7 settembre  2020, Santa Regina

 

I crimini delle truppe alleate in Italia

 

Dopo la pausa estiva riprendiamo l’invio di comunicati relativi ad articoli e notizie pubblicate su diversi organi di stampa. Ricordiamo ai nuovi lettori che gli articoli che segnaliamo non rappresentano l’adesione del Centro Studi “Giuseppe Federici” a tutte le tesi sostenute dagli autori degli articoli o alla linea politica o religiosa degli organi d’informazione consultati.

 

Quelle 23mila vittime civili sacrificate in una “strage democratica”

 

di Roberto Gremmo – Almeno ventitremila italiani innocenti furono vittime della ‘guerra ai civili’ dei soldati alleati. Un’infame “strage ‘democratica’”, nascosta ed occultata.

Fu compiuta in Italia dopo la Liberazione dalle truppe ‘alleate’ che pretendevano di donare al nostro Paese libertà, benessere e sicurezza.

Quando la loro occupazione militare cessò ufficialmente nell’estate del 1947 risultò che ben 23.265 civili italiani avevano dovuto soccombere ad una violenza di massa provocata proprio dalle truppe ‘liberatrici’.

Questa tragedia iniziò subito dopo l’8 settembre quando venne firmato l’armistizio con gli anglo-americani ed il governo del generale Badoglio dovette accettare per il regno di Vittorio Emanuele III una forte limitazione di poteri. Molte funzioni vennero assunte direttamente dalle forze militari ed amministrative dei vincitori che amministrarono direttamente il territorio italiano fino alla fine del 1945 con l’“Allied Military Government” ed in seguito posero una forte pesante tutela sul governo regio con la “Commissione Alleata di Controllo” diretta dal generale britannico Frank Noel Mac Farlane e dall’americano Maxwell Taylor.

Non mancarono abusi, prepotenze, sopraffazioni.

L’Italia sconfitta venne trattata malissimo dai vincitori che cercarono apertamente d’influenzare la vita politica trattando spesso e volentieri la popolazione civile alla stregua di subalterni da tenere sotto stretta custodia.

In qualche modo, l’Italia fu una semi-colonia e dovette subire l’occupazione da parte di truppe straniere.

Fin dall’inizio, “I poteri di controllo politico ed economico erano nelle mani del Governo militare alleato, che li esercitava attraverso una commissione di controllo, e prevedevano tra l’altro il diritto, subito attuato dai vincitori, di battere moneta direttamente (le am-lire) per trasferire a carico del paese sconfitto tutte le spese dell’occupazione militare. Il modello coloniale britannico dell’amministrazione indiretta veniva applicato all’Italia”.

Secondo attendibili cifre ufficiali (mai divulgate), nel periodo fra l’8 settembre 1943 ed il 30 giugno 1947 le truppe alleate in Italia furono responsabili di ben 23.265 incidenti e crimini contro civili innocenti, donne, pacifici popolani, anziani, bambini e forze dell’ordine italiane. (…)

Padroni assoluti del territorio, certi dell’immunità e dell’impunità, i militari americani “bianchi” si resero responsabili di 113 omicidi, 379 ferimenti, 513 aggressioni, risse e violenze, 628 furti e rapine, 537 incidenti automobilistici con morti, 1132 incidenti automobilistici con feriti, 17 violenze carnali consumate e 30 violenze carnali tentate.

I militari americani “di colore” si resero responsabili di 40 omicidi, 152 ferimenti, 122 aggressioni, risse e violenze, 135 furti e rapine, 112 incidenti automobilistici con morti, 195 incidenti automobilistici con feriti, 18 violenze carnali consumate e 27 violenze carnali tentate.

I militari inglesi “bianchi” si resero responsabili di 73 omicidi, 263 ferimenti, 504 aggressioni, risse e violenze, 473 furti e rapine, 713 incidenti automobilistici con morti, 1399 incidenti automobilistici con feriti, 8 violenze carnali consumate e 22 violenze carnali tentate.

I militari inglesi “di colore” si resero responsabili di 5 omicidi, 36 ferimenti, 39 aggressioni, risse e violenze, 65 furti e rapine, 63 incidenti automobilistici con morti, 120 incidenti automobilistici con feriti, 10 violenze carnali consumate e 9 violenze carnali tentate.

I militari francesi “bianchi” si resero responsabili di 19 omicidi, 91 ferimenti, 79 aggressioni, risse e violenze, 140 furti e rapine, 53 incidenti automobilistici con morti, 40 incidenti automobilistici con feriti, 6 violenze carnali consumate e 5 violenze carnali tentate.

I militari francesi “di colore” si resero responsabili di 125 omicidi, 9 ferimenti, 85 aggressioni, risse e violenze, 3932 furti e rapine, 4 incidenti automobilistici con morti, 1 incidente automobilistico con feriti, almeno 1935 violenze carnali consumate ed 82 violenze carnali tentate.

I militari brasiliani si resero responsabili di 3 omicidi, 19 ferimenti, 13 aggressioni, risse e violenze, 3 furti e rapine, 8 incidenti automobilistici con morti, 41 incidenti automobilistici con feriti, 1 violenza carnale consumata e 3 violenze carnali tentate.

I militari indiani si resero responsabili di 17 omicidi, 29 ferimenti, 50 aggressioni, risse e violenze, 38 furti e rapine, 40 incidenti automobilistici con morti, 91 incidenti automobilistici con feriti, 12 violenze carnali consumate e 26 violenze carnali tentate.

I militari canadesi si resero responsabili di 9 omicidi, 25 ferimenti, 79 aggressioni, risse e violenze, 110 furti e rapine, 27 incidenti automobilistici con morti, 73 incidenti automobilistici con feriti, 6 violenze carnali consumate e 6 violenze carnali tentate.

I militari polacchi si resero responsabili di 55 omicidi, 293 ferimenti, 375 aggressioni, risse e violenze, 182 furti e rapine, 282 incidenti automobilistici con morti, 664 incidenti automobilistici con feriti, 1 violenza carnale consumata ed 11 violenze carnali tentate.

I militari greci si resero responsabili di 10 omicidi, 37 ferimenti, 46 aggressioni, risse e violenze, 46 furti e rapine, 3 incidenti automobilistici con morti, 11 incidenti automobilistici con feriti, 13 violenze carnali consumate e 17 violenze carnali tentate.

I militari jugoslavi sparsi nella penisola si resero responsabili di 9 omicidi, 31 ferimenti, 22 aggressioni, risse e violenze, 21 furti e rapine, 3 incidenti automobilistici con morti, 5 incidenti automobilistici con feriti.

Militari ‘alleati’ di nazionalità non identificata si resero responsabili di 111 omicidi, 477 ferimenti, 463 aggressioni, risse e violenze, 1926 furti e rapine, 1198 incidenti automobilistici con morti, 2366 incidenti automobilistici con feriti, 32 violenze carnali consumate e 53 violenze carnali tentate.

Il dato più impressionante e comunque largamente parziale è quello relativo alle violenze carnali tentate o consumate dalle truppe di colore francesi (quasi tutte composte da marocchini e senegalesi) che violentarono donne indifese un po’ dappertutto.

Una relazione riservata della “Direzione Generale della Sanità Pubblica” dell’autunno del 1944 denunciava il dramma di “circa 1100 donne della provincia di Frosinone e 2000 della provincia di Littoria, che a seguito delle violenze carnali subìte dai marocchini (erano) state contagiate da affezioni veneree oltre ad essere state rese per la maggior parte in stato interessante”.

Con molta probabilità le autorità italiane sottostimarono questo terribile dramma umano e sociale perché molte poverette non ebbero il coraggio di denunciare l’oltraggio subìto.

Nell’autunno del 1947 il “Segretariato Generale dell’Esercito Italiano” redasse una statistica dettagliata degli incidenti e crimini commessi dalle truppe alleate contro civili italiani per l’intero periodo compreso fra l’8 settembre 1943 ed il 30 agosto 1947.

Oltre all’indicazione della nazionalità dei colpevoli vennero registrati altri dati di fatto, decisamente interessanti.

La regione al primo posto per furti e rapine era stata la Toscana con 3.443 casi sui 7.699 accertati (il 44,72 per cento) ed era quella in cui s’erano maggiormente verificati incidenti e crimini con 6.214 casi su 23.265 accertati in tutt’Italia, con una percentuale del 26,70 per cento.

Presi in considerazione secondo la specie, incidenti e crimini risultavano così ripartiti territorialmente: gli omicidi prevalevano in Campania (171 casi su 589, il 29,03 per cento); i ferimenti nella stessa regione ( 574 casi su 1956, il 29,34 per cento) così come le aggressioni, le risse e le violenze (818 casi su 2.390, il 34, 2 per cento).

Il maggior numero di incidenti automobilistici mortali s’erano registrati in Campania (644 casi su 3.043, il 21, 16 per cento) mentre gli incidenti automobilistici solo con dei feriti erano avvenuti in Toscana con 1231 casi su 6.138 (il 20,05 per cento).

Le violenze carnali consumate erano avvenute principalmente nel Lazio con 818 casi su 1.159 accertati (ben il 70,70 per cento) mentre quelle soltanto tentate prevalevano in Toscana con 100 casi su 291 accertati (il 34,4 per cento).

Considerando l’intero lasso di tempo fra l’8 settembre 1943 ed il 30 agosto 1947 risulta che mediamente ogni giorno erano stati abusati dai militari alleati 17 civili italiani d’ogni età assolutamente incolpevoli.

Non sappiamo se e quando i responsabili di questi ‘incidenti’ vennero chiamati a rispondere in qualche modo dei crimini compiuti.

Va tenuto presente che queste cifre non comprendevano le vittime civili italiane della Venezia Giulia, gli ‘infoibati’ ed i deportati in Jugoslavia dalle truppe di Tito, i nuclei famigliari che avevano perduto ogni avere, migliaia di popolani costretti all’esodo solo formalmente volontario dall’Istria.

Escludendo quella diaspora di massa che é e resta un fenomeno di proporzioni bibliche straordinarie, si può constatare che la violenza ‘titoista’ risulta equilibrata con quella esercitata dai nazisti sotto Salò e dagli alleati ‘democratici’ nel Rregno del Sud perché nel dopoguerra da parte dei vigili del fuoco “furono esaminate 71 fosse e voragini nel Friuli, nel Goriziano e sul Carso triestino, 32 delle quali risultarono vuote; dalle altre furono recuperati i resti di 464 persone, 217 civili e 247 militari tedeschi e italiani”, altri cinquecento nella sola cavità di Basovizza mentre secondo l’“Istituto Centrale di Statistica” fra l’inizio del secondo conflitto mondiale e la fine del 1945 “la Provincia di Trieste aveva registrato 4147 perdite tra caduti e dispersi, militari e civili”.

Tutto questo mentre nelle regioni ‘liberate’ la popolazione era in balìa d’una vera e propria ‘guerra ai civili’ scatenata da truppe d’occupazione largamente e colpevolmente incontrollate.

Insomma, i nazisti uccisero quasi sempre per rappresaglie legate alle contingenze belliche; gli jugoslavi colpirono nel post-liberazione soprattutto le élites sociali potenzialmente ostili ad un futuro assetto ‘socialista’ delle terre occupate ma le forze armate delle potenze occidentali non furono da meno perché a guerra ormai finita s’accanirono contro migliaia d’incolpevoli italiani, obbedendo puramente e semplicemente alla logica del peggior colonialismo.

Quelli dei tedeschi hitleriani furono imperdonabili crimini di guerra e non è minore l’orrore provocato dai seguaci di Tito che si macchiarono di atroci delitti spinti dal fanatismo ideologico e dall’odio etnico anti-italiano (cresciuto anche per colpa della forsennata ‘snazionalizzazione’ antislava dei fascisti).

Certamente le colpe non si compensano ma per amore di verità vanno messi sullo stesso piano delinquenziale anche quei soldati alleati che si comportarono da veri e propri malviventi contro i civili.

E furono davvero tanti.

L’Italia dominata dalle truppe ‘democratiche’ fu perciò vittima d’un genocidio strisciante che causò lutti, dolori e lasciò aperte profonde ferite fra la povera gente inerme ed innocente, esattamente come i massacri di Katin dei sovietici, le foibe jugoslave e la ‘pulizia etnica’ anti-italiana in Istria, i bombardamenti anglo-americani di Dresda e le bombe atomiche statunitensi di Hiroshima e Nagasaki.

Quelli degli alleati in Italia furono tutti crimini orrendi contro l’umanità rimasti però, a differenza di quelli nazisti, totalmente impuniti.

Di recente sono state effettuate ampie ricerche persino sul delitto politico del post-Liberazione contro fascisti o presunti tali quando, secondo dati ufficiali, largamente errati per difetto, “il numero delle persone uccise, perchè politicamente compromesse è di n. 8197 mentre 1167 sono state, per lo stesso motivo, prelevate e presumibilmente soppresse.

Dimenticate o minimizzate restano invece le stragi d’innocenti causate dai bombardamenti alleati che secondo l’“Istituto Centrale di Statistica” uccisero in tutt’Italia 59.796 civili e 4.558 militari nel periodo compreso fra la dichiarazione di guerra alla Francia ed il 25 aprile 1945.

Davvero per la vittoria delle forze alleate era inevitabile questa mattanza di povera gente incolpevole ?

Lo storico Giorgio Boncina nel suo prezioso libro sui bombardamenti alleati si è chiesto: “Se le città erano importanti per i loro obiettivi industriali e militari, come mai le bombe così spesso caddero sulle case, le scuole, gli ospedali le chiese, le opere d’arte ? Oppure l’offensiva dell’aria fu solo un mezzo di coercizione terroristica, avente lo scopo di minare il morale delle popolazioni e di spingerle a gesti disperati per abbreviare la guerra ?”.

La tecnologia della morte era lo strumento per uno sterminio di massa di ‘popoli nemici’ ? Un genocidio ‘democratico’ ? Una pianificata ‘politica del massacro’ ?

Risposte soddisfacenti non le ha date nessuno.

S’è preferito alzare uno spesso muro di omertoso disinteresse.

La stessa barriera è stata eretta sulla mattanza strisciante di migliaia di donne, anziani, bambini italiani eliminati dagli alleati a guerra finita per ‘incidenti’ o feriti per sempre nel corpo e nello spirito da bestiali violenze di ogni tipo.

Le ragioni di questo silenzio sono tutte politiche.

Non si sono scandagliati i meandri melmosi e putrescenti della storia ben poco nobile dell’occupazione militare alleata nel timore d’intaccare il mito fondante della ‘guerra giusta’ combattuta valorosamente dal mondo democratico contro le tenebrose forze totalitarie nazi-fasciste e dunque non s’é voluta accettare l’evidenza.

Ogni guerra imperialista, quale sia l’ideologia che la giustifica, porta inevitabilmente lutti, prepotenze e prevaricazioni contro la popolazione indifesa.

La definizione di “guerra ai civili” opportunamente utilizzata per bollare le stragi naziste(15) vale anche per i delitti compiuti dagli alleati contro uomini, donne e bambini d’un Italia vinta, divisa, ferita e trasformata in terra di conquista e di dominio.

Vanno ovviamente salvati i proclamati valori di libertà e di giustizia che animarono alcuni (non tutti) i combattenti del fronte anti-nazista (specie i partigiani dissidenti e rivoluzionari) ma non si possono nascondere le verità, anche se scomode.

Dottor Citro: “O sono ignoranti o Ordini Superiori volevano i morti”

https://www.conoscenzealconfine.it/dottor-citro-o-sono-ignoranti-o-ordini-superiori-volevano-i-morti/

Dottor Citro: “O sono ignoranti o Ordini Superiori volevano i morti”

di Denise Baldi

Il dottor Massimo Citro ha rilasciato un’intervista in cui elenca tutte le informazioni che le istituzioni hanno nascosto ai cittadini.

Dott. Massimo Citro: Stiamo vivendo il più grande inganno globale ...

Massimo Citro è un medico chirurgo e ricercatore scientifico. Ha una specializzazione in Psicoterapia ed è il direttore dell’istituto di ricerca IDRAS. Tra le sue ricerche più significative troviamo il Trasferimento Farmacologico Frequenziale (TFF). È una metodica che permette di somministrare le proprietà farmacologiche di molte sostanze attraverso un circuito elettronico.

In una sua recente intervista, il dottor Citro non ha edulcorato i termini e ha iniziato il suo intervento dichiarando: “Questo secondo me è un colpo di Stato mondiale”. Il dottore ha affermato che l’infezione da SARS-CoV-2 è stata completamente stravolta dalla propaganda continua di istituzioni e giornali. Per lo psicoterapeuta le informazioni che il Ministero avrebbe dovuto passare agli italiani sono del tutto diverse da quelle che hanno generato paura, come i bollettini giornalieri della Protezione Civile.

Il dottor Citro ha spiegato che in realtà avrebbero dovuto dire che questo virus, quasi 90 volte su 100, genera una banalissima sindrome influenzale o addirittura dei casi asintomatici. Affermazione sostenuta anche dal candidato Nobel Stefano Scoglio che, già ad aprile, affermava che fosse una banale influenza.


Dottor Citro: “Hanno fatto credere che fosse peggio delle peste”

La problematica si estendeva quindi solo al 10% dei contagiati in cui l’infezione produceva una reazione immunologica che poteva portare a complicanze estremamente gravi se non mortali. Tra le complicanze il medico elenca: la polmonite interstiziale bilaterale, l’attacco del virus al sistema immunitario, ai reni e al sistema cardiovascolare e soprattutto la CID (coagulazione intravasale disseminata). In un terzo dei casi ha colpito l’apparato digerente con sintomi non gravi e solo raramente ha avuto effetti a livello neurologico.

“Il punto è che lo Stato ha fatto credere alla gente che fosse qualcosa peggio della peste del Manzoni. Quello che ha vissuto la gente è il terrore che li ha portati a pensare che infettarsi fosse sempre rischioso o mortale”, ha affermato il dottor Citro. Secondo il medico avrebbero dovuto semplicemente allertare dell’esistenza di questo virus, spiegando che nella maggior parte dei casi sarebbe risultata come una semplice influenza, mentre in percentuali minori potevano verificarsi complicanze.

“Quello che il ministero della Salute avrebbe dovuto fare è insegnare ai cittadini come evitare le complicanze. Invece sono riusciti solo a dire di lavarsi le mani”. Ha lanciato una frecciatina al presidente del Consiglio Conte e al suo Comitato tecnico scientifico, che dovrebbe essere composto dai migliori scienziati e medici. Allora perché non hanno mai detto niente su come prevenire questa infezione?

Quello che avrebbero dovuto spiegare le Istituzioni

Il dottor Citro ha spiegato che le complicanze si manifestano a causa di un organismo intossicato e che quindi era fondamentale suggerire una dieta equilibrata e l’assunzione di vitamina C, vitamina D3 e zinco.

Per quanto riguarda la prima, conosciamo tutti il suo potere di contrastare le infezioni e la sua azione sul sistema immunitario. Il dottor Citro si è poi soffermato sulla vitamina D. È noto che le complicanze siano dovute in parte a una tempesta di citochine creata dal nostro sistema immunitario, specialmente in soggetti intossicati.

Il medico, rifacendosi alla letteratura, ha spiegato che quelle che hanno creato più danni sono quattro: l’interleuchina 1 e 6, tipiche dell’infiammazione, l’interleuchina 17, che contribuisce a creare malattie autoimmuni e il TNF-α, che è responsabile della febbre e della ipercoagulazione. Il dottor Citro ha spiegato che l’antagonista principale dell’interleuchina 17 è la vitamina D, mentre della citochina TNF-α è la melatonina.

Inoltre, parlando dello zinco ha affermato: “È fondamentale perché riesce a bloccare la RNA-polimerasi, che è l’enzima che permette al virus di moltiplicarsi dentro la cellula”.

Dalla Sars al Covid-19, cosa insegnano le epidemie del recente ...

Ha ribadito che queste cose sono tutte conosciute, come l’importanza dell’idrossiclorochina che riuscirebbe a prevenire e a bloccare le complicanze gravi in quasi tutti i casi. “O sono ignoranti e quindi li paghiamo per niente, oppure lo volevano fare. Non loro, [il Comitato Tecnico Scientifico, n.d.r.] che sono delle pedine che non contano nulla, ma ordini superiori che volevano i morti”.

Massimo Citro sul caso dell’idrossiclorochina

Come ha affermato anche il dottor Giuseppe Di Bella in una recente intervista, il caso dell’idrossiclorochina ha suscitato un po’ di scompiglio nell’ambiente medico scientifico. Anche il dottor Citro ha evidenziato lo scivolone della rivista The Lancet, seguito poi dall’OMS e dalla nostra italiana AIFA. Questo fatto ha messo in luce come è semplice manipolare i dati di un farmaco che funziona bene: “La gente non deve curarsi perché il numero di morti doveva essere alto”.

Per il medico lo studio che affossava il farmaco antimalarico pubblicato sulla celebre rivista avrebbe mostrato che l’industria farmaceutica non sponsorizza la prevenzione delle malattie perché ci preferirebbe malati.

Degli studi avrebbero confermato infatti che il virus crea maggiori danni sulla catena beta delle emoglobine e il caso vuole che l’idrossiclorochina agisse proprio sull’emoglobina. “Dobbiamo dirlo noi a giugno o avrebbe dovuto dirlo il Comitato tecnico scientifico mesi fa? Secondo me questo dovrebbe essere denunciato alla magistratura con l’accusa di strage”. 

Cercando i responsabili, il dottor Citro incolpa le élite che avrebbero fatto la guerra a tutto quello che poteva aiutare le persone. Ha anche criticato l’evolversi delle notizie, sempre in ritardo, come un modo per aumentare il più possibile il numero di contagiati. “I governi fanno propaganda terroristica per fare in modo che la gente si ammali. Tutto l’insieme è una tragica beffa. Abbiamo permesso alle élite di prendere sempre più potere e in modo sempre più sfacciato”.

Per il dottor Citro il clima di terrore creato intorno a questo virus fa parte di una strategia vincente che ha per scopo quello di spaventare le persone che adesso implorano il vaccino.


Articolo di Denise Baldi – Denise Baldi, chimica appassionata di rimedi naturali e tutto quello che riguarda la salute in generale.

Fonte: https://www.oltre.tv/dottor-citro-ordini-superiori-morti-video/

https://www.conoscenzealconfine.it/dottor-citro-o-sono-ignoranti-o-ordini-superiori-volevano-i-morti/ 

Il “Grande Reset”? Dall’Emergenza sanitaria al Nuovo Ordine Mondiale



Il “Grande Reset”? Dall’Emergenza sanitaria al Nuovo Ordine Mondiale

di Federico Nicola Pecchini
https://www.conoscenzealconfine.it/il-grande-reset-dall-emergenza-sanitaria-al-nuovo-ordine-mondiale/ 

“La storia c’insegna che l’umanità evolve in misura significativa solo quando ha davvero paura… Una pandemia di grandi dimensioni farà quindi nascere… molto più rapidamente di quanto avrebbe fatto la sola ragione economica… un vero governo mondiale”. (Jaques Attali, 06/05/2009)

Il Nuovo Ordine Mondiale e l'ascesa della Cina. I nuovi scenari ...
Mentre questa pazza primavera volge finalmente al termine e il mondo occidentale è ancora intento a leccarsi le ferite dopo uno dei periodi più traumatici della storia recente, i potenti del pianeta stanno già pensando a come trarre vantaggio dall’emergenza in corso. “Mai lasciare che una buona crisi vada sprecata” – recita il vademecum del buon governante, e allora poco male le centinaia di migliaia di morti, o i milioni di persone che hanno perso il lavoro e sono ora ridotte sul lastrico: la pandemia potrebbe rivelarsi una straordinaria occasione per ripensare il mondo dalle sue stesse fondamenta.
A chiamare all’appello miliardari e “filantropi” da ogni angolo del globo ci ha pensato nientemeno che l’eterno erede al trono britannico, il principe Carlo. Qualche giorno fa, nel discorso inaugurale per il lancio de “Il Grande Reset”, un’iniziativa da lui promossa al World Economic Forum di Davos, Carlo ha parlato di “un’opportunità d’oro per ricavare qualcosa di buono da questa crisi. Le sue ripercussioni senza precedenti” – ha detto il principe – “potrebbero rendere la gente più ricettiva a grandi visioni di cambiamento.”
Carlo è da tempo in isolamento precauzionale dopo aver contratto a marzo una forma lieve di Covid-19. Durante l’emergenza sanitaria si è anche temuto per la vita di suo padre, il quasi centenario principe Filippo che, nonostante le tante voci che lo davano per morto, sarebbe invece ancora vivo e vegeto in compagnia della consorte, la regina Elisabetta. Riguardo a Filippo, è perlomeno una curiosa coincidenza il fatto che egli in passato avesse più volte confidato alla stampa di volersi “reincarnare sotto forma di un virus mortale” per “risolvere il problema della sovrappopolazione.”
Per i malpensanti la teoria del complotto è praticamente servita su un piatto d’argento: potremmo infatti avere a che fare con una tipica operazione di ingegneria sociale sul modello “problema- reazione – soluzione”. Come spiegato da Noam Chomsky nel suo “Media Control: The Spectacular Achievements of Propaganda” (2002), i mass media sono soliti concentrarsi su un problema specifico, proprio per suscitare una forte reazione nell’opinione pubblica e prepararla così ad accettare una soluzione prestabilita.
Ad esempio, si può orchestrare una crisi economica per limitare i diritti civili ed imporre un regime di austerity. In tal caso il “problema” produce uno stato di incertezza ed ansietà generale che spiana la strada alla messa in atto della “soluzione” desiderata. Come diceva Attali, la paura gioca sempre un ruolo chiave nei cambiamenti sociali. Non è un caso che qui in Italia, negli anni di piombo, quello stesso modus operandi venne ribattezzato “strategia della tensione”: allora si trattava di organizzare atti terroristici e di attribuirli alla sinistra radicale con l’intento di fermare l’ascesa del partito comunista.
Nel caso del virus odierno, esso potrebbe perfino esser stato ingegnerizzato in laboratorio per poi essere rilasciato al momento opportuno. Ad oggi però, non ci sono prove decisive per supportare una tesi del genere. Uno studio molto citato uscito su Nature a metà marzo riteneva “improbabile” che il nuovo coronavirus fosse di origine artificiale. Di contro, diversi scienziati di fama internazionale come il premio Nobel Luc Montagnier e Peter Chumakov, dell’Accademia Russa delle Scienze, hanno sostenuto che fosse il risultato di esperimenti da laboratorio. Il genetista israeliano Ronen Shemesh ha individuato una singolare mutazione, difficilmente evolutasi in natura, che renderebbe il nuovo virus particolarmente infettivo: “Se stessi cercando di progettare un ceppo virale con una maggiore affinità e potenziale infettivo per l’uomo, lo farei esattamente così”, ha di recente sostenuto in un’intervista.
Ma questo dibattito richiederebbe un’articolo a sé. In quello presente, invece, sorvoleremo sulle possibili dietrologie riguardo all’origine del virus e ci concentreremo piuttosto sulle soluzioni avanzate dalle élites mondiali per affrontare la crisi. Come ha affermato un altro grande vecchio della politica internazionale, Henry Kissinger, questa pandemia “cambierà per sempre l’ordine mondiale”. Al di là dei proclami trionfalistici, quello che ci interessa è capire come.

Al summit virtuale di Davos, c’erano alcune tra le più importanti personalità del panorama politico ed economico mondiale: oltre al sopracitato principe Carlo, erano presenti Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum, António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, e Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale. Per Schwab, “è arrivato il momento di un ‘grande reset’ del capitalismo” globale: “Tutti i paesi, dagli Stati Uniti alla Cina, devono partecipare, ed ogni industria, da quella del petrolio e del gas a quella tecnologica, devono essere trasformate. La pandemia ci ha mostrato quanto rapidamente possiamo effettuare cambiamenti radicali nel nostro stile di vita e rappresenta una rara quanto stretta finestra di opportunità per riflettere, ripensare e riorganizzare il nostro mondo.”
Ma cosa significa davvero tutto questo? L’agenda del “Grande Reset” è composta da tre parti principali, che chiameremo:
– Globalizzazione
– Decarbonizzazione
– Digitalizzazione

1. Globalizzazione

A causa delle drastiche misure di contenimento adottate nel tentativo di arginare la pandemia, l’economia mondiale ha subito una delle più drammatiche battute d’arresto della storia. Si stima che a livello globale, gli scambi commerciali diminuiranno di un terzo su base annua, e che il flusso di turismo internazionale potrebbe ridursi fino all’80% nello stesso periodo. Molti analisti, tra cui l’Economist, si sono domandati se un disastro del genere non possa mettere la parola fine sul processo di globalizzazione.
Ma per il gruppo di Davos è vero il contrario: l’emergenza coronavirus sarà un occasione per più e non meno globalizzazione. Certo la pandemia cambierà molte cose, e richiederà un nuovo approccio alle politiche commerciali e fiscali tra stati, ma alla fine dei conti la cooperazione internazionale ne uscirà rafforzata. A sentire loro, tutto questo sarà fatto nell’ottica di un mondo più equo e più giusto, dove finalmente si rimedierà all’innaccettabile disparità di ricchezza che vede oggi le otto persone più ricche del pianeta avere tanto quanto la metà più povera della popolazione mondiale messa assieme (circa 3 miliardi e mezzo di persone).
Se una redistribuzione globale della ricchezza è sicuramente in programma, questa difficilmente andrà ad intaccare il monopolio delle grandi élites finanziarie. Come sappiamo dalle recenti rivelazioni dei Panama papers o dello scandalo Libor, i grandi gruppi bancari utilizzano metodi altamente sofisticati per nascondere i loro soldi nei paradisi fiscali o manipolare le quotazioni di mercato. Piuttosto, la redistribuzione economica comporterà ulteriori sacrifici per la classe media dei paesi ricchi, che dovranno abituarsi a livelli di consumo più bassi per permettere ai paesi poveri di svilupparsi. A livello nazionale, una tassa patrimoniale potrebbe essere imposta in modo progressivo per ripagare i debiti contratti nell’emergenza. Ma anche in questo caso ad essere colpiti sarebbero soprattutto i piccoli e medi imprenditori, i ricchi ma non i super-ricchi, per intenderci.

2. Decarbonizzazione

Da qualche anno ormai, il famigerato “cambiamento climatico” è sulla bocca di tutti. Per le Nazioni Unite, esso rappresenta “la più grande minaccia alla salute umana della storia” e “la maggiore minaccia per la sicurezza globale”. Già prima dello scoppio della pandemia, il Fondo Monetario Internazionale aveva parlato di una “crisi che richiede azioni immediate da parte di tutti i livelli di governo” e la Banca Mondiale aveva stanziato 50 miliardi per promuovere una nuova “finanza climatica”.
Pochi ricorderanno che lo scorso gennaio Greta Thunberg si era presentata a Davos per sensibilizzare le élites sulle tematiche ambientali. Uno dei mentori della giovane attivista svedese, Al Gore, lavora da anni per promuovere la sua versione di “capitalismo sostenibile”, di recente popolarizzato sotto il nome di “Green New Deal”. Di cosa si tratta? In pratica di una transizione dal neoliberismo sfrenato degli ultimi decenni ad un sistema economico più regolamentato, dove i governi nazionali ma soprattutto le grandi organizzazioni transnazionali come l’FMI devolvono i loro finanziamenti in modo selettivo a quelle imprese che rispettano certi parametri ecologici. E fin qui verrebbe da dire: meglio di niente! Ma il problema è più profondo.
L'ambientalismo alla Greta è solo una scusa per rifilarci nuove ...
Il modello proposto ha radici nel concetto di “modernizzazione ecologica” ideato da un gruppo di sociologi già dagli anni ’80 e ’90. Per costoro, l’unica via d’uscita dalla crisi ecologica è di progredire ulteriormente nel processo di modernizzazione verso una sorta di “iper-industrializzazione green” capace di ridurre il proprio impatto ecologico attraverso tecnologie innovative ed una gestione più efficiente. In altre parole, l’establishment tecno-corporativo vorrebbe raddrizzare i problemi creati in decenni di cattiva gestione attraverso una nuova serie di misure tecno-corporative. E questo ci porta al terzo punto:

3. Digitalizzazione

Il terzo e ultimo punto dell’agenda del “Grande Reset”, promuove infatti il concetto di “Quarta Rivoluzione Industriale”. Con esso si intende una svolta del sistema industriale verso una completa digitalizzazione sia della catena produttiva sia di quella per la distribuzione di beni e servizi. L’emergenza sanitaria è vista come un’occasione per velocizzare tale processo.
Nelle parole di Schwab: “Durante la crisi del Covid-19, aziende, università ed altri hanno unito le forze per sviluppare sistemi di diagnosi, terapie e possibili vaccini; costruire centri diagnostici; creare meccanismi per rintracciare le infezioni; e fornire telemedicina. Immaginate cosa sarebbe possibile se questo tipo di sforzi congiunti fossero compiuti in ogni settore.” Per Schwab, “La Quarta Rivoluzione Industriale modificherà l’essenza stessa dell’esperienza umana.”
La Quarta Rivoluzione Industriale si basa su unità produttive smart, definite smart factories, e reti di gestione e distribuzione anch’esse smart, definite smart grids. L’idea di fondo è massimizzare l’efficienza produttiva e di consumo. Grazie alla robotica, ai sensori di nuova generazione, all’intelligenza artificiale e all’uso integrato dei big data, ogni aspetto della nostra vita sarà monitorato ed ottimizzato. Ecco alcuni dei punti salienti:
Identità digitale e biometrica per tutti;
Moneta digitale con sistemi di pagamento contactless;
Internet delle cose: ogni oggetto d’uso quotidiano sarà collegato alla rete;
Realtà aumentata: sempre nuovi dispositivi elettronici ci guideranno nello svolgimento delle attività quotidiane.
E questo sarebbe solo l’inizio. La tecnologia infatti non si limiterebbe a trasformare il mondo intorno a noi e gli oggetti che utilizziamo, ma andrebbe progressivamente a modificare anche il nostro corpo e la nostra mente, fino a sostituirli del tutto. Questa è l’essenza dell’ideologia transumanista, che da tempo ormai è diventata la religione ufficiale della Silicon Valley. Gente come Elon Musk sta già lavorando per interfacciare il nostro cervello con delle reti neurali artificiali, tramite un chip impiantato nella testa. E per chi si ostinasse a vedere la cosa come un delirio fantascientifico, ricordo le parole del nostro ministro per l’innovazione digitale, Paola Pisano, rilasciate su Twitter solo pochi mesi fa:

Adesso che ci siamo fatti un’idea circa le reali intenzioni della nostra classe dirigente, la domanda è: che fare? Se ci piace il futuro transumanista da essi proposto, la risposta è: niente. Ci stanno già pensando loro. Se invece tale futuro ci ripugna e vogliamo salvaguardare l’integrità della natura umana per noi e per i nostri figli, allora c’è molto da fare. E soprattutto, non c’è tempo da perdere.
I prossimi anni saranno decisivi, perché le élites intendono sfruttare questa crisi per imporre al mondo una svolta epocale nella direzione che abbiamo visto. E in mancanza di un’alternativa culturale dal basso tale processo raggiungerà ben presto il punto di non ritorno, e diventerà irreversibile.
La risposta alla deriva tecnocratica e transumanista non può risolversi in un rifiuto totale della tecnologia di stampo neo-luddista con visioni nostalgiche di paradisi perduti e idilliche simbiosi con la natura. Piuttosto, è necessario elaborare una visione alternativa del futuro da cui derivare un piano di reset diverso, che sappia coadivare l’integrità ecologica con l’integrità umana, e rimetta la scienza e la tecnologia a servizio di esse e non a capo di esse. Più che di nuove tecnologie infatti, abbiamo bisogno di nuovi valori.
Come diceva Indira Gandhi già nel lontano 1972: “La civiltà industriale ha promosso il concetto di uomo efficiente… che prezzo dobbiamo pagare oggi per quella efficienza, e non è sconsideratezza un termine più appropriato per definire un tale comportamento? L’inquinamento non è un problema tecnico. Il problema non sta tanto nella scienza o nella tecnologia di per sé, quanto nel senso dei valori del mondo contemporaneo… Dobbiamo riconsiderare le basi stesse su cui sono fondate le nostre rispettive società civili e gli ideali da cui sono sostenute. Se deve esserci un cambiamento di mentalità, un cambiamento di direzione e dei metodi di funzionamento, non sarà un’organizzazione o uno stato – non importa quanto ben intenzionati – a poterlo realizzare.”
Articolo di Federico Nicola Pecchini
Fonte: https://medium.com/@FedericoNicolaPecchini/il-grande-reset-e21feeeed4a

Nella fase post-pandemica adottiamo la classificazione di Allen Hynek sugli INCONTRI RAVVICINATI dal I al VII tipo





Dopo il blocco di ogni attività sociale ed economica perdurato per quasi tre mesi in Italia, si vedono i primi segnali istituzionali di “concessione” di qualche libertà inter-relazionale (a cascata gerarchica dall’alto verso il basso, con le basi istituzionali locali ancora più rigorose nel sottomettersi ai diktat dei cialtroni, ciarlatani e corrotti che stanno in alto).
Il cosiddetto “distanziamento sociale”, termine perverso e distopico che farebbe annichilire Wells e Huxley se fossero ancora vivi (per carenza previsionale), pare non sia sufficiente per i maggiordomi e camerieri dell’élite finanziaria al potere, hanno dovuto aggiungere la “museruola”, i guanti, i percorsi obbligati e segnalati a terra con vernice (come se avessero a che fare con dei deficienti), i detergenti igienizzati (che ti obbligano a usare anche se porti i guanti), l’accesso selettivo e a numero chiuso in ogni ambiente interno (a causa del quale si formano spesso file assurde, a volte all’aperto e sotto il sole cocente, che chissà quanti svenimenti e colpi di calore provocherà quest’estate. Quando basterebbe applicare delle ben poco costose lampade UV sterilizzanti con sensori di movimento), oltre a una miriade di regolamenti che ogni istituzione, pubblica o privata si è sentita in dovere di redigere per dimostrare il proprio zelo di ubbidiente e servitore nei confronti di coloro che detengono il potere e gestiscono le sorti del mondo. Manca solo il guinzaglio, ma quello è invisibile e ognuno se lo crea con la propria mente, con i colori e la lunghezza desiderata, ma sempre di guinzaglio si tratta.
Il virus ovviamente è solo un pretesto, come la pandemia che non c’è stata, trattandosi semmai solo di una modesta epidemia, che col tempo e col caldo in arrivo si è smorzata da sola, non certo per merito della nostra pessima classe politica, che ha saputo arrecare solo danni (vedasi in proposito le stime e i risultati conseguiti da paesi che non hanno applicato i criteri italiani di chiusura totale e in proporzione hanno avuto pressappoco lo stesso numero di vittime). Il virus in questione, denominato COVID-19, a detta di molti esperti non appartenenti al mainstream, quindi non a libro paga della Big Pharma (i cui baroni della medicina a volte paradossalmente prendono doppia paga, anche governativa, per esternarci le loro minchiate da saputelli rappresentanti del più becero scientismo dogmatico), è ormai mutato centinaia di volte, per cui ogni vaccino è inutile e dannoso, e ha perso la sua pericolosità, sia in fase di contagiosità e sia nell’aggressività patologica sulle persone, riducendosi al livello dei suoi parenti stretti, cioè i virus influenzali. Quindi basterebbero le normali e consuetudinarie pratiche di rispetto dell’igiene e del prossimo (come dovrebbe avvenire costantemente tra persone civili), cioè evitare di starnutire e tossire senza coprirsi adeguatamente la bocca, lavarsi le mani frequentemente e non toccarsi in continuazione bocca, occhi e naso. Ma in questo modo non solo s’impedirebbe al potere liberticida di soggiogarci maggiormente e con piena adesione volontaria, riducendoci sempre più al ruolo di schiavi digitali, ma si impedirebbe il business, cioè il trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto, perché nel caso qualcuno non lo avesse ancora capito, da parecchio tempo i nostri eroi, esattamente come SUPERCIUK (personaggio dei fumetti di Alan Ford creato da Max Bunker alias Luciano Secchi), rubano ai poveri per dare ai ricchi. Altrimenti come si spiegherebbe che in poco più di un secolo (per comodità prendiamo come riferimento la fondazione della FED nel 1913, concepita da una decina di magnati e finanzieri tre anni prima e poi fatta approvare dal Congresso USA ricorrendo alla corruzione e al ricatto), circa 200 famiglie detengono la quasi totalità della ricchezza del mondo civilizzato (direttamente o indirettamente), tra di esse solamente otto ne detengono la maggior parte.
Ovviamente quello che rimane nelle mani private è ancora molto, proporzionalmente, ed è il motivo per cui l’Italia fa gola a quest’élite al potere, perché la popolazione italiana da sola detiene circa 1700 miliardi di euro di liquidità, oltre 2200 miliardi investiti in fondi e obbligazioni, più un patrimonio immobiliare notevole, perlopiù ereditato a livello di passaggi generazionali. Forse solo i giapponesi ci superano, in Europa siamo sicuramente al primo posto per ricchezza pro-capite posseduta, anche se per reddito moltissimi ci superano, alcuni anche di tre o quattro volte (guarda caso si tratta di paradisi fiscali, anche se alcuni si definiscono ex).
Tornando al discorso sul distanziamento sociale e sugli “incontri non ravvicinati” (come il titolo dell’articolo sopra riportato), proporrei di adottare e applicare per questa fase post-pandemica la classificazione inventata nei primi anni ’70 dall'astrofisico e ricercatore ufologico J. Allen Hynek, cioè suddividere le possibilità di avvicinamento sociale in sette classi: INCONTRO RAVVICINATO del I-II-III-IV-V-VI-VII tipo, cioè dalla massima distanza (osservare col binocolo stando agli arresti domiciliari) alla minima (sorvolo sui particolari, per senso del pudore).
Sui criteri applicativi non mi ci dedico neppure, coloro che gestiscono il potere con qualifiche gerarichiche esecutive da quadro intermedio (quelli cioè coi gradi di caporale alla Totò) sono molto più esperti e abili di me nell’elaborare queste aberrazioni sofisticate.
Claudio Martinotti Doria