Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Proposta di riforma pensionistica italiana adottando la "Somma 100" con alcuni accorgimenti riequilibrativi



di Claudio Martinotti Doria

L'esigenza di elevare l'età pensionabile a 67 anni è legittima, iniziativa per altro prevedibile ed attesa da anni da chiunque sia minimamente informato sulla situazione sociale ed economica del paese ed europea. Ma occorre che sia parte di una riforma organica, articolata e strutturale che porti un riequilibrio nel sistema, ed ad una maggiore equità

Personalmente ritengo si debba intervenire su tutte le pensioni e non solo parzialmente, e Le sarei grato se queste mie proposte pervenissero alla dirigenza dei vari ministeri con competenze in merito all'argomento.

La mia proposta prevede di pervenire gradualmente alla "somma o quota 100" (come meglio descritta in seguito) applicando i seguenti presupposti e premesse:

- l'eliminazione delle attuale "finestre" che rinviano di 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per i lavoratori autonomi l'erogazione della pensione al raggiungimento dei requisiti richiesti, per cui si deve andare in pensione al raggiungimento della somma o quota 100 (somma dell'età anagrafica e del numero di anni contributivi versati) senza altri trucchi, rinvii e postille ...

- il recupero agevolato degli anni che risultassero mancanti perché il datore di lavoro non ha effettuato i versamenti contributivi o perché non si era in grado di effettuarli per difficoltà finanziarie. Stante la buona fede dell'utente si deve provvedere a fornirgli la possibilità di effettuare i versamenti mancanti in forma rateizzata ed agevolata, senza penali ma anzi con riduzione degli importi dovuti

- la possibilità per chiunque di effettuare versamenti contributivi volontari all'INPS per potersi dotare di una pensione, anche se svolge attività non remunerate, come ad esempio coloro che si occupano delle famiglie, degli anziani non autosufficienti, dei malati cronici, dei portatori di handicap, ecc., con alcune agevolazioni e riduzioni in quanto svolgono un'attività di notevole valore e utilità sociale;

- la base di partenza per ogni pensione erogata deve essere quella che attualmente si definisce la "minima", dalla quale si deve partire per calcolare l'ammontare della pensione cui si è maturato il diritto. La pensione minima si deve considerare diritto acquisito nel momento in cui si è pervenuti a 20 anni di versamenti contributivi previdenziali, dal 21 anno di contribuzione le somme concorreranno ad aumentare la base pensionistica dalla somma minima erogabile in su ...
E' inaccettabile che vi siano attualmente situazioni per cui alcuni lavoratori autonomi dopo 20 o addirittura 35 anni di contribuzione non abbiano maturato il diritto alla pensione minima, quando in passato dipendenti pubblici sono andati in pensione con 15 anni e sei mesi di contribuzione ed attualmente percepiscono pensioni da 1200 euro mensili (e sono decenni che le percepiscono e continueranno a percepirle, mentre i lavoratori autonomi è probabile che le potranno godere solo pochi anni ...). A queste gravissime sperequazioni occorre porre rimedio, senza indugio.  

Che siano stati per tutta la vita lavorativa collaboratori occasionali o a progetto, con contratti precari o atipici, non deve importare: la pensione minima deve essere garantita a tutti coloro che sono pervenuti ai 20 anni effettivi di versamenti contributivi, purché i periodi di interruzione (di disoccupazione) siano compensati con versamenti contributivi volontari agevolati ...

E' dovere politico e morale fornire basi certe per coloro che sono obbligati ad effettuare versamenti previdenziali, hanno il diritto di sapere che fine faranno il loro soldi versati all'INPS, in che modo saranno loro restituiti sotto forma di servizi ed erogazioni future, ALTRIMENTI SAREBBE MEGLIO NON FARGLIELI VERSARE E DIRE A TUTTI CHE OGNUNO SI ARRANGI COME PUÒ per provvedere alla propria vecchiaia, SAREBBE PIÙ ONESTO.

Io credo che la proposta cui ho fatto cenno, già avanzata da alcune parti sociali, della cosiddetta SOMMA 100, sia la più adeguata come riforma del sistema pensionistico, occorrerebbe cioè che per andare in pensione la somma dell'età anagrafica più il numero di anni di versamenti previdenziali effettuati desse come risultato 100. Ad esempio si potrebbe andare in pensione a 65 anni con 35 anni di contributi effettuati oppure a 63 anni con 37 di versamenti contributivi

E' probabilmente la riforma meno dolorosa e più efficace per ottenere risultati positivi in tempi brevi ed eliminando le sacche di privilegio ancora in essere. L'applicazione deve essere graduale ma non lenta, soprattutto si devono eliminare tutte le discriminazioni tutt'ora esistenti tra lavorato autonomi, dipendenti, e pubblici, cui si deve riservare uguale trattamento. Ad esempio adesso i lavoratori dipendenti possono andare in pensione a 60 anni di età con 35 anni di versamenti contributivi mentre quelli autonomi devono attendere i 61 anni. Ebbene entrambi dovrebbero poter andare in pensione alla stessa età, e quindi la riforma dovrebbe essere applicata dai 60 anni di età per entrambi, ogni due anni dovrebbe essere elevata l'età anagrafica di un anno, in modo che entro 10 anni si pervenga alla fatidica QUOTA 100, cioè entro il 2022 si deve poter essere a regime.

Oppure si potrà decidere di consentire di andare in pensione anche prima, ma l'erogazione in tal caso sarà proporzionale all'ammontare dei contributi effettivamente versati (quindi applicando il sistema contributivo), le pensioni saranno erogate mensilmente in base alle prospettive di vita (per cui la pensione sarà inevitabilmente di modesta entità se si andrà in pensione prima del tempo). Si dovrà cioè applicare un principio di proporzionalità e penalizzazione per chi decide di andare in pensione prima di aver raggiunto la quota 100.

Al tempo stesso occorre ridimensionare i privilegi concessi in passato, in tempi di gravissima crisi come quella attuale E' IMPENSABILE ED INGIUSTO CONSERVARE PRIVILEGI ANACRONISTICI frutto di tempi passati gestiti irresponsabilmente, come le pensioni baby o le super pensioni, entrambe devono essere limitate con riduzioni delle loro entità, anche significative, ad esempio riducendo di un 15-20 per cento le pensioni baby e ponendo un tetto alle superpensioni, ad esempio di 6 o 7000 euro.

Le pensioni sociali devono essere eliminate e sostituite da effettivi sostegni e servizi alle famiglie ed alle condizioni di vita di ogni singolo soggetto indigente, come avviene in altri paesi europei più civilizzati ed evoluti del nostro, leggetevi in proposito l'esaustivo articolo pubblicato su: http://temi.repubblica.it/micromega-online/se-anche-la-bce-fa-il-tifo-per-il-reddito-di-cittadinanza Del resto sarebbe anche ingiusto dal punto di vista economico ed etico fornire una pensione a coloro che non hanno mai effettuato alcun versamento contributivo e previdenziale o ne hanno effettuati ma irrisori, segnale inequivocabile di rifiuto ideologico delle istituzioni previdenziali oppure di evasione voluta e perseverante, essendo impossibile che un individuo non abbia mai lavorato nel corso dell'intera sua esistenza. Per coerenza questi individui non possono pretendere che lo stato provveda a loro erogando una pensione, se in precedenza non hanno mai aderito e contribuito al sistema previdenziale, altrimenti sarebbe l'ennesima manifestazione di parassitismo culturale e sociale.

Sarebbe infine opportuno fare in modo che non vi fossero sperequazioni (come avviene attualmente) tra i vari settori professionali, nella percentuale contributiva che deve essere versata all'INPS proporzionalmente al reddito, vi sono infatti categorie professionali che godono di eccessivi privilegi ed altre che sono penalizzate, arrivando anche a differenze triple nella percentuale contributiva obbligatoria (dall'8% fino al oltre il 30%).

Inoltre bisognerebbe eliminare le gestioni separate dell'INPS, come per i lavoratori precari, atipici, cioè i collaboratori occasionali e a progetto. Tali figure lavorative, nel corso di una vita professionale possono costituire fasi temporanee di lavoro in attesa di procurarsene un altro, e quindi è assurdo che sia gestito separatamente dall'INPS e concorra a formare una seconda pensione (che sarà probabilmente di modestissima entità). Sarebbe più saggio che potessero confluire in un'unica gestione e quindi in un'unica pensione, al momento che siano maturati i diritti, e che gli anni in cui si sono effettuati i versamenti contributivi come lavoratori atipici siano considerati alla strenua degli altri, concorrendo al calcolo degli anni contributivi cumulativi per maturare il diritto anagrafico alla pensione, ponendo eventualmente una soglia minima di versamento annuale (ad esempio 2000,00 euro annui).

Se non si interviene su questo equo percorso concettuale riformistico, si rischia di generare un diffuso senso di ingiustizia, malevolenza e frustrazione popolare che potrebbe sfociare in violenza e pericolosa conflittualità sociale, che renderebbe la situazione del tutto ingestibile, e porterebbe il paese all'ingovernabilità, un incubo che credo non gioverà a nessuno.

Inoltre è inutile nascondere il fatto che l'INPS si troverà fra non molto in gravi difficoltà gestionali se non si interverrà con una riforma previdenziale adeguata, che sia recepita come appropriata ed equa dalla cittadinanza.

Cordiali saluti

INDIGNADOS. Un Movimento che Brancola nel Buio


Scritto da Francesco Carbone http://www.usemlab.com

Non è un crimine essere ignoranti in economia, dopo tutto si tratta di una disciplina specializzata, considerata dalla maggior parte delle persone una triste scienza. Ma è totalmente irresponsabile fare la voce grossa ed esprimere opinioni in materie economiche mentre si persiste in tale stato di ignoranza. (Murray. N. Rothbard)
Il movimento di protesta contro Wall Street e le banche è arrivato anche in Italia. Questo weekend appena trascorso se ne sono accorti un po' tutti quanti. In qualche modo, la gente comune si sta svegliando dal torpore. Se nel 2008 aveva accettato in maniera impassibile che migliaia di miliardi venissero elargiti per salvare impunemente il settore finanziario, a questo giro i cittadini sembrano non stare più al gioco.
Bisogna anche ammettere che, dai movimenti di protesta di qualche anno fa a quelli odierni, un qualche miglioramento ci sia stato: finalmente in molti sembrano aver capito come il problema di questa crisi abbia proprio a che fare con le banche e con i politici, ovvero con un certo grado di collusione tra i due gruppi.
Come non simpatizzare quindi per Occupy Wall Street e per tutti gli indignati? Stanno semplicemente provando a ribellarsi a quell'elite dell’1% che continua ad arricchirsi ai danni del 99% della popolazione. Questo è infatti proprio lo slogan principale di Occupy Wall Street: noi siamo il 99% (we are the 99 percent).
Se ho aperto questo sito dieci anni fa è proprio perché, dopo aver indagato dietro alla bolla finanziaria di fine millennio, scoprii qualcosa di ancora più grosso, scoprii quello che le masse hanno solo cominciato ad intuire oggi. Rimasi indignato, e l’indignazione mi spinse a continuare la ricerca e a diffonderla a quante più persone possibile, perché ero sicuro che tutto questo sarebbe accaduto. Oggi sta accadendo. E siamo solo all'inizio.
Gli indignati hanno ragione da vendere: chi ha imbastito questo sistema ha tolto loro il futuro, li ha condannati a un tenore di vita che da qualche anno non fa che scendere e che nel prossimo futuro è destinato a calare ulteriormente. Tuttavia chi protesta ha dimostrato di non avere capito tante cose, forse troppe. Non lo sa ma ancora brancola nel buio. Purtroppo costituisce un 99% che rientra quasi integralmente nel 99.99% di ignoranti totali in materia di economia.
Tranne qualche gruppo americano minoritario, illuminato da Ron Paul e dal movimento End the Fed, gli indignati non hanno capito né le cause né le dinamiche della crisi. Non hanno capito le ragioni del proprio malessere. E questo per il semplice motivo che non hanno alcuna cultura economica, senza cui non è possibile maturare proposte e soluzioni che portino realmente verso una via d’uscita.
Pochi di coloro che protestano sanno come funzioni il sistema bancario, sanno cosa sia davvero il denaro. Pochissimi hanno capito quale sia la vera Tragedia dell'Euro che da questa sponda dell’atlantico sta accelerando la resa dei conti del fallito Eurosistema. E senza aver ben chiaro tutto ciò si rischia non solo di buttare al vento parole ed energie, ma anche di tirarsi la zappa sui piedi.
Senza una cultura economica adeguata questo massiccio movimento di protesta corre solo il rischio di cambiare il futuro in peggio, così come lo cambiarono (in peggio) i movimenti del ‘68. Non è un caso che a comandare, oggi, accanto a coloro che allora approfittarono di tutto quello scompiglio, siano proprio quei cialtroni che oltre 40 anni fa guidarono una rivoluzione culturale fondata su idee economiche tremendamente sbagliate.
Anzi possiamo dire che l’allenza tra banchieri politici e classe dirigente (politica e non) che costituisce gran parte di quell’1%, ha potuto trovare continuità e supporto solo in quell’infimo livello culturale nato nel ‘68. Questi di oggi sono i risultati inevitabili. Nel tempo sono cambiate le facce ma non è affatto cambiata la sostanza, che nel tempo si è solo ulteriormente deteriorata: il sistema economico basato sullo statalismo e sull’interventismo sta continuando a marcire a ritmo sempre più veloce mentre si continua ad accusare un morto ucciso oltre 100 anni fa.

COL WEB INIZIA LA “FUGA DALLO STATO”. Organizzato un incontro di studio nel Monferrato sulle Comunità Volontarie


Fonte: Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it

DI LEONARDO FACCO

Internet non ha rappresentato solamente un’innovazione tecnologica dalle applicazioni più disparate. La Rete è molto di più, essa rappresenta il modello socio-politico che centinaia di anni di teoria libertaria hanno immaginato, dibattuto, elaborato, proposto. Il Web è il prototipo del mondo che un anarco-capitalista vorrebbe vivere, è l’insieme delle comunità volontarie per antonomasia, è la prova provata che “la società senza Stato” non è un’utopia. In quel mondo un po’ virtuale, ma un po’ no, si fanno concreti alcuni dei principi che il movimento libertario – ovvero coloro che, storicamente, hanno pensato ed agito in termini di libertà individuale – ha iniziato a far conoscere al mondo da Rothbard in poi, ma che sono argomento di dibattito filosofico ed intellettuale dai tempi Lao Tzu.
La difesa della vita, della libertà e della proprietà sono i paradigmi su cui si fonda il libertarismo. La non aggressione è il principio che sottende la costruzione di un’aggregazione di persone libere. La libertà di scegliere è la pietra angolare su cui prende forma l’azione umana, ovvero il diritto di ciascuno di noi di poter fare quel che si vuole, nel pieno rispetto delle volontà e dei diritti di proprietà altrui. Per dirla con Herbert Spencer è “la legge della eguale libertà”. Internet è tutto questo.
Il World Wide Web rappresenta la voglia di “Fuga dallo Stato”, come dal titolo di uno dei primi libri che la mia casa editrice ha pubblicato oltre 10 anni fa. Scriveva Alberto Mingardi in quel volumetto: “Internet è qualcosa di più di un semplice strumento. E’ un nuovo mondo in cui operare, un mondo senza Stato dove, liberamente, milioni di individui decidono di incontrarsi. Nell’epoca della crisi dello Stato nazione, esempi come quello di Laissez Faire City o delle città private americane appaiono quantomai illuminanti”.
Libertà e Stato rappresentano due concetti antinomici, forse agli antipodi, ed indicano due mondi diversi. Se lo Stato fonda sé stesso sull’idea della “dittatura delle maggioranze sulle minoranze”, sulla “oppressione legislativa e del diritto positivo”, sulla “schiavitù fiscale”, “sugli “inviolabili confini territoriali”, sul “monopolio della violenza”, dire libertà significa, al contrario, pensare all’individuo come epicentro della sovranità, altresì all’idea che liberi individui possono scegliere di stare insieme per comunanza di idee, di escludere qualcun altro per incompatibilità ideologiche, di appartenere alla stessa “nazione” pur essendo lontani l’uno dall’altro. All’idea di Stato, insomma, si contrappone quella di comunità volontaria, alla quale si accede non per cooptazione benevola, ma per contratto. Dalla quale si può essere estromessi se, diversamente, viene a mancare il rispetto di quei presupposti, e di quelle regole (non per forza scritte), che fanno di quel gruppo di persone una “società fra affini”.
In Internet, tutto questo è già realtà e non sono degli avatar che decidono ed agiscono. Se Tizio può essere accolto fra gli amici di Caio su Facebook, la scelta spetta ad un individuo in carne ed ossa, che così come lo accetta nella sua stretta cerchia, senza chiedere permesso ad alcuno, può decidere di escluderlo dal suo mondo per ragioni altre. Tutto con un click, anche se quel click sottende un pensiero filosofico forte.
In Internet nascono, muoiono e vivono milioni di comunità tra le più disparate (con milioni di individui attivamente impegnati), per accedere alle quali non esiste alcun diritto costituzionale o legale.
Molto altro però, in Rete, è già realtà: dai social network alle scuole private che non rilasciano titoli di studio, dalle comunità di scambisti a quelle che si occupano di transazioni economiche di ogni genere, da raggruppamenti che parlano e scrivono solo lingue minoritarie ai nazionalisti integralisti. Grazie al Web esse convivono nella loro estrema diversità. Lì dentro assistiamo al rifiorire di istituzioni naturali ed “a-statali”, frutto sin dagli albori dell’ordine spontaneo dell’interazione individuale, come lo sono state in passato la lingua, i mercati e la moneta. Con riferimento a quest’ultima ad esempio, il progetto “Bit-coins” sta incrinando l’idea che solo una Banca Centrale possa emettere e/o stampare denaro.
Certo, la miriade di comunità volontarie che occupano il mondo digitale sono perlopiù “a-territoriali”, ma non per questo continueranno ad esserlo in futuro. Internet è una palestra straordinaria per quelle idee coerentemente liberali che vogliono trovare sfogo nel mondo reale. L’empirismo internettiano è il passo intermedio per costruire, in un prossimo futuro, comunità volontarie alla luce del sole, magari sulla scorta di quel proprietarismo condominiale poggia le sue basi sulla libera contrattazione e sull’adesione convinta a regolamenti specifici.
Il 5 e 6 novembre prossimi, presso l’Agriturismo Amarant a Bergamasco (Al), si terrà una due giorni di discussione e dibattito su “quale futuro per le comunità volontarie”, un’iniziativa ideata da Gian Piero de Bellis e da Carmelo Miragliotta. Ecco alcuni dei temi che verranno proposti:
1-“Come in assenza di norme le persone tendono ad ordinarsi autonomamente in base al minor dispendio di energia” (Giuliana Barbano);
2-“Comunità volontarie e problematiche culturali: quali dinamiche libere di apprendimento, scuole delocalizzate, condivisione e creatività sociale svincolate o meno dall’ottica mercantile” (Vincenzo Grossi);
3- “Metodologia per la creazione delle regole condivise in una comunità volontaria di affini” (Mauro Gargaglione);
4- “Comunità volontarie e strumenti di pagamento (bitcoins e altro)” (Sergio De Prisco);
5- “Comunità Volontarie: l’utilità per gli individui che ne fanno parte; il vantaggio derivante dalla competizione tra comunità; la libertà individuale che ne deriva dal poter scegliere (e/o abbandonare) la comunità di appartenenza” (Carmelo Miragliotta);
6- “Comunità volontarie e realtà territoriali (come risolvere problemi territoriali in/tra comunità a-territoriali)” (Gian Piero De Bellis);
7- “Ego-libertarismo: quali azioni per liberarsi dello Stato” (Leonardo Facco)
In conclusione: “comunità volontarie” e “comunitarismo” non vanno confusi. Se il secondo poggia sul credo che la comunità debba sempre avere la precedenza sull’individuo e sulle sue preferenze, le prime – all’opposto – fondano la loro ragion d’essere sull’adesione convinta e non coercitiva di individui unici e consapevolmente liberi.
LINK ORIGINALE PER IL CONVEGNO: http://www.ilgiornale.it/cultura/il_convegno/16-10-2011/articolo-id=551959-page=0-comments=1

INVOCO L'ORDALIA PER BERLUSCONI E BOSSI

di Claudio Martinotti Doria

Allo stato attuale dell'aberrante situazione politica italiana, per dare un forte segnale di svolta ed alimentare qualche speranza per il popolo italiano, soprattutto per i giovani, suggerirei di ispirarsi alla storia, che per chi la studia è sempre stata una grande maestra di vita.

Consiglierei di sottoporre Berlusconi e Bossi all'ORDALIA.

Precisamente dovrebbe svolgersi in questo modo:

- estrarre a sorte una decina di nominativi dalla popolazione di classe modesta e di età media ed avanzata, pensionati al minimo, disoccupati ed in mobilità, lavoratori precari, operai ed impiegati generici, ecc..

- fornire loro un'arma da fuoco di medio e grosso calibro secondo le loro preferenze e capacità, e proiettili in grande quantità

- posizionare Berlusconi e Bossi immobilizzati a 25 metri di distanza da loro, eventualmente con il conforto di qualche loro concubina ed escort

- lasciare ai dieci sorteggiati la facoltà di sparare o meno a uno di loro o a tutti e due, per tutto il tempo che riterranno necessario, o fino ad esaurimento del munizionamento

- garantire loro l'assoluta impunità, qualsiasi scelta ed azione compiano nei confronti dei due politici, saranno lasciati liberi di tornare nelle loro abitazioni nel più assoluto anonimato

Secondo Voi come andrà a finire?

Il mio dubbio non è se spareranno o a chi, ma quanti proiettili dovrà estrarre il medico legale dalle salme ...

Basta cazzeggiare. La riforma delle pensioni non è più procrastinabile


di Claudio Martinotti Doria

Non avendo un governo degno di credibilità, essendo privo di capacità e competenze, parassita e cialtrone, non sarà mai in grado di affrontare una inevitabile riforma delle pensioni, con un approccio serio, ragionevole, calibrato e soprattutto responsabile e lungimirante.

Finora ha cazzeggiato ed è intervenuto con trucchi parassitari, ingannevoli e predatori, una specie di saccheggio mimetizzato, come il posticipare l'erogazione della pensione di 12 mesi per i lavoratori dipendenti o 18 mesi se lavoratori autonomi, una specie di estorsione legalizzata coatta ai danni di chi aveva acquisito il diritto alla pensione, senza aver effettuato alcun confronto con le parti sociali, senza alcuna trattativa e vera riforma. ESATTAMENTE COME SE UN DEBITORE UNILATERALMENTE DECIDESSE DI RIMBORSARE IN RITARDO E IMPONESSE UNA RIDUZIONE DELL'AMMONTARE DEL SUO DEBITO VERSO IL CREDITORE … un atto palesemente illegittimo, ma siccome ad eseguirlo è il governo, non lo si può perseguire …

Ma in futuro, con la crisi che rende la situazione sempre più grave e pericolosa, non potranno più continuare a cazzeggiare in questo modo, con provvedimenti tampone occasionali, slegati ed imposti con prepotenza dalle circostanze contingenti, DOVRANNO PRIMA O POI RIFORMARE SUL SERIO IL SISTEMA PENSIONISTICO e soprattutto dovranno smetterla di raccontare fandonie sulla reale situazione dei conti e delle prospettive previdenziali, con il patetico balletto delle cifre e delle previsioni.

Come quelle inerenti i giovani lavoratori precari (collaboratori occasionali e a progetto), che a seconda dei momenti e delle fonti affermano andranno in pensione con il 10 per cento o con il 30 per cento o forse con il 50 per cento del loro ultimo reddito. COSE' UN GIOCO SULLA PELLE DI CHI LAVORA E SOFFRE? Comportamento irresponsabile che può solo generare inquietudine e paralizzare le scelte e le iniziative dei giovani, con gravi ripercussioni famigliari, sociali ed economiche.

E' dovere politico e morale fornire basi certe per coloro che sono obbligati ad effettuare versamenti previdenziali, hanno il diritto di sapere che fine faranno il loro soldi versati all'INPS, in che modo saranno loro restituiti sotto forma di servizi ed erogazioni future, ALTRIMENTI SAREBBE MEGLIO NON FARGLIELI VERSARE E DIRE A TUTTI CHE OGNUNO SI ARRANGI COME PUO' per provvedere alla propria vecchiaia, SAREBBE PIU' ONESTO.

Io credo che la proposta avanzata da alcune parti sociali della cosiddetta SOMMA 100 sia la più adeguata come riforma del sistema pensionistico, occorrerebbe cioè che per andare in pensione la somma dell'età anagrafica più il numero di anni di versamenti previdenziali effettuati desse come risultato 100. Ad esempio si potrebbe andare in pensione a 65 anni con 35 anni di contributi effettuati. E' probabilmente la riforma meno dolorosa e più efficace per ottenere risultati positivi in tempi brevi ed eliminando le sacche di privilegio ancora in essere. Oppure si potrà decidere di andare in pensione quando si vuole ma l'erogazione sarà proporzionale all'ammontare dei contributi effettivamente versati, erogati mensilmente in base alle prospettive di vita (per cui la pensione sarà inevitabilmente di modesta entità se si andrà in pensione prima del tempo).

Al tempo stesso occorre ridimensionare i privilegi concessi in passato, in tempi di gravissima crisi come quella attuale E' IMPENSABILE CONSERVARE PRIVILEGI ANACRONISTICI frutto di tempi passati gestiti irresponsabilmente, come le pensioni baby o le super pensioni, entrambe devono essere limitate con riduzioni delle loro entità, anche significative, ad esempio riducendo di un 10-15 per cento le pensioni baby e ponendo un tetto alle superpensioni, ad esempio di 5000 euro.

Se non si interviene su questo percorso concettuale riformistico, si rischia di generare un diffuso senso di ingiustizia, malevolenza e frustrazione popolare che potrebbe sfociare in violenza e pericolosa conflittualità sociale, che renderebbe la situazione del tutto ingestibile, e porterebbe il paese all'ingovernabilità, un incubo che credo non gioverà a nessuno.