Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

L'anomalia schizofrenica italica


Lunedì 23 ottobre alle 21.05 su Rai3 andrà in onda una nuova puntata di Report durante la quale sarà trasmessa l'inchiesta sul lavoro in nero presso gli Enti Locali e lo Stato, dal titolo: SOCIALMENTE UMILIATI, Di Bernardo Iovene
Eccovi il testo descrittivo pervenuto dalla RAI:

Lavorano “a nero” nei comuni da 22 anni. Dovevano essere di supporto, invece il blocco del turn over li ha resi indispensabili, si tratta dei lavoratori “socialmente utili”. Non hanno contributi perché percepiscono un sussidio dal ministero del Lavoro e una piccola integrazione dagli enti, anche quella priva di contributi previdenziali. All’Inps trasecolano! Non lo sapevano e manderanno un’ispezione in tutti i comuni che li utilizzano... Lavorano “a nero” per lo Stato e non sono i soli: al ministero della Giustizia con vari escamotage i “tirocinanti”, persone cinquantenni, già da otto anni sopperiscono alla carenza di personale per 400 euro lordi, anche loro senza contributi. Al ministero della Sanità sfruttano i “borsisti” per decenni senza garanzie e senza lo status di lavoratore, eppure in alcuni Istituti sono diventati indispensabili. Poi ci sono i “somministrati”, che lavorano negli uffici pubblici appaltati dalle agenzie interinali: sono diecimila. Intanto i Centri per l’Impiego dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre sono nel caos, sballottati tra province, regioni e ministero del Lavoro. Il decreto Madia ha lasciato nell’incertezza questi lavoratori, anzi alcuni sono stati espressamente esclusi dalla stabilizzazione, mentre nel settore privato lo sfruttamento avanza, peggiorano le condizioni e si calpestano i diritti sindacali: basta vedere i turni a cui sono sottoposti i lavoratori “in somministrazione” per il 187 di Tim e i trasportatori di Mondo Convenienza, anche loro inquadrati in cooperative “spurie”.

Se ci si sforzasse di documentarsi e di esercitare meglio la memoria, ci si potrebbe ricordare che non molto tempo fa ci furono altre inchieste giornalistiche analoghe, che rivelarono il solito comportamento scandaloso della pubblica amministrazione italica. Ma sarebbe bastato leggere i dati che sono pubblici (anche se non pubblicizzati, perché ci si dovrebbe vergognare ed è meglio che la gente comune non sappia fino a che punto si spingono nei loro abusi da posizione dominante), per “scoprire” che i principali evasori dell'INPS, che non versavano i contributi previdenziali da parecchi anni, sono proprio gli Enti Locali e lo Stato, si sempre loro! Lo stesso dicasi per l’assoluta posizione dominante nel mercato per quanto riguarda l’esposizione debitoria … Se a questi ottimi biglietti da visita, dovessimo aggiungere le ordinarie e lusinghiere caratteristiche proverbiali attribuibili ai politicanti e burocrati italici ed al loro entourage, quali la corruzione, il malcostume, il nepotismo, l'inefficienza, lo spreco di risorse pubbliche, il fancazzismo, il parassitismo, la protervia, l’impunità, la supponenza, ecc., e l'elenco sarebbe interminabile ... Allora ci si renderebbe conto di come questo paese viva paradossalmente in uno stato di schizofrenia permanente, con punte periodiche di accentuazione schizoide acuta. 
Da un lato c'è una minoranza significativa di persone volenterose e perseveranti, dotate di talento, determinazione, capacità, onestà, caparbietà, creatività, ecc., che nonostante tutto continuano a produrre beni e servizi ed innovazione rischiando in proprio ed accettando di subire abusi e vessazioni indicibili. Dall'altro c'è un'altra minoranza, anch'essa significativa ma più numerosa della prima, che occupando tutti i gangli del potere politico istituzionale, economico, sociale e mediatico, fino alle più minute parcellizzazioni localistiche (oltre ai partiti, che sono associazioni a scopo di business con ampia disponibilità a delinquere, occorre aggiungere le numerose organizzazioni criminali diffuse ormai in tutto il territorio), parassitano sistematicamente la minoranza produttiva sottraendo loro la maggior parte della ricchezza prodotta con il loro genio ed impegno. 
In mezzo a queste due minoranze si erge una maggioranza imponente, una massa amorfa d’individui ignoranti, analfabeti di ritorno o funzionali, superficiali, sbruffoni ed illusi, manipolabili e facilmente truffabili, zombie e/o pusillanimi paraculisti, homo videns demens e consumatori compulsivi ossessivi, depravati e debosciati, fancazzisti e alcool-droga-farmaco-tifosi dipendenti, ecc., che politicamente contano solo in prossimità delle elezioni quando devono fornire una preferenza pilotata, secondo effimeri interessi e valutazioni approssimative. Una massa di individui che in cospicua parte hanno pure la presunzione di credere di saper valutare ed interpretare la realtà che li circonda, perché si informano alla tv e leggono i titoli e sottotitoli dei giornali, mantenendosi lontani da Internet, ritenendolo un covo di perdizione oppure vi si accostano solo per cazzeggiare. 
Sempre paradossalmente e schizofrenicamente siamo anche lo Stato con il maggior numero di beni artistici, storico-culturali, architettonici al mondo (siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco) e con una biodiversità invidiabile tra i paesi occidentali, nonostante gli sfaceli ambientali compiuti negli ultimi decenni. 
Si potrebbero citare ben altre testimonianze e argomentazioni, ma credo che bastino queste per farsi un’idea di come il nostro Paese rappresenti un’anomalia assoluta nel panorama politico e sociale mondiale ma forse anche galattico ed extragalattico. Mi stupisco infatti che l’Italia non sia il Paese con il maggior numero di avvistamenti UFO del mondo, forse perché ormai ci osservano con strumentazioni più sofisticate ed invisibili, ma certamente ci stanno studiando, ne sono convinto, anche se dubito che riescano ad estrapolare spiegazioni antropologiche e sociologiche di senso compiuto.
Claudio Martinotti Doria

Utimi colpi di coda della coalizione occidentale contro il popolo siriano


E' notizia di oggi che è morto in seguito ad un'esplosione il generale siriano Issam Zakhreddin, responsabile della difesa di Deir-ez-Zor per oltre 3 anni, considerato un eroe nazionale. Si assomma agli altri alti ufficiali, non solo siriani ma anche russi (rammentiamo il generale di corpo d'armata Valery Asapov), uccisi negli ultimi mesi, quando ormai le sorti della guerra vertono irreversibilmente a favore del governo e del popolo siriano, anche se i media occidentali hanno sempre raccontato una storia distorta e fuorviante. Anche siti specializzati ed obiettivi come DIFESA ON LINE, ma molti altri di geopolitica e strategia militare da me consultati, ormai da mesi hanno preso le distanze dalle fandonie dei media mainstream, narrando una realtà completamente diversa su quello che avviene in Siria, soprattutto sulle gravissime responsabilità del mondo occidentale, USA ed Israele in primis, nell'armare ed addestrare i terroristi in Siria (con numerose e volubili sigle, ma si tratta in pratica di mercenari, stipendiati soprattutto dall'Arabia Saudita e da altri paesi della penisola araba,) per combattere contro l'esercito ed il popolo siriano, una sorta di guerra per procura. Una guerra che hanno perso, ed in conseguenza di tale risultato non rimane loro che accentuare il caos e la vendetta, nella speranza che fomentando il "tutti contro tutti" possa ancora emergere qualche opportunità, non per salvare la faccia (impresa ormai impossibile, se non per i gonzi che si bevono le versioni ufficiali) ma per salvare almeno parzialmente il business bellico e gli interessi economici nell'area mediorientale e magari riuscire ad alimentare ulteriori focolai di guerra estendendo il conflitto.
Claudio Martinotti Doria

Il generale siriano Issam Zakhreddin

Il generale russo Valery Asapov


Fonte:  http://www.difesaonline.it/evidenza/editoriale/raqqa-caduta-lallero

Raqqa caduta? Lallero!


(di Andrea Cucco)
18/10/17
La notizia del cambio di gestione di Raqqa fa il giro del mondo e ringagliardisce tutti i media che nell'ultimo anno sono rimasti delusi per la non-sconfitta di un popolo, quello siriano, che per sei anni ha resistito ad un lunghissimo assedio. Assassini senza parvenza di umanità sono stati definiti “ribelli democratici” per anni: l'escamotage quando anche mentire era davvero troppo difficile è stato creare una differenza fra siriani buoni (FSA, SDF...) e cattivi, l'ISIS appunto.
Lo abbiamo sottolineato già molto tempo addietro (v.articolo): il cambio di casacca sul campo serve solo al pubblico disattento, alle pecorelle smarrite accompagnate al pascolo da lupi senza scrupoli.
Di siriani, come abbiamo scoperto e testimoniato nei nostri vari reportage (sul campo!) ce ne sono sempre stati assai pochi.
Il terrore ora si diffonde tra i Paesi che hanno addestrato, finanziato, fornito e rifornito i terroristi più spietati. Quelli che, nei programmi, sarebbero dovuti andare a far danno a casa d'altri...
Già, perché i capi dell'ISIS al corrente della regia dietro le quinte - o “in missione” - o sono stati congedati con (probabilmente) un nuovo passaporto ed una vacanza, in attesa di tempi migliori, o liquidati con una JDAM sulla testa. Il problema, come avviene da anni sono gli allocchi reclutati per la messinscena: quelli che si sono pirandellianamente immedesimati nella parte. Da tempo non ci stanno ad essere stati presi in giro e, di ritorno al Paese di origine, tendono a prendersela con il gregge di appartenenza e non con i mandanti.
Ma cosa accade ora in Siria?
La partita, eliminato il brand “ISIS”, si complica non poco per alcuni attori in campo. Primi fra tutti gli USA che, con truppe a terra al fianco delle Forze Democratiche Siriane (dove avevamo già sentito il termine “democratico”...?) e di quelle curde, si trovano in grave imbarazzo per lo stallo creato dall'appoggio fornito a questi ultimi.
I comandanti militari curdi da anni non nascondono minimamente le velleità indipendentiste. Coerentemente hanno combattuto l'ISIS sapendo bene quale ne fosse l'origine ed ammassando armi per affrontare quello che accadrà a breve: il tutti contro tutti.
La Turchia non accetterà mai uno Stato curdo perché metterebbe a rischio la propria integrità territoriale. L'Iraq sta già inviando da giorni truppe a nord per affrontare quello che da quelle parti non si potrà di certo risolvere “alla catalana”.
Tutti i succitati attori in crisi sono formalmente (o sostanzialmente) alleati degli Stati Uniti.
La speranza risiede ora nel nuovo presidente americano Trump e nella sua politica inversa ed opposta a quella profeticamente degna di premio Nobel (!) del predecessore.
Fortuna che noi italiani non abbiamo uomini nell'area.
(immagine: FOX News)
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Un libro che rivela storicamente come l'Italia sia stata realmente costituita condizionandone il futuro

Giovanni Fasanella, Antonella Grippo: Italia Oscura

Fonte: http://www.difesaonline.it/evidenza/recensioni/giovanni-fasanella-antonella-grippo-italia-oscura 

Giovanni Fasanella, Antonella Grippo
Ed. Sperling & Kupfer
pagg. 491
Gli autori, giornalista lui, docente di Italiano e Storia lei, partono in questa loro ricerca dal 1861, anno della morte di Cavour, per arrivare al 1921 con la strage del teatro Diana di Milano che “aprì la strada alla stabilizzazione dell’Italia sotto il pugno di ferro fascista”.
È una storia, quella narrata in questo saggio, che non si legge nei libri di scuola, “dove sono fiorite leggende che sono belle, ma non sempre vere”.
Il primo protagonista di questo saggio è Cavour, che iniziò la propria carriera politica come ministro dell’agricoltura grazie a Massimo D’Azeglio, primo ministro del Regno di Sardegna dal 1849 al 1852. Lo chiamò - vincendo le resistenze del re a cui quel giovane furbo e arrogante non piaceva - nel 1850 per poi essere liquidato e sostituito nel 1852 dallo stesso Cavour.
Deciso a destabilizzare l’ordine stabilito nel Congresso di Vienna, il cui status quo era rappresentato da Austria e Russia, Cavour si avvicinò a Francia ed Inghilterra - che premevano per un nuovo equilibrio - con l’alleanza in occasione della guerra di Crimea del 1855. Per avere il controllo sul Mediterraneo, soprattutto dopo l’apertura del canale di Suez, bisognava puntare alla Sicilia. E così, Cavour, venuto a sapere che “un noto condottiero, Giuseppe Garibaldi, aveva comprato una nave inglese per tentare un colpo di mano in Sicilia con l’appoggio di lord Palmerston” (primo ministro inglese), entrò in contatto con lui, massone ed antipapista, con il programma di far cadere il regno borbonico, senza però fermarsi a Napoli, “ma arrivare a Roma per cancellare dalla carta geografica lo Stato Pontificio, il nemico assoluto, simbolo di una lotta secolare. L’Inghilterra promosse quindi il progetto di uno Stato unitario italiano anche in opposizione alla Francia.”
Il 5 maggio 1860 i Mille (1067 per la precisione) presero il largo da Genova con le navi (di proprietà della società Rubattino) Lombardo, al comando di Bixio, e Piemonte, al comando di Garibaldi e Salvatore Castiglia. L’11 maggio, con la protezione d i due navi inglesi, l’Argus e l’Intrepid, avvenne lo sbarco a Marsala. L’oro massonico e cavouriano fu impiegato per la corruzione di ufficiali e dignitari borbonici. Fu lo stesso Massimo D’Azeglio a ridimensionare il mito di Garibaldi scrivendo: "Nessuno più di me stima ed apprezza il carattere e certe qualità di Garibaldi; ma quando s’è vinta un’armata di 60.000 uomini, conquistato un regno di sei milioni, con la perdita d’otto uomini, si dovrebbe pensare che c’è sotto qualcosa di non ordinario, che non si trova dappertutto non credersi per questo d’essere padrone del globo."
A Calatafimi, il 18 maggio 1860, il generale Landi ordinò la ritirata “proprio nel momento in cui borbonici […] risultavano preponderanti, tanto da riuscire a strappare perfino la bandiera ai garibaldini.” Il prezzo pattuito fu di 14.000 ducati d’oro. Ma Landi non fu il solo ufficiale borbonico a tradire Francesco II. “Napoli sembrava una nave da cui tutti i topi cercavano di scappare.” Cavour nel frattempo, mentre i garibaldini risalivano la penisola, si preparava all’invasione dello Stato Pontificio.
La “piemontesizzazione” delle Due Sicilie avvenne il 21 ottobre 1860 tramite votazioni, la cui regolarità è messa in discussione dalle cronache del tempo. Il 26 ottobre, a Vairano (e non a Teano) “il re ricevette in consegna i poteri sui nuovi territori e contemporaneamente pensò bene di ringraziare Garibaldi sciogliendo le forze di volontari ormai divenute pericolose e inutili.”
Con il cambio della guardia fu messa sotto accusa la spregiudicata gestione finanziaria della spedizione dei Mille. Così fu chiesto “al viceintendente generale delle finanze garibaldine in Sicilia, lo scrittore Ippolito Nievo, di tornare a Palermo per recuperare la documentazione delle spese sostenute e portarle a Torino.” Il 4 marzo 1861 Ippolito Nievo, dopo aver raccolto le carte necessarie, salpò da Palermo a bordo del Piroscafo Ercole che, dopo un giorno di navigazione, naufragò a largo di Capri. Morirono 68 persone.”Qualche giorno dopo il sospetto naufragio, il 17 marzo 1861, nacque il Regno d’Italia. E scese l’oblio su quella strage tanto dubbia. Una strage che inaugurò la storia segreta dell’Italia unita in nome di Vittorio Emanuele II.
”Il 6 giugno successivo morì Cavour. Con la sua uscita di scena, con Garibaldi esiliato a Caprera, e con il naufragio dell’Ercole, erano usciti di scena quasi tutti i protagonisti dell’unità d’Italia. Rimaneva solo Vittorio Emanuele II il quale sosteneva che “gli italiani non sono pronti per un governo parlamentare. Mi toccherà governarli con le baionette e le bustarelle.”
L’ex regno borbonico divenne una polveriera. “Il governo di Torino sembrava del tutto impotente dal punto di vista politico. L’unica risposta fu quella militare.” Non fu tollerata nessuna forma di rivolta o di protesta. “Le punizioni furono esemplari. La sorte più atroce toccò a due paesi del Matese: Pontelandolfo e Casalduni.”. La violenza della repressione e la voglia di vendetta inasprirono ulteriormente il clima di resistenza facendo crescere il numero di briganti. E così, per la lotta al brigantaggio, furono concentrati pieni poteri nelle mani dei generali Enrico Cialdini e Alfonso La Marmora.
Il 24 agosto 1862, nel Mezzogiorno, venne proclamato lo stato d’assedio.
Gianlorenzo Capano

L'ennesimo progetto di un'isola artificiale per realizzare sogni utopistici libertari pare stia per essere avviato nella Polinesia Francese



Da alcuni decenni si legge occasionalmente di progetti di isole artificiali, ma gli unici che sono stati portati a compimento finora riguardavano infrastrutture realizzate in territori appartenenti a nazioni in cui non c'era più spazio al suolo per ampliare servizi portuali, aeroportuali e residenziali, in zone generalmente al elevato valore aggiunto oppure al largo ma per motivi strategici militari. Al contrario tutti gli altri progetti sono falliti (spesso neppure implementati), progetti che riguardavano più che altro i sogni dei vari movimenti libertari sparsi nel mondo, motivati dalla volontà di realizzare un luogo sottratto alle varie sovranità, autorità (soprattutto autoritarismo), abusi fiscali, monopolio della forza, leggi liberticide, ecc., Da quanto si evince dall'esaustivo articolo sottostante, un progetto analogo ma assai più complesso, parrebbe in procinto di essere realizzato, anche se la motivazione primaria non è tanto libertaria quanto scientifico tecnologica ed utopica, forse anche con margini speculativi. Il riferimento all'opportunità di ospitare gli sfollati dagli atolli, a causa del cambiamenti climatici e conseguente innalzamento dei mari, dal mio punto di vista è puramente fittizio, un alibi. Personalmente dubito che questo progetto vada in porto, anche perché mi pare che non ci sia una motivazione di base e soprattutto una prospettiva socioculturale condivisa dai progettisti e finanziatori ed ancor meno da parte delle autorità locali che dovrebbero autorizzarli ad insediarsi. Già il fatto che abbiano rinunciato a collocare l'isola artificiale nelle acque internazionali (per i costi eccessivi) ma abbiano scelto la Polinesia Francese, significa che si dovranno accontentare di essere riconosciuti solo come "territorio a economia speciale", cioè una specie di "zona franca", che fornirà privilegi fiscali ed autonomistici, ma non certamente di totale libertà politica e giuridica. Una limitazione non da poco per chi cova sogni libertari. Pertanto non mi farei troppe illusioni, per non parlare poi di quali saranno i costi di un eventuale insediamento su quell'isola artificiale, quasi certamente sarà accessibile solo ad una élite benestante che potrà permetterselo. Claudio Martinotti Doria









Le isole artificiali tra scienza e utopie


La vista è incomparabile. A destra, ripide montagne vulcaniche coperte di verde si ergono da un palmeto di noci di cocco sulla spiaggia. A sinistra, l'oceano Pacifico brilla di un colore turchese sotto il sole di mezzogiorno.

È qui, in questa laguna tahitiana, che un gruppo di imprenditori intende costruire un'isola artificiale: tre quarti di ettaro di spazio galleggiante destinato ad alloggi e ricerca, composto da piattaforme collegate tra loro.

Se il gruppo avrà successo, il progetto potrebbe diventare realtà entro il 2020. Ma sarebbe solo il primo passo, dice Joe Quirk, che si autodefinisce "seavengelist, evangelista del mare". L'obiettivo finale è costruire in mare aperto intere nazioni sovrane fatte di unità galleggianti modulari.

"La Polinesia Francese ha tutto ciò che serve: lagune, atolli, acque poco profonde proprio accanto ad acque più profonde", dice Quirk.





Le isole artificiali tra scienza e utopie
Rappresentazione artistica isola artificiale (Credit: Blue Frontier)
Quirk, uno dei cinque amministratori delegati della società che sta dietro il progetto, ritiene che le isole artificiali possano servire come laboratori per sperimentare nuove tecnologie ed esplorare strutture sociali, oppure servire da zattere di salvataggio per le popolazioni costiere evacuate a causa dell'innalzamento del livello del mare.

L'associazione no profit Seasteading Institute è stata fondata nel 2008 dall'ex ingegnere di Google Patri Friedman e ha ottenuto il sostegno di persone influenti degli ambienti legati alla Silicon Valley, alla politica libertaria e al festival Burning Man che si tiene nel deserto del Nevada.

Tuttavia, la maggior parte degli articoli pubblicati sui media ha espresso scetticismo. Il progetto è stato definito il sogno di “due ragazzi con un blog e una passione per la scrittrice Ayn Rand" e “un approccio al governo da hacker con idee alla Waterworld del 'Destino manifesto'” (la dottrina secondo cui gli Stati Uniti hanno la missione di espandersi).

Eppure nel corso dell'ultimo anno il Seasteading Institute e il nuovo spin-off a scopo di profitto Blue Frontiers hanno ottenuto alcuni successi nel mondo reale. A gennaio hanno firmato un protocollo d'intesa con il governo della Polinesia Francese che pone le basi per la costruzione del loro prototipo. E a maggio, a Tahiti hanno tratto nuovo slancio da una conferenza delle parti interessate a cui hanno partecipato centinaia di persone.

Il focus del progetto si è spostato dalla costruzione di un'oasi libertaria a un luogo per ospitare esperimenti sugli stili di governo ed esibire una miscela di tecnologie sostenibili destinate, tra l'altro, alla desalinizzazione, all'energia rinnovabile e alla produzione alimentare. Lo spostamento ha conferito maggiore serietà all'impresa e alcuni ecologisti hanno mostrato interesse per i laboratori galleggianti permanenti.

Ma il progetto deve ancora affrontare alcune sfide formidabili. Deve convincere i cittadini della Polinesia Francese che trarranno benefici da queste isole sintetiche; deve raccogliere abbastanza soldi per realizzare il prototipo che, secondo le stime, costerebbe fino a 60 milioni di dollari; e dopo averlo costruito, il gruppo deve convincere il mondo che le isole artificiali galleggianti non sono solo una trovata pubblicitaria. La produzione di scienza di valore e di tecnologie di grande utilità potrebbero fare molto per arrivare a questo obiettivo.

"Il nostro sogno è che questa struttura possa diventare un laboratorio scientifico", sottolinea Winiki Sage, capo del Consiglio economico, sociale e culturale della Polinesia Francese a Tahiti, che si preoccupa per la fuga di cervelli dal suo paese.

Fascino estetico
I prototipi di isola sono in fase di progettazione e il loro aspetto è una parte fondamentale della strategia di pubbliche relazioni di Blue Frontiers. I progetti attuali della società non sono perfettamente in linea con le rappresentazioni artistiche presentate sul sito del Seasteading Institute, che spaziano dal bar sulla spiaggia a svariate versioni di Tomorrowland. Bart Roeffen, "pioniere dell'acqua" della società olandese di design Blue21, sta elaborando nuovi progetti che si adattano al paesaggio e alla cultura del luogo.

"Stiamo lavorando insieme ai progettisti tahitiani per realizzare una cosa che non assomigli a un'invasione aliena", dice Roeffen. In particolare, vuole ispirarsi alla tradizione polinesiana di costruzione delle imbarcazioni.

Le eleganti canoe a bilancere, o va'a, utilizzate dagli isolani, sono stabili e leggere; le versioni oceaniche sono simili alle imbarcazioni con cui gli antichi tahitiani scoprirono le Hawaii e Nuova Zelanda attorno all'anno 1100. Le piattaforme collegate sarebbero disposte in modo da assicurare che in acqua nessun corallo sia messo completamente in ombra e muoia. L'obiettivo, anzi, è di espandere l'habitat delle specie che vivono tra le scogliere (Si veda l'infografica di "Nature").




Le isole artificiali tra scienza e utopie
Le acque poco profonde della Polinesa Francese, nell'oceano Pacifico, hanno i requisiti giusti per un prototipo di colonia marina (Credit: Pistolesi Andrea)
Il gruppo non intende fornire informazioni dirette sui finanziamenti. Peter Thiel, cofondatore di Paypal ed ex seguace di Donald Trump, avrebbe garantito al Seasteading Institute 1,7 milioni di dollari, ma il suo ultimo contribuito al progetto risale al 2014 e gli investitori più recenti stanno mantenendo un profilo basso. Quirk dice che hanno "una bella quantità di denaro” e si stanno preparando alla cosiddetta coin offering iniziale, un meccanismo di investimento che utilizza criptovaluta digitale. In seguito, la società spera di generare profitti affittando spazi sull'isola e offrendosi per consulenze ad altri aspiranti costruttori di isole.

Oltre ad assumere Quirk e altri quattro direttori generali, Blue Frontiers ha messo insieme uno staff di dieci persone e commissionato studi ambientali, giuridici ed economici sugli impatti del progetto per gli investitori e il governo.

Alla domanda "perché?" – la prima che viene in mente a chiunque sulle colonie marine – ogni soggetto coinvolto risponde in modo diverso. Alcuni sono affascinati dal progetto perché è una scusa per portare il design sostenibile a un livello più elevato. Per chi abita in isole poco al di sopra del livello del mare potrebbe essere una zattera di salvataggio.

Félix Tokoragi, sindaco di Makemo, un atollo dell'arcipelago di Tuamotu, nella Polinesia francese, ha detto a Blue Frontiers di essere interessato. Le isole Tuamotu hanno subito un'inondazione diffusa, e Tokoragi è preoccupato che il suo possa diventare un popolo di profughi del cambiamento climatico. "Siamo radicati nel nostro atollo; siamo legati alla nostra cultura", dichiara. "Non siamo contrari a questa idea perché la tecnologia può rispondere ai problemi che abbiamo di fronte".

Per altri, le attrattive del progetto in ultima analisi sono autonomia e autosufficienza, in particolare di governo: chiunque decida che lo stile politico dell'isola non fa per lui, può andarsene in un altro sistema che apprezza di più.

Secondo uno degli scienziati che collaborano al progetto, Neil Davies, direttore esecutivo di una stazione di ricerca sull'isola vicina di Moorea dell'Università della California a Berkeley, il richiamo dell'isola è che potrebbe essere una base per ricerche che "colmino il divario tra le navi oceanografiche e i laboratori marini costieri".

Le navi stanno in acqua, ma sono "incredibilmente costose", dice, e non restano fisse. I laboratori costieri possono raccogliere dati con una lunga serie temporale, ma non consentono l'accesso ad acque più profonde. Davies sogna "stazioni marittime" galleggianti che consentirebbero un accesso all'oceano a lungo termine, a vantaggio specialmente degli studenti dei paesi tropicali "dove i sistemi naturali sono tra i più sensibili alle attività umane", sottolinea.

Gli esperimenti potrebbero includere le variazioni di pH o della temperatura su piccole sezioni della barriera corallina per simulare le condizioni ambientali future, o la coltivazione di diversi coralli per indagare quali vivranno meglio in futuro. I dati potrebbero essere raccolti usando sensori semi-permanenti e telecamere, o mediante la raccolta regolare di campioni biologici.

Alcuni ricercatori non coinvolti nel progetto vedono un valore anche nell'idea in sé. "Se si dispone di un'isola galleggiante e si desidera condurre uno studio a lungo termine, questo è un modo perfetto per farlo", spiega Ross Barnes, sovrintendente delle operazioni marittime presso il Marine Center dell'Università delle Hawaii a Honolulu, che gestisce due grandi navi di ricerca e laboratori sulla terraferma. L'università sta conducendo ricerche in un sito oceanico chiamato Station ALOHA, che gli scienziati hanno visitato in barca quasi 300 volte dal 1988. Una piattaforma galleggiante, dice, avrebbe permesso ai ricercatori di lasciare sul posto alcuni strumenti, o di rimanere di persona, consentendo misurazioni continuative. "È una buona idea", dice Barnes.

Attualmente, Davies sta aiutando i coloni marini a scegliere siti e progetti ecologicamente validi. Inoltre, prevede di aiutarli a documentare le prestazioni dell'installazione usando sensori che misurano parametri quali la spesa energetica e la produzione di rifiuti sulle piattaforme, nonché la temperatura e la qualità dell'acqua. E vede il progetto come una grande opportunità di apprendimento per i numerosi studenti che visitano la sua stazione. "La colonizzazione del mare solleva molti problemi sociali, legali, etici e ambientali, anche se non va mai da nessuna parte", dice.

Il progresso delle colonie marine dipende dal fatto che il progetto sia abbracciato dalla Polinesia Francese, che fa parte dei Départements et territoires d'outre-mer, le ex colonie francesi oggi in gran parte autonome, ed ha una popolazione di 287.000 persone in 67 isole sparse su un'area grande quasi come l'Europa.

Da un certo punto di vista, un grande progetto galleggiante dovrebbe interessare questa nazione di navigatori e costruttori di barche. Ma la Polinesia Francese in passato è rimasta scottata da grandi progetti scientifici e tecnologici.Tra il 1966 al 1996, la Francia ha condotto nei suoi possedimenti polinesiani 193 test nucleari, molti dei quali in atmosfera. Nel febbraio 2016, l'allora presidente francese François Hollande ha ammesso che i test hanno causato danni all'ambiente e alla salute umana. E la zona è costellata di progetti abbandonati e alberghi chiusi.

"In passato ci hanno preso in giro spesso", afferma Pauline Sillinger, specialista di sviluppo sostenibile di Te Ora Naho, una federazione di gruppi ambientalisti della Polinesia Francese. "Test nucleari, grandi alberghi e bianchi simpatici, intelligenti e sorridenti che ci dicevano che per noi erano una cosa buona."




Le isole artificiali tra scienza e utopie
L'atollo di Mururoa, dove nel 1996 si è svolto l'ultimo test nucleare francese (Wikimedia Commons)
Ma la loro diffidenza si scontra con il bisogno disperato di nuove fonti di reddito, dice Sage. Dopo aver interrotto i test nucleari, la Francia ha iniziato a versare alla Polinesia Francese più di 100 milioni di dollari all'anno per compensare il reddito perso a causa delle attività militari. Ma nel 2016 l'importo è stato ridotto e nel frattempo i ricavi del turismo non sono mai tornati ai livelli precedenti alla recessione del 2008.

Grazie all'aumento della stabilità politica e ad altri fattori, le cose sono migliorate rispetto al 2014, quando la collettività era così squattrinata che rischiava di non pagare gli impiegati pubblici, aggiunge Sage. Ma è ancora pericolosamente dipendente da un numero limitato di fonti di reddito: turismo, perle e olio di cocco. La disoccupazione è quasi al 18 per cento. "Stiamo cercando nuove idee", dice Sage. "Siamo veramente aperti a ogni idea, a ogni investitore".

Ma mentre Sage pur essendo scettico, è disposto a fare un tentativo, altri ne hanno abbastanza di progetti grandiosi. Tra loro vi è un leader religioso di Tahiti, Frère Maxime Chan, alla guida dell'Association 193, che rappresenta coloro che hanno subito le conseguenze dei test nucleari. C

han è anche vicepresidente di Te Ora Naho (Sage, per inciso, è il presidente dell'organizzazione). Chan dice che il suo vecchio amico Sage e il resto del governo sono "abbagliati" dai soldi di Seasteaders. Parla di progetti recenti – tra cui un resort turistico, un impianto di acquacoltura e un eco-resort – che sono stati tutti annunciati con fanfare e ottimistiche prospettive occupazionali per poi essere cancellati, ridimensionati o sospesi sine die. Chan desidera che il governo ammetta che il tenore di vita del tahitiano medio è stato gonfiato artificialmente dai soldi per i test nucleari e che deve diminuire. Ciò può essere fatto senza sofferenza, afferma Chan, tornando a una versione dell'economia di sussistenza pre-anni sessanta. "Piccolo è bello", dice.

Convincere la Polinesia Francese a sostenere il progetto spetterà soprattutto a Marc Collins, un altro direttore generale di Blue Frontiers. Collins è di Tahiti e ora vive lì, ma nei primi anni novanta viveva nella Silicon Valley, e s'innamorò di quella cultura in veloce divenire, fatta di grandi idee e possibilità infinite.

Da allora, ha tenuto un piede in quel mondo abbonandosi alla rivista "Wired". Nel maggio 2015, questa rivista dedicata al mondo digitale ha pubblicato un articolo su come il movimento di colonizzazione dei mari aveva deciso di ridimensionare il suo grande progetto per il mare aperto, riorientandosi verso acque più sicure e più basse e cercando "soluzioni di riduzione dei costi all'interno delle acque territoriali di una nazione ospitante”.

Collins, un imprenditore coinvolto in ogni grande industria della Polinesia Francese, dagli alberghi alle perle nere e alle telecomunicazioni, ha visto l'opportunità di portare, come dice lui stesso, "parte del DNA della Silicon Valley a Tahiti". Tahiti è entrata nel mondo di Internet ad alta velocità nel 2010, con la posa di un cavo in fibra ottica sottomarino che la collega alle Hawaii. Ha lagune calme in abbondanza e voli giornalieri da Los Angeles, e, come ulteriore vantaggio, è generalmente considerata un paradiso in Terra.

Collins ha mandato un messaggio al direttore esecutivo del Seasteading Institute, Randolph Hencken. Gli esponenti di del Seasteading Institute erano interessati al passo fatto da Collins, ma volevano un gesto ufficiale di supporto. Così Collins, che è stato ministro del turismo della Polinesia francese nel 2007 e nel 2008, ha iniziato a sollecitare i suoi contatti governativi. Ad agosto, il presidente della Polinesia francese Édouard Fritch ha firmato una lettera che invita formalmente gli esponenti dell'Istituto a presentare le proprie idee. Una delegazione di nove persone ha raccolto l'invito nel mese successivo e a gennaio è stato firmato un memorandum d'intesa con impegni di cooperazione.

Il prossimo passo per rendere realtà l'isola sarà l'approvazione di una legge che definisce una "zona economica speciale" che comprenderà l'isola sintetica. Blue Frontiers non chiede alla Polinesia francese alcuna sovvenzione per costruire l'isola, ma chiede un'aliquota d'imposta dello zero per cento, tra le altre eccezioni legislative. Ha ingaggiato l'azienda francese GB2A, con sede a Parigi, per preparare una ricerca legale e una serie di richieste che i Blue Frontiers hanno presentato al governo alla fine di settembre. Il gruppo spera di vedere un progetto di legge prima della fine dell'anno.

Nel frattempo, il Seasteading Institute sta alimentando l'entusiasmo e corteggiando i potenziali investitori con una serie di incontri. Nel mese di maggio, ha avviato colloqui e organizzato eventi di networking e tour a Tahiti. Tra i relatori, vi erano Fritch; Tony Hsieh, amministratore delegato dell'azienda di vendita online Zappos di Las Vegas, in Nevada; Tua Pittman, esperto conduttore di canoe delle Isole Cook, oltre a ingegneri e nanotecnologi, e a uno "stratega di blockchain", cioè uno specialista dei sistemi informativi distribuiti che supportano le cripto-valute. L'Istituto spera di utilizzare tali sistemi per gestire i propri finanziamenti, nonché i dati scientifici che generano. Ma l'evento non esauriva tutto il lavoro. L'annuncio di una festa su canoe a bilanciere suggerì gioiosamente di "Non indossare tacchi e di portarsi dietro un costume da bagno per un'eventuale nuotata al chiaro di luna".

Tra il 22 e il 29 ottobre prossimi, Blue Frontiers organizzerà una settimana di accesso libero per sostenitori e investitori potenziali, un mix di tour, di discussioni e sedute mattutine di yoga con Hencken. Sempre ambizioso, il gruppo spera di avere una proposta di legge da parte del governo polinesiano, e alcuni progetti architettonici dettagliati. L'obiettivo è quello d'iniziare i lavori nel 2018.

Mentre dietro le quinte ferve tutto questo lavoro, la laguna rimane abbastanza tranquilla. In una giornata di luglio, i locali partecipano a una competizione di stand-up paddle, mentre le famiglie giocano sulla riva e le ragazze bevono birra con i piedi tra le onde. Su bordo della strada, si vendono tonni appena pescati. Da un certo punto di vista, è difficile immaginare che questo posto possa migliorare.

Solo il tempo ci dirà se l'isola dei coloni marini diventerà un rifugio per i polinesiani in fuga dall'innalzamento dei mari e un incubatore per la scienza e l'attività polinesiane, o semplicemente un parco giochi per stranieri ricchi che vogliono evitare leggi fastidiose. E soprattutto se l'isola verrà mai realizzata.

(L'originale di questo articolo è stato pubblicato su Nature il 4 ottobre 2017. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)