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Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

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Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

Recensione del libro di Manfredi Lanza “Casate aleramiche nei secoli”



di Claudio Martinotti Doria


Manfredi Lanza, autorevole collaboratore della rubrica di storia locale Patria Montisferrati ha recentemente pubblicato il libro “Casate aleramiche nei secoli” presso le Edizioni Il Fiorino di Modena, un testo che per noi monferrini riveste una particolare importanza per i motivi che mi appresto a spiegare.
Per coloro che, bontà loro, seguono fin dagli albori la sopra citata rubrica, l’ultima produzione di Manfredi Lanza costituisce un ripasso ed un approfondimento con qualche integrazione, per tutti gli altri costituisce una vera scoperta delle casate aleramiche con molte sorprese su come queste nel corso dei secoli siano divenute prestigiose ed importanti ed abbiamo influito sulle sorti del Mediterraneo ed in parte del continente europeo. 
Manfredi Lanza in una foto del 2007 
Leggendo queste righe alcuni potrebbero affermare che erano già a conoscenza dell'importanza storica degli aleramici, senza rendersi conto che si riferiscono prevalentemente a quello che presumono di sapere sulla storia del Monferrato, riferendosi prevalentemente se non esclusivamente alla sola casata aleramica dei marchesi di Monferrato, che coi marchesi di Occimiano costituivano il ramo “oddoniano” (discendenti dal figlio di Aleramo, Oddone), ma il ramo con maggiori casate marchionali è stato quello “anselmiano” (dal figlio Anselmo, quello sopravvissuto più a lungo cronologicamente).
Fu infatti il figlio di Anselmo, Oberto (tipico nome obertengo, marca da cui proveniva la moglie di Anselmo, successivamente i matrimoni aleramici avvennero invece con donne arduiniche), ad avviare il troncone aleramico anselmiano, che ha dato vita ai marchesi di Sezzè (Sezzadio), del Vasto (detti anche del Guasto, che in seguito alla scissione avvenuta nel 1142 hanno dato vita ai marchesi di Saluzzo e Busca, Ceva-Clavesana, Carretto- Savona, Cortemilia-Loreto), Incisa, Bosco, Ponzone.
Marchesati che occuparono vaste porzioni dell'attuale Piemonte meridionale, in particolare le Langhe e gli Appennini, e ampie aree e città costiere della Liguria ed il suo entroterra. Alcuni monferrini avvezzi a recarsi al mare in rinomate località liguri si sorprenderanno a scoprire che molte di queste località furono possedimenti aleramici
Rammento che Aleramo ebbe tre figli, Guglielmo, Anselmo e Oddone, dalla prima moglie, che rimane sconosciuta, mentre dalla seconda moglie, Gilberga (o Gerberga), figlia di re Berengario, non risulta vi sia stata discendenza.
Per i monferrini, piuttosto digiuni di storia aleramica (che confondono con la storia del solo Monferrato), non per colpa loro ma per il fatto che di elementare divulgazione storica locale se ne fa poca, leggere il libro di Manfredi Lanza è un’operazione non solo di apprendimento ma anche di acquisizione di una sana dose di umiltà, perché si potrà scoprire che altri personaggi e casate sono state grandi quanto i Monferrato ed alcuni matrimoni, alleanze, azioni belliche e strategie diplomatiche dei personaggi di spicco di queste casate aleramiche sono state particolarmente importanti ed hanno influito sul corso della storia di alcuni vasti territori, come ad esempio la Sicilia, alla pari se non più di quanto abbiano fatto i marchesi di Monferrato nell'allora “Lombardia” o nel Vicino Oriente.
Le Tre Marche 
Le tre marche volute da re Berengario nel 950-51
Manfredi Lanza, rammento per coloro che non ne avessero mai sentito parlare, è un discendente aleramico dei marchesi Lancia di Busca, divenuti Lanza tra il XV ed il XVI secolo in seguito al dominio aragonese in Sicilia, poi elevati al rango di Principi di Trabìa in Sicilia nel 1601. La casata ha accumulato nel corso dei secoli una cinquantina di titoli nobiliari, tra signorie, baronie, comitati, marchesati, ducati e principati, divenendo Pari del Regno di Sicilia (che erano in tutto dodici), finché a fine '700 tramite un matrimonio con l'ultima discendente della potente dinastia dei Branciforte divennero primi tra i Pari del Regno.
Manfredi Lanza da oltre una trentina di anni si dedica a studi e ricerche storiche di famiglia, e si potrebbe pertanto considerare uno storico aleramico qualificato, perché conosce i procedimenti accademici per condurre ricerche storiche ed è alquanto scrupoloso e preciso per indole oltre che per applicazione perseverante, e possiede una notevole padronanza della lingua italiana fino all’erudizione, che di questi tempi potrebbe anche risuonare anacronistica, ma in realtà è una forma di ricercatezza rispettosa nei confronti del lettore destinatario dei suoi testi.
I suoi sono testi che non sono e non vogliono essere puramente divulgativi ma neppure riservati agli addetti ai lavori, quindi non troppo tecnici né semplificati eccessivamente. Perché la storia è ostica, e qualche sforzo lo si deve pur fare per cercare di capirne qualcosa, soprattutto nei meandri complessi ed estremamente ramificati delle genealogie, degli intrecci matrimoniali, delle ascese nobiliari e di potere, dei continui cambi di alleanze politico militari, che erano tipiche dei tempi medievali e rinascimentali descritti e delle casate che gestivano il potere, estremamente frazionato e mutevole dell'epoca.
Sono diversi i pregi di questo libro, ad esempio le cartine realizzate personalmente dall’autore per collocare i vari feudi, corti e possedimenti aleramici, che è un particolare che agevola la comprensione di quanto si legge e che spesso manca negli autori che si limitano al solo testo trascurando l’iconografia, soprattutto cartografica. Iconografia che lo stesso autore nell'introduzione desidererebbe arricchire, come anche la documentazione, eventualmente in un altro volume più esauriente di questo che vuole solo essere un compendio, una propedeutica che induca ad approfondimenti.
Apprezzabili, in quanto di assoluto rilievo storico, i capitoli finali dove sono riportate come Appendici Documentarie le traduzioni di alcuni dei pochi testi storici originari che si conoscono, che citano Aleramo, che sono solo nove, e questo la dice lunga su quanto poco si sappia e sia stato accertato storicamente e quanto invece sia frutto di congetture, ipotesi, teorie, interpretazioni, miti e leggende, ecc.. E sono altresì di notevole utilità per il lettore le note ed i commenti dell'autore ai documenti riportati, che aiuta a comprendere quelli che sono stati i legami, gli sviluppi, le evoluzioni dei rapporti dal punto di vista storico.
 
Aleramo, capostipite della dinastia aleramica, vissuto nel X secolo
 
Per la cronaca e gli appassionati cito i nove (e non soltanto sette come taluni storici riferiscono) atti che riguardano o coinvolgono Aleramo:
1. Donazione di Auriola = Darola da parte dei re Ugo e Lotario II, Pavia 933 o 934
2. Concessione della corte di Foro e della villa di Ronco nel comitato di Acqui da parte di re Ugo e Lotario II, Pavia, 6 febbraio 938 o 940
3. Intercessione dei conti Aleramo e Lanfranco in una donazione di re Ugo e Lotario II alla contessa Rotruda, Pavia, 29 marzo 945
4. Placito presieduto dal conte palatino Lanfranco alla presenza di Lotario II. Aleramo figura tra gli intervenienti. Pavia, 13 aprile 945
5. Intercessione in un diploma di re Lotario II in favore di un certo Varemondo. Lucca, 5 luglio 948
6. Diploma dei re Berengario II e Adalberto in favore di Aleramo, con intercessione di Gerberga, la quale non è ancora qualificata come sposa del nostro. 25 marzo di un anno compreso tra il 958 e il 961
7. Atto di fondazione, con Gerberga, del monastero di Grazzano. 11 agosto 961
8. Diploma di Ottone I. Ravenna 22 o 23 marzo 967
9. Placito tenuto da papa Giovani XIII e dall'imperatore Ottone I. Aleramo è citato tra i presenti al quarto posto. Ravenna, 7 o 17 aprile 967
Altro motivo di pregio del libro di Manfredi Lanza è la semplicità con cui riesce a precisare alcuni punti salienti, come l’inizio della dinastia aleramica di Monferrato, che i più sprovveduti divulgatori popolari di storia locale fanno ancora risalire ad Aleramo definendolo erroneamente primo marchese di Monferrato, mentre lui è il capostipite dell’intera dinastia, che come abbiamo visto si è frammentata in parecchie casate, mentre altri autori poco più competenti, fanno risalire al figlio Guglielmo (morto prematuramente, cosa frequente nel medioevo) o al figlio Oddone, mentre invece sarebbe da attribuire al nipote Guglielmo (che sarebbe il terzo famigliare denominato Guglielmo, considerando anche il padre di Aleramo che era un conte franco, mentre invece sarebbe da considerare il primo come Guglielmo di Monferrato, e sarebbe pertanto corretto denominarlo Guglielmo I e non III come spesso riportato).
Voglio però rammentarvi che storicamente non si ha alcuna traccia di marchesi di Monferrato citati in documenti rinvenuti, fino al 1111 quando viene citato Ranieri nella sua qualifica di marchese di Monferrato. Il compianto storico Geo Pistarino riteneva che, indipendentemente dai documenti rinvenuti, si potesse con accettabile approssimazione far risalire il marchesato di Monferrato già alla seconda metà del secolo precedente, ai tempi cioè dei marchesi Oddone II e Guglielmo IV. In precedenza è probabile che il Monferrato come entità statuaria e feudale fosse solo abbozzata, embrionale, ben al di là da definirsi e strutturarsi, ed è quindi un azzardo storico parlarne come se fosse già esistente ed attiva. 
 
Area di influenza politico militare del marchesato di Monferrato durante il medioevo
 
Questi aspetti spesso trascurati dagli storici ortodossi, accademici e cattedratici, che non si occupano di divulgazione ma solo di essere valutati da loro pari, cui essi si rivolgono con un linguaggio e modalità non facilmente accessibili, creano confusione nei già scarsi lettori di testi storici e li allontanano infastiditi, perché diventa praticamente impossibile capire a chi e cosa si riferiscono gli storici che usano denominazioni e conteggi diversi secondo i momenti e le fonti, mentre parlano dello stesso personaggio, epoca e territorio. Un minimo sforzo per andare incontro al lettore che non è uno specialista, gli storici di professione dovrebbero farlo, e non solo con le note a piè di pagina o dei rimandi ma proprio nella stesura del testo principale. Altrimenti la storia sarà sempre considerata materia ostica e noiosa, nonostante il fascino e l'influenza che ha esercitato ed esercita tutt'ora.
Tra gli argomenti, eventi e personaggi su cui l'autore si sofferma, sono sicuramente degni di nota e desteranno interesse, alcuni che mi accingo ad elencare sinteticamente:
- i riferimenti alla formazione originaria della Marca Aleramica, la più piccola delle tre Marche (le altre due sono la Obertenga e l'Arduinica) volute a metà del X secolo da re Berengario in chiave antisaracena, accennando alla sua successiva espansione e frammentazione.
- la descrizione della nascita della leggenda aleramica ad opera di numerosi autori tardo medievali, che vengono scrupolosamente citati nei loro apporti, come mai avevo riscontrato in testi storici precedenti.
- le origini dell'epopea siciliana dei marchesi del Vasto ad opera di Bonifacio (figura di altissimo profilo, uno dei più potenti marchesi d'Italia che dominava vastissimi territori liguri-piemontesi), che trasferì una cospicua parte della sua famiglia presso la corte normanna di Sicilia, tra cui Adelaide che andò in sposa al Granconte Ruggero I d'Altavilla mentre stava ultimando la conquista dell'isola. Da questo matrimonio nascerà Ruggero II che diverrà re di Sicilia e per mezzo secolo la rese prospera e pacifica ed espanse il suo regno a tutto il meridione d'Italia e a vari porti e isole mediterranee, con scarso ricorso alle armi, rendendolo un vero e proprio centro commerciale e culturale del Mediterraneo, dove si parlavano tutte le lingue conosciute e si concentravano a corte i maggiori intellettuali ed artisti dell'epoca. In seguito a queste vicende avvenne una delle più significative ed importanti emigrazioni della storia, trasferendo circa 100 mila “lombardi” cioè monferrini, liguri e piemontesi, nella Sicilia, per colonizzarla, vivendo pacificamente con gli arabi, i bizantini ed i normanni già insediati. Furono definiti gli immigrati latini, e si insediarono principalmente nella Sicilia centro-orientale, ancora adesso definita area lombarda, dove ancora recentemente il grande linguista e glottologo tedesco Gerhard Rohlfs ne riconobbe e studiò le tracce idiomatiche.
File:Regnonormanno1160.jpg
- Fu Adelaide a reggere per un decennio il governo dell'isola alla morte del marito nel 1101 e a trasferire la capitale da Mileto di Calabria a Palermo. Successivamente, cessati gli impegni di governo, nel 1113 si recò, con molte navi colme d'oro e merci preziose portate in dote, presso la corte del re Baldovino di Gerusalemme per convolare a nozze. Quindi l'aleramica Adelaide del Vasto divenne contessa di Sicilia e regina di Gerusalemme e madre del futuro re di Sicilia Ruggero II, che spesso viene ricordato nei vari testi e documentari storici, compresa la prestigiosa BBC, come uno dei migliori re normanni mai esistiti, mai facendo cenno che era per metà aleramico. E non fu solo una questione di sangue ma soprattutto di educazione: se fu un regnante così accorto e saggio è grazie all'educazione aleramica ricevuta dalla madre e dallo zio Enrico.
Statua di Federico II di Svevia
- dai fatti sopra descritti discenderà anche il famoso imperatore Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, figlio di Costanza a sua volta figlia di Ruggero II di Sicilia: era quindi un pronipote di Adelaide del Vasto, quindi non era solo un normanno ma in misura significativa era anche un aleramico. Federico si sposò quattro volte e due delle mogli erano di discendenza aleramica ed a lui si legò come collaboratore di fiducia Manfredi II Lancia (Lanza), figura di spicco del casato aleramico, che decretò da allora il completo trasferimento di tutta la sua discendenza nel meridione d'Italia; il casato, con alterne fortune correlate alle dinastie regnati, dagli Angiò agli Aragonesi, prevalentemente infeudati nella Sicilia nordorientale, nelle antiche terre dei lombardi, ha proseguito fino ai giorni nostri.
Federico IIStatua di Federico II di Svevia
- interessante anche l'esposizione dell'autore alle origini del conflitto secolare che contrapporrà gli aleramici, in particolare i Monferrato e Saluzzo con i Savoia, che risalgono alla marchesa Adelaide di Torino ultima discendente arduinica che si imparentò con i conti di Moriana sposando il figlio del capostipite Umberto Biancamano, prima che assumessero prevalentemente la denominazione di conti di Savoia agli inizi del XIII secolo.
- l'autore accenna anche alla fondazione di numerosi monasteri da parte degli aleramici, concessi soprattutto ai cistercensi, ulteriore segnale dei forti legami che gli aleramici, soprattutto anselmiani, ebbero con i territori francesi ed i loro governanti, in particolare con la Borgogna.
- pur sorvolando sull'esauriente capitolo sui marchesi di Monferrato, devo accennare al modo approfondito con cui l'autore delinea la notevole figura storica di Corrado di Monferrato, figlio di Guglielmo V detto il Vecchio, e la sua epopea in Terra Santa, sia per il cospicuo apporto che fornì in termini di materiale, mezzi e uomini che trasportò con la flotta da lui noleggiata a sostegno delle forze crociate, sia per la difesa di Tiro e la sua rivalità con Riccardo I di Inghilterra, detto Cuor di leone, che probabilmente fu il mandante del suo assassinio mentre era in procinto di assumere la reggenza di Gerusalemme.
- interessante l'interpretazione dell'autore che, riferendosi all'importante figura di Guglielmo VII di Monferrato, che portò il marchesato alla sua massima espansione per poi fare una fine indegna ed infame ad opera degli alessandrini, si delinea il declino dell'aristocrazia autoctona in Piemonte e prenda il sopravvento la supremazia delle città commerciali, divenute poi città stato, accelerando l'esaurimento del periodo medievale per dare spazio all'età mercantile e borghese.
Situazione agli inizi del '300, si possono notare i confini di alcuni marchesati aleramici citati nel libro
- comprensibile l'interpretazione dell'autore, essendo di discendenza aleramica anselmiana, che alla fine della dinastia dei Monferrato con il marchese Giovanni nel 1305, se il marchesato fosse stato assegnato ai Saluzzo, come era rivendicato, invece che ai Paleologo di Bisanzio, la storia sarebbe stata molto diversa e sicuramente più legata intimamente alla dinastia aleramica, che avrebbe potuto proseguire.

Cartografia di inizio '300, si possono notare i confini di alcuni marchesati aleramici

- affascinante il rilievo che l'autore fornisce nel corso del testo a personaggi di discendenza aleramica, che per il grande pubblico, ma credo anche per molti storici, sono assolutamente sconosciuti, che si sono distinti nelle arti e nelle scienze, nella cultura e nella documentazione storica, ed anche nelle committenze architettoniche ed artistiche, ad imperitura testimonianza della potenza raggiunta da questi casati aleramici. Oltre a fatti di cronaca che ebbero grandissimo risalto all'epoca e si protrarranno divenendo miti e leggende o spunti per opere letterarie e più recentemente anche mediatiche (ad es. La baronessa di Carini).
- infine reputo molto interessante l'indicazione dell'autore di quali marchesi aleramici siano ancora in vita ai giorni nostri, oltre ai Lanza già citati, riferisce dei Carretto che possedevano vasti territori liguri fino a Ventimiglia, compresa la Val Bormida che governarono per parecchi secoli fino al subentro dei Savoia, ed alcune famiglie sono ancora iscritte all'Albo d'Oro della Nobiltà italiana. Altro ramo aleramico non estinto sono i Ponzone, pur essendosi ridotto al titolo comitale e non più marchionale, e i marchesi di Incisa, di cui esistono tuttora due rami minori.
Concludendo, personalmente auspico che l'autore, sostenuto da un editore locale, possa pubblicare successivamente un altro libro, ancora più esauriente di questo, che di per sé è già più che apprezzabile e che consiglio di leggere soprattutto per gli argomenti e le informazioni inedite e misconosciute che contiene.

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Manfredi Lanza, Casate aleramiche nei secoli, Edizioni Il Fiorino, Modena 2013.
Edizioni Il Fiorino (dott. Guerzoni) / via Emilia Est 1741/C / 41122 Modena – Tel. e Fax 059 282732 – info@edizioniilfiorino.com

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