Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Un omaggio allo storico del Monferrato Aldo di Ricaldone ed alla moglie Matilde Izzia artista di talento

Editore L'ARTISTICA - LORENZO FORNACA 

Recensione di Claudio Martinotti Doria
 
"I tesori della Valle di Tufo" è un affresco di vita intensamente vissuta e descritta con stile forbito e poetico da Mario Paluan, una persona che dall'adolescenza in poi si è reso consapevole di aver avuto il privilegio, raramente concesso nella vita, dell'amicizia di una coppia di personaggi straordinari.
Inevitabile identificarsi con quell'adolescente sensibile e velato di malinconia, che sentendosi inadeguato ed immaturo con profondo rispetto cerca di cogliere l'essenza dei luoghi e dei protagoni sti, senza alcuna piaggeria, con spirito critico, senza celare nulla di compromettente o imbarazzante, soprattutto verso se stesso.
Con affascinante piglio narrativo l'autore illustra vicende vere legate ad alcuni simboli della storia monferrina, come le famose Grotte dei Saraceni nel comune di Ottiglio, accompagnando i protagonisti della sua memoria biografica, che sono Aldo di Ricaldone e la moglie Matilde Izzia, che questa terra di Monferrato hanno tanto amato e saputo cogliere ed interpretare, storicamente, culturalmente ed artisticamente, cui hanno dato molto e ricevuto poco. Il primo è stato una pietra miliare della storiografia del Monferrato, autore degli Annali del Monferrato e del Monferrato tra Po e Tanaro, che sono testi fondamentali per tutti gli studiosi ed appassionati. La seconda è stata una pittrice di talento e l'angelo custode vivente del marito che con lui si è rifugiata nel loro affascinante Romito tra le colline di Ottiglio e Olivola, presso Moleto, molte volte intrigantemente descritto nel libro.


 
L'autore ci fa immergere autenticamente nel loro vissuto quotidiano, irto di difficoltà, dovute soprattutto al temperamento (si intuisce tendente alla misantropia) di Aldo di Ricaldone ed alla sua coerenza morale coi suoi valori di riferimento che sosteneva a scapito dei suoi interessi, fino a perdere per sempre ogni fonte di reddito per una sorta di boicottaggio ed isolamento coercitivo.
L'autore rivela in diversi passaggi una notevole capacità di introspezione ed autoanalisi che può essere solo il frutto di un lungo lavoro di autocritica ed evoluzione spirituale che consente di scoprire i propri limiti e le ripercussioni sugli altri del proprio agire. Questo lo ha facilitato in questa delicata operazione di recupero della memoria di un periodo pluridecennale della sua vita, nelle sue interconnessioni coi coniugi di Ricaldone.
Quanta tristezza ed amarezza trasmettono i ricordi dei gravi disagi patiti dai coniugi di Ricaldone per le ristrettezze economiche ingiustamente subite e per lunghissimo tempo, per tutto il corso finale delle loro vite, che provocheranno angoscia e disperazione e ne mineranno irreversibilmente la salute, alterando l'autenticità dei rapporti sociali e minandone la dignità e fierezza identitaria, appartenendo ad una nobiltà non solo di nascita ma soprattutto morale.
Ulteriore conferma di come l'aneddotica popolare sia saggia e realistica nel suo apparente cinismo intrinseco, lo rivela la pertinente nota "Chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane" che trova corrispondenza nella cultura orientale nel meno noto ma non per questo meno efficace "Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue". 


Olivola
Purtroppo queste formule si attagliano perfettamente alla vita dei coniugi di Ricaldone descritta nel libro. Troppe volte si riscontra quanto sia difficile far incontrare in tempo utile le persone giuste al momento giusto con reciproco vantaggio (in tal caso uno scrittore con l'editore ed i committenti e la pittrice con gli estimatori ed acquirenti), e nel libro questa sorta di beffa esistenziale è ben descritta con sintesi raffinata, emerge anche l'asprezza e crudeltà che la vita a volte riserva, senza autoassoluzioni di comodo e lasciando il dubbio latente sulla validità delle scelte effettuate. 
Anche in questo caso, l'ennesimo, la realtà conferma quanto siano poco apprezzati, finché sono in vita, gli artisti e le persone di valore, con l'aggravante della generosità e fiducia mal riposta, e quanto siano invece valorizzate e sfruttati da morti. Essendo persona pragmatica (pur avendo sensibilità e formazione anche in campi parapsicologici, come la pittrice Izzia, protagonista del libro) preferirei che le persone di talento e valore ricevessero giusti riconoscimenti finché sono in vita. Dopo possiamo solo cercare di porre rimedio almeno nella reputazione e correttezza dell'informazione che li riguarda e contribuire a diffonderne i meriti, ma a goderne i benefici materiali saranno altri, magari indegni.

  L'editore Lorenzo Fornaca di Asti
Il Volume pubblicato da Fornaca scritto da una quarantina di storici, studiosi ed esperti locali, tra cui il titolare di questo blog e l'autore del libro recensito

L'editore del libro è l'instancabile Lorenzo Fornaca (nella foto), professionista veramente appassionato del Monferrato, che con coerenza e perseveranza da sempre cerca di valorizzarlo, fin da epoche remote e non sospette, quando era una voce nel deserto. Quest'opera è contigua come proseguimento integrativo con la precedente MONFERRATO, SPLENDIDO PATRIMONIO, la cui lettura è consigliata per coloro che si dedicano al Monferrato con l'intento di promuoverlo e valorizzarlo, affinché possano rendersi conto di quali difficoltà si siano dovute affrontare e si dovranno affrontare ancora in questa ardua e strenua impresa.
 Claudio Martinotti Doria da Ozzano, Cinque Terre del Monferrato

Prosegue il dibattito sulla nuova microregione che dovrebbe denominarsi LANGHE

Fonte: Alessandria News http://www.alessandrianews.it
 
Casale Monferrato

Demezzi incontrerà l'assessore Molinari per gli Stati Generali del Monferrato

Soddisfatto delle prese di posizione del Casalese il presidente onorario di Nuove Frontiere Giancarlo Curti. Intanto è ipotizzato per i primi di settembre l'incontro tra Riccardo Molinari e il Ministro Graziano Delrio
CASALE MONFERRATO - Prosegue il dibattito dopo la divulgazione degli esiti (sotto traccia, molto sotto traccia) dello studio della Società Geografica Italiana che andrebbe a creare una entità territoriale chiamata "Le Langhe" che comprenderebbe le attuali province di Alessandria,  Asti e Cuneo, non tenendo in alcun conto la territorialità del Monferrato.
Il sindaco Giorgio Demezzi, che sin dall'inizio si era detto perplesso sulla proposta nel suo insieme e nettamente contrario alla denominazione di Langhe, prosegue lungo la strada degli Stati Generali del Monferrato.
A questo proposito si è sentito con l'assessore regionale agli Enti locali, Riccardo Molinari cui nella lettera inviata anche al Ministro degli Affari regionali e delle autonomie Graziano Delrio, aveva richiesto la convocazione di un tavolo tecnico. 
L'incontro dovrebbe tenersi entro i primi giorni di settembre.  Intanto il presidente onorario di Nuove Frontiere, Giancarlo Curti, si dichiara soddisfatto della serie di prese di posizione seguite ai gridi d'allarme e di dolore dello storico locale Claudio Martinotti Doria (solitamente Curti è sempre piuttosto pessimista sulla classe politica casalese) e chiede  che vengano fatti dei passi concreti per la tutela del Monferrato.
22/08/2013

La proposta della Società Geografica Italiana non piace all'assessore regionale del Piemonte per gli Enti Locali Molinari

Fonte: Alessandria News http://www.alessandrianews.it
 
Casale Monferrato
"Con questo passaggio il Giverno getta la maschera, si vuole tornare ad un sistema centralista sul modello francese" ha commentato l'assessore regionale Riccardo Molinari
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CASALE MONFERRATO - Sarà anche uno studio ma, nonostante il periodo estivo, l'allarme lanciato dallo storico Claudio Martinotti Doria, relativo alla proposta di riordino territoriale della Società Geografica Italiana,  ha provocato una vera e propria levata di scudi. Sul piano politico è arrivata la bocciatura senza se e senza ma del Movimento Progetto Piemonte, su quello storico del presidente del circolo culturale I Marchesi di Monferrato (MPP, con la partecipazione di Maestri, intende organizzare dei momenti di riflessione in autunno), mentre sul piano amministrativo il sindaco di Casale Monferrato Giorgio Demezzi ha scritto una lettera al ministro Graziano Delrio chiedendogli di soprassedere e annunciando tutta la sua contrarietà all'entità chiamata "Le Langhe" che comprenderebbe le attuali province di Alessandria, Asti e Cuneo.
La missiva all'esponente del Governo è stata inviata anche all'assessore regionale agli enti locali, Riccardo Molinari, chiedendo di valutare la convocazione di un tavolo tecnico, non esclusi gli Stati Generali del Monferrato. E proprio Molinari nel commentare lo studio, evidenzia che "il Governo butta la maschera. Se passa l'impostazione di questo studio, degli enti locali, vengono cancellati senza dire nulla sul personale e sulle competenze. Prima si parla di cancellare le Province, poi nel riordino di parla di Città Metropolitane e le Province diventano enti che non sono organi elettivi, quindi legittimati da una partecipazione democratica, e in questo modo di toglie spazio alla democrazia, ora di parla di cancellare anche le Regioni, per tornare ad un modello centralista di tipo francese. E a questo si aggiunge il disegno di legge che porta all'accorpamento di Comuni ed alla soppressione di autonomie locali, assolutamente impensabile in Piemonte dove ci sono 1206 comuni. E non è vero che questi provvedimenti portano ad una riduzione della spesa pubblica. La strada vera da seguire,che non penalizzerebbe le regioni virtuose del Nord, sarebbe quella dei costi standard". Il dibattito, dunque, sulla proposta nata a tavolino, prosegue, ma l'impressione è che si sia soltanto all'inizio.
16/08/2013

Continua il dibattito sulla proposta della Società Geografica di creare una nuova regione del Sud Piemonte

Demezzi tuona: 'Non accetteremo mai che il nostro territorio si chiami Langhe!'

Fonte: Casale News http://www.casalenews.it/index

Il sindaco interviene con forza nel dibattito lanciato da Claudio Martinotti Doria. Inviata una lettera la ministro Delrio

L’ipotesi di un accorpamento delle Province di Cuneo, Asti e Alessandria sotto il nome di Langhe non è piaciuta a Palazzo San Giorgio; tanto che il sindaco Giorgio Demezzi ha scritto la propria contrarietà in una lettera indirizzata a Graziano Delrio, Ministro per gli Affari Regionali e Autonomie, a Sergio Conti, presidente della Società Geografica Italiana Onlus, e a Riccardo Molinari, Assessore regionale agli Affari Istituzionali e Enti Locali.
Nella nota si legge: «Nell'ormai tanto dibattuto problema dell'abolizione delle Provincie, ci risulta che la Società Geografica Italiana abbia presentato al Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie una sua proposta di riordino territoriale: molti sono i punti che destano stupore e perplessità».
E sull’ipotesi di accorpamento delle tre Province collinari il sindaco Demezzi scrive: «Rigettiamo totalmente l'ipotesi che il territorio preso in esame possa prendere il nome di Langhe, senza per nulla tenere in giusta e meritevole considerazione il territorio oggi fortemente identificato come Monferrato».
Quindi la formale e ferma richiesta: «Prima di addivenire a soluzioni definitive ed irreversibili siamo a richiedere all'Assessore regionale Molinari la convocazione urgente di un tavolo tecnico con gli Enti in causa e con i rappresentanti dei territori coinvolti per un confronto su tutte le realtà dalle quali non si può assolutamente prescindere nell'affrontare un radicale riordino del territorio dello Stato, offrendo sin d'ora la disponibilità come sede del nostro Comune. A tale proposito non escludiamo, qualora fosse ritenuto necessario, la convocazione di quelli che potremo definire gli Stati Generali del Monferrato».
La lettera è stata inviata, per conoscenza, anche ai senatori Daniele Gaetano Borioli, Federico Fornaro e Manuela Repetti, ai deputati Cristina Bargero e Fabio Lavagno, al presidente della Provincia di Alessandria, Paolo Filippi, e al presidente dell’Associazione Comuni del Monferrato, Riccardo Triglia.

Redazione On Line

Il sindaco di Casale Giorgio Demezzi: "no alla proposta che cancella il Monferrato e divide l'Italia in 36 sistemi"

Fonte: Alessandria News http://www.alessandrianews.it
 
Casale Monferrato
 
Nel documento le province di Alessandria, Asti e Cuneo diventano "Le Langhe". Dura presa di posizione anche del Movimento Progetto Piemonte che invoca: "subito gli Stati Generali del Monferrato, no a una questione studiata a tavolino senza nessun nesso con il territorio"
CASALE MONFERRATO - Non è positiva l'accoglienza del Comune di Casale alla proposta contenuta nella ricerca "Il riordino territoriale dello Stato", elaborata dalla Società Geografica Italiana,  frutto dell'evoluzione di un work shop organizzatao dalla stessa a Roma e presentata ad un tavolo tecnico al ministero degli Affari regionali, il 19 luglio scorso, alla presenza del sottosegretario all'ambiente Walter Ferrazza (ed è quindi qualcosa in più di un semplice studio).

Il sindaco di Casale Giorgio Demezzi esprime scetticismo per l'idea delle entità territoriali che sostituirebbero la Regione Piemonte (corrispondenti alla attuale provincia di Torino, a quelle di Novara, Verbania, Vercelli, Biella e Valle d'Aosta, e a quella di Alessandria, Asti e Cuneo) e decisa contrarietà a quella definizione generica di "Le Langhe" che raccoglierebbe quello oggi è il Piemonte Sud, non tenendo in alcun conto del Monferrato, come ha rilevato in vibrante intevento lo storico Claudio Martinotti Doria che, per primo, ha rilevato, questa enorme discordanza. Demezzi scriverà, a brevissimo, una lettera al ministro Delrio, al presidente della Società Geografica Italiana, ai parlamentari del territorio alessandrino e in particolare all'assessore regionale agli enti locali, Riccardo Molinari, chiedendogli la convocazione di un tavolo tecnico "per trovare risposte e soluzioni che partano e siano condivise dal territorio" come la convocazione degli Stati Generali del Monferrato che, ripetutamente nel corso degli anni il Movimento Progetto Piemonte ha richiesto.

E proprio l'MPP, in una propria nota, dice di essere "assolutamente contrario all'ennesima proposta che nasce a tavolino, senza alcun legame con il Piemonte che si richiama a concetti come competitività, sostenibilità, ma che dimentica clamorosamente il legame con la storia. La nostra opposizione a questa impostazione sarà sempre al massimo grado, e in tutte le sedi".
13/08/2013

L'Italia divisa in 35-40 regioni? Il Piemonte verrebbe diviso in tre aree, ed il Monferrato non è neppure citato?


di Claudio Martinotti Doria

Intendo brevemente intervenire a proposito dell'intenzione manifestata a livello politico dal Ministero per gli Affari Regionali che ha incaricato la Società Geografica Italiana di elaborare la divisione delle attuali regioni secondo criteri apparentemente più accettabili ma che nella realtà dei fatti, dalle prime indiscrezioni trapelate, lasciano alquanto a desiderare.


Eccovi nel link allegato (http://www.societageografica.it/images/stories/Pubblicazioni/NUOVA_EDIZIONE_e-book_Il_riordino_territoriale_dello_Stato.pdf) lo studio da cui gli studiosi e burocrati partono per riformare le giurisdizioni regionali, in tutto il testo il Monferrato non è mai citato. In proposito allego anche il link dell'intervento del prof Roberto Maestri (http://www.giornal.it/pagine/articolo/articolo.asp?id=38001), che io approvo in toto e che quindi non ripeto e non estrapolo nulla ma invito a leggere interamente. Mi permetto di fare altre considerazioni e valutazioni integrative.

http://www.ilpaesenuovo.it/
Questi studi sono probabilmente il frutto di incarichi ricevuti ufficiosamente (fossero stati ufficiali i media ne avrebbero parlato prima), forse con l'intento discreto e riservato di pervenire a risultato ultimato evitando polemiche, ed il cui esito dipende dal personale disponibile, dalla provenienza dello stesso, da interessi precostituiti, con il solito ricorso a linguaggi criptici ed avulsi, affinché solo gli addetti ai lavori possano mettere becco ecc..
Tutto tranne studi veramente esaustivi, approfonditi e prolungati e soprattutto condivisi con gli studiosi locali, che ne sanno certamente di più. Non mi risulta ci sia stato il benché minimo coinvolgimento di storici locali, alcuni anche di fama internazionale e di grande reputazione, mi riferisco ovviamente al Monferrato. E non tacciatemi di "campanilismo", perché nella mia vita ho sempre cercato di limitarlo, proponendo un Monferrato Storico, di ampie vedute ed estensione ma con una sola identità storico turistico culturale.
Non si può dividere il Piemonte in tre aree regionali escludendo il Monferrato, è un'aberrazione storica e culturale. Lo studio attuale infatti prevede queste nuove formazioni territoriali regionali: le attuali province di Asti, Cuneo e Alessandria (ribattezzata "Le Langhe"); l'attuale provincia di Torino; la terza comprende Novara, Vercelli e Valle D' Aosta.

Area di influenza politico militare del Marchesato di Monferrato in epoca medievale
Mappa delle Langhe all'interno delle province di Asti e CuneoLe Langhe all'interno delle province di Cuneo ed Asti

Chiamare Langhe l'area meridionale piemontese è esclusivamente un'operazione di marketing che non ha alcun fondamento storico, culturale e sociale. Le Langhe per secoli hanno fatto parte del Marchesato e poi Ducato di Monferrato, che per coloro che non lo sapessero è uno stato preunitario durato oltre sette secoli e con la contea e poi ducato dei Savoia è stata a lungo la seconda potenza regionale.
Anche in Lomellina in alcuni borghi e città, ancora nell'ottocento (quando il ducato di Monferrato era stato assorbito dai Savoia) i viaggiatori che transitavano scrivevano nei loro diari che erano stati in visita in Monferrato. Perché il Monferrato si estendeva dal cuneese al pavese, dal savonese al vercellese e canavese. Ma le sapevano queste cose i geografi e burocrati che hanno steso la proposta di chiamare Langhe la nuova regione del sud Piemonte?
Il compianto Raoul Molinari, cui credo le Langhe debbano riconoscergli qualche merito di valorizzazione turistica, nei diversi colloqui avuti con il sottoscritto, dimostrava di averne consapevolezza, al punto che gli ultimi anni della sua vita li aveva dedicati a promuovere il Monferrato, anche con opere editoriali di pregio, definendolo appunto UNA REGIONE MANCATA. Con la sua intelligenza vivace ed intuitiva aveva capito le enormi potenzialità di questo territorio, ben superiori a quelle di qualsiasi altro in Piemonte, per la sua storia secolare e prestigiosa e la bellezza paesaggistica. 
 
Semplicemente non era stato adeguatamente valorizzato dalle sue istituzioni, che procedono tuttora in ordine sparso ed era penalizzato dal campanilismo delle sue genti. Questa debolezza ovviamente offre il fianco agli avversari, che possono esser insidiosi, perché spesso si trovano in posizioni decisionali dove determinano le scelte politiche ed economiche. Come in questo caso.
Non si può rimanere indifferenti di fronte al rischio che ci scippino la storia e ci impongano politiche di marketing a casa nostra chiamando la regione dove viviamo con un nome improprio e con tutte le ripercussioni che si possono prevedere e che non saranno solo nominali ed effimere. Ne abbiamo già sopportate troppe. Grazie

Claudio Martinotti Doria da Ozzano, Cinque Terre del Monferrato
http://www.cavalieredimonferrato.it

Un ritratto perfettamente calzante della situazione politica e sociale italiana

Il professor Vittorino Andreoli: "L'Italia è un Paese malato di mente. Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti"

Andrea Purgatori, L'Huffington Post

“L’Italia è un paziente malato di mente. Malato grave. Dal punto di vista psichiatrico, direi che è da ricovero. Però non ci sono più i manicomi”. Il professor Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, ex direttore del Dipartimento di psichiatria di Verona, membro della New York Academy of Sciences e presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association ha messo idealmente sul lettino questo Paese che si dibatte tra crisi economica e caos politico e si è fatto un’idea precisa del malessere del suo popolo. Un’idea drammatica. Con una premessa: “Che io vedo gli italiani da italiano, in questo momento particolare. Quindi, sia chiaro che questa è una visione degli altri e nello stesso tempo di me. Come in uno specchio”.
Quali sono i sintomi della malattia mentale dell’Italia, professor Andreoli?
“Ne ho individuati quattro. Il primo lo definirei “masochismo nascosto”. Il piacere di trattarsi male e quasi goderne. Però, dietro la maschera dell’esibizionismo”.
Mi faccia capire questa storia della maschera.
“Beh, basta ascoltare gli italiani e i racconti meravigliosi delle loro vacanze, della loro famiglia. Ho fatto questo, ho fatto quello. Sono stato in quel ristorante, il più caro naturalmente. Mio figlio è straordinario, quello piccolo poi…”.
Esibizionisti.
“Ma certo, è questa la maschera che nasconde il masochismo. E poi tenga presente che generalmente l’esibizionismo è un disturbo della sessualità. Mostrare il proprio organo, ma non perché sia potente. Per compensare l’impotenza”.
Viene da pensare a certi politici. Anzi, a un politico in particolare.
“Pensi pure quello che vuole. Io faccio lo psichiatra e le parlo di questo sintomo degli italiani, di noi italiani. Del masochismo mascherato dall’esibizionismo. Tipo: non ho una lira ma mostro il portafoglio, anche se dentro non c’è niente. Oppure: sono vecchio, però metto un paio di jeans per sembrare più giovane e una conchiglia nel punto dove lei sa, così sembra che lì ci sia qualcosa e invece non c’è niente”.
Secondo sintomo.
“L’individualismo spietato. E badi che ci tengo a questo aggettivo. Perché un certo individualismo è normale, uno deve avere la sua identità a cui si attacca la stima. Ma quando diventa spietato…”.
Cattivo.
“Sì, ma spietato è ancora di più. Immagini dieci persone su una scialuppa, col mare agitato e il rischio di andare sotto. Ecco, invece di dire “cosa possiamo fare insieme noi dieci per salvarci?”, scatta l’io. Io faccio così, io posso nuotare, io me la cavo in questo modo… individualismo spietato, che al massimo si estende a un piccolissimo clan. Magari alla ragazza che sta insieme a te sulla scialuppa. All’amante più che alla moglie, forse a un amico. Quindi, quando parliamo di gruppo, in realtà parliamo di individualismo allargato”.
Terzo sintomo della malattia mentale degli italiani?
“La recita”.
La recita?
“Aaaahhh, proprio così… noi non esistiamo se non parliamo. Noi esistiamo per quello che diciamo, non per quello che abbiamo fatto. Ecco la patologia della recita: l’italiano indossa la maschera e non sa più qual è il suo volto. Guarda uno spettacolo a teatro o un film, ma non gli basta. No, sta bene solo se recita, se diventa lui l’attore. Guarda il film e parla. Ah, che meraviglia: sto parlando, tutti mi dovete ascoltare. Ma li ha visti gli inglesi?”.
Che fanno gli inglesi?
“Non parlano mai. Invece noi parliamo anche quando ascoltiamo la musica, quando leggiamo il giornale. Mi permetta di ricordare uno che aveva capito benissimo gli italiani, che era Luigi Pirandello. Aveva capito la follia perché aveva una moglie malata di mente. Uno nessuno e centomila è una delle più grandi opere mai scritte ed è perfetta per comprendere la nostra malattia mentale”.
Torniamo ai sintomi, professore.
“No, no. Rimaniamo alla maschera. Pensi a quelli che vanno in vacanza. Dicono che sono stati fuori quindici giorni e invece è una settimana. Oppure raccontano che hanno una terrazza stupenda e invece vivono in un monolocale con un’unica finestra e un vaso di fiori secchi sul davanzale. Non è magnifico? E a forza di raccontarlo, quando vanno a casa si convincono di avere sul serio una terrazza piena di piante. E poi c’è il quarto sintomo, importantissimo. Riguarda la fede…”.
Con la fede non si scherza.
“Mica quella in dio, lasciamo perdere. Io parlo del credere. Pensare che domani, alle otto del mattino ci sarà il miracolo. Poi se li fa dio, San Gennaro o chiunque altro poco importa. Insomma, per capirci, noi viviamo in un disastro, in una cloaca ma crediamo che domattina alle otto ci sarà il miracolo che ci cambia la vita. Aspettiamo Godot, che non c’è. Ma vai a spiegarlo agli italiani. Che cazzo vuoi, ti rispondono. Domattina alle otto arriva Godot. Quindi, non vale la pena di fare niente. E’ una fede incredibile, anche se detta così sembra un paradosso. Chi se ne importa se ci governa uno o l’altro, se viene il padre eterno o Berlusconi, chi se ne importa dei conti e della Corte dei conti, tanto domattina alle otto c’è il miracolo”.
Masochismo nascosto, individualismo spietato, recita, fede nel miracolo. Siamo messi malissimo, professor Andreoli.
“Proprio così. Nessuno psichiatra può salvare questo paziente che è l’Italia. Non posso nemmeno toglierti questi sintomi, perché senza ti sentiresti morto. Se ti togliessi la maschera ti vergogneresti, perché abbiamo perso la faccia dappertutto. Se ti togliessi la fede, ti vedresti meschino. Insomma, se trattassimo questo paziente secondo la ragione, secondo la psichiatria, lo metteremmo in una condizione che lo aggraverebbe. In conclusione, senza questi sintomi il popolo italiano non potrebbe che andare verso un suicidio di massa”.
E allora?
“Allora ci vorrebbe il manicomio. Ma siccome siamo tanti, l’unica considerazione è che il manicomio è l’Italia. E l’unico sano, che potrebbe essere lo psichiatra, visto da tutti questi malati è considerato matto”.
Scherza o dice sul serio?
“Ho cercato di usare un tono realistico facendo dell’ironia, un tono italiano. Però adesso le dico che ogni criterio di buona economia o di buona politica su di noi non funziona, perché in questo momento la nostra malattia è vista come una salvezza. E’ come se dicessi a un credente che dio non esiste e che invece di pregare dovrebbe andare in piazza a fare la rivoluzione. Oppure, da psichiatra, dovrei dire a tutti quelli che stanno facendo le vacanze, ma in realtà non le fanno perché non hanno una lira, tornate a casa e andate in piazza, andate a votare, togliete il potere a quello che dice che bisogna abbattere la magistratura perché non fa quello che vuole lui. Ma non lo farebbero, perché si mettono la maschera e dicono che gli va tutto benissimo”.
Guardi, professore, che non sono tutti malati. Ci sono anche molti sani in circolazione. Secondo lei che fanno?
“Piangono, si lamentano. Ma non sono sani, sono malati anche loro. Sono vicini a una depressione che noi psichiatri chiamiamo anaclitica. Penso agli uomini di cultura, quelli veri. Che ormai leggono solo Ungaretti e magari quel verso stupendo che andrebbe benissimo per il paziente Italia che abbiamo visitato adesso e dice più o meno: l’uomo… attaccato nel vuoto al suo filo di ragno”.
E lei, perché non se ne va?
“Perché faccio lo psichiatra, e vedo persone molto più disperate di me”.
Grazie della seduta, professore.
“Prego”.

Cosa possiamo ancora fare in questo petulante squallidume?

di Claudio Martinotti Doria

Credo che allo stato attuale delle cose in Italia, come persone oneste ed integre, in quanto tali desiderose di mantenersi coerenti con l'etica esistenziale finora applicata (con sempre maggiori oneri, fatica e penalizzazioni di ogni genere), non rimanga che attuare i comportamenti sotto elencati, per dare il proprio contributo al necessario cambiamento, che potrà avvenire solo per costrizione, accelerando quindi il fallimento traumatico dello stato liberticida e parassitario (cioè la sua riduzione ai minimi termini, come dovrebbe essere per garantire essenziali valori di libertà ed autonomia alla popolazione):

- chi dispone di riserve finanziarie liquide o investite in titoli, se ne liberi e compri oro e argento fisico e lo metta al sicuro custodendolo in prima persona oppure acquisti commodities e terre rare ...
- condurre una vita estremamente sobria, frugale, in antitesi con il consumismo compulsivo, non cedendo ad alcuna lusinga ...
- fare scorta di alimenti a lunga conservazione e buona qualità, non scordando l'acqua e riassortirla periodicamente ...
- per l'alimentazione quotidiana con prodotti freschi rivolgersi il più possibile a filiere locali evitando inutili passaggi, ricarichi e trasporti ...
- lavorare (chi ha la fortuna di avere lavoro e produrre reddito) solo quanto occorre per vivere e dedicarsi a propri interessi culturali e spirituali, alla famiglia ed organizzare meglio la propria vita ...
- evitare nei limiti del possibile di pagare tasse allo stato liberticida e parassitario, per non finanziarlo, ne farebbe solo un pessimo uso (corruzione, sprechi e devastazioni) come dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, si accelererà in tal modo la sua fine ed il necessario cambiamento ...
- ridurre i consumi dei generi maggiormente tassati contribuisce ad accelerarne la fine, come benzina e tabacchi, ad es. se fumate passate alle sigarette elettroniche ...
- aderite ed alimentate più che potete tutti quei sistemi di relazione economica commerciale basata sul sociale, sullo scambio di beni e servizi, sulla cooperazione, sul social lending, sui circuiti di monete locali e complementari, società di mutuo soccorso, ecc. presenti soprattutto nel web, in tal modo ci si libera anche dalle banche e finanziarie (spesso sotto lo stesso controllo) che sono altri parassiti collaterali e complici dello stato liberticida e predatore ...
- abbandonare il linguaggio ipocrita, buonista e lassista (politicamente corretto) e cercare di utilizzare un linguaggio determinato a far capire come la pensate, soprattutto a coloro che dallo stato ricevono nutrimento perenne, in modo che si rendano conto che i tempi stanno cambiando, che sta salendo la consapevolezza ed una sana intolleranza verso il parassitismo pubblico, evitare quindi di frequentare (men che mai ossequiare) personaggi ambigui ed indegni, compromessi con la politica corrotta e parassitaria ...
- contestare in tutti i modi ed in tutte le sedi appropriate ogni ingerenza dello stato nella vostra vita privata e sfera economica, aderite ad ogni organizzazione consumeristica o di categoria che faccia propri gli assunti da noi condivisi di riduzione dello stato ai minimi termini, evitare i complici dello stato come le organizzazioni sindacali riconosciute e conniventi ...
- informatevi selettivamente tramite la rete evitando la carta stampata ed i media televisivi finanziati con contributi pubblici e compromessi politicamente e finanziariamente ...
- agire soprattutto localisticamente, dove ancora si può influire socialmente, diffondendo il valore dell'autonomia e della libertà ed aborrendo l'attuale concezione da tifoseria della politica, la partitocrazia, il culto della personalità, le strumentalizzazioni demagogiche e populiste ...
- cercate la felicità interiormente, nel vostro atteggiamento percettivo, nel vissuto quotidiano, nelle piccole progettualità, difficilmente la potrete trovare all'esterno di Voi ed in obiettivi ambiziosi e che richiedono il coinvolgimento partecipativo di una pluralità di individui ...
- alimentate nonostante tutto l'altruismo e l'arte maieutica, l'apertura al rinnovamento, alla cooperazione, alla solidarietà, ecc., ma fatelo sempre in maniera oculata e selettiva, valutate sempre il background di coloro (individui o enti) che si propongono ed agiscono ...

Buona fortuna

ANTEPRIMA. Prossime uscite nelle sale cinematografiche

L'Esercito di Silvius, prodotto e distribuito da Merdaset

Recensione di Claudio Martinotti Doria

logo di Merdaset

Ispirandosi al film di successo degli anni 90 "L'esercito delle 12 scimmie" ed al romanzo " Il vampiro Marius" di Anne Rice ed il conseguente film realizzati entrambi nella decade successiva, la potente Merdaset produrrà il film "L'esercito di Silvius", storia di una mummia millenaria le cui origini si perdono tra Egitto e Medioriente ed Impero Romano, perennemente riesumata da una schiera di seguaci, famili, schiavi, adepti, con un servilismo ed una fedeltà patologiche.

Il film, prevalentemente di fantapolitica e sociopatia conclamata con escursioni horror e storicheggianti, è ambientato in un ipotetico futuro ma con numerosi flashback ripercorre vari contesti storici precedenti, tutti affascinanti e ben sceneggiati, traendo spunto dalle memorie della mummia ispirate e correlate agli eventi che la sua riesumazione comporta.
L'evento saliente del film è il culto per la mummia, che favorisce una strana epidemia che si propaga successivamente alla riesumazione, e viene scientificamente denominata "silvdemens", che colpisce il sistema nervoso centrale rendendo le persone prive di inibizioni, pudore, senso della misura, moralità, etica, imbarazzo, memoria, responsabilità, ecc., conducendo inesorabilmente la società verso la rovina per l'assoluta assenza di verità e dignità, autodisciplina e rispetto per le regole della convivenza civile.

E' un riuscito affresco di una assai probabile società futura, ormai incapace di comunicare profondamente, dominata da falsità e superficialità assoluta, priva di capacità di pensiero articolato e di astrazione, di genialità ed immaginazione, un mondo cupo con ambientazioni gotiche e da mille ed una notte (a pagamento, peraltro) rendono il film inquietante ed angosciante, ottenendo un importante effetto catartico, come nelle tragedie dell'antica Grecia. Vietato ai minorati decerebrati (in sostituzione possono visionare una partita di calcio).

Riflessioni sull'evasione fiscale e il ruolo di Equitalia

Fonte: Criticamente, Per un’Informazione Consapevole http://www.criticamente.it/index.php


'Gli italiani non hanno idea, nemmeno i piu' pessimisti, di quale tipo di Stato si sia costruito. Uno Stato immenso e impotente, forte col debole e incapace di imporre la sua volonta' ai potenti, un labirinto governato da leggi e regolamenti assurdi e sconosciuti ai piu', con controlli infiniti che non controllano nulla, con una macchina pletorica e lentissima, con un bilancio illeggibile nel quale appena ora s'e' tentato di mettere un po' d'ordine' (Pietro Nenni, 'Diari'Questo celebre passo dei diari di uno dei padri della Repubblica Italiana, Pietro Nenni (1891 ''' 1980), viene spesso citato, quasi sempre senza menzionarne e neppure conoscerne la fonte, in modo semplificato con la frase 'lo Stato Italiano e' forte coi deboli e debole coi forti', ma riportando l'intero capoverso si comprende che questa riflessione, che risale agli anni sessanta, ha una profondita' ben maggiore ed una attualita' straordinaria ed addirittura preoccupante.
Il presente articolo e' una riflessione ispirata dall'articolo di Paolo Trezzi su Finansol del 5 Luglio scorso sull'ipocrisia (del tutto vera) che circonda il dibattito politico e giornalistico su Equitalia, i cui passaggi condivido in parte e che rappresenta un'ottima occasione per parlare di una, tutto sommato, grande sconosciuta: l'evasione fiscale.
Dico 'grande sconosciuta' perche' essa e' da sempre oggetto di un dibattito emozionale, populistico, e non di una analisi razionale. Populistico di una destra, che fa le sue fortune strizzando l'occhio agli evasori, veicolando il messaggio 'e' un peccato veniale, un'autodifesa da uno Stato rapace, cosa volete che sia', populistico di una sinistra che, pur ripetendo in continuazione che 'le piccole imprese sono la spina dorsale del paese', poi veicola il messaggio che gli evasori sono 'il nemico del popolo' e, siccome i lavoratori dipendenti pagano per definizione (come se anche una parte significativa di questi, di solito tanto piu' alta quanto aumenta il reddito, non avesse margini di manovra), restano gli autonomi che, per sillogismo aristotelico, sono il nemico del popolo. E poi si meravigliano se questi votano dall'altra parte o se ne vanno da Grillo invece di andare da loro. E questo anche se, storicamente, la sinistra ha (avuto?) significativi consensi nel mondo, soprattutto, della piccola impresa, in primo luogo artigiana, e delle libere professioni.
Il problema e' che l'Italia ha un sistema economico che produce poco lavoro dipendente (specialmente di qualita' e reddito elevati) e cinque milioni di partite Iva, quanto Germania, Francia e Gran Bretagna messe assieme. Di conseguenza, una delle faglie sismiche della nostra societa' e' quella tra lavoro dipendente e lavoro autonomo: esasperarla non conviene a nessuno.

Tornando ad Equitalia, il punto su cui sono piu' d'accordo con Paolo e' la faccia tosta dei politici che oggi la condannano. Essa e' una creatura 'bipartisan'. Precisamente, da un punto di vista organizzativo, se non ricordo male, e' il frutto di una operazione di razionalizzazione voluta da Tremonti che ha riunito in essa la pletora delle precedenti societa' concessionarie della riscossione dei tributi, di solito con operativita' a livello provinciale o poco piu'. Da questo punto di vista, quasi nessuno ha nulla da eccepire se non i tanti ex amministratori, consiglieri, ecc. delle societa' incorporate da Equitalia, che erano una mangiatoia mica da poco.
Ma cio' per cui Equitalia e' bipartisan e' la definizione dei suoi poteri di riscossione, ridefiniti ed estremamente potenziati, anche qui se non erro, dall'ultima Finanziaria del Governo Prodi e poi da diverse leggi del Governo Berlusconi (che, tutto sommato, grazie soprattutto al timore che aveva Tremonti di passare alla storia per il ministro che aveva portato l'Italia in fallimento, non abbasso' di molto la guardia contro l'evasione).
Qui e' il nodo. E' chiaro che Equitalia agisce seguendo delle procedure di legge e queste sono contenute in leggi votate dal Parlamento ed in decreti emanati dal Governo a cui furono favorevoli quelli che oggi puntano l'indice contro Equitalia stessa. Alla faccia di bronzo dei politici si aggiunge quella del giornalismo economico che, quando questi provvedimenti passavano, riportava la notizia ma non era quasi mai capace di darne un'interpretazione critica dicendo, per esempio: 'non e' eccessivo, se uno deve 100 Euro al fisco, che con le sanzioni, gli interessi, l'aggio, ecc. si ritrovi a doverne il triplo?', 'non e' umiliante pignoragli la casa di abitazione o bloccargli l'auto?', 'non e' controproducente, proprio per l'obbiettivo di ottenere il pagamento, pignorare o bloccare i beni strumentali dell'attivita' del debitore?', ecc.

Nell'epoca antica esisteva la schiavitu' per debiti. In epoca medievale e moderna, la reclusione per debiti oppure le prestazioni personali obbligatorie come fare il rematore sulle galere. Fino ad secolo fa o poco piu' il creditore poteva prendersi o far vendere tutti i beni del debitore.[2] Le norme che impediscono la pignorabilita' di alcuni beni essenziali per la vita del debitore sono una acquisizione relativamente recente della civilta', databile fra la fine dell'ottocento ed i primi decenni del novecento, oggi riportate negli articoli 514 e 515 del Codice di Procedura Civile (limiti alla pignorabilita' dei beni del debitore) e nell'articolo 545 dello stesso Codice (limiti alla pignorabilita' dei crediti del debitore, in primis del suo salario).
Non solo, ma lo Stato di diritto, cioe' lo Stato che agisce sulla base delle leggi che regolano il suo funzionamento votate dai rappresentanti del popolo democraticamente eletti, nasce essenzialmente per garantire il cittadino da due cose:
1) dall'azione delle polizie e degli organi inquirenti, quindi per garantirne la liberta' personale, cioe' la liberta' della sua persona fisica;
2) dall'azione del fisco, cioe' per garantire il suo patrimonio, i beni e i redditi essenziali al suo sostentamento, pur avendo l'obbligo di pagare le tasse. Le rivoluzioni borghesi sono state tutte rivoluzioni fiscali. E le tasse, in economia, non sono una variabile indipendente, come ci stiamo accorgendo in questo periodo.

Ovviamente, il creditore piu' forte di tutti e' il fisco, cioe' lo Stato. In quanto unico detentore dell'uso legittimo della forza e' ad esso che tutti gli altri creditori si devono affidare per recuperare i loro crediti. Contro l'uso di una forza legittima, ma ingiusta, il cittadino comune non ha scampo. E' qui il nodo: la legalita', il rispetto delle norme, da parte dell'organo esecutivo, non assicura la giustizia della sua azione. Le campagne per la legalita' io le capisco da parte di testimoni civili, come Don Ciotti, ma non da parte di politici che dovrebbero sapere (e lo sanno: vedi lo spettacolo di questi giorni sull'affare kazako) che la legalita' (meglio: la legittimita') e' un dato formale, e' il rispetto della legge scritta. Ma niente altro. Un mucchio di ingiustizie sono del tutto legali.
Per questo, ben vengano i provvedimenti del Governo Letta[3] che tutelano il contribuente, anche se colpevole di evasione, limitando la possibilita' di pignorargli la casa di abitazione o i beni strumentali dell'azienda o allungando le rateizzazioni o togliendo l'aggio, ecc. Non e' buttando in mezzo alla strada il debitore che il creditore, cioe' lo Stato, recuperera' i suoi soldi o chiedendogli il triplo o il quadruplo della somma evasa per dargli una lezione. Si tratta solo di buon senso. Siamo una societa' che si sta impoverendo a vista d'occhio: pochi giorni fa, il 17 Luglio, abbiamo saputo che un italiano su sei e' povero, uno su dodici molto povero e queste percentuali sono in crescita. E questo anche a causa di una pressione fiscale altissima che fa diminuire il reddito disponibile delle famiglie, quindi i consumi e scoraggia le imprese a creare lavoro. In questa situazione, se anche Equitalia non va con i piedi di piombo, rischiamo il disastro.
Certo, se i politici ammettessero di avere sbagliato in passato sarebbe anche meglio, ma col materiale umano che ci ritroviamo, e' pretendere troppo.

I dati diffusi qualche settimana fa sull'evasione fiscale dimostrano, credo, quanto sto dicendo. Sentire che ci sono 800 miliardi di tasse accertate, sanzioni e interessi iscritti a ruolo e quindi da riscuotere significa dire che lo Stato dovrebbe riscuotere l'intero PIL del settore privato. Ma la stessa Agenzia delle Entrate giudica riscuotibile il 15, massimo il 20% di questa somma e in un arco di tempo di parecchi anni.
Del resto, sull'applicazione delle sanzioni fiscali esiste un vecchio problema che, prima o poi, qualche Governo o Parlamento davvero fattivo dovra' risolvere: se un'impresa non emette una fattura commette una violazione ai fini Iva. Ma questo comportamento altera anche il reddito Ires o Irpef. Ed a certe condizioni anche l'imponibile Irap. Insomma, non ci vuole molto, con una violazione da 100 a dovere 300, 400, 500. E' necessario mettere un tetto ragionevole alla cifra risultante dal concorso delle sanzioni per piu' violazioni, semplicissimo a verificarsi. Oltre ad un tetto sull'aumento massimo, rispetto alla somma originariamente dovuta, risultante dalle sanzioni, dagli interessi e dall'aggio per la singola violazione. E questo proprio per combattere in modo credibile l'evasione.
Non solo, ma i dati citati sull'evasione fiscale hanno dimostrato una cosa che diversi studiosi e osservatori del fenomeno, fra i quali il sottoscritto, vanno segnalando un po' di tempo a questa parte (vedi il mio articolo: [www.finansol.it] ) e che potrebbe essere sintetizzata dicendo che anche per l'evasione vale la 'regola (o principio) di Pareto[4]' (o 'legge dello 80 e del 20%'), cioe' che la maggior parte degli effetti di un fenomeno (l'evasione) viene causata da un numero limitato di cause (gli evasori).
Infatti, il 75% di quella cifra spropositata di 800 miliardi di Euro da incassare e' dovuta da circa 1.200.000 soggetti che devono al fisco in media 500.000 Euro ciascuno. In altre parole, come spiegammo in passato nell'articolo citato nel precedente capoverso, l'evasione si concentra nelle imprese di almeno media dimensione, specie con attivita' all'estero, e nei grandi patrimoni[5], specie con investimenti all'estero. Provare a recuperare questa evasione e' difficile, ma redditizio, e spesso si deve combattere contro falangi di avvocati e protezioni politiche. Dare addosso al piccolo evasore significa invece, per quante violazioni questo possa avere commesso, rischiare di gettarlo nella disperazione. Per cui ben vengano delle norme che lo tutelano. Proprio per recuperare il credito tutte le volte che sia possibile e senza gettare il debitore in miseria.
Un'ultima considerazione. Il 'patto sociale' mai consapevolmente sottoscritto ma che si e' sviluppato ed ha concretamente funzionato in Italia dagli anni cinquanta fino all'inizio degli anni novanta, decade in cui e' entrato in una crisi da cui ancora non e' uscito, si basava, in linea di massima, su uno scambio fra stabilita' del lavoro, presenza di ammortizzatori sociali e maggiori diritti pensionistici per il lavoro dipendente e maggiore liquidita', cioe' maggiori introiti, e minor prelievo fiscale e contributivo per gli autonomi (con maggiori rischi e minori protezioni sociali).

Questo patto e' andato in crisi per tanti motivi: l'insostenibilita' finanziaria del sistema pensionistico, lo spostamento eccessivo della tassazione (e della contribuzione) sul lavoro dipendente che ha frenato la creazione di nuovi posti di lavoro ed ha spinto ad inventare il precariato, l'aumento del debito pubblico che finanziava molti capitoli di questo patto, la crescita eccessiva del numero di lavoratori autonomi che spesso camuffano mansioni da dipendenti e redditi bassi (l'equazione lavoratore autonomo = sicuro benestante e' roba del passato[6]), ecc., ecc.
Rimandando al futuro un'analisi approfondita di questa problematica (ma molti aspetti di essa ho cercato di esaminarli nei miei precedenti articoli su Finansol) dico soltanto che i punti fondamentali per la riscrittura di un 'patto sociale', cioe' fra le diverse componenti della societa' e dell'economia italiana, per i decenni che verranno non potranno che essere costituiti, a mio parere:
1) da un sistema di welfare universale di garanzia di un reddito minimo graduato sul reddito e sul patrimonio disponibile del soggetto e condizionato all'accettazione di proposte di impiego e di attivita' di riqualificazione lavorativa e
2) da una diminuzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente e sull'impresa, cioe' sul lavoro autonomo (perche' la parola 'impresa' questo vuole dire, anche se, ovviamente, non vuole dire solo questo) a fronte di una diminuzione della spesa statale complessiva in rapporto al PIL che la renda economicamente sostenibile e di una redistribuzione della pressione fiscale verso i profitti[7], le rendite e i consumi di lusso che la rendano piu' equa.
Per esempio, perche' non raddoppiare il bollo sui SUV e le auto di lusso?[8] Perche' non aumentare l'Iva al 22% solo sui beni di lusso? Eccetera'¦
[1] Edizioni SugarCo, 1981 ''' 1983. [2] Su questi punti consiglio i romanzi di Dickens o 'I miserabili' di Victor Hugo.
[3] Fra i pochi che abbiano un senso e che non consistano in un rinvio o in un argomento da approfondire meglio.
[4] Vilfredo Pareto (1848 ''' 1923), economista, sociologo, politologo italiano di orientamento conservatore. Forse il maggiore pensatore italiano di questo orientamento che non sia stato di matrice idealista o cattolica. Tutto sommato, poco conosciuto e studiato in Italia.
[5] Che, alle volte, sono di persone fisiche che, giuridicamente, sono lavoratori dipendenti (quasi sempre dirigenti pubblici o privati) oppure soggetti che affiancano lavoro dipendente e autonomo di alto livello.
[6] Facciamo un esempio. Nell'immediato dopoguerra in Italia c'erano 40.000 avvocati per 45 milioni di abitanti. Oggi ce ne sono 250.000 per 60 milioni. La popolazione italiana e' aumentata del 33% in 60 anni, gli avvocati del 525%. Solo a Roma ce ne sono piu' che in tutta la Francia. E' chiaro che in questa popolazione ci sono i principi del foro che guadagnano tantissimo, quelli che guadagnano bene ma evadono dichiarando redditi piu' bassi del reale e quelli che dichiarano redditi bassi perche' hanno redditi bassi, categoria, quest'ultima, in forte crescita con la crisi economica del paese.
[7] Ma attenzione che in questa voce ci sono i redditi da lavoro autonomo e da piccola impresa.
Serve, inoltre, il superamento del nostro folle federalismo fiscale che ha aumentato le imposte e reso meno controllabile la spesa, specie a livello regionale.
[8] L'IVA meglio di no, perche' il giorno dopo questo aumento nessuno acquisterebbe piu' un mezzo simile in Italia, ma lo farebbe all'estero.
(Tratto da: http://www.finansol.it)