Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Organizzato un incontro tra la società civile delle Langhe e del Monferrato a Casale Monferrato il 13 maggio

L'Associazione Nuove Frontiere per la difesa ed il rilancio di Casale e del Monferrato organizza per il 13 maggio alle ore 21.00 presso la sala convegni dell'Hotel Candiani d'Olivola a Casale Monferrato un incontro con il Prof. Donato Bosca, presidente onorario dell'Arvangia (http://www.arvangia.net), la più importante ed attiva associazione culturale delle Langhe e del Sud Piemonte, e con Oscar Barile, autore ed attore di teatro, animatore dell'associazione Arvangia e delle Langhe, protagonista di primo piano del teatro dialettale, ideatore della straordinaria stagione culturale che ha reso la piccola comunità di Sinio capitale virtuale del folclore, della tradizione e del teatro popolare.
Il prof. Donato Bosca fino a pochi giorni fa era presidente effettivo dell'Arvangia, e con un gesto innovativo e coraggioso, di forte rinnovamento, ha passato le consegne ad una giovane donna (Clara Nervi), che ha esattamente la stessa età dell'associazione, 25 anni (per info vedi: http://www.cuneocronaca.it/news.asp?id=26225&typenews=primapaginaL'Arvangia è un sodalizio fortemente rappresentativo della società civile langarola (Langhe albesi ed astigiane), radicato sul territorio, che ha sempre fatto cultura dal basso, con semplicità ed efficacia e a stretto contatto con le comunità locali, recuperando, conservando e valorizzando la memoria storica delle genti e dei luoghi, favorendo l'apporto di ognuno, con una capacità progettuale ed una lungimirante visione d'insieme comunitaria e territoriale, che col tempo ha portato a risultati più che lusinghieri, di partecipazione entusiasta, armonia sociale ed unità d'intenti e consapevolezza della propria comune identità.

Il recente successo del progetto editoriale della rivista-libro LANGHE, CULTURA E TERRITORIO è una testimonianza di questa formula vincente di rivitalizzazione culturale e sociale facendo cultura dal basso, organizzando una molteplicità di eventi diffusi sull'intero territorio, animando i più piccoli e meno accessibili borghi, nel corso di tutto l'anno. Eventi condivisi e partecipati dalla popolazione, realizzati con pochi mezzi e risorse e tanta passione e competenza. Dal primo numero ormai esaurito della rivista, al terzo in distribuzione da pochi giorni, la tiratura è dovuta aumentare di oltre il 30% per esaudire le richieste, così come le pagine sono aumentate fino a ben 144 per cercare di contenere tutti i contributi pervenuti.

La rivista è interamente dovuta all'apporto volontario e gratuito dei numerosi collaboratori di Arvangia (oltre un centinaio) ed ha dei costi editoriali minimi rispetto a quanto costerebbe produrla se fosse di natura pubblica ed istituzionale, e costituisce un legante sociale ed identitario fortissimo

Il prof. Donato Bosca è ritenuto da chi conosce le Langhe, il personaggio più autorevole e rappresentativo della società civile langarola, dopo il compianto Raoul Molinari (fondatore e presidente dell'Accademia Aleramica), e ci racconterà la sua esperienza, che coincide con la crescita dell'Arvangia e la diffusione della cultura e della socialità nelle Langhe, che tanto hanno contribuito a rendere conosciuti, appetibili ed affascinati quei territori.

L'incontro sarà moderato dal presidente dell'Associazione Nuove Frontiere Alberto Riccio e gli ospiti saranno introdotti e presentati al pubblico da Claudio Martinotti Doria, socio collaboratore di Arvangia e di Nuove Frontiere.
Per info sull'Associazione Nuove Frontiere: http://www.nuove-frontiere.eu

Le Nuove Regolamentazioni economico finanziarie USA faranno ancora più danni. Chi sperava in Obama e credeva che la crisi fosse finita, ora è servito


Le Nuove Regolamentazioni economico finanziarie USA faranno ancora più danni. Chi sperava in Obama e credeva che la crisi fosse finita, ora è servito e si dovrà ricredere … il dollaro diverrà carta straccia, come più volte comunicato in questo blog

Fonte: Associazione Culturale Usemlab di Torino, http://www.usemlab.com/index.php

Scritto da Peter Schiff

(scrive Francesco Carbone, presidente di Usemlab, vedi foto). Pubblichiamo la traduzione di questa lettera di Peter Schiff, un autore che come noi non solo aveva visto la crisi arrivare, ma ne aveva identificato correttamente le cause e le ragioni, all'incirca le stesse spiegate nel mio libro Prevedibile e Inevitabile e sempre riconducibili a un attento studio dell'economia come spiegata dalla Scuola Austriaca. Sotto i nostri video trovate gli interventi pubblici di Peter Schiff in TV sottotitolati, e contrapposti agli interventi di chi allora pompava bolle e distorsioni del mercato (soprattutto quello immobiliare) spacciandole per benessere.

Di Peter Schiff - 22 aprile 2010, traduzione di Paxtibi
In un discorso di oggi a Wall Street, il presidente Obama ha parlato di un “fallimento di responsabilità” a Washington e a Wall Street. Tuttavia in ambito economico il settore finanziario è quello più regolato di tutti, quindi la responsabilità non può che ricadere principalmente proprio su Washington. È stato il governo federale a creare l'assicurazione sui depositi, che ha rimosso i rischi (e quindi ogni tipo di cautele) legati ai depositi bancari. Sono sempre stati i funzionari federali a inventarsi il “troppo grande per fallire,” il nostro nuovo sistema di privatizzazione dei profitti e di socializzazione delle perdite. Per di più, le imposte federali e le regolamentazioni federali hanno indebolito la nostra capacità produttiva, rendendoci più fragili di fronte agli shock finanziari.
In questo discorso che castiga l'ingordigia privata, non è stata fatta menzione di Fannie, Freddie, o del ruolo della FHA nell'incoraggiare i prestiti sub-prime, né dei bassissimi tassi d'interesse della Fed che hanno reso possibile i cosiddetti tassi “teaser” offerti nei mutui. Il denigrato “mercato dei derivati senza regole” in gran parte si è sviluppato proprio intorno ai prestiti garantiti dal governo.
Obama afferma di volere stabilire “regole di buonsenso.” Tuttavia, la sua proposta di riforma è una sfida al buonsenso.
La nuova “autorità di risoluzione” è un tentativo di sostituire il sistema giuridico tradizionale della corte fallimentare con una burocrazia di prestiti che subordina la norma di legge alla convenienza politica. Il risultato di questa riforma sarà quella di aumentare l'incertezza per tutti gli attori onesti del mercato – e di generare una zona protetta per le imprese collegate al ramo esecutivo di carattere politico.
La “Regola di Volcker” per ridimensionare le grandi aziende tramite scorpori va in senso contrario rispetto all'incoraggiamento, sia di questa amministrazione che della passata, perché le banche acquisiscano le concorrenti più deboli. Ironicamente, le regolamentazioni supplementari richieste dalla nuova legge creeranno delle tremende barriere all'entrata per le nuove imprese, favorendo invece quelle che possono sfruttare le grandi economie di scala.
Fin tanto che la Fed continua a tenere i tassi d'interesse artificialmente troppo bassi e il governo continua a garantire i mutui, i prezzi degli immobili rimarranno distorti, il credito mal allocato, il moral hazard aumenterà e le sottostanti fondamenta della nostra economia continueranno a deteriorarsi. Contrariamente alle asserzioni del presidente, i salvataggi e lo stimolo del governo non hanno salvato le fondamenta della nostra economia, le hanno indebolite. Di conseguenza, la prossima crisi economica, che è probabile colpisca entro pochi anni, sarà molto peggiore. Non solo questa nuova regolamentazione non farà niente per impedire la seconda fase della crisi, molto probabilmente ne aumenterà la gravità.
Il presidente sembra dire di aver visto la crisi arrivare. Bene, io spiegavo il problema e avvertivo di un crollo imminente alla tv nazionale fin dal 2005. Questo quando ancora il senatore Obama votava a favore di quelle leggi che hanno contribuito a scatenare la crisi.

Un aneddoto sull'autore del blog

Circola in rete da qualche tempo un aneddoto sull'amore che l'autore del blog nutre per i politici di mestiere, riportato da alcuni testimoni dell'episodio, che merita di essere raccontato. Pare che durante un incontro pubblico cui partecipavano alcuni politici di un certo peso e di livello non solo locale, che per la qualità dei loro interventi e per la protervia dei loro atteggiamenti, avevano esasperato l'autore del blog esaurendone la tolleranza, ad un certo punto pare sia sbottato con una frase del tipo: "io sono Claudio Martinotti Doria e l'autorevolezza me la sono meritata sul campo e mi viene attribuita dalla società civile, voi siete solo dei politici di partito che disponete di privilegi e rendite da posizioni parassitarie, che conservate ricorrendo all'autoritarismo, per cui socialmente e moralmente non contate nulla …", che li ha ammutoliti e resi attoniti.

Ma quanto interesse per il Monferrato. A chi giova?


Di Claudio Martinotti Doria

Il 19 aprile 2010 si è svolto ad Alessandria un Forum sulla valorizzazione del Monferrato, voluto dalla CRAL (Cassa di Risparmio di Alessandria, banca di proprietà milanese), nel quale praticamente i monferrini sono stati esclusi, salvo pochi invitati per i loro ruoli istituzionali.
Finché sul Monferrato continueranno a parlare persone non competenti a livello storiografico, culturale, geografico, ambientale, ecc. ed estranee al suo contesto sociale ed umano, emergeranno solo frazioni di verità, faziosità, strumentalizzazioni, mistificazioni, disinformazioni, ecc. come quelle emerse al Forum di Alessandria di lunedì scorso, come bene riportato dai giornali locali, in particolare da "Il Monferrato".
Alcune sono sortite frutto di banalizzazioni, profonda ignoranza del Monferrato e protervia professionale e politica ed un certo parassitismo di approccio e procedurale.
Il rimedio è uno solo, e sarebbe meglio che fosse capito dal maggior numero possibile di persone, soprattutto giornalisti e politici: FINCHE' SARA' LA SOLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA E LA CRAL AD OCCUPARSI DEL MONFERRATO NON POTRANNO CHE SPRECARE RISORSE ED ARRECARE GRAVI DANNI AL TESSUTO SOCIALE ED ALLA SUA COESIONE, provocando reazioni negative nella società civile monferrina, che col tempo inevitabilmente diverranno irreversibili e quindi irrimediabili, fomentando malumori e diffidenze.
Il vero atteggiamento campanilistico è quello di pretendere di rappresentare e gestire il Monferrato senza farne parte, senza averlo coinvolto e senza alcuna legittimazione storico culturale e sociale. Quindi inviterei ad evitare di abusare delle parole e delle responsabilità, continuando ad attribuire impropriamente ai monferrini un presunto "campanilismo", che secondo questi "superesperti" sarebbe la causa di tutti i loro mali. Il campanilismo che esiste in Monferrato è fisiologico, lo si può riscontrare ovunque in Italia, a livelli anche maggiori. Il campanilismo attribuito soprattutto ai casalesi è funzionale ai manovratori finanziari dell'appropriazione indebita del Monferrato per autolegittimarli nel cercare di conseguire i loro obiettivi espropriativi. Che poi non rappresenta altro che l'applicazione della legge del più forte (in questo caso "finanziariamente").
Il Monferrato Storico non può essere rappresentato e tanto meno gestito dalla sola provincia di Alessandria.
Come propongo da tempo occorre costituire un DISTRETTO TURISTICO CULTURALE INTERPROVINCIALE ED INTERREGIONALE, perché il Monferrato comprende diverse province ed ha notevolmente influito in particolare su una vasta area nord italiana ed anche in misura minore, ma pur sempre importante, nel bacino Mediterraneo ... E si deve necessariamente partire da basi certe di natura storica e socio-culturale: per capirci, in provincia di AL le uniche città legittimate a rappresentare il Monferrato non possono che essere Casale ed Acqui, non può certo essere Alessandria. Le appropriazioni indebite e le azioni autoritarie non giovano a nessuno e si ritorcono contro. In provincia di Cuneo il capoluogo non si è mai sognato di gestire le Langhe sottraendole ad Alba ... è una questione di rispetto e di buon senso, oltre che di pianificazione responsabile e lungimirante. Ed in diverse altre province ci sono città e borghi che sono stati residenze marchionali che hanno diritto a rappresentare il Monferrato ed essere coinvolte sentendosi parte integrante della sua identità territoriale.
Concludo constatando che la disinformazione sul Marchio Territoriale del Monferrato ha dell'incredibile. Quasi in ogni occasione in cui si parla di valorizzare il Monferrato viene fuori qualcuno con la proposta di adottare un marchio identificativo del Monferrato. E' dal 1998 che il marchio del Monferrato è depositato alla CCIAA su proposta dell'allora GAL del Basso Monferrato, posto a disposizione del territorio.
Prima di intervenire pubblicamente occorrerebbe fare lo sforzo di documentarsi … in quanto di solito c'è sempre qualcuno che l'idea l'ha avuta prima, ma semplicemente la politica non l'ha attuata, e quindi è in una specie di limbo da cui recuperarla ... Una maggiore attenzione alle istanze della società civile renderebbe più umili ed eviterebbe perdite di tempo e spreco di risorse.
Scusate la brevità con cui ho affrontato argomenti così importanti, strategici, essenziali per il futuro dell'intero Monferrato, ma ci sarebbe da intervenire ogni giorno alle sconcezze cui assisto o di cui vengo posto a conoscenza, e manca il tempo materiale, la degenerazione sociale ed istituzionale è così diffusa che ormai le proprie energie sono dissipate nel tentativo di contenerne gli effetti deleteri, in una sorta di difesa permanente ...

Il popolo dei SUV e dei cellulari


Di Claudio Martinotti Doria

Nei luoghi dove transito abitualmente in auto quasi ogni giorno e quindi con possibilità di osservazioni empiriche prolungate, ho rilevato da parecchi mesi a questa parte, che almeno il 20% del parco veicoli in circolazione è ormai rappresentato da SUV, ovviamente coi vetri oscurati, come se si vergognassero a mostrarsi ed evitassero di essere identificati, così oltre all'ingombro tolgono anche la visibilità.
Generalmente viaggiano lentamente ed impediscono ogni superamento, per i motivi prima accennati, come se alla guida ci fosse qualcuno timoroso, poco pratico del mezzo, iperpurdente per non dire imbranato, o con i punti della patente a rischio di esaurimento, oppure, e sarebbe ancora più paradossale, si potrebbe ipotizzare che si siano accorti solo dopo l'acquisto, che un SUV consuma molto carburante e guidino adagio per ridurre i consumi …
Due su dieci sono tanti, non so se è un caso assolutamente fortuito e circostanziale e quindi non rappresentativo, oppure se la zona è particolarmente prospera e quindi una tale percentuale è indicativa di diffuso benessere materiale delle famiglie, oppure se è solo stupidità manifesta, desiderio di visibilità e potenza e si sono indebitati per comperarlo (pagherete la prima rata nel 2011 oppure 30 mini rate e poi una maxi rata …).
Una sola cosa è certa, non ci sono strade sterrate che giustifichino l'acquisto, le strade sono tutte asfaltate, ed anche d'inverno con la neve vengono rapidamente sgomberate, ed un SUV non ha alcuna giustificazione pratica, a meno che siano tutti sciatori ed ogni fine settimana si rechino in montagna o debbano raggiungere baite isolate ed impervie.
Ma mi consolo con un'altra constatazione indicativa dell'evoluzione sociale conseguita.
C'è un'altra percentuale di automobilisti, pressappoco simile alla precedente, che concorre anch'essa a rendere pericolosa la circolazione ed esasperare gli animi: quelli che guidano parlando al cellulare, quindi con una mano all'orecchio e l'altra sul volante, peccato non ne abbiano una terza per le altre necessarie manovre che a volte occorre effettuare alla guida …
Inevitabilmente la mente ricorre come spiegazione a quell'ormai famosa elevata percentuale (oltre il 70%), citata dal noto linguista Tullio De Mauro, come popolazione italiana "seminalfabeta di ritorno" (homo videns), incapace di leggere e scrivere in maniera articolata e di pensare autonomamente.
La distinzione tra le due "formazioni sociali" sopra citate, fieramente interne all'ambito della percentuale sopracitata, temo consista solo nella disponibilità di denaro, chi ne ha molto compra i SUV pur non avendone necessità, che ne ha poco sostituisce periodicamente i cellulari e poi li collauda guidando.
Credo che questi ceppi sociali si incrocino quando vanno a prendere i figli a scuola, con i SUV in doppia fila ed i genitori con le utilitarie nascoste dietro di essi che telefonano ai figlioli (anch'essi dotati di cellulare, ovviamente) per fornire la loro posizione …

Giustizia, idee per un check-up e per evitare mistificazioni


di Gian Carlo Caselli, Procuratore Capo della Repubblica di Torino

Si riparla di riforme. Riforme istituzionali e riforme della giustizia. Da più parti c’è un’apertura di credito ad una nuova fase della politica. Una fase cui si dice di voler guardare con serenità. Aderisco a questa prospettiva. Che è quella di cui il nostro Paese ha bisogno. Ma siamo reduci da una campagna elettorale che (persino nelle valutazioni di personaggi insospettabili di indulgenze partigiane) ha visto la maggioranza baldanzosamente imporre alla democrazia italiana pesanti limitazioni. Sarebbe interessante chiedersi quale sortilegio masochistico abbia spinto l’opposizione ad accettare con rassegnata passività una simile imposizione, ma non mi compete. Solo che, volendo parlare di riforme (comprese quelle relative alla giustizia) prescindere dal cosiddetto contesto è impossibile.
Farlo sarebbe semplicemente fuorviante. Così, quando si tratta di riforme istituzionali, quel gran disquisire di "premier eletto dal popolo" piuttosto che di "semi-presidenzialismo alla francese", oppure di "presidenzialismo Usa" preferibile al "modello Westminster", rischia di essere appunto un dotto e gran bel disquisire: che però non tiene sufficiente conto del fatto che sullo sfondo, nella contingente realtà del nostro Paese, potrebbe anche esserci una certa insofferenza per le regole e per i controlli, che in ogni democrazia moderna devono potersi esplicare davvero e non solo per finta. E poiché tra questi controlli c’è, indiscutibilmente, anche quello di legalità, ecco che tutto finisce per tenersi: per cui parlare di riforma della giustizia in astratto, senza sporcarsi le mani facendosi carico di quel che concretamente offre il convento, sarebbe perlomeno da ingenui.
Che cosa offre il convento, nell’Italia di oggi? Spiace doverlo rilevare, ma le strade della verità e di una certa politica non sempre coincidono. Così, si parla di riforma della Giustizia, ma spesso si deve leggere mortificazione della giurisdizione, in particolare dei pubblici ministeri. Il problema dei problemi della giustizia italiana (lo sanno tutti) è l’interminabile, vergognosa durata dei processi, civili e penali. Ciò significa – indiscutibilmente – che è su questo versante che occorre intervenire: altrimenti si mena il can per l’aia. Tante, e semplici, sono le cose che si possono fare – subito, senza spendere molto – per rimediare alla situazione di denegata giustizia che oggi affligge il nostro Paese. Partiamo dalle "procedure", vale a dire dalle norme che tracciano il percorso che il processo deve seguire. Non bisogna essere giuristi per capire che questo percorso dovrebbe essere una linea dritta e piana che collega il fatto-reato alla individuazione del presunto colpevole. Se invece è un percorso a ostacoli, pieno di curve, controcurve e trabocchetti (spesso privilegi travestiti da garanzie), diventa purtroppo facile, e spesso inevitabile, che la fine non arrivi mai. Rendiamola finalmente possibile, una fine in tempi ragionevoli! Per esempio eliminando, fra i tanti gradi di giudizio in cui si articolano le "procedure", l’appello. Troppo semplice? Allora cerchiamo almeno di introdurre qualche filtro, che impedisca di ricorrere sistematicamente in Appello e poi in Cassazione. Che è quel che oggi regolarmente succede e che la propaganda scrupolosamente nasconde. Anche quando la verità è che l’imputato confesso, condannato in primo grado al minimo dei minimi della pena, ricorre sempre e comunque. Prima o poi qualcosa potrebbe arrivare, indulto o amnistia, processo breve o prescrizione: si può sempre sperare che la condanna inflitta sarà cancellata, in un modo o nell’altro. E allora, mancando qualunque filtro, ricorsi su ricorsi: fondati su niente, ma capaci di inflazionare e intasare il sistema, facendolo implodere. Se si strilla che la giustizia non funziona, e poi non si fa niente di niente sul versante delle "procedure", ecco uno scarto inaccettabile fra proclami e verità.
E semmai le "procedure" sembrassero roba per specialisti, possiamo provare a scendere un piano di sotto, ragionando in termini di uomini e risorse. Ormai da una quindicina di anni non si assumono più segretari e cancellieri, mentre molti (e sempre di più) fra quelli in servizio se ne vanno appena possibile, perché le croniche insufficienze di organico li costringono a ritmi e carichi di lavoro decisamente insopportabili. Risultato? La macchina – si fa per dire – della giustizia ha le ruote sgonfie: spesso è bloccata e quando riesce a muoversi lo fa perdendo colpi su colpi. Stupirsi dei tempi interminabili della giustizia, stando così le cose, equivale a stupirsi del fatto che la pioggia è bagnata. Dunque, per restare in argomento, non ci piove: se non si interviene prima di tutto sulle “procedure” e sulle risorse, tutto il resto è fuffa o specchietto per le allodole. Spiace dover ricorrere a queste metafore, ma non c’è altro modo per cogliere lo scarto rispetto alla verità.
Modificare la legge elettorale e la composizione del Csm (che ha certo i suoi difetti, ma è comunque inviso agli ambienti che contano proprio perché lo si vorrebbe "più addomesticabile": Antonella Mascali lo ha dimostrato sul Fatto di ieri); separare le carriere; rivedere il rapporto di dipendenza della Polizia giudiziaria dal pm; intaccare il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale: sono questi gli interventi che una robusta corrente di pensiero vorrebbe per il nostro Paese. Ma presentarli come pilastri della riforma della giustizia significa discostarsi dal vero.
Perché nessuno di essi innalzerà anche di un solo millimetro il livello di efficienza del servizio o ridurrà di un solo nanosecondo l’interminabile durata dei processi. Tutto resterà come prima o peggio, nel senso che la giustizia continuerà ad andare a rotoli esattamente come prima. Una sola cosa cambierà: l’indipendenza della magistratura, che per effetto delle “riforme” in cantiere subirà inevitabilmente consistenti riduzioni. Conseguentemente (elementare, Watson…) sarà ridotta la possibilità della magistratura di esercitare il controllo di legalità anche sui pubblici poteri. Così il cerchio si chiude. A sigillarlo ermeticamente provvederà la riforma delle intercettazioni, che ridurrà massicciamente la possibilità degli inquirenti di utilizzare questo indispensabile strumento di scoperta della verità in un’infinità di casi delicati e gravi. Sacrificando sull’altare degli interessi di pochi la sicurezza di tutti i cittadini, che proprio nelle intercettazioni ha il suo più sicuro baluardo. E’ scontato che diminuendo le intercettazioni diminuirà il numero dei criminali e delinquenti assicurati alla giustizia. Ma quando i cittadini se ne accorgeranno, c’è da scommettere che i soliti noti, ancora una volta, ne addosseranno la colpa…alla magistratura.
Da il Fatto Quotidiano del 7 aprile

I salvatori delle sequoie ed il nuovo ambientalismo

Da alcuni anni ho avuto la percezione che stesse emergendo un nuovo ambientalismo meno indottrinato e di maniera, meno monopolizzato e politicamente corretto, meno politicizzato, modaiolo e uniforme, ma purtroppo ancora insignificante come potenziale di comunicazione, in quanto voci isolate, neppure interconnesse tra di loro e con messaggi troppo radicali e difformi ed intellettuali per essere ascoltati.
Questo ambientalismo cercava di non seguire l'onda omogenea della mediocrità e del compromesso, non condivideva formule false e logore come il cosiddetto "sviluppo sostenibile", non ricercava slogan e neppure sembrava porre l'ambiente come priorità, ma come interessenza. Una persona colta è semplicemente colta, ed utilizzerà la sua cultura nelle sue attività quotidiane, spontaneamente, facendone buon uso. Così dovrebbe essere per l'ambiente, non occorre essere ambientalisti, come fosse una fede, occorre essere persone di buon senso e dotate di un minimo di cultura, identità e di radicamento sul territorio, quanto basta per sapere che ogni scelta che si farà avrà ripercussioni sull'ambiente, che è fonte di vita, e quindi anche sulla salute degli esseri viventi e sulle prospettive delle future generazioni.
Ora finalmente e con una certa sorpresa, mi sono accorto che il Movimento Cinque Stelle che fa riferimento a Beppe Grillo come supporter, ha assunto questo tipo di ambientalismo non convenzionale, che non ha nulla a che vedere politicamente con la cosiddetta "sinistra", almeno credo lo si possa desumere dall'editoriale che vi allego e che ho prelevato dal blog di Grillo.
Molti che avevano abbandonato l'impegno ambientalista proprio perché stanchi del logoro modo di portarlo avanti di troppi sodalizi politicizzati o comunque funzionali, strumentali ed asserviti al sistema, forse ora hanno uno sbocco e possono continuare a sperare …
Calorosi Saluti a tutti Voi.
Claudio Martinotti Doria

I salvatori delle sequoie
Fonte: Blog di Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it
C'erano una volta le foreste di sequoie giganti. Alberi millenari, alti come il cielo, che si nutrivano di fuoco. Anche quando una sequoia cadeva al suolo la sua vita continuava attraverso generazioni di uomini. Si propagava nel terreno attraverso i rami. Nella valle arrivò la civiltà, la conoscenza, l'economia dell'accumulo, gli europei. Gli indigeni vennero imprigionati per la violazione di leggi che non conoscevano. L'unica che osservavano era quella di un'anima che lega tutte le creature che li portava a rispettare ogni forma di vita. I loro villaggi furono sostituiti da case di legno e strade polverose. Gli alberi divennero legna da ardere, materiale da costruzione. Furono abbattuti più alberi di quanti si potessero vendere. Le testimonianze più antiche della Terra si trasformarono in dollari. La nuova unità di misura dell'anima. Le sequoie divennero un fenomeno da baraccone, bucate, trasformate in archi giganteschi sotto i quali transitavano le prime macchine.
Qualche macchia degli immensi alberi si salvò. Furono istituiti i primi parchi nazionali. Moderni zoo in cui osservare le piante. Per tutelare i boschi di sequoie sopravvissuti furono combattuti i frequenti incendi causati dai fulmini. Ma le sequoie si diradarono, iniziarono a morire per cause sconosciute. Si capì in seguito che la causa era la mancanza di incendi. Gli incendi eliminavano la flora in concorrenza con le sequoie. Gli incendi, bruciando le piante morte, arricchivano il suolo che invece si inaridì. Le sequoie sono ignifughe e non temono il fuoco. Non bruciano. Chi appoggia le mani al tronco ne può assorbire il calore.
Prima vennero i cercatori d'oro che tagliarono le piante per costruire città fantasma, poi i boscaioli per farci legna da vendere e infine i salvatori senza conoscenza, gli apprendisti stregoni. Difficile dire chi tra essi è peggiore. Tra chi cerca il profitto, chi distrugge l'ambiente e i salvatori della Patria. Tra chi, senza regole e in modo spudorato, persegue i suoi interessi a danno della collettività e chi le regala delle ali da Icaro per farla precipitare con i suoi interessati consigli. I primi sono più facili da riconoscere, non si nascondono, è nella loro natura. Gli altri, sia in buona che in cattiva fede, ma questo non si saprà mai, spesso non lo sanno neppure loro, sono per definizione i buoni della sinistra. Desertificano la democrazia, ma in modo inconsapevole. Sono il bene per autocertificazione. Per far crescere le sequoie è sufficiente ascoltare la propria voce. Ognuno conta uno. Ogni pensiero è importante. Chi ti etichetta, ti annulla. Il MoVimento 5 Stelle (http://www.beppegrillo.it/movimento/) non è di destra, né di sinistra. E' avanti.