Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Babbo Natale porta doni solo alle banche, nei confronti dei comuni mortali inverte il suo ruolo tradizionale e sottrae ...


Babbo Natale esiste (solo per le Banche)

Scritto da Francesco Carbone, presidente di Usemlab
http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=768:babbo-natale-esiste-per-le-banche&catid=14:macroeconomia&Itemid=175

Babbo Natale esiste. Ha portato un altro mezzo trilione al sistema bancario. E' il regalo della BCE al fallito sistema bancario europeo. Un prestito di tre anni all'1%, acronimo LTRO, Long Term Repos. Cosa ci faranno le banche con questa mezza trilionata di neuri? E’ una questione che tra qualche anno potranno presentare in una nota trasmissione televisiva come ultimo domandone prima del montepremi finale. Quindi fate attenzione, non sia mai che perdiate il vostro milione di euro per aver dato la risposta sbagliata.

Le banche con questi miliardi: 1) compreranno titoli di Stato dei PIIGS, 2) speculeranno su altri mercati, 3) presteranno denaro alle imprese, 4) tapperanno i loro buchi di bilancio, oramai aperti come voragini al sole.

Di tutte l’ultima è sicuramente la più probabile, ma come al solito non è detto che qualche miliardino filtri in altre operazioni, soprattutto la 1) e per certi versi anche la 2). La stupidità del banchiere, unita a quella dei consulenti che lo consigliano, entrambi spinti all’azzardo morale come non mai dallo stesso supervisore e gestore del sistema finanziario, oramai tende asintoticamente a infinito. Proprio nell’ultimo anno abbiamo potuto assistere a casi in cui i soldi raccolti dagli aumenti di capitale siano stati utilizzati per comprare BTP a prezzi ben più alti di quelli correnti. Assolutamente demenziale. Se non fosse stato per la BCE tale idiozia avrebbe avuto modo di emergere e di essere messa alla berlina, come meriterebbe. Invece gli autori di tali disastri continuano a nascondersi e a serpeggiare furtivamente, pronti a colpire senza pietà nuove vittime.

Il 2011 è stato senza dubbio l’anno della BCE e della sua esplosione interventista. Il LTRO è solo il regalo di Natale più eclatante, tuttavia di regali al sistema bancario ne sono fatti di continuo, soprattutto nella seconda metà dell’anno. In questi ultimi sei mesi, per tamponare le perdite sui titoli di stato sovrani, è stato impiegato qualche centinaio di miliardi. Come se tutto ciò ancora non bastasse, si consideri che le banche italiane emetteranno circa 50 miliardi di titoli garantiti dallo Stato il quale, se non fosse per il salvataggio diretto della BCE, oggi non riuscirebbe neanche più a garantire se stesso.

Non si era mai assistito ad una attività così spaventosamente intensa da parte di una banca centrale nella storia dell'economia. Ha superato qualunque intervento realizzato precedentemente dalla FED americana. Pare che dopo queste operazioni la BCE, in quanto ad asset di bilancio, abbia superato la banca centrale americana. In altre parole Draghi, in appena un paio di mesi è riuscito a superare la follia inflazionista della FED americana che tra Greenspan e Bernanke tanti disastri ha creato negli ultimi dieci anni. Quali danni creerà la BCE di Draghi ce lo dirà solo il tempo, ma possiamo facilmente immaginare che saranno ben più imponenti e maestosi.

Come mostra anche la correlazione tra asset della BCE e asset della FED in questo articolo del solito zerohedge, il vero buco nero dell'economia mondiale è oramai l'Euro, la cui fragilità sottostante ha scalzato quella del dollaro. Se ancora le quotazioni del mercato valutario riflettono solo in parte questa debolezza, sulla carta il superamento è oramai cosa fatta. Una situazione davvero infelice per tutta l’Europa. A tempo debito ringrazieremo tutti gli esperti che caparbiamente hanno sostenuto queste politiche demenziali, adesso cerchiamo di spiegare la sostanza che si nasconde dietro tutto il fumo di sigle e di numeri con cui ci riempiono la testa tutti i giorni.

Innazitutto dobbiamo riconoscere che se non fosse stato per gli interventi della BCE il 2011 sarebbe stato ben peggiore del 2008 in quanto a crollo delle borse e fallimenti bancari. Di fronte a questa constatazione qualcuno penserà giustamente che la BCE ha fatto bene a intervenire così massicciamente. La mia risposta la conoscete già: curare i sintomi, o mascherarli, non serve a risolvere il problema, ma solo ad aggravarlo. Se oggi il problema è sicuramente ben più profondo e drammatico di quello emerso nel 2008 è proprio per il semplice motivo che allora non venne risolto ma si operò, come si sta facendo oggi, semplicemente sui sintomi.

Alla luce del modus operandi delle banche centrali un’altra cosa emerge ben chiara: il pianificatore si è fatto sicuramente più scaltro. Agisce d’anticipo, su ogni fronte, e con mezzi del tutto nuovi. Spirito di adattamento stimolato dall’istinto di sopravvivenza. Effettivamente per riuscire a gabbare la vasta comunità di investitori e speculatori serve sempre più astuzia e devo ammettere, le banche centrali ce l'hanno avuta tutta! Davvero hanno fatto un ottimo lavoro riuscendo non solo a contenere i danni ma persino a rilanciare nella direzione voluta diversi valori chiave dei mercati finanziari. Possiamo di certo dire che finora, quasi con compostezza ed eleganza, sono riusciti ad arrestare una valanga che a mia opinione era impossibile da fermare.

Per adesso quindi: HATS OFF, come si direbbe in inglese. Giù i cappelli: ammirazione e rispetto! Gli studiosi della PNL, la programmazione neurolinguistica, ma soprattutto i vari Madoff, Corzine, e truffatori vari alla Ponzi Style che crescono numerosi all’ombra del marcio sistema finanziario odierno, potranno trovare negli eventi e nei protagonisti del 2011 ottimi esempi e grandi maestri dai quali attingere e imparare nuove tecniche di persuasione, manipolazione, circonvenzione.

Guardando invece al futuro, possiamo ipotizzare che le banche centrali continueranno nei loro interventi in seno a un sistema praticamente fallito in maniera sempre più chirurgica, circospetta ed attenta. Sanno che stanno muovendosi su un crinale con due burroni, da un lato il Credit Crunch, e dall’altro il Crack Up Boom. Per cause naturali il crinale pende verso il Credit Cruch. I banchieri centrali pertanto devono essere sempre più accorti nel fornire la spinta giusta, a suon di trilioni, senza rischiare di precipitare dalla parte opposta, nel Crack up Boom. Devono dosare in maniera precisa, sterilizzando per quanto più possibile le loro spinte, assicurandosi che siano comunque sufficienti. Allo stesso tempo devono anche stare attenti a coprire per tempo tutti i segnali sgraditi che i vari mercati finanziari (come processi rivelatori e come meccanismi anticipatori) riescono a diffondere tra gli investori. Un lavoro molto complesso che forse solo qualche vecchio dirigente del Gosplan sovietico potrebbe riuscire a spiegarci con vividezza di particolari.

Alla fine, non nutro dubbi, cascheranno da uno dei lati. Il motivo per cui secondo me cascheranno dal lato del Crack up Boom l’ho già spiegato anche nel mio precedente articolo. In ogni caso, per continuare a stare in piedi dovrebbero riuscire a risolvere squilibri strutturali tra le cui cause principali indubbiamente troviamo la loro stessa esistenza come organi di pianificazione centralizzata. Un paradosso irrisolvibile. Solo il libero mercato è in grado operare gli aggiustamenti nella giusta direzione. Un mercato con prezzi imposti dall’autorità, infatti, non è più un processo che scopre a fornisce i segnali corretti guidando gli agenti verso la direzione giusta. Tutt’al più è un gigantesco casinò dove si possono guadagnare o perdere tanti soldi, in maniera più o meno divertente e in cui a questo punto, ipotizzando di vincere, non è neanche garantito che ci facciano uscire con le tasche piene.

Quando al posto del mercato dei capitali abbiamo, come oggi, un enorme casinò che non solo è controllato e gestito dalle banche centrali ma in cui le stesse oramai costituiscono il più grosso giocatore, il sistema economico è spacciato. Se poi il gestore del casino è la banca centrale, e ai tavoli di gioco banche e banche centrali siedono sia in veste di giocatori sia di croupier è chiaro che qua si sia superato abbondamente ogni limite. Non ci si ferma più al tosare le pecore che entrano nel casinò, qua oramai si punta disperatamente alla carne da macellare con ogni mezzo. Lo stesso processo che ahinoi si sta verificando anche dal lato fiscale, in cui dopo aver preso tutto quello che si poteva sui redditi (il flusso, la lana), adesso si passa a fare cassa sui patrimoni (lo stock, la carne).

Pur trovandoci già nella fase inoltrata di questo lungo processo di confisca, qualcosa si può ancora riuscire a fare. Senza andare in sbattimento, senza farsi venire il mal di testa, attacchi di panico o acidità di stomaco, e soprattutto continuando a fare come sempre la nostra vita e il nostro lavoro, cercando di trarne soddisfazione, ciascuno dovrebbe pertanto perseguire sempre anche i seguenti tre obiettivi:

1) Innanzitutto prendere coscienza del problema: leggere, informarsi, studiare, quindi invitare e aiutare quelli intorno a sé a fare altrettanto. I nostri libri sono lì apposta, comprateli! Costituiscono una ottima guida, sicuramente un punto di partenza per tutti quanti, e ci auguriamo di poterne pubblicare di validissimi anche nel 2012.
2) Agire per evitare di farsi tosare e soprattutto di farsi macellare. Si possono portare alcuni asset fuori dal casinò (comprando metalli, prelevando parte della liquidità disponibile dal sistema, trasferendo il tutto in porti sicuri). Poi, siccome nessuno ha sfere di cristallo e gran parte dei mezzi vanno lasciati per forza di cose nel sistema in cui viviamo, si faccia in modo di affidare ciò che rimane a mani competenti, meglio se più di due. Ci sono persone che in questa ultima decade hanno dimostrato di saper gestire capitali e patrimoni. Spulciate le classifiche su MorningStar. Eventualmente anche il mercato azionario, in quanto bene reale, prima o poi toccherà un fondo e si riprenderà generando o mantenendo valore, mentre il valore reale di tante altre attività che sono al contempo le passività di qualcun altro andranno quasi a zero.
3) Infine, per dovere morale nei propri confronti e in quello delle generazioni future, cercate di fare quanto vi è possibile per favorire un radicale cambiamento del sistema attuale, guidati ovviamente da una previa e adeguata comprensione dei processi economici e sociali.

I nostri figli o nipoti ci ringrazieranno per aver perseguito tutti e tre questi obiettivi. Probabilmente grazie alle nostre azioni dei punti 1) e 2) un giorno saranno e si sentiranno, rispetto ai loro pari, dei privilegiati. Tuttavia, sicuramente, senza il successo ottenuto nel perseguimento del punto 3) vivranno sempre sotto le continue e costanti minacce di una classe predatrice che oramai non conosce più né decenza né limiti.

L'euro e la peggior classe politica del mondo

Riporto un articolo della nota antropologa Ida Magli, che in parte corrisponde a quanto ho sempre asserito relativamente al nostro paese, dotato di una minoranza di popolazione geniale ed intraprendente, ed una cospicua componente parassitaria, ed è quest'ultima che è degnamente rappresentata dalla peggior classe politica del mondo, fin dai tempi dell'Unità d'Italia ...

Alla guerra dell'euro

di Ida Magli - http://www.italianiliberi.it/Edito11/alla-guerra-dell-euro.html

Porta questo titolo: “Alla guerra dell’euro” l’ultimo numero di Limes, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo. Anche questo numero è scritto come sempre da persone molto competenti e, per quanto riguarda l’Unione europea, quasi del tutto obiettive. Dico “quasi” perché, sebbene siano comparsi più volte fascicoli di fuoco sull’Europa e sull’impossibilità della sua realizzazione (ricordo fra gli altri: “L’Europa è un bluff”), si è però sempre sentita sotto traccia una specie di dolorosa rabbia per questa impossibilità. Insomma: se si potesse fare sarebbe bellissima, ma di fatto non si può. Non si può per gli innumerevoli, evidenti motivi di ordine geopolitico, storico, economico, che ormai anche l’ultima delle casalinghe ha imparato a conoscere bene perché ne ha vissuto le tragiche conseguenze in questi anni nei quali i politici hanno imposto l’unificazione.

L’editoriale di Caracciolo è ricco di bruciante ironia e non risparmia il fuoco a pallettoni: se la banca svizzera Ubs afferma che “l’euro non dovrebbe esistere”, Caracciolo aggiunge che si tratta di una moneta in sé improbabile, tecnicamente autodistruttiva, figlia di genitori separati che per fingersi uniti decisero di battezzarla … Non è possibile riassumere in poche righe tutti i punti importantissimi toccati in questo editoriale ma, a conferma del sottinteso rimpianto di cui parlavo, alla fine viene avanzata una proposta: piuttosto che rimanere strangolata fra le mire di Sarkozy e quelle della Merkel, l’Italia ha in mano una carta potente: se non volete che faccia saltare il banco, formiamo una Confederazione Europea, uno Stato democratico multinazionale che riunisca soltanto Francia, Germania, Spagna, Polonia e Italia, abbastanza simili per dimensioni demografiche, territoriali, economiche, culturali. E’ a questo punto che la geopolitica mostra il suo peccato d’origine, quello che, pur se per tutt’altri motivi, l’accomuna ai costruttori dell’unione europea: mancano i popoli. Manca la vera ricchezza dei popoli d’Europa, la loro creatività, la loro lingua, la loro volontà, il loro “carattere”. Quando Sarkozy dice sottovoce, lamentandosi della testardaggine della Merkel: “i Tedeschi sono sempre gli stessi” e Caracciolo giustamente aggiunge: “ i Francesi sono sempre gli stessi”, a che cosa ci si riferisce se non ai caratteri dei popoli? Sono quegli eterni caratteri per i quali ci ritroveremmo nella eventuale Confederazione con il conflitto direttivo fra Germania e Francia e i nuovi, vecchi “sudditi” disprezzatissimi dei quali si può continuare a dire “gli Italiani sono sempre gli stessi”, ecc. ecc.

Non preoccupiamoci, però, della proposta di Caracciolo: pur amico della sinistra e di Enrico Letta con il quale ha scritto, combattendone la fede europeista, ben due libri, non sarà ascoltato. Amaro eppure luminoso destino quello dell’Italia: ricchissima di intelligenze critiche e governata dai peggiori politici che possano toccare in sorte a una nazione. Che siano stati sempre i peggiori non c’è dubbio: nessun popolo, se non l’italiano, sarebbe riuscito a rimanere intellettualmente vivo pur governato per duemila anni dai Papi, dogmaticamente infallibili. Ma il progetto di unificazione europea ha messo in luce qualcosa di peggio dell’infallibilità papale: l’esistenza di politici che usano il potere con l’assolutezza di una infallibilità che supera quella garantita dallo Spirito Santo, o meglio, che non ne ha bisogno. E’ nata, contestualmente con la finzione di un impero creato per la “pace”, una nuovissima forma di politica, quella che per certi aspetti aveva previsto oltre un secolo fa Vladimir Solov’ev parlando proprio degli Stati Uniti d’Europa: la falsificazione del bene. Il Male adesso opera direttamente nella storia portando con sé i doni del Bene: la pace, l’uguaglianza, l’amore di tutti con tutti. Si tratta di una finzione assoluta, indistinguibile dalla verità. Non sono necessari i termini teologico-cristiani di Solov’ev per capire che questa finzione è il male su cui si fonda l’unione europea e che ha proseguito giorno per giorno la sua opera distruttiva fino alla fase finale. E’ l’attuale dittatura degli operatori del nulla: il gioco di borsa, il denaro virtuale. Ne ha convalidato la verità Mario Monti eliminando la moneta concreta. .

Ida Magli
www.italianiliberi.it

La manovra Monti penalizza i risparmiatori ed il ceto medio-basso, la solita solfa alimentata dall'ignoranza popolare, soprattutto in economia

Fonte: Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it

E’ UFFICIALE, IN ITALIA E’ GRANDE FRATELLO

DI STEFANO MAGNI

Di analisi raffinate su questa manovra di Mario Monti ce n’è fin troppe. Non sto qui ad aggiungerne un’altra. Mi limiterò ad analizzare il contorto “bispensiero”, in base al quale ci viene spacciata per “giusta” o “inevitabile” o “necessaria”. Dicesi bispensiero: “un termine in neolingua coniato da George Orwell per il suo libro di fantascienza distopica 1984, utilizzato dal Partito del Grande Fratello per indicare il meccanismo psicologico che consente di credere che tutto possa farsi e disfarsi: la volontà e la capacità di sostenere un’idea ed il suo opposto, in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia, dimenticando nel medesimo istante, aspetto questo fondamentale, il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare”.

Premetto che sono contro questa manovra. Perché è ingiusta, ma soprattutto è sbagliata. Procede nella direzione opposta rispetto a quel che il Paese necessita per uscire dalla crisi. La crisi italiana (così come quella greca, spagnola e portoghese) è causata da uno Stato troppo soffocante. Lo Stato ci costa troppo senza nulla restituire. Lo Stato, per sua natura, non produce ricchezza, ma la sottrae ai suoi cittadini. Questi ultimi hanno più difficoltà a produrne di loro, perché devono pagare lo Stato e perché subiscono regole e vessazioni di vario genere che ostacolano il lavoro. Questo rapporto di parassitismo, presente in tutti i Paesi, in Italia è particolarmente grave: la nostra società rischia di andare in cancrena per eccesso di peso del suo parassita statale. Lo Stato si è espanso a tal punto che non riesce più a pagare i servizi non richiesti che fornisce. Una manovra giusta e indispensabile avrebbe dovuto ridurre il peso del parassita, per lasciare ai cittadini più risorse e più libertà di produrre ricchezza. Invece cosa prevede la manovra Monti? Salvare il parassita. Dandogli più risorse ed escogitando nuovi metodi per impedire ai cittadini di sfuggirgli. I 2/3 della manovra sono nuove tasse, o aumenti di quelle esistenti. Un terzo sono riforme, che servono soprattutto allo Stato, per consentirgli di sopravvivere. La riforma delle pensioni ne è un esempio. Invece di privatizzare, in tutto o in parte, il sistema previdenziale, lo si rende più esoso: i cittadini saranno costretti a lavorare di più, per dar più contributi allo Stato, che poi li restituirà sotto forma di pensioni ancor più misere di quelle della passata generazione. E’ la stessa logica sovietica in base alla quale i cittadini dovevano lavorare gratis per il bene dello Stato, delle giornate di lavoro “volontario” obbligatorio per celebrare i compleanni di Stalin. In questo consiste tutto il “risparmio” annunciato da una ministra che si è messa pure a piangere mentre lo spiegava.

Perché e fino a che punto molti, troppi, ritengono giusto far più sacrifici per salvare il parassita statale? Per motivi culturali, per distorsione del linguaggio. In una parola, per il “bispensiero” insegnato a tutti dalla culla alla tomba, che ci fa credere, per dirla con George Orwell, che “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.

Il motto “la libertà è schiavitù”, da noi viene espresso poeticamente con la canzone di Gaber: “libertà è partecipazione”. E grossolanamente con lo slogan politico: “Lo Stato siamo noi”. Se la analizziamo da vicino capiamo che è una frase priva di senso, totalmente contraddittoria. Lo Stato è un’agenzia, fornisce servizi, viene pagato in quanto fornitore di servizi. Nemmeno in una democrazia diretta, lo Stato coincide con la società. In una democrazia abbiamo la libertà di voto, cioè la possibilità di sostituire pacificamente chi ci sta fornendo dei cattivi servizi con chi (si spera) faccia meglio il suo lavoro. In una dittatura non abbiamo nemmeno questa libertà. In ogni caso: lo Stato non siamo noi. Identificare lo Stato con la società, spinge i cittadini ad essere acritici. O, peggio, critici in senso masochista: è infatti pieno di gente che, per ideologia, vorrebbe che tutti facessero più sacrifici, non per il loro stesso benessere, ma per il bene dello Stato. Nessuno subirebbe soprusi o tirerebbe la cinghia pur di salvare un’azienda privata che ci offre pessimi servizi. Smetteremmo semplicemente di pagarla. Nel momento in cui l’azienda in questione si attribuisce il monopolio e si fa chiamare Stato, allora siamo disposti a svenarci pur di continuare a comprare i servizi da lei. Un esempio chiaro? Nel momento in cui Monti ha annunciato la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, ho sentito anche dei sedicenti liberali dire che “in effetti, non potevamo più permetterci di non pagare l’Ici sulla prima casa”. Noi? Noi non potevamo più permetterci? Di non pagare? Allora, ristabiliamo i giusti ruoli: è lo Stato che fornisce servizi. E’ chi lo guida, semmai, che non può più permettersi di affrontare sempre nuove spese coi nostri soldi. Noi abbiamo tutto il diritto di tenerci una casa che ci siamo pagati coi nostri risparmi e di non dare un euro in più a chi ce li estorce. E che, di sicuro, non verrà mai a ridipingerci la facciata quando ne avremo bisogno. Però continuiamo a pensare che non pagare l’Ici sia un privilegio. E’ bispensiero, allo stato puro.

Il motto “la guerra è pace”, in Italia si traduce con una serie di guerre civili fredde, tutte teoricamente volte a raggiungere la “pace sociale”. Di conflitti, con questa manovra, ne vedo arrivare almeno due: contribuenti contro evasori, risparmiatori contro produttori. Contribuenti contro evasori: i primi credono, erroneamente, che solo recuperando i soldi dell’evasione e dell’elusione si possa raggiungere il pareggio di bilancio. E che se tutti gli evasori pagassero, le tasse sarebbero più basse e i servizi migliori. E’ una convinzione due volte falsa: i soldi dell’evasione non bastano a colmare il buco. Se lo Stato continua a spendere, il buco si ricrea. Il problema è a monte (troppa spesa pubblica) e non a valle (troppo pochi contributi per pagarla). Secondo: i servizi diventano migliori solo se entra in gioco quel meccanismo di incentivi/sfide che esiste solo in una competizione fra privati. Dove c’è un monopolio, la qualità dei servizi diventa secondaria: non si può comprare da un concorrente. Anche se pagassimo tutti, continueremmo, verosimilmente, ad avere in cambio servizi scadenti, perché forniti da un monopolista. In base a questa falsa, due volte falsa, convinzione che stiamo pagando più tasse e ricevendo servizi scadenti a causa degli evasori, gli italiani sono pronti a scannarsi. Sfoderando anche vecchi pregiudizi e rancori. Chi è anti-clericale ne approfitta per dire che la Chiesa non paga l’Ici (almeno sui luoghi di culto). E vorrebbe che i preti venissero impiccati dalla guardia di finanza. Chi è di destra e difende la Chiesa, rimpalla l’accusa affermando che anche i sindacati dovrebbero pagare l’Ici sulle loro sedi. Gli evasori, in un ribaltamento colossale della realtà, sono accusati di “parassitismo”… perché rifiutano, con metodi illegali, di nutrire il parassita statale. Torna legittima persino la più ingenua delle invidie sociali: alcuni beni di lusso, come il Suv o lo yacht, sono demonizzati perché sospettati di essere comprati con i soldi elusi o evasi al fisco. La gente è pronta a menar le mani (e temo anche a imbracciare il fucile, se questo odio sociale dovesse continuare a crescere) per queste cose. Nessuno è disposto a vedere l’origine del problema: uno Stato predatore. Gli uomini di Stato godono nel mettere i cittadini gli uni contro gli altri, per preservare il loro potere. E così Monti ha creato un nuovo conflitto: quello fra produttori e risparmiatori, togliendo un po’ di tasse ai primi per aggravarle sui secondi. In natura non ci sarebbe alcuna differenza, né alcun conflitto, fra produttori e risparmiatori. Si produce per guadagnare, una parte del guadagno lo si deve risparmiare per acquistare beni di prima necessità (come il cibo e la prima casa), servizi finanziari (Bot, obbligazioni, azioni) e, quando possibile, beni di lusso (cene al ristorante, viaggi, auto, barche, ecc…) che rendono più facile e godibile la nostra vita. Produrre e risparmiare sono due facce della stessa medaglia. Oggi, invece, si tende a far credere che il bravo cittadino è quello che produce (per il bene degli altri, ovviamente), mentre chi risparmia è un cattivo cittadino. Tassando i risparmiatori, purtroppo, si riducono i consumi. Di conseguenza i produttori avranno meno compratori. Le nuove tasse puniscono tutti. Ma si preferisce, ancora, credere che solo chi produce sarà risparmiato e solo il cattivo cittadino che “mette i soldi sotto un materasso” verrà “giustamente” punito. E’, anche qui, bispensiero allo stato puro.

C’è poco da aggiungere sul motto “l’ignoranza è forza”: in Italia si traduce con “governo tecnico”. Gli italiani e i loro rappresentanti, democraticamente eletti, hanno pacificamente rinunciato a capire l’economia e a cercare di agire per rivitalizzarla. Abbiamo assegnato a un governo non eletto la facoltà di fare di noi quello che vuole. Pur di non sforzarci a capire quali sono le cause del nostro male, preferiamo l’ignoranza, arrivando addirittura a sospendere la nostra democrazia e il nostro diritto di voto. E se il nuovo esecutivo ci aumenta le accise sulla benzina, preferiamo reagire come l’Italiano Medio, ritratto in modo geniale da Maccio Capatonda: “E a me che cazzo me ne frega a me?! Io c’ho il diesel!”.

Politica, economia e spiritualità laica non possono essere scisse ... allorché si desidera la vera “crescita”, quella personale e sociale!


Autore: Paolo D'Arpini
http://www.circolovegetarianocalcata.it/
http://www.retebioregionale.ilcannocchiale.it/
https://sites.google.com/site/reteitalianaecologiaprofonda/

"Gioia nella libertà dai preconcetti e dalle ideologie" (Saul Arpino)

“I falsi buoni sono i ladri della virtù” (Lin Yutang)


Delegare la gestione della propria esistenza ad un “governo” o ad una “chiesa” equivale ad abbandonare le proprie responsabilità basandosi sul fatto che vi sono persone altre da noi stessi che veramente sanno come fare a mandare avanti le cose.

Questo ovviamente vale in ogni campo dell'esistenza umana.. ma per il momento lasciamo da parte l'aspetto “religioso” di questo atteggiamento “rinunciatario” e di delega all'altrui.. e rivolgiamo la nostra attenzione all'aspetto politico.

Un partito politico, e di conseguenza un governo, viene apparentemente fondato per il bene del popolo.. ma in realtà diviene una corporazione che serve solo a se stessa.

Una amministrazione tiene le cose sotto il suo controllo e prolifera leggi di una sempre crescente complessità ed incomprensibilità. In effetti ostacola il lavoro produttivo domandando tanti rendiconti sicché il registrare quanto è stato fatto diventa più importante di quel che è stato realmente fatto. In questo modo, incrementando la burocrazia ed i cavilli, si può andare sempre più in là nell'astrazione... tuttavia nella crescente angoscia riguardante la sovrappopolazione, la massificazione culturale, la mistificazione negli interessi economici occulti, l'inquinamento e lo squilibrio ecologico, i disastri potenziali dell'incremento tecnologico militaresco, etc. soltanto di rado siamo in grado di riconoscere che i nostri governi sono diventati auto-distruttori delle istituzioni umanitarie.

I governi -come affermava Alan W. Watts- restano impantanati nel tentativo di soddisfare una sempre crescente alienazione dalla vita pratica e dalle esigenze primarie dell'uomo, soffocati e paralizzati, come sono, sotto montagne di complicazioni di bilanci e di scartoffie.

La considerazione successiva, per non dover ripetere gli errori del passato, è che né l'individuo né la società possono tirarsi fuori dalla situazione attuale in modo autonomo e facendo uso della forza. Pur che ancora oggi assistiamo ad uno svolgimento in tal senso della spinta al cambiamento sociale... Sino a quando faremo uso della forza, sia fisica che morale o religiosa, nel tentativo di migliorare noi stessi ed il mondo.. andremo in verità sprecando energia che potrebbe essere altrimenti usata per cose che realmente possono essere fatte..

Occorre cambiare il nostro approccio di vita e la considerazione della nostra partecipazione all'insieme delle cose. Nell'ecologia profonda e nella spiritualità laica c'è l'indicazione verso il recupero della fiducia in se stessi e negli altri. La nuova visione, il nuovo metodo, non può essere aggressivo e nemmeno passivo, non è un atteggiamento sentimentale. Occorre riconoscere che in alcuni casi l'uso della violenza può essere necessario.. ma sarà una violenza mite, educativa.. somigliante alla severità della madre che intende educare il figlio e non reprimerlo.

Ecologia profonda e spiritualità laica, attuate nel campo della politica e dell'amministrazione della cosa pubblica, conducono non alla soddisfazione di cieche rivalse popolari, non all'attuazione di una “giustizia livellatrice”, bensì a favore della “generosità umana”. Che non è semplice benevolenza e perdono, come si potrebbe supporre, ma il mantenimento dell'onestà e delle qualità “umane” nella loro pienezza. Come diceva Ezra Pound: “L'onestà è la ricchezza di una nazione”.

L'equilibrata severità e correttezza, che potremmo definire in termini matristici “intelligenza minervina”, richiede una grande capacità discriminativa e la strada verso di essa è difficile da raggiungere, abituati come siamo a delegare alla giustizia esterna (governativa e religiosa) ogni funzione emendatrice.

Perciò se un uomo integro cerca di raggiungere la maturazione spirituale e politica dovrà necessariamente riscattarsi da ogni modello coercitivo attualmente presente nella società... Non possiamo però chiamare questo processo “anarchia” in quanto si presuppone un indirizzo definito rivolto al “bene comune”. Non più misurando le cose attraverso il modello della giustizia “dei codicilli” ma portando l'umano al suo massimo livello di responsabilità. In cui le azioni non sono conseguenti a corsi precostituiti o tabù, le contingenze e la saggezza ed onestà acquisita indicano al momento quale sia la cosa giusta da fare....

In altre parole un essere umano consapevole di appartenere ad un contesto vitale e spirituale inscindibile non ha bisogno di incarnare modelli prefissati di “rettitudine”, non è un “buonista”, e nemmeno un presuntuoso, un pedante, ma riconosce che possono avvenire alcuni errori nel perseguimento della genuina natura umana. Gli errori -se non ripetuti- sono il sale della vita. Sono l'indicazione del retto percorso da seguire.

Infatti che si maschera da ligio osservante delle leggi è un ipocrita ed un falso uomo pubblico (sia in senso politico che religioso), invero è completamente privo di “umorismo”, non sa ridere di se stesso e degli altri ed allo stesso modo, e non lascia che la sua natura umana possa completarsi e giungere a maturazione. Egli, meschinello, si ferma alla “forma” e di conseguenza è condannato a trasgredire anche quella (forse in segreto) restando inconsciamente legato alle proprie ombre. Un legalista sarà semplicemente un ficcanaso ed un acquisitore di “meriti presunti”, sulla base della sua adesione ad una fede politica o religiosa. Chi basa la giustizia sulla rigorosa sottomissione a regolamentazioni lineari non sarà mai in grado di percepire la verità dietro le forme. Questi ipotetici buoni governanti, così seri e riguardosi dei loro giusti principi (o peggio ancora dei loro sordidi interessi) giustificano ogni iniquità con la forza dalle ragioni politiche o religiose. Poveretti, non saranno mai in grado di godere di un sano “spirito” libero e laico, assai meno nocivo della loro sudditanza all'ideologia (o peggio ancora all'interesse).

Ed una una delle peggiori ideologie, in questo momento storico, è quella relativa al concetto di “utile” e di “guadagno”, che persino supera ogni altra convinzione politica e religiosa.. ed è in nome dell'utile e del guadagno che la società umana va sprofondando verso la perdita dell'anima e della capacità d'intendere e di volere. Questa ideologia, chiamiamola pure “bancaria”, così amata dai ragionieri della vita, rischia di forzare sempre più l'uomo in direzione della rinuncia ad ogni umanità e capacità discriminante. E con la perdita dell'intelligenza subentra anche la perdita della capacità di sopravvivenza della specie umana.

Paolo D'Arpini

MORTI VIVENTI PER PAURA DI VIVERE. Una non scelta che induce alla deresponsabilizzazione, al disimpegno, all'inconsapevolezza ...

MORTI VIVENTI PER PAURA DI VIVERE. Una non scelta che induce alla deresponsabilizzazione, al disimpegno, all'inconsapevolezza, ed involuzione evolutiva, alla delega a potenziali parassiti del governo politico e della gestione della società, favorendo nuove forme di schiavitù

Fonte: Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it

DI GIAN PIERO DE BELLIS

Nelle prime ore del mattino di Domenica 1 Giugno l’anziano e illustre professore Isak Borg ha un sogno strano, insolito e molto sgradevole. Egli sogna di essersi smarrito, durante la sua consueta passeggiata mattutina, in una zona sconosciuta della città vagando tra strade deserte e case in rovina. Nella strada c’è un grande orologio ma è senza lancette. Una figura umana appare all’improvviso di spalle. Il professore si avvicina e quando la persona si gira scopre che è una sorta di manichino, con gli occhi e la bocca cuciti, che cadendo fa fuoriuscire del sangue, segno di un essere vivente. Un carro funebre compare all’improvviso trascinato da due cavalli neri. Una ruota del carro sbatte contro un lampione e si stacca; lo sbilanciamento del carro fa cadere la bara che si schiude. Il professore si avvicina per vedere chi vi è all’interno; una mano si protende e lo afferra per trascinarlo dentro. Allora egli scorge il volto del morto che non è altri che il suo stesso volto. Lui è il morto. A quel punto il sogno si interrompe e il professore si desta dall’incubo. (http://www.youtube.com/watch?v=diZ96F_4P88)
Questo è l’inizio di uno dei più famosi film di Ingmar Bergman, Smultronstället (Il posto delle fragole). Il messaggio del film è che taluni di noi attraversano la vita senza viverla davvero, persi nelle proprie paure, avvolti da un quotidiano rassicurante grigiore. Il professor Borg, con le sue amarezze, i suoi rancori, il suo distacco dagli altri, dal figlio, dalla nuora, capisce, al crepuscolo della sua esistenza, che ha ucciso la sua umanità in cambio di una tranquillità che rassomiglia alla morte.
Nel corso della storia umana il problema centrale che molte persone, desiderose di vivere pienamente la loro vita, si sono trovate a dover affrontare è il fatto di essere circondate da individui che, nella loro ricerca di sicurezze assolute, vogliono cancellare non solo qualsiasi rischio, ma anche qualsiasi sperimentazione che possa rappresentare, anche alla lontana, un possibile rischio.
Questa opposizione istintiva al nuovo, all’ignoto, che caratterizzava in passato coloro che, per questo, erano definiti reazionari, conservatori o oscurantisti, è da parecchio tempo appannaggio anche di quanti si ritengono “progressisti”.
Ai giorni nostri i “progressisti” alla ricerca disperata di una sicurezza introvabile in quanto non umana, invocano talvolta, del tutto a sproposito, il principio di precauzione. Tale principio è accettabile nel caso, ad esempio, della sperimentazione di un nuovo prodotto prima di una sua possibile introduzione su vasta scala, ma diventa idiota e quasi criminale quando lo si usa per impedire la sperimentazione stessa. In tal modo, il principio di precauzione non è altro che la scusa, rassicurante e falsamente sensata, per mettere in atto la pratica della castrazione.
La tattica impiegata dagli oscurantisti è quella di diffondere paure. I primi telai meccanici costruiti in legno in Europa (ad es. ad Amburgo nel 1685) furono bruciati per ordine delle autorità pubbliche perché si temeva che i tessitori rimanessero senza lavoro. Ai giorni nostri, ad esempio, in un paese come l’Italia da cui, nel periodo 1876-1976, sono emigrate in tutto il mondo 27 milioni di persone, taluni agitano il pericolo dell’arrivo di orde barbariche e la costruzione di moschee e minareti nel cuore delle città, con la conseguente fine della civiltà europea. Queste paure, diffuse dal potere che si pone poi come il garante (fasullo) della sicurezza di tutti, fanno talvolta presa anche presso coloro che si dichiarano amanti della libertà.
Ecco allora che l’aridità del professor Borg appare, chiara e distinta, in molti di noi, nei nostri comportamenti ossessivi, nei nostri modi di pensare superati. Per questo il potere è così forte: perché noi, con tutta la nostra abissale ignoranza e i nostri assurdi blocchi mentali, non siamo ancora abbastanza diversi da esso.
E non lo siamo proprio perché ci portiamo dentro paure che non vogliamo riconoscere e che mascheriamo come solide convinzioni. Questo meccanismo di nobile camuffamento delle paure
- Offre un alibi intellettuale a giustificazione delle paure stesse;
- Porta a compattarsi con altri che hanno le stesse paure;
- Sfocia in varie unioni di paurosi che si presentano poi come movimenti di opinione, partiti politici, corporazioni economiche o altro ancora.
Chiaramente, qualsiasi lotta contro il potere fatta di rifiuti e di insubordinazioni che provocano atti di repressione da parte del Grande Fratello può generare stati di ansia e di paura. Questo è del tutto umano. Ma non è di questo che qui si tratta. La paura a cui si fa riferimento è la paura del vivere.
Vivere si manifesta, ad esempio, attraverso l’impegno in tre attività estremamente umane:
- esperimentazione (risoluzione di problemi, realizzazione di progetti, ecc.)
- espressione (formulazione di concetti, comunicazione di idee, ecc.)
- esplorazione (navigazione di ambiti di conoscenza, analisi di realtà, ecc.).
Quando queste tre attività sono ridotte al minimo, scoraggiate o addirittura del tutto bloccate, allora coloro che si rendono responsabili di questo blocco o lo avvallano con il loro comportamento passivo, sono i morti viventi, quelli che, incapaci di agire e di reagire, sono praticamente già morti perché privi di vitalità e di vita. Il dramma è che, i morti viventi, assumono la loro condizione come la norma a cui tutti devono conformarsi.
Essi sono lontani anni luce da quella voglia di vivere che si manifesta apertamente come sperimentazione, espressione ed esplorazione piena e responsabile e di cui Thoreau rappresenta un esempio mirabile come appare da questa sua celebre frase:
“Sono andato nei boschi perché volevo vivere in maniera consapevole, affrontando solo i fatti essenziali della vita, e vedere se potevo imparare quello che la vita aveva da insegnarmi e non scoprire, in punto di morte, che non avevo vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, perché l’esistenza è una cosa estremamente bella; né volevo praticare la rassegnazione a meno che non fosse assolutamente necessaria. Volevo vivere intensamente e succhiare il midollo della vita …” (David Thoreau, Walden, 1854).

Speranze o illusioni sul futuro dell'Italia?



di Claudio Martinotti Doria

L'uomo per vivere ha bisogno di speranza, la quale deve disporre di un substrato di credibilità seppur tenue, e non essendo sempre disponibile e giustificato, spesso ci si deve accontentare di illusioni, che vengono più o meno volutamente considerate alla strenua di speranze, sebbene siano un loro surrogato.
In Italia ormai da tempo si possono attingere solo illusioni cui aggrapparsi, essendo ormai il nostro paese ai massimi livelli il degrado e degenerazione morale pubblica ed anche privata, aberrazione patologica talmente grave e diffusa anche tra la popolazione di semianalfabeti ed homo videns demens, che sperare che il nostro paese possa risorgere guidato da una classe di politici responsabili e competenti e veramente una pura illusione.
Ormai la protervia di chi detiene veramente il potere, la leadership dei banchieri mondiali, ha raggiunto livelli tali di supponenza (indotta anche dalle circostanze e contestualizzazioni sfuggite di mano) che ormai agiscono quasi allo scoperto, mentre prima erano più insidiosi ed occultati.
I politici, che sono sempre stati dei burattini nelle loro mani, come una specie di famili al servizio dei vampiri, non hanno saputo eseguire neppure i loro semplici ruoli di ingannatori e mistificatori, di intrattennitori col teatrino della politica, di distrattori di massa con la complicità dei mass media, di attori che recitano un copione, ecc., ed avendo fallito in questo loro incarico affidatogli dalla lobby dei banchieri, vengono ormai sistematicamente sostituiti da funzionari ed ex consulenti e manager delle banche delle potenti e secolari famiglie di banchieri, che controllano tutta la ricchezza mondiale ...
Se qualcuno si fa ancora illusioni che questi individui possano fare gli interessi delle masse, si accomodi pure nella matrix, la schiavitù non è mai cessata, ha solo cambiato forma ...
Non mi ripeterò sulle previsioni, già esposte in articoli precedenti, con anni di anticipo, che si stanno tutte puntualmente attuando, andatevi a rileggerli o andate sul sito dell'Associazione Culturale Economica USEMLAB http://www.usemlab.com o sul sito del Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it dove numerosi articoli hanno anticipato quanto sarebbe avvenuto e hanno rivelato le vere cause, da non confondersi con gli effetti, come i mass media inducono a farvi credere. La colpa di quanto accade non è della speculazione o del capitalismo, o del libero mercato o del liberismo sfrenato, tutti alibi pretestuosi, ma semmai è il contrario: eccesso di interventismo statale, abuso della finanza da parte dell'entourage bancario, le banche centrali (che andrebbero abolite), la riserva frazionaria, la fiat money (cioè la moneta creata dal nulla), ecc..
Coloro che insistono sul signoraggio, hanno capito qualcosa ma sbagliano la terapia e la prognosi, spostare la stampa di denaro dal nulla dalle banche centrali allo stato non risolve il problema, gli abusi continuerebbero, per ridare al popolo la moneta occorre tornare al gold standard o qualcosa di equivalente dando il potere di erogarla alle singole comunità locali, come è sempre avvenuto in bassato, dove ogni signoria, feudo imperiale e regno autonomo aveva il potere di conio, ma la moneta perché avesse valore era d'oro o d'argento e veniva accettata in tutto il mondo per il suo effettivo valore.
Chi auspica un governo centrale ed un a moneta unica NON HA CAPITO NIENTE E FA IL GIOCO DELLE LOBBY BANCARIE.
Forse capiranno quello che sta accadendo quando saranno spogliati di tutto quello che posseggono e saranno ridotti alla fame ed alla schiavitù esplicitata.

L'Europa della nuova BCE


Di Francesco Carbone, presidente Associazione Culturale USEMLAB http://www.usemlab.com/index.php

A causa degli interventi a supporto della Grecia, Irlanda e Portogallo, ripercorsi nel capitolo 10 del nostro libro La Tragedia dell’Euro, la BCE di Trichet si era già trasformata in una istituzione poco seria e credibile. Adesso, nel giro di appena dieci giorni la BCE di Draghi è mutata ulteriormente, in peggio. Dopo aver gettato nel cesso il pilastro della stabilità monetaria, pare che ieri sia addirittura intervenuta a sostegno dell'asta dei titoli di Stato italiani, un'operazione esplicitamente vietata per statuto.
Se una volta i sostegni agli Stati della UE venivano realizzati all’occasione, con frequenza sporadica, oramai sono divenuti, di necessità, la regola. Di questo passo, e quanto prima, lo statuto della BCE dovrà essere modificato per adeguarsi al cambiamento strategico e tattico della propria operatività. Verrà fatto: l'Italia senza il supporto monetario della banca centrale europea è destinata a seguire tutte le orme della Grecia, fino al 50% di haircut sul proprio debito, in tempi rapidissimi. Non ci sono Mari o Monti che tengano.
Attenzione però. Anche se la BCE ha deciso di manipolare i prezzi senza più freni, giocando a fare il prestatore inflazionista di ultima istanza sullo stile della FED, essa opera, a differenza della banca centrale americana, in un contesto alquanto differente.
Innanzittutto l’Euro non è riserva di valuta mondiale. In secondo luogo gli USA offrono ancora un ambiente decisamente dinamico in grado di stimolare la funzione imprenditoriale, laddove in Europa essa viene pesantemente ostacolata dal cancro statalista. Terzo, benché gli USA siano sommersi dai debiti e versino nelle stesse condizioni fallimentari dell’Europa, si tratta di una situazione maturata a livello federale che non crea particolari conflitti tra i membri confederati. Cosa che invece è suscettibile di verificarsi in Europa dove la crisi del debito sovrano presto o tardi metterà tutti contro tutti e spingerà allo scontro i paesi dell'Unione monetaria.
In sostanza questo enorme SHIFT di regime operativo della BCE, calato nel fragilissimo contesto europeo, economicamente stantio e burocratizzato, costituisce un nuovissimo e significativo evento: inaugurando questo insano corso monetario la BCE ha definitivamente condannato se stessa e messo il chiodo nella bara della UE e dell’Euro.
Con queste mosse disperate la BCE è diventata, più che la FED europea, la nuova Banca d’Italia dell’Europa. E così come la Banca d’Italia aveva portato al fallimento il nostro paese nel 1992, alla stessa maniera la BCE porterà al fallimento l’Europa. Tuttavia, mentre l’Euro era riuscito a salvare l’Italia praticamente in zona cesarini, a questo giro non ci sarà la valuta unica mondiale a salvare l’Euro. Benché qualche idiota speri ancora in questa ultima soluzione, togliere la sovranità monetaria alla maggior parte dei paesi del globo resterà solo un sogno di certe elite malate di onnipotenza e di qualche arrogante burocrate malato di costruttivismo.
L’unica e vera questione che rimane irrisolta è capire per quanto tempo ancora i tedeschi, insieme agli altri paesi più solidi della Unione monetaria, manderanno giù il dirottamento della BCE. Sono dell’idea che quando anche la Francia finirà nel calderone dove già sguazzano allegramente tutti i PIIGS, la Germania e gli altri paesi del nord si defileranno da questo tragico fallimento monetario europeo. L’alternativa, per loro, sarebbe quella di sottostare a una Unione di trasferimenti che già adesso, nonostante si continui a fare buon viso a cattivo gioco, è diventata troppo pesante da sopportare.
Il fatto è che all’interno di questo sistema monetario mondiale inguaribilmente malato, darsi una mano l'uno con l'altro per cercare di tirare avanti la carretta del Truffone non solo è naturale e spontaneo, da qualche tempo è diventato quasi un obbligo. Tutti i maggiori paesi del pianeta, ciascuno con i propri problemi interni, traggono infatti indubbi benefici sia da un implicito accordo di non aggressione sia da un esplicito accordo di sostegno reciproco. Questo vale nel piccolo anche all'interno dell'Unione Europea.
Tuttavia nel momento in cui una particolare situazione di debolezza comincia a diventare palesemente cronica e irrecuperabile, gli equilibri in essere rischiano di spezzarsi. A quel punto, saltare addosso alla preda più debole per spolparla diventerebbe una mossa appetibile in grado di permettere ai giocatori rimanenti di aggiustare i propri conti e guadagnare ancora tempo.
Il fatto è che l’Europa della nuova BCE costituisce davvero un giocatore troppo debole e allo stesso tempo un piatto troppo troppo ricco e appetitoso per essere lasciato intatto sul tavolo. Se anche questa volta sto vedendo con chiarezza sviluppi forse ancora lontani ma inevitabili, nel momento in cui questo tentativo di salvare l’Italia fallirà, la credibililtà della BCE si sgretolerà del tutto ed essa verrà sbranata e fatta a pezzi insieme all’Europa o a quel che rimarrà di essa.
Quel giorno qualcuno troppo arrogante rimpiangerà di aver voluto manipolare dall'alto una istituzione sociale talmente importante come il denaro. Quel giorno qualcuno troppo presuntuoso imparerà cosa sono gli ordini spontanei e perchè nascono necessariamente dal basso. Ma soprattutto quell'evento offrirà, davvero a caro prezzo, la più importante lezione pratica di economia dai tempi di John Law. Sbigottite ed attonite, volonti o nolenti, milioni di persone in tutta Europa finalmente impareranno qualcosa.

Proposta di riforma pensionistica italiana adottando la "Somma 100" con alcuni accorgimenti riequilibrativi



di Claudio Martinotti Doria

L'esigenza di elevare l'età pensionabile a 67 anni è legittima, iniziativa per altro prevedibile ed attesa da anni da chiunque sia minimamente informato sulla situazione sociale ed economica del paese ed europea. Ma occorre che sia parte di una riforma organica, articolata e strutturale che porti un riequilibrio nel sistema, ed ad una maggiore equità

Personalmente ritengo si debba intervenire su tutte le pensioni e non solo parzialmente, e Le sarei grato se queste mie proposte pervenissero alla dirigenza dei vari ministeri con competenze in merito all'argomento.

La mia proposta prevede di pervenire gradualmente alla "somma o quota 100" (come meglio descritta in seguito) applicando i seguenti presupposti e premesse:

- l'eliminazione delle attuale "finestre" che rinviano di 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per i lavoratori autonomi l'erogazione della pensione al raggiungimento dei requisiti richiesti, per cui si deve andare in pensione al raggiungimento della somma o quota 100 (somma dell'età anagrafica e del numero di anni contributivi versati) senza altri trucchi, rinvii e postille ...

- il recupero agevolato degli anni che risultassero mancanti perché il datore di lavoro non ha effettuato i versamenti contributivi o perché non si era in grado di effettuarli per difficoltà finanziarie. Stante la buona fede dell'utente si deve provvedere a fornirgli la possibilità di effettuare i versamenti mancanti in forma rateizzata ed agevolata, senza penali ma anzi con riduzione degli importi dovuti

- la possibilità per chiunque di effettuare versamenti contributivi volontari all'INPS per potersi dotare di una pensione, anche se svolge attività non remunerate, come ad esempio coloro che si occupano delle famiglie, degli anziani non autosufficienti, dei malati cronici, dei portatori di handicap, ecc., con alcune agevolazioni e riduzioni in quanto svolgono un'attività di notevole valore e utilità sociale;

- la base di partenza per ogni pensione erogata deve essere quella che attualmente si definisce la "minima", dalla quale si deve partire per calcolare l'ammontare della pensione cui si è maturato il diritto. La pensione minima si deve considerare diritto acquisito nel momento in cui si è pervenuti a 20 anni di versamenti contributivi previdenziali, dal 21 anno di contribuzione le somme concorreranno ad aumentare la base pensionistica dalla somma minima erogabile in su ...
E' inaccettabile che vi siano attualmente situazioni per cui alcuni lavoratori autonomi dopo 20 o addirittura 35 anni di contribuzione non abbiano maturato il diritto alla pensione minima, quando in passato dipendenti pubblici sono andati in pensione con 15 anni e sei mesi di contribuzione ed attualmente percepiscono pensioni da 1200 euro mensili (e sono decenni che le percepiscono e continueranno a percepirle, mentre i lavoratori autonomi è probabile che le potranno godere solo pochi anni ...). A queste gravissime sperequazioni occorre porre rimedio, senza indugio.  

Che siano stati per tutta la vita lavorativa collaboratori occasionali o a progetto, con contratti precari o atipici, non deve importare: la pensione minima deve essere garantita a tutti coloro che sono pervenuti ai 20 anni effettivi di versamenti contributivi, purché i periodi di interruzione (di disoccupazione) siano compensati con versamenti contributivi volontari agevolati ...

E' dovere politico e morale fornire basi certe per coloro che sono obbligati ad effettuare versamenti previdenziali, hanno il diritto di sapere che fine faranno il loro soldi versati all'INPS, in che modo saranno loro restituiti sotto forma di servizi ed erogazioni future, ALTRIMENTI SAREBBE MEGLIO NON FARGLIELI VERSARE E DIRE A TUTTI CHE OGNUNO SI ARRANGI COME PUÒ per provvedere alla propria vecchiaia, SAREBBE PIÙ ONESTO.

Io credo che la proposta cui ho fatto cenno, già avanzata da alcune parti sociali, della cosiddetta SOMMA 100, sia la più adeguata come riforma del sistema pensionistico, occorrerebbe cioè che per andare in pensione la somma dell'età anagrafica più il numero di anni di versamenti previdenziali effettuati desse come risultato 100. Ad esempio si potrebbe andare in pensione a 65 anni con 35 anni di contributi effettuati oppure a 63 anni con 37 di versamenti contributivi

E' probabilmente la riforma meno dolorosa e più efficace per ottenere risultati positivi in tempi brevi ed eliminando le sacche di privilegio ancora in essere. L'applicazione deve essere graduale ma non lenta, soprattutto si devono eliminare tutte le discriminazioni tutt'ora esistenti tra lavorato autonomi, dipendenti, e pubblici, cui si deve riservare uguale trattamento. Ad esempio adesso i lavoratori dipendenti possono andare in pensione a 60 anni di età con 35 anni di versamenti contributivi mentre quelli autonomi devono attendere i 61 anni. Ebbene entrambi dovrebbero poter andare in pensione alla stessa età, e quindi la riforma dovrebbe essere applicata dai 60 anni di età per entrambi, ogni due anni dovrebbe essere elevata l'età anagrafica di un anno, in modo che entro 10 anni si pervenga alla fatidica QUOTA 100, cioè entro il 2022 si deve poter essere a regime.

Oppure si potrà decidere di consentire di andare in pensione anche prima, ma l'erogazione in tal caso sarà proporzionale all'ammontare dei contributi effettivamente versati (quindi applicando il sistema contributivo), le pensioni saranno erogate mensilmente in base alle prospettive di vita (per cui la pensione sarà inevitabilmente di modesta entità se si andrà in pensione prima del tempo). Si dovrà cioè applicare un principio di proporzionalità e penalizzazione per chi decide di andare in pensione prima di aver raggiunto la quota 100.

Al tempo stesso occorre ridimensionare i privilegi concessi in passato, in tempi di gravissima crisi come quella attuale E' IMPENSABILE ED INGIUSTO CONSERVARE PRIVILEGI ANACRONISTICI frutto di tempi passati gestiti irresponsabilmente, come le pensioni baby o le super pensioni, entrambe devono essere limitate con riduzioni delle loro entità, anche significative, ad esempio riducendo di un 15-20 per cento le pensioni baby e ponendo un tetto alle superpensioni, ad esempio di 6 o 7000 euro.

Le pensioni sociali devono essere eliminate e sostituite da effettivi sostegni e servizi alle famiglie ed alle condizioni di vita di ogni singolo soggetto indigente, come avviene in altri paesi europei più civilizzati ed evoluti del nostro, leggetevi in proposito l'esaustivo articolo pubblicato su: http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-anche-la-bce-fa-il-tifo-per-il-reddito-di-cittadinanza Del resto sarebbe anche ingiusto dal punto di vista economico ed etico fornire una pensione a coloro che non hanno mai effettuato alcun versamento contributivo e previdenziale o ne hanno effettuati ma irrisori, segnale inequivocabile di rifiuto ideologico delle istituzioni previdenziali oppure di evasione voluta e perseverante, essendo impossibile che un individuo non abbia mai lavorato nel corso dell'intera sua esistenza. Per coerenza questi individui non possono pretendere che lo stato provveda a loro erogando una pensione, se in precedenza non hanno mai aderito e contribuito al sistema previdenziale, altrimenti sarebbe l'ennesima manifestazione di parassitismo culturale e sociale.

Sarebbe infine opportuno fare in modo che non vi fossero sperequazioni (come avviene attualmente) tra i vari settori professionali, nella percentuale contributiva che deve essere versata all'INPS proporzionalmente al reddito, vi sono infatti categorie professionali che godono di eccessivi privilegi ed altre che sono penalizzate, arrivando anche a differenze triple nella percentuale contributiva obbligatoria (dall'8% fino al oltre il 30%).

Inoltre bisognerebbe eliminare le gestioni separate dell'INPS, come per i lavoratori precari, atipici, cioè i collaboratori occasionali e a progetto. Tali figure lavorative, nel corso di una vita professionale possono costituire fasi temporanee di lavoro in attesa di procurarsene un altro, e quindi è assurdo che sia gestito separatamente dall'INPS e concorra a formare una seconda pensione (che sarà probabilmente di modestissima entità). Sarebbe più saggio che potessero confluire in un'unica gestione e quindi in un'unica pensione, al momento che siano maturati i diritti, e che gli anni in cui si sono effettuati i versamenti contributivi come lavoratori atipici siano considerati alla strenua degli altri, concorrendo al calcolo degli anni contributivi cumulativi per maturare il diritto anagrafico alla pensione, ponendo eventualmente una soglia minima di versamento annuale (ad esempio 2000,00 euro annui).

Se non si interviene su questo equo percorso concettuale riformistico, si rischia di generare un diffuso senso di ingiustizia, malevolenza e frustrazione popolare che potrebbe sfociare in violenza e pericolosa conflittualità sociale, che renderebbe la situazione del tutto ingestibile, e porterebbe il paese all'ingovernabilità, un incubo che credo non gioverà a nessuno.

Inoltre è inutile nascondere il fatto che l'INPS si troverà fra non molto in gravi difficoltà gestionali se non si interverrà con una riforma previdenziale adeguata, che sia recepita come appropriata ed equa dalla cittadinanza.

Cordiali saluti

INDIGNADOS. Un Movimento che Brancola nel Buio


Scritto da Francesco Carbone http://www.usemlab.com

Non è un crimine essere ignoranti in economia, dopo tutto si tratta di una disciplina specializzata, considerata dalla maggior parte delle persone una triste scienza. Ma è totalmente irresponsabile fare la voce grossa ed esprimere opinioni in materie economiche mentre si persiste in tale stato di ignoranza. (Murray. N. Rothbard)
Il movimento di protesta contro Wall Street e le banche è arrivato anche in Italia. Questo weekend appena trascorso se ne sono accorti un po' tutti quanti. In qualche modo, la gente comune si sta svegliando dal torpore. Se nel 2008 aveva accettato in maniera impassibile che migliaia di miliardi venissero elargiti per salvare impunemente il settore finanziario, a questo giro i cittadini sembrano non stare più al gioco.
Bisogna anche ammettere che, dai movimenti di protesta di qualche anno fa a quelli odierni, un qualche miglioramento ci sia stato: finalmente in molti sembrano aver capito come il problema di questa crisi abbia proprio a che fare con le banche e con i politici, ovvero con un certo grado di collusione tra i due gruppi.
Come non simpatizzare quindi per Occupy Wall Street e per tutti gli indignati? Stanno semplicemente provando a ribellarsi a quell'elite dell’1% che continua ad arricchirsi ai danni del 99% della popolazione. Questo è infatti proprio lo slogan principale di Occupy Wall Street: noi siamo il 99% (we are the 99 percent).
Se ho aperto questo sito dieci anni fa è proprio perché, dopo aver indagato dietro alla bolla finanziaria di fine millennio, scoprii qualcosa di ancora più grosso, scoprii quello che le masse hanno solo cominciato ad intuire oggi. Rimasi indignato, e l’indignazione mi spinse a continuare la ricerca e a diffonderla a quante più persone possibile, perché ero sicuro che tutto questo sarebbe accaduto. Oggi sta accadendo. E siamo solo all'inizio.
Gli indignati hanno ragione da vendere: chi ha imbastito questo sistema ha tolto loro il futuro, li ha condannati a un tenore di vita che da qualche anno non fa che scendere e che nel prossimo futuro è destinato a calare ulteriormente. Tuttavia chi protesta ha dimostrato di non avere capito tante cose, forse troppe. Non lo sa ma ancora brancola nel buio. Purtroppo costituisce un 99% che rientra quasi integralmente nel 99.99% di ignoranti totali in materia di economia.
Tranne qualche gruppo americano minoritario, illuminato da Ron Paul e dal movimento End the Fed, gli indignati non hanno capito né le cause né le dinamiche della crisi. Non hanno capito le ragioni del proprio malessere. E questo per il semplice motivo che non hanno alcuna cultura economica, senza cui non è possibile maturare proposte e soluzioni che portino realmente verso una via d’uscita.
Pochi di coloro che protestano sanno come funzioni il sistema bancario, sanno cosa sia davvero il denaro. Pochissimi hanno capito quale sia la vera Tragedia dell'Euro che da questa sponda dell’atlantico sta accelerando la resa dei conti del fallito Eurosistema. E senza aver ben chiaro tutto ciò si rischia non solo di buttare al vento parole ed energie, ma anche di tirarsi la zappa sui piedi.
Senza una cultura economica adeguata questo massiccio movimento di protesta corre solo il rischio di cambiare il futuro in peggio, così come lo cambiarono (in peggio) i movimenti del ‘68. Non è un caso che a comandare, oggi, accanto a coloro che allora approfittarono di tutto quello scompiglio, siano proprio quei cialtroni che oltre 40 anni fa guidarono una rivoluzione culturale fondata su idee economiche tremendamente sbagliate.
Anzi possiamo dire che l’allenza tra banchieri politici e classe dirigente (politica e non) che costituisce gran parte di quell’1%, ha potuto trovare continuità e supporto solo in quell’infimo livello culturale nato nel ‘68. Questi di oggi sono i risultati inevitabili. Nel tempo sono cambiate le facce ma non è affatto cambiata la sostanza, che nel tempo si è solo ulteriormente deteriorata: il sistema economico basato sullo statalismo e sull’interventismo sta continuando a marcire a ritmo sempre più veloce mentre si continua ad accusare un morto ucciso oltre 100 anni fa.

COL WEB INIZIA LA “FUGA DALLO STATO”. Organizzato un incontro di studio nel Monferrato sulle Comunità Volontarie


Fonte: Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it

DI LEONARDO FACCO

Internet non ha rappresentato solamente un’innovazione tecnologica dalle applicazioni più disparate. La Rete è molto di più, essa rappresenta il modello socio-politico che centinaia di anni di teoria libertaria hanno immaginato, dibattuto, elaborato, proposto. Il Web è il prototipo del mondo che un anarco-capitalista vorrebbe vivere, è l’insieme delle comunità volontarie per antonomasia, è la prova provata che “la società senza Stato” non è un’utopia. In quel mondo un po’ virtuale, ma un po’ no, si fanno concreti alcuni dei principi che il movimento libertario – ovvero coloro che, storicamente, hanno pensato ed agito in termini di libertà individuale – ha iniziato a far conoscere al mondo da Rothbard in poi, ma che sono argomento di dibattito filosofico ed intellettuale dai tempi Lao Tzu.
La difesa della vita, della libertà e della proprietà sono i paradigmi su cui si fonda il libertarismo. La non aggressione è il principio che sottende la costruzione di un’aggregazione di persone libere. La libertà di scegliere è la pietra angolare su cui prende forma l’azione umana, ovvero il diritto di ciascuno di noi di poter fare quel che si vuole, nel pieno rispetto delle volontà e dei diritti di proprietà altrui. Per dirla con Herbert Spencer è “la legge della eguale libertà”. Internet è tutto questo.
Il World Wide Web rappresenta la voglia di “Fuga dallo Stato”, come dal titolo di uno dei primi libri che la mia casa editrice ha pubblicato oltre 10 anni fa. Scriveva Alberto Mingardi in quel volumetto: “Internet è qualcosa di più di un semplice strumento. E’ un nuovo mondo in cui operare, un mondo senza Stato dove, liberamente, milioni di individui decidono di incontrarsi. Nell’epoca della crisi dello Stato nazione, esempi come quello di Laissez Faire City o delle città private americane appaiono quantomai illuminanti”.
Libertà e Stato rappresentano due concetti antinomici, forse agli antipodi, ed indicano due mondi diversi. Se lo Stato fonda sé stesso sull’idea della “dittatura delle maggioranze sulle minoranze”, sulla “oppressione legislativa e del diritto positivo”, sulla “schiavitù fiscale”, “sugli “inviolabili confini territoriali”, sul “monopolio della violenza”, dire libertà significa, al contrario, pensare all’individuo come epicentro della sovranità, altresì all’idea che liberi individui possono scegliere di stare insieme per comunanza di idee, di escludere qualcun altro per incompatibilità ideologiche, di appartenere alla stessa “nazione” pur essendo lontani l’uno dall’altro. All’idea di Stato, insomma, si contrappone quella di comunità volontaria, alla quale si accede non per cooptazione benevola, ma per contratto. Dalla quale si può essere estromessi se, diversamente, viene a mancare il rispetto di quei presupposti, e di quelle regole (non per forza scritte), che fanno di quel gruppo di persone una “società fra affini”.
In Internet, tutto questo è già realtà e non sono degli avatar che decidono ed agiscono. Se Tizio può essere accolto fra gli amici di Caio su Facebook, la scelta spetta ad un individuo in carne ed ossa, che così come lo accetta nella sua stretta cerchia, senza chiedere permesso ad alcuno, può decidere di escluderlo dal suo mondo per ragioni altre. Tutto con un click, anche se quel click sottende un pensiero filosofico forte.
In Internet nascono, muoiono e vivono milioni di comunità tra le più disparate (con milioni di individui attivamente impegnati), per accedere alle quali non esiste alcun diritto costituzionale o legale.
Molto altro però, in Rete, è già realtà: dai social network alle scuole private che non rilasciano titoli di studio, dalle comunità di scambisti a quelle che si occupano di transazioni economiche di ogni genere, da raggruppamenti che parlano e scrivono solo lingue minoritarie ai nazionalisti integralisti. Grazie al Web esse convivono nella loro estrema diversità. Lì dentro assistiamo al rifiorire di istituzioni naturali ed “a-statali”, frutto sin dagli albori dell’ordine spontaneo dell’interazione individuale, come lo sono state in passato la lingua, i mercati e la moneta. Con riferimento a quest’ultima ad esempio, il progetto “Bit-coins” sta incrinando l’idea che solo una Banca Centrale possa emettere e/o stampare denaro.
Certo, la miriade di comunità volontarie che occupano il mondo digitale sono perlopiù “a-territoriali”, ma non per questo continueranno ad esserlo in futuro. Internet è una palestra straordinaria per quelle idee coerentemente liberali che vogliono trovare sfogo nel mondo reale. L’empirismo internettiano è il passo intermedio per costruire, in un prossimo futuro, comunità volontarie alla luce del sole, magari sulla scorta di quel proprietarismo condominiale poggia le sue basi sulla libera contrattazione e sull’adesione convinta a regolamenti specifici.
Il 5 e 6 novembre prossimi, presso l’Agriturismo Amarant a Bergamasco (Al), si terrà una due giorni di discussione e dibattito su “quale futuro per le comunità volontarie”, un’iniziativa ideata da Gian Piero de Bellis e da Carmelo Miragliotta. Ecco alcuni dei temi che verranno proposti:
1-“Come in assenza di norme le persone tendono ad ordinarsi autonomamente in base al minor dispendio di energia” (Giuliana Barbano);
2-“Comunità volontarie e problematiche culturali: quali dinamiche libere di apprendimento, scuole delocalizzate, condivisione e creatività sociale svincolate o meno dall’ottica mercantile” (Vincenzo Grossi);
3- “Metodologia per la creazione delle regole condivise in una comunità volontaria di affini” (Mauro Gargaglione);
4- “Comunità volontarie e strumenti di pagamento (bitcoins e altro)” (Sergio De Prisco);
5- “Comunità Volontarie: l’utilità per gli individui che ne fanno parte; il vantaggio derivante dalla competizione tra comunità; la libertà individuale che ne deriva dal poter scegliere (e/o abbandonare) la comunità di appartenenza” (Carmelo Miragliotta);
6- “Comunità volontarie e realtà territoriali (come risolvere problemi territoriali in/tra comunità a-territoriali)” (Gian Piero De Bellis);
7- “Ego-libertarismo: quali azioni per liberarsi dello Stato” (Leonardo Facco)
In conclusione: “comunità volontarie” e “comunitarismo” non vanno confusi. Se il secondo poggia sul credo che la comunità debba sempre avere la precedenza sull’individuo e sulle sue preferenze, le prime – all’opposto – fondano la loro ragion d’essere sull’adesione convinta e non coercitiva di individui unici e consapevolmente liberi.
LINK ORIGINALE PER IL CONVEGNO: http://www.ilgiornale.it/cultura/il_convegno/16-10-2011/articolo-id=551959-page=0-comments=1

INVOCO L'ORDALIA PER BERLUSCONI E BOSSI

di Claudio Martinotti Doria

Allo stato attuale dell'aberrante situazione politica italiana, per dare un forte segnale di svolta ed alimentare qualche speranza per il popolo italiano, soprattutto per i giovani, suggerirei di ispirarsi alla storia, che per chi la studia è sempre stata una grande maestra di vita.

Consiglierei di sottoporre Berlusconi e Bossi all'ORDALIA.

Precisamente dovrebbe svolgersi in questo modo:

- estrarre a sorte una decina di nominativi dalla popolazione di classe modesta e di età media ed avanzata, pensionati al minimo, disoccupati ed in mobilità, lavoratori precari, operai ed impiegati generici, ecc..

- fornire loro un'arma da fuoco di medio e grosso calibro secondo le loro preferenze e capacità, e proiettili in grande quantità

- posizionare Berlusconi e Bossi immobilizzati a 25 metri di distanza da loro, eventualmente con il conforto di qualche loro concubina ed escort

- lasciare ai dieci sorteggiati la facoltà di sparare o meno a uno di loro o a tutti e due, per tutto il tempo che riterranno necessario, o fino ad esaurimento del munizionamento

- garantire loro l'assoluta impunità, qualsiasi scelta ed azione compiano nei confronti dei due politici, saranno lasciati liberi di tornare nelle loro abitazioni nel più assoluto anonimato

Secondo Voi come andrà a finire?

Il mio dubbio non è se spareranno o a chi, ma quanti proiettili dovrà estrarre il medico legale dalle salme ...

Basta cazzeggiare. La riforma delle pensioni non è più procrastinabile


di Claudio Martinotti Doria

Non avendo un governo degno di credibilità, essendo privo di capacità e competenze, parassita e cialtrone, non sarà mai in grado di affrontare una inevitabile riforma delle pensioni, con un approccio serio, ragionevole, calibrato e soprattutto responsabile e lungimirante.

Finora ha cazzeggiato ed è intervenuto con trucchi parassitari, ingannevoli e predatori, una specie di saccheggio mimetizzato, come il posticipare l'erogazione della pensione di 12 mesi per i lavoratori dipendenti o 18 mesi se lavoratori autonomi, una specie di estorsione legalizzata coatta ai danni di chi aveva acquisito il diritto alla pensione, senza aver effettuato alcun confronto con le parti sociali, senza alcuna trattativa e vera riforma. ESATTAMENTE COME SE UN DEBITORE UNILATERALMENTE DECIDESSE DI RIMBORSARE IN RITARDO E IMPONESSE UNA RIDUZIONE DELL'AMMONTARE DEL SUO DEBITO VERSO IL CREDITORE … un atto palesemente illegittimo, ma siccome ad eseguirlo è il governo, non lo si può perseguire …

Ma in futuro, con la crisi che rende la situazione sempre più grave e pericolosa, non potranno più continuare a cazzeggiare in questo modo, con provvedimenti tampone occasionali, slegati ed imposti con prepotenza dalle circostanze contingenti, DOVRANNO PRIMA O POI RIFORMARE SUL SERIO IL SISTEMA PENSIONISTICO e soprattutto dovranno smetterla di raccontare fandonie sulla reale situazione dei conti e delle prospettive previdenziali, con il patetico balletto delle cifre e delle previsioni.

Come quelle inerenti i giovani lavoratori precari (collaboratori occasionali e a progetto), che a seconda dei momenti e delle fonti affermano andranno in pensione con il 10 per cento o con il 30 per cento o forse con il 50 per cento del loro ultimo reddito. COSE' UN GIOCO SULLA PELLE DI CHI LAVORA E SOFFRE? Comportamento irresponsabile che può solo generare inquietudine e paralizzare le scelte e le iniziative dei giovani, con gravi ripercussioni famigliari, sociali ed economiche.

E' dovere politico e morale fornire basi certe per coloro che sono obbligati ad effettuare versamenti previdenziali, hanno il diritto di sapere che fine faranno il loro soldi versati all'INPS, in che modo saranno loro restituiti sotto forma di servizi ed erogazioni future, ALTRIMENTI SAREBBE MEGLIO NON FARGLIELI VERSARE E DIRE A TUTTI CHE OGNUNO SI ARRANGI COME PUO' per provvedere alla propria vecchiaia, SAREBBE PIU' ONESTO.

Io credo che la proposta avanzata da alcune parti sociali della cosiddetta SOMMA 100 sia la più adeguata come riforma del sistema pensionistico, occorrerebbe cioè che per andare in pensione la somma dell'età anagrafica più il numero di anni di versamenti previdenziali effettuati desse come risultato 100. Ad esempio si potrebbe andare in pensione a 65 anni con 35 anni di contributi effettuati. E' probabilmente la riforma meno dolorosa e più efficace per ottenere risultati positivi in tempi brevi ed eliminando le sacche di privilegio ancora in essere. Oppure si potrà decidere di andare in pensione quando si vuole ma l'erogazione sarà proporzionale all'ammontare dei contributi effettivamente versati, erogati mensilmente in base alle prospettive di vita (per cui la pensione sarà inevitabilmente di modesta entità se si andrà in pensione prima del tempo).

Al tempo stesso occorre ridimensionare i privilegi concessi in passato, in tempi di gravissima crisi come quella attuale E' IMPENSABILE CONSERVARE PRIVILEGI ANACRONISTICI frutto di tempi passati gestiti irresponsabilmente, come le pensioni baby o le super pensioni, entrambe devono essere limitate con riduzioni delle loro entità, anche significative, ad esempio riducendo di un 10-15 per cento le pensioni baby e ponendo un tetto alle superpensioni, ad esempio di 5000 euro.

Se non si interviene su questo percorso concettuale riformistico, si rischia di generare un diffuso senso di ingiustizia, malevolenza e frustrazione popolare che potrebbe sfociare in violenza e pericolosa conflittualità sociale, che renderebbe la situazione del tutto ingestibile, e porterebbe il paese all'ingovernabilità, un incubo che credo non gioverà a nessuno.

Il mattone prima o poi vi cadrà sulla testa ... l'unico "investimento" possibile


di Claudio Martinotti Doria

Gli italiani sono interessati solo al mattone, lo si sa da molto tempo, sono stati condizionati da decenni a credere nell'investimento solido, nel mattone, che crolli la borsa o vada in default lo stato pare non gliene freghi nulla, tanto loro sono padroni di case, sono i maggiori consumatori al mondo di cemento, la maggiore costruzione di case abusive tra i paesi occidentali è un prestigioso record tutto italiano ...
Però la maggior parte degli italiani in internet non fanno ricerche, non si documentano, vedono solo i siti del gossip e leggono minchiate e cazzeggiano, l'importante è che ci siano le partite di calcio ed i reality tv
Altrimenti dovrebbero sapere che negli USA, solo nel mese di agosto, i valori immobiliari sono calati di un ulteriore 7,7 per cento di media, e sono mesi che c'è questo trend, eppure non si vende quasi nulla, nonostante i prezzi delle case siano mediamente inferiori che da noi in Italia, soprattutto in provincia, le case sono ormai a prezzi stracciati ma non si vendono lo stesso. A nessuno sorge il dubbio che prima o poi lo stesso fenomeno si presenterà anche in Italia, e probabilmente in versione anche peggiore? In Italia sarà ancora peggio perché le condizioni sono diverse, più gravi dal punto di vista socio-famigliare, economico ambientale, e mi limito a citarne alcune.
In italiani i giovinastri adesso si fanno mantenere dai genitori (i più privilegiati) e dai nonni e/o attingono ai risparmi delle famiglie, quando LI AVRANNO ESAURITI ed i vecchi saranno defunti ... cosa faranno? Venderanno le case che nessuno comprerà perché il mercato sarà inflazionato? E come vivranno? ...
Nel frattempo lo stato avrà ripristinato l'ICI cambiandogli nome e appesantendola, avrà inventato una o due patrimoniali sugli immobili (come in Grecia), un tanto al mq di tassa, e gli inquilini non pagheranno più il canone a causa della crisi, e così i proprietari immobiliari avranno grandi patrimoni solo sulla carta con la certezza invece di dover sborsare sempre più soldi a favore dello stato, e se non li avranno dovranno rivolgersi a qualche usuraio (leggasi anche banchiere), che col passar del tempo si impossesserà di tutto il patrimonio immobiliare del debitore ...
Quindi non si distruggerà soltanto la famosa e spesso citata "classe media" ma anche la medio alta si troverà in gravi difficoltà, perché non avrà saputo prevedere l'evolversi della situazione, avendo continuanto a riporre fiducia nello stato parassitario, nel perpetuare la tradizione famigliare dell'investimento nel "mattone", mattone che vi cadrà in testa facendo molto male. Sarebbe stato meglio studiare e capire qualcosa di economia, possibilmente non convenzionale ed accademica ma alternativa al mainstream, come la Scuola Economica Austriaca, ed allora si sarebbe potuto fare prevenzione e preservare i patrimoni famigliari, ma purtroppo ci si è lasciati sedurre e anestetizzare dalle televisioni e dai media asserviti al pensiero dominante, da homo sapiens si è progressivamente involuti nell'homo videns demens ...
Quando collasserà il settore immobiliare anche in Italia forse apriranno gli occhi? O andranno a giocare a calcetto? E canteranno ancora "meno male che Silvio c'è? ...

Il gregge è pregato di non farsi tosare o peggio "macellare" dai banchieri centrali



Di Claudio Martinotti Doria


Il gruppo di potere dei banchieri mondiali sta sparando le ultime cartucce per ritardare l'inevitabile collasso del loro sistema fondato sulla creazione di moneta dal nulla (fiat money) completamente slegato dal gold standard e basato sulla riserva frazionaria, con un controllo coercitivo del mercato tramite fissazione del tasso di interesse e quindi del costo del denaro ed interventismo statale keynesiano nell'economia.

Quali sono queste cartucce?

L'abbattimento del valore dell'oro e dell'argento e delle commodities in genere per simulare deflazione, per giustificare prossime colossali iniezioni di liquidità nei mercati (QE, Quantitative Easing per migliaia di miliardi di dollari) per sostenere un'economia artificiosa e fasulla basata sull'espansione del debito pubblico e privato (secondo gerarchie precise, per cui ai cortigiani di ultima istanza pervengono solo le briciole, cioè le mance ed elemosine per la loro compiacenza e corruzione), che inevitabilmente genera malinvestimenti, mentre nei confronti del gregge o parco buoi, cioè dei creduloni e dei lavoratori onesti, si applica l'esproprio dei loro risparmi e patrimoni tramite le tasse, gli interessi usurai, le confische dei beni non pagati per insolvenza, e soprattutto tramite quella tassa occulta e poco capita e conosciuta che è la "vera inflazione", quella monetaria, per cui si perde il potere d'acquisto del proprio denaro di carta e quindi si diventa più poveri ed i patrimoni perdono valore (ad esempio quelli immobiliari, destinati a cadute vertiginose, e gli italiani saranno i più colpiti essendo grandi proprietari immobiliari).

Le grosse banche in questo periodo sono disperate, non sanno più come fregare i clienti, che sempre più diffidenti non ricomprano come prima titoli di stato ed obbligazioni e fondi comuni e fondi pensione ed assicurativi, ma addirittura OSANO ritirare liquidità dai conti correnti e comprare oro ed argento. Ed allora ecco che ogni tanto la grande coalizione dei banchieri centrali e mondiali intervengono per abbatterne drasticamente il valore di riferimento e spaventare gli ultimi arrivati che hanno osato sottrarsi dal loro condizionamento e giogo culturale, così memori della sonora batosta ricevuta, torneranno all'ovile per continuare a farsi fregare dai consigli dei funzionari degli sportelli bancari o dei promotori finanziari.

L'equivoco di fondo è che anche quando capiscono che stanno fregandoli in qualche modo, si avvicinano all'oro ed all'argento con un approccio culturale errato, come si trattasse di un investimento alternativo, COSI' NON E'. Non sono investimenti, ma l'oro e l'argento sono la VERA MONETA, il vero DENARO, lo è sempre stato nella storia dell'umanità, ed il gold standard è esistito (almeno parzialmente) fino al ferragosto del 1971 quando Nixon mando a gambe all'aria gli accordi bi Bretton Wood del luglio del '44 e liberalizzò la stampa infinita di dollari di carta il cui valore si doveva fondare solo sulla fiducia ed il monopolio, essendo moneta di riferimento per gli scambi internazionali. Faccio cortesemente notare quindi che è errato valutare le quotazioni dell'oro in dollari, in quanto si dovrebbe rapportare ogni bene (quindi ad es. le commodities e le stesse azioni scambiate in borsa) ed anche il denaro di carta all'oro e non viceversa, così facendo si scoprirebbe ad esempio che da quando è stata costituita la FED nel 1913 (iniziativa devastante per l'umanità) il dollaro ha perso il 98 per cento del suo potere di acquisto rispetto all'oro. HO RESO L'IDEA?. Domandatevi perché la Cina e la Russia che producono oro non ne esportano nemmeno un grammo da anni, ma anzi lo comprano ed incentivano anche i privati a farlo? Cosa credete stiano facendo le banche centrali e mondiali se non fare incetta di oro, in tutti i modi possibili, anche dai privati che stoltamente lo stanno vendendo?

Quindi signori miei, continuate pure a considerare il denaro come quei pezzettini di carta colorata che le banche propinano e che si inflazionano sempre di più man mano che ne immettono nuove quantità in circolazione con le loro stampanti o in maniera virtuale con la riserva frazionaria o con procedure informatiche, fatevi sempre più convincere ad usare le carte di credito in modo che ogni vostra spesa sia rintracciabile ed il denaro diventi sempre più virtuale ed effimero, fatevi spaventare dalle forti fluttuazioni ed oscillazioni delle quotazioni dei metalli preziosi ed allontanatevi dall'oro e dall'argento, anzi andate a svenderlo ai vari negozietti che prolificano come i funghi del COMPRO ORO, dove in cambio vi danno la carta colorata delle banche centrali, poi quando ci sarà un'inflazione a due cifre, oppure nella peggiore delle ipotesi, un'iperinflazione a tre cifre, vedremo cosa ci farete con quella banconote.

Finora le risposte più diffuse che sento pronunciare anche da persone che si credono intelligenti ed informate sono sempre le stesse, si riferiscono al fatto che GLI STATI NON POSSONO FALLIRE, LE GROSSE BANCHE NON POSSONO FALLIRE, ecc.. Purtroppo documentarsi e studiare è faticoso, altrimenti saprebbero che di stati ne sono già falliti ben 29, e la Grecia è il prossimo, di come da anni, la tengono in vita artificialmente. Chiedete alla popolazione in che condizioni vive e capirete che la Grecia è fallita da tempo, e le banche grosse sono già fallite parecchie volte, anche di recente, anche se è vero che le banche centrali faranno di tutto per tenerle in vita, ma il costo ricadrà sulla popolazione. Non mi sembra difficile da capire. Gli islandesi lo hanno capito e non si sono prestati a farsi tosare e macellare, hanno fatto emergere la loro fierezza ed hanno cacciato o processato i banchieri ed i politici responsabili e si sono rifiutati di pagare il conto ...

Ed allora cosa rimane da fare? Dirottare una cospicua parte dei risparmi e dei patrimoni personali che ancora non vi hanno saccheggiato, in oro e argento … approfittando dei prezzi bassi che i signori banchieri centrali e mondiali, grandi parassiti dell'umanità, hanno gentilmente indotto al ribasso con i loro interventi mirati.

Se qualcuno fosse sorpreso del fatto che in tutto l'articolo non ho fatto alcun cenno ai politici, è perché non ne vale la pena, non meritano alcuna considerazione, sono solo i servi dei banchieri, una razza di parassiti di basso profilo e facilmente sostituibili, come i famili per i vampiri. Chi si aspetta aiuto da loro è uno stolto totale, sarebbe come chiedere ai ladri che vi hanno derubato di restituirvi la refurtiva che hanno già svenduto ai ricettatori.

Quando si consegna il potere di un paese ad un malato di mente le ripercussioni sono gravissime ...

Solo in Italia, paese con gravi deficit culturali, si poteva assegnare il potere ad una persona malata di mente e priva del senso della realtà, e lasciarla governare per anni proprio in un periodo di estrema difficoltà economica, in cui occorrerebbero competenze, senso di responsabilità e gioco di squadra. Pubblico un'accurata analisi del personaggio, effettuata da Don Paolo Farinella, un prete cattolico di raro coraggio, che esprime senza mezzi termini il suo pensiero, a differenza di troppi italiani che purtroppo sono ipocriti, pusillanimi ed illusi, molti dei quali hanno dato fiducia a questo patetico personaggio politico che ha portato il paese alla rovina.


UN’ANALISI VERA DI BERLUSCONI FINTO

di Paolo Farinella, prete


Ormai è evidente anche ai ciechi e sordi: B malato. E’ ormai privo di qualsiasi pudore o dignità. Le sue parole «Non ho nulla di cui vergognarmi» non sono casuali, ma la conseguenza della sua malattia. Il nano di Arcore è affetto da narcisismo patologico con l’aggravante della satiriasi e l’ossessione del priapismo. E’ uno che ha un’altissima considerazione di sé (sono il migliore del mondo, nessuno è come me, ecc.), dovuta al suo rapporto sfasato con i suoi genitori che da un lato lo hanno sempre spinto all’autoesaltazione ossessiva e dall’altro hanno riposto su di lui aspettative eccessive tanto da condizionarlo in modo patologico fino ad oggi e ormai fino alla morte. Il narciso è colui che identifica la realtà con se stesso, anzi nega la realtà che non s’identifica con sé. Se ha potere e denaro (il nostro caso), compra tutto perché possa illudersi di avere tutto ai suoi piedi e alla sua portata. Non vuole le donne alte perché devono stare alla sua altezza, altrimenti il narciso non può dominare. Vuole donne giovani (dopo i 29 anni sono vecchie) perché la sua psiche è ferma alla sua adolescenza e il suo rapporto con la madre è di tipo incestuoso.

A tutto ciò si aggiunge la satiriasi che è una conseguenza del narcisismo patologico e ossessivo: la donna, comprata, mai amata, è il segno della sua potenza perché egli si illude di essere onnipotente. Per questo, operato di tumore alla prostata, e a prostata asportata, non avendo più libidine e desiderio, impone a se stesso di essere dominatore di donne a qualsiasi costo: si fa innestare una pompetta idraulica con cui irrigidisce il pene, usa il viagra per resistere ad oltranza: «c’era la fila dietro la mia camera… erano in 11 … me ne sono fatte 8 …»: tutti sanno che nelle sue condizioni è impossibile, ma egli deve confermare l’immagine di sé oltre misura. Le donne pagate in contanti, non negheranno mai ciò che lui dice, ma saranno portate ad esagerare le sua presunta potenza perché l’adulazione è arma propria della prostituzione. Non è importante quante donne abbia avuto una sera (è irrilevante), è molto più importante che lo dica e specialmente che si sappia da tutti che lui ne ha avute molte.

Le spacconate di Berlusconi, in ogni campo, non sono volute, sono il sintomo della sua malattia grave e senza soluzione. Egli morirà o suicida, o di disperazione se tutti dovessero abbandonarlo alla sua meschina solitudine. Non si rende conto della realtà né di quello che dice perché il narciso satirìaco vive in un mondo tutto suo, dove tutto di sé è sconfinato. Egli non compete con alcuno, nemmeno con Dio, semplicemente ne usurpa il posto perché per lui è naturale che egli sia il primo ovunque e comunque. Deve essere sempre al centro.

C’è anche un corollario in questa patologia narcisistica che trova la sua espressione somma non nell’esercizio del potere (che è noioso), ma nell’uso del potere come carta corruttiva e di estensione del suo «ego palmato»: il narciso patologico, affetto da satiriasi ossessiva, non ama il buio, ma deve essere visto, altrimenti non gode. Per questo fa di tutto a lasciare tracce evidenti del suo comportamento e vuole essere scoperto: solo se è scoperto e se si parla di lui in termini esagerati, egli trova il senso della sua vita e della sua onnipotenza. Non gode perché ha tante donne o tanti soldi o è il capo del governo (nei momenti cruciali non c’è mai: è sempre altrove perché teme le responsabilità), gode perché è visto da tutti, contemplato dai suoi adoratori, e specialmente adoratrici, come colui che può tutto, che compra tutto, che è al di sopra di tutti.

Il sesso (finto) e il potere (vero) sono i due ingredienti con cui esalta la sua finta personalità che nasconde dietro la maschera, sopra i tacchi rialzati, accanto a giovani donne. Non accetta il decorso naturale della vita perché non si accetta per quello che è, ma di sé accetta solo quello che appare e vuole che tutti vedano quello che lui vede. Questo è il massimo suo godimento. Il contesto che gli permette questa rappresentazione di sé è la falsità e la bugia elette a sistema strutturale come supporto della finzione del suo vivere e del suo essere. Non teme di spergiurare sulla testa dei figli, perché egli crede fermamente che le sue bugie siano verità, anzi la sola verità.

Dicono le prostitute, quando stanno con lui, passano ore a vedere filmati in cui si vede in mezzo ai capi di Stato, al G8, visite ufficiali con strette di mano ecc., fatti in modo che appaia sempre lui al centro dell’interesse: alle puttane del suo harem non chiede sesso, ma adorazione libidinosa e gracidante: finché lo applaudono e lo adulano, egli vive e le altre incassano.

A costui gli Italiani hanno affidato l’Italia che ora per colpa loro è ridotta in brandelli, ma lui non se ne accorge nemmeno, perché soffre solo di una cosa: non poter più andare in giro per il mondo come prima, perché ora i capi di Stato si vergognano di farsi fotografare insieme a lui. Questo è il dramma del Caligoletto di Arcore. La crisi, sempre da lui negata, non esiste nemmeno. E’ una invenzione degli altri, dei giornali, esattamente come egli stesso è una invenzione per giunta buffa, ma il cui costo salato ora lo pagano quelli che lo hanno votato, ma specialmente quelli che non lo hanno votato.

Signore Dio, se passi da questi parti, per favore, mandagli un coccolone mirato e toglilo di mezzo perché qui pare che il forno degli adulatori non smetta mai di sfornarne senza fine. abbi pietà di chi lo ha sopportato per 17 anni; ora è tempo del «libera nos, Domine».

...

Sono gli ultimi colpi di coda di un sistema al collasso



Di Claudio Martinotti Doria

I debiti dei paesi sovrani sono molto peggiori di quanto rivelato finora, soprattutto quello italiano che è da incubo, perché ad essi andrebbero aggiunti quelli degli enti locali e delle istituzioni in deficit che dipendono dagli aiuti statali (come la sanità e l'INPS che hanno bilanci fortemente in perdita ogni anno).
La storia dell'economia pare non aver insegnato nulla ai politici e banchieri, forse perché se ne fregano e non la studiano e sono interessati solo a perpetuare i loro privilegi e delirio di onnipotenza a scapito dell'interesse comune.
Quanti sono che affermano con sicumera che uno stato non può fallire? Generalmente sono coloro che parassitariamente si nutrono alla greppia dei benefici pubblici (ad esempio i baby pensionati che sono trent'anni che ricevono la pensione), ebbene ci sono stati già 29 default di stati sovrani finora, e succede quando i debiti superano il 73% del PIL, per cui l'Italia è a rischio già da decenni e la Grecia è la prossima, non a caso sta già eliminando i privilegi concessi con troppa generosità in passato, e prossimamente toccherà all'Italia ...
Inoltre è risaputo che quando uno stato supera il 40% di pressione fiscale sul PIL non ha più prospettive di sviluppo ed inizia la decadenza, l'Italia è ben oltre, le stime ufficiali parlano di un 52% ma in realtà siamo attorno al 70%, il paese più vessatorio e più parassitario al mondo ...
Aggiungete il fatto che le cosiddette riserve auree a volte sbandierate ed attribuite al possesso di alcuni stati, come l'Italia (alcuni pseudoeconomisti si vantavano che l'Italia è la terza riserva aurea al mondo), sono tutte da dimostrare, ci saranno delle sorprese amare quando si arriverà alla resa dei conti e si scoprirà che le avevano già impegnate a paesi stranieri, sono passate di mano da anni, oppure erano di tungsteno rivestito o placcato d'oro, oppure esistevono solo sulla carta, come certi bilanci di banche che sembravano solide ... :-)
Quindi chi nutre ancora fiducia nello stato è uno stolto ed i banchieri centrali e dominanti sono i peggiori parassiti mai esistiti nella storia dell'umanità, sono loro la causa di tutti questi problemi e non la speculazione, leggete l'articolo di cui vi pongo il link appena sotto e lo capirete

http://www.rischiocalcolato.it/2011/09/il-sistema-monetario-degli-stati-uniti-e-sull%E2%80%99orlo-del-collasso.html

I banchieri centrali continuano a far danni e restare impuniti. L'Azzardo continua e ci porterà alla catastrofe

Scritto da Francesco Carbone
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Borse di nuovo giù. Il rally di settimana scorsa pare già archiviabile come un puro short squeeze orchestrato ad arte che, coniugato alla scadenza opzioni e futures, è riuscito ancora una volta a fare lo sporco gioco dei gestori del Truffone. La razionalissima caduta di prezzo delle borse rispecchia perfettamente il fallimento di tutte le loro politiche di stimolo attuate negli ultimi 10 anni, così come la salita dell'oro e dell'argento riflette la progressiva perdita di fiducia nei loro coriandoli. La situazione è davvero sempre più imbarazzante, e loro non possono fare altro che cercare, con tutti i trucchi, leciti e illeciti, di tirare su le prime e buttare giù i secondi.
Adesso, soprattutto alla luce del downgrade del'Italia, annunciato poco fa dall'agenzia S&P, i banchieri centrali si vedono costretti a tirare sul tavolo una nuova serie di assi, altrimenti rischiano una nuova caduta verticale delle borse accompagnata da un incubo che per ora sono riusciti ad evitare: il fallimento di una qualche banca europea che rischia di dare l'innesco a un fatale contagio. Le perdite del sistema bancario ammontano già a miliardi di euro, qualcuno stima già qualcosa come 200 miliardi. Se con la caduta delle quotazioni degli ultimi due mesi la ricapitalizzazione è diventata un puro suicidio, tutto ciò non fa che aumentare le prospettive di nazionalizzazione.
Avevamo detto di stare lontani dalle banche, con l'articolo molto esplicito dal titolo "Lettera all'Azionista di Banca" del 9 giugno ma risalente a un post interno del forum del 13 aprile. Chissà con quali facce i dirigenti delle istituzioni creditizie si presenteranno alle assemblee del prossimo anno. Sarà talmente da ridere vedere le loro facce di tolla che siamo tentati di comprare per la prossima primavera una singola azione ordinaria di una qualche banca quotata in borsa, giusto per avere il diritto di assistere allo spettacolo. Temiamo però di non trovare i soliti buffett di accoglienza per i soci azionisti! Magari giusto qualche panettino di burro, presente solitamente sulle tavole dei ristoranti, per far scivolare meglio le prospettive di fallimento incluse nei loro splendenti piani industriali.
Se domani sarà molto interessante seguire la reazione dei mercati al downgrade italiano, mercoledì sarà invece il turno di Ben l'elicottero. Adesso tocca a lui sorprendere il mondo con qualche nuova diavoleria per distorcere il mercato dei tassi di interesse e dare ai mercati azionari americani ancora qualche mese di vita.
Operation Twist è stata definita quella che probabilmente sarà la nuova follia del banchiere centrale, tesa ad abbassare a zero tutta la curva lunga dei tassi di interesse. Un intervento che sembra a questo punto già interamente prezzato dal mercato azionario americano. Per cui se Barbakkio non dovesse arrivare con qualcosa di più sorprendente anche l'America rischia presto o tardi, di mettersi in pari con le splendide performance dei mercati azionari europei. Qualcuno si spinge ad ipotizzare le seguenti ipotesi:
1) Eliminare gli interessi pagati alle banche commerciali sull'eccesso di riserve, spingendole così a prestare il denaro.
2) Annunciare un tetto al rendimento del 10 anni, ergo, controllo dei prezzi duro e puro. Come fissare per decreto il prezzo del pane. Scaffali vuoti nel giro di poco tempo.
3) Comprare titoli di Stato stranieri, magari europei, allineandosi con la volontà, già manifestata da Russia, Cina e Brasile, di sostenere il carrozzone europeo.
4) Annunciare un tasso di inflazione più alto e/o un tasso di disoccupazione più basso, praticamente allargando i criteri del proprio mandato, e riducendolo di fatto a un solo chiaro ed esplicito obiettivo: INFLAZIONARE senza pietà!
5) Sollecitare nuovi prestiti al settore privato tramite prestiti alle banche a condizioni ancora più favorevoli di quelle già esistenti (il debito è il problema è lui lo risolvebbe con ancora più debito, semplicemente geniale, come peraltro lo è ogni politica monetaria accomodante)
Qualunque sia la strategia annunciata, siamo oramai di fronte a una escalation drammatica dell'intervento del pianificatore sociale nell'ambito monetario e finanziario che non ha precedenti storici. La strada che stanno percorrendo tuttavia è senza vie di uscita e porterà al collasso del sistema economico e sociale.
Nessun banchiere centrale è mai stato arrestato per il reato di aver compromesso l'ordine sociale e distrutto il sistema economico, di cui di fatto è sempre il primo responsabile. Purtroppo! E sottolineo purtroppo! Le conseguenze di lungo termine di una politica economica si perdono infatti di vista, come riuscì a capire bene Bastiat, quasi 200 anni or sono. E loro ne escono sempre impunemente, colpa anche di una teoria economica che li legittima in tutte le loro azioni, al confronto delle quali la falsificazione di denaro perseguita ufficialmente dalla legge è un gioco per bambini che non reca danni.
Sognando un improbabile futuro arresto di tutti i banchieri centrali, per crimini contro l'umanità, continuiamo a seguire questo tragico teatrino oramai nelle loro mani. Sempre con più distacco. Cercando una via di uscita del tutto personale. Che diventa, per tutti, sempre più difficile.