Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

PER CONTATTI: claudio@gc-colibri.com

Se preferite comunicare telefonicamente potete inviare un sms al 3485243182 lasciando il proprio recapito telefonico (fisso o mobile) per essere richiamati. Non rispondo al cellulare ai numeri sconosciuti per evitare le proposte commerciali sempre più assillanti

Questo blog ha adottato Creative Commons

Licenza Creative Commons
Blog personale by Claudio Martinotti Doria is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.cavalieredimonferrato.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at www.cavalieredimonferrato.it.

COME SOSTENERE LA MIA PERSEVERANTE ATTIVITA' DI VOLONTARIATO. Se avete apprezzato l’impegno e l’originalità dei miei articoli ritenendo che la mia attività divulgativa meriti un sostegno, appena avrete l’opportunità di farlo dedicate qualche minuto e qualche euro per sostenerla, tenendo presente che non ho entrate pubblicitarie e nessuno sponsor (condizione necessaria per mantenersi indipendenti) ed inoltre sono una vittima della riforma previdenziale della Fornero e la mia pensione è stata rinviata al 2024, ed è giusto che lo sappiate fin da adesso che l’importo che mi sarà erogato sarà minimo. Potrete contribuire con una donazione tramite PayPal all’account claudio@gc-colibri.com oppure a questo link: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=Z2M2PAF4N76V6&lc=IT&item_name=Claudio%20Martinotti%20Doria&currency_code=EUR&bn=PP%2dDonationsBF%3abtn_donateCC_LG%2egif%3aNonHosted

Se non siete registrati a Paypal potete effettuare un bonifico bancario all’IBAN IT42M0303222600010000002011 (Credem, filiale di Casale Monferrato)

You can make a donation using PayPal account claudio@gc-colibri.com or at this link: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=Z2M2PAF4N76V6&lc=IT&item_name=Claudio%20Martinotti%20Doria&currency_code=EUR&bn=PP%2dDonationsBF%3abtn_donateCC_LG%2egif%3aNonHosted





Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Al vertice sulla Libia di Palermo i veri vincitori oltre ad Haftar sono stati i russi

La presenza o meno di Haftar ha catalizzato l’attenzione in questo vertice di Palermo per la Libia, che oramai ha chiuso i battenti a villa Igiea. Un’attenzione questa che ha sullo sfondo il duello tra Italia e Francia: per Roma non mostrare Haftar in Sicilia sarebbe stato uno smacco nei confronti di Parigi. Anche se poi in realtà durante la conferenza è emersa, di fatto, un’intensa collaborazione tra italiani e francesi spinti dalla necessità di non farsi troppo del male a vicenda. In pochi però hanno, specialmente a livello mediatico, tenuto conto di come a Palermo tra i veri vincitori spicca indubbiamente la Russia.
strip_occhi_articolo_libia

Dmitri Medvedev ed il compromesso chiesto a tutti gli attori in campo

Del resto la conferenza di Palermo è decollata quando il 24 ottobre scorso Conte è volato a Mosca. Putin in quell’occasione ha promesso non solo un’importante rappresentanza del Cremlino, ma anche gli sforzi per convincere Haftar ad essere in Sicilia. E così è stato. A Palermo è arrivato il primo ministro Dmitri Medvedev, assieme ad una nutrita delegazione fatta di funzionari e diplomatici. Ed il capo dell’esecutivo non ha fatto una semplice comparsa. Già nel pomeriggio di lunedì il gruppo proveniente da Mosca ha iniziato a partecipare a diverse riunioni preparatorie ed a gruppi di lavoro con diversi interlocutori, sia libici che internazionali.
Medvedev nel corso della due giorni poi, ha svolto un ruolo importante nel tira e molla su Haftar. La Russia è quindi stata protagonista indiscussa del vertice, al contrario invece degli Usa. Nonostante l’idea del summit sia nata proprio a Washington, quando il premier Conte ha ricevuto il disco verde da Trump per la cabina di regia italiana sulla Libia, è stato il governo di Mosca a tessere le fila principali tra i vari attori presenti a Palermo. Ed indubbiamente ha aiutato il nostro paese a poter organizzare la due giorni siciliana. In un’intervista rilasciata all’agenzia Tass, il primo ministro Medvedev ha poi sottolineato la necessità per tutte le parti in causa di attuare compromessi. Il riferimento sembra lanciato tanto ad Haftar quanto ai turchi, gli attori indubbiamente più “turbolenti” dell’appuntamento in riva al Tirreno. Il primo deve accettare l’idea di dover parlare anche con delegazioni a lui più lontane, Ankara dal canto suo deve accollarsi eventuali ridimensionamenti dei gruppi da lei finanziati, Fratelli Musulmani in testa. Senza compromessi non si arriverà mai alla quadratura del cerchio. La Russia, in tal senso, proverà a mediare e, al tempo stesso, a rendere la vita meno complicata all’Italia.

La Russia sempre più protagonista nel Mediterraneo 

La vera misura della presenza russa a Palermo è stata però possibile vederla in sala stampa. Nel media press allestito a villa Igiea, la flotta di giornalisti russi era inferiore solamente a quella italiana. Tutte le principali testate ed agenzie del paese hanno inviato rappresentanti a Palermo. Spesso un portavoce di Medvedev ha fatto la spola dalle sale dove si svolgevano le riunioni per aggiornare la situazione. Un’organizzazione che nel media center ha dato più volte l’impressione che i russi fossero i veri padroni di casa. “In Russia si è dato ampio spazio a questo vertice nei telegiornali – afferma Vera Sherbakova, giornalista dell’agenzia Tass – Ieri sera alcuni siti aprivano proprio con questa notizia. Certamente la valutazione del vertice è positiva, ma tra i miei colleghi russi viene anche rimarcato il fatto che tutto è riuscito grazie alla mediazione del nostro governo con Haftar”.

Possono sembrare dettagli, ma sono in realtà elementi indicativa sull’aria che tira. A fronte di un’attenzione americana di gran lunga minore, i tanti giornalisti presenti dalla Russia denotano l’interesse verso la Libia e dunque verso il Mediterraneo. La partita che si sta giocando nel Mare Nostrum è importante, Mosca sta impiegando sempre più energie e risorse per vincerla. Del resto, proprio a proposito di Libia, è già da più di un anno che si parla di una base navale russa tra Derna e Bengasi, questo spiegherebbe il probabile utilizzo di contractors collegati al Cremlino al fianco di Haftar. Dopo la Siria e la vittoria nella guerra al fianco di Assad, la Libia potrebbe essere il nuovo campo dove la strategia russa riesce a fare della federazione una potenza quasi essenziale per gli equilibri nel Mediterraneo. A Palermo, al di là delle considerazioni sul comportamento del nostro governo e sugli obiettivi di un’Italia che prova a blindare la Libia, la vincitrice appare essere soprattutto la Russia.

Nei fiumi dell'Iraq stanno morendo anche le carpe, e con loro muoiono anche i fiumi e una importante fonte di cibo ...


Il fatto che a morire a decine di migliaia nei fiumi dell'Iraq siano le carpe, significa che la situazione è gravissima, perché le carpe sopravvivono in condizioni estreme, sia di inquinamento che di siccità e scarsità di ossigeno, sono in pratica le ultime specie ittiche a morire in qualsiasi corso d'acqua o bacino idrico. Significa che le altre specie ittiche più delicate e sensibili (i cosiddetti "bioindicatori", cioé le specie che per prime subiscono le conseguenze di inquinamenti) sono già morte da tempo e con la morte delle carpe muore anche l'intero fiume, diverrà cioé totalmente privo di vita. Mi stupisce che non sia minimamente indicato nell'articolo un seppur minimo riferimento alle cause, a parte il solito generico "inquinamento", non sono stati esaminati i  pesci morti da qualche laboratorio di analisi? Non sono stati effettuati prelievi dai fiumi per individuare le sostanze tossiche contaminanti? Possibile che in quei luoghi non esistano questi rilievi e modalità di comportamento istituzionale di un paese civilizzato? E' ovvio che in assenza del seppur minimo monitoraggio e prevenzione, la situazione potrà solo peggiorare fino alle estreme conseguenze. Come già sta avvenendo. Claudio





Iraqi men sail past scores of dead fish, from nearby farms, floating on the Euphrates river near the town of Sadat al Hindiya, north of the central Iraqi city of Hilla, on November 2, 2018. - Iraqi fishermen, south of Baghdad were stunned and angry after finding thousands of dead carp mysteriously floating in their water farms or washed up on the Euphrates' river bed. (Photo by Haidar HAMDANI / AFP)

Perché una moria di pesci in Iraq
preoccupa tutto il Medio Oriente 

Gli occhi della guerra 

http://www.occhidellaguerra.it/la-strage-delle-carpe-in-iraq/

Gli iracheni sempre più senza cibo 

Il fatto di vedere un simbolo nazionale “martoriato” rappresenta sicuramente un dramma per l’Iraq. La popolazione, riportano i media locali, appare letteralmente sotto shock. Le carpe esistono da millenni in queste zone del medio oriente, vederne morire in migliaia in più punti dell’Eufrate è un autentico colpo al cuore della società e della stessa identità nazionale irachena. Ma indubbiamente, come riporta un reportage del Daily Mail, la preoccupazione per adesso si incentra maggiormente sulla prospettiva di rimanere con sempre meno scorte di cibo. Oltre ad essere piatto nazionale, le carpe sono facili da cucinare: bastano cinque minuti e l’aggiunta di qualche spezia per dare da mangiare ad un’intera famiglia. Per un popolo, come quello iracheno, che negli ultimi 38 anni ha passato più tempo in guerra che in pace, le carpe rappresentano un mezzo di sostentamento ed una sicurezza anche nei periodo più bui. Basta andare lungo le rive dell’Eufrate o del Tigri e pescare questi pesci per non patire troppo a lungo la fame.

Adesso anche questo appiglio rischia di scomparire o quanto meno di ridimensionarsi. Una mazzata per l’economia, così come soprattutto per la popolazione più povera. In Iraq il cibo non è scontato trovarlo in tutto il paese. Nei quartieri centrali di Baghdad i supermercati appaiono ben forniti, uscendo dalle prime periferie della capitale iniziano già gravi problemi per l’approvvigionamento di cibo. Spesso sono le organizzazioni umanitarie a permettere alla popolazione, sia dei quartieri più popolari delle grandi città che dei villaggi dispersi nel deserto, di avere almeno il minimo necessario per l’alimentazione. La terra è sempre più arida, il paese sta attraversando uno dei più gravi periodi di siccità di sempre e l’agricoltura è in ginocchio: ortaggi e frutta devono provenire in gran parte dall’estero ed i prezzi, per distributori e consumatori, aumentano sempre più. La moria di carpe e di pesci nei fiumi, specialmente nell’Eufrate, non fa altro che aggravare la situazione. La fame in Iraq è uno spettro sempre più in agguato, che rischia di far tornare il paese indietro di parecchi decenni.

Le preoccupazioni per il livello di inquinamento delle acque 

Ma oltre all’emergenza legata al cibo ed al sostentamento della popolazione, al pari del rischio scomparsa di un piatto che è simbolo stesso dell’unità nazionale, la moria di carpe nell’Eufrate pone un’altra grave problematica. Già da questa estate l’Iraq è alle prese con una grave emergenza legata alla salubrità delle proprie acque. Nella provincia di Bassora si registrano centinaia di casi legati ad intossicazioni dovute dall’ingerimento di acque inquinate. Non solo: colera ed altre malattie pericolose per la salute umana sono comparse in molte zone del sud del paese. Proprio in queste ore l’Unicef ha pubblicato un rapporto in cui si attesta come trecentomila bambini iracheni sarebbero esposti al rischio di malattie derivanti da acqua contaminata. Per l’Iraq è un duro colpo. Il paese è già costretto ad importare grandi quantitativi di acqua per via della siccità, dovuta anche in parte alla costruzione delle dighe sul Tigri in Turchia. Quella poca rimasta in Iraq è inquinata e quasi inutilizzabile.
La moria di carpe ne è ulteriore e drammatica testimonianza. Le migliaia di pesci che ogni giorno vengono trovati lungo il letto dell’Eufrate, accatastati in un macabro spettacolo di morte e di grave violazione della natura, sono emblema delle difficoltà e della situazione dell’Iraq di oggi. Manca tutto: elettricità, cibo, acqua, potabilità dell’acqua. A non mancare è solamente il petrolio, estratto in quantità sempre maggiori specie dal sud dell’Iraq. E forse è questa l’unica notizia vera che interessa ai vicini dell’Iraq ed all’occidente.

Think-tank pro-Israele: Hezbollah ha più "potenza di fuoco" del 95% degli eserciti del mondo

Oltre alla potenza di fuoco degli Hezbollah libanesi e al cospicuo numero combattenti di cui dispongono, che sarebbero già di per sè motivi più che sufficienti per temerli ed evitare pertanto di doverli affrontare da parte israeliana, occorre altresì tenere presente quanto i media occidentali si guardano bene dal rivelare, cioé che nell'IDF (Israel Defense Forces, avolte semplicemente denominate Tzahal o Tsahal) sono in continua crescita i casi di defezione, depressione, obiezione di coscienza, ecc., soprattutto tra i giovani e gli ufficiali. Significa che a parte gli irriducibili guerrafondai, razzisti ed eventuali psicopatici latenti con la mania per le armi, il resto della truppa è tutt'altro che propenso ad affrontare una nuova guerra o a proseguire nella vessazione e repressione dei palestinesi, e vorrebbe vivere in pace. Forse è anche per questo che il governo israeliano e i neocons sionisti americani spingono così tanto l'acceleratore mediatico e del "deep state" demonizzando l'Iran e gli Hezbollah nel tentativo di coinvolgere gli USA in un conflitto in Medio Oriente a fianco degli israeliani. Claudio

Think-tank pro-Israele: Hezbollah ha più "potenza di fuoco" del 95% degli eserciti del mondo

Fonte: L'Antidiplomatico

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews thinktank_proisraele_hezbollah_ha_pi_potenza_di_fuoco_del_95_degli_eserciti_del_mondo/82_26040/

 

Il Movimento di resistenza islamica del Libano (Hezbollah) ha "più potere di fuoco del 95% degli eserciti convenzionali del mondo", secondo il think-tank statunitense pro-Israele, JINSA


Uno studio dell''Istituto ebraico per la sicurezza nazionale americana' (JINSA), preparato da diversi alti ufficiali in pensione degli Stati Uniti, mette in guardia contro la devastante minaccia rappresentata dai missili di Hezbollah contro il regime di Israele in caso di una nuova guerra.

"Il prossimo conflitto tra Israele e Hezbollah avrà poca somiglianza con i precedenti conflitti tra Israele e i suoi avversari. I cambiamenti nell'ambiente strategico nei dodici anni trascorsi dall'ultimo conflitto tra Israele e Hezbollah provocheranno morte e distruzione senza eguali, dato che oggi Hezbollah ha più potenza di fuoco del 95 per cento degli eserciti convenzionali del mondo" si avverte il documento.

Attualmente la Resistenza libanese ha più missili di "tutti i membri europei della NATO messi insieme", si legge nel testo, pubblicato giovedì scorso.

Nello specifico, Hezbollah ha un arsenale di "tra 120.000 e 140.000 tra missili e razzi", una cifra che supera i 10.000 missili che aveva avuto nell'ultima guerra con Israele nel 2006.


Oltre ai missili a corto raggio, secondo il rapporto, Hezbollah ha diverse migliaia di razzi a medio raggio e centinaia di missili a lungo raggio e precisione in grado di attaccare obiettivi in ??tutto il territorio palestinese occupato.

Allo stesso tempo, il gruppo libanese ha moltiplicato il numero delle sue truppe, da 13.000 combattenti nel 2006 a circa 25.000 membri attivi del servizio, oltre ad avere tra le 20.000 e le 30.000 forze di riserva.

Ultimamente, i media israeliani hanno indicato che il regime di Tel Aviv potrebbe smettere di bombardare in Siria e concentrarsi sul Libano dopo l'abbattimento, lo scorso settembre, di un aereo russo sul suolo siriano e le tensioni diplomatiche con Mosca.

Da parte sua, il leader di Hezbollah Seyed Hasan Nasrallah ha reso noto, ieri, che risponderà fermamente a qualsiasi attacco israeliano contro il Libano.

"Israele deve affrontare una vera sfida con una situazione che non esiste in nessun'altra parte del mondo", ha dichiarato uno degli autori del rapporto, il generale in pensione Michael S. Tucker, che era il primo comandante generale dell'US Army  tra il 2013 ed il 2016.
 
Fonte: JINSA
Notizia del:

Miliardi di debiti ed Europa a pezzi Così Juncker ha affondato l’Europa ...

Juncker esattamente come Superciuk estorce ai poveri (e li penalizza continuamente) per donare ai ricchi. Ecco perché è così benvoluto dall'èlite finanziaria mondialista (seppur imbarazzante come personaggio) ed è disprezzato dalla popolazione europea. L'analogia con Superciuk non si limita al comportamento politico finanziario ma anche al "carburante" che ingerisce abitualmente per caricarsi di energia, essendo la sua propulsione biologica e psicologica ad elevato tasso alcolico. Claudio

Miliardi di debiti ed Europa a pezzi
Così Juncker ha affondato l’Europa

I debiti si ereditano. E quelli che Jean-Claude Juncker lascerà all’Unione europea una volta finito il suo mandato, sono enormi. Economici e politici. I primi, come rivelato da L’Espresso, ammontano a circa mille miliardi di euro all’anno. Perché con il suo Paese, il Lussemburgo, a essere la capitale dell’elusione (o dell’evasione) fiscale nel continente europeo, il bilancio dell’Ue e dei 28 Stati membri è disastroso.
Una voragine di tasse non riscosse, multinazionali che fanno miliardi di profitti cercando di non pagare le imposte, con il contributo di Stati membri dell’Unione europea che fanno a gara per diventare il miglior luogo dove spostare i propri capitali.
In questo gioco sanguinario per le casse degli Stati più ligi al dovere, Juncker, con il suo Granducato, ha avuto un ruolo fondamentale. Essendo stato per anni il padre-padrone del Lussemburgo, il suo potere ha trasformato il piccolo Paese del Benelux un vero e proprio paradiso fiscale all’interno dell’Unione europea. Tanto è vero che l’inchiesta LuxLeaks del 2014, proprio quando Juncker si insediava a Bruxelles come presidente della Commissione europea, ha svelato 28mila documenti riservati con accordi fiscali fra Lussemburgo e 340 multinazionali che avrebbero pagato meno dell’1% di tasse.
Il Lussemburgo è solo la punta dell’iceberg di un sistema di elusione fiscale molto profondo. Un sistema ramificato che ha coinvolto non solo il Granducato di Juncker, ma anche Belgio, Olanda, Irlanda e Malta. Secondo l’Ue, questa concorrenza sleale costa mille miliardi di euro ogni anno di tasse non riscosse. Ma a quanto pare, il presidente della Commissione era più impegnato a dire agli altri come gestire i debiti pubblici piuttosto che a colpire questa vera e propria truffa ai danni di molti Stati membri e ai loro cittadini.  
Il quadro dipinto dalle inchieste è fatto di manovre politiche, pressioni sui singoli governi, accordi su come evitare riforme fiscali in seno all’Europa e vincoli di segretezza sui patti fra Stati e colossi dell’industria e del commercio. E quello che ne esce, è un vero e proprio incubo che dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, l’inadeguatezza (a dir poco) di Juncker come presidente della Commissione.
Un vero e proprio impresentabile, soprattutto dopo lo scandalo dei servizi segreti che aveva mostrato come l’allora premier lussemburghese avesse creato un sistema di schedatura illegale di tutti i cittadini del Granducato. E ovviamente l’Europa l’ha premiato con la carica più alta: la presidenza della Commissione.

Map of Luxembourg, Grand Duchy of Luxembourg Maps - Mapsof.net

A questi debiti economici, che sono poi la certificazione di una responsabilità, si aggiungono poi gli effetti politici, altrettanto disastrosi, sull’Europa. Come già scritto su questa testata, sembra un paradosso, ma Juncker in questi anni si è rivelato un vero e proprio alleato dei più ferventi euro-scettici. Incapace di comprendere l’Europa e i cittadini europei, impermeabile alle critiche, convinto sostenitore del fatto che l’Ue, così com’è, funziona benissimo, Juncker non ha mai voluto cambiare. Ed è stata proprio questa sua granitica certezza a fare sì che l’Unione europea diventasse intollerabile a molti cittadini dei Paesi membri.
Una stanchezza che poi ha condotto all’ascesa di quel mondo sovranista e cosiddetto populista, che adesso minaccia l’establishment europeo. E che ha già dato una sonora lezione all’uomo forte di Bruxelles punendo il suo partito proprio in Lussemburgo. Il voto di alcuni giorni fa nel Granducato ha certificato il risultato peggiore della storia del partito di Juncker (il Csv), con il 28% di consensi. 
Incredibile a dirsi, oggi è ancora Juncker a decidere le sorti del nostro continente. Ma l’impressione è che le elezioni europee caleranno come una mannaia su questa struttura. E Juncker non sarà solo vittima, ma direttamente complice di questa o addirittura responsabile di questa futura disfatta dei moderati europei. Si è mosso come un vero e proprio sicario, ha ucciso ambizioni, speranze e anche economie dei singoli Stati membri. E ora aspetta, sul trono di Bruxelles, l’arrivo della fine.