Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Chi ci guadagna dal Brexit? Una nostra vecchia conoscenza.

brexit
brexit 2
di Sergio Di Cori Modigliani

E’ diventato gran bello spettacolo la Brexit. Gli è venuta proprio bene, non c’è che dire. George Orwell non avrebbe saputo far meglio di così. Fatta la tara di deliranti opinioni e svariati commenti surreali alla tivvù, facebook, twitter e compagnia danzante al seguito, già oggi si delinea il quadro potenziale del Nuovo Ordine Mondiale che si sta assestando. Secondo copione. Secondo previsione. Nessuna sorpresa. Solo conferme.
E per noi italiani, sono veri dolores de panza. Anche qui, no news.
Basterebbe leggere con attenzione la giornata di oggi, che si apre con un paio di schiaffoni ben assestati all’Italietta che arranca per salire sul Titanic e ottenere un posto a tavola nel salone delle feste. La cupola mediatica (e ce la siamo bevuta tutti, compreso il sottoscritto) era riuscita a convincerci che, dentro questo Caos Totale, c’era anche una buona opportunità per noi, soprattutto per il caro leader. Era stata annunciata l’immediata convocazione di un incontro al vertice nella giornata di lunedì 27 giugno alle ore 18 tra Renzi, Hollande e Merkel, per discutere della questione. Quindi, finalmente, l’Italia avrebbe potuto portare avanti le proprie istanze e giocarsi qualche fiche all’unico tavolo che conta per davvero in Europa. Neppure questo. Anzi. Annunciata con enfasi nazionalista e ben vista da chiunque abbia a cuore il destino della nostra nazione, il meeting in questione si terrà all’ora prestabilita, con una inaspettata aggiunta simbolica (forse casuale) -lo sceneggiatore della Storia è davvero geniale-  dovuta al fatto che a quell’ora c’è la partita Spagna-Italia, essendo Francia e Germania già qualificate. Un attento editorialista di le Monde sottolineava il fatto che se fosse stato il contrario, il meeting sarebbe stato anticipato di tre ore. E così, alle 18, c’è l’incontro al vertice tra chi decide in Europa. Ma, all’ultimo momento (toh! sorpresa!) Angela Merkel ha deciso di volare a Parigi alle ore 9.30 del mattino e intrattenersi con Monsieur Hollande in colloquio privato della durata di ben quattro ore, con esperti finanziari, militari, economici e religiosi al seguito, di ambo le parti. Alle ore 18 arrivano i parenti poveri (in verità il paese più ricco d’Europa come risparmio complessivo) ai quali verrà detto…..ah, questo non lo so, ma lo posso immaginare e fantasticarci sopra. Il caro leader l’occasione l’ha già persa. Se avesse avuto un buon consulente della comunicazione (intuitivo, geniale, evoluto, creativo) avrebbe annunciato a sorpresa che saltava l’incontro con Hollande e Merkel perché alle 18 sarebbe stato nell’ambasciata italiana a Madrid dove sarebbe arrivato Mariano Rajoy; avrebbero visto insieme la partita discutendo sulle potenzialità del proprio triste destino. Credo che Rajoy avrebbe accettato; gli spagnoli avrebbero gradito, capito, compreso. E sarebbe stato un gesto simbolico di alta caratura, di enorme impatto mediatico nel campo del “simbolico”: pane quotidiano per chi gestisce il potere.
Invece è andata come è andata: anche in emergenza totale, da noi, prevedibile piattume senza creatività, privo di guizzi. Pessimo segnale per gli investitori internazionali, per le imprese, per la ripresa economica. Penso che Parigi e Berlino siano anche irritati con l’Italietta, per via dell’attuale posizionamento strategico italiano in campo economico-finanziario nello scenario del Nuovo Ordine Mondiale. Per comprendere il mio pensiero, è bene riassumere i fatti. L’andamento dei mercati e delle borse conferma il trend di venerdì. Tutte a picco, con Londra che fa meglio di tutte le altre borse del mondo. Come mai? Perchè Londra, che -in teoria- avrebbe dovuto accusare le perdite maggiori, si è invece salvata? La sua borsa è l’unica che dall’inizio dell’anno è in forte guadagno. A questa domanda, in Italia, mega-esperti di borsa, politici di rango istituzionale, politologi, economisti, importanti banchieri, editorialisti, opinionisti e mitomani di varia natura, alla tivvù e in rete hanno fornito la stessa identica risposta: “La borsa di Londra non va tanto giù come le altre perché loro hanno investimenti diversificati”. L’immediata domanda n.2: “Quindi Wall Street, Francoforte, Shanghai, Parigi, Tokyo non fanno investimenti diversificati?”. Wall Street, Francoforte, Milano, Parigi, Tokyo, Shanghai, Chicago sono gestite da deficienti incompetenti che ignorano l’esistenza del mondo globale, quindi loro non diversificano; gli inglesi che invece sono intelligenti sì. Da cui la buona salute della loro borsa. Fine della storia da raccontare a el pueblo.  A questo punto è bene saltare al finale, fornendo la mia personale opinione relativa alle domande: “chi ha vinto?” e “chi ha perso?”
Perde la finanza laica e tutto l’Occidente, soprattutto l’Italia e la Spagna ma anche la Gran Bretagna.
Vince: a) la finanza islamica fondamentalista; b) la Cina; c) le prime 100 multinazionali al mondo; d) le mummie che possiedono e gestiscono il controllo dell’energia dai fossili; e) Vladimir Putin (ma è una vittoria di Pirro)
a).  All’Isis le cose stanno andando davvero molto molto male dal punto di vista militare. La svolta si è verificata quando due giganti (Obama e Putin) insieme e in totale accordo, un mattino si sono svegliati e hanno detto: basta così, adesso diamo loro due legnate e cambiamo gioco. Li vedo che si sono parlati al telefono, hanno stabilito le modalità e hanno eseguito il loro piano. In Lybia, Iraq, Syria, Oman, Somalia, Nigeria, Mali, Mauritania, ci sono state di recente battaglie furibonde con squadre speciali di marines a terra, appoggiate da bombardamenti russi a tappeto. Altro che guerra fredda, questa è amicizia calda. Sono morte centinaia di migliaia di persone, ma a noi non ce ne importa nulla perchè sono nemici (sigh); in verità loro hanno deciso che lo siamo noi ma è uguale. Avendo capito come le cose si stavano mettendo, hanno spostato il loro interesse dalla guerra militare a quella finanziaria, meno sangue, molto più gusto. E così, l’Isis (era la mia opinione espressa in diversi post circa due anni fa) mantiene alta l’attenzione terrorismo folle in Europa perchè serve alle economie locali, circa 200 miliardi di euro di investimenti nella sicurezza, soldi presi dalla sanità, dall’istruzione, dall’economia reale, dal lavoro e dirottati nelle mani dei militari e delle singole intelligence. Un mercato favoloso, che va alimentato di continuo. E l’Isis lo garantisce. In cambio della cessazione delle ostilità (ormai inutili, tranne qualche possibile attentato eseguito da dementi di varia natura) l’Isis prende atto della sconfitta storica militare e in cambio siede al tavolo che conta come finanza islamica sunnita ufficiale, andando a raggiungere la finanza islamica sciita, la finanza ebraica sionista, la finanza cattolica papista, la finanza protestante, la finanza anglicana, la finanza scintoista cinese, la finanza buddista zen. La vera realtà del mondo ci mostra e ci dimostra che il trionfo dell’idea liberista passa attraverso lo sterminio della cultura laica dovunque e comunque e nel trionfo del fondamentalismo come concetto base dell’esistenza. Il fondamentalismo finanziario sostiene quello religioso e così i vari ayatollah, imam, cardinali, vescovi, rabbini, monaci, guru di varia natura (purchè in grado di vantare un seguito di qualche milionata di adepti seguaci) gestiscono le conflittualità impedendo che si manifestino conflitti sociali. Le elite planetarie non sono disposte a redistribuire le ricchezze e sono consapevoli che potranno aumentare i conflitti per via del disagio sociale. La religione è la loro arma migliore per gestirli e dirottare pulsioni, rabbia, illusioni. La piazza di Londra, in questo scenario, diventa l’obiettivo strategico primario per la riorganizzazione del matrimonio finanza/religione, iniziando dall’Europa. E così, il più grosso speculatore finanziario britannico, amico di petrolieri, grande nemico dell’industria delle rinnovabili, guida e realizza la Brexit. Prevista, annunciata, pianificata. Pochi sanno che la borsa di Londra non è degli inglesi ma appartiene al Qatar e quindi ha predisposto strategicamente l’operazione in modo tale da contenere le perdite. L’operazione Brexit sarebbe partita circa 16 mesi fa. Da MIlano, borsa di proprietà di Londra. Lì, GIuseppe Sala ha gestito la vendita dell’intero centro finanziario (resisteva dal’700 quando diventò il centro della finanza laica d’Europa di quei tempi) per diversi miliardi di euro al Qatar associato a Emirati Arabi Uniti. Milano, dopo la Brexit, potrebbe diventare sede ufficiale del sistema bancario e finanziario della Ue sostituendosi a Londra, visto che la Germania ha già la sede della BCE, con la Francia che comunque rimane nell’asse portante politico Parigi-Berlino. Ed è ciò che accadrà, con l’esultanza degli italiani. Da questo punto di vista mi spiego anche la furiosa reazione dell’Irlanda del nord e soprattutto della Scozia. Il loro polmone finanziario di riferimento è la finanza cattolica papista, lo è da 500 anni. Gli scozzesi, inoltre, sono potenti sostenitori delle energie rinnovabili e sono nemici dei petrolieri e dei fossili. Dichiaratamente stanno gareggiando con la California per il palmares dello Stato che, primo al mondo, annuncerà di aver raggiunto la totale liberazione dai fossili e di essere energeticamente autonomo, grazie al solare, all’eolico, all’idrogeno. Nicholas Sturgeon, splendida leader locale, ha già annunciato che nel 2025 sarà così. Il loro ultimo slogan è “No nukes no fakes” (trad.: “niente nucleare, niente falsi ipocriti” riferito a Farage e alla campagna per “leave”). Non è un caso che alla borsa di MIlano, oggi, le nostre banche vanno a picco -e saranno dolori per tutti noi- e gli unici titoli in grande spolvero sono Eni, Enel, Terna. Questo era il disegno strategico della destra, e questo ha vinto. In Gran Bretagna lo sanno ed è per questo che -giustamente- la sinistra chiede la testa di Jeremy Corbin, considerato (a scelta) o totalmente complice, o totalmente ingenuo e stupido, in entrambi i casi inadeguato e inaffidabile.
b) Due anni fa, la commissione commercio e industria della Ue mise in calendario all’ordine del giorno (volontà dei tedeschi, olandesi, spagnoli e francesi) una discussione strategicamente fondamentale. Il quesito era il seguente: “Ha la Cina il diritto di essere accolta in quanto nazione aderente al WTO (WorldTradeOrganization, l’associazione planetaria dello scambio commerciale) come partner economico della Ue riconoscendo loro la definizione di nazione in cui vige il libero mercato essendo loro uno Stato che impone e pratica alti dazi e ha una politica protezionista di salvaguardia dei propri prodotti e di penalizzazione dei nostri?”. Si aprì la discussione che divenne ben presto controversia. L’Italia (come al solito) decise di astenersi, mentre la Germania no. Salì sul carro del rigore apertamente anti-cinese (non possiamo lamentarci se ci snobbano visto che nei momenti topici siamo sempre latitanti) e iniziò la battaglia. Agli inizi aveva a fianco la Gran Bretagna, la quale, poco a poco, incontro dopo incontro cominciò a tentennare. Tre mesi fa la Merkel si infuriò con i britannici e litigò con Cameron perchè era venuta a sapere che gli inglesi si erano visti con i cinesi stringendo accordi senza passare prima per le apposite commissioni Ue. Venti giorni fa, un mattino ha deciso di prendere il toro per le corna ed è andata a Pechino a incontrare il premier. In quell’occasione seppe come stavano le cose. Al suo ritorno in patria, si era fatta sfuggire davanti ai giornalisti un commento alla sua segretaria (“gli inglesi sono fuori dalla Ue”) pregando poi di non farne menzione pubblica. Sufficiente per l’intero sistema finanziario e commerciale tedesco per capire che la Brexit aveva vinto e quindi affrontare il salto con adeguati paracadute, strumenti, manovre sagge: tutto ciò che è mancato alla nostra amata Italietta.
c) e d). La commissione Ue, per volontà e iniziativa dei francesi -molto ben accolta dai tedeschi con applausi sinceri-  aveva imposto la calendarizzazione immediata ai primi di febbraio (è la faccia positiva della medaglia del rigore teutonico) di una nuova normativa fiscale molto penalizzante per le multinazionali. I ragionieri tedeschi e francesi avevano calcolato che la nuova fiscalità avrebbe consentito di incassare almeno altri 150 miliardi di euro all’anno che avrebbero consentito di dare flessibilità ad alcuni stati bisognosi (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) versando parte di quei soldi per evitare tagli lineari alla sanità, istruzione, ricerca scientifica. Gli inglesi si opponevano (sostenuti da Juncker, l’angelo custode dei grandi evasori). Anche qui lite furiosa tra Merkel e Cameron. Alla televisione tedesca, un sottosegretario al tesoro del governo tedesco aveva detto: sono davvero sotto shock, gli inglesi vogliono stare nella Ue comportandosi come se non fossero membri; escano, lo dicano chiaramente, sarebbe più chiaro e si risparmierebbe tempo ed energia.
Così, scriveva The Guardian circa un mese fa:
La Gran Bretagna respingerà i piani annunciati a Bruxelles questa settimana per combattere la massiccia evasione fiscale delle grandi multinazionali del mondo; il ministro del Tesoro responsabile per la politica fiscale ha detto ai rappresentanti del Parlamento europeo che la Gran Bretagna non avrebbe adottato le misure per introdurre alcune regole fiscali comuni. “Era molto chiaro che il Regno Unito avrebbe insistito sulla concorrenza fiscale”, ha detto l’eurodeputato tedesco Michael Theurer, che ha incontrato il ministro del Tesoro del Regno Unito il Giovedi. “E ‘stato davvero uno shock dal ministro.” Theurer fa parte di una commissione di deputati istituito per esaminare come le multinazionali stanno evitando l’imposizione fiscale nell’UE e cosa si può fare per questa evasione .Il comitato è stato istituito in risposta alle LuxLeaks , rivelazioni di evasione fiscale in Lussemburgo e i suoi membri sostengono con forza i piani di riforma annunciati mercoledì dal commissario europeo per l’imposta Pierre Moscovici.”.
Con la Brexit, la Gran Bretagna si trasforma nell’Eldorado dei consorzi delle multinazionali che intendono evadere le tasse. Accorreranno in massa lì e l’Inghilterra diventerà un paradiso fiscale; il trionfo dell’idea iper-liberista così cara a Nigel Farage e ai suoi seguaci. La differenza e la distanza tra la Gran Bretagna e il resto d’Europa ciomincerà ad aumentare sempre di più. Massima libertà ai capitali finanziari, pochi controlli, apertura dei mercati ai cinesi, defiscalizzazione per le grosse corporations del pianeta, protezionismo e isolazionismo: le chiavi pulsanti della regressione. Ma è ciò che hanno scelto.
e). Sia Boris Johnson che Nigel Farage (per il momento loro sono i vincitori reali e quindi diventano interlocutori attendibili per i media britannici) hanno spiegato a chiare lettere che intendono stabilire nuove relazioni economiche con la Russia. L’uscita dalla Ue della Gran Bretagna -forse la gente non lo ha ancora capito- significa che l’Inghilterra diventa un nostro concorrente commerciale, non più amico. Nel nome del loro nuovo isolazionismo, Johnson e Farage hanno già fatto sapere che pur rispettando gli accordi Nato preferirebbero fare affari con Putin piuttosto che con i tedeschi, i francesi, gli italiani, “vittime della burocrazia di Bruxelles, schiavi e impossibilitati a decidere del loro destino“. La solita pappa quotidiana della nuova ideologia che si presenta come “post-ideologica” e sostiene che “destra e sinistra non esistono più”.
Per concludere, con la Brexit ha vinto una nostra vecchia conoscenza: il capitalismo finanziario selvaggio, il fondamentalismo, l’ignoranza crassa, l’esaltazione dell’anti-intellettualità e il varo della nuova ideologia post-moderna lanciata sui social: annunci a gogò senza contenuti, grande effetto senza sostanza, quantità senza qualità. Risultato? Si vincono le elezioni. E dopo il voto, come è accaduto a Londra, si viene a sapere che le persone, davvero ipnotizzate, hanno votato senza rendersi conto di ciò che stavano facendo.
Era accaduto anche al popolo tedesco nel 1934, quando il voto popolare scelse quello che -allora, nel corso della campagna elettorale- si era presentato come “un sincero pacifista”. Si chiamava Adolf Hitler.
Il vero nemico, oggi, è l’indifferenza (segnalo che solo il 36% dei giovani tra 18 e 24 anni ha partecipato al referendum) insieme all’ignoranza. Mescolate a presunzione e supponenza, garantiscono a tutti i fondamentalisti del pianeta una vittoria certa e sicura.
E’ ora di svegliarsi, ma sul serio

Manuale di sopravvivenza collettiva

Manuale di sopravvivenza collettiva

Manuale di sopravvivenza sociale

Chi sono i veri padroni della Terra

Esiste un noi ed esiste un loro. Inutile girarci intorno e inutile cadere dal pero. Il “loro” è costituito da quell’1% che possiede la metà della Terra. E badate bene che non parlo di ricchezza. Quella, oltre a un certo livello, diventa ininfluente. Come “avere il bagno in casa” per noi, oggi, non è il valore che fa la differenza. Parlo di potere. Il potere di influire pervasivamente sul governo dei popoli e influenzare i comportamenti sociali. Questo “loro” coincide con le grandi famiglie che hanno accumulato interessi stratosferici, con tutte le grandi attività commerciali che nel tempo hanno costruito e con il patrimonio di relazioni reciproche che hanno consolidato e che amministrano. Per avere un’idea di chi siano, si può partire dal famoso studio di alcuni scienziati svizzeri che nel 2011 hanno mostrato il vero volto del Dio Quattrino: le 147 banche che governano tutto, dal settore bellico, a quello energetico, passando per quello farmaceutico, alimentare, per quello delle telecomunicazioni e così via. Attraverso un gioco di partecipazioni e scatole cinesi, poche dinastie orientano, sviluppano o distruggono tutti, a seconda delle loro convenienze.

Dove si incontrano il vero Parlamento globale.

Queste persone (loro) hanno usato le loro immense risorse per costruire organi di controllo e amministrazione del potere, totalmente estranei alle istituzioni, blindati, ai quali “noi” non possiamo accedere. Questi organi sono le varie Commissioni Trilaterali, i vari Think-Tank, i Consigli per le relazioni reciproche, gli istituti come Aspen, i forum come Ambrosetti, i raduni come il Bilderberg e tutti quei posti dove i relatori parlano senza che ciò che dicono abbia l’obbligo di essere divulgato. In alcuni casi vige la regola della Chatham House Rule, che io ho ribattezzato “si dice il peccato ma non il peccatore“. Alcuni di questi incontri prevedono la presenza di selezionatissimi giornalisti, i quali più che per scrivere e riportare notizie (infatti non possono, e dunque non si capirebbe cosa ci vanno a fare), sembra che siano presenti per farsi consegnare veline. Recentemente è stata addirittura la volta di Monica Maggioni, presidente della Rai, che è stata chiamata per moderare un incontro blindato sul futuro dell’Italia in Europa. Un’oscenità: una giornalista pagata con soldi pubblici, dai contribuenti, per governare il servizio informativo degli italiani, che accetta di partecipare a un incontro a porte chiuse dove si dibatte sul futuro politico del Paese, consentendo a non relazionare a quel Paese che l’ha assunta e la paga proprio per essere informato (la petizione #MonicaRaccontaci, che ho lanciato come provocazione, ha già raggiunto le 2.500 firme: firma anche tu). Poi c’è Lilly Gruber che assicura la copertura su La7 e che ogni anno è invitata al Gruppo Bilderberg, senza che io abbia notizia di speciali di Otto e 1/2 dove la giornalista già conduttrice del TG1 relazioni al pubblico di Cairo cosa ha visto e sentito a quegli incontri (anche perché se lo facesse, non la inviterebbero più).
Questi luoghi sono “il loro Parlamento globale”. Le decisioni definitive (le votazioni) vengono assunte nei consigli di amministrazione delle holding.

Come viene amministrato il vero potere.

L’unico problema che hanno questi illuminatissimi signori (loro) è come continuare ad amministrare il potere e come difendere il privilegio di possedere metà delle ricchezze di questo pianeta, dovendo gestire la restante parte della popolazione in maniera che da un lato continui a lavorare per loro, dall’altro non rappresenti una minaccia al loro status. Se avete visto Z la Formica, capite al volo cosa intendo. Certo, nel farlo, hanno la benevolenza – o l’ipocrisia – di sostenere che sono mossi dalla filantropia, dall’ambientalismo, dalla necessità di assicurare un futuro possibile a 7 miliardi di persone. Tutto questo a patto che i loro asset, le loro immense fortune, il loro dominio (guardatevi: “Si dice’governance’, si legge autoritarismo“) e i loro affari non vengano intaccati. Se no son dolori. Come fanno?
Hanno una consapevolezza profonda, espressa a chiare lettere nel primo rapporto della Commissione Trilaterale voluta da Rockefeller, “Crisis of Democracy“: le uniche democrazie che funzionano sono quelle in cui la maggior parte della popolazione sta in apnea, ovvero ai margini del dibattito pubblico. Se lo leggete al contrario, significa che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove sono in pochi a prendere le decisioni. Questo perché sanno perfettamente che la maggior parte dei cittadini di ogni Paese ha una scolarità molto bassa o un’istruzione inadeguata. Da una recente indagine dell’Istat, è emerso che il 70% degli italiani sa leggere ma non comprende il significato di un testo scritto. Ed era lo stesso Berlusconi che affermava candidamente che l’italiano comune ha gli strumenti intellettuali di un ragazzino delle medie. Se aggiungiamo l’opera di distruzione della scuola pubblica e delle università, il quadro è tremendo: le masse sono ignoranti (pur non essendo tecnicamente analfabete) e quindi facilmente governabili. Dunque quale metodo migliore di controllo del popolo che permettergli di prendere decisioni in totale autonomia, per poi tuttavia influenzarlo fino a fargli credere di desiderare ciò che in realtà è nell’interesse dei suoi sfruttatori? Lo diceva già Aristotele migliaia di anni fa: ogni forma di governo ha il suo lato ombra, e il lato ombra della democrazia è la demagogia, ovvero la capacità di alcuni leader di convincere le masse, attraverso l’uso di una comunicazione spregiudicata, di slogan e dell’antica tecnica del divide et impera, a desiderare ciò che non è nei loro interessi. La grande conquista storica del suffragio universale, ovvero il diritto di voto esteso a tutti, diventa così all’improvviso il migliore alleato delle élite di potere: il principio per cui la massa vale più dei migliori assicura, attraverso l’esercizio della propaganda (che trova un suo micidiale alleato nella televisione e nei media di massa), che qualunque decisione venga presa dalle cosiddette democrazie potrà essere incanalata nella giusta direzione  Non importa quante voci contrarie tra il popolo escano dal coro: restano comunque minoritarie rispetto all’insieme dell’elettorato (e da qui nasce la reale preoccupazione dei cali nelle affluenze). Il Movimento 5 Stelle, alle politiche 2013, poteva contare su qualche decina di migliaia di iscritti al blog, ma prese 9 milioni di voti, e non erano di gente che faceva banchetti o prendeva decisioni in rete: la differenza (8 milioni e 900 mila e rotti di persone) era di gente che ha votato grazie ai “vaffa” urlati da un palco. Berlusconi non è stato votato dalle masse per fare gli interessi di Mediaset o per realizzare il piano della P2: è stato votato perché agitava lo spettro dei comunisti cattivi, della magistratura politicizzata e perché prometteva un milione di posti di lavoro, firmando contratti alla Totò nello studio di Bruno Vespa, senza che nessuno battesse ciglio. La Lega è stata votata perché “ce l’aveva duro” e perché “oh mamma li turchi!“. Il Partito Democratico prendeva i voti per mettere Berlusconi in galera (e poter continuare così a farsi gli affari propri con le Coop rosse e con il business dei centri di accoglienza). Garantire il diritto di voto alle masse che per tutta la restante parte dell’anno si occupano di tronisti, di calcio, di gossip, di gattini buffi e di sesso, è come avere a disposizione un utile idiota come amministratore delegato di una società che fa interessi di terzi, che firma qualunque scartoffia gli sottoponi, purché tu gli garantisca che è per il suo bene.

Di cosa hanno veramente paura

L’unico meccanismo che può rompere le uova nel paniere sono le rivoluzioni e le guerre, perché – almeno temporaneamente, finché non si assiste a una riorganizzazione del potere -, sono in grado di rompere gli equilibri, tagliare teste e confiscare ricchezze e proprietà. L’idea di realizzare una Unione Europea è nata proprio per questo. Quando dicono che “così abbiamo realizzato finalmente la pace a discapito dei nazionalismi” dicono il vero, ma omettono di far risaltare come questo tipo di pace non sia quel valore assoluto positivo che comunemente si intende, ma che non sia altro che la cristallizzazione dei rapporti di forza (anzi, di debolezza) tra il potere e la larga parte della popolazione, che in questo modo viene imbrigliata in una ragnatela istituzionale opaca, la quale sottraendo le sovranità nazionali e individuali impedisce anche l’ascensione di nuove forze che possano prendere decisioni sfavorevoli alla vera “casta”, che non si trova nei parlamenti (i quali sono solo miseri teatrini, caverne platoniche nelle quali danzano ombre che recitano spettacolini, perlopiù inconsapevolmente, a beneficio di schiavi involontari), ma nei luoghi che ho menzionato sopra, ovvero nel Vero Parlamento Globale.
La popolazione ha facoltà di autogoverno solo a livello locale, come avveniva nelle colonie romane, oppure a livello di stato, quando vengono formulate leggi che hanno poca rilevanza a livello macroeconomico (dalla riparazione delle buche nelle strade, a livello comunale, alla legge sulle unioni civili, che non incidono sul sistema di potere nel suo complesso ma sulla auto-amministrazione della società). Quando si levano voci ribelli, fuori dal coro, che si rendono realmente pericolose per il mantenimento dello status quo (un certo grado di dissenso è tollerato e perfino stimolato, al fine di rendere più realistica l’illusione dell’autodeterminazione dei popoli – da qui la libertà illusoria nel grande circo delle pulci dei social networks, amministrati dalle grandi multinazionali americane), si mettono in atto tre strategie diverse.
  1. Possono essere comprate, infiltrate o eterodirette (quando non nascono direttamente con la funzione di contenitori del dissenso o di gestione delle dinamiche di forza geopolitiche, come le varie rivoluzioni colorate finanziate dai grandi capitali o come i gate-keeper),
  2. oppure possono essere minacciate affinché desistano (è il caso di Tsipras e Varoufakis, nella notte che seguì il referendum sulle misure di austerity, il cui esito definitivo – il popolo votò no – venne completamente ignorato e anzi ribaltato con una faccia tosta priva di qualunque pudore, e senza che la popolazione si sollevasse),
  3. oppure vengono fatte fuori (è il caso di Enrico Mattei che ostinatamente cercava di riportare l’Italia alla ribalta dello scenario energetico internazionale, e che precipitò nei pressi di Pavia. Ma è anche il caso di John F. Kennedy, che rappresentava un problema per l’establishment finanziario, per non parlare di Aldo Moro, che stava tessendo ponti che avrebbero minato la regola aurea del divide et impera).
Il ruolo della televisione è quello di lente deformante della percezione individuale e collettiva, un micidiale organo di propaganda tale per cui nessuna rivoluzione (che come insegnano nelle Facoltà di Scienze Politiche sono sempre legittime, perché secondo le Costituzioni sono i popoli ad esercitare la sovranità, e non a caso Jp Morgan ha emanato una direttiva per rottamare le vecchie costituzioni socialiste e antifasciste in Europa) può essere possibile. Sarebbe come chiedere a un drogato, sotto l’effetto di psicofarmaci, di credere che quei palloncini colorati che lo stanno portando di qua e di là nel cielo azzurro non sono reali e deve farli scoppiare di sua volontà (Matrix docet).

Come cambiare le cose

La prima cosa da fare è sostituire il mezzo televisivo con uno libero e decentralizzato, che magari sfrutti la Blockchain (un enorme database distribuito, decentralizzato a quasi inattaccabile) per costruire una programmazione non manipolabile con un palinsesto deciso democraticamente (avere un canale sul digitale terrestre sul canale trecento-e-qualcosa non serve a niente). Questo è necessario per consentire alle coscienze di non essere più inquinate dalle allucinazioni quotidiane somministrate a dosi letali, che falsificano la percezione della realtà.
La seconda cosa da fare è costruire un’alleanza con i cittadini di altri stati che sentono la stessa esigenza di recuperare la propria dignità di individui e un ordine sociale più giusto. Le élite di potere agiscono trasversalmente, in maniera integrata, con un unico obiettivo, adattandolo ad ogni cultura ed ogni lingua diversa, in maniera che nessuno abbia la comprensione del disegno globale, ma possa vederne solo il frammento che ha in mano. Così i tedeschi se la prendono con gli italiani perché “li devono mantenere”, che se la prendono con i tedeschi perché “vogliono imporsi economicamente”. I britannici se la prendono con gli europei, tutti se la prendono con i rifugiati e così via. Se mettiamo insieme tutti i pezzi del puzzle sarà più facile vedere il disegno e contrastarlo, ognuno secondo quanto gli compete.
La terza cosa è costruire una rete di collegamenti che usi le infrastrutture esistenti (reti cablate) ma ci costruisca sopra un protocollo di comunicazione sul quale corrano applicazioni realmente decentralizzate, distribuite e non manipolabili, dove le informazioni possano correre senza censure (qualunque social network, attualmente tutti nelle mani dei grandi colossi americani – non a caso Putin si sta costruendo i suoi – non soltanto attua una politica di controllo, ma anche una politica di emersione o di oscuramento non percepibile dei contenuti, sulla base di algoritmi proprietari e delle interferenze governative) e dove si possano realizzare sistemi di decisione collettiva, o di votazione, davvero democratici e inattaccabili (e anche qui le tecnologie legate alla Blockchain possono dare una mano).
La quarta cosa è costruire un sistema economico finanziario parallelo grazie al quale svincolare la produzione di beni e servizi, e la loro commercializzazione, dai grandi capitali e dalle grandi organizzazioni multinazionali, un sistema che renda gli individui indipendenti dalle borse, dallo spread, dalle banche (penso al social lending, alla sharing economy, alle criptovalute).
La quinta cosa è costruirsi una rete di appoggio anche a livello istituzionale, in maniera da non restare soli di fronte all’eventuale reazione aggressiva del sistema, e costruire un modello di società alternativa ma complementare a quella esistente, in maniera che i vantaggi possano essere distribuiti e che lo shock per i grandi capitali possa essere assorbito gradatamente, senza grandi e repentine trasformazioni sociali, in maniera diluita, accompagnata e costituendosi come un’opportunità da sfruttare, piuttosto che come un nemico da abbattere. Diversamente, laddove si dovessero verificare perdite eccessive, distribuite in un lasso di tempo troppo breve, la reazione sarebbe violenta e catastrofica. Il principio della rana bollita, invece, è un’ottima metafora per illuminare il cammino che porta al vero cambiamento, verso un mondo che lentamente riduca le sperequazioni sociali e che normalizzi la curva “psicotica” della distribuzione della ricchezza, che attualmente vede persone che guadagnano miliardi di dollari al mese e persone che vivono con meno di un dollaro.
La sesta cosa è incrociare le dita e mettere in circolo un po’ di energie positive. Non possiamo salvare il mondo da soli e forse il mondo non vuole farsi salvare da noi. Però possiamo arricchirlo di un nuovo sogno e dare qualcosa da fare a tutti: il lavoro per costruirlo.

Se volete un GAT, non per farvi compagnia ma per iniziare una nuova attività ed effettuare piccoli investimenti, leggete quanto segue



A parte la moda eco-new age di denominare in modo politically correct e maliziosamente attrattivo iniziative che sono sempre esistite (in questo caso la società descritta come GAT non è altro che una Sas, un’accomandita semplice, con soci accomandatari ed accomandanti, che in passato aveva assunto molteplici altre forme e formule, fin dall’epoca altomedievale, infatti l’accomandita o accomandigia era un istituto giuridico longobardo che poi si è evoluto) e che potevano benissimo confluire in una cooperativa agricola, per il resto l’iniziativa è lodevole ed è auspicabile che possa diffondersi. Ma per realizzarla occorre avere molti agganci in rete e nei network dell’economia etico solidale, perché altrove temo non sarebbe accolta con lo stesso favore, soprattutto in certe località di provincia con mentalità ristrette. claudio


Fonte primaria:Viaggio nell'Italia che... Cambia!

Vuoi un casale e non hai soldi? Fai un Gruppo Acquisto Terreni!

da Daniel Tarozzi

Sostenere gruppi di cittadini per l’acquisto condiviso di una tenuta e la sua conduzione con metodi moderni e sostenibili. È questo l'obiettivo del GAT, o Gruppo Acquisto Terreni, un modello innovativo di gestione economica di una moderna azienda agricola, secondo principi etici. L'esperienza di Emanuele Carissimi e del GAT di Scansano è la prova che l'impossibile non esiste!


Nel 2012 il progetto Italia che Cambia ha mosso i primi passi con il mio viaggio in camper di sette mesi in tutte e venti le regioni italiane . È stata un’esperienza incredibile che ho raccontato ormai centinaia di volte ed ogni volta che la racconto, una delle storie che colpisce di più l’attenzione del pubblico è quella del GAT. ! E la cosa non mi stupisce. La storia di questa settimana, infatti, va ad abbattere uno dei tabù più intoccabili quando si tratta di cambiamento: il vecchio, ma inossidabile, “vorrei tanto ma non ho i soldi”.
Beh, i ragazzi del GAT avevano bisogno di un milione di euro, non avevano nulla, e ce l’hanno fatta. Vediamo come.

Per visionare il video di presentazione: https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=fLTdV7_C0Lw
 
Intanto, cominciamo dall’inizio. IL GAT – Gruppo Acquisto Terreni – è “un modello innovativo di gestione economica di una moderna azienda agricola, secondo principi etici”, ma soprattutto la dimostrazione che l’impossibile non esiste; si tratta solo di cambiare punto di vista, di utilizzare il pensiero laterale, di non chiedersi mai “se” si può fare, ma molto più semplicemente “come”.
Solitamente chi desidera far partire un’attività agricola e non ha ereditato terreni o casali si pone il seguente dilemma: “vorrei far partire un’azienda agricola, ma non ho soldi. Il terreno con il casale mi costa sei o settecento mila euro, poi devo ristrutturare e avere almeno quei due o tre anni di tranquillità per far partire le attività insieme ad altre persone. Insomma, mi serve almeno un milione di euro, non posso o non voglio chiedere soldi alle banche, quindi non posso realizzare il mio sogno, non troverò mai i soldi!”. Sbagliato. Se formi un G.A.T. tutto questo diventa possibile. Nei pressi di Grosseto, a Scansano, si trova un esempio concreto di quanto ho appena affermato.


Emanuele Carissimi, con la compagna, vive ormai da quattro anni in un casale che hanno appena finito di restaurare, all’interno di un appezzamento di terra meraviglioso di circa 60 ettari, ricco di acqua, di animali, di terreni coltivati o coltivabili.
Emanuele e gli altri si svegliano la mattina presto e lavorano. Lavorano il terreno, ristrutturano la casa, studiano i procedimenti burocratici. Non fanno una vita semplice, non dormono sugli allori, ma si sono attivati per realizzare il proprio sogno e sono riusciti a farlo investendo pochissimo: 11.500 euro a “nucleo famigliare”. Il resto è stato messo dagli altri soci del G.A.T. che poi non è altro che una società che ha acquistato il terreno e il rudere e che sta “stipendiando” per tre anni chi ci lavora coprendo i costi di avviamento e ristrutturazione.

Come funziona?
Il capitale della società, nel caso di Scansano, è composto da 100 quote da 11.500 euro appartenenti a 88 diversi soci. I soci finanziatori non sono proprietari del casale o del terreno e non hanno alcun diritto di proprietà sullo stesso. Sono semplicemente proprietari di una o più “quote” della società con un tetto massimo di quattro quote a socio. La società così composta è l’unica legittima proprietaria dei beni e affida ad alcuni soci – che chiameremo per comodità “soci lavoratori” – la gestione del progetto: nel caso specifico Emanuele e gli altri quattro abitanti del casale.
Questi soci lavoratori hanno totale autonomia nella gestione ordinaria del progetto, ma sono ovviamente tenuti a raggiungere gli obiettivi fissati al momento della sottoscrizione delle quote: l’autosufficienza alimentare ed energetica ed una produzione agricola tale da generare, dal quarto anno, reddito sufficiente al proprio mantenimento e, auspicabilmente, ad un incremento del capitale della società.
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Quali sono i vantaggi per i soci che investono il capitale?
I soci che investono il proprio denaro lo fanno sostanzialmente per due motivi
- investono i propri soldi “sul terreno” e su un progetto in evoluzione anziché tenerli fermi in banca
- investono in un progetto etico, in cui credono e che garantisce un utilizzo sano dei frutti del proprio lavoro.
La seconda motivazione non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, quanto alla prima vanno considerati alcuni elementi. Viviamo in un’epoca in cui il denaro è soggetto a continue oscillazioni, le crisi finanziarie sono all’ordine del giorno e il futuro della moneta unica è a rischio. In passato, in questi casi, si investiva sull’oro, ma quest’ultimo – da molto tempo – non è disponibile in quantità apprezzabili. Chi possiede piccoli capitali, non sufficienti ad acquistare appartamenti o immobili, può quindi decidere di comprare “un pezzo di sogno”. Un sogno fatto di mattoni, prati, foreste, lavoro.
Al momento dell’acquisto, generalmente, il casale è da ristrutturare e l’azienda agricola va avviata. Con il passare degli anni il valore della propria azione dovrebbe crescere sensibilmente grazie alle ristrutturazioni e all’avvio dell’impresa. Se anche il mercato immobiliare dovesse proseguire nella sua “crisi”, il deprezzamento conseguente dovrebbe essere compensato dall’aumento di valore ottenuto grazie agli interventi strutturali effettuali sul posto dai soci lavoratori. In qualunque momento, comunque, un socio può vendere la propria quota. Anche i soci lavoratori, ovviamente, possono andare via ed essere quindi sostituiti o – in casi estremi e poco auspicabili – estromessi dall’assemblea dei soci (composta da tutti i finanziatori) qualora questi dovessero rendersi conto che chi vive nel casale non sta agendo per il meglio.
 

Non resta che contattarli
Si apre quindi una possibilità per aspiranti “contadini” dai grandi sogni e dal portafoglio vuoto: a Scansano, infatti, cercano altri “soci lavoratori” che vadano a gestire i nuovi G.A.T. nascenti oltre, naturalmente, a nuovi investitori che permettano ai gruppi di acquistare i terreni. Tutte le informazioni necessarie si trovano sul loro sito www.gatscansano.it
Quattro anni dopo
Quattro anni dopo sono tornato a Scansano con Paolo Cignini per intervistare nuovamente Emanuele (avrete visto il video spero!). La prossima settimana pubblicheremo stralci di questa intervista su questo giornale. Intanto, però, vi posso anticipare che – seppur tra mille difficoltà – le cose stanno andando alla grande e le mie sensazioni del 2012 sono più che confermate.
Progetti come questo testimoniano l’esistenza di soluzioni reali e concrete che rendono obsoleti anche gli scogli apparentemente più insormontabili. Cambiare si può: è necessario inventare nuove soluzioni o riscoprirne di antiche. Tutto è permesso tranne la passività.

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

Non è sufficiente protestare occorre anche agire, compiendo scelte consapevoli e responsabili. Il caso degli smartphones

Ecco il testo:

SECONDA PARTE: LA PROPOSTA

L’idea di sapere che migliaia e migliaia di bambini innocenti muoiono o sono costretti a fare una vita d’inferno per consentire a noi occidentali e asiatici di farci dei sciocchi selfie in pizzeria, comporta delle riflessioni. Che cosa fare, dunque? Buttare via lo smartphone? Oramai non è più possibile. Quindi, che cosa si fa? Si fa finta di niente?
No. A questo serve la creatività umana e la ricerca scientifica quando essa è accompagnata dall’applicazione di concetti etici accettabili dalla comunità globale planetaria. Un gruppo di giovani olandesi, di ritorno da un viaggio in Africa nel 2011 sono venuti in contatto con quella terriribile realtà e una volta ritornati in patria hanno deciso di fare qualcosa. Hanno elaborato un progetto e si sono fatti i conti. Per riuscire a realizzarlo erano necessari almeno 50 milioni di euro. Hanno lanciato un crowdfunding rivolgendosi a “imprenditori etici” europei: donazione minima: 500.000 euro. In pochi mesi ne hanno trovato 118 (tra cui due italiani). Hanno tirato su una impresa e hanno costruito il primo smartphone al mondo accompagnato da apposita e specifica certificazione etica di accompagnamento, controllata da un comitato misto europeo impeccabile. Lo hanno messo in vendita senza fare pubblicità (troppo costosa). E’ uscito alla fine del 2013. In Italia, un sito ecologico-ambientalista (grrenme.it) ha pubblicato la notizia. In Europa sta furoreggiando -la trovo una splendida notizia- e al terzo anno di commercializzazione sono già in pareggio e puntano alla fine del 2016 con i primi profitti realizzati, dimostrando carte e conti alla mano, che è possibile -oltre che doveroso- investire in alternative etiche e guadagnarci anche. Olanda, Scozia, Svezia, Germania, Irlanda, Danimarca, Canada, California, per il momento sono i loro mercati principali. Considerato anche un buon affare sta provocando (come è giusto e bello che sia) la nascita di concorrenti. Si tratta di persone dotate di una lettura umana della realtà, che intendono produrre e vendere merci rispettando l’ambiente ma soprattutto la caratura e la dignità sociale, psicologica esistenziale di ogni lavoratore umano coinvolto. Lo hanno chiamato fairphone, che in inglese significa qualcosa come “il telefono equo”.

E’ quindi possibile.
Questa è la strada del futuro.
Ed è possibile applicarla a ogni segmento operativo dell’economia, in tutte le nazioni del mondo.
Se volete informazioni dettagliate potete andare a controllare sul loro sito: (https://www.fairphone.com/).
Qui di seguito, a conclusione del post ripropongo l’articolo uscito nel settembre del 2013, nel nostro paese passato quasi sotto silenzio.
(http://www.greenme.it/tecno/cellulari/11321-fairphone-smartphone-android-etico)