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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

L’équipe del microbiologo Kevin McKernan ha scoperto che i vaccini Covid di Pfizer e Moderna sono contaminati da DNA potenzialmente cancerogeno

  Vaccini Covid: le differenze tra AstraZeneca, Johnson & Johnson, Pfizer e  Moderna

I vaccini Covid di Pfizer e Moderna sono contaminati da DNA potenzialmente cancerogeno

articles.mercola.com

Nel video sottostante [1], il Dr. Steven E. Greer intervista il microbiologo Kevin McKernan – ex ricercatore e team leader del progetto Genoma Umano del MIT2 – e il Dr. Sucharit Bhakdi riguardo alla contaminazione con DNA che il team di McKernan ha trovato nelle fiale di vaccino Covid mRNA di Pfizer e Moderna.

Come si è visto, la proteina spike e l’mRNA non sono gli unici rischi di queste iniezioni. L’équipe di McKernan [in questi vaccini] ha anche scoperto la presenza dei promotori del virus simian 40 (SV40) che, da decenni, sono sospettati di provocare il cancro negli esseri umani, compresi mesoteliomi, linfomi e tumori del cervello e delle ossa [3]. I risultati [4,5,6,7] erano stati pubblicati su OSF Preprints all’inizio di aprile 2023. Come spiegato nell’abstract [8]:

“Sono stati utilizzati diversi metodi per valutare la composizione degli acidi nucleici di quattro fiale scadute dei vaccini mRNA bivalenti Moderna e Pfizer. Sono state valutate due fiale di ciascun fornitore… Molteplici test supportano una contaminazione da DNA che supera il requisito di 330ng/mg dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e i requisiti di 10ng/dose della FDA…”.

Come fa osservare Greer [9], ciò significa che i governi e le aziende farmaceutiche “hanno ingannato il mondo in misura molto maggiore di quanto si sapesse in precedenza”. Se queste scoperte sono corrette, significherebbe anche che “i cosiddetti ‘vaccini’ stanno in realtà alterando il genoma umano e causano la produzione permanente della micidiale proteina spike” e questa produzione interna di proteina spike, a sua volta, “spingerebbe il sistema immunitario ad attaccare le proprie cellule”, afferma Greer.

Nell’intervista, McKernan spiega come i contaminanti del DNA trovati nei vaccini COVID possano portare alla modifica del genoma umano, mentre Bhakti spiega come e perché queste iniezioni possono scatenare malattie autoimmuni.

Premessa: Cos’è l’SV40?

Nel 2002, Lancet aveva pubblicato [10] le prove che collegavano i vaccini antipolio contaminati con SV40 al linfoma Non-Hodgkin. Secondo gli autori, il vaccino potrebbe essere responsabile anche della metà dei 55.000 casi di linfoma Non-Hodgkin diagnosticati ogni anno.

Come ha fatto questo virus delle scimmie a saltare nella popolazione umana? Secondo il compianto dottor Maurice Hilleman, uno dei principali sviluppatori di vaccini, Merck aveva inavvertitamente liberato il virus attraverso il suo vaccino antipolio [11]. Non è chiaro quando l’SV40 era stato definitivamente eliminato dal vaccino antipolio. Le tempistiche differiscono da Paese a Paese. Per esempio, in Italia i vaccini antipolio contaminati da SV40 erano stati somministrati fino al 1999 [12].

Come riportato in una recensione del libro di Lancet “The Virus and the Vaccine: The True Story of a Cancer-Causing Money Virus, Contaminated Polio Vaccine and the Millions of Americans Exposed” [13]:

“Nel 1960, gli scienziati e i produttori di vaccini sapevano che i reni delle scimmie erano vere e proprie fogne di virus simian. Tale contaminazione spesso rovinava le colture, era successo anche ad una ricercatrice dell’NIH di nome Bernice Eddy, che lavorava sulla sicurezza dei vaccini… La sua scoperta… minacciava uno dei più importanti programmi di salute pubblica degli Stati Uniti…

La Eddy aveva cercato di informare i colleghi, ma era stata costretta al silenzio e privata dei suoi compiti di regolamentazione dei vaccini e del suo laboratorio… [Due] ricercatori della Merck, Ben Sweet e Maurice Hilleman, avevano dopo poco identificato il virus rhesus, in seguito denominato SV40, l’agente cancerogeno che era sfuggito alla Eddy.

Nel 1963, per produrre il vaccino antipolio, le autorità statunitensi avevano deciso di passare alle scimmie verdi africane [cercopitechi] che non sono ospiti naturali dell’SV40. A metà degli anni ’70, dopo studi epidemiologici limitati, le autorità avevano concluso che, sebbene l’SV40 causasse il cancro nei criceti, non sembrava farlo negli esseri umani

Arriviamo agli anni ’90: Michele Carbone, allora all’NIH, stava studiando le modalità con cui SV40 induceva i tumori negli animali. Uno di questi era il mesotelioma, un raro tumore della pleura che, nell’uomo, si ritiene sia causato principalmente dall’amianto. La medicina ufficiale riteneva che l’SV40 non causasse tumori nell’uomo.

Incoraggiato da un articolo sul NEJM del 1992 che aveva rilevato “impronte” di DNA di SV40 nei tumori cerebrali infantili, Carbone aveva analizzato biopsie di tumori umani da mesotelioma presso il National Cancer Institute: Il 60% conteneva DNA di SV40. Nella maggior parte di questi tumori, il virus della scimmia era attivo e produceva proteine.

Nel maggio del 1994 aveva pubblicato i suoi risultati su Oncogene, ma il NIH si era rifiutato di renderli pubblici… Carbone si era poi trasferito alla Loyola University. Lì aveva scoperto che l’SV40 disabilita i geni soppressori del tumore nel mesotelioma umano e, nel luglio 1997, aveva pubblicato i suoi risultati su Nature Medicine. Anche studi in Italia, Germania e Stati Uniti avevano mostrato una correlazione tra SV40 e tumori umani”.

I vaccini Covid a mRNA sono contaminati con DNA a doppio filamento

Con queste premesse, torniamo alle scoperte di McKernan, che, oltre al video in evidenza, sono discusse anche nel podcast di Daniel Horowitz qui sopra. In breve, il suo team ha scoperto livelli elevati di plasmidi di DNA a doppio filamento, compresi i promotori SV40 (sequenza di DNA essenziale per l’espressione genica) che sono noti per innescare lo sviluppo del cancro quando incontrano un oncogene (un gene che ha il potenziale di causare il cancro).

Il livello di contaminazione varia a seconda della piattaforma utilizzata per la misurazione, ma, indipendentemente dal metodo utilizzato, il livello di contaminazione del DNA è significativamente superiore ai limiti normativi sia in Europa che negli Stati Uniti, afferma McKernan. Il livello più alto di contaminazione con DNA riscontrato è stato del 30%, un dato piuttosto sorprendente.

Come spiegato da McKernan, quando si utilizza un tipico test PCR, si viene considerati positivi se il test rileva il virus SARS-CoV-2 utilizzando una soglia di ciclo (CT) di circa 40. In confronto, la contaminazione da DNA viene rilevata con TC inferiori a 20.

Ciò significa che la contaminazione è un milione di volte superiore alla quantità di virus necessaria per risultare positivi al test COVID. “Quindi, c’è un’enorme differenza per quanto riguarda la quantità di materiale presente”, afferma McKernan.

Nel suo articolo su Substack [14] , McKernan sottolinea anche che chi sostiene che il DNA a doppio filamento e l’RNA virale siano una falsa equivalenza, perché l’RNA virale è in grado di replicarsi, si sbaglia.

“La maggior parte dell’sgRNA [a filamento singolo] che state rilevando in un tampone nasale nel vostro naso NON È IN GRADO DI REPLICARSI, come dimostrato da Jaafar et al [15]. È solo un frammento di RNA che nelle vostre cellule dovrebbe avere una longevità inferiore rispetto ai frammenti contaminanti di dsDNA” [a doppio filamento], scrive.

Nel suo articolo su Substack, McKernan riporta anche uno studio del 2009, che analizza il meccanismo con cui il DNA presente nei vaccini può causare il cancro, evidenziandone le parti più rilevanti. È una risorsa utile se volete saperne di più.

Il controllo di qualità è gravemente carente

Per quanto riguarda il modo in cui i promotori SV40 possano essere finiti nelle fiale di mRNA, sembra che il problema sia dovuto ad uno scarso controllo di qualità durante il processo di produzione, anche se non è chiaro in quale punto della lavorazione possa essersi intrufolato l’SV40. Le carenze nel controllo di qualità potrebbero anche essere responsabili dell’alto tasso di reazioni anafilattiche che sono state riscontrate. McKernan dice a Greer:

“[L’SV40] è presente sia in Moderna che in Pfizer. Abbiamo esaminato i vaccini bivalenti sia di Moderna che di Pfizer e solo quelli monovalenti di Pfizer perché non avevamo accesso ai vaccini monovalenti di Moderna. In tutti e tre i casi, i vaccini presentavano una contaminazione da DNA a doppio filamento.

Se si sequenzia il DNA, si scopre che corrisponde a quello che sembra essere un vettore di espressione usato per produrre l’RNA… Ogni volta che vediamo una contaminazione da DNA che finisce in un prodotto iniettabile, ad esempio da plasmidi, la prima cosa a cui si pensa è se è presente l’endotossina di E. coli, perché può dare anafilassi nei soggetti a cui viene iniettata.

E, naturalmente, … si vedono molte anafilassi, non solo in TV ma anche nel database VAERS. Si vedono persone a cui viene iniettato questo farmaco e che cadono a terra. Questo potrebbe essere una conseguenza del processo di produzione del DNA utilizzando l’E. coli…”.

Le agenzie regolatorie sapevano che c’era un problema di contaminazione

In un articolo di Substack del 20 maggio 2023 [16], McKernan sottolineava che la stessa Pfizer aveva sottoposto all’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) prove secondo cui i lotti campionati presentavano grandi differenze nei livelli di contaminazione da DNA a doppio filamento.

Il limite arbitrario per il dsDNA stabilito dall’EMA è di 330 nanogrammi per milligrammo (ng/mg). I dati presentati all’EMA da Pfizer mostravano che i lotti campionati presentavano livelli di DNA compresi tra 1 ng/mg e 815 ng/mg. McKernan aggiunge [17]:

“Questo limite probabilmente non ha considerato la potenza di questa contaminazione da dsDNA una volta confezionata in una LNP [nanoparticella lipidica]. Il dsDNA confezionato è più potente come terapia genica. Ora sappiamo che questo DNA è confezionato e pronto per la trasfezione [18]. Si dovrebbero applicare limiti ancora più bassi se il DNA è confezionato in LNP pronte per la trasfezione…

Anche se Pfizer aveva potuto selezionare [a suo favore] i dati forniti all’EMA per 10 lotti, era comunque stata riscontrata una varianza da 1 a 815ng/mg. Se si dovesse espandere questo studio a 100 o 1000 lotti, si vedrebbe probabilmente un altro ordine o due di grandezza di variazione”.

Il DNA a doppio filamento può integrarsi nel vostro genoma

La presenza di DNA a doppio filamento solleva anche un’altra grande preoccupazione, ovvero la possibilità di integrazione genomica.

“Almeno per quanto riguarda Pfizer, il virus ha un promotore noto come SV40. Si tratta di un frammento di un virus oncogeno. Non è l’intero virus. Tuttavia, questo piccolo pezzo è noto per attivare un’espressione genica molto aggressiva.

E ciò che preoccupa la gente, anche presso la FDA, è che in passato, ogni volta che si iniettava DNA a doppio filamento, si era visto che poteva integrarsi nel genoma”, dice McKernan.

Sebbene l’articolo di McKernan non presenti prove di integrazione nel genoma, l’autore sottolinea che è possibile, soprattutto in presenza di promotori SV40 [19]:

“C’è stato un sano dibattito sulla capacità del SARs-CoV-2 di integrarsi nel genoma umano… Questo lavoro ha fatto sorgere il dubbio sulla capacità dei vaccini a mRNA di integrarsi nel genoma. Tale evento richiederebbe la trascrizione inversa dell’mRNA in DNA guidata da LINE-1, come descritto da Alden et al.

La contaminazione da dsDNA [DNA a doppio filamento] della sequenza che codifica la proteina spike non richiederebbe LINE-1 per la trascrizione inversa e la presenza di un segnale di localizzazione nucleare SV40 nel vettore del vaccino di Pfizer aumenterebbe ulteriormente le probabilità di integrazione”.

Rischi molteplici

Detto questo, anche se non si verificano modifiche genetiche, il fatto di introdurre DNA estraneo nelle cellule rappresenta un rischio in sé, afferma McKernan. Ad esempio, potrebbe verificarsi un’espressione parziale o una interferenza con altre trascrizioni [di mRNA in sequenze aminoacidiche] già presenti nella cellula.

Bhakti sottolinea poi che non è necessario che i promotori SV40 siano presenti nel nucleo della cellula perché si verifichino problemi. La trasfezione citoplasmatica può, di per sé, consentire la manipolazione genetica, perché durante la divisione cellulare il nucleo si disassembla e scambia i componenti cellulari con il citosol.

Oltre ad avere DNA in grado di causare potenziali problemi, l’RNA nel vaccino COVID è anche stato modificato per essere più resistente alla degradazione. “Quindi, abbiamo in circolo due versioni della proteina spike, che possono persistere più a lungo del previsto”, dice McKernan, e la proteina spike, ovviamente, è la parte più tossica del virus che può indurre una reazione autoimmune.

Sia McKernan che Bhakti sono convinti che TUTTI i “vaccini” a base di mRNA, sia per uso umano che animale, debbano essere immediatamente bloccati a causa dell’entità dei rischi connessi.

Problemi allarmanti

  Nel video qui sopra [20] , Yusuke Murakami, professore dell’Università di Tokyo, esprime allarme per il ritrovamento di promotori di SV40 nei vaccini COVID. L’intervista è in giapponese ma è sottotitolata in inglese. L’ho inclusa perché ritengo che faccia un buon lavoro nell’esporre il problema in termini profani:

“Il vaccino Pfizer ha un problema sconcertante”, dice Murakami. “Questa figura è un ingrandimento della sequenza del vaccino Pfizer. Come si può vedere, la sequenza del vaccino Pfizer contiene parte della sequenza SV40. Questa sequenza è nota come promotore.

In parole povere, il promotore provoca un aumento dell’espressione del gene. Il problema è che la sequenza è presente in un virus ben noto per essere cancerogeno. Ci si chiede perché una sequenza derivata da un virus cancerogeno sia presente nel vaccino di Pfizer.

Non dovrebbe esserci assolutamente bisogno di una sequenza di un virus cancerogeno nel vaccino. Questa sequenza non è assolutamente necessaria per la produzione del vaccino a mRNA. È un problema che una tale sequenza presente nel vaccino.

Non è l’unico problema. Se una sequenza di questo tipo è presente nel DNA, il DNA migra facilmente verso il nucleo. Ciò significa che il DNA può facilmente entrare nel genoma. Si tratta di un problema allarmante.

È essenziale rimuovere la sequenza. Tuttavia, Pfizer ha prodotto il vaccino senza rimuovere la sequenza. Si tratta di una mossa oltraggiosa. Questo tipo di sequenza promotrice non è assolutamente necessaria per la produzione del vaccino a base di mRNA. Infatti, l’SV40 è un promotore dei virus del cancro”.

Risorse per chi è stato danneggiato dal vaccino COVID

Più impariamo a conoscere i vaccini COVID, più appaiono peggiori. Se da un lato fanno schifo come vaccini, dall’altro sono delle vere e proprie armi biologiche, in quanto sono in grado di minare la salute in molti modi, attraverso una miriade di meccanismi.

Se avete fatto uno o più vaccini e ora ci state ripensando, innanzitutto non fate mai più un richiamo COVID, un’altra iniezione di terapia genica mRNA o un vaccino normale. Dovete porre fine all’assalto al vostro corpo. Anche se non avete riscontrato effetti collaterali evidenti, la vostra salute potrebbe comunque risentirne a lungo termine, quindi non fate altre iniezioni.

Se soffrite di effetti collaterali, la prima cosa da fare è eliminare la proteina spike prodotta dal vostro corpo. Due rimedi in grado di farlo sono l’idrossiclorochina e l’ivermectina. Entrambi questi farmaci si legano e facilitano l’eliminazione della proteina spike.

La Front Line COVID-19 Critical Care Alliance (FLCCC) ha sviluppato un protocollo di trattamento post-vaccino chiamato I-RECOVER. Poiché il protocollo viene continuamente aggiornato man mano che si rendono disponibili ulteriori dati, la cosa migliore è scaricare l’ultima versione direttamente dal sito web della FLCCC all’indirizzo covid19criticalcare.com [21].

Per ulteriori suggerimenti, consultate la Guida alla disintossicazione dalle proteine di picco del World Health Council [22], che si concentra su sostanze naturali come erbe, integratori e tè.

Per combattere gli effetti neurotossici delle proteine spike, un articolo di revisione del marzo 2022 [23] suggerisce l’uso di luteolina e quercetina. Anche l’alimentazione limitata nel tempo (Time Restricted Eating – TRE) e/o la sauna possono aiutare a eliminare le proteine tossiche stimolando l’autofagia.

Dr. Joseph Mercola

Riferimenti:

Fonte: articles.mercola.com

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