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"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Addio 2008. E' stato un anno bisestile economicamente nefasto, nel quale sono emersi problemi di una economia mondiale drogata di credito facile

Addio 2008. E' stato un anno bisestile economicamente nefasto, nel quale sono emersi parte dei problemi di una economia mondiale drogata di credito facile
Fonte: Associazione Culturale Usemlab di Torino, http://www.usemlab.com
di Francesco Carbone
Poco più di 24 ore e il 2008 ci lascerà. Chi non ne vedeva l'ora? E' stato un anno bisestile economicamente nefasto. L'anno in cui sono venuti al pettine gran parte dei problemi di una economia mondiale drogata di credito facile per troppi anni. Con conseguenze più o meno visibili e palpabili per tutti quanti. Ma ancora serpeggianti. Nessuna vera bastonata in capo.
Le borse chiudono con ribassi tra il 40% e il 50% e lanciano un segnale inequivocabile, ma solo a chi le segue da vicino. Non molti. La maggior parte si sentono al sicuro nei titoli di stato. E così in questo dicembre non sembra essersi visto niente di eccezionale rispetto alle feste natalizie degli anni precedenti. Qualche negozio che più furbamente ha anticipato i saldi di un mese, forse qualche soldo in meno speso ancora meno allegramente, ma in fin dei conti nelle strade italiane non si è visto molto di diverso rispetto al passato. Strano, ancora molto strano.
La medicina fornita dai supereroi che pensano di poter pianificare le vite della gente (verso la rovina totale), è stata ovviamente sempre la stessa, in salsa appena diversa ma in dose più massiccia di sempre. Non più credito facile, che non serve più a nessuno e a questo punto possono goderne solo in pochi. Invece tanto ma proprio tanto nuovo denaro facile, fresco di stampa, purtroppo a favore delle prime vittime della crisi: sistema finanziario e mutuatari colposi della bolla immobiliare.
Chi ha sbagliato non paga, anzi ne beneficia per primo. Se qualcuno chiama questo sistema capitalismo si sbaglia di grosso. Il capitalismo dovrebbe punire chi sbaglia, non premiarlo. Anzi che stampare soldi per tutti (nell'illusione che possa servire a qualcosa), si stampa sempre per chi sbaglia o sta all'inizio della catena di produzione del denaro. Gli altri, soprattutto i risparmiatori, pagano per tutti. Ma ancora non lo sanno. Forse lo capiranno nel 2009. O nel 2010.
I soldi che escono dalla stampante monetaria impiegano sempre qualche mese o anno prima di far emergere i nuovi danni. Quelli emersi nel 2008 sono l'effetto della politica monetaria degli anni 2001-2003. Quelli frutto delle politiche monetarie di quest'anno si materializzeranno in pieno forse tra un paio d'anni. Il ciclo è sempre più corto. L'onda si restringe nelle sue oscillazioni ma si carica sempre più di potenza per arrivare alla staffilata finale con la violenza di uno tsunami. Che non è certo quello arrivato quest'anno. Piuttosto quest'anno, con il rafforzamento del dollaro, il crollo del petrolio e di altre materie prime, si è assistito a qualcosa che assomiglia più al mare che si ritira. Per caricare l'onda finale.
Le cure raffazzonate da chi non sa più che pesci prendere sono sempre più ridicole. I signori banchieri centrali sono oramai entrati ufficialmente nel loro esperimento economico. Così diceva il Wall Street Journal qualche settimana fa per bocca di un ex-FED e co-autore con Bernanke di diversi articoli accademici: "siamo al grande esperimento economico". Noi lo avevamo detto e scritto nel 2002. Si legga il libro, articolo del 2002, pag 116: il grande esperimento economico. Sei anni e qualche mese di anticipo sul WSJ. Not bad!
Poveri banchieri centrali incaricati della gestione di un denaro basato sul nulla: non sanno neanche più coordinarsi bene. Tagliano i tassi, prevedibile troppo prevedibile, ma in maniera confusa, creando ulteriori sconvolgimenti e quasi panico nei mercati valutari. Come se non bastassero i movimenti naturali dei coriandoli di ogni colore e forma, che oramai dietro le decisioni dei banchieri centrali si muovono tra di loro come impazziti.
Altro che guardiani della stabilità. I banchieri centrali sono i principali fautori delle maggiori instabilità di un sistema capitalistico basato su false premesse. Sono i guardiani del caos e della confusione.
Per chi ha vissuto tanti anni a Londra il movimento più sconvolgente nel mercato valutario è forse quello della sterlina che è precipitata in questo fine anno 2008 verso la parità con l'euro. Era un movimento da noi atteso. La spinta fino a 0.90 era nei grafici da diversi anni. Sempre rimandata e ritardata. Lo abbiamo sempre temuto quando vivevamo a Londra e risparmiavamo in sterline, prontamente convertite in neuri, o ancora meglio in lingotti d'oro e argento.
Ma vedere, di fatto, che quella bella banconota da 20 pounds con la faccia della regina abbia oggi lo stesso potere di acquisto dei nostri bruttissimi venti euro colpisce veramente anche il senso estetico ancora prima che quello economico. E fa ancora più senso sapere che nel giro di un anno e qualche mese si può comprare, tra svalutazione sterlina e calo dei prezzi, un appartamento nella capitale inglese alla metà del valore rispetto a quello di un anno fa. Viene voglia di prendere il primo aereo e andarsi a cercare un bell'appartamento a Londra. Magari con calma nel 2009. Mai avere fretta di comprare. Nei periodi di crisi le opportunità non mancheranno.
Auguriamo a tutti quanti un anno nuovo migliore di quello appena passato. Non possiamo sapere se il cuscinetto fornito dai tassi di interesse, decisi arbitrariamente dai banchieri centrali, e oramai appiattiti sullo zero per cento, riuscirà a mettere la pezza giusta per dare vita a un altro miniciclo di un anno o due. Oppure se la rabbia di un mercato strapazzato dal pianificatore centrale si ribellerà senza pausa ai propri goffi manipolatori. Lo capiremo man mano già dalle prime settimane di gennaio. Per ora godiamoci questo capodanno. Addio 2008 e auguri di un felice 2009 a tutti quanti.

IL CASO MADOFF, ovvero come hanno spregiudicatamente fagocitato ricchezza sociale e continuino impunemente a farlo, ricorrendo a disinformazione e mis

IL CASO MADOFF, ovvero come hanno spregiudicatamente fagocitato ricchezza sociale e continuino impunemente a farlo, ricorrendo a disinformazione e mistificazione ...
Fonte: Movimento Libertario, http://www.movimentolibertario.it/home.php
Di Llewellyn H. Rockwell, Jr.
Il mistero di Bernard Madoff tra cento anni sarà leggenda. Come il più grande criminale finanziario della storia, ha preso un semplice imbroglio da dilettanti – lo schema di Ponzi – e lo ha trasformato in un impero globale da circa 50 miliardi di dollari.
Un ingrediente base è stato l'intelligenza finanziaria. Madoff ne possedeva a secchi. All'inizio della sua carriera, era un genio, un vero innovatore. Ha unito questo con una stupefacente assenza di coscienza, dato che il suo raggiro era basato fondamentalmente sulla menzogne e sul furto. La differenza fra lui e tutti quelli che l'hanno preceduto è stata la sua dimensione grandiosa, la più grandiosa dimensione immaginabile.
C'è un detto nel mondo dell'economia austriaca sul ciclo economico. La sfida non è di spiegare i fallimenti aziendali. Essi fanno parte del normale corso della vita e sono il segno di un'economia sana. La sfida è di spiegare “il grappolo di errori” che si verifica all'inizio di una recessione. Come potrebbero così tanti sbagliare così tanto tutti all'incirca nello stesso momento? Il ciclo economico è un fallimento sistemico, non soltanto un errato giudizio di pochi.
Così è con lo schema di Madoff. Il mistero non è come una persona abbia potuto imbrogliare poche altre. Lo schema in cui gli “investitori” di ieri sono pagati con i soldi delle nuove vittime è noto ovunque e probabilmente da sempre – e sempre va a gambe all'aria fino al disonore totale del suo creatore. È un esempio classico di come le leggi morali siano auto-imposte nel mondo dell'economia.
La differenza critica questa volta è che Madoff ha messo in atto il suo schema durante un boom economico, un periodo in cui il normale senso d'incredulità della gente è relegato in soffitta. Ciò fa parte della grave distorsione culturale introdotta dal denaro allegro. Il denaro è il bene più ampiamente richiesto nella società e la Fed ne produce nuove quantità non come riflesso di una nuova ricchezza reale, ma puramente per decreto amministrativo.
In un certo senso il denaro allegro fa letteralmente impazzire tutti, conducendo a ciò che talvolta viene chiamato “follia delle folle.” Guido Hulsmann spiega tutto ciò nel suo nuovo libro notevolmente attuale e rivelatore: The Ethics of Money Production. Con lo stimolo artificiale della macchina del credito, le moltitudini sono disposte a credere in qualcosa che non potrebbe mai essere vero. Nel caso di Madoff, che avrebbe potuto, anche con i mercati in calo, guadagnare il 15-20% l'anno senza rischio.
Perché no? Quasi tutti hanno creduto in una certa versione del mito. Abbiamo creduto che i prezzi delle case sarebbero aumentati sempre di più malgrado la realtà che le case sono cose fisiche che si deteriorano a partire dall'instante in cui sono finite, proprio come le automobili o i computer o qualsiasi altra cosa. Perché abbiamo creduto questo delle case? Di nuovo, dovete guardare al sistema monetario fraudolento per capire il perché.
E abbiamo creduto di poter diventare tutti milionari mettendo i nostri soldi nelle azioni di aziende che in realtà non stavano guadagnando o pagando i dividendi, aziende la cui ricchezza era interamente basata sulle infusioni di contanti dal mercato azionario che a loro volta erano basate sulla convinzione che altri avrebbero comprato le azioni ecc. Cioè abbiamo creduto che ottenere qualcosa dal nulla fosse possibile e che chiunque non lo credeva fosse un fesso. È esattamente ciò che la gente ha creduto durante le altre grandi inflazioni della storia.
Peggio ancora, abbiamo creduto che comprare quelle azioni non costituisse un consumo, ma un risparmio per il futuro. Infatti, la gente ha attaccato regolarmente i dati ufficiali sul risparmio perché non includevano quel che la gente stava “risparmiando” nei termini dei loro portafogli azionari. In modo simile, la gente misurava la nostra ricchezza nazionale non in termini di capitale accumulato, ma piuttosto con i dati del consumo, come se i ripiani da cucina in granito in case più grandi fossero una misura di ricchezza anziché l'opposto: un consumo della ricchezza.
La sinistra è brava ad attaccare gli stipendi delle banche d'investimento ed essi erano effettivamente fuori dal mondo. Ma anche questi non rappresentavano un problema unico, ma un'ulteriore prova di una finanza inflazionistica. In un'economia di bolla, i soldi inseguono cos'è più di moda e i servizi finanziari lo erano. Così gli stipendi erano mercato. Ad essere sfrenatamente distorto era il mercato in sé.
Parliamo ora della finanza governativa durante questi anni. Il mercato ha provato a correggersi a partire dal 1999-2001, ma il governo non lo avrebbe tollerato. Al contrario, ha usato ogni segno di discesa come giustificazione per mantenere l'illusione, creando miliardi e miliardi di nuovi dollari. La Fed ha abbassato sempre più i tassi di interesse malgrado l'inesistenza di risparmio disponibile che li giustificasse.
(I tassi a basso interesse in un sistema monetario sano sono un riflesso di capitale accumulato e consumo rinviato. Quando la Fed li abbassa durante un boom, sta creando un pericoloso miraggio.)
Si è fermato qualcuno a chiedersi dove il governo trovava tutti questi soldi per pompare il sistema? Sì, gli economisti austriaci ci avevano avvertiti. Le pagine di Mises.org e di LewRockwell.com erano piene di allarmi. Ma era qualcosa che la gente non voleva sapere. Stiamo parlando della natura umana: il desiderio di credere in cose che non esistono. Il governo era felice di alimentare questo desiderio perché dava alla Fed, alle sue industrie collegate ed allo stato più potere e denaro a breve termine.
Lo schema di Madoff ha sfruttato la credenza che non fosse necessario lavorare per ottenere la ricchezza, ma che bastasse progettarla. Che poteva essere creata giocandosi bene le proprie carte, agganciandosi nelle giuste reti e trovando i giusti “investimenti.” Le persone con le quali ha trattato avevano, così risulta, una qualche sensazione interna che ci fosse qualcosa un po' oscuro nell'intera operazione. Ma si sbarazzavano di questa sensazione all'arrivo dei grassi assegni e concludevano che qualunque cosa facesse funzionare questa macchina del moto perpetuo, funzionava.
Ma ascoltate: il governo sta ora usando la stessa tattica per convincervi che vi sta salvando dalla recessione. L'intero piano condivide quello stesso rifiuto della realtà che caratterizzava lo schema di Madoff. E non sto parlando solo della previdenza sociale, che è quasi una replica esatta della versione di Ponzi, salvo che almeno Charles Ponzi non obbligava la gente a dargli i soldi. Sto parlando di qualcosa di più vasto. L'intero sistema finanziario che sorretto dal Ministero del Tesoro e dalla Fed è basato sulla stessa idea: che ottenere qualcosa dal nulla sia possibile.
Così metteranno Madoff in galera. Wall Street lo frusterebbe se potesse. Per la storia sarà un disgraziato. Ma nel frattempo, i Bush, i Bernanke, i Paulson, gli Obama e tutti gli altri volano ancora alti, anche se il loro schema è ben più grande e pericoloso.
Alla maggior parte di noi piace credere che non siamo stati ingannati da Madoff. Ma non siete forse ingannati dalle élite che sostengono di poter far apparire come per incanto trilioni di dollari per stabilizzare la nostra economia pigiando alcuni tasti sulla tastiera di un computer? La maggior parte della gente lo è. Certamente la stampa sembra essersela bevuta. Molte persone sono state fregate da Madoff. Molte altre oggi vengono fregate dal governo e dalla sua banca centrale. E finirà tutto nel disonore e nel disastro, solo su una scala molto, molto più grande.

Siamo più umanitari, quindi meno umani. I nostri media traboccano di pietismo a buon mercato. La politica della pietà è una politica che fa pietà ...

Siamo più umanitari, quindi meno umani. I nostri media traboccano di pietismo a buon mercato, ipocrita e morboso. I vip si prestano continuamente come testimonial di pseudobeneficenza, e l'inganno collettivo si protrae. Mistificazione, buonismo e falsa compassione abbondano, così come l'imbecillità e l'egoismo mimetizzato. La politica della pietà è una politica che fa pietà ...
di Alain de Benoist - Fonte: www.alaindebenoist.­com
Tocqueville osservava che «raramente nei secoli democratici gli uomini si sacrificano l'uno per l'altro», mentre «mostrano una generica compassione per ogni essere umano» (La democrazia in America). Osservazione giustissima, ma è incerto se tale tendenza si possa attribuire alla democrazia e alla «parificazione delle condizioni» che per Tocqueville le è connessa. Qui meglio invocare il ruolo della borghesia, il cui avvento ha emarginato sia valori aristocratici, sia valori popolari, sostituendoli con ciò che ancora Tocqueville chiamava passioni «debilitanti»: ascesa dell'egoismo, ansia di benessere, desiderio di sicurezza. Il fatto è che negli ultimi decenni le passioni «debilitanti» sono cresciute, favorite dalla moda dell'ideologia dei diritti dell'uomo. Anche l'egoismo è presente, camuffato da umanitarismo, avvolto in un discorso che gronda piagnisteo, ottimismo, frasi fatte e buone intenzioni. Michel Maffesoli evoca nella République des bons sentiments (Editions du Rocher, 2008) la
«dittatura» di questi ultimi, che «ogni giorno si riversano come un niagara d'acqua tiepida sulle masse». Constatato che l'ideologia dei diritti dell'uomo si declina ormai in ogni tipo di devozione; che con sempre maggior fervore si gonfiano ectoplasmi rimbombanti sotto le stesse parole; che da questo humus fioriscono i nuovi benpensanti, Maffesoli chiede: «Oseremo dire che questo moralismo è l'origine del rimbecillimento contemporaneo?»­. Rimbecillimento di varie fonti. Una è l'incultura, crescente anch'essa, estesa a ogni livello e ambiente. Nella ragione commerciale, la pulsione di morte è sempre attiva, ma qui si tratta soprattutto di morte dello spirito. I ragazzi del maggio '68 erano in media più colti dei genitori, oggi è l'opposto.
La crisi dell'istituzione scolastica è così nota che non vale ricordarla: da tempola scuola non educa più e stenta sempre più a istruire. S'è diffusa l'idea che in fondo non serva imparare ciò che è senza uso pratico immediato e la sete di sapere s'è subito spenta. Nessuna curiosità, nessun interesse per ciò che è accaduto «quando io non ero ancora nato».
Perché sapere, del resto, se c'è Internet? Il neomoralismo è onnipresente. Nella campagna presidenziale del 1974, Valéry Giscard d'Estaing disse in tv: «Signor Mitterrand, lei non ha il monopolio del cuore!». Da allora tutti gareggiano nell'esibire il «cuore». Nell'ansia d'essere «quanto più vicini» alle «esigenze dei cittadini», gli uomini politici sanno che il loro marchio dipende dalla capacità di sembrar sensibili a ogni tipo di disgrazia personale, delle quali in realtà s'infischiano totalmente. Alla minima catastrofe che abbia un'eco mediatica, i politici si precipitano ormai a esprimere «emozione».
Di colpo gli elettori li prendono come testimoni di qualsiasi difficoltà che capiti loro. Per Myriam Revault d'Allonnes, «negli studi tv il pubblico parla di problemi personali e ai candidati chiede empatia per preoccupazioni e miserie, sebbene extrapolitiche [...]. Ognuno espone lamentele personali e lo spazio pubblico non è più il luogo dove cristallizzare l'opinione, cioè l'attenzione dei cittadini che si mobiliti suproblemi giudicati essenziali per la comunità. È il luogo dove le singole esperienze si sommano e l'individualismo di massa trionfa».
L'invasione del campo politico a opera della compassione rivela anche che la sfera pubblica è sommersa dal privato. La generalizzazione dei buoni sentimenti accompagna e aggrava il ripiegamento sulla sfera personale. La vita politica passa così dalla parte di una «società civile» chiamata a partecipare alla «governance» attraverso «domande cittadine » senza più il minimo rapporto con l'esercizio politico della cittadinanza. L'attualità si concentra sui grandi eventi emotivi (morte di Lady Di, liberazione d'Ingrid Betancourt), trattando lacrimosamente ogni dramma del pianeta. Il minimo incidente della vita quotidiana (tempesta, treno guasto, incidente stradale, violenza a scuola,ecc.) è pretesto per irruzioni di «unità di sostegno», che permettano ai «coinvolti» di non cadere in «depressione», di «elaborare il lutto» e «rialzarsi» in tempo minimo. La parola d'ordine generale è compassione. Dal Telethon alle «marce per l'Alzheimer» sono innumerevoli le manifestazioni di «solidarietà» che sfociano
regolarmente in sagre festose, un modo economico per avere una buona coscienza. Ci si diverte a un concerto rock? Lo si fa per i malati di Aids. Anche buone cause come rispetto della natura e degli animali finiscono così travolte dall'idiozia. I polli in batteria e gli animali d'allevamento sono trattati come cose da un'industria agro-alimentare dove la produttività è la regola, ma gli animali da compagnia, a partire da cani e gatti, sono oggetto d'attenzioni e agghindati (gioielli, profumi, perfino psicoterapia) in un modo che la dice lunga, più che sui loro bisogni reali, sui loro padroni. Non si compra più nemmeno un golf senza trovarci un'etichetta a garanzia che diritti dell'uomo (e del bambino) sono stati rispettati fabbricandolo.
Beninteso, l'uomo compassionevole non è necessariamente uomo che compatisce, come la moralina non è la morale e la sensibilità affettata non è sensibilità. Per avere amore (agapè) verso tutti, alla fine non se ne ha verso nessuno: ciò che si acquista in intensità si perde in estensione. Si cade allora nella posa vantaggiosa o nella petizione di principio. Nell'alibi e nella buona coscienza.
L'amore indifferenziato deriva surrettiziamente dalla preoccupazione di sé. Deriva da una forma d'«altruismo» che è solo egoismo camuffato. Maffesoli nota ancora: «Meno umanità c'è, più umanitarismo benpensante spinge la canzonetta di un umanismo meschino e sclerotizzato»­. Nel Saggio sulla rivoluzione, Hannah Arendt faceva una critica devastante della «politica della pietà», mostrando soprattutto che essa era il contrario di una politica sociale, anzi, semplicemente di una politica. Per Myriam Revault d'Allonnes, «con la politica della pietà il concetto di popolo cambia profondamente accezione e, per la Arendt, addirittura si snatura. Il popolo cittadino - quello che partecipa all'agire insieme, al potere in comune - diventa il popolo sofferente, quello degli infelici e delle vittime». Tale «popolo» non cerca più dimostrarsi come potenza politicamente sovrana, ma gareggia in vittimismo piagnone. Con la politica della pietà, è la politica che fa pietà. (Traduzione di Maurizio Cabona)

L'Ultima Bolla. Ovvero come il parassitismo strutturato a sistema mondiale stia implodendo senza alcuna consapevolezza ed assunzione di responsabilità

L'Ultima Bolla. Ovvero come il parassitismo strutturato a sistema mondiale stia implodendo senza alcuna consapevolezza ed assunzione di responsabilità
Autore: Francesco Carbone
Fonte: Associazione Usemlab di Torino, http://www.usemlab.com/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1
Oramai è chiaro. Lo avevamo intuito, tra perplessità e timori, qualche settimana fa. L'ultima bolla da gonfiare rimasta era quella dei titoli di stato. Si sta gonfiando che è una meraviglia. Una bolla che sta tirando nel pentolone tutti quelli che cercano una via d'uscita a questa situazione. E che non hanno altre vie d'uscita. In questo mondo di carta con regole ben precise dettate da chi la carta la stampa e la impone per legge, non rimane infatti altro da fare che provare a salvarsi saltando dalla padella alla brace. I signori che comandano hanno spianato la strada. Con tutti i loro trucchi degni dei signori delle tre carte (dalla propaganda deflazionistica, alla "gestione" dei prezzi delle materie prime via strumenti derivati, etc etc) rendono quel saltino il più facile e comodo possibile.
Prendiamo una compagnia di assicurazioni, che abbia condotto finora una gestione prudente (caso limite che va bene per il nostro esempio, come andrebbe bene anche il caso di un fondo pensione). Una società del genere incassa oggi dei premi dagli assicurati, che necessariamente deve "investire", e che serviranno un domani per poter rispondere alle obbligazioni assunte verso i clienti (il pagamento dell'assicurazione appunto, o il pagamento della pensione).
Qualunque assicurazione, per quanto prudente, in passato ha allocato parte del capitale in azioni e obbligazioni societarie. Per quanto minima, questa quota di capitale investito ha portato a delle perdite considerevoli. Ad oggi, quindi, il capitale dalla società di assicurazioni ne ha risentito (e il titolo in borsa di conseguenza, per quanto prudente sia stata la gestione, come nel caso limite ipotizzato).
Oggi, di fronte a uno scenario confuso, per non dire disastroso, come si comporta la società appena descritta (e a maggior ragione tutte quelle che hanno condotto una gestione meno prudente)? Cerca di evitare nuove trappole e nuovi rischi, andando ad allocare le risorse di cui dispone anticipatamente in strumenti finanziari con il profilo di rischio più basso (e un rendimento più basso).
E quali sono gli strumenti con il profilo di rischio più basso? Non certo l'oro, una "materia prima" che oscilla anche del 5% al giorno, magari al ribasso, come oggi. Sono invece gli strumenti liquidi, cosiddetti "monetari", ma che oramai offrono rendimenti prossimi all'1% o 2%, oppure... titoli di stato a lungo termine! Il titolo free risk per eccellenza al quale abbiamo dedicato una parte del nostro libro.
Ecco perchè stanno salendo i prezzi dei titoli di stato che oggi hanno toccato altri massimi (mentre tutto il resto precipitava ancora una volta). Investitori terrorizzati che non hanno nessuna idea di come funzioni l'economia, né tantomeno il mercato finanziario e i processi di mercato, accompagnati a braccetto dalle società come quelle assicurative che devono allocare il capitale nei titoli con basso profilo di rischio, si stanno gettando da oltre un mese a comprare titoli di stato, i cui rendimenti sono scesi sotto i livelli del 2003.
Siamo a un 2.88% per il decennale del governo americano, quello in termini assoluti e anche relativi più indebitato di tutti quanti. Un 3.15% per il governo tedesco. Governi che hanno già speso e dovranno spendere l'impossibile per salvare l'economia, o per provare a "farla crescere" nuovamente. Governi che nel 2009 dovranno chiedere agli investitori altre migliaia di miliardi per finanziare i nuovi buchi di bilancio. Governi che sono sempre costantemente in rosso, in profondo rosso, che se fossero società private sarebbero già falliti da tanto tempo.
Invece non falliscono perchè sono le uniche entità su questa terra che hanno il diritto di depredare qualcuno "per legge". O la borsa o la vita. Possono farlo solo loro. Nessun altro. Tranne le organizzazioni criminali, ovviamente.
Tuttavia anche questo gioco (per niente divertente) di aggredire e depredare i propri cittadini del reddito da loro prodotto, in maniera sempre più pesante e progressiva, oramai è destinato a terminare: nella peggiore delle ipotesi con il corpo che muore anche il parassita fa la stessa fine.
Peccato perchè l'unica speranza sarebbe stata quella di vedere il corpo ribellarsi. Ricorrere a qualunque antiparassitario per debellare la zecca che se lo sta divorando. E invece il corpo è lì che paradossalmente chiede alla zecca di muoversi, di fare qualcosa ancora, di inscenare l'ultimo spettacolino, ignaro che il parassita si muove solo succhiando sangue, quel poco che è rimasto adesso, e tutto quello che verrà prodotto in futuro.
Non c'è via d'uscita a questo circolo vizioso. Una ci sarebbe e l'abbiamo proposta nel libro. Ma è inaccettabile da una mentalità anticapitalista e antiliberale come quella che domina le teste del 99,9% della gente (anche di quelli che si ritengono liberali e capitalisti). Quei corpi che ragionano come se fossero loro ad essere i parassiti, convinti di avere tutto il sacrosanto diritto, istituito per legge, di poter parassitare a spese della stessa zecca o di qualche corpo vicino. Povera illusione. Su di essa il mondo si incarta intorno all'ultima bolla.
Bastiat quasi 200 anni fa scrisse "lo stato è quella grande FINZIONE in virtù della quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri". Se oggi fosse vivo scriverebbe "lo stato è quella grande REALTA' in virtù della quale, FINORA, tutti sono riusciti a vivere alle spalle di tutti gli altri". Forse, scoppiata l'ultima bolla, finalmente qualche lampadina si accenderà, per comprendere sia la seconda che la prima frase. Ma allora, forse, sarà troppo tardi.

Teoria sociologica delle "finestre rotte", e diffusione del disordine sociale ed ambientale

Fa piacere scoprire che anche la scienza ortodossa gradualmente conferma quanto vado comunicando ed insegnando (nei corsi e seminari di qualificazione nella vigilanza ambientale) da almeno una quindicina di anni, cioé da quando ho fondato il Gruppo Gevam Onlus. Mi riferisco all'oggetto dell'articolo sotto riportato: la "Teoria sociologica delle finestre rotte", che personalmente da molti anni ho adattata ed applicata all'ambiente, e credo essere stato il primo a parlarne in Italia ... La teoria è derivata dal Capo della Polizia Metropolitana durante l'amministrazione di Rudolph William Louis Giuliani (Rudy Giuliani) un politico statunitense di origine italiana, che è stato sindaco di New York dal 1 gennaio 1994 al 31 dicembre 2001 ed ha portato ad applicare l'ormai famosa procedura della TOLLERANZA ZERO contro i crimini. Da noi in Italia si è sempre preferito (e non certo per bontà o pacifismo politico ma per grette valutazioni elettorali e gestione del business dei rifiuti) ricorrere alla sola educazione ambientale, protrattasi per decenni con risultati risibili, perché priva di un altrettanto necessaria sorveglianza e repressione ambientale. I risultati infatti si sono visti e ci hanno fatto vergognare a livello planetario. Questo è avvenuto nonostante una ricerca scientifica psicosociologica tedesca fin dai primi anni 90 avesse dimostrato che non sussiste alcuna correlazione tra atteggiamenti sociali ed individuali favorevoli all'ambiente e la quantità di informazioni di cui si dispone. Il che significa che puoi fare tutta l'educazione ambientale che vuoi, fino allo spasimo, ma con molti individui è assolutamente inutile, perché l'unico linguaggio che potranno capire per indurli a rispettare l'ambiente è la repressione. E secondo il comune buon senso, sarebbe meglio pervenire per gradi e mediando, e non passare da un estremo all'altro, come ho già riferito in un precedente articolo, riferendomi al nuovo decreto che prevede addirittura l'arresto per coloro che abbandonano rifiuti domestici ingombranti, quando fino a ieri si impediva la vigilanza ambientale ed il presidio territoriale, si chiudevano tutti e due gli occhi o si applicava una ridicola pena pecuniaria ...
Cordiali saluti. Claudio Martinotti. Presidente Gevam Onlus

Teoria sociologica delle finestre rotte, e diffusione del disordine sociale ed ambientale
Fonte: Le Scienze http://lescienze.espresso.repubblica.it
Un ambiente urbano degradato, con rifiuti per strada, case malandate, muri coperti di tag e graffiti contribuisce al disordine sociale? Una ricerca olandese dice di sì
Un ambiente urbano degradato, con rifiuti per strada, case malandate, muri coperti di tags e graffiti contribuisce al disordine sociale? Molti lo ritengono, aderendo a quella che i sociologi chiamano "teoria delle finestre rotte".
Tuttavia, questa ipotesi era formulata solo sulla base di considerazioni osservazionali, dalle quali è a volte difficile ricavare relazioni causali affidabili. Per questo un gruppo di ricercatori dell'Istituto di scienze sociali e comportamentali dell'Università di Groningen, diretto da Kees Keizer, ha pensato di sottoporre a prova sperimentale la teoria, allestendo sei situazioni in cui verificare se l'osservazione della violazione di una consuetudine o di una norma sociale può influire sulla tendenza delle persone a violare quella o un'altra norma. Il risultato della ricerca è ora pubblicato in un articolo su "Science".
Nella più semplice delle sei serie di situazioni sperimentali create, i ricercatori hanno collocato dei volantini sulle biciclette parcheggiate di fronte a un muro di un supermercato che recava un chiaro cartello di proibizione a tracciare su di esso dei graffiti. Il volantino veniva legato con un nastro elastico al manubrio della bici in modo da costringere ad asportarlo per portare la bici con comodità.
A sera i ricercatori hanno poi contato i volantini rimasti a terra nel parcheggio, da cui erano stati rimossi i cestini dei rifiuti, constatando che quando il muro era immacolato, solo il 33 per cento dei ciclisti buttava a terra il volantino, violando la norma consuetudine di non imbrattare le strade, mentre i restanti lo portavano con sé per cestinarlo in un secondo momento. Se però il muro era imbrattato, ad abbandonare a terra il volantino era ben il 69 per cento delle persone. Questo tipo di risultato ha trovato conferma anche negli altri più complessi e impegnativi esperimenti, portando i ricercatori a ipotizzare che quando un certo comportamento di violazione delle norme e dei costumi diventa più comune, influenza negativamente, secondo un modello di violazione incrociata delle norme e delle consuetudini, la propensione ad attenersi a esse. (gg)

Il Governo pronto a estendere a tutta Italia il decreto 172 sui rifiuti della Campania ...

L'ennesima dimostrazione di come nel nostro negligente Paese si passi da un estremo all'altro per inseguire la subcultura dell'emergenza, evitando accuratamente la più evoluta e civile cultura della prevenzione. In precedenza a chi abbandonava rifiuti ingombranti (domestici ed urbani) si applicava una modesta pena pecuniaria assolutamente priva di effetto deterrenza ed efficacia dissasuaria, ora si procede all'arresto ... intasando ulteriormente i già sovraccarichi tribunali di peocedimenti e processi, distogliendo l'autorità giudiziaria dalla miriade di incombenze in corso e priorità ... Tra l'altro simili provvedimenti sono un "tantinello in controtendenza" rispetto alla più volte manifestata volontà politica di "depenalizzare i reati ambientali" e non solo quelli ... Bastava un minimo di lungimiranza preventiva e si sarebbe potuto evitare di arrivare a tanto, semplicemente aumentando le pene pecuniarie ed estendendo e potenziando la figura delle GEV o GAV (Guardie Ecologiche o Ambientali Volontarie) e quelle similari, a tutte le regioni italiane, e dotandole di poteri maggiori, mentre invece ancora oggi si cerca di limitarne i poteri e di ridurli a meri "educatori ambientali" vanificandone le competenze e qualifiche istituzionali. Un presidio territoriale di vigilanza ambientale esteso a tutta la penisola avrebbe costituito un deterrente efficace contro il degrado di cui tutti ormai sono consapevoli e che ci ha fatto additare in tutto il mondo come un paese retrogrado ed incivile, che ci penalizza come immagine turistica ...
Claudio Martinotti
Presidente Gevam Onlus

Il Governo pronto a estendere a tutta Italia il decreto 172 sui rifiuti della Campania ...
Fonte: E-gazette http://www.e-gazette.it
La Consulta si dovrà pronunciare sulla costituzionalità del dl sui rifiuti ingombranti varato il 31 ottobre scorso dal Consiglio dei ministri. A sollevare la questione è stato il tribunale di Torre Annunziata, che ipotizza tra l'altro la violazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (articolo 3) e dell'articolo 77 della Costituzione che disciplina il ricorso allo strumento del decreto legge.
Nel quarto giorno di applicazione delle nuove norme, mentre continuano gli arresti, il giudice di Torre Annunziata Claudio Marcopido ha accolto l’eccezione di incostituzionalità che era stata avanzata dal pm Sergio Raimondi nel corso del processo per direttissima nei confronti di tre persone colte in flagranza di reato mentre scaricavano rifiuti ingombranti e che perciò erano state arrestate in esecuzione della nuova normativa che si applica solo in Campania. Le argomentazioni del rappresentante della pubblica accusa hanno convinto il giudice monocratico Claudio Marcopido, che ha sospeso il processo e con un'ordinanza ha rimesso alla Consulta la valutazione della compatibilità costituzionale del decreto.
Il giudice individua nella limitazione delle sanzioni al solo territorio della regione Campania una violazione dell’articolo 3 della Costituzione sull’eguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge. Ma non c'è solo la violazione del principio di uguaglianza.
Secondo il magistrato, la norma può essere in contrasto anche con l'articolo 25 della Costituzione, che impone “un'assoluta riserva di legge primaria, quale fonte di sanzione penale”; e con l'articolo 77, che prevede come “indispensabili” i requisiti della necessità e urgenza per l'utilizzo dello strumento del decreto legge. Requisiti che invece in questo caso mancherebbero: a testimoniarlo la stessa introduzione al decreto, in cui si dice che il provvedimento è finalizzato al “definitivo superamento dell'emergenza”: parole che fanno ritenere che “la fase acuta dell'emergenza sarebbe da considerarsi già superata al momento dell'entrata in vigore della norma”.
L’impostazione della Procura vesuviana, diretta da Diego Marmo e dal procuratore aggiunto Raffaele Marino, si discosta dalla linea adottata da altri uffici giudiziari della provincia. A cominciare dalla Procura di Napoli, che per il momento non sembra intenzionata a chiedere l’intervento della Consulta. Ma anche il procuratore capo di Nola, Paolo Mancuso, ha diramato una circolare ai suoi sostituti con la quale si esprime a favore della conformità delle norme alla Costituzione in considerazione della situazione di eccezionale gravità della crisi rifiuti in Campania. Orientamenti diversi pure fra i giudici, se è vero che appena ventiquattr’ore prima dell’ordinanza emanata a Torre Annunziata, il gip di Napoli Nicola Miraglia aveva respinto come "manifestamente infondata” un’analoga istanza che era stata avanzata dai difensori dei primi cinque arrestati dopo l’entrata in vigore del decreto. Il presidente Silvio Berlusconi, intervenuto alla conferenza stampa che segue la firma del protocollo di affidamento ad A2A della gestione del termovalorizzatore di Acerra, si è espresso a favore della norma, annunciando di voler presentare nel prossimo Consiglio dei ministri un'estensione del decreto legge 172/08 a tutte le regioni italiane.
“Non perché questa norma sia incostituzionale - ha precisato Berlusconi - ma perché i cittadini campani potrebbero risentirsi. Nel decreto c'è già una norma che prevede l'estensione - ha sottolineato il premier per dimostrare la costituzionalità del decreto -. Non ho promesso di approvare l'estensione del dl - ha poi concluso - ma di portarla sul tavolo del preconsiglio e del Consiglio dei ministri”.
Intanto continuano gli arresti, circa una ventina di persone sono già finite in cella sulla base della riforma entrata in vigore il 31 ottobre.

Anni luce differenziano e distanziano culturalmente le nostre classi politiche da quelle emergenti negli USA ... Internet lo dimostra

Mentre i nostri governanti non sanno ancora bene cosa sia Internet e si occupano di "abbronzature altrui", il nuovo presidente degli USA ha vinto grazie alla rete e tramite la rete intende governare, cercando consenso e consigli ... anni luce differenziano e distanziano culturalmente la nostra classe politica da quella emergente e vincente oltreoceano.
Le nostre cariatidi, sepolcri imbiancati, egocentrici e megalomani patologici, che anacronisticamente si basano su una concezione liberticida ed autoritaria del potere (monopolio dell'uso della violenza e della forza, intimidazione, censura e corruzione morale, mistificazione, ecc.), così abitudinarie ed avvezze ai privilegi, inaridite dalla protervia ed impunità, privi di idee e proposte porgettuali sensate e lungimiranti, non possono capire qualcosa che neppure conoscono (come la rete, l'unica rete che conoscono è quella da pesca)) e che li induce a posizioni pregiudiziali, ostili e censuranti. La rete per loro è una minaccia, non essendo abituati alla democrazia vera, al dialogo, al confronto, all'umiltà, all'autocritica, ecc., ma solo ad assumere posizioni unilaterali impositive e prepotenti, disprezzando e denigrando chi non si allinea alla loro pochezza squalificante divenendo un loro cortigiano. Sono talmente fasulli e inconsistenti, che non vale neppure la pena di dedicarvi del tempo. C'è da dubitare che siano personaggi reali, talmente sono fuori tempo. Che siano dei simulacri?
Noi del Gevam possiamo permetterci di essere critici, perché nella rete ci siamo da 12 anni e siamo quindi dei precursori per non dire dei "profeti" ...
Cordiali saluti
Claudio Martinotti
Presidente Gevam Onlus


Barack Obama non ha solo usato con abilita' la rete per la propria campagna elettorale, la sta gia' usando per disegnare una nuova comunicazione. E parla di riforma del copyright e di neutralita' della rete
di Massimo Mantellini
Fonte: Punto Informatico http://www.punto-informatico.it
Roma - Qualche giorno fa Apogeonline ha tradotto (http://www.apogeonline.com/webzine/2008/11/07/19/200811071901) a tempo di record il programma tecnologico della prossima amministrazione statunitense. In un tempo altrettanto breve dopo l'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti è stato reso pubblico il sito web change.org (al momento non raggiungibile) nel quale sono esposti i programmi per lo sviluppo tecnologico del paese.

È solo l'ultimo di una serie di piccoli e grandi segnali che è stato possibile osservare nelle ore concitate della elezione del nuovo presidente americano, la cui campagna elettorale era del resto già stata vissuta all'insegna di una grandissima capacità di mettere Internet al centro dell'arena: il luogo della discussione politica ma anche della condivisione degli obiettivi, del tam tam informativo e, soprattutto, quello della raccolta dei fondi.

Qualche minuto prima che Obama salisse sul palco di Chicago a raccogliere l'esultanza dei suoi sostenitori nel momento della sua elezione, agli "amici di rete" del prossimo presidente americano arrivava una mail di ringraziamento in anteprima firmata da Barack stesso che iniziava così: "Ìm about to head to Grant Park to talk to everyone gathered there, but I wanted to write to you first"
Tutti noi sappiamo che si tratta in qualche misura di una piccola grande finzione. Obama non scrive a noi personalmente ma ciò nonostante l'attenzione per chi lo ha supportato in rete è riconoscibile anche in un gesto così piccolo. Non sarà stata una mail personale (e come potrebbe esserlo del resto) ma è una mail che descrive bene una priorità. Volevo che tu fossi "il primo".

Altro esempio. Nei giorni successivi alla elezione molti quotidiani italiani hanno ripubblicato alcune foto private scattate nelle ore precedenti alla consacrazione del primo presidente di colore americano. Ritraggono Obama e la sua famiglia in attesa, dentro una stanza di albergo a seguire in TV i risultati e poi, ad elezione raggiunta, nel backstage prima della salita sul palco. Si tratta di foto private, intrinsecamente intime, meno belle ma assai più significative di quelle fantastiche pubblicate da Big Picture (http://www.boston.com/bigpicture/2008/11/the_next_president_of_the_unit.html), il mai troppo incensato photoblog del Boston Globe, ma che hanno qualcosa d'altro di speciale. Non provengono da una agenzia di stampa o da un qualsiasi mediatore della immagine del nuovo presidente: sono semplicemente state pubblicate su Flickr sul profilo (http://www.flickr.com/photos/barackobamadotcom) di Barack Obama.

Sono piccoli particolari che fanno la differenza.

Inutile dire che sulla capacità della nuova amministrazione Usa di seguire le linee guida presentate su change.org sarà il tempo a dirci qualcosa: abitiamo nel paese degli splendidi programmi elettorali inattuati e quindi abbiamo un debito di creduloneria difficile da allontanare. Nel frattempo occorre dire che alcuni dei principi fondanti ai quali da anni un po' tutti ci siamo disperatamente attaccati, sono in quel documento espressi con una chiarezza inconsueta.

La rete Internet dovrà restare neutrale, scrive change.org. e questo davvero sembra essere il centro delle speranze tecnologiche future non solo statunitensi ma del mondo intero. Uso la traduzione di Apogeo a questo che forse non casualmente è il primo punto citato nel documento:

Proteggere la libertà di Internet: Internet deve il suo successo al fatto di essere il network più aperto della storia. Deve continuare a essere tale. Barack Obama sostiene fermamente il principio della neutralità della rete per difendere i benefici della libera concorrenza su Internet.

I cittadini, per tutta la lunghezza del documento, sono caricati delle responsabilità di indirizzo della politica tecnologica, sono chiamati e invogliati ad assumersi le proprie responsabilità, spinti dalla più volte affermata rassicurazione che la loro voce sarà ascoltata: come nota Antonio Sofi nel suo commento (http://www.spindoc.it/2008/11/08/changegov-il-cambiamento-si-fa-governo) su Spindoc, il sito change.org è relativamente vuoto di contenuti ma molto denso di form nelle quali chiunque può suggerire idee e comportamenti.

Fra quanti in queste prime ore hanno letto il programma, alcuni hanno sottolineato come in questo si riaffermi una difesa forte della proprietà intellettuale che è forse oggi la materia prima di maggior valore prodotta sul suolo americano. Ma anche in questo, che è uno dei punti cardine necessari ad una nuova ecologia dei contenuti in rete, il programma di Obama afferma concetti che mai avevamo ascoltato in passato:

Barack Obama ritiene che sia necessario aggiornare e riformare il nostro sistema di copyright e dei brevetti per promuovere conversazione, innovazione e investimenti civili, garantendo al contempo che i detentori di proprietà intellettuali siano trattati in modo equo.

La riforma del copyright è l'altra enorme strettoia attraverso la quale Internet dovrà transitare nei prossimi anni: anche solo il fatto che il problema sia posto all'ordine del giorno (un problema che è stato scientificamente ignorato in questi anni da ogni buon estremista della proprietà intellettuale dentro le major discografiche e cinematografiche) è una notizia fenomenale.

La lista potrebbe continuare ma accanto ad una nuova centralità dell'ambiente tecnologico, descritto nella sua potenziale grande capacità di organizzare le risorse, tutto il documento rimanda continuamente ai cittadini ed alla necessità che ciascuno agisca in prima persona. Del resto non potrebbe essere diversamente. Al di fuori di ogni retorica, l'elezione di Obama ci ha fatto capire che mai come oggi il governo delle persone passa attraverso gli strumenti della rete Internet. Mai come oggi la rete Internet racconta cose e azioni delle persone che la abitano.

Massimo Mantellini mailto:mantellini@deandreis.it
Manteblog http://www.mantellini.it

L’importanza degli studi storico-ambientali: l’esempio dell’acqua.

L’importanza degli studi storico-ambientali: l’esempio dell’acqua.
Dopo oltre un ventennio dedicato al volontariato ambientale, alcuni anni fa ebbi l’intuizione di accostare, all’impegno a favore della tutela ambientale, anche la passione per la Storia (soprattutto quella locale inerente il Monferrato), interesse culturale che coltivavo fin da giovane.
Iniziai quindi a condurre studi mirati in proposito, interloquendo anche con alcuni storici per sensibilizzarli alle problematiche ambientali e sondarne la disponibilità.
L’esito fu positivo e si crearono potenti sinergie tra sodalizi ed individui qualificati nel loro campo d’azione, ed infatti si stanno portando avanti alcune proposte e progetti che probabilmente potranno essere esposti pubblicamente nei prossimi mesi, perché sfoceranno in azioni ed iniziative concrete.
Per ora mi soffermo su un esempio che spero troverete calzante e che possa esprimere l’importanza di questo approccio allo studio multidisciplinare che sto descrivendo: l’acqua.
Quanto sia essenziale l’acqua è evidente a chiunque, e non devo certo essere io a evidenziarlo, è argomento quasi quotidiano da anni. Per averla potabile dobbiamo ormai estrarla in profondità e filtrarla, o dissalarla onerosamente prelevandola dal mare, ecc., a causa di un inquinamento diffuso ed eccessivo soprattutto di tipo chimico. Come reazione spontanea a questa situazione di penuria e difficoltà, a chiunque di noi il pensiero volge al passato, cercando di immaginarci come doveva essere pura l’acqua, ad esempio nel Medioevo, quando non vi erano industrie inquinanti, che pur tra continue guerre, difficoltà di sopravvivenza e fatiche immani sul lavoro, si presume si potesse almeno bere acqua pura, disponibile per chiunque in natura.
Le cose non stavano affatto così, l’immaginazione in questo caso inganna.
Altrimenti non si spiegherebbe come mai nel Medioevo la bevanda più diffusa, che in pratica sostituiva l’acqua, era il vino (e non perché fossero tutti alcolizzati), che sarebbe meglio definire un surrogato del vino, perché a parte chi se lo poteva permettere (una minima parte della popolazione), la quasi totalità della popolazione poteva scegliere tra cinque tipologie di vino, secondo l’annacquatura e le procedure produttive originarie (un poco come succede nella sofisticazione dell’olio d’oliva), l’ultima delle quali era in pratica acqua con tracce “omeopatiche” di uva. Era infatti tra i motivi primari per cui si forniva questo tipo di vino come parziale compenso per il lavoro nei campi, perché si era certi che non ci si poteva ubriacare e non avrebbe ridotto troppo la produttività. Nell’Europa cristiana (al nord preferivano la birra) era talmente diffuso il vino come bevanda che il 29% dei terreni in possesso delle Precettorie dell’Ordine dei Templari in Francia era coltivato a vigneto (poco meno dei seminativi, come percentuale), ed i Templari erano tra i maggiori possessori di terreni dell’epoca. Colgo l’occasione per sfatare il luogo comune che i Templari bevessero vino in maniera smisurata, dal ché deriverebbe il detto “bere come un Templare”, essi bevevano con moderazione per una serie di motivi che non è la sede per elencare. Questa diceria diffamatoria si aggiunse a tante altre strumentali all’aggressione da loro subita e che pose fine al loro Ordine Cavalleresco. Anche i Cistercensi seguivano pressappoco le orme dei Templari e ci furono casi, rivelatisi fallimentari, di rinuncia alla produzione ed al consumo di vino all’interno dei monasteri, che provocarono un progressivo ammalamento dei monaci che pretesero si tornasse al consumo di vino. Il notevole consumo di vino era anche correlato ai piatti grassi, salati, speziati (soprattutto con semi di finocchio, dal cui abuso in particolare nei salumi, derivò il poco lusinghiero “infinocchiare” ), che erano in uso e venivano soprattutto somministrati nelle taverne.
L’acqua pura era difficile da trovare e si doveva aggiungere dell’aceto per poterla bere con un minimo di sicurezza, come già facevano i romani molti secoli prima. Le cause, sicuramente molteplici, possiamo solo dedurle o intuirle, non essendoci certo documenti derivanti da associazioni ambientaliste o agenzie per l’ambiente dell’epoca.
Gli animali nel Medioevo erano numerosi (essendoci ancora ampi spazi non antropizzati e di foresta) e nell’abbeverarsi possiamo facilmente immaginare che svolgessero anche le normali funzioni corporali, che defluivano nei corsi d’acqua … così come facevano gli esseri umani che vivevano lungo il corso dei fiumi, non ponendosi certo il problema morale di chi viveva ed attingeva acqua più a valle, così come pure vi svolgevano attività di pulizia degli indumenti e delle stoffe in genere, ed anche qualche attività produttiva. Ad es. vi sono tracce documentarie che dimostrano la presenza fin dall’Alto Medioevo di mulini natanti sul Po, cui si aggiungevano quelli terragni. Potevano esservi condizioni meteorologiche avverse, quali una prolungata siccità, cui le modeste tecnologie dell’epoca non consentivano di porre alcun rimedio.
Poi dobbiamo considerare i frequenti conflitti bellici locali ed il passaggio dei grandi eserciti, che oltre costituire un gravoso onere e nei peggiori casi a saccheggiare e compiere violenze di ogni genere, per privare il nemico dell’approvvigionamento dell’acqua l’avvelenavano (bastava buttarci un animale morto …). Inoltre occorre considerare che vigevano dei diritti feudali sulle fonti, così come su ogni accesso o transito o utilizzo, si doveva pagare al signore del luogo un tributo.
Quindi la situazione medievale non era affatto idilliaca, per quanto riguarda la disponibilità di acqua pura. Pare che l’umanità abbia sempre trovato il modo di complicarsi la vita …
Cordiali saluti
Claudio Martinotti

Fine della Finanza creativa e speculativa? Speriamo! analogie con il fenomeno della "mucca pazza" e previsioni dell'evento fin dal maggio 2004...

Fine della Finanza creativa e speculativa? Speriamo! analogie con il fenomeno della "mucca pazza" ...
Autore: Mario Morales Molfino, M-Team (by On Stage srl) con conclusioni di Claudio Martinotti
Fonte: http://www.comunicazioneitaliana.it/index.php
Ogni qualvolta accadono rivoluzionari fatti negativi mi chiedo se servirà a qualcosa.
Confido sempre nella teoria della piena che passa distrugge e ripulisce selezionando il grano dal loglio.
Tutte le volte ci ricado e tutte le volte mi rendo conto che la teoria non funziona più e gli escrementi sedimentano sugli escrementi lasciandoci sovrastati fino al collo e anche più su.
Prendo a spunto la crisi finanziaria che sta terrorizzando il mondo, ma è solo uno dei tanti esempi per aiutarci a capire, noi comunicatori in testa al gruppo, che la via dell'apparenza senza sostanza deve lasciare il passo al concreto; per passare il più in fretta possibile dal virtuale e percepito al reale e possibile.
Il sistema del:"Passo più lungo della gamba", ha finalmente mostrato la corda.
Una operazione che mi piacerebbe definire di "antibiologia" finanziaria e che somiglia in maniera impressionante ai fatti che portarono alla tristemente famosa "sindrome della mucca pazza".
In quel caso i furboni diedero da mangiare alle mucche le mucche stesse polverizzate e dopo alcune belle scorpacciate di polvere di mucca, mista a minime parti di mangime vegetale, i poveri bovini truffati cominciarono a morire impazzendo e causando, loro malgrado, stragi a livello mondiale. Stragi all'immagine dei bovini stessi e dell'economia che attorno ad essi gravitava.
Vi chiederete che cosa c'entra tutto questo con la nuova crisi planetaria dei mercati? Praticamente è successa la stessa cosa. Invece di dare da mangiare all'economia crediti garantiti i soliti, notissimi furboni, hanno mescolato abbondanti dosi di debiti nel mangime, inquinando il mercato mondiale del credito. E dato che l'economia del pianeta si fonda sull'equilibrio tra debito e credito... Il crack era inevitabile.
La nuova follia di una realtà liberista in cui in pochissimi hanno la libertà di vivere troppo bene, contro una stragrande maggioranza che sta crescendo di giorno in giorno e non ce la fa più a vivere dignitosamente se non vendendo la propria libertà al miglior offerente.
Un mondo che sta in piedi su debiti e psicofarmaci. Due gambe tremolanti ed instabili che ci porteranno con il deretano per terra.
Ma la cosa più grave e preoccupante è che in tutti i casi, nessuno escluso, si continua a pompare il denaro di tutti per uscire dalle emergenze causate da pochi egoisti che diventano sempre più ricchi ed arroganti (in questo caso un miliardo e mezzo di miliardi di dollari, dollaro più dollaro meno) e non si vede nessun provvedimento per curare strutturalmente le malattie ormai endemiche di un sistema alle soglie del coma.
Aiuto. Se qualcuno ha qualche idea... parliamone. Ma soprattutto cominciamo a fare qualcosa, ammesso che sia ancora possibile... Noi uomini della comunicazione, oltre a qualche responsabilità abbiamo anche qualche soluzione?
Oppure dovremo trovare la risposta nel titolo di una canzone dei nomadi che recitava: "MA NOI NON CI SAREMO!"? In questo caso: auguri e figli zero.

ndr. di Claudio Martinotti: l'attuale crisi finanziaria mondiale era stata prevista da diversi studiosi ed economisti non convenzionali e non collusi al sistema, tramite comunicazioni pubblicate on line su siti specializzati ma anche con il tradizionale modo editoriale, un sano e semplice libro, che chiunque può leggere, anche i non addetti ai lavori. Mi riferisco a "Come affrontare il Crollo economico del 2006-2007" di Macro Edizioni autore M. Wells Mandeville pubblicato nella prima edizione nel maggio 2004. Avendolo letto per tempo ho potuto salvare i miei miseri risparmi, l'autore ha solo anticipato di un anno quanto si è verificato ... non poteva calcolare che con continue iniezioni di denaro fresco di stampa avrebbero potuto continuare a far danni (quello che si definisce "accanimento terapeutico"). La soluzione è nel ritorno al Gold Standard, unico sistema che possa impedire forme così subdole e liberticide di prevaricazione politico finanziaria sulle masse ridotte praticamente alla schiavitù o a parco buoi ... non a caso tale sistema venne abolito nel 1971 proprio dagli USA, che dalla sua eliminazione hanno tratto enormi vantaggi, iniettando una marea di dollari al costo della sola stampa e rendendola la "carta straccia" di riferimento per tutte le transazioni mondiali (una sorta di "pietra filosofale moderna" che ha convinto e/o imposto che dei pezzi di carta colorata fossero equivalente all'oro ...).

Viviamo in tempi strani. Se la situazione è disastrosa non è solo responsabilità di elitè al potere ma di quasi tutti noi che ne siamo complici passiv

L'individualismo di massa è l'anarchismo volgare degli egolatri reazionari - di Francesco Lamendola - 10/09/2008 - Fonte: Arianna Editrice
Viviamo in tempi strani. La filosofia del liberalismo che, iniziata con Locke e culminata nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 26 agosto 1789, ha fatto delle libertà dell'individuo (delle libertà, si badi, non della libertà) la sua bandiera, è divenuta l'ideologia ufficiale di tutti i sistemi democratici. Però, nello stesso tempo, non è certo un segreto che in essi la sovranità reale risiede in ristretti circoli finanziari che controllano ogni forma della vita pubblica, a cominciare dalla politica, dall'economia e dall'informazione. Di conseguenza, la modernità si basa su un sistema ideologico misto: quello ufficiale, che proclama solennemente i diritti e le libertà del cittadino; e quello ufficioso, che considera il cittadino nient'altro che un docile consumatore-­elettore-­contribuente, al quale è possibile far fare tutto quel che si vuole, purché siano salve - anzi, siano proclamate con il massimo clamore - le forme solenni e codificate di una cultura e di un sistema politico-sociale super individualista. Si proclama a gran voce, ad esempio, che ciascuno deve imparare a «pensare con la propria testa»; si plaude alla pluralità, alla diversità, alla multiculturalità­; si incoraggia la manifestazione del dissenso (su ciò che è secondario), dell'anticonformism­o (di maniera), perfino della contestazione (attraverso l'industria a ciò deputata). Insomma, il sistema ufficioso si regge su una colossale menzogna: che la massima libertà dell'individuo sia tutelata e incentivata senza posa, mentre è vero esattamente il contrario: che esso pone in opera tutte le sue risorse, morali e materiali, per cancellare l'individualità e per modellare a suo piacere una massa anonima, docile e soddisfatta. Se vi fossero in circolazione dei veri intellettuali, e non un esercito di servi prezzolati o di idioti congeniti, balzerebbe evidente l'impossibilità di coniugare l'individualismo con i miti e i riti della società di massa; e la grottesca caricatura umana che ne risulta, ossia il conformista che si crede trasgressivo, l'integrato che gioca a fare il ribelle, l'uomo-standard che si atteggia a superuomo, sarebbe stato da tempo smascherato per quel buffone che è. In altri termini, la menzogna sarebbe apparsa evidente: il regno della quantità che usurpa i modi del regno della qualità; il banale, il volgare, il kitsch, che cercano pietosamente di contraffare l'originale, il profondo, l'aristocratico (nel senso positivo del termine: cfr. il nostro precedente articolo È necessario recuperare il giusto concetto di «aristocrazia»­, sempre sul sito di Arianna). Si tratta, da parte del sistema ufficioso di potere, di un gioco talmente scoperto e plateale, che basterebbe la santa innocenza di un bambino per proclamare che il re è in mutande; ma il fatto significativo è, appunto, che non si trova in circolazione nemmeno quel tanto di innocenza che si richiede per un gesto così minimo. Nella società dei consumi, dove tutto si compra e si vende, essa è divenuta una merce pressoché introvabile. L'essere umano, per quanto abbrutito da un edonismo tanto banale quanto grossolano, conserva pur sempre, in fondo all'anima, una segreta aspirazione a realizzarsi come persona; e la pratica di una egolatria anarcoide, cui si vede costantemente incoraggiato e quasi sospinto, funge appunto da narcotico per cancellare in lui quell'ultimo barlume di consapevolezza della propria dignità e del proprio destino trascendente. Egli è libero di dire e fare qualsiasi cosa, a meno che sia esplicitamente proibita dalla legge; ma le maglie della legge si fanno sempre più larghe, sempre più larghe; le possibilità di aggirarla o di evitarne le sanzioni, poi, sempre più frequenti; e la legge medesima evolve talmente in fretta, che essa non pare più credere in se stessa, e dà l'impressione di vergognarsi di quel che appena ieri aveva solennemente proclamato.È bello, del resto, assaporare il gusto di recitare la parte del rivoluzionario, quando la rivoluzione è ammessa e consentita, per non dire finanziata, da chi dovrebbe temerla; e ancora più divertente è indossare i panni dell'individuo autentico e coerente che, dall'alto della propria eccelsa postazione, scaglia le folgori di una critica implacabile e demolitrice contro tutto e contro tutti: specialmente se si è generosamente pagati per farlo. Bello sentirsi dei lord Byron sulla prua della nave lanciata verso lidi ignoti, con il vento che scompiglia i capelli come accadeva agli eroi romantici, soli contro il mondo intero, nobili e puri in mezzo a una società di vili filistei. E, ancor più bello, se ci si può abbandonare a questi sogni inebrianti con i soldi, i consigli e le protezioni del potere, dall'alto delle cattedre appositamente create per la bisogna, e con uno stuolo di avvocati pronti a difendere l'intrepido paladino o, meglio, a intentare causa a chiunque osi criticarlo. Grazie alla volonterosa prestazione d'opera di uno stuolo di intellettuali leccapiedi stipendiati per tenere in piedi l'enorme menzogna, milioni di uomini-massa si identificano con questi discutibili Sandokan del pensiero e con questi dubbi Robin Hood della politica; trovando poi, nella pratica quotidiana di un consumismo becero e irresponsabile, il premio di consolazione per avere abdicato al proprio statuto ontologico di individui, ossia di persone. Perché delle due, l'una: o si è individualisti, o si è un numero nella massa; l'individualismo di massa è una contraddizione in termini. Pure, l'individualismo di massa è la dottrina politica oggi di gran lunga prevalente nelle società liberal-democratich­e e, comunque, la loro dottrina ufficiale. Quella ufficiosa, è un altro paio di maniche; del resto, è chiaro che una società che fosse realmente basata sull'individualismo di massa non durerebbe nemmeno qualche settimana. L'individualismo di massa, pertanto (a proposito, la felice espressione è dello scrittore cattolico inglese G. K. Chesterton, l'autore de I racconti di padre Brown), per potersi sostenere, ha bisogno di un correttivo, e non occorre andare tanto lontano per trovarlo. I re di un tempo governavano con i servigi del buffone e del carnefice: il buffone per mostrare il volto allegro del potere, il boia per incutere terrore con il suo volto spietato. Ebbene, la stessa cosa accade ora: l'individualista di massa non giunge mai allo stadio di individuo, resta sempre una quantità manipolabile a piacere; per farlo rigare dritto, bisogna che egli deleghi volontariamente la sua facoltà decisionale (si pensi alla servitù volontaria di Etienne de La Boëtie o, se si preferisce, alla fuga dalla libertà di Erich Fromm) a un potere autocratico e reazionario, nemico per sua essenza di ogni vero cambiamento. Oggi, il buffone è il popolo stesso, che recita da sé - e con quale convinzione! - la propria miserabile commedia; e il boia è, di solito, il sistema psichiatrico e l'industria degli psicofarmaci che lo tiene in piedi; perché, nella nostra liberissima e contentissima società dei consumi, mostrare segni d'insofferenza è cosa da pazzi, più che da criminali. Come ammettere, infatti, che una società tanto eccellente produca un così gran numero di insoddisfatti? Bisogna che si tratti di soggetti mentalmente disturbati, incapaci di apprezzare tutto il bene che viene offerto loro. In realtà, l'individualismo non è e non può essere altro che un atteggiamento, appunto, individuale ed eccezionale; se divenisse un fenomeno abituale e collettivo, la società si sfascerebbe in un tempo brevissimo. Anche l'uomo-massa non è, e non può essere altro, che un soggetto artificiale, creato dalle condizioni proprie della società tecnologica (forse non erano così stupidi i luddisti, dopotutto, a voler distruggere i primi telai meccanici, come ce li hanno sempre presentati), in funzione delle cose e, precisamente, delle macchine. Di conseguenza, l'uomo-massa può sopravvivere solo in quanto parte di un tutto omogeneo; tratto fuori dalla massa, di dissolverebbe addirittura (ossia finirebbe, lui sì, in manicomio, oppure dovrebbe assumersi la non piccola fatica di ridiventare una persona). La società di massa, pertanto, può sussistere solo a condizione che i suoi membri rimangano dei numeri anonimi al servizio della tecnica; se essi pretendessero di uscire dalla massa, la società crollerebbe immediatamente. Siamo arrivati così alla constatazione che l'individualismo di massa, realtà intimamente contraddittoria e schizofrenica, è costituita, in effetti, dall'unione di due componenti egualmente contraddittorie e schizofreniche, che si reggono a vicenda l'una con l'altra, correggendo, per così dire, e puntellando, luna le debolezze e le antinomie dell'altra; così come, talvolta, nella risoluzione di un problema matematico, la somma di due errori può dare il risultato esatto. La tendenza volontaristica (e tendenzialmente distruttiva) dell'individualismo tiene in piedi la massa flaccida e amorfa, così come la struttura quantitativamente forte della massa sorregge la fragilità velleitaria dell'individualismo­. Si può dire, pertanto, che la società odierna, basata sulla codificazione ufficiale dell'individualismo di massa, è riuscita nell'impresa eccezionale e quasi miracolosa di coniugare due debolezze, facendone una (relativa) forza; impresa che, dal punto di vista estetico, si caratterizza per la sua straordinaria volgarità e bruttezza. Non c'è niente di più brutto e di più volgare dello spirito reazionario che si traveste da anarchismo, e della cialtroneria impenitente che si camuffa da autenticità e spontaneità.
Le prove di quanto abbiamo affermato?
Dall'architettura delle nostre case, all'urbanistica delle nostre città; dalla letteratura alla musica leggera; dalla moda all'alimentazione; dalla politica all'economia; dalla cultura all'informazione; dallo spettacolo al tempo libero: ovunque si mostrano nel modo più vistoso, tale è l'assuefazione alla grande menzogna e la certezza che essa verrà creduta ciecamente, da questi poveri individualisti di massa, senza alcun limite di assuefazione o di ribellione del buon senso (e del buon gusto). È un quadro troppo fosco e pessimistico, quello che abbiamo rapidamente delineato? Forse. Ma quando la malattia è seria, bisogna che qualcuno (se non si decide a farlo il medico) parli al paziente in modo franco e leale. È inutile, anzi dannoso, ingannarlo sulle sue reali condizioni di salute: finché esiste una possibilità di guarigione, è necessario che egli sappia come stanno realmente le cose. Del resto, la via d'uscita ci sarebbe, e non è nemmeno troppo difficile vederla. Ma, per vederla, occorre un minimo di onestà intellettuale, anzitutto nei confronti di se stessi: perché un sistema assurdo, come quello che ci siamo ritagliati addosso, non potrebbe durare senza il nostro consenso e, quindi, senza una nostra precisa corresponsabilità­. Ora, il «vantaggio» di essere un numero nella massa è proprio quello di vedersi sollevare da ogni responsabilità­. Nella massa non ci sono mai responsabili, perché nella massa non ci sono individui; e solo l'individuo può essere ritenuto responsabile del male o del bene che sceglie di fare.Anzi, il «vantaggio» si spinge ancora più in là: perché alla massa è consentito anche ciò che all'individuo non lo sarebbe mai: quello di voltare bandiera, di cambiare casacca così, da un giorno all'altro, continuando a rimanere dalla parte «giusta». Perché la massa ha sempre ragione: ha ragione quando applaude entusiasticamente un dittatore che, dal balcone del suo palazzo, dà l'annuncio dell'entrata in guerra della nazione; e ha ragione anche quando poi lo uccide, ne appende per i piedi il cadavere a un distributore di benzina, lo irride e lo sputacchia. Certo - lo abbiamo visto - la massa non è mai un autentico soggetto; essa è sempre eterodiretta, non è che lo strumento di un sistema di potere ufficioso, ma estremamente reale, di cui non si vedono mai i burattinai (salvo in rari casi, come quando fu «scoperta» la Loggia P2). Anche perché, di solito, non sono soggetti fisici, ma banche, anonime società per azioni, gruppi finanziari a capitale misto, dai nomi fantasiosi e dalle esotiche (e «paradisiache»­, in senso fiscale, sedi legali.E non solo questo. Fa parte del sistema di potere occulto anche quella rete diffusa e capillare costituita da milioni di uomini-massa rispettabili ed onesti cittadini, i quali - più o meno inconsapevolmente - lo servono di buon grado e a tempo pieno: dallo scienziato che collabora al brevetto dell'ultimo gingillo tecnologico, tanto inutile quando socialmente irrinunciabile; allo psicologo che mette il suo ingegno al servizio della campagna vendite, sfruttando ogni debolezza dell'anima umana; al grafico pubblicitario che elabora la maniera più accattivante di persuadere il pubblico che, di quell'oggetto, non si può proprio fare a meno. Questa, forse, è la ragione più profonda per cui così poche sono le voci realmente libere che si levano a denunciare la grande menzogna: perché di essa siamo tutti, o quasi tutti, corresponsabili, in diverso grado e misura; tutti, o quasi tutti, collaboriamo a perpetuarla; e tutti, o quasi tutti, ne ricaviamo qualche beneficio, per quanto misero e illusorio esso sia. E questa, per chi non è abituato a fare i conti con se stesso, è - probabilmente - la cosa più difficile da ammettere.Finché si tratta di denunciare le colpe e le vergogne altrui, non c'è nessuno che si tirerebbe indietro; ma puntare il dito contro se stessi: ebbene, questa è una cosa completamente diversa.C'è bisogno di una impennata di orgoglio, per uscire dalla palude in cui siamo sprofondati; altrimenti, sarebbe più onesto smetterla di lamentarsi, e godersi in santa pace la propria bella razione di fango quotidiano.

La Via Iniziatica Templare. Simboli, riti e misteri di un antico cammino spirituale alla luce delle moderne acquisizioni antropologiche

Pubblicato sul Quaderno di Parapsicologia volume 39 n. 1 del 2008, del Centro Studi Parapsicologici di Bologna: http://digilander.libero.it/cspbologna e sul blog Templari in Monferrato http://www.templariinmonferrato.blogspot.com

Autore: dott. Sergio Antonio Laghi

“ La spada del Templare è il prolungamento
della sua essenza”
( Coomaraswami)

“ Tutto è cenere e polvere, tutto
salvo il Tempio che è in noi.
Esso è nostro.Esso ci accompagna
nei secoli dei secoli”
( Vladimir Maximov)

“ C’erano fuori nemici per distruggerlo
e dentro c’erano spie ed opportunisti
quando lui e i suoi uomini
posero mano a riedificare il muro.
Così edificarono come gli uomini devono edificare
con la spada in una mano e la cazzuola nell’altra.”
( T.S.Eliot)

“ Credo ut intelligam”
( S. Anselmo d’Aosta)
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L’origine della Cavalleria Iniziatica si perde nella notte dei tempi.Il suo seme è forse sparso nella vastità dell’Universo fino ai suoi estremi confini.
Ovunque nasca la vita e ove quest’ultima diventi autocoscienza e ricerca,ivi sorge la Cavalleria Iniziatica.
Nel nostro Pianeta il suo periodo più fortunato e la sua più felice espressione si sono verificati durante il Medio Evo.
La passione per lo studio dei suoi riti e dei suoi simboli,la lunga consuetudine con essi,la ricerca dei loro significati profondi,mi hanno indotto,unitamente al vivo interesse che provo nei confronti delle scienze moderne che riguardano l’uomo, a stendere queste poche pagine nel tentativo di collegare antiche intuizioni con le moderne vedute dell’antropologia e dell’etologia.
Esse vogliono essere un contributo ad una migliore conoscenza del “mistero uomo”.
“Se il Tao potesse essere presentato non vi sarebbe uomo che non lo presenterebbe al suo principe.
Se potesse essere avvicinato non vi sarebbe uomo che non lo avvicinerebbe ai suoi parenti.
Se potesse essere comunicato non vi sarebbe uomo che non lo comunicherebbe ai suoi fratelli.
Se potesse essere dato non vi sarebbe uomo che non lo darebbe ai suoi figli.
Ma ciò non è possibile”.
Sono parole di Lao Tze l’antico Maestro.
Il Tao è la Via,La Norma che pervade tutto e che non può essere spiegata né razionalmente intesa.
E’ la grande Tessitura,la Rete analogica che collega le cose,il Senso interrelato degli esseri.
“Per Esso sono state fatte le cose tutte e senza di Esso nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Giovanni 1,3)
“In principio era il Tao,alla base di tutto è il Tao, l’Intendimento che è oltre il Cielo e la Terra”.
“Prima che Abramo fosse Io sono” (Giovanni 8-58)
“Il Cielo e la Terra passeranno,ma le mie parole non passeranno”(Matteo 24-35).
Il Tao è Realtà elusiva e impalpabile come la materia prima degli alchimisti,comunissima,ubiquitaria,ma quasi sempre inconoscibile;ci giocano i bambini.
E’ il Logos,il significato profondo delle cose,il senso della vita,il motivo del mondo,che non si comunica,non si da,non si trasmette,non si presenta,non si insegna,non si descrive,non si immagina,non si concettualizza.
Questa Realtà non pensabile va semplicemente vissuta intuitivamente,profondamente,senza parole.Conoscere il Tao è divenire il Tao.
“Chi conosce il Tao “non ha più luogo ove posare il capo” essendo straniero nella propria terra,è “dolce come l’oceano,senza scopo come la brezza errante”,”silenzioso come un bambino che non ha ancora sorriso”. Chi approda al Tao “esce nel cielo sereno sotto la luna splendente”.
Tutto ciò è sensazione soggettiva e realtà oggettiva nello stesso tempo, è conoscenza e trasformazione.
Purtroppo vi è chi ha ridotto il significato del mondo ad una sensazione soggettiva “sine materia”,a nulla più che un prodotto della mente,a una pura astrazione,a un semplice ” ideale regolativo “.
E’ questo l’atteggiamento patologico dell’uomo contemporaneo figlio della società tecnocratica e razionalista,erede per altro degenere del secolo dei “lumi”,affetto da agnosia grave con perdita del senso della concretezza e atrofia della funzione intuitiva.
Pur essendo privato delle funzioni percettive superiori questo tipo di uomo,come tutti coloro che soffrono di agnosia, è totalmente ignaro del suo deficit per cui paradossalmente ritiene fuori della realtà coloro che di quest’ultima possiedono una percezione più allargata della sua.
In chiave iniziatica questo essere interiormente mutilato fornisce il paradigma dell’uomo profano (letteralmente “fuori dal tempio”) che non è riuscito a “convertire” se stesso,a passare cioè dal sonnambulismo razionale al risveglio intuitivo e che possiede così una dimensione in meno non riuscendo a percepire che un solo aspetto della realtà.
E’ l’uomo che posto di fronte al mondo e alla sua struggente bellezza ha la stoltezza e la presunzione di affermare che l’armonia e il senso di tutto questo (che peraltro egli avverte molto attenuati)non sono che un prodotto della propria mente ponendosi così egli stesso come misura di tutte le cose.E’ in definitiva il folle atto di paranoia cosmica della creatura che osa porsi al posto del Logos.
Come afferma un magnifico aforisma della mistica islamica:
“L’eccellenza è adorare Allah come se tu lo vedessi;
E anche se tu non lo vedi Lui ti vede lo stesso”.
Il profano,sempre che sia “libero e di buoni costumi”,può accogliere al massimo la prima parte dell’asserto.Solo l’iniziato,l’uomo che ha realizzato facoltà intuitive transpersonali,può afferrare la seconda.
“Chi non sa più sentire il significato del mondo-afferma Lao-Tze- è cieco e disperato”. Purtroppo in questi tempi di Kali-Juga questa possibilità catastrofica sta divenendo una realtà. E’ quanto afferma con l’incisività e la chiarezza di un profeta il grande etologo. Konrad Lorentz in uno dei suoi saggi dal titolo: “il declino dell’Uomo”.
“Il concreto reale pericolo che corre attualmente il genere umano-scrive Lorentz-non è solo e tanto costituito dall’inquinamento biologico o dalla possibilità di una guerra atomica quanto dalla progressiva e subdola trasformazione della coscienza dell’ ”Homo Sapiens” che ha come esito una atrofia dei processi conoscitivi superiori di tipo intuitivo.”
Questo lavoro vuole solo essere un piccolo contributo a una migliore conoscenza dell’apparato conoscitivo umano.
In esso ,come ho già detto,ho tentato di armonizzare i significati profondi degli antichi simboli della Tradizione Iniziatica Templare con le moderne acquisizioni della antropologia, della etologia e della psicologia. Ciò nella profonda convinzione della continuità,della unicità e della veridicità della Tradizione.
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Ogni uomo che intenda divenire realmente responsabile di se stesso si assume automaticamente tre impegni fondamentali:
-la autocostruzione della propria interiorità;
-la difesa della propria integrità spirituale;
-la attuazione delle proprie potenzialità affettive e intellettive.
La tradizione iniziatica templare assegna al Cavaliere consacrato,che è simbolo dell’uomo che inizia il viaggio verso se stesso,le tre funzioni principali di costruzione, difesa e consacrazione del tempio.
L’iniziato diviene così contemporaneamente muratore,guerriero e sacerdote.
Il termine “tempio” va naturalmente accolto nella sua più vasta triplice accezione di “imago hominis, ”imago mundi” , “imago dei”.
Tale più ampia significazione estende il raggio d’azione della responsabilità dell’uomo che deve rispondere non solo di se stesso,ma anche del mondo e della Divinità.
Per ognuna delle tre funzioni suddette (muratoria,difensiva,sacerdotale) esiste una ricca serie di simboli su cui è opportuno soffermarsi e che la Tradizione templare indica come oggetto di meditazione profonda da parte degli iniziati.
Così la funzione muratoria (edificazione del Tempio) raccoglie tutti gli elementi degli antichi costruttori di cattedrali che,”sub specie interioritatis”, diverranno strumenti simbolici di edificazione interiore.
Tali sono ad esmpio lo scalpello,il mazzuolo,la pietra,il filo a piombo,la livella,la cazzuola,la squadra ,il compasso, tutti strumenti ben noti alla tradizione libero-muratoria.
Analogamente la funzione difensiva richiama tutte le dotazioni tipiche del guerriero:armatura,spada,lancia,cavallo,elmo,celata,corazza,scudo,anch’esse leggibili i chiave simbolica alla stregua di armi spirituali.
Parimenti i numerosissimi simboli legati alla funzione sacerdotale: Croce,mantello,tonaca,calice,Vangelo,alloro,ulivo,ecc… indicano la massima realizzazione coscienziale dell’iniziato che divenendo soggetto di se stesso può esplicare tutto l’intelletto e l’amore di cui è dotato divenendo realmente “sacerdos sui”.
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L’intelletto dell’uomo,inteso nel senso più ampio del termine, è una realtà binomiale logico-intuitiva o volitivo-intellettiva.
Per poterlo significare in modo soddisfacente ho ritenuto opportuno servirmi di alcuni simboli appartenenti alla tradizione templare.
Mi riferisco:
- al binomio muratorio squadra-compasso;
al simbolo “guerriero” della spada nella sua duplice complementare composizione taglio-punta o elsa-lama;
all’effigie del sigillo templare rappresentante due cavalieri sullo stesso cavallo.
Essi saranno presi in esame successivamente.
L’argomento del presente lavoro verrà trattato in perfetta ossequienza alla “dualitudine templare”, in due chiavi: una chiave razionale logico-analitica e una chiave intuitiva simbolico-analogica.
Dalla armonica comprensione delle due visioni può scaturire un “insight” conoscitivo a livello superiore.
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L’apparato conoscitivo dell’uomo ha generato durante la filogenesi due organi diversi che funzionano indipendentemente l’uno dall’altro per venire a capo del medesimo compito.
Ci riferiamo ai processi razionali propriamente detti e a quelli cosidetti “raziomorfi” rispettivamente rappresentati dall’emisfero sinistro e dall’emisfero destro del cervello umano.
Più esattamente diciamo che nell’emisfero sinistro sono localizzate le funzioni del pensiero logico e del linguaggio e in quello destro la maggior parte delle esperienze di tipo emozionale soprattutto la visione complessiva, olistica,di tutta la nostra esperienza stessa,la percezione gestaltica o percezione delle forme.
L’intelletto dell’uomo ha infatti due possibilità conoscitive:
-una più recente,logica ,analitica,discorsiva,che si esprime col concetto tramite la parola scritta o orale;
-l’altra più antica,intuitiva,diretta,immediata,in grado di rivelare significati nascosti e non obbiettivabili e che si serve del simbolo
Le attività della prima sono:
la concettualizzazione,che è l’atto di rappresentazione mentale astratta di un oggetto;
il giudizio,che è l’atto con cui si afferma o si nega un determinato rapporto tra due concetti;
il ragionamento,che è l’atto con cui da alcuni giudizi se ne deduce un altro ad essi logicamente connesso.
La seconda forma di conoscenza o conoscenza intuitiva o percezione gestaltica o percezione delle forme,è il fonte più avanzato della conoscenza umana,la punta di lancia (Lorentz) che lo spirito umano sospinge nell’ignoto,ma al tempo stesso essa è custode del già noto,un magazzino nel quale è stato pazientemente accumulato un materiale di dati conoscitivi molte volte maggiore di quello che potrebbe contenere la nostra memoria.
E’ scientificamente dimostrato che il contatto ripetuto e protratto dell’uomo col mondo vivente in particolare con le sue due espressioni più caratteristiche che sono la forma e la grazia, è fattore determinante,tramite la produzione e l’immagazzinamento di immagini,nello sviluppo di questa importantissima facoltà conoscitiva.
La conoscenza intuitiva essendo irriflessa e conducendo a risultati enormemente superiori a quelli conseguibili con la logica,può assumere l’aspetto di una vera e propria rivelazione dall’esterno o dall’alto.
La sua natura è invece del tutto meccanica:essa si rivela nel fatto che ha bisogno di materiale costituito dai dati.
Il suo compito è quello di scoprire dei rapporti tra i dati sensoriali o anche tra unità più ampie della percezione.
Questa funzione è di per sé un piccolo atto creativo.
L’integrazione di due sistemi già esistenti e in grado di funzionare ciascuno per conto suo,crea una nuova unità,un sistema che li comprende e presenta delle caratteristiche che prima della integrazione non esistevano(Lorentz).
Sulla facoltà umana di percepire le forme si fondano:
La costanza della grandezza delle immagini;
la costanza del colore;
l’atto del “realize” (il trasalimento di stupore di fronte al fatto che una cosa, già nota,esiste);
la nostra sensibilità per le armonie esterocettive (musicali,visive,gustative,olfattive,tattili) e propriocettive
Le ripercussioni sulle attività quotidiane della vita pratica sono infinite:
si va dalla forma (solo apparentemente) più modesta del cosiddetto “ buon senso” all’”occhio clinico”,alla eccellenza professionale in campo artistico,artigianale,sportivo,scientifico, fino alla vera e propria genialità o fino a raggiungere addirittura stati di coscienza ontocentrici,transegoici,contemplativi.
Filosoficamente diciamo che tale facoltà intuitiva permette di percepire gli aspetti coestensivi dell’essere delle cose (quello che gli antichi scolastici definivano i trascendentali dell’essere,cioè la verità,la bontà, l’unità la bellezza e l’ordine che sono in ogni cosa.
Mentre la conoscenza derivante dal pensiero razionale propriamente detto (o conoscenza Yang della antica filosofia cinese) è una conoscenza concettuale e come tale indiretta,parziale,delimitante,possessiva,che cerca di cogliere solo certi aspetti prestabiliti e che non implica una trasformazione del soggetto conoscente,la conoscenza della facoltà intuitiva ( o conoscenza Yin ) è diretta,coinvolgente,esposta ,nuda e coglie l’oggetto nella sua totalità,forma,natura,nel suo significato profondo,nel suo messaggio,in un incontro disinteressato,intimo,profondo in cui non esiste possessività,ma accettazione che feconda e arricchisce.
La facoltà intuitiva merita ancora due considerazioni fondamentali:
-va preparata e maturata fin dalla tenera età (l’arborizzazione dei neuroni e l’accensione dei circuiti è un fenomeno per lo più limitato alle primissime età della vita);
-va mantenuta e alimentata con la ripetizione degli stimoli.
E’ acquisizione comune infatti che le armonie musicali,visive,gustative,sono finemente apprezzabili solo dopo reiterate esperienze e che il potere interiorizzante dei riti si ottiene solo con la ripetitività.
Non a caso i bambini che sono immersi naturalmente nel pensiero simbolico chiedono infinite ripetizioni della stessa favola.
Anche se per necessità didattiche abbiamo tenuto distinte e trattate separatamente queste due modalità conoscitive (logica e intuizione),va detto tuttavia che in realtà la conoscenza delle cose avviene contemporaneamente tramite entrambe le funzioni: uno stesso oggetto,una stessa parola hanno sia valenze simboliche che concettuali.
La logica e l’intuizione sono infatti due aspetti complementari dell’intelletto (“grande intelletto” secondo Buber) distinti,ma non separabili completamente. La logica priva di intuizione è una fredda,improduttiva,arida,piatta griglia robotica; l’intuizione che ha perso i contatti con la logica è una farfalla impazzita,un automezzo lanciato in una strada sdrucciolevole,e come tale può esitare in una forma di nichilismo metafisico.
La imprescindibilità della logica dalla intuizione è dimostrata tra l’altro,dalle stesse parole che sto spendendo in queste pagine nell’intento di descrivere i processi intuitivi,parole che sono costruite sulla logica e basate sulla dimostrazione.
Ogni percezione di armonie ha una base logico-matematica ma non può essere ridotta a questa. Due esempi pratici:
Per passare dalla solarità trionfante,risolutiva di un accordo maggiore alla lunarità triste,irrisolta ,lontana del rispettivo accordo minore,devo abbassare di un semitono,cioè bemollizzare,la nota mediana dell’accordo.
La musica araba dal flusso uguale,incessante,ostinato “che inebria,che colma di stupore,che come un vapore narcotico intorpidisce voluttuosamente il pensiero ”,come ha scritto un noto autore, ha una base razionale,matematica,cioè gli intervalli tra le note sono un terzo di tono.
Mentre i moderni riduttivisti “dall’alto” privi di intuito spiegano la bellezza di una cosa con una formula o un rapporto sottostante gli uomini che hanno guadagnato piani coscienza superiore sentono che il rapporto o la formula ci sono perché possa esserci la bellezza. La Creazione prima ha creato la materia,poi la struttura,poi la funzione poi i significati sempre più profondi.
Tra intuizione e logica nella vita dell’uomo che ha intrapreso la via dell’iniziazione,esiste un rapporto evolutivo particolare. L’intuizione va gradualmente anteposta alla logica pur rimanendo ad essa saldamente vincolata e da essa imprescindibile.
In altre parole si può dire che l’iter conoscitivo dell’uomo che intenda realizzarsi va dalla visione logico-analitica a quella intuitiva,dalla conoscenza alla coscienza,dall’idea alla realtà,dall’ideale regolativo alla coscienza ontologica,dal pensare all’essere,dall’ “intelligo ut credam” al “credo ut intelligam”.
Tale excursus è mirabilmente definito in tre famosi versetti Zen:
-Prima di praticare lo Zen,le montagne mi sembravano montagne e i fiumi
mi sembravano fiumi.
-Da quando pratico lo Zen vedo che i fiumi non sono più fiumi e le
montagne non sono più montagne.
-Ma da quando ho raggiunto l’illuminazione,le montagne sono di nuovo
montagne e i fiumi sono di nuovo fiumi”.
E’ evidente il passaggio dalla prima fase di conoscenza concettuale a una seconda fase in cui si avverte l’inadeguatezza di tale conoscenza,fino a una terza fase di percezione diretta intuitiva,immediata,illuminante.
Il suddetto iter evolutivo interiore è anche magnificamente simboleggiato dal reciproco dinamico interrelarsi dei due classici strumenti muratori,squadra e compasso che le Confraternite dei Costruttori di Cattedrali pongono da sempre sul Libro Sacro aperto alla pagina della . “Divinitas Verbi” a mo’ di chiave di lettura,di “Ianua Coeli”,di porta della verità. I tre diversi rapporti che successivamente assumono tra di loro nei tre classici gradi iniziatici i due strumenti, esprimono le tre fasi evolutive dello spirito umano.
Così ad una prima fase in cui la ragione prevale sulla intuizione (simboleggiata dalla sovrapposizione della squadra al compasso:grado di apprendistato muratorio) segue una seconda fase (grado di compagnonaggio)in cui un’asta del compasso scavalca un braccio della squadra(aumento della capacità intuitiva rispetto a quella precedente) fino al realizzarsi della terza fase (grado di maestro)in cui il compasso con le aste notevolmente divaricate e sovrapposto alla squadra indica la prevalenza dell’intuizione fiduciosa sulla ragione:è il “credo ut intelligam” anselmiano.
Mi piace pensare che anche nell’immagine classica del sigillo templare che raffigura due cavalieri avvolti nello stesso mantello e posti sulla stessa cavalcatura,il cavaliere che sta davanti alla guida del cavallo con la lancia in mano rappresenti la facoltà intuitiva,mentre l’altro che sta dietro impugnando la spada significhi la ragione che controlla l’operato del primo.
La stessa situazione interiore può chiaramente leggersi simbolicamente, a mio avviso, nella grande scena drammatica del Golgota che mostra il Cristo crocifisso tra i due ladroni:la Verità tra la ragione e la fede.Alla domanda senza risposta del primo ladrone che sfida Gesù chiedendo una dimostrazione evidente (“se tu sei il Cristo salva noi e te stesso”) simbolo della ragione che rimane sempre insoddisfatta,fa seguito la richiesta fiduciosa del secondo crocifisso,frutto del lampo intuitivo della fede (“Gesù,ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”). E’ ad essa e solo ad essa che giungerà la risposta rassicurante del Figlio dell’Uomo:”oggi stesso sarai con me in Paradiso” e che andrebbe forse piuttosto letta:”tu che hai capito questo sei già nell’Eternità”.
E’ in definitiva la stessa risposta intuitiva,salda come una roccia che Simone bar Giona,presso la rupe di Cesarea dà al Maestro che aveva chiesto:”chi dite che io sia?”.Risposta che non deriva da fonti dottrinali o da elucubrazioni interiori o da emotività particolari,ma che trova la sua origine nella parte più profonda della coscienza,nei “Cieli” interiori dove da sempre regna il Padre. Su tale sicurezza interiore- insegna il Maestro- si deve fondare l’Umanità,l’Ecclesia Universale illuminata e fecondata dallo Spirito di Verità.
Nella Storia Sacra questa conoscenza “yin “ è splendidamente rappresentata da tre figure femminili :Eva, Maria di Nazareth, Maria di Magdala :tre forme di apertura della mente ( Eva che causa la”caduta”che è l’inizio della ominizzazione del bruto e (che ha un prezzo dolorosissimo:la consapevolezza della morte), Maria di Nazareth che nelle splendide parole del Magnificat esprime l’accettazione fiduciosa di un piano di Trascendenza che preveda la nascita di un nuovo tipo di Uomo,un Mutante dotato di Coscienza cosmica e infine Maria di Magdala che nella visione del Risorto intuisce per prima l’essenza della immortalità .
Il recupero di tale modalità conoscitiva filogeneticamente più antica (nella sua parte inconscia,istintiva, non nella parte neotenica consapevole)è in realtà una necessità inderogabile della specie “Homo Sapiens” se vuole conservare se stessa e procedere ulteriormente nel cammino filogenetico della conoscenza. Nel mondo biologico il processo di recupero di caratteristiche ancestrali allo scopo di rivitalizzare l’evoluzione della specie,è un fenomeno molto comune.Esso prende il nome di neotenia.
Le parole di Gesù ancora una volta esprimono magnificamente tutto questo:”se non tornerete come bambini,non entrerete nel Regno”.
Certo che tra i numerosi simboli “guerrieri” della Tradizione Templare (funzione difensiva del tempio)la spada è certamente il più pregnante e caratteristico.Esso è al centro del nostro argomento.
Ogni uomo che nasce riceve in dono il bene supremo dell’intelletto che è fattore caratterizzante della specie “Homo Sapiens”.
Analogamente ogni guerriero che viene consacrato riceve in dono una spada che è l’arma della conquista del mondo.
La spada è dunque “sub specie interioritatis” lo spirito,l’intelletto dell’uomo inteso nella sua accezione più ampia (“grande intelletto” secondo Buber) e cioè nelle sue funzioni razionali propriamente dette(o logico intellettive),intuitive,autocoscienziali, volitive.
La spada del Templare-afferma Coomaraswami- è il prolungamento della sua essenza.
Il cavaliere consacrato riceve dunque una spada spirituale che ha nella salda impugnatura dell’elsa il simbolo della volontà;
che ha il taglio affilato,continuo,consequenziale della logica,duplice e opposto nella sua simmetria quale si conviene nel gioco della dialettica degli opposti;una spada che ha la punta acuminata e penetrante della intuizione e che reca sul dorso la lucentezza specchiante della autocoscienza:su di esso sono incise le rune misteriose della vita in una percezione diacronica,patetica,totisimultanea della propria storia in cui vibra alto il pathos della propria vicenda esistenziale: una spada che può avere il peso immenso del mondo e che solamente la grande immensa forza spirituale di un Mutante,di un Figlio dell’Uomo,può impugnare e sollevare dopo averla estratta dalla roccia dei propri inferi.
Una spada che le diabolizzanti forze controiniziatiche tentano da sempre di spezzare (e quasi sempre vi riescono) separando così il Cielo dalla Terra,questo mondo dall’altro mondo,la mente dal corpo, lo spirito dalla materia,il caso dalla necessità ,la Fede dalla Ragione,Dio dall’uomo,il pensiero dall’azione.
Una antica frattura questa,una ferita dolorosa che ci portiamo dentro da tempi immemorabili e che l’epoca attuale minaccia di aggravare e di rendere irreversibile.Un equivoco epistemologico,un deficit di conoscenza e di amore che nel mondo profano chiamiamo morte.Come scrive Meirink nel suo celebre libro “Il Domenicano Bianco:”Il regno di lassù e quello terrestre…in sé ognuno rappresenta una metà,solo insieme essi costituiscono un tutto”. Conoscerete certo la leggenda di Sigfrido:la sua spada era spezzata in due parti;Alberico,l’astuto nano,non era riuscito a rinsaldarla perché era un verme della terra,ma Sigfrido ne fu capace.La spada di Sigfrido è il simbolo di quella duplice vita.Come si possa risaldarla tanto da farla divenire tutta di un pezzo,è un mistero che chiunque voglia divenire un cavaliere deve conoscere.
Il regno di lassù è perfino più reale di questo qui sulla terra. L’uno è un riflesso dell’altro o per dir meglio il regno terrestre è un riflesso di quello lassù e non viceversa”. “Там подлинник , здес бледность копийTam podlinnik,zdes blednost kopii”(”Là l’originale,qui la sbiaditezza della copia”) scrive Boris Pasternak.
Dello stesso parere è Ouspenski il celebre allievo di Gurdjeff : “Quel mondo e il nostro mondo non sono due mondi diversi:il mondo è unico.Ciò che chiamiamo “il nostro mondo” è semplicemente l’errata percezione del mondo visto da noi attraverso uno stretto spiraglio.Quel mondo comincia ad essere percepito da noi come”il mondo dei prodigi” cioè come qualcosa di contrapposto alla realtà di “questo mondo”e nello stesso tempo “questo mondo”,il nostro mondo terrestre comincia a sembrare irreale…La chiave per accedere a quel mondo è il senso del portentoso. L’ostacolo principale al nostro cammino è la nostra divisione del mondo,in questo e in quell’altro…”
E da ultimo Sri Aurobindo:”Il Cielo nella sua estasi sogna una terra perfetta,la Terra nella sua pena sogna un Cielo perfetto,una paura incantata impedisce la loro unione.”
Saldare la spada spezzata è il segreto che deve conoscere ogni Cavaliere.
Significa instaurare un ottimale rapporto,un efficiente sinergismo dinamico,una perfetta convergenza,tra due funzioni conoscitive superiori (razionali e raziomorfe).
Se la nostra spada è intatta,se le nostre due modalità conoscitive lavorano armonicamente e in perfetta coordinazione,allora potremmo percepire la grandiosa varietà della Creazione e al tempo stesso la sua intima regolarità. Potremo scorgere in una parola nella foresta gli alberi e negli alberi la foresta.
La percezione della bellezza,della bontà,della verità,dell’unità e dell’ordine delle cose,l’armonia che vi è tra di esse,unitamente alla lucida consapevolezza dei limiti del nostro apparato conoscitivo,ci renderanno umili e nel contempo fiduciosi.
L’umiltà scaturisce,come abbiamo detto,dalla profonda convinzione della limitatezza del nostro apparato percettivo,dalla rinuncia alla criminale superbia che i confini dello scibile siano i confini del nostro apparato conoscitivo.
La fiducia nasce dalla convinzione della realtà dell’immagine del mondo esterno,mondo la cui obbiettività conoscitiva è,seppure in grado variabile da specie a specie,un dato ben dimostrato,nasce dalla constatazione della bellezza e della grandiosità del mondo,nasce dalla percezione del nostro perfetto inserimento nel mondo di cui siamo tutti interi e di cui portiamo la responsabilità.
Allora non vedremo più l’uomo come lo vede Jaques Monod come uno straniero solo e sperduto ai margini dell’Universo.
Né lo vedremo come lo vede l’idealismo trascendentale di Kant come il polo opposto e l’antagonista di un mondo di per se stesso per principio in conoscibile (Lorentz).
I simboli del mondo cadono continuamente nei nostri terreni interiori,germinano e dànno luogo alle nostre grandi piante spirituali.In esse si posano gli uccelli del cielo (le grandi intuizioni con le quali noi contribuiamo a conservare e a salvare il mondo). L’impoverimento del mondo, il degrado ambientale vanno di pari passo con la decadenza e lo sgretolamento delle attività conoscitive più elevate dell’uomo,essendone causa e nel contempo effetto..
“La terra è nostra madre-dicono le parole altamente poetiche di un grande capo indiano. Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra.Se gli uomini sputano sulla terra sputano su se stessi. Questo noi sappiamo,La terra non appartiene all’uomo,ma l’uomo alla terra.Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia……L’uomo non ha tessuto la trama della vita:egli è un filo.Qualunque cosa egli faccia alla trama egli lo fa a se stesso.”
Occorre dunque riimparare a vivere nel mondo in tutti i sensi e con tutti i sensi,occorre riinsegnare ai bambini (o almeno a non impedire loro) a servirsi dei canali sensoriali e percettivi,a guardare,a sentire di guardare,a osservare,ad ascoltare e a toccare,a odorare,a gustare e a sentire di fare tutto questo,occorre incoraggiare la stupefazione,la fiducia,occorre non reprimere,ma canalizzare nel modo migliore l’emotività. Occorre salvaguardare e proteggere tutti i piccoli fratelli viventi:le piante e gli animali.
Da questa rinascita sensoriale e percettiva germinerà la commozione,la simpatia,la compassione,la solidarietà,l’empatia verso tutto il mondo vivente fino alle epressioni più alte della evoluzione onto- e filogenetica dell’ ”Homo Sapiens”: l’amore per il prossimo e il perdono al nemico.
Mi piace spesso citare un detto induista che esprime la progressiva comparsa e trasparenza dell’Essere nel mondo: “Dio dorme nelle pietre,sogna nelle piante,si sveglia negli animali e si contempla nell’uomo”.Questo mondo,questo nostro mondo che noi appena usciti dallo stadio delle scimmie antropomorfe,percepiamo ancora così oscuramente,ci potrà comparire nel suo immenso splendore,quando avremo realizzato il progetto che è già scritto nei nostri cromosomi.
“Ragazzo -dice il poeta Nazim Hikmet-
Non vivere su questa terra come un inquilino
O come un villeggiante nella natura;
Vivi in questo mondo
Come se fosse la casa di tuo padre.
Credi al grano,alla terra,al mare,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca
Del pianeta che si spegne
Della bestia che è inferma,
ma prima di tutto senti
la tristezza dell’uomo.
Se ci rendiamo conto di essere tutti interi di questo mondo,noi comprendiamo che di questo mondo portiamo tutta intera la responsabilità.
E l’apice della responsabilità è rivolta al prossimo.
Con questo atteggiamento umile e nel contempo ottimista,non concepiremo più l’”al di là” come una proiezione fantastica e angosciata,astratta e irreale come i “ loca pallida” dell’Ade pagano o lo Scheol ebraico, vere e proprie valli delle ombre,copie sbiadite di questo mondo,ma come il risveglio esistenziale a quella stessa unica realtà che ora comprendiamo solo in parte “per speculum in enigmate” attraverso lo specchio circoscritto,annebbiato e fuligginoso dei nostri concetti e che allora (non certo nel senso cronologico di “dopo” e spaziale di “dove”),nella mattina meravigliata del mondo in una dimensione metatemporale,potremo vedere faccia a faccia nella sua interezza non più con occhi di bruco,ma con occhi di farfalla.”
Chi ha ancora il proprio compasso dietro la squadra,chi ha la spada ancora spezzata, chi antepone l’attività puramente razionale a quella intuitiva,non può ancora comprendere questo: predominando in lui l’aspetto logico discorsivo-deduttivo dimostrativo,continuerà a porsi le eterne domande:come,quando,perché,in che modo;chi siamo,da dove veniamo,dove andiamo (domande che nel nostro mondo,nel nostro attuale piano di coscienza,non hanno,non possono e non potranno mai avere risposta).
Costui potrà tentare fantasiose o cerebrali elucubrazioni mentali,abili e ammirevoli costruzioni teologiche,adducendo infinità di prove e dimostrazioni,oppure stanco di tutte queste vane e inutili masturbazioni interiori potrà esitare,negando piani superiori di coscienza,in un razionalismo materialista o in una devozionale gretta passiva acquiescenza fideistica a chi garantirà per lui.
Colui che invece è riuscito ad anteporre il compasso alla squadra,chi è riuscito a divaricare le aste dello strumento applicando il “credo ut intelligam” anselmiano o addirittura l’”amo ut credam” francescano, chi è riuscito a saldare la propria spada,chi ha iniziato la via di questa conoscenza sapiente,accettante,non possessiva,non aggressiva,chi si lascia seminare,invadere,penetrare dai simboli viventi del mondo,comincerà a vedere in tutte le cose bagliori di eternità.
In termini psicologici è l’inizio di una dilatazione coscienziale,in termini biologici sono i prodromi di una mutazione,in termini iniziatici è il dono della Luce,in termini cristiani è l’inizio della Resurrezione.
Ad maiorem Dei gloriam
Sergio Antonio Laghi