Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Qualcuno dica loro per cortesia che la nave sta affondando e le scialuppe non basteranno per tutti ...


Premessa di Claudio Martinotti Doria

Una volta le argomentazioni che sono trattate nell'articolo che pubblico, tratto da Il Fatto Quotidiano, in Italia circolavano fra pochi emarginati e pubblicati solo sui propri blog ... ora possono essere lette da centinaia di migliaia di persone ... Seguite il corso dell'oro e dell'argento e vedrete quanto sono fondate queste valutazioni, per altro conosciute da parecchi anni da ogni libertario e studioso della teoria economica austriaca ed anche da me pubblicate in vari interventi nel mio blog nel corso degli anni.
Per chi invece ama soffrire ed autocommiserarsi, ci sono sempre in circolazione gli schemi di Ponzi (che colpiscono da circa un secolo) i cui promotori fanno promesse di rendimento e garantiscono il capitale versato come fossero politici di professione (che ormai possono solo più raccontare fandonie e tergiversare, nell'attesa del collasso del sistema finanziario e monetario mondiale), se qualcuno vuole consegnare loro i propri risparmi, può sempre sperare in qualche comparsata in televisione, dopo essere stato turlupinato ...
Nel frattempo vi rammento che un autorevole economista a Davos ha pubblicamente dichiarato che l'Euro è un cadavere ambulante che presto collasserà (figuriamoci allora cosa dovrebbe succedere al dollaro! Che invece viene paradossalmente cambiato in un rapporto di 1:46 con l'euro, mentre dovrebbe essere almeno alla pari ...), che l'University of Texas ha deciso di prendere in consegna l'oro fisico anziché dollari ! E si parla di 21,5 tonnellate … che lo stato dello Utah (lo stato più prospero e con la migliore qualità di vita degli USA) ha deciso di tornare all'oro ed all'argento come mezzi di pagamento, che nella confederazione Svizzera vi è una proposta di leggere per tornare al Franco Aureo (è probabile che il franco svizzero tornerà ad essere una moneta rifugio prossimamente …), in Inghilterra si vuole togliere la riserva frazionaria alle banche ed obbligarle al 100% di riserva, TANTO PER CITARE ALCUNI ESEMPI DI ASSUNZIONE DI CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITA', in Italia invece si continua a cazzeggiare, le televisioni del cavaliere invitano addirittura le massaie a vendere l'oro e l'argento che posseggono in casa per convertirli in euro … e come se si giocasse e ballasse a bordo di una nave che sta affondando, ma forse non sanno neppure di essere a bordo di una nave, ed ancor meno si rendono conto che sta affondando, e temo che la nave non possegga neppure i salvagenti e le scialuppe di salvataggio.


Il debito Usa minaccia l’Ue più della Grecia

Fonte: Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it

Sono riusciti a non pagare tassi più alti mentre si indebitavano, ma non si può continuare. Di questo passo in un anno porteranno il loro debito alla cifra record di 16mila miliardi di dollari, circa 8 volte la somma di tutti i debiti europei
Girava una battuta lunedì sui mercati: “La revisione di Stantard & Poor’s del rating degli Usa ha sorpreso solo chi ha voluto farsi sorprendere”. In molti avevano già alleggerito le loro posizioni sulla Borsa e sui titoli di Stato americani di fronte alla oramai evidente incapacità del Congresso americano di governare un debito che ha battuto ogni record storico e uno sbilancio fra entrate e uscite (deficit pubblico) che è ancora al 10 per cento. Di questo passo gli Stati Uniti in un anno porteranno il proprio debito al 120 per cento del Pil per la cifra record di 16 mila miliardi di dollari, circa 8 volte la somma di tutti i debiti europei.
Non sarebbe un grosso problema per una nazione di grande forza economica come gli Usa se il governo e la Banca centrale americana, la Federal Reserve, non avessero barato: in tutti i Paesi del mondo avere più debito significa automaticamente pagare tassi più alti che riducono la capacità di indebitarsi a costringono i governi a misure restrittive. Per Washington a più debito hanno corrisposto minori tassi d’interesse perché la Fed ha comprato 4 mila miliardi di titoli di Stato americani e ha fornito alla presidenza Obama denaro fresco di stampa per finanziare la spesa pubblica. La Banca centrale ha sfornato negli ultimi anni miliardi di dollari dal nulla, senza giustificazione, senza dar conto a nessuno e soprattutto senza garanzie reali. A fronte di quella carta moneta esistono solo dei titoli di Stato emessi dal governo Usa: è come se per ottenere un prestito in banca si dessero in garanzia assegni scoperti della stessa banca con la promessa di onorarli in futuro. Un gigantesco castello di carta che ha consentito di nascondere per un poco i danni provocati dalla crisi finanziaria ma che sta per arrivare al capolinea. L’eccesso di denaro in circolazione non ha prodotto la crescita economica che ci si aspettava, non ha aumentato significativamente il tasso di occupazione e sta producendo l’effetto collaterale di un’inflazione galoppante negli Stati Uniti e in tutti i paesi che stanno ricevendo fiumi di investimenti in dollari. Il presidente della Fed Ben Bernanke e Obama hanno fatto una scommessa azzardata e la stanno perdendo: finanziare la ripresa con la stampa di carta moneta non ha mai fatto bene nella storia e questa volta non è diverso.
Ma anche in Europa, dove si è stampato molto meno denaro, i nodi stanno giungendo al pettine: i “piani di salvataggio” di Grecia e Irlanda fanno acqua da tutte le parti e per il Portogallo non si annuncia un futuro migliore. La Germania continua a non voler mettere mano seriamente al portafoglio e Francia, Olanda (e ora anche Gran Bretagna e Finlandia) la seguono su questa rotta, autolesionista nel lungo periodo. I paesi in crisi non riusciranno a ripagare i propri debiti e neppure a ripagare i debiti verso il fondo creato a Bruxelles per sostenerli. Si iniziano a studiare soluzioni alternative: allungamenti delle scadenze, default parziali, conversione dei bond in circolazione con nuovi bond e varie altre fantasie finanziarie. Le alchimie tuttavia non potranno cancellare la realtà della Grecia che non riuscirà ad uscire dalla recessione e che continua ad avere entrate fiscali in calo, dell’Irlanda che non riuscirà a ripagare il debito contratto con l’Europa perché il suo settore bancario è ancora in fortissima sofferenza e crisi di liquidità, e di un Portogallo che sarà il vero vaso di Pandora del debito quando, dopo le elezioni, il nuovo governo dovrà affrontare banche sull’orlo dell’insolvenza e fornitori di beni e servizi allo Stato che non vengono pagati da più di un anno. Poi toccherà alla Spagna, che mostra segni di ripresa e un buon andamento delle entrate fiscali, dati troppo buoni per essere veri ma abbastanza cattivi per convincere il presidente José Luis Rodriguez Zapatero a non ricandidarsi alle prossime elezioni. I grandi investitori nei giorni scorsi hanno ripreso a vendere i titoli di Stato di Madrid. E mentre tutto questo si sviluppa sotto i nostri occhi cosa fa l’establishment politico e finanziario mondiale? Poco e niente, tira a campare. Negli Usa Obama promette un futuro meraviglioso fatto di accordi bipartisan per rientrare dal deficit, in Europa ci si riunisce a Bruxelles per dare a bere ai mercati l’ennesima promessa, l’ennesimo prestito ponte che sposterà di qualche anno in avanti il momento del disastro.
www.suberbonus.name da Il Fatto Quotidiano del 20 aprile 2001

L'Europa sta affondando. La Grecia tecnicamente è fallita, seguiranno prossimamente l'Irlanda ed il Portogallo, ed i media italiani cazzeggiano ...


di Claudio Martinotti Doria

Mentre i nostri media stanno cazzeggiando sulle vicende giudiziarie ed i deliri di Berlusconi, dando spazio a stuoli di cortigiani e yes man che difendendo il loro datore di lavoro cercando di preservare i loro privilegi e rendite da posizione parassitaria, l'Europa sta affondando. La Grecia tecnicamente è fallita, la tengono in vita come un cadavere con inserite nel corpo delle flebo per simulare una parvenza di esistenza in vita. A ruota seguiranno l'Irlanda ed il Portogallo, quando toccherà alla Spagna, l'Europa collassera, e l'Euro diverrà carta straccia. La vera inflazione (che non è quella spacciata per tale dall'ISTAT, ma quella insidiosa ed occulta dell'immissione di denaro di carta stampato dalle Banche centrali senza alcun controvalore) esploderà ed emergerà quello che è sempre stato taciuto finora, la sottrazione di valore patrimoniale alle famiglie con l'immissione di denaro FIAT, cioè creato dal nulla. Quando i prezzi dei beni di prima necessità saliranno in maniera incontrollata, la gente si riverserà nelle strade, esattamente come è accaduto in nord Africa e nei paesi arabi, e le tensioni esploderanno in conflitti sociali esasperati ed ingovernabili, almeno da questi politici quaquaraquà che sono di una ignoranza economica spaventosa. Tornerà in auge l'unica vera moneta riconosciuta tale nel corso della storia dell'umanità, l'oro e l'argento. Chi ne avrà fatto scorta avrà qualche speranza, chi ha solo denaro di carta a disposizione, potrà tapezzare le pareti di casa. Sono anni che prevedo queste cose, semplicemente studiando e documentandomi, attività faticosa, altri evidentemente preferiscono accendere la tv e seguire programmi demenziali, salvo poi rivolgersi allo stato (che è la causa dei problemi, colluso coi banchieri) per pretendere le soluzioni … che sarebbe come chiedere ai rapinatori di restituire la refurtiva, che ormai si sono spartiti e l'hanno già spesa.

Per vivere meglio basterebbe abbandonare le città ed andare in campagna o in montagna. Interi borghi vengono ormai venduti a poche decine di ....

La foto si riferisce al progetto "Case a 1 euro" promosso dal sindaco di Carrega Ligure (AL) per ripopolare il comune, che consta di ben 11 frazione sparse sull'Appennino.

VIVERE MALE E' DISECONOMICO, basterebbe abbandonare le città ed andare in campagna o in montagna. Nel Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, un intero borgo di 11 edifici è stato posto in vendita ad appena 144 euro al mq … Oltre ai numerosi luoghi citati dall'autore nell'articolo, potremmo aggiungere (come note che derivano dalla mia esperienza personale) che ve ne sono anche nell'Appennino ligure piemontese ed in Calabria, borghi ormai spopolati che hanno necessità di essere ripopolati e dove la qualità della vita può essere elevata, per la naturalità dei luoghi, purché improntata a sobrietà. Buona lettura e riflessione. Claudio Martinotti Doria


Fonte: Cado in piedi, la Comunità degli Autori http://www.cadoinpiedi.it

di Simone Perotti - 16 Aprile 2011

Vivere costa poco per chi decide di smetterla con la grande ipocrisia e scappa dalle città

Vado dicendo da tempo che il nostro Paese è coperto per il 60% da territori bellissimi dove il valore medio immobiliare si aggira intorno ai 600 euro a metro quadrato. Quasi sempre, quando lo dico, vedo smorfie o facce pensose e incredule. La notizia di oggi, però, conferma quello che dico (e rincara la dose). Nel Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, un intero borgo di 11 edifici è stato posto in vendita ad ppena 144 euro al metro quadrato. Parliamo di 3.000 metri quadrati datati medioevo, splendidi e dal valore storico architettonico, per 550.000 euro, cioè il costo di una villetta (ormai). Tanto serve per acquistare il borgo medioevale di Valle Piola, frazione disabitata del comune di Torricella Sicura, in provincia di Teramo, a circa mille metri sul livello del mare ed a pochi chilometri dal confine con Ascoli Piceno. Il tutto immerso nella natura più verde e lussureggiante.

Io posso testimoniare che in altre zone delle Marche, in Liguria, in Sicilia, in Campania, in Puglia e in tutte o quasi le regioni d'Italia ci sono occasioni analoghe. Aulla e Pontremoli, in Lunigiana, vicino a dove abito io, ne sono piene. Il motivo è semplice; nessuno va ad abitarci. Tutti devono vivere altrove per motivi di lavoro. In pochi pensano al fatto che vendendo la propria casa in città o smettendo di pagare affitti salati e trasformandoli in rate inferiori per mutui contenuti, è possibile stabilirsi in posti belli e naturali, risparmiando denaro e guadagnando nel cambio una piccola dotazione utile a vivere per molti anni. Purché si viva in modo sobrio, ovviamente. Cosa che, fuori dalle città, è piuttosto naturale che avvenga.

I nostri politici starnazzano in modo o mafioso o superato. La ripresa economica invece è a un passo: basterebbe fare un grande progetto d'incentivo per il recupero dei borghi, delle case rurali, delle cascine, cioè dell'Italia più bella e autentica, rimettendo in moto l'edilizia senza far danni ma, anzi, facendo bene al nostro terriorio. Noi potremmo vivere da re se solo riordinassimo, pulissimo e abbellissimo il Paese, rendendolo pronto all'accoglienza con programmi turistici rispettosi e intelligenti. Lavorerebbero schiere di persone, il denaro circolerebbe su livelli coerenti, per beni immobiliari sensati, capaci di migliorare la nostra vita, costarci molto meno, ricreare le comunità. Il Paese farebbe un salto in avanti.

Terra e borghi sono il nostro passato e il nostro futuro. I nostri prodotti gastronomici sono ancora in gran parte da potenziare, rendere migliori, biologici, sani, eccellenti, ma occorre che ci si lavori. Se siamo tutti impiegati nel terziario si estingueranno. Così come i nostri maestri d'ascia se non navighiamo. Il nostro Paese vituperato, distrutto, imbruttito, non aspetta che di essere recuperato e abbellito. La gente abbrutita, alienata, omologata, non comprende che questa via è riservata a chi voglia risparmiare, non a chi abbia denaro da spendere.

Vivere costa poco, per chi decide di smetterla con la grande ipocrisia. Un tempo la vita che facevamo era solo sbagliata. Ora, come si vede, è diventata anche diseconomica. E spendere tanto per vivere male è proprio da gente decadente.

Cosa hanno in comune la grande crisi economica scoppiata nel 2008 e il disastro nucleare di Fukushima?

Breve premessa di Claudio Martinotti Doria

La sindrome Fukushima a Wall Street ha reso edotti anche gli scettici, che ci stavano vendendo illusioni tecnologiche e finanziarie. I potenti della terra, protetti dal loro anonimato ed inaccessibilità, hanno cronicamente e dolosamente sottovalutato i rischi, creando un sistema perverso e colluso che scarica sulle masse le perdite ed i danni e privatizza i guadagni (intascati da un ristretta oligarchia), con una estesa complicità istituzionale autoreferenziale (pensiamo ad es. alle agenzie di rating, che con la figura che hanno fatto avrebbero dovuto scomparire dal mercato). La politica avrebbe dovuto fare da controllore per ridurre questi abusi ed i rischi conseguenti, ed invece è complice del sistema, non curandosi degli interessi della popolazione ma di chi fornisce loro denaro, ricchezza e potere (leggasi in particolare "banchieri"). Come emerge nell'articolo sotto riportato, è giustificata una correlazione tra l'abuso finanziario in corso da molti decenni e l'incidente nucleare di Fukushima, le decine di incidenti più o meno gravi che lo hanno preceduto e l'enorme oneroso problema della gestione delle scorie radioattive, perché sono conseguenze della stessa cinica irresponsabilità di chi si cura del proprio business a scapito dell'interesse collettivo. L'articolo che riporto non fornisce soluzioni, perché non sarebbero accettabili dall'establishment ed intellighenzia o dir si voglia, perché sarebbero drastiche ed a favore della popolazione.

Tanto per citarne qualcuna: l'abolizione delle banche centrali, l'eliminazione della riserva frazionaria per le banche, la liberalizzazione della moneta rendendola onesta (basata sul gold standard, e/o coniata in argento da ogni comunità, statale o regionale o locale, in concorrenza tra loro); l'abbattimento drastico delle tasse che alimentano solo la corruzione e le caste parassitarie (lo stato deve essere alleggerito ai minimi termini); eliminazione di ogni privilegio politico; responsabilizzazione totale civile e penale di ogni politico e di ogni individuo con incarichi pubblici; fidejussione preventiva per ogni attività che preveda un rischio ambientale o sociosanitario; esproprio preventivo finalizzato al risarcimento, di ogni bene posseduto (personale e famigliare) nel caso si siano commessi illeciti e danni alla collettività; diffusione dell'istituto referendario popolare con poteri decisionali e senza quorum; ecc.. Tanto per citarne alcuni, che cambierebbero il volto dell'umanità e la evolverebbero verso qualità di vita impensabili.

Ma la politica va in tutt'altra direzione, ed anche quei paesi che ancora potevano fornire da modello, salvo rari casi (vedasi recentemente l'Islanda), stanno degenerando e degradando, ed il risultato finale nessun analista, neppure un profeta, è in grado di prevederlo nella sua complessa, articolata ed aberrante devastazione.

 

Fonte: MicroMega http://temi.repubblica.it/micromega-online

Cosa hanno in comune la grande crisi economica scoppiata nel 2008 e il disastro nucleare di Fukushima? Entrambi costituiscono importanti ammonimenti sul fattore "rischio" e su quanto malamente i mercati e le nostre società siano in grado di comprenderlo e gestirlo.

di Joseph Stiglitz, da Affari & Finanza di Repubblica, 11 aprile 2011

Le conseguenze del terremoto in Giappone, e in modo particolare la grave situazione tuttora in corso nella centrale nucleare di Fukushima, appaiono lugubri agli osservatori della crisi finanziaria americana che ha dato il via alla Grande Recessione. I due avvenimenti costituiscono altrettanti ammonimenti sui rischi e su come malamente i mercati e le società li gestiscano. Naturalmente, da un certo punto di vista, non è possibile instaurare alcun paragone tra la tragedia del terremoto – che ha provocato la morte o la scomparsa di oltre 25.000 persone e la crisi finanziaria, alla quale non si può di sicuro attribuire una sofferenza fisica così devastante.

Quando però parliamo della fusione nucleare di Fukushima, subentra un aspetto comune a entrambi gli avvenimenti. Gli esperti in campo nucleare e finanziario ci avevano assicurato che le nuove tecnologie avevano pressoché eliminato il rischio di una catastrofe. Ma gli eventi li hanno smentiti categoricamente: non soltanto i rischi sussistevano, ma oltretutto le loro conseguenze sono state di tale immane portata da annientare d’un sol colpo e assai facilmente i presunti vantaggi dei sistemi che i massimi esponenti di questi settori promuovevano. Prima della Grande Recessione, i guru dell’economia in America – dal capo della Federal Reserve ai magnati della finanza – si vantavano di aver imparato a tenere sotto controllo il rischio. Strumenti finanziari "innovativi", quali i derivati e i "credit default swap", permettevano di spalmare il rischio in tutti i settori economici. Adesso sappiamo che quei guru non hanno disatteso soltanto le aspettative della società, ma addirittura le loro.

È così diventato palese che quei maghi della finanza non avevano compreso fino in fondo quanto complessi fossero i rischi, per non parlare del pericolo costituito dalle "distribuzioni a coda spessa" – termine peculiare della statistica atto a designare eventi rari dagli effetti esorbitanti, spesso definiti "cigni neri". Tali eventi – che si supponeva dovessero verificarsi soltanto una volta ogni secolo o addirittura una sola ed unica volta in tutta la vita dell’universo – paiono invece verificarsi ogni dieci anni. Ma c’è di peggio. Non soltanto si è clamorosamente sottovalutata la frequenza di questi devastanti eventi: così pure il danno astronomicamente immenso provocato dagli stessi, qualcosa di paragonabile soltanto alle fusioni che continuano ad angosciare il settore nucleare.

Le ricerche in campo economico e in psicologia ci possono aiutare a comprendere per quale motivo continuiamo a gestire così malamente questi rischi. Disponiamo di una scarsa base empirica per valutare gli eventi rari, pertanto è difficile arrivare a valutazioni affidabili. In simili circostanze, pertanto, può essere senz’altro utile qualcosa di più dei pii desideri: potremmo avere ben pochi incentivi a riflettere seriamente. Al contrario, quando sono gli altri a doversi accollare l’onere degli errori di valutazione, gli incentivi facilitano l’autodelusione. Un sistema che abbina perdite e privatizza i guadagni è predestinato ad amministrare male il rischio.

In realtà, l’intero settore finanziario pullula di problemi con le agenzie coinvolte e di esternalità. Le agenzie di rating avevano incentivi ad assegnare rating eccellenti ai titoli ad alto rischio prodotti dalle stesse banche di investimento che le finanziavano. Chi erogava mutui ipotecari non era minimamente tenuto a rispondere della propria irresponsabilità, e così pure coloro che si dedicavano al prestito predatorio o creavano e commercializzavano titoli concepiti appositamente per perdere valore lo facevano con modalità che li mettevano al riparo da qualsiasi procedimento civile o penale a loro carico. Tutto ciò ci conduce all’interrogativo seguente: ci sono altri eventi "cigni neri" in procinto di verificarsi? Purtroppo, alcuni dei rischi davvero grandi ai quali dobbiamo far fronte oggi molto verosimilmente non sono neppure eventi rari. La buona notizia in tutto ciò è che questi rischi possono essere tenuti sotto controllo con poca spesa o addirittura nessuna spesa. La cattiva notizia è che farlo incontra la forte opposizione della politica, in quanto indubbiamente ci sono persone che traggono vantaggio dallo status quo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a due dei più grossi pericoli possibili, ma abbiamo fatto ben poco per tenerli sotto controllo. A quanto si dice, il modo col quale è stata gestita l’ultima crisi potrebbe di fatto aver aumentato il rischio di un tracollo finanziario in futuro. Le banche troppo grandi per poter fallire e i mercati nei quali esse operano, adesso sanno di potersi aspettare un salvataggio in extremis dal fallimento, nel caso in cui si trovassero in cattive acque. In conseguenza di questo "rischio morale", queste banche possono prendere capitali in prestito a condizioni favorevoli, e ciò conferisce loro un vantaggio in termini di competitività che non si basa su una performance migliore, bensì sulla forza politica. Mentre alcuni di questi eccessi nell’assunzione del rischio sono stati effettivamente ridimensionati, il prestito predatorio e il commercio sregolato in complessi e oscuri derivati overthecounter prosegue. Le strutture di incentivo che incoraggiano gli eccessi nell’assunzione del rischio restano teoricamente immutate.

Così pure, mentre la Germania ha chiuso i suoi vecchi reattori nucleari, negli Stati Uniti e altrove continuano a essere in attività impianti che presentano il medesimo design pieno di pecche di Fukushima. L’esistenza stessa del settore nucleare dipende da sussidi pubblici occulti, mentre in caso di disastro nucleare è la società intera a doversene accollare palesemente le terribili conseguenze, come pure i costi dello smaltimento delle scorie nucleari, ancora non gestito e regolamentato. Grazie per cotanto capitalismo sregolato! Ma sul pianeta incombe un altro pericolo ancora, che al pari degli altri due è pressoché sicuro: il riscaldamento globale e il cambiamento del clima. Se esistessero altri pianeti sui quali trasferirci con spesa contenuta nel caso in cui si verificasse l’evento pressoché certo previsto dagli scienziati, si potrebbe anche sostenere che il gioco vale la candela. Ma giacché tale soluzione non esiste, così non è, e il gioco non vale il rischio.

La spesa per ridurre le emissioni è niente rispetto ai possibili pericoli ai quali va incontro il nostro pianeta. E ciò vale anche nel caso in cui escludessimo a priori l’opzione nucleare (i costi della quale sono sempre stati sottovalutati). Certo, le società petrolifere e carbonifere ne risentirebbero, e i grandi Paesi inquinatori – come gli Stati Uniti – pagherebbero naturalmente un prezzo ben più alto rispetto a quelli che mantengono uno stile di vita meno dissoluto. In definitiva, coloro che giocano d’azzardo a Las Vegas perdono sempre più di quanto guadagnino. Come società anche noi stiamo giocando d’azzardo: con le nostre grandi banche, con le nostre centrali nucleari, con il nostro pianeta. E come a Las Vegas sono davvero pochi – i banchieri che mettono a rischio la nostra economia, chi possiede società energetiche che mettono in pericolo il nostro pianeta coloro che potranno guadagnarci una bel gruzzolo. Ma in media e quasi certamente noi tutti, come società, al pari di ogni giocatore d’azzardo, ci rimetteremo. E questa, purtroppo, è la lezione del disastro giapponese che continuiamo a ignorare, a nostro stesso rischio.

Siamo condannati alla crescita smisurata, ad una vita infelice e poi all'implosione del sistema economico


di Massimo Fini

Fonte: Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it

Dopo la tragedia di Fukushima sono state avanzate le soluzioni più svariate: centrali nucleari “sicure” di terza o quarta generazione, rafforzamento del già consistente apparato idroelettrico e, naturalmente, valorizzazione delle cosiddette fonti di energia “alternative” o “pulite”, fotovoltaico, solare termico, eolico. Non esistono fonti di energia che, usate in modo massivo, non siano inquinanti, in un modo o nell’altro. Alcuni anni fa in una piattissima regione fra Olanda e Belgio, battuta dal vento, furono impiantate trecento enormi torri eoliche. Gli abitanti ne uscirono quasi pazzi. Per il rumore delle pale e perché erano abituati ad avere davanti agli occhi una pianura sconfinata che ora trovavano sbarrata da queste torri. Un foglio di carta in una casa è un innocente foglio di carta, centomila fogli ci soffocano. Non c’è niente da fare.
Nessuno ha osato proporre la soluzione più ovvia: ridurre la produzione. Questo è il tabù dei tabù. Perché il nostro modello di sviluppo è basato sulla crescita. A qualunque costo. Il lettore avrà sentito dire mille volte, e non solo in questi tempi di crisi, da politici, di destra e di sinistra, da economisti, da sindacalisti: “Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione”. Se la guardate bene, a fondo, questa frase è folle. Perché vuol dire che noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre. Che non è il meccanismo economico al nostro servizio, ma noi al suo.
La crescita non è un bene in sé. Anche il tumore è una crescita: di cellule impazzite. Il tumore dell’iperproduttività finirà per distruggere il corpo su cui è cresciuto. Non perché verranno a mancare le fonti di energia e le materie prime come nel 1972 ipotizzavano che sarebbe avvenuto entro il Duemila quelli del Club di Roma nel loro libro-documento I limiti dello sviluppo (magari ci avessero azzeccato, saremmo stati costretti ad autoridurci per tempo): la tecnologia è probabilmente in grado di risolvere questo problema. Ma per la ragione opposta. Un modello che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica ma non in natura, quando non potrà più crescere, perché non troverà più mercati dove collocare i propri prodotti, imploderà su se stesso. Sarà uno tsunami economico planetario.
Questo il futuro prevedibile. Ma basta il presente. La spietata competizione economica fra Stati – questa è, in estrema sintesi, la globalizzazione – passa attraverso il massacro delle popolazioni del Terzo e ora anche del Primo mondo. In termini di più lavoro, di più fatica, di stress, di angoscia, di un perenne pendolo fra nevrosi e depressione in una mancanza di equilibrio e di armonia che ha finito per coinvolgerci tutti. E gli stessi autori de I limiti dello sviluppo, che non erano dei talebani, ma degli scienziati per di più americani, del mitico Mit, quindi dei positivisti, non ponevano la questione solo in termini tecnici, ma umanistici e concludendo il loro documento scrivevano: “È necessario che l’uomo analizzi dentro di sé gli scopi della propria attività e i valori che la ispirano, oltre che al mondo che si accinge a modificare, incessantemente, giacché il problema non è solo di stabilire se la specie umana potrà sopravvivere, ma anche, e soprattutto, se potrà farlo senza ridursi a un’esistenza indegna di essere vissuta”.
Ma non sono stati ascoltati. Corre, corre la “società del benessere”, col suo sole in fronte e le sue inattaccabili certezze, e, come un toro infuriato, non si rende nemmeno conto, mentre già gronda sangue, che, in ogni caso, al fondo non più tanto lontano dalla strada delle crescite esponenziali, l’aspetta la spada del matador.

L’euro è un cadavere ambulante, La BCE ha responsabilità gravissime nella crisi ed è anticostituzionale, lo si è rivelato a Davos ...

L’euro è un cadavere ambulante, La BCE ha responsabilità gravissime nella crisi ed è anticostituzionale, lo si è rivelato a Davos ma i mass media hanno glissato sull'argomento, un vero e proprio evento, non era mai avvenuta una denuncia così esplicita in un'occasione pubblica di tale autorevolezza.
Se le cose stanno così, come descritte a Davos dall'economista Wilhelm Hankel, allora che senso ha l'attuale cambio a 1.42 con il dollaro? Semmai dovrebbe essere il contrario, l'euro debole dovrebbe rafforzare il dollaro e non viceversa, o quantomeno dovrebbero essere cambiati alla pari, essendo entrambi "carta straccia", senza alcun controvalore (non essendoci più da parecchi decenni il gold standard) se non quello fondato sul sistema monetario illusorio ed ingannevole messo in piedi dalle banche centrali con la complicità dei governi. Prima poi avverrà il collasso del sistema, è inevitabile. Claudio Martinotti Doria



Fonte: L'Associazione Culturale La Torre, http://www.associazionelatorre.com

La discussione più importante al World Economic Forum di Davos è stata proprio quella che i media hanno ignorato. Dedicata al futuro della moneta unica, si è svolta il 28 gennaio vertendo sul confronto tra il presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, e Wilhelm Hankel, un ex economista capo della Kreditanstalt für Wiederaufbau (banca pubblica con l’onere della ricostruzione) e attualmente uno dei cinque professori che hanno presentato una denuncia contro la creazione di una stabilizzazione finanziaria europea (FESF) alla Corte costituzionale tedesca.
Davanti a una sala piena, Hankel è stato applaudito quando ha dichiarato che l’euro è un “cadavere ambulante” e che i tentativi di salvarlo metteranno a morte la democrazia in Europa. Trichet e altri ospiti del panel, tra cui il celebre economista Nouriel Roubini, hanno trovato pochi argomenti per opporsi a Hankel.
“Vengo da un paese, ha detto Hankel, che, ottant’anni dopo, soffre ancora il tragico errore fatto da un governo che cercava di ripagare i suoi debiti tagliando sul bilancio. È stato il governo che ha preceduto l’ascesa di Hitler al potere. Tuttavia, non faccio le mie critiche solo come economista tedesco, ma anche come democratico.”
I meccanismi di monitoraggio rigoroso e “governance” attualmente in discussione in Europa riportano, per Hankel, a delle misure di “de-democratizzazione”. Cercano di affrontare il peccato originale dell’euro, ovvero la separazione tra bilancio e moneta. Se dobbiamo riunirli di nuovo, ritiene Hankel, sta ai parlamenti nazionali approvare questa scelta.
Nel frattempo, “abbiamo messo i soldi nelle mani di individui che non hanno alcuna legittimazione democratica su di essi“, ha detto Hankel fissando Trichet con lo sguardo. “Abbiamo un profondo problema di costituzionalità in Europa“. In verità, la soluzione è “molto semplice“: o i paesi più deboli escono dall’euro, oppure si deve tornare a un sistema monetario in cui l’euro sarà solo un’unità di conto, come è stato l’ECU.
In risposta, Trichet ha recitato la sua solita litania: che l’euro è un successo perché l’inflazione rimane bassa. Sorprendente se si considera che, durante la conferenza stampa mensile a Francoforte il 3 febbraio, ha interamente negato questa tesi, annunciando che la BCE prevede che l’inflazione supererà il limite del 2% nei prossimi 12 mesi!
A questo punto, il nostro corrispondente ha chiesto il suo parere in merito alle conclusioni del Rapporto Angelides, che afferma che la crisi poteva essere evitata. Trichet ha cercato di sfuggire alla ghigliottina, concordando con la relazione e addirittura affermando che la BCE e altre banche centrali, insieme alla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) nel 2007, aveva dato l’allarme.
È esattamente l’opposto di quanto dice il rapporto Angelides, dal momento che accusa le banche centrali, tra le altre cose, di non aver previsto e prevenuto la crisi, e di aver permesso alle banche di impegnarsi in pratiche criminali.
Fonte: http://www.solidariteetprogres.org/article7406.html