Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Occorre riconoscere agli Enti Locali il diritto alla legittima difesa ...


Occorre riconoscere agli Enti Locali il diritto alla legittima difesa politica e fiscale o la situazione precipiterà a livelli inimmaginabili

Di Claudio Martinotti Doria

Premesso che in questi anni abbiamo avuto modo di riscontrare quanto lo statalismo e la partitocrazia accentratrice possano degenerare e portare un intero paese alla rovina, e non mi riferisco solo all'Italia (anche se da noi il fenomeno è più evidente per motivi di malcostume, avidità e corruzione diffusa), ritengo doveroso che la società civile e le sue manifestazioni politiche (lobby, movimenti, comitati, associazioni, circoli, ecc..) elabori e proponga qualche contromisura, anche se tardiva, affinché si possano limitare i danni e correre ai ripari, per quanto ancora possibile.

Una di queste misure che potrebbero essere adottate a livello politico, potrebbe essere il riconoscimento agli Enti Locali del diritto alla legittima difesa, diritto già riconosciuto ai privati cittadini ma non alle istituzioni locali. Non mi riferisco ovviamente alla difesa militare o di carattere poliziesco, ma alla difesa politica.

Allo stato attuale dell'arte, gli enti locali versano in condizioni che definire penalizzanti è un eufemismo, in pratica sono intrappolate, soggiogate al potere centrale, private delle risorse necessarie per gestirsi con dignità ed efficienza, la loro dipendenza finanziaria dallo stato o dalle principali regioni diventa sempre più assillante, e le erogazioni sono correlate a principi clientelari, di appartenenza politica, di vassallaggio, di sudditanza, ecc., sottomesse a decisioni discrezionali, autoritarie, arbitrarie, in una sorta di neofeudalesimo decadente e degradante.

Tutta questa situazione conduce sempre più ad uno smisurato accentramento di potere nello stato, in barba alle mistificatorie dichiarazioni di federalismo, autonomia locale, decentramento. In pratica hanno fatto esattamente il contrario di quanto si erano ripromessi nelle campagne elettorali, ed in particolare di questo stato di cose è responsabile la Lega Nord, che ha tradito il mandato dei suoi elettori, divenendo a tutti gli effetti un partito statalista ed accentratore, facendo il contrario di quanto si riprometteva alle sue origini.

Per legittima difesa politica degli Enti locali, intendo che sia concessa loro la facoltà discrezionale di aggregarsi, espandersi, collaborare, ristrutturare, aderire, cambiare, ecc. sia l'appartenenza a Unioni o Comunità, ma anche Province e Regioni. Cioè i comuni, come entità territoriali veramente rappresentative delle volontà popolare, per il tramite di referendum consultivi locali, devono potersi fondere con altri comuni e costituirne dei nuovi, devono poter cambiare appartenenza provinciale e regionale, ma soprattutto devono poter trattenere per legittima difesa fiscale una parte del reddito prodotto localmente per sostenere le spese gestionali essenziali. E devono poterlo fare autonomamente, senza dipendere dal potere centrale.

Quindi occorre ribaltare l'attuale situazione di prepotenza legislativa statale, senza il cui consenso in pratica non è consentito fare nulla localmente, infatti attualmente ogni scelta locale di cambiamento, dopo innumerevoli passaggi e procedure burocratiche, deve comunque ricevere l'autorizzazione ed approvazione statale, secondo la mia proposta invece DOVREBBE ESSERE L'ENTE LOCALE A DETERMINARE AUTONOMAMENTE LE SUE SCELTE ED IL SUO FUTURO E LO STATO DOVREBBE SOLO PRENDERNE ATTO, CIOÈ ESSERNE INFORMATO, senza alcun potere di veto ed impedimento.

Lo stato non dovrebbe mai ed in nessun caso ricevere più del 20% della tassazione, altrimenti è indotto ad abusarne, come sempre avviene, soprattutto in Italia, il resto deve rimanere in loco per utilizzi che siano più facilmente controllabili e verificabili dalla popolazione. Questa riduzione del prelievo fiscale, per iniziativa da parte dello stato non avverrà mai (non sono neppure riusciti a tagliare gli stipendi dei parlamentari, figuriamoci ridurre le tasse a loro destinate), e quindi dovranno essere gli Enti Locali a determinare questa conquista, forti del sostegno della cittadinanza, ormai conscia di quanto lo stato sprecone ed incapace sia responsabile delle pessime condizioni in cui versano le località emarginate e disastrate, mi riferisco ad esempio a L'Aquila, o alle zone che hanno subito gravi dissesti idrogeologici, che sono in pratica abbandonate a se stesse.

Questo paese non ha alcun futuro se non si raggiunge una forte autonomia locale e si riduce il parassitismo statale. Deve essere la volontà popolare ad essere sovrana, e non una élite di parassiti professionisti della politica, che in vita loro non hanno mai fatto nulla di utile per nessuno, e che dispensano favori ai loro cortigiani e sudditi con anacronistico paternalismo.
O si perviene a questo tipo di radicale riforma, che potenzi gli Enti Locali, o il nostro paese è destinato a collassare nel peggiore dei modi, con un livello di conflittualità elevatissimo che lo renderà ingovernabile per chiunque. Non è questione di essere delle cassandre, ma di saper vedere oltre la punta del proprio naso ...

Al Teatro Comunale di San Salvatore Monferrato è stato presentato il volume "Monferrato splendido patrimonio"


Nella foto pubblicata sopra, sono ritratti da sinistra: Roberto Maestri, Lorenzo Fornaca, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, Giuliana Bussola

Premesse di Claudio Martinotti Doria, il comunicato finale è di Roberto Maestri

Al Teatro Comunale di San Salvatore Monferrato è stato presentato il volume "Monferrato splendido patrimonio" realizzato dalla Se.Di.Co Libraria di Lorenzo Fornaca. San Salvatore Monferrato rappresenta bene il Monferrato, in quanto fu elevata alla dignità di città ducale dall'ultimo duca Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers, e fu anche uno dei suoi ultimi atti, nei primi del '700, prima di cadere in disgrazia ed essere accusato di fellonia dall'Imperatore del Sacro Romano Impero e destituito da tutti i suoi titoli, possedimenti e privilegi, sancendo così la fine del Ducato di Mantova e contemporaneamente del Ducato di Monferrato, quest'ultimo passò definitivamente ai Savoia nel 1708 (anche se in realtà era già invaso e controllato da un paio di anni ed il passaggio formale fu sancito solo nel 1713 dal Trattato di Utrecht, entrando a far parte del Regno di Sicilia, presto divenuto Regno di Sardegna.

IL corposo e prestigioso volume 'Monferrato, splendido patrimonio' è finalmente in distribuzione

Il volume ‘Monferrato, splendido patrimonio’, l'ultima creatura editoriale di Lorenzo Fornaca (ritratto nella foto pubblicata sotto con il "corposo" libro) è ormai in distribuzione e tutti coloro che lo avevano prenotato lo stanno ricevendo. Coloro che lo desiderano possono acquistarlo direttamente presso l'editore, scrivendogli per e.mail sedico@alice.it (oppure telefonandogli allo 0141354033 - 3358758347).
Il volume è di altissimo pregio editoriale, la qualità dei contenuti (testi ed immagini) ed il numero limitato di copie (tutte numerate), la rendono un'opera da collezionisti, ma è al tempo stesso di scorrevole lettura, divulgativa ed affascinante, che sarà apprezzata da tutti coloro che amano il Monferrato e la sua storia.


Vi rammentiamo che contiene per la prima volta ed in esclusiva un interessante capitolo sui rapporti tra Genova ed il Monferrato e le potenzialità che ne sono derivate e che sono perlopiù rimaste inespresse, ed inoltre un intero lungo capitolo sulla presenza dei Templari in Monferrato e sui rapporti dei marchesi aleramici con l'Ordine dei Cavalieri Templari, curato da Claudio Martinotti Doria (nella foto sotto pubblicata, in compagnia dell'editore Lorenzo Fornaca di Asti) con l'apporto del Gruppo di Studi e Ricerche sui Templari in Monferrato.

I numerosi autori hanno lavorato tutti gratuitamente per valorizzare e promuovere il territorio, contribuendo a creare un volume con 60 capitoli, 504 pagine di grande formato con oltre 1200 immagini a colori.


COMUNICATO

Sabato 18 dicembre il Teatro Comunale di San Salvatore Monferrato è stato sede della presentazione del volume Monferrato splendido patrimonio, omaggio all'arte di Matilde Izzia, realizzato dalla Se.Di.Co Libraria di Lorenzo Fornaca.
All'incontro, organizzato su iniziativa del Sindaco Corrado Tagliabue, sono intervenuti l'editore Lorenzo Fornaca, il Presidente del Circolo Culturale "I Marchesi del Monferrato" Roberto Maestri, la rappresentante della Commissione cultura della Provincia di Alessandria Maria Enrica Barrera ed alcuni tra i numerosi autori che hanno offerto la loro collaborazione per la realizzazione di questa importante ed affascinante opera editoriale: il presidente del consiglio comunale di Alessandria Gianfranco Cuttica di Revigliasco, l’assessore alla cultura del Comune di Casale Monferrato Giuliana Bussola, il presidente del Cescom di Cuccaro Giorgio Casartelli Colombo e il docente dell’università di Torino Peter Mazzoglio.
All’apertura dell’appuntamento sono state proiettate immagini delle oltre cinquecento pagine che arricchiscono il volume: un susseguirsi di emozioni che hanno colpito un pubblico composto non solo di esperti del territorio, ma anche di persone che per la prima volta hanno compreso come il Monferrato rappresenti davvero un patrimonio di carattere universale che non è possibile circoscrivere ad un ambito territoriale ristretto quali i confini di una provincia o di una regione.
Lorenzo Fornaca ha ricordato, con emozione, i vari temi trattati dagli Autori nel volume; temi che riguardano l’intero Monferrato: storia, arte, turismo, enogastronomia, il tutto accompagnato da un ricco e diversificato supporto fotografico; un’efficace sintesi di un lavoro di grande pregio scientifico ma anche di grande impatto artistico.
Gli Autori, presenti all’incontro, hanno poi illustrato i loro contributi sottolineando l’omogeneità del lavoro e come, per la prima volta, sia stato possibile riunire oltre quaranta studiosi provenienti da diverse realtà, ma tutti accomunati dall’amore verso il Monferrato: il filo della storia è corso così velocemente dipanandosi tra Alba e Chivasso, tra Acqui e Casale, tra Alessandria e Genova, per poi volgersi all’Oriente oltremarino, a Costantinopoli ed alla Terra Santa; evidenziando le straordinarie emergenze architettoniche di questo nostro “patrimonio” fatto di chiese e di castelli, di affreschi e di reliquie.

Pubblico l'ultimo intervento dell'amico economista Francesco Carbone sulle previsioni dell'ormai inevitabile Crack up Boom e le sue ripercussioni


IL CRACKUPBOOM CI SARA', COSA ACCADRA' DOPO?

di Francesco Carbone (*)

Se dovessi scrivere un altro libro sarei tentato di intitolarlo Inevitabile ma Imprevedibile. Non solo per giocare con le parole del primo libro, ma anche perché il secondo aggettivo caratterizzerà sia l’evoluzione sia le conseguenze (entrambe Imprevedibili) di ciò che oramai a mio avviso è inevitabile: il CrackupBoom globale (per saperne di più: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=306:le-tappe-del-crack-up-boom&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=177.
Sono sempre più convinto, osservando le dinamiche socio economiche finanziarie, che vedremo la parabola finale della terza tappa del CrackupBoom entro il termine di questa nuova decade. Di seguito, quindi, presenterò velocemente quello che, secondo me, potrebbe essere lo scenario più ottimistico di un post CrackupBoom.
Lo definisco ottimistico perché in tal scenario non ci saranno guerre totali per il controllo delle risorse né miliardi di morti, alternative altrettanto plausibili e forse anche più probabili. Fondamentalmente, se ci pensiamo bene, sia la prima sia la seconda guerra mondiale sono giunte come conseguenza di alcuni CrackupBoom economici ben mascherati da crisi economiche e politiche.
Mi auguro che quanto segue possa davvero essere lo scenario di un post CrackupBoom. Sarebbe davvero lo scenario più ottimistico. Io in fondo sono un inguaribile ottimista, benché fortemente ancorato alla marcia realtà dei fatti.
Ecco in poche parole come vedo il CrackupBoom e il suo “dopo”.
Lo shock di prezzo sarà il punto di partenza che farà scattare lo tsunami economico finanziario, cioè il CrackupBoom che finirà con il distruggere tra il 60% e l'80-90% della ricchezza finanziaria attualmente disponibile, oramai niente altro che numeri digitali rappresentativi di promesse economico finanziarie impossibili da pagare.
L’evoluzione di come tutto questo potrebbe accadere la rimando a un eventuale altro articolo, per ora chi vuole sbizzarrirsi in questo esercizio di fantasia si rilegga un ottimo articolo già segnalato in home page.
Lo shock di prezzo accenderà finalmente i riflettori sulle banche centrali oramai ingabbiate e senza più alcuna possibilità ulteriore di azione. Non solo i riflettori scopriranno il re essere nudo, ma lo scopriranno anche marcio e putrefatto. La verità è che il Central Banking è finito, è marcio, è l’ultimo assurdo controsenso di una società che si reputa libera e pensa erroneamente di funzionare secondo le dinamiche di una economia di libero mercato, in realtà tragicamente viziata proprio nella base fondamentale di tutti gli scambi volontari: il denaro.
L’inevitabilità del CrackupBoom è riconducibile al fatto che la gente negli ultimi 30 anni non solo ha finito con il vestire le bende sugli occhi, ma dai tempi di Greenspan prima e con la crisi del 2008 dopo, si è ben addobbata il naso anche di mollette per non sentire la puzza del marcio che emettono le banche centrali e le loro gestioni monetarie e dei tassi di interesse.
Dopo lo shock di prezzo, qualunque mossa delle banche centrali non farebbe che peggiorare a vista la situazione. Dopo qualche tentativo di reagire alle nuove impreviste condizioni, a un certo punto le banche centrali si arrenderanno, preferiranno non fare più nulla. Come scrive anche North nel libro Cosa è il Denaro, sarà il momento in cui i banchieri centrali diranno ai governi: abbiamo fatto tutto quelle che potevamo fare, adesso vi arrangiate.
Dopo qualche giorno/settimana di paralisi totale dell'economia, che porterà ad una situazione temporanea di scaffali vuoti nei supermercati e ad uno shortage di ogni genere di bene di primaria necessità, le cose torneranno gradualmente alla normalità, solo che non sarà più la normalità degli anni 2000, ma quella degli anni 60-70, quando va bene degli anni 80.
La differenza è che, mentre in quegli anni, persino in quelli duri e tosti degli anni di piombo, la memoria della guerra di appena 30 anni prima rendeva tutto sommato la situazione sopportabilissima, questa volta la situazione sarà ben differente: la memoria del bengodi vissuto nei trenta anni precedenti, l'assuefazione all'oppio del socialismo fumato dal dopoguerra ad oggi, con privilegi di ogni sorta oramai insostenibili, renderà la situazione insopportabile. Avremo scontri e conflitti sociali estesi e su base giornaliera. Considerata la cultura dominante di questo paese, essi porteranno democraticamente a un governo oppressivo di stampo dirigista socialcomunista.
Qualche bravo Canalizzatore del malcontento prenderà il potere, ma anzi che riuscire a realizzare le promesse fatte ai proles speranzosi di cambiamento, combinerà disastri su disastri grazie ai consigli di qualche economista keynesiano messier je sais tout, stramunito di certificati vari (MBA, PHD, FCD, CCI, SPNC, CFA, CFC, lauree ad honoris anche in veterinaria) e possibilmente di un premio nobel. Canalizzatore ed economista insieme faranno sfoggio delle peggiori ricette keynesiano marxiste egualitariste in grado di annientare gran parte delle risorse produttive del paese.
La disoccupazione esploderà. Gli scontri per mantenere i privilegi oggi esistenti, salari minimi, licenze, pensioni, assistenze, concessioni e quant'altro, saranno elevatissimi e soprattutto inconcludenti. La ricchezza non si stampa con i numeri creati dal nulla delle banche centrali, né si impone per decreto, bisogna produrla in maniera dinamicamente efficiente, e se già oggi non c’è produzione di ricchezza in grado di garantire i privilegi attuali, l’ambiente futuro che si plasmerà sotto il nuovo dirigismo socialcomunista potrà garantire ancora meno prebende e pasti gratis.
Quello che Gary North chiama Lo stato protettore e salvifico (ultimo capitolo del libro) non potrà più nulla se non inasprire ancora di più il conflitto e la violenza. A causa di leggi e regolamentazioni economicamente disastrose, il sistema farà fatica a mantenere il capitale a disposizione che verrà consumato sempre più velocemente. Il costo del mantenimento di impianti, strade, case, immobili, beni capitali di ogni genere, salirà vertiginosamente mentre l’incentivo a farne di nuovi cadrà a zero. Vedremo decadenza e fatiscenza in aumento ovunque. Parte del nord pulito e ordinato comincerà ad assomigliare al sud sommerso dall’immondizia, sporco e mal gestito.
In quanto ai costi e agli standard di vita, se oggi mantenere un'auto ci costa, dico a caso, 1/20 del reddito annuo, nel "dopo" CrackupBoom costerà oltre 1/10. Sarà la fine di 4 auto e 4 scooter per nucleo familiare, e si tornerà come negli anni 60-70 a 1 auto e uno scooter da dividere tra tutti, quando va bene! Se oggi, sempre detta a caso, spendiamo per gli alimenti 1/20 del reddito annuo, nel "dopo" lo stesso tenore alimentare ci costerà tra 1/3 e 1/5.
Gran parte dei capitali finanziari saranno stati decimati dal CrackupBoom. Dopo esserci ritrovati i conti bancari azzerati o lasciati con valori insignificanti in termini di potere reale d'acquisto, e investimenti finanziari polverizzati, soprattutto quelli domestici, ci troveremo anche nell’impossibilità di eseguire, come facciamo oggi, operazioni internazionali. Le banche e le assicurazioni, fallite, saranno tutte rigorosamente nazionalizzate.
I mercati finanziari torneranno nuovamente ad essere isolati come erano quaranta anni fa. Verranno reintrodotti i limiti alla circolazione dei capitali per impedire la fuga dei capitali sopravvissuti, o dei nuovi capitali finanziari prodotti, verso quei paesi che si faranno garanti della proprietà privata. Probabilmente, in paesi come l’Italia, le borse verranno chiuse per qualche tempo. Avremo sempre a disposizione internet, mi auguro, anche se potremmo facilmente assistere a fenomeni dilaganti di censura come esistono oggi in Cina.
La mentalità del belpaese impedirà alle masse di capire le cause del problema. Accecata dalla dipendenza al walfare state, non più funzionante, la popolazione sarà totalmente furibonda. Eleggerà uno dietro l'altro una serie di cialtroni capaci solo di aumentare il livello delle promesse, ma incapaci di risolvere la disastrosa situazione economica che invece continuerà a peggiorare. Probabilmente ci sarà una nuova lira di carta, senza alcun bene reale sottostante di riferimento, con conseguente aumento dei prezzi a ritmi del 30-40% l'anno per diversi anni a seguire.
Contemporaneamente tutto il mondo soffrirà problemi simili. Il dollaro, lo yen e tutti gli altri coriandoli attualmente in uso saranno stati travolti e distrutti dal CrackupBoom. Alcune di queste valute saranno prontamente rimpiazzate da valute nuove. Alcune come la nuova lira, continueranno ad essere semplici monete fiat, rette solo dalla fiducia nelle capacità di confisca dei redditi futuri, altre invece nasceranno legate a qualche bene reale. Saranno queste ultime le valute più stabili destinate a diventare il riferimento per gli scambi economici internazionali e ad attrarre i nuovi capitali internazionali.
Problemi simili verranno quindi gestiti secondo modalità molto differenti. Flussi migratori consistenti in cerca dei paesi con i governi meno oppressivi causeranno conflitti sociali elevatissimi anche su scala mondiale. Le nazioni più forti ma oppressive cercheranno di pestare i piedi a quelle intorno, meno forti ma di stampo più liberale, che attrarranno le risorse umane ed economiche confinanti. Se i poteri lasceranno le porte aperte per poter votare con i piedi (lo dubito), come più o meno è possibile fare oggi, le persone più intraprendenti si sposteranno velocemente laddove governi più liberali si faranno garanti dei diritti di proprietà e renderanno possibile fare impresa ed esercitare liberamente la funzione imprenditoriale.
Qualora, anzi che uscire totalmente annientata dal Crack Up Boom con una deflagrazione secessionista oltre che economico finanziaria, l'unione europea trovasse modo di rafforzarsi ulteriormente dal punto di vista politico, essa finirebbe con l’armonizzare tremende politiche socialiste economiche su tutto il territorio continentale europeo, causando disastri su larga scala. In tal caso, l'europeo che vorrà scappare dalla nuova costituita URSE (unione repubbliche socialiste europee), finalmente sbarazzatasi della maschera di ciò che fa finta di essere ma che non è mai stata, dovrà scappare veramente lontano!
La svizzera potrebbe tornare ai fasti della vecchia neutralità ed indipendenza che l’hanno caratterizzata per diversi secoli, ma sarebbe costretta a chiudersi nuovamente a riccio non essendo in grado di accogliere milioni di profughi dalla stracciona URSE. Effettivamente qualora i paesi ad orientamento davvero liberale dovessero trovarsi in minoranza schiacciante, sarebbero costretti a chiudere le barriere per contenere l’invasione migratoria in arrivo da quei paesi in cui verranno realizzate forme terrificanti di un nuovo socialismo, quello scientista di III millennio, evoluzione spontanea della convergenza degli attuali movimenti new age, ambientalisti, noglobalisti.
Il biglietto di ingresso per entrare nei paesi davvero “liberi” si pagherà profumatamente, un po’ come già avviene oggi per entrare negli esistenti paradisi fiscali (che personalmente preferisco definire i pochi NON INFERNI fiscali sopravvissuti). In questi paesi sarà stato sufficiente reimpiantare o difendere una legislazione favorevole alla funzione imprenditoriale, al libero commercio, alla difesa dei diritti di proprietà. Saranno finalmente paesi con un basso prelievo fiscale, di gran lunga inferiore ai livelli attuali, reso possibile dal fallimento di tutti i debiti pubblici andati distrutti nel CrackupBoom.
Questi paesi in tempi piuttosto rapidi, una decade e forse meno, riusciranno a riprendere un nuovo corso di prosperità fondato su basi sane. Non escludo a tal proposito, anzi me lo auguro in quanto unica speranza per un nuovo e migliore corso della civiltà umana, una frammentazione totale degli attuali URSA (l’unione delle repubbliche socialiste americane) con alcuni stati guida che cercheranno di reimpostare le basi di una nuova confederazione sui buoni principi lasciati dai padri fondatori ma rinnegati da Roosevelt in poi (tra i quali in primis una moneta sana e onesta).
Questi paesi, che rappresenteranno il faro e la guida della prossima fase evolutiva della civilizzazione, sottrarranno ai paesi soffocati dalla nuova ondata socialista, capacità produttiva e risorse umane, ovviamente nei limiti del loro possibile. L’augurio è che paesi del genere anzi che essere stanati, schiacciati, soffocati, annientati dall’armonizzazione oggi imposta dagli attuali inferni fiscali, saranno finalmente liberi dal giogo statalista e in grado sia di contagiare gradualmente i paesi affamati dal socialismo scientista di III millennio, sia di evitare scontri e conflitti con questi ultimi.
I cittadini dei paesi che avranno scelto il ritorno al socialismo, dopo aver provato tutte le ricette possibili si ribelleranno, chi prima chi dopo. L’informazione e la cultura disponibili a capire le cause del problema adesso ci sono e possono essere letti da tutti, grazie a internet penetreranno lentamente facendo capire che lo stato del walfare, le banche centrali, la moneta fiat, la pianificazione centralizzata, il digirismo economico, la confisca istituzionale di oltre il 60-70% del reddito privato, sono da considerarsi reliquie barbariche degne della vecchia civiltà pre-CrackupBoom, ancora rozza, barbara e violenta.
La globalizzazione sarà in grado di riprendere il proprio corso su ragioni economiche e non più su ragioni finanziarie come quelle in essere oggi. Il processo si realizzerà sotto la guida di quei paesi in cui il laissez faire, la responsabilità individuale, le regole rigorosamente rispettose della proprietà privata saranno divenute di dominio comune, mentalità e pratica dominante della maggior parte della popolazione.
Le elite cercheranno di riprendere lentamente il controllo della situazione, ma questa volta saranno fortemente limitate da principi costituzionali blindati e immutabili a difesa della proprietà privata, di una moneta sana e onesta, di una tassazione limitata e di una solidarietà esclusivamente volontaria e non più obbligatoria.

(*)
Economista della Scuola Economista Austriaca in Italia, presidente dell'Associazione Culturale USEMLAB www.usemlab.com

Chiaro come il sole di notte. La situazione di degrado del nostro paese è tratteggiata realisticamente da un onesto protagonista dei nostri tempi


di Don Paolo Farinella

Fonte: Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it

Avremmo dovuto farci gli auguri di Natale, per quello che valgono, invece è d’obbligo fare le condoglianze alla Signora Italia, vedova violentata e macellata. Ora nessuno può dire: non ce ne siamo accorti. Il Parlamento è corrotto e lo è perché è espressione di una Italia corrotta ad ogni livello e fessura. L’Italia è corrotta perché si è venduta ad un venditore imbroglione e bugiardo che l’ha rigirata, manomessa, drogata, violentata, derubata e in più ha chiesto anche il bacio come sigillo dell’incesto.

L’Italia è corrotta e genera corruttori e corrotti che la corrompono sempre di più ormai alla luce del sole. Berlusconi ha rubato da una vita agli italiani e questi qua cosa fanno? Lo premiano e lo incitano a derubarli ancora di più, e quello non si fa pregare due volte perché ora ruba con la complicità internazionale, come testimoniano gli americani con documenti scritti. W l’Italia onesta e laboriosa!

In questo gioco al massacro, ha dato scandalo la gerarchia cattolica che si è inginocchiata alla mensa della corruzione, ha offerto corruttele e in cambio ha ricevuto soldi di peccato, leggi arraffazzonate e indecenti, indignazione da parte del popolo cristiano e condanna morale dal mondo sano e civile. Vedere il cardinale Tarcisio Bertone che ride alla grande con il ridanciano di professione, che a sua volta se la gode nel vedere il merlo vestito di nero con la cinta rossa scodinzolare e osannare (“Il governo ha operato bene per la Chiesa“), è una scena che fa perdere la fede anche a Gesù Cristo e allo Spirito Santo, che infatti hanno abbandonato questa gerarchia al destino del loro ludibrio berlusconista. Bertone, ovvero la doppia morale, anzi l’assenza di etica in base al principio machiavellico che il fine giustifica i mezzi, di cui il segretario di Stato, uomo senza sale e senza sapore, è esperto.

“Nemmeno il pressing del Vaticano ha convinto Casini”, avrebbe detto Berlusconi ai suoi, segno che il Vaticano, invece di pensare al Natale, ha lavorato di santa lena per non far cadere Berlusconi. Se quest’ultimo ha corrotto con soldi e minacciando guai, il Vaticano con cosa ha corrotto? Con le indulgenze?

Su tutto regna il silenzio della Conferenza episcopale italiana, del cardinale Angelo Bagnasco, così prodigo quando si tratta di dettare legge al Parlamento e di morale parcellizzata, quella che conviene, mentre nulla è stato detto su questo immorale mercato che si è abbattuto come una sciagura sulla politica. Comprare un parlamentare o farsi comprare c’entrano con la morale o non c’entrano? Dove sono finiti “i principi non negoziabili”? Oppure dobbiamo concludere che “la va tutto bene, madama la marchesa”? Credevo che l’assenza di Bagnasco dal pranzo dell’ignominia con Berlusconi, mezzo immondo governo e altrettanti impuri cardinali fosse il segno di una diversità che gli faceva onore. Se però tace di fronte a questa immoralità costitutiva di un Parlamento che si compra e si vende come al mercato dal pescivendolo, allora devo dire e concludere che anche lui svolge il suo ruolo, oppure, in subordine, non conta nulla ed è solo un giocattolo nelle mani di qualcuno più grande di lui.

Intanto, Bagnasco si è affacciato alla finestra e mentre stendeva la biancheria ha sussurrato con una molletta tra i denti alla “sora Teresa” della finestra accanto che “il Paese ha bisogno di governabilità“. La sora Teresa ha guardato in cielo: “Oh, Segnô! Ma quando impara questo qui a parlare come mangia? Vuol dire – si rivolge alla sora Mafalda che sta di fronte – che gli piace Berlusconi ed è contento che non sia caduto, ma non può dirlo: se cade quello, finisce la cuccagna e comincia la cucaracha”. Ora c’è anche il crisma uno e trino, rigorosamente in ordine alfabetico: Bagnasco, Bertone, Ruini. Liberaci, o Signore!

Ciò che è accaduto in Parlamento è semplice: la democrazia è un’illusione, i parlamentari, specialmente quelli che militano nel gruppo che si ispira all’Italia “dei Valori” si vendono e lasciano comprare per una manciata di denaro e di potere (ah! i Valori!). Di Pietro, Di Pietro che scegli uomini e donne spendibili al primo offerente!

Dopo i discorsi del tris a ramino, Bersani-D’Alema-Veltroni, il Pd si è auto-amputato della sinistra ed è rimasto con tre o quattro destre alla rincorsa di Fini, che s’illudeva che i suoi fossero uomini d’un pezzo e tetragoni alla prostituzione politica. Fini si dimentica da dove proviene: da quel fascismo che tutto era tranne che legalità, dignità, democrazia. I suoi sono profittatori esattamente come lui che per 16 anni ha servito Berlusconi e le sue ignominie e ora voleva che i suoi non seguissero il suo esempio. I fascisti non possono cambiare. Mai. Sarebbe contro natura. Povero Fini, 16 anni di convivenza forzata per non imparare nulla.

Il capo dello Stato questa volta l’ha fatta grossa: ha concesso un mese di tempo a Berlusconijad, permettendogli di disseminare il Parlamento di bombe alla corruttela e al ricatto, tutte scoppiate esattamente al momento giusto. Gli uni si nutrono di formalismi e l’altro fa piazza pulita, mentre in borsa la sua azienda, Mediaset, schizza in alto di quasi tre punti. Sono i liberali che difendono il ”mercato”.

Ora tutto può accadere, ma è evidente che il despota cercherà di stare appiccicato alla poltrona che è l’unico modo per non finire in tribunale e forse in galera, l’unico posto degno di lui e della sua nefandezza, mentre il Paese andrà sempre più a rotoli. La sua forza è la corruzione che ha fatto dilagare attorno a sé, sopra e sotto: un mondo di corrotti che hanno interesse a tenerlo in piedi anche da morto, pena la loro caduta. L’Istat, il 14 dicembre 2010 ha certificato che la pressione fiscale è salita ancora attestandosi al 43,5%, salendo di oltre un punto rispetto allo scorso anno. Poveri italioti, si sono fatti fregare da chi li ha infinocchiati con “meno tasse per tutti” e durante i suoi governi le tasse sono aumentate di oltre 3 punti. Mentre lui li deruba, gli italioti gli offrono il portafogli e qualcosa d’altro.

Le elezioni anticipate sono più vicine e ci arriveremo con uno sfascio totale perché l’ex opposizione che fu e che non c’è più almeno dai tempi di Veltroni si è dileguata. Non ha uno straccio di programma, ma si appende alla cintola di Fini aspettando i risultati. Grida ogni tanto, ma si soffoca da sola presto e allora sta zitta e cerca alleati al centro, dando a Fini il riconoscimento di statista e uomo delle istituzioni. Poveri noi! Abbiamo perso il bene dell’intelletto, ma siccome bisogna pur vivere e racimolare uno stipendio, sono convinto che molti nel Pd alla vittoria di Pirro di Berlusconi, hanno tirato un sospiro di sollievo.

Siamo rimasti noi, che non abbiamo più né il sollievo né il respiro.

Eppure, nonostante le apparenze, io sono convinto che possiamo essere più forti di loro e possiamo battere questi lanzichenecchi che occupano indegnamente la nostra rappresentanza. Se viviamo esattamente al contrario di come vivono loro, possiamo ancora avere la fiducia certa che li sconfiggeremo. Se siamo onesti e coerenti con la nostra coscienza, impediremo loro di invaderci l’anima e di devastarcela. Il disonesto potrà anche apparire furbo, ma il più forte resta sempre la persona onesta, anche se all’apparenza può essere giudicata, come lo è dai disonesti, ingenua e fuori del tempo.

In questo tempo senza dignità e onore, è bello essere fuori del tempo e ingenui. Io me ne vanto.

Scrive Bruna Rizzo su Facebook, citando Gandhi: “La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo”

Inettitudine, parassitismo, ignavia, servilismo, cortigianeria. prostituzione morale, ecc., attitudini diffuse nella nostra penisola

Berlusconi, l'inetto che crea l'alibi agli ignavi: tra Prima e Seconda Repubblica
Fonte: Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori http://www.aduc.it Macromicro economia di Domenico Murrone
C'era una volta la cosiddetta Prima Repubblica. Un'entità oggi rimpianta da molti, visti i disastri della cosiddetta Seconda, imperniata sulla figura di Silvio Berlusconi. Un sentimento comprensibile, ma mal riposto, perché le cause di quanto oggi accade sono direttamente ricollegabili ai mali degli anni in cui lo stradominio dei vecchi partiti era incontrastato.
Detto in altre parole, Berlusconi, e tutto il simbolismo che si porta dietro,è la logica prosecuzione di un regime che operava al di fuori del diritto. Silvio è solo più sguaiato e con meno scrupoli, svelando l'ipocrisia che ricopriva la Prima Repubblica.
Gli Anni oggi rimpianti sono assolutamente pieni di non rispetto delle regole, costituzionali e ordinarie. Aggiustamenti continui per adattare le regole alle esigenze immediate, tanto da generare due Costituzioni: quella formale (non rispettata) e quella materiale. Anziché riscrivere le regole, adattandole alle esigenze del tempo, si è preferito modificare in modo larvato, surrettizio e perciò poco trasparente, a tutto vantaggio degli interessi dei vari potentati.
Fanno sorridere amaro quei giornalisti o ex direttori del Tg1 che oggi urlano allo scandalo per la direzione partigiana di Augusto Minzolini, come se nella Prima Repubblica i direttori di Tg1, Tg2, Tg3 non assecondassero la linea politica dei vari Andreotti, Craxi, Forlani, Occhetto, Spadolini, Altissimo, Longo, ecc..
Il Minzo altro non fa che proseguire l'opera di disinformazione interessata, come i suoi predecessori, solo in modo più sguaiato, in perfetto stile col suo referente politico, Berlusconi, che a partire dalla metà degli Anni 70 -visto il monopolio della Rai, il cui essere servizio pubblico era una libera interpretazione dei vari pci psi dc dc pci psi pli pri... (il Partito Rai)- adottò lo stesso metodo della politica e forzando le regole ottenne ciò che gli interessava. Fregandosene del bon ton.
Poi Berlusconi ha voluto governare l'Italia. Non ci sta riuscendo e non solo per gli attacchi di comunisti e magistrati rossi, non solo perché ha propri interessi, che sono prioritari rispetto alle esigenze di riforma vera. Non ci sta riuscendo banalmente perché non è capace, in quest'ambito è un inetto: incapace di svolgere in modo sia pure approssimativo i propri compiti. Dovrebbe ammetterlo a se stesso innanzitutto. Ma è difficile che ciò accada, visto l'ego smisurato derivato dall'aver costruito una città (Milano 2), una squadra di pallone mondiale e un impero mediatico.
Ma la cosa peggiore del tirare a campare berlusconiano è l'alibi che fornisce ai pseudo oppositori. Ignavi, che non hanno mai agito né nel bene né nel male, senza mai osare di avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre. Gente che confonde il problema con il sintomo, creando e inculcando questa relazione: Berlusconi=Problema, finito Berlusconi=finito Problema.
Purtroppo non è così, presto lo scopriremo.
(ndr. Consiglierei anche di leggere l'ultimo intervento dello storico Franco Cardini: L’onocrazia (ovvero il governo dei somari), a proposito della riforma universitaria: http://www.dorinopiras.it/2.0/2010/12/lonocrazia-ovvero-il-governo-dei-somari)

C'è che si prostituisce e chi no. Italia, un paese che ha esaurito le sue risorse e le potenzialità sono emigrate altrove


Di Claudio Martinotti Doria

Personalmente sono sempre stato diffidente e contrario alla suddivisione in categorie della società ed alla attribuzione di etichette alle persone, perché credo che il comportamento e quindi le caratteristiche individuali ed anche collettive siano soprattutto contingenti, circostanziali e determinate dall'adattamento epocale. Ma è indubbio che in Italia la popolazione sia divisa in due tronconi nettamente distinti, dal punto di vista sociologico, etico e culturale, e non mi riferisco al "pensiero" politico (del quale dubito vi sia traccia, di pensiero intendo).
Da una parte ci sono quelli che si sono prostituiti al parassitismo partitico, hanno cioè attinto alla greppia e ricevuto prebende, distribuite dalla politica corrotta a coloro che l'accettano e ne traggono beneficio, fossero anche solo briciole ed avanzi.
Dall'altra coloro che non hanno rinunciato alla loro dignità, onestà e soprattutto alla libertà, ed hanno cercato, compiendo sacrifici indicibili, di sopravvivere nonostante tutto, nonostante il berlusconismo, inteso nella sua accezione degenerativa, devastante dal punto di vista morale e spirituale, oltre che materiale.
Non sono un matematico, un sociologo, e neppure uno specialista in statistiche, e quindi non sono in grado di fornirvi le percentuali in cui si dividono questi due tronconi, ma purtroppo temo che la prima parte se non è la maggioranza è comunque fin troppo significativa e prevalente, ed ha preso sicuramente il sopravvento nella gestione pubblica del paese, per cui non nutro più alcuna speranza di recupero. Anzi temo che ormai ci sia la fila per prostituirsi, per poter partecipare al presunto banchetto per ricevere qualche beneficio, cambiando solo gli interlocutori politici in base alle previsioni delle probabilità del loro successo. Parlare di etica in queste condizioni si rischia di emettere solo dei suoni intraducibili.
Noi che non ci siamo prostituiti siamo una minoranza e rimarremo tali. E voglio precisare che non tutti coloro che si sono prostituiti sono da biasimare, ci sono responsabilità famigliari che non possono essere sottovalutate, bene o male si deve arrivare a fine mese ed i figli si devono far crescere e studiare e possibilmente mandare in televisione a far carriera … Per mantenere questo livello di parassitismo la pressione fiscale ha ormai quasi raggiunto il 70%, la più alta in assoluto al mondo, così come siamo ai vertici mondiali della corruzione e dell'inefficienza della giustizia, e poi si pretenderebbe di attrarre investitori dall'estero e di disporre di credibilità nella collocazione dei titoli di stato (che sono carta straccia). Scusate l'ottimismo, ma o si osserva ed interpreta la realtà o si guarda passivamente la televisione lobotomizzante.

Il pensiero di Massimo Fini collima in parte col mio a proposito della fine di questo sistema finanziario

Prefazione di Claudio Martinotti Doria

A parte qualche pecca dovuta alla non conoscenza della teoria della Scuola Economica Austriaca, per cui imputa al liberismo gravi responsabilità del collasso prossimo venturo dell'attuale sistema (mentre in realtà di vero liberismo non se ne visto molto, ma semmai molto "interventismo", cioè ingerenze statali e monopolistiche ed oligopolistiche ed oligarchiche nell'economia), per il resto il testo di Massimo Fini sembra ricalcare nella sua apparente brutalità quanto affermo da anni. Ritengo però che i cinesi non saranno così penalizzati come lui li dipinge, bene o male la proprietà privata continuerà ad essere riconosciuta, anche dopo il collasso finananziario globale che renderà carta straccia il denaro attualmente utilizzato, e quindi coloro che avranno comprato immobili, pur perdendo enormemente di valore, continueranno ad essere privilegiati, ed i cinesi stanno appunto comprando tutto quello che viene loro a tiro ...

La finanza sta divorando ciò che rimane del nostro pianeta di Massimo Fini - 15/11/2010
Fonte: Massimo Fini
La Cina sta superando gli Stati Uniti come prima potenza economica del mondo. Ad essere cinesi ci sarebbe da star contenti. Invece proprio i cinesi saranno i più fregati. Dopo aver pagato gli enormi prezzi del "take off" industriale, e offerto a questo Moloch i consueti sacrifici umani (nella Cina attuale il suicidio è la prima causa di morte fra i giovani e la terza fra gli adulti) si troveranno a primeggiare proprio quando quel modello di sviluppo economico, liberista e globale, cui hanno aderito di recente starà andando in frantumi. Saranno arrivati troppo tardi.
Il ministro delle Finanze italiano, Giulio Tremonti, in un’intervista al Corriere dello scorso inverno ha fatto trapelare fra le righe che entro tre anni dobbiamo aspettarci un altro colpo tipo "subprime". Lo ha detto in modo velato sottolineando che mentre i valori finanziari sono tornati ad essere quelli di tre anni fa, prima del crack, oggi nel mondo ogni secondo si emettono miliardi di dollari o di euro di debito pubblico. In altre parole: stiamo tamponando la crisi immettendo nel sistema altro denaro inesistente, più tossico dei titoli "tossici". Stiamo drogrando il cavallo già dopato perché faccia ancora qualche passo in avanti. Ma prima o poi il collasso definitivo per overdose arriverà. Potrà non essere quello ipotizzato da Tremonti fra tre anni ma quello successivo o quello successivo ancora, ma è certo che arriverà. Ci sarà il crollo del mondo del denaro, dell’"economia di carta" come la chiamò in un famoso e preveggente saggio del 1964 l’americano David T. Bazelon che, guarda caso, non era un economista ma un intellettuale. E quando la gente delle città si accorgerà che non può mangiarsi il cemento e bere il petrolio si riverserà, disperata, nella campagna, quel poco che ne sarà rimasta, venendo respinta a colpi di khalashnikov da coloro che, prudentemente, non l’avranno abbandonata. Disegnando scenari apocalittici del resto un’ottantina di anni prima di Bazelon il capo indiano Tatanga Jotanka, alias "Toro seduto", ci aveva avvertito: "Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche".
Il denaro, nella sua estrema essenza, è "futuro", rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro, rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro ad uso del presente. Ma noi abbiamo messo in circolazione una così colossale quantità di denaro da ipotecare questo futuro fino a regioni temporali così sideralmente lontane da renderlo, di fatto, inesistente. Prima o poi questo futuro, gravido dell’immenso debito di cui l’abbiamo caricato, dilatato a dimensioni mostruose e oniriche dalla nostra follia e dalla nostra fantasia, ci ricadrà addosso come drammatico presente. Tutte le correnti di pensiero, sia pur minoritarie, che ci hanno ragionato sopra (americane tra l’altro:
il bioregionalismo e il neocomunitarismo) parlano, per evitare l’apocalisse prossima ventura, di un ritorno "graduale, limitato e ragionato" a forme di autoproduzione e di autoconsumo che passano necessariamente per un recupero della terra e un ridimensionamento drastico dell’apparato industriale, finanziario e virtuale. I cinesi hanno abbandonato la terra in favore dell’industrializzazione e del libero mercato nel momento sbagliato. Saranno primi quando non avrà più senso esserlo.

I banchieri centrali ed i loro complici politici stanno rubando dalle nostre tasche, spudoratamente, senza alcuna vergogna e pretendendo ossequio


Presentazione di Claudio Martinotti Doria

Ospito l'ultimo intervento dell'amico Francesco Carbone, massimo esponente della Scuola Economica Austriaca in Italia e presidente dell'associazione Usemlab, che con il suo proverbiale linguaggio incisivo, critico ed inequivocabile, non lascia spazi alle ipocrisie ed induce ad assumersi delle responsabilità in merito a quanto sta avvenendo a livello finanziario. L'indifferenza non è più tollerabile, gli strumenti culturali per informarsi e capire sono ormai alla portata di tutti e a costo zero, chi non si documenta e non effettua delle ricerche per cercare di capire la natura dei fenomeni in corso è un irresponsabile e non meriterà alcuna compassione quando gli eventi diveranno traumatici a livello collettivo.
E' sufficiente consultare quotidianamente i siti dell'associazione culturale Usemlab o del Movimento Libertario (di cui frequentemente pubblico degli estratti) per farsi un minimo di cultura pragmatica che tornerà utile per effettuare delle scelte appropriate, durante la sistemica, strutturale ed epocale crisi in corso, i cui maggiori effetti devastanti sono ancora al di là da venire.


Fonte: Associazione Culturale USEMLAB di Torino http://www.usemlab.com/index.php

Autore: Francesco Carbone

Ben Bernanke è un pazzo. Lo ripeto e lo sottolineo. Forse non avete letto bene: Ben Bernanke è un pazzo. Il banchiere centrale americano è un cialtrone monetario pazzo. Quelli che lo circondano sono pazzi come lui. Le università sono piene di cialtroni monetari che sfornano migliaia di potenziali nuovi cialtroni monetari.

Chi sono i cialtroni monetari? Lo spiega benissimo Gary North nel suo libro Cosa è il Denaro. Gesell come nome forse non vi dirà molto, ma era un grandissimo cialtrone monetario, forse il peggiore in assoluto. Keynes, nome senz'altro più noto, era un gran cialtrone monetario. Il tanto osannato (soprattutto qua nella terra dei cachi) Milton Friedman era un cialtrone monetario.

Bernanke è un cialtrone monetario assolutamente pazzo, ce lo ha dimostrato ancora una volta l'altro ieri con il suo nuovo giro di Quantitative Easing, tradotto per la massa: contraffazione del denaro in larga scala. Tuttavia, la cosa più triste non è tanto vedere questo cialtrone monetario pazzo alla guida della banca centrale più importante del pianeta, ma assistere alle masse che di fronte alle sue imprese criminali restano totalmente inermi e indifferenti.

E' tristissimo per esempio andare a curiosare sul sito di uno degli italioti più rinomati per canalizzare il malcontento popolare, e non trovare una riga sul banchiere centrale americano. Anche il canalizzatore non ha la più pallida idea di cosa venga perpetrato davanti ai suoi occhi, continua a occuparsi molto furbescamente degli effetti e non delle cause.

La gente generalmente sciopera o scende in piazza a protestare per conseguire due genere di risultati: ottenere dei privilegi di settore o ottenere interventi economici statali del tutto inutili e controproducenti. Sono richieste che a volte possono avere l'effetto di generare un vantaggio immediato e diretto, ma nel complesso e nel lungo periodo continuano solo a impoverire la società.

I canalizzatori di malcontento e i politici non fanno che sobillare il popolo contro se stesso. Risultato, aumento costante dell'acrimonia sociale. Li spingono a protestare per chiedere interventi che aggravano ancor di più la loro stessa situazione, promettendo le cure dei sintomi, ma inasprendo le cause a monte dei danni. E poi ci si meraviglia che le cose vadano sempre peggio.

Di fronte al cialtrone monetario americano che il 3 novembre ha annunciato di sparare in vena al sistema bancario (attenzione, bancario, non economico) una bella dose di 900 miliardi di dollari, le masse se ne stanno zitte e tranquille, forse neanche hanno fatto caso alla notizia.

Non sanno neanche come si scrive quella cifra per esteso. Non sanno che dall'inizio della crisi oramai l'iniezione di denaro digitale che riposa (per fortuna) nel sistema bancario, curandone i clamorosi buchi di cui era pieno come un groviera, ammontano a oltre 10 trilioni di dollari. Chiedete a chiunque di scrivervi la cifra 10 trilioni di dollari, o 10 mila miliardi di dollari, si perderà al settimo od ottavo zero. E si perderà troppo presto perché 10 trilioni di dollari si scrive con un 1 seguito da ben 13 zeri.

Le masse ignare, spolpate sempre più come fossero ciccia da macello, semplicemente non conoscono il significato economico di quanto sta facendo Bernanke. E fanno molto male ad ignorarlo, o a non approfondirlo, perchè ciò che sta facendo il cialtrone monetario riguarda tutti quanti, nessuno escluso, anche quelli che ancora devono nascere, soprattutto loro. Scendereste in piazza a protestare contro una tassa una tantum di 3000 euro per cranio? Bene, allora fareste bene a preoccuparvi perchè nel giro di due anni quella cifra ve l'hanno già sfilata oramai quasi tre volte. Anche se ancora non ve ne siete accorti.

Se leggete il libro Cosa è il Denaro capirete tante cose, ma se volete che vi riassuma tutto in poche parole, ecco qua: Bernanke, gli altri banchieri centrali e tutti quelli a loro più vicini stanno rubando dalle vostre tasche, spudoratamente, senza alcuna vergogna. Tuttavia, essendo economisti certificati da qualche altro cialtrone monetario e delegati a fare tutto questo dal governo, girano a mento alto come fossero galantuomini pretendendo il nostro rispetto: il rispetto per continuare a rubare dalle nostre tasche, nella maniera più irresponsabile, compromettendo i nostri piani per il futuro.

Volete comprendere a fondo la questione monetaria? Leggete il libro Cosa è il Denaro in vendita dalla prossima settimana. Considerato quanto appena successo il 3 novembre, non poteva esserci un timing migliore per leggersi un libro del genere. Badate bene, arrivare alla prossima crisi nella totale ignoranza come è successo nel 2008 non è più scusabile. La prossima volta non avrete altri da biasimare se non voi stessi. L'ignoranza non paga. Rende forse felici, ma non paga. E riuscire a pagare la prossima volta potrebbe essere questione di riempirsi o meno la pancia, non sarà più questione di potersi permettere il tv al plasma o l'ultimo aggeggio della mela morsicata.

Sapete leggere e scrivere, cominciate a studiare seriamente la questione monetaria perchè parte tutto da lì: dai cialtroni monetari di cui il mondo è pieno e dai danni che essi continuano a causare alla società e al libero mercato. Da Bernanke che regala centinaia di miliardi ai suoi amici, distruggendo il tessuto produttivo e sociale, al signoraggista nostrano (mascherato o meno che sia) che con propagande ignorantissime legittimizza la frode monetaria confondendo ancor di più le idee ai quei poveri malcapitati che finiscono con l'ascoltarlo.

L'Impero sta crollando, ma fino all'ultimo continueranno a negare l'evidenza e a dirvi che la situazione è sotto controllo



Breve introduzione di Claudio Martinotti Doria

Avrete certamente letto dell'iniziativa del presidente della FED Bernanke (soprannominato "elicottero", perché è disposto a spargere dollari anche con gli elicotteri, pur di sostenere l'economia americana) che ha deciso di comprare i buoni del tesoro USA per svariate centinaia di miliardi di dollari, semplicemente stampando nuovi dollari, cioè carta straccia con la quale presto potranno tapezzare le pareti di casa, come si faceva coi marchi negli anni '20 nella Repubblica di Weimar. Le teste fini che si definiscono economisti e che lavorano per i governi, perlopiù di scuola keynesiana e monetarista (non certo della Scuola Economica Austriaca) hanno sempre negato o minimizzato i rischi di una simile follia espansionistica del debito, sia pubblico che privato, che deriva dal stampare denaro disonesto, privo di valore effettivo, le cui ripercussioni inevitabilmente sono deleterie, perché favoriscono la spesa pubblica arbitraria ed i conflitti bellici, i malinvestimenti, le speculazioni estreme e gli abusi finanziari, l'indebitamento ingiustificato, i conflitti esasperati, il malcontento e gravi disuguaglianze sociali, il consumismo compulsivo ed esasperato, ecc.. Non occorre essere degli economisti, ma è sufficiente applicare il buon senso comune, per capire che gli USA con questo tipo di comportamento, prima o poi crolleranno sotto il peso di una situazione insostenibile, da loro stessi creata, che non può più essere camuffata e mistificata, il bluff non può durare in eterno. Da anni di fronte alle tristi e tragiche condizioni in cui versa in particolare in nostro paese, faccio la battuta che a salvarci ci penseranno i cinesi, che spero comprino il nostro paese e lo amministrino meglio di quanto abbiano fatto i nostri pessimi governanti. Ebbene, fra breve non sarà più una battuta, perché dopo che avranno "comprato" gli USA, per loro comprare l'Italia sarà uno scherzo … Il breve filmato allegato all'articolo (cliccate sul link) vi rivelerà la provocazione, assai realistica.
L'articolo che pubblico nel mio blog, che come al solito proviene dal Movimento Libertario, l'unico che ha il coraggio in Italia di affrontare certi argomenti, in pochi minuti e con estrema semplicità vi rivelerà in che condizioni versano gli USA e vi farà capire quanto sia veritiera ed ormai imminente la previsione effettuata dalla Scuola Economica Austriaca del "Crack up Boom" (fate una ricerca in Internet per sapere cos'è), e prima correrete ai ripari e maggiormente tutelerete i vostri risparmi e patrimoni personali e famigliari, che rischiano di dissolversi, disintegrarsi. E poi non ditemi che non vi avevo avvertito.


USA, LO SPOT VIETATO PER NASCONDERE IL DEBITO PUBBLICO

Fonte: Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it
di MAURO MENEGHINI

LO SPOT CHE LE TV AMERICANE NON HANNO VOLUTO TRASMETTERE:
http://www.youtube.com/watch?v=OTSQozWP-rM&feature=player_embedded

Un nuovo spot pubblicitario sul debito pubblico statunitense del gruppo “Cittadini contro il debito pubblico” che le grandi reti televisive ABC, A&E e History Channel si sono rifiutate di trasmettere. Lo spot è un omaggio al film del 1986 “The Deficit Trials” che le reti televisive, anche allora, si rifiutarono di trasmettere.
Probabilmente si tratta di argomenti troppo scottanti per queste reti televisive. Ma forse è giunto il momento di raccontare la verità al popolo americano. Nel 1986 il debito pubblico era di 2 bilioni di USD. Oggi ha raggiunto a passi da gigante i 14 bilioni. Il sogno americano si infrange davanti ai nostri occhi, ma le reti televisive, probabilmente, non sono disposte a spiegare al loro pubblico cosa gli sta succedendo.
La verità è che sotto nessun aspetto questo filmato si può considerare offensivo. Lo spot è ambientato nell’anno 2030 e il protagonista è un professore cinese che tiene una lezione sui grandi imperi, mentre sullo sfondo scorrono le immagini degli Stati Uniti d’America, spiega ai suoi studenti l’atteggiamento dei grandi imperi:
“Hanno tutti compiuto lo stesso errore. Si sono scostati dai loro principi fondanti che li hanno resi grandi. L’America cercò di uscire dalla recessione aumentando le spese e le tasse. Giganteschi “provvedimenti congiunturali”- spese, cambiamenti nel sistema sanitario, la soprafazione alla libera imprenditoria e debiti pressanti”
Probabilmente è quello che viene dopo quando il professore dice: “Naturalmente noi possedevamo la maggior parte del loro debito così che ora lavorano per noi”. Ora potete ritenere questa pubblicità offensiva? Qui a seguito lo spot e tirate le vostre conclusioni.
Certamente questa pubblicità chiarisce un paio di concetti. Di mese in mese decine di migliaia di posti di lavoro e miliardi di dollari vengono trasferiti in China. Nel 1985 il deficit della bilancia commerciale americana con la China era di 6 milioni di dollari all’anno. Solo in agosto di quest’anno il deficit commerciale americano è stato di oltre 28 miliardi.
Il governo cinese ha un avanzo commerciale talmente elevato, nell’ordine di centinaia di miliardi di dollari, che i funzionari governativi americani sono permanentemente in viaggio verso la China per farsi prestare sempre più soldi per permettergli di continuare a vivere oltre le loro possibilità. Ma il debitore prima o poi cade nelle maglie del creditore e gli americani saranno presto nelle mani dei cinesi. Ma non è detto che debba essere per forza così. Non dobbiamo fondere l’economia americana in un’economia unica mondiale, dove si confrontano operai americani con milioni di operai cinesi, che guadagnano meno di 1 dollaro all’ora, e non ha senso metterli in concorrenza.
Fabbiche, patrimoni e posti di lavoro abbandonano l’America con incredibile velocità. Dal 2001 sono state chiuse 42.400 fabbriche americane. In America si vive una deindustrializzazione ma il triste è che questo non viene ritenuto un problema dagli americani. Alla fine del 2009 lavoravano meno di 12 milioni di americani nel settore produttivo. L’ultima volta che nell’industria vi erano meno di 12 milioni di occupati era il 1941.
Per ogni dollaro, che i cinesi spendono per beni o servizi americani, gli stati Uniti ne spendono 3,9 per beni o servizi cinesi.
Dopo questi presupposti non riesco a spiegarmi perché le reti televisive si rifiutino di trasmettere questo filmato. Vogliamo provare a farlo noi?

Politici da nausea e megalomani emulanti


di Claudio Martinotti Doria

Mai la politica era cosi degenerata nel nostro martoriato paese, al punto tale che le parole non possono essere sufficienti a rappresentare lo sdegno, la repulsione e la condanna inappellabile della popolazione civile non videodipendente ed ancora dotata di pensiero autonomo e dignità, non ancora prostituitasi e corrotta da questo malaffare e malcostume diffuso a tutti i livelli
Neppure il duce, ai tempi del suo massimo potere negli anni '30, avrebbe osato tanto nella personalizzazione della politica e nell'abuso del potere, neppure i suoi gerarchi avrebbero potuto eguagliare gli attuali cortigiani dell'immorale megalomane che pretenderebbe di comandare il paese, che sono stati da lui investiti di incarichi istituzionali e politici, privi di qualsiasi merito e competenza, che solo a guardali, anche senza ascoltarli, viene già il voltastomaco, altroché gastrite!
Se ancora qualcuno non considera questa cricca al governo un'associazione a delinquere ed a scopo di business per arricchimento personale, familistico e partitico, è un ingenuo che merita di essere depredato di tutto, come infatti sta avvenendo gradualmente nel nostro paese, dove gli onesti sono sempre più depauperati da questi parassiti insipienti ed arroganti, che hanno distrutto tutto ciò che aveva un benché minimo valore e potenzialità nel nostro paese, beni materiali e soprattutto immateriali, come la speranza in una vita migliore.
Le immani responsabilità, di cui questi omuncoli e quaquaraquà saranno investiti dalla storia, li travolgerà come uno tsunami e di loro rimarrà solo un pessimo ricordo, che ognuno di noi cercherà di rimuovere per evitare conati di vomito.

Anteprima dell'editoriale dell'amico Leonardo Facco pubblicato sull'ultimo numero di Enclave, la rivista ufficiale del Movimento Libertario


Fonte: Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it

RISPARMI, CHI CI HA ASCOLTATO OGGI GONGOLA!

ANTEPRIMA DELL’EDITORIALE DEL PROSSIMO NUMERO DI “ENCLAVE TRIMESTRALE”, IN SPEDIZIONE A TUTTI GLI ABBONATI, Organo ufficiale del Movimento Libertario

di Leonardo Facco

Non avevo per nulla le idee chiare una decina d’anni fa, sebbene il libertarismo fosse già diventato il mio pane quotidiano.
Avevo capito quanti danni fa lo Stato, avevo metabolizzato che le tasse sono un furto e che non pagarle è solo legittima difesa, avevo recepito perfettamente che la burocrazia funziona come i parassiti che han preso casa su un animale. Avevo, insomma, smesso di credere alle bugie che mi hanno propalato sin dai tempi della scuola e che venivano (e vengono) ripetute a nastro – anche se spesso in buona fede – da molte persone perbene, compresi fior fior di professionisti.
E’ stato l’incontro con la “Scuola austriaca” di economia che mi ha acceso la lampadina. E’ stata la frequentazione del sito di Francesco Carbone (usemlab.com) che mi ha obbligato ad interrogarmi nuovamente su cosa ci fosse alla base di una società libera e la risposta a cui sono giunto è la seguente: senza moneta onesta non ci sono speranze, saremo sempre sotto il giogo dello Stato!
Sia chiaro un punto: legislazione, tassazione, burocrazia poco invasive rappresentano un viatico eccezionale per condurre una vita migliore, per poter essere padroni del frutto del proprio lavoro e delle proprie scelte. Oggigiorno, i paesi che stanno meglio sono quelli che “l’indice delle libertà economiche” definisce virtuosi perché le gabelle sono sopportabili, le normative non asfissiano, le cartacce da far girare son poche. Svizzera, Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda ad esempio. Ma…, sissignori, c’è un ma: anche questi paesi, soprattutto in un’economia globalizzata ed interconessa, sono parte del grande truffone della “moneta debito”, ovvero dei soldi creati dal nulla, stampati dalle varie banche centrali solo per permettere al Leviatano, ed ai banchieri amici degli amici, di costruire montagne di buchi, sulla falsariga di promesse, clientele, pseudo-crescita economica.
Il denaro non è qualcosa di così strano da essere incomprensibile. E’ un bene e come ogni bene che si rispetti deve essere frutto del libero mercato, non dell’imposizione monopolista di una casta di potentati. Migliaia di anni di storia ci hanno spiegato che l’oro è stato la moneta per antonomasia, e con esso l’argento. Perché? Perché aveva le caratteristiche giuste per fungere da unità di conto, mezzo di scambio e riserva di valore.
Poi, un bel giorno, una quarantina d’anni fa, la natura è stata sovvertita e gli americani sono riusciti persino a far accettare le loro banconote verdi come riferimento valutario, cartaccia colorata che non necessitava nemmeno più di avere un corrispettivo reale in oro alle spalle.
Da quel momento, gli Stati son diventati onnipotenti e l’economia s’è trasformata nel loro parco giochi, dove il divertimento sta nel gonfiare una bolla per poi farla scoppiare. Con le conseguenze del caso.
Il numero della rivista che avete in mano è totalmente dedicato a questo argomento, senza la comprensione del quale non ritroveremo la giusta via smarrita.
In compenso, chi dal 2000 ha seguito i consigli che abbiamo dato (“se avete dei soldi da risparmiare comprate oro”, urlavamo) non può che gongolare, considerato che ha visto i risparmi di qualche anno fa quadruplicare di valore e non finire mai sotto la mannaia della borsa, la lavatrice dei truffatori di Stato.
Il motivo? Chi ha comprato il metallo giallo non ha fatto altro che rispettare la natura delle cose ed il buon senso perduto.

RIFORMA DELLE PENSIONI. In Francia sono ancora vivi, in Italia sono diventati degli zombie.


Di Claudio Martinotti Doria

Nella vicina Francia da giorni è esplosa una specie di guerriglia urbana oltre a numerose manifestazioni di protesta (con partecipazione di centinaia di migliaia di persone) ed alcune paralisi sociali ed istituzionali, come reazione ad una riforma della previdenza che prevede di ritardare di due anni l'età per andare in pensione.
In Italia, ovviamente prima delle ferie di agosto, nella finanziaria ed in sordina, hanno inserito un provvedimento vessatorio, un vero e proprio furto legalizzato, con il quale si ritarda il diritto di percepire la pensione di 12 o 18 mesi, per chi in pratica lo aveva già maturato, quindi è un fatto di una gravità simile a quanto avvenuto in Francia, solo che da noi lo hanno fatto da "furbi", inserendolo in una miriade di contenuti, per farlo passare inosservato.
Le tv ed i media italiani, salvo eccezioni, non essendo certo un servizio pubblico, ed essendo perlopiù spazzatura e carta straccia al servizio della casta di parassiti che ci governano e che detengono il potere, non hanno dato alcun riscontro, meno che mai risalto, alla notizia, sebbene fosse importante e grave. Così da noi non solo non ci sono stati scontri, ma neppure proteste, come vivessero tutti felici e contenti, sebbene parecchio inebetiti.
La dieta mediterranea da noi non è più rappresentata dagli ingredienti storicamente e culturalmente noti, ma è costituita dalla m***a che ci somministrano ogni giorno come alimento cardine, ci costringono cioè a mangiare m***a e possibilmente digerirla, compiaciuti per tanta generosità. Di questa materia prima i nostri governanti ne producono a iosa, non mancherà mai e quindi possono distribuirne in abbondanza. Evidentemente gli italiani hanno ormai le papille gustative alterate e non percepiscono più i sapori, perché temo che non lo abbiano ancora capito con cosa li stanno nutrendo e in quale materiale stanno per farli affogare.

"Spezzeremo le reni alla Grecia" - Sono trascorsi 70 anni invano ...

L'Impero coloniale italiano nel 1939 comprendeva l'Istria, la Dalmazia, l'Albania, alcune isole greche del Mar Ionio e dell'Egeo, la Libia, l'Eritrea, l'Etiopia, e quasi l'intera Somalia (il cosiddetto Corno d'Africa), ma Mussolini non si accontentò, e com'è tipico nei megalomani dotati di troppo potere, confidando sulle lusinghe, piaggerie e false comunicazioni dei suoi collaboratori, sulla buona sorte e sull'eccesso di autostima, nell'autunno 1940 entrò in guerra contro la sottovalutata Grecia ...

"Spezzeremo le reni alla Grecia".
La frase divenuta famosa è stata estrapolata da un discorso tenuto dal Duce Benito Mussolini alla fine del 1940 alla presenza di tutti i gerarchi del regime, evento durante il quale con le parole cercava di mistificare la disastrosa realtà dei fatti belllici, che qui di seguito sono riassunti brevemente (Fonte: http://www.eco-news.it/category/2-storia-religione/)

● 15 ottobre 1940, Mussolini decide, con i Capi Militari, di fare guerra alla piccola Grecia (sono assenti dalla riunione i Capi dell’Aeronautica e della Marina ……!!!)

● 28 ottobre, l’ Esercito Italiano, dall’ Albania (allora italiana) attacca la Grecia, ma le Forze Greche contrattaccano ed entrano in Albania … !

● 26 novembre annota sul suo diario Goebbels (Ministro tedesco della Propaganda) “Gli Italiani….. i nostri Alleati girano i tacchi e scappano, uno spettacolo vergognoso”.

● 3 Dicembre, gli Italiani ripiegano ancora (perdono circa un terzo dell’ Albania …. !), per evitare la disfatta, Mussolini chiede aiuto a Hitler. Sulle Alpi i Doganieri Francesi issano un cartello sfottitorio “Greci fermatevi, quì c’ è la Francia”

● 11 dicembre 1940 “Una spaventosa orgia di dilettantismo” e “gli italiani aspettano che noi caviamo le castagne dal fuoco” scrive ancora Goebbels nel suo diario

● 7 aprile, le armate tedesche (provenienti da Austria, Ungheria e Romania) marciano verso la Grecia

● 9 aprile, in soli due giorni, di fronte all’avanzata tedesca, l’ Esercito Greco capitola e si arrende

● 21 aprile, i Greci firmano la Resa coi Tedeschi: Mussolini è furioso (non lo hanno nemmeno avvisato)

● 23 aprile, la cerimonia della Resa Greca viene ripetuta: questa volta anche davanti ad un rappresentante italiano

● 3 maggio, trionfale Parata militare Italotedesca ad Atene

Sempre per non dimenticare: questa geniale impresa di Mussolini ci è costata: 3.700 morti, 50.000 feriti, 12.000 congelati, 21.000 prigionieri, 3.300 dispersi.

Fortuna che ora siamo nell'UE e non ci sono rischi di guerre ma solo "missioni di pace" che al massimo costano qualche militare morto all'anno, altrimenti il surrogato surrettizio brevilineo emulo del duce, che malgoverna da anni il nostro paese, a causa della presumibile amicizia con Putin e con la scusa della lotta al terrorismo, con la sua infallibile abilità nelle politica estera e nella strategia militare, avrebbe potuto inviare truppe italiane in Cecenia, in appoggio a quelle russe ...

L’ Inps oscura il dato sulla pensione dei precari, per evitare sommovimenti sociali ...

Quando uno stato che si dichiara democratico e civile giunge a queste situazioni sociali ed istituzionali, significa che ha fallito totalmente la sua missione. Occhio che non vede … L’ Inps oscura il dato sulla pensione dei precari, per evitare sommovimenti sociali, meglio che lo scoprano da vecchi che avranno una pensione da miserabili. E questo è solo uno degli enormi problemi economici e sociali che si stanno accumulando e sono in fase di esplosione, unico ed inevitabile finale che stanno solo cercando di dissimulare e ritardare il più possibile, aggravando sempre più la situazione.


Fonte: http://www.soldionline.it/finanza-personale/lavoro-atipico/c/leggi

Scritto da Maria Antonia

“Gentile signora Fama,
mi fa piacere informarLa che da oggi sul nostro sito Lei potrà consultare il Suo Estratto conto contributivo. In questo modo, comodamente da casa, Le sarà possibile consultare online il Suo fascicolo previdenziale”.
Cordiali saluti,
firmato: Antonio Mastrapasqua

Dopo avere letto attentamente questa lettera, mi sono sentita lusingata. Insomma, ho pensato, è il presidente dell’Inps che mi invia la suddetta missiva. L’Istituto di Previdenza Nazionale, nel perfetto esercizio delle sue funzioni, si prende cura di me. Io, ultima tra gli ultimi. Si, perché, come continua la lettera, “tutti coloro che abbiano svolto attività dipendente nel periodo 1/01/2005- 31/12/2009, potranno consultare sul sito anche il proprio rendiconto contributivo e previdenziale riferito a ciascuna annualità, distinto per datore di lavoro”.
Presa dall’entusiasmo, colpita dall’efficienza (inusuale) della burocrazia e commossa da tanta attenzione, mi precipito a digitare www.inps.it. Ed è pochi istanti dopo che capisco. Clicco qui, clicco lì, apro finestre, inserisco il mio pin. Ma per quanto navighi in questo mare virtuale, l’unica informazione davvero interessante che ottengo è quanto ho versato. Ho capito, e miei contributi quanto renderanno? Se la domanda nasce spontanea, lo stesso non vale per la risposta. Cercandola con insistenza mi imbatto in un’affermazione del presidente Mastrapasqua che mi era sfuggita (perché omessa nella lettera ormai nota): “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Ecco perché il dato non lo trovavo: è stato, in sostanza, oscurato, per motivi di ordine pubblico. E lo credo bene, perché scoprendo che nel giro di qualche decennio la pensione percepita sarebbe di poche centinaia di euro al mese, sarebbe difficile mantenere la calma.
A breve, l’Inps invierà a domicilio delle nuove missive ai quattro milioni di precari che versano contributi previdenziali, omettendo le informazioni sulla pensione che invece otterranno i lavoratori a tempo indeterminato. Anche a loro scriverà l’Istituto, indicando come fare per apprendere dal web quanto hanno versato e quanto incasseranno come pensione.
Che l’Inps si preoccupi di un’insurrezione proletaria è legittimo: l’esasperazione in cui versano i lavoratori precari porterà prima o poi qualcuno (o più di uno) a un gesto inconsulto. E’ solo questione di tempo. E forse l’Istituto ha pensato di giocare proprio su questo. Scoprire da anziani di aver versato una vita di contributi per finire a versare in condizioni di miseria è meno pericoloso che apprenderlo da giovani. Non fosse altro per l’assenza di forza fisica e il subentrato sentimento di rassegnazione.
Come si dice “occhio che non vede, cuore che non duole”. E certe volte, è meglio non sapere.

LA PATRIA LINGUISTICA. Considerazioni sulla questione della lingua di una nazione che non c'è.


Prefazione di Claudio Martinotti Doria

I contenuti concettuali ed analitici dell'intervento sottostante, che ho deciso di pubblicare nel mio blog e quindi farvi conoscere, sono corrispondenti, similari, per non dire identici, a quelli trasmessi dal sottoscritto nel corso di tanti anni, in numerosi saggi e articoli.

L'Italia non è mai stata una nazione.

Questo è il concetto base cui è pervenuto anche Emilio Gentile nel suo recentissimo libro "Né Stato né nazione. Italiani senza meta". Editore Laterza (http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842093213), citato come primario riferimento da Fulvio Sguerso, autore del testo da me riportato. E non è certo sufficiente una lingua comune a costruire e consolidare una nazione, tra l'altro diffusa da pochi decenni tramite la televisione, regionalizzata e ridotta nell'uso quotidiano, mediatico e popolare, a poche centinaia di vocaboli (vedasi in proposito Tullio De Mauro sull'ignoranza degli italiani), perlopiù storpiati ed abusati.

Inoltre, come giustamente rileva l'autore, l'Italia manca di una memoria storica condivisa ed il sentimento di unità nazionale è puramente retorico, propagandistico ed improbabile, recitato e celebrato a livello politico istituzionale, cui non credono neppure gli officianti.

Nel corso della millenaria storia della nostra penisola, vi fu una sola e breve parentesi in cui si costituì l'Italia, durata appena due anni e comunque conflittuale (come sempre), dal 91 all'89 a.c. durante i quali otto popoli stanziati nella penisola, soprattutto nel Centro, diedero vita ad una configurazione statale denominata Italia (con capitale Corfinium, ribattezzata "Italica", corrispondente all'attuale Corfinio in prov. dell'Aquila), batterono una propria moneta e si scontrarono con Roma, di cui non intendevano accettare il dominio.

Roma resasi conto che non poteva sconfiggerli, ricorse alla politica (vi ricorda qualcosa?) e li corruppe ed assimilò concedendo loro la cittadinanza romana con tutti i privilegi che comportava.

Se l'unità d'Italia, di cui si sta per celebrare ("festeggiare" è un termine fuori luogo …) i 150 anni nel 2011, è stato un successo decantato da quasi tutti i politici e dai loro cortigiani, come mai negli anni successivi sono emigrati oltre 27 milioni di italiani (che in proporzione alla popolazione dell'epoca sono un'enormità)? Alcune località e borghi si sono letteralmente spopolati, come in passato avveniva solo per la peste.

In particolare sottolineo il fatto che sono stati proprio i piemontesi ad emigrare in massa, oltre 5 milioni. Come mai, dopo aver fatto l'unità d'Italia se ne sono andati in tutto il mondo, invece di goderne i frutti? Infatti sono molto più numerosi i piemontesi all'estero di quelli in patria. I numeri, al di là della retorica e della mistificazione, sono eloquenti e non manipolabili. L'unità d'Italia è stato un fallimento, e non sto a citare i testi da consultare per rendersene conto, l'ho già fatto troppe volte, ed inoltre basterebbe guardarsi attorno per rendersene conto.

E' un paese che non ha nulla che lo unisce veramente, nessun vero e condiviso valore sociale, culturale, civico, storico, ecc., nessun senso comunitario, una significativa parte della popolazione si occupa del proprio orticello familistico e cerca protezioni politiche prostituendosi in vari modi e livelli, alimentando un individualismo ed un materialismo esasperato. Gli unici valori di cui potremmo andar fieri sono riposti nel volontariato, ma le istituzioni anziché valorizzarlo lo penalizzano in tutti i modi ...

E' un paese che solo gerarchie istituzionali e conventicole affaristiche tengono legato, con ampio ricorso all'autoritarismo, ad una burocrazia intimidatoria ed asfissiante ed un calcio divenuto da tempo religione di stato.

Nel '700 era considerato il "giardino d'Europa" e tutta la nobiltà del continente veniva a rotazione a visitarlo … ora come lo definireste?
 

LA PATRIA LINGUISTICA. Considerazioni sulla questione della lingua di una nazione che non c'è.

Fonte: Trucioli Savonesi http://www.truciolisavonesi.it

Di Fulvio Sguerso

L'idea, o meglio, il sentimento di appartenenza a una patria o a una nazione comune non sarebbe neppure immaginabile senza una lingua, parlata e scritta, in un determinato territorio, da una determinata società, in un determinato tempo storico più o meno lungo (o fortunato). D'altronde, il principale tratto distintivo che rende riconoscibile un italiano da un francese o da un inglese, o da qualsiasi altro cittadino straniero rimane pur sempre la sua madrelingua, prima ancora della carta di identità, proprio perché "gli stati nazionali hanno cercato di costruire anche forzosamente, come nella Francia giacobina, l'unità linguistica delle società raccolte in quello stato, e dove gli stati nazionali non c'erano, ma c'era una tradizione linguistica, si è cercata l'indipendenza politica di quell'area partendo dal senso di identità linguistica". (Tullio De Mauro, In principio c'era la parola?, Il Mulino, 2009).

Non per niente cantava il Manzoni in Marzo 1821: "una gente che libera tutta, / o fia serva tra l'Alpe ed il mare; / una d'arme, di lingua, d'altare, / di memorie, di sangue e di cor." Senza l'unità linguistica verrebbero meno anche le altre: di tradizioni, di memorie e persino di religione; inoltre, come scriveva il poeta fiammingo Pieter Jan Renier, citato da De Mauro: "La lingua è il vessillo dei popoli soggetti: chi non ha nessuna lingua, non ha la patria". Giusto; dunque gli italiani che hanno una stessa lingua hanno anche una stessa patria? Detto altrimenti: gli italiani si riconoscono "fratelli su libero suol" in quanto parlano una stessa lingua tramandata dai loro padri (e soprattutto dalle loro madri)? O non sarà che l'unità linguistica, pur necessaria, non sia una ragione sufficiente per cementare e affratellare i cittadini di un medesimo Stato? Questo potrebbe succedere, forse, nel caso in cui lo Stato coincidesse con la nazione, e i suoi cittadini avessero il sentimento (il cor) di appartenere allo stesso "sangue", cioè alla stessa nazione (da natio, nationis: origine, nascita). E' pur vero che, malgrado il mondo globalizzato in cui viviamo, "la nazione è tuttora il principio supremo che legittima l'unione di una popolazione nel territorio di uno Stato indipendente e sovrano. Su questo principio è nato il 17 marzo 1861 lo Stato italiano e su questo principio è stato ricostituito dopo il 1945. Il presupposto dello Stato italiano è l'esistenza di una nazione italiana. Ma oggi molti cittadini dello Stato italiano pensano che una nazione italiana non sia mai esistita, e perciò ritengono che non dovrebbe esistere neppure uno Stato italiano. "(Emilio Gentile, Né Stato né nazione. Italiani senza meta. Laterza, 2010). Dunque non basta parlare la stessa – si fa per dire – lingua per sentirsi fratelli; e gli italiani saranno anche ricchi di sentimenti e sovente generosi e coraggiosi, ma quanto a fratellanza non hanno mai, generalmente parlando, brillato. Come si spiega? Le ragioni sono molteplici e di diversa natura: intanto l'unificazione politico-amministrativa è stata messa in atto prima che si formasse una comune coscienza nazionale e quando la lingua italiana era ancora una lingua straniera per la maggior parte della popolazione dialettofona che, per lo più, viveva sparsa nelle campagne (né va dimenticato che i membri di casa Savoia parlavano tra di loro in francese o in dialetto piemontese). La patria linguistica esisteva quindi soltanto per una élite di intellettuali e di letterati, identificata soprattutto nella tradizione scritta del volgare illustre tre-cinquecentesco, tanto che, quando si trattò di indicare un modello da proporre a tutti gli italiani, il Manzoni scelse il fiorentino parlato dalle persone colte. Ma il divario tra élite e popolo – tra l'altro in gran parte analfabeta – perdurò a lungo, anche per la distanza della lingua scritta e letteraria da quella parlata e quotidiana. E' ormai acquisito che si può parlare di unificazione linguistica effettiva soltanto dopo l'avvento della televisione, quindi dagli Anni Cinquanta in poi, e nel pieno del cosiddetto "miracolo economico", quando, anche grazie all'immigrazione interna e alla crescente rete autostradale, si intensificarono gli spostamenti da una regione all'altra e conseguentemente si rendeva sempre più necessaria una koinè che permettesse al lombardo e al piemontese, oltre che di intendersi tra di loro, anche di intendesi con il calabrese e il siciliano. Ma di che italiano si tratta? Non è certo più il fiorentino colto suggerito dal Manzoni, ma appunto una koinè strumentale alquanto piatta e scolorita rispetto ai dialetti, che tuttavia conserva evidenti tratti regionali. "Questo implica un fatto che del resto è ben noto: in Italia non esiste una vera e propria lingua nazionale italiana." Così scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1964, registrando quindi una situazione linguistica (e quindi anche sociale) tutt'altro che confortante dal punto di vista della qualità dell'italiano medio. Se a questa situazione di povertà della lingua comune aggiungiamo il marasma in cui da anni si dibatte la classe politica e dirigente, con le inevitabili ricadute su tutto l'insieme già abbastanza disorientato, conflittuale e frammentato della societas italiana, mai così frastornata come ai nostri giorni da "Diverse lingue, orribili favelle, / parole di dolore, accenti d'ira, / voci alte e fioche, e suon di man con elle.....", e la mancanza di una memoria storica condivisa, come annota sconsolato ancora Emilio Gentile:"Il ricordo storico del passato ha sempre diviso gli italiani. Nel futuro solo l'oblio li potrebbe riunire", possiamo capire come sia improbabile e puramente retorico un vero sentimento di unità nazionale che accomuni tutti i cittadini del nostro sempre meno unito e sempre meno bel Paese, anche se parlano una lingua comune ma più per non comprendersi che per com-prendersi, quasi preferissero ad ogni buon conto coltivare il proprio orticello piuttosto che la negletta vigna comune. D'altronde non ci hanno forse spiegato con discorsi, spot, sondaggi ed esempi "pratici" che la politica ha come fine il nostro bene?

Proposta di Abolizione della Riserva Frazionaria, una delle cause primarie della degenerazione finanziaria globale


Fonte: Associazione Culturale USEMLAB di Torino http://www.usemlab.com/index.php
L'Associazione Usemlab (di cui l'autore di questo blog è Socio Onorario) raccoglie gli economisti e simpatizzanti della Scuola Economica Austriaca in Italia e tiene rapporti con l'Estero, in particolare con il prof. Huerta de Soto. Il sito Usemlab ha circa 33.000 visitatori unici mensili, in continua crescita, e rappresenta una delle più vivaci comunità e realtà culturali del web.

Scritto dal Prof. Huerta de Soto (nella foto), prestigioso docente ed esponente spagnolo della Scuola Economica Austriaca

Nella culla della democrazia moderna, nel Parlamento del Regno Unito, il 15 settembre 2010 è stato ufficialmente presentato a Londra un disegno di legge con un duplice obiettivo: in primo luogo, la tutela piena ed effettiva del diritto di proprietà del denaro depositato dai cittadini nei conti correnti presso le banche e, in secondo luogo, porre fine una volta per tutte con i cicli economici ricorrenti, i boom artificiali, le crisi bancarie e finanziarie e la recessione economica che stanno interessando le economie del cosiddetto mercato da almeno duecento anni.
Il progetto di legge, è in piena conformità con i principi generali del diritto di proprietà che sono essenziali per far funzionare un’economia di mercato vera, con la fine dei privilegi di cui godono oggi le banche private che operano sulla scorta di un coefficiente di riserva frazionaria in relazione ai depositi (ed equivalenti) che riceve. Si tratta, insomma, di ripristinare il coefficiente di cassa del 100 per cento per i soldi depositati a completamento della legge bancaria “Peel” del 1844, che diagnosticò correttamente il problema del sistema bancario a riserva frazionaria, dimenticandosi purtroppo dei depositi bancari con riferimento all’emissione di carta moneta.
Insomma, la legge Peel non è riuscita a conseguire il risultato che si proponeva, le banche hanno continuato ad espandere il credito artificialmente facendo leva sui loro depositi (con l’uso di strane scritture nei loro libri contabili) e generando bolle speculative che alla fine, quando il mercato scopre gli errori compiuti, portano inevitabilmente a gravi recessioni finanziarie e bancarie, nonché a profonde crisi economiche. (Chi ha interesse a esplorare tutti i dettagli analitici e storici può consultare il mio libro Denaro, Credito e Cicli economici, pubblicato in 4 edizioni in spagnolo e tradotto in tredici lingue.)
E’ “eccitante” che una manciata di parlamentari Tory, guidati da Douglas Carswell e Steven Baker abbiano compiuto questo passo. Se la loro legge avrà successo, passeranno ai posteri come William Wilberforce, che fu il padre dell’abolizione del commercio degli schiavi, e di altri grandi uomini importanti del Regno Unito, a cui il mondo e la libertà devono molto.
Jesus Huerta de Soto
traduzione italiana pubblicata dal Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it
articolo originale in spagnolo: Ayer fue un día histórico

FRANCO SVIZZERO, UN FALSO BENE RIFUGIO!


Prefazione di Claudio Martinotti Doria

Personalmente come storiografo amatoriale ed appassionato di storia locale, sono da parecchi anni interconnesso (per non dire legato) culturalmente con la Svizzera, in particolare quella italiana, e quindi ne seguo con una certa continuità l'evoluzione, soprattutto della società civile. Il mio interesse deriva anche dal fatto che se non fosse per alcune vicende storiche, quali l'occupazione di Napoleone della Valtellina a fine 700, essendo mia moglie originaria di quell'area, a quest'ora avrei il passaporto svizzero, in quanto la Valtellina era da secoli aggregata ai Grigioni e probabilmente la Valtellina si sarebbe evoluta in Cantone autonomo divenendone il 27° della Confederazione Elvetica.

Per ragioni di precisione, cui sono solito attenermi nel comunicare con i miei interlocutori e lettori abituali, approfitto dell'occasione per informare che la Svizzera Italiana non si limita solo al Canton Ticino, come sono in molti credere, ma si estende ai Grigioni italiano, che include i distretti di Moesa (ad ovest) e Bernina (ad est), e i comuni di Bivio nel distretto di Albula e Bregaglia nel distretto di Maloggia. La lingua italiana è parlata nel Grigioni italiano, che consiste delle valli Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Poschiavo, come pure del villaggio Maloggia, nei comuni di Pontresina e Bivio. Rimane sempre una lingua minoritaria in senso proporzionale (è parlato solo dal 6,5% degli svizzeri), ma pur sempre ufficiale, in quanto è una delle tre lingue "nazionali ed ufficiali" della Confederazione (si è aggiunto recentemente il Romancio, ma con delle limitazioni).

Ultimamente chi segue le vicende economiche (che sono storiche anch'esse) degli ultimi tempi, saprà che il franco svizzero si è rafforzato enormemente, raggiungendo la parità con il dollaro, e se continua su questa strada la raggiungerà anche con l'euro. La convergenza degli investitori internazionali sul franco svizzero come moneta rifugio, di fronte a situazioni di grave incertezza se non di panico imminente, nel corso della storia ha sempre caratterizzato periodi nefasti, di sconvolgimenti planetari, e quindi non è un buon segno. Inoltre è una sciocchezza dal punto di vista finanziario, perché anche il franco svizzero ha abbandonato il gold standard nel 2000, e quindi non è vera moneta, ma moneta di carta e quindi affidabile solo finché si ripone fiducia in essa, non fornisce certo garanzie maggiori rispetto al dollaro o all'euro.

Le uniche vere monete (il vero "denaro") nel corso della storia dell'umanità sono sempre state quelle d'oro e d'argento, ma ormai 999 persone su mille sono condizionate a pensare che il denaro sia quello stampato dalle banche centrali (chi si ricorda che fino al 1971 c'era ancora un parziale ancoraggio della moneta di carta al gold standard?).

L'articolo che vi propongo appresso, scritto da uno svizzero ticinese esperto in materia, chiarisce bene questi concetti e vi sarà utile per predisporvi ad affrontare i tempi che verranno, che non saranno una passeggiata, come ho già avuto modo spesso di comunicarvi in precedenti articoli.
In Svizzera fino al 1927 circolarono monete d'oro e d'argento.



FRANCO SVIZZERO, UN FALSO BENE RIFUGIO!

Fonte: Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it

di Rivo Cortonesi, Segretario dei Liberisti Ticinesi

Il titolo di questo editoriale mi è venuto spontaneo, perché, per uno di quegli strani concatenamenti neuronali che si scatenano a volte nel cervello, improvvisamente mi è tornato alla mente il romanzo di MIlan Kundera "l’insostenibile leggerezza dell’essere", nel quale si descriveva la vita degli intellettuali cecoslovacchi nel periodo tra la cosiddetta "primavera di Praga" e l’invasione sovietica che ne seguì. Forse perché, come allora per la Cecoslovacchia, anche noi siamo oggi alla vigilia di un default economico-finanziario, che inevitabilmente porterà con sé un’ulteriore limitazione delle nostre libertà individuali. L’apprezzamento del franco svizzero su dollaro e euro la dice lunga sulla gravità del momento. Storicamente è infatti nei momenti di crisi che il franco svizzero si apprezza sulle altre valute.

Ma è un cadere dalla padella nella brace, perché il franco svizzero ha ormai ripudiato, come tutte le altre monete, la parità aurea: dunque è oggi solo un bene fiduciario.

Ma di quale fiducia si parla? Fiducia che il franco svizzero non seguirà la sorte di tutte le altre monete di carta se l’economia mondiale si avviterà su sé stessa? Più che fiducia è isteria da "si salvi chi può", una corsa da ultima spiaggia verso una moneta meno inflazionata di dollaro e euro, certo, ma pur sempre "bene fiduciario" e non "bene reale". L’unica moneta vera, che, non io, ma la storia umana ha riconosciuto e continua a riconoscere come "bene reale" è l‘oro. E che l’oro e non il franco svizzero sia il vero "bene rifugio" il grafico che segue è qui a dimostrarlo:


Guardando l’andamento del rapporto CHF-ORO nel corso degli ultimi 10 anni mi viene da sorridere (anzi da piangere) al ricordo di quando, per giustificare la vendita di una buona fetta dell’oro della BNS, pretesa dalla casta parassita per arginare il debito pubblico di Confederazione e Cantoni, le solite speakers bamboccette della TV di Stato ripetevano in tutte le lingue nazionali, con sorrisini compiaciuti e rassicuranti, che si trattava della vendita dell’oro "in eccedenza" della BNS.

Ma "eccedenza" rispetto a che cosa? Nessuno l’ha mai spiegato: l’importante era trapanare la testa della gente fino al punto di convincerla che quella "roba gialla" giaceva ormai da troppo tempo nel fondo di qualche magazzino della BNS e tanto valeva venderla, prima che nessuno più la volesse.

La cosa deve aver fatto presa anche nella testa del buon Alfonso Tuor (al quale rimango nondimeno fedele nelle sue previsioni cassandriche) tant’è che nel suo editoriale del 16 gennaio 2008 sul Corriere del Ticino, a titolo "Il ritorno di fiamma del franco", Tuor sosteneva che "la legge impone alla Banca nazionale Svizzera che la quantità di franchi in circolazione non sia maggiore dell’oro di sua proprietà". Forse anche lui pensava in buona fede che l’oro venduto fosse davvero quello "in eccedenza".

Volli andare fino in fondo alla cosa: scrissi alla BNS, la quale deve sempre aver mal digerito l’imposizione di vendere oro estortagli dalla casta parassita, tant’è che in men che non si dica cosí mi rispose: "Egregio signor Cortonesi, in effetti, nell'articolo da lei menzionato, le affermazioni del signor Tuor sono errate. Dall’entrata in vigore della nuova legge sull’unità monetaria e i mezzi di pagamento (LUMP), il 1° maggio 2000, è stato definitivamente soppresso il vincolo del franco all'oro. In seguito alla soppressione del vincolo del franco all’oro, anche una serie di disposizioni della vecchia legge sulla Banca nazionale (vLBN) divennero caduche e non furono più riprese nel nuovo ordinamento dei biglietti di banca (art. 7–9 LUMP).

Si trattava essenzialmente della prescrizione sulla copertura aurea minima del 25% dei biglietti in circolazione (art. 19 vLNB) e delle disposizioni d’esecuzione relative all’obbligo del rimborso e alla parità aurea (art. 20–22 vLBN). Alla stessa data (1° maggio 2000), il Consiglio federale ha emanato un’ordinanza concernente l’abrogazione di atti normativi in materia monetaria che risalivano ancora al periodo della parità aurea: si trattava del decreto del Consiglio federale del 29 giugno 1954 concernente il corso legale dei biglietti di banca e la soppressione del loro rimborso in oro e del decreto del Consiglio federale del 9 maggio 1971 che stabilisce la parità aurea del franco (cfr. 9.1.3), decreti che in seguito all’entrata in vigore della LUMP sono divenuti caduchi. Anche l'oro detenuto dalla BNS è stato dunque "demonetizzato" ed è divenuto un attivo alla stregua di altri".

Dunque il franco svizzero è oggi una moneta di tipo "fiduciario", esattamente come tante altre. La fiducia che ne determina l’attuale apprezzamento si fonda su una "consuetudine storica", oggi rinverdita da gente "impanicata", ma che non ha più la solida base legale su cui si basava un tempo la parità aurea del franco svizzero. Né vale attribuire la sua forza al fatto che il debito pubblico svizzero ammonterebbe a "solo" il 40% del prodotto interno lordo, perché se, seguendo i nuovi criteri di valutazione del "debito di un paese", si somma ad esso anche il debito privato (rappresentato in Svizzera in grandissima parte da ipoteche), esso è praticamente allineato con quello di paesi che hanno un debito pubblico maggiore, ma un debito privato minore.

È vero, un debito ipotecario privato non è un debito per un acquisto ormai "disperso al vento", come i servizi finanziati dagli Stati attraverso le loro obbligazioni; dietro ogni ipoteca c’è un casa, cioè un bene reale, ma il "valore" di questo bene reale può subire anche un notevole deprezzamento, soprattutto quando viene meno la capacità finanziaria delle famiglie di pagare le rate del mutuo e il mercato viene inondato di case in vendita (USA docet). Proprio qualche giorno fa il Corriere del Ticino pubblicava questo articolo: "In Svizzera il basso livello dei tassi di interesse e la concorrenza tra le banche negli affari ipotecari celano rischi di una bolla immobiliare per i prossimi anni. Lo indica uno studio condotto dalla società di consulenza Fahrländer Partner e dall'istituto di ricerca BAK Basel. Negli ultimi anni, secondo lo studio, hanno ottenuto crediti ipotecari anche nuclei familiari che hanno a disposizione redditi e patrimoni relativamente bassi, scrivono in una nota diffusa nella giornata di ieri gli autori dell'analisi «Immoprog».

In precedenza invece gli istituti di credito attivi nel nostro Paese erano piuttosto restii nell'accordare prestiti a tali ceti. Se il costo delle ipoteche dovesse salire in modo sensibile, diverse famiglie potrebbero non essere in grado di pagare gli interessi, avvertono gli autori dello studio condotto dal centro di ricerche". Supponiamo pure che i tassi, come penso, rimangano bassi, perché alla fine la casta parassita sceglierà la via inflazionistica nel timore che quella deflazionistica la faccia pendere dalle forche che sarebbero tosto issate nelle pubbliche piazze, la domanda che si pone è questa: la "pesantezza" del franco svizzero sarà sostenibile a lungo?.

Uno studio condotto sulle PMI ha evidenziato una diminuzione dell’utile medio intorno al 20%, con eccellenze che denunciano una diminuzione di pochi punti percentuali fino a casi in cui la diminuzione dell’utile arriva al 60%. Quali ripercussioni avremo sulle capacità finanziarie di famiglie ipotecariamente indebitate (ma non solo) in caso di una riduzione dei salari o addirittura in presenza di licenziamenti? Davvero la BNS, qualora il pericolo si facesse evidente, non scenderebbe in campo per svalutare il franco? E non dovrebbe questo potenziale pericolo spingere gli investitori a puntare sull’oro anziché sul franco? Mi auguro che, passata l’isteria collettiva, coloro che, come pesci terrorizzati in una nassa, sono addirittura arrivati a comprare massicciamente yen, cioè la valuta di un paese da oltre un decennio in stand-by (il che è tutto dire), sappiano orientare i loro investimenti su beni reali e non su beni fiduciari, anche se va detto che l’oro, l’argento e il platino, da soli non basteranno a contenere tutto lo tsunami finanziario che si va profilando.

Quello che a me sembra stupefacente è il fatto che la classe politica continui a litigare e fare programmi senza dare alcun segnale evidente di aver recepito cosa stia realmente accadendo. Anche i mass media e la gente comune sembrano mille miglia lontani dal prendere seriamente coscienza del fatto che se non si risolve il problema monetario ogni programma politico, di destra come di sinistra, sarà irrealizzabile e che i rischi di un default del sistema si faranno ogni giorno più pesanti. Il problema delle monete false è oggi il vero problema: la mia impressione è che dalla degenerazione finanziaria indotta dalle monete di carta straccia non se ne possa più uscire, neppure se la virtù magicamente si imponesse e guidasse saggiamente l’azione dei governi, un pò come accade a chi decide di amministrarsi con sagacia solo quando è ormai sull’orlo del fallimento: non c’è più tempo, doveva pensarci prima.

Credo veramente che se energie devono essere spese esse non debbano essere orientate alla lotta politica senza quartiere, ma alla concordia civica, perché non sarà facile, l’uno contro l’altro armati, limitare i danni, prodotti da una generazione di politici illusionisti e demagoghi e di banchieri centrali falsari, le cui conseguenze ricadranno amaramente sulle spalle dei nostri figli e su quelle dei figli dei nostri figli. Quando ce ne renderanno conto dovremo loro spiegare come sia stato possibile che, nei fatti, i liberali abbiano potuto per tanti anni comportarsi da socialisti, coltivando i sogni impossibili che gli abbiamo poi fatto esplodere addosso.